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M5S in fuga dalla commissione Covid. Giallo sulla parcella da 450mila euro, sinistra in tilt
Oggi 09-06-26, 10:12
La commissione parlamentare d'inchiesta sulla pandemia continua ad essere una spina nel fianco per la sinistra, coi grillini in testa, tra proteste eclatanti e nuovi particolari sul "filone" relativo alla gestione delle forniture sanitarie durante gli anni del Covid. Tanto che durante l'audizione di ieri le opposizioni hanno deciso di abbandonare i lavori prima del loro inizio: Pd, M5s, Avs e Italia Viva sono usciti dall'aula in segno di protesta per le modalità a loro dire illegittime riguardo lo svolgimento delle ultime audizioni. La protesta è andata in scena poco prima dell'audizione del general manager Marco Spadaccioli dell'azienda Adaltis, società che nel 2020 si sarebbe aggiudicata, legalmente, due commesse dalla struttura commissariale per la fornitura di kit molecolari per il Covid. Il manager, in risposta alle domande della capogruppo FdI Alice Buonguerrieri, ha confermato che la Adaltis avrebbe stipulato due contratti di consulenza, uno per ciascuna fornitura, con l'avvocato Luca Di Donna — collega dell'allora premier Giuseppe Conte e nome noto nella commissione per altre consulenze di quel periodo — per "l'analisi, lo studio e la predisposizione della documentazione" per partecipare alle gare di fornitura. Gare poi andate a buon fine e consulenze che sarebbero costate, secondo le informazioni fornite, oltre 450mila euro totali. "La Adaltis ha pagato il compenso richiesto, pari a circa il 10% dell'importo incassato e ha poi ottenuto le commesse relative a dispositivi sanitari in forza di due contratti di consulenza. Questi fatti sono in correlazione?" ha incalzato Buonguerrieri. Una percentuale che, ha spiegato a Il Tempo il presidente Marco Lisei, "lo stesso Spadaccioli ha ipotizzato essere più simile a un'attività di intermediazione che di sola consulenza legale". "Spadaccioli è il primo imprenditore che audiamo che ha pagato la percentuale" ha aggiunto Lisei, "precedentemente abbiamo audito imprenditori che hanno dichiarato che gli è stata proposta e che l'hanno rifiutata. Questi sono fatti". E così dalle sedie della sinistra sono volate parole grosse — "plotone d'esecuzione", "tribunale politico", "revisionismo storico", "processi politici postumi" — rivolte contro i commissari di centrodestra. L'appiglio dell'opposizione sono alcune audizioni cosiddette "delegate", che si sono svolte negli uffici del commissariato Trevi a Roma, condotte da consulenti nominati dalla commissione. È stata inviata pure una lettera ai presidenti della Camera e del Senato per chiedere lo stop delle attività della commissione e le dimissioni del presidente Lisei. Passo indietro che, naturalmente, non c'è stato. Anche perché per la maggioranza tutto si sarebbe svolto nella più totale correttezza procedurale: "Tutte le attività disposte erano state condivise senza obiezioni in ufficio di presidenza, dove erano presenti anche i capigruppo delle opposizioni" hanno ribadito i commissari di FdI. Secondo Lisei, questo modus operandi non solo "rientra nelle facoltà di una commissione parlamentare", ma è stato "adottato in altre decine di casi in passato", nel "pieno rispetto del mandato e della Costituzione". "Abbiamo assistito a una figuraccia senza precedenti delle opposizioni" hanno concluso da FdI, "in apertura di seduta hanno chiesto a gran voce le dimissioni del presidente Lisei accusato di aver agito in autonomia nel sempre più inquietante affare delle consulenze sulle mascherine".
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