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La NASA fonda la prima "città" sulla Luna: ecco il piano per abitarci
Oggi 27-05-26, 11:42
AGI - La NASA ha annunciato una serie di storici passi in avanti per il ritorno sul nostro satellite. Secondo quanto riportato dall'agenzia di stampa EFE, l'agenzia spaziale statunitense prevede di inviare un lander lunare senza equipaggio della società Blue Origin sulla Luna tra settembre e novembre di quest'anno. L'obiettivo della missione è iniziare a gettare le basi per una futura infrastruttura stabile. A questo primo passo seguiranno altre due missioni analoghe, già programmate entro la fine del 2026. Qual è la prima missione privata a toccare il suolo lunare? Il veicolo spaziale scelto per inaugurare questa nuova era di esplorazione è il lander Endurance Mark One, sviluppato da Blue Origin, la compagnia aerospaziale fondata da Jeff Bezos. La missione, denominata "Moon Base One", passerà alla storia come il primo tentativo di allunaggio interamente finanziato da privati. Il lander toccherà il suolo sulla cresta del cratere Shackleton, situato nell'ambitissimo Polo Sud della Luna. "Oltre a trasportare due strumenti scientifici della NASA, l'obiettivo della missione è dimostrare capacità fondamentali che riducano i rischi per le future missioni con equipaggio umano", hanno spiegato le fonti istituzionali durante una conferenza stampa a Washington. Quali saranno le tappe successive? Il cronoprogramma della NASA prevede un'accelerazione nei prossimi mesi grazie alla sinergia con altre aziende private: Il secondo lancio (fine 2026): vedrà protagonista un lander progettato dalla società americana Astrobotic Technology, che trasporterà sulla superficie lunare oltre 500 chilogrammi di carico utile, incluso un rover esplorativo. Il terzo lander: sarà invece sviluppato da Intuitive Machines e avrà il compito specifico di studiare le origini delle anomalie magnetiche lunari. Questi tre lanci senza equipaggio costituiscono la fase iniziale di un progetto monumentale, che punta a trasportare oltre 4 tonnellate di carico sulla Luna attraverso 25 lanci e 21 atterraggi entro il 2029. Come sarà strutturata la futura base lunare? Il piano della NASA punta a sfruttare le risorse del Polo Sud lunare, un'area strategica caratterizzata da regioni permanentemente in ombra che ospitano grandi riserve di ghiaccio d'acqua, elemento cruciale per sostenere la presenza a lungo termine degli astronauti. "Immaginiamo la base lunare come un'area estesa per centinaia di chilometri quadrati, dotata di diverse risorse che, insieme, contribuiranno all'obiettivo di stabilire una presenza permanente sulla Luna", ha affermato lo scienziato spagnolo Carlos García Galán, tra i responsabili del programma per la base lunare. La tabella di marcia si articola in tre grandi fasi: Prima fase (fino al 2029): Logistica iniziale e posizionamento dei primi moduli scientifici. Seconda fase (2029-2032): Prevede 27 lanci, 24 atterraggi e il trasporto di 60 tonnellate di materiale per le infrastrutture chiave, con l'avvio di missioni con equipaggio umano ogni sei mesi. Terza fase (post-2032): Comprenderà 29 lanci e 28 atterraggi per portare 150 tonnellate di materiale, garantendo finalmente una presenza umana continua sul satellite. "Avremo costellazioni di satelliti che consentiranno le comunicazioni, la navigazione, l'individuazione dei bersagli e l'osservazione. Avremo rover, veicoli lunari e persino droni", ha aggiunto lo scienziato. Quali sono le sfide tecnologiche e climatiche sul suolo lunare? Vivere sulla Luna impone il superamento di condizioni ambientali estreme. Gli astronauti e i sistemi robotici dovranno resistere a temperature che raggiungono i 120 gradi Celsius durante il giorno lunare (che dura due settimane terrestri) e che precipitano sotto i -120 gradi Celsius durante la notte (della stessa durata). Un'altra sfida complessa riguarda l'approvvigionamento energetico. A questo proposito, García Galán ha specificato che la base utilizzerà una combinazione di energia solare e nucleare. "Prevediamo una capacità di generazione di energia compresa tra 2 e 15 kilowatt, che potrebbe salire fino a 20 kilowatt con l'integrazione di un sistema nucleare, supportata da una capacità di accumulo di centinaia di kilowattora", ha concluso l'esperto.
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