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Cultura e Spettacolo
Verso l’altrove, in cerca di sé
Oggi 29-11-25, 13:44
AGI - E’ una lunga strada quella che ha condotto nelle librerie ‘Echi da varchi vicini’, delicata e profonda raccolta di poesia da poco pubblicata da Olga Sesso Sarti per MC Edizioni con una bella prefazione critica di Baldo Meo. La genesi di questi versi liberi risale infatti agli ormai remoti anni ’80 del Novecento, quando una ventenne studentesse di legge, fotografa per un pomeriggio al seguito di un amico giornalista, ebbe l’opportunità di trascorrere alcune ore con il grande poeta (e padre di registi) Attilio Bertolucci. Ma solo oggi, decenni dopo, la scintilla che si accese quel giorno sembra finalmente essersi fatta fuoco. D’altronde, è anche e soprattutto questo la poesia: ricerca. A volte, incredibilmente lunga. Quella di Olga Sesso Sarti nasce dall’idea che esista una dimensione che vibra accanto al nostro quotidiano e ci parla, nonostante tutto. Trasmettendoci, attraverso varchi vicini, ma nascosti, gli echi di un mondo invisibile cui possiamo accedere grazie a ispirazione, sentimento, stati meditativi. Un’idea laica, ma legata a una mistica personale, che significa attitudine al soprannaturale, sete di infinito e divino: intuizione di un altrove in cui trovare unità, antica quanto l’uomo. La ricerca di Sesso Sarti si divide in tre parti. Cominciando dai ‘Percorsi’, dove i versi (dopo il riferimento in esergo a T.S. Eliot) si fanno richiamo all’esplorazione, al desiderio di avventurarsi alla scoperta del proprio vero sé e di risposte che conducano, al termine del cammino interiore, all’epifania felice di far parte di un Tutto. E andando, ovviamente, si incontrano ‘Paesaggi’ (la seconda parte, con N. Hickmet in esergo) che introducono al territorio dell’amore, a volte passionale, altre legato alla distanza, al senso di libertà, al desiderio di superare l’incertezza e trovare pace al di là dell’apparenza, oltrepassando i contrasti ed accettando, anche, di screpolarsi l’anima. Infine i ‘Profili’ (terza parte del libro, dedicata a Montale) legati a volti e figure - tra cui proprio Attilio Bertolucci - incontrati durante il cammino. Perché, tornando proprio a Montale e alla sua ‘A Galla’, da ‘Poesie disperse’ del 1919: “non c’è sosta per noi, ma strada, ancora strada”. Profili non statici, che al contrario segnano un momento, un’emozione, una dimensione temporale. Tratti di persone amate, madri, figli, della propria stessa anima a cui rivolgere domande per superare l’inganno della parvenza delle cose e aprirsi ancora. Olga Sesso Sarti usa la luce anche per vedere l’ombra, ma soprattutto percepire la consapevolezza che conduce alla trasformazione. Ed usa l’acqua come elemento di comunicazione e di partecipazione, possibilità di struggimento e infine risveglio. La natura: un mezzo per stupirsi del mondo, schiudersi al superamento dei contrasti, intravedere il proprio essere più autentico. Olga Sesso Sarti è nata a Cosenza ma vive e lavora a Roma da molti anni. Ha pubblicato la raccolta di poesie ‘Profili’ (Edizioni Periferia) e il libro di fiabe per bambini ‘Janurè e le favole del mondo’ (Raffaello Editrice).
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