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Addio a Tom Stoppard, il drammaturgo premio Oscar per 'Shakespeare in Love'
Oggi 29-11-25, 19:13
AGI - Tom Stoppard, drammaturgo, regista e scrittore britannico, Premio Oscar per la sceneggiatura di 'Shakespeare in Love', è morto a 88 anni. Lo rende noto la Bbc. Uno dei più apprezzati e prolifici drammaturghi britannici del secondo novecento, ha dovuto la sua fortuna a opere teatrali come 'Rosencrantz e Guildenstern sono morti' (poi diventato un film), 'I mostri sacri', 'The Real Thing', The Coast of Utopia e Leopoldstadt con le quali ha vinto cinque premi Tony. "Siamo profondamente addolorati nell'annunciare che il nostro amato cliente e amico, Tom Stoppard, è morto serenamente nella sua casa nel Dorset, circondato dalla sua famiglia", ha dichiarato l'agenzia dello scrittore. "Sarà ricordato per le sue opere, per la loro brillantezza e umanità, e per il suo ingegno, la sua irriverenza, la sua generosità d'animo e il suo profondo amore per la lingua inglese". Infanzia, esilio e l'arrivo in Inghilterra Nato il 3 luglio 1937 a Zlin, all'epoca in Cecoslovacchia (oggi Repubblica Ceca), era figlio del medico Eugen Straussler e di Martha Beckova, entrambi ebrei non praticanti. Dopo l'occupazione nazista del Paese, la famiglia si rifugiò prima a Singapore e poi in India per sfuggire all'avanzata giapponese, dove Tom ricevette un'educazione di impronta britannica. Durante la fuga il padre morì e la madre si risposò con il maggiore inglese Kenneth Stoppard, dal quale Tom prese il cognome. Nel 1946 la famiglia Stoppard arrivò in Inghilterra, dove a 17 anni Tom lasciò il collegio e iniziò la carriera di giornalista. L'inizio della carriera e la consacrazione internazionale Nel 1960 completò la sua prima opera teatrale, "Un passo nell'acqua" ("A Walk on the Water"), poi ripresa con il titolo "Enter a Free Man". Tra il 1962 e il 1963 lavorò a Londra come critico teatrale per la rivista "Scene", usando in alcuni casi anche lo pseudonimo di William Boot. La consacrazione internazionale arrivò nel 1967 con "Rosencrantz e Guildenstern sono morti", tragicommedia surreale che fu messa in scena al National Theatre e che Stoppard adattò poi per il cinema nel 1990, film che vinse il Leone d'oro alla Mostra di Venezia. L'impegno per i diritti umani e il teatro sofisticato A partire dalla fine degli anni Settanta Stoppard si interessò sempre più ai diritti umani, in particolare alla sorte dei dissidenti nell'Europa orientale e nell'Unione Sovietica: nel 1977 andò in Russia come membro di Amnesty International, incontrò Vladimir Bukovsky e tornò in Cecoslovacchia, allora sotto regime comunista, dove conobbe il drammaturgo Vaclav Havel. In quegli anni scrisse numerosi articoli per diverse organizzazioni, tra cui Index on Censorship e il Committee against Psychiatric Abuse. Dagli anni Settanta in poi si affermò come uno degli autori più acclamati della scena internazionale, alternando teatro dell'assurdo e dramma sofisticato con testi come "I mostri sacri" (1974) e "15 Minute-Hamlet" (1976), oltre ai successivi "The Real Thing" (1982) e alla farsa "Traversata burrascosa" (1984). Il premio Oscar, i Tony awards e l'eredità di Stoppard Negli anni Novanta consolidò il suo prestigio con opere come "Arcadia" (1993), "Indian Ink" (1995) e "The Invention of Love" (1997), spesso considerata una delle sue prove migliori. Nel 1997 la regina Elisabetta II lo nominò Knight Bachelor e nel 1998 vinse l'Oscar per la migliore sceneggiatura originale con "Shakespeare in Love", mentre nel 2002 tornò trionfalmente a teatro con la trilogia "The Coast of Utopia", che gli valse il suo quarto Tony Award per la migliore opera teatrale. Due anni dopo tradusse l'"Enrico IV" di Pirandello per la Donmar Warehouse e nel 2006 ottenne un nuovo grande successo sulle scene con "Rock 'n' Roll", che debuttò al Royal Court Theatre prima di essere riproposto nel West End e a Broadway. Nel 2015 la sua pièce "The Hard Problem" debuttò al Royal National Theatre, ricevendo un'accoglienza più fredda da parte della critica, mentre nel 2020 Stoppard riportò al centro della riflessione pubblica memoria e identità ebraica con il dramma "Leopoldstadt", che esordì sulle scene del West End.
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Il Resto del Carlino
