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Da Hamas alla Flotilla. L'uomo ovunque Ramy Abdu
Oggi 09-06-26, 07:41
Ramy Saleh Ismail Abdu, fondatore e presidente dell'Euro-Mediterranean Human Rights Monitor (Euro-Med), di cui abbiamo scritto nell'inchiesta iniziata ieri, è stato inserito già nel 2013 da Israele nell'elenco dei «principali operativi» di Hamas in Europa, insieme a organizzazioni come la European Campaign to End the Siege on Gaza (ECESG), il Council for European Palestinian Relations (CEPR) e altre entità considerate collegate. Nel 2020 il ministro della Difesa israeliano ha firmato un ordine di sequestro amministrativo nei suoi confronti per attività legate a «iPalestine», designata da Israele come affiliata a Hamas. Nel maggio 2026 Israele ha vietato l'ingresso ad Abdu e a decine di attivisti di Euro-Med. Il Ministero per la Diaspora israeliano accusa l'organizzazione di fungere da veicolo per propaganda, lawfare e campagne mediatiche a favore di Hamas. Su Il Tempo di ieri abbiamo approfondito alcuni di questi legami e la questione dei fondi che sarebbero giunti a lui, probabilmente in Turchia, dall'Italia secondo l'inchiesta genovese su Hannoun. Abdu, oltre ai suoi legami politici con Hamas, aveva e ha diversi parenti che ne fanno attivamente parte a vari livelli e ha pubblicamente celebrato il cognato come «eroe» quando fu ucciso nel marzo 2025 dalle Idf. Il cognato, Muhammad Daoud al-Jammasi, era un comandante di Hamas ed ex funzionario Unrwa. Un nipote, inoltre, sarebbe un ingegnere militare di Hamas. Fonti aperte riportano anche di un fratello, Saleh Abdu, già coinvolto nelle indagini di Genova su flussi finanziari che, dall'Italia alla Turchia, sarebbero poi giunti a Gaza nelle mani dei terroristi. Le frequentazioni tra Abdu ed esponenti di Hamas non sono sporadiche, ma continuative nel tempo negli ultimi quindici anni. Esiste una sua foto del 2011-2012 con il leader di Hamas Ismail Haniyeh. Altre fotografie testimoniano la partecipazione a conferenze con alti funzionari di Hamas come Ghazi Hamad, all'epoca vice ministro degli Esteri, Osama Hamdan e Bassem Naim. Va inoltre ricordata la sua presenza alla 15ª Conferenza per i palestinesi in Europa (2017), insieme a figure come Majed Al-Zeer e Amin Abou Rashed, successivamente sanzionati dagli Stati Uniti per il loro ruolo nei finanziamenti verso Hamas. Abdu ed Euro-Med Monitor negano qualsiasi legame organico con Hamas, definendosi un'organizzazione indipendente per i diritti umani e accusando Israele di campagne diffamatorie volte a delegittimare il loro lavoro. Prove pubbliche di vario genere sostengono però che il rapporto tra Abdu ed esponenti di Hamas sia stato costante almeno negli ultimi quindici anni. Lui stesso ne ha fatto un vanto sui suoi canali social. Questi elementi precedono e accompagnano il suo coinvolgimento storico nelle iniziative marittime per «rompere l'assedio» di Gaza, ossia il blocco israeliano, attraverso le cosiddette «Flotilla». La Freedom Flotilla Coalition (FFC) è nata proprio dopo il raid israeliano del 2010 per coordinare missioni internazionali e Abdu sembra esserne stato tra i fondatori e primi attivisti di vertice. Già nel 2011, infatti, Abdu è stato media coordinator della Freedom Flotilla II e portavoce della European Campaign to End the Siege on Gaza (ECESG), una delle organizzazioni centrali nelle flottiglie del 2010-2011. Ha partecipato a events pubblici di lancio, tra cui una conferenza stampa a Gaza City nel giugno 2022, organizzata dalla European Campaign to Break the Siege on Gaza (designata da Israele come organizzazione terroristica), insieme alla Turkish Ihh (in blacklist israeliana dal 2008 per presunti legami con Hamas). Euro-Med Monitor e Abdu hanno continuato a sostenere le missioni successive, inclusa la Global Sumud Flotilla (2025-2026), con comunicati ufficiali, denunce contro Israele e attività mediatiche facilmente reperibili online. Risale proprio all'anno scorso la pubblicazione, da parte dell'esercito israeliano, di documenti di Hamas rinvenuti a Gaza, nei quali i vertici dell'organizzazione avrebbero impartito disposizioni alla propria struttura affinché sostenesse in ogni modo la Flotilla. A ciò si aggiungono le rivelazioni sulla proprietà di molte imbarcazioni registrate in Spagna e intestate a una sola entità/persona avente rapporti con Hamas simili a quelli attribuiti ad Abdu. I file contabili dell'Operazione Domino del Tribunale di Genova non sono solo numeri se si inseriscono in questo contesto più ampio di designazioni ufficiali, legami familiari e attività pubbliche documentate da oltre un decennio. Resta ferma la presunzione di innocenza e il procedimento italiano è tuttora in corso dopo la pronuncia della Cassazione. L'insieme degli atti giudiziari italiani, delle designazioni israeliane e statunitensi e delle relazioni pubbliche private e consolidate rende tuttavia complesso separare nettamente l'attività dichiarata in favore dei «diritti umani» e della «solidarietà» da reti che, secondo le autorità di diversi Paesi, operano in connessione con Hamas. Allo stesso modo, la Flotilla sembra essere più uno strumento propagandistico funzionale ad Hamas che una vera spedizione umanitaria. Dopotutto, ciò era chiaro da tempo, visto che gli organizzatori hanno sempre cercato lo scontro con Israele e rifiutato di consegnare gli aiuti per Gaza attraverso organizzazioni terze e affidabili, come il Patriarcato Latino di Gerusalemme o le autorità egiziane. L'auspicio è che venga svolta un'indagine completa che utilizzi tutte le fonti disponibili, incluse quelle di dominio pubblico, per fare piena chiarezza su possibili flussi di risorse, anche potenzialmente utili al finanziamento di missioni come le varie Flotilla. Non si è infatti mai compreso come queste siano state finanziate nel corso di oltre un decennio di viaggi e attività, costose e, peraltro, particolarmente intense negli ultimi due anni. Sarebbe bene capirne di più.
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