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Murale pro-Hamas, Albanese fa finta di non capire: "Non mi rappresenta"
Oggi 29-11-25, 19:27
Il murale "Human Shields" (Scudi Umani) dell'artista AleXsandro Palombo, che ritrae Greta Thunberg e Francesca Albanese nell'abbraccio di un miliziano di Hamas, è riapparso questa mattina in piazza XXIV Maggio, nel cuore di Milano, epicentro del raduno pro-Palestina. L'opera, già esposta a Roma davanti alla Stazione Termini e vandalizzata nel giro di poche ore da militanti pro-Pal prima della mobilitazione nazionale, è stato ridipinto nella capitale lombarda. "È carino ma non rappresenta la realtà. Che io mi faccia strumentalizzare dalla jihad islamica è la fandonia del secolo. Ma stiamo scherzando?'', ha risposto la relatrice speciale dell'Onu Francesca Albanese da Roma, dove ha partecipato al corteo pro-Pal insieme all'attivista svedese Greta Thunberg. Il murale è segno di resistenza e invito alla riflessione sulle derivate estremiste dell'attivismo e su chi ricorre a violenza e censura per tentare di silenziare l'arte e imporre una narrazione univoca. Palombo ha scelto di collocarla nel cuore del raduno, sottolineando il valore dell'arte come spazio di confronto e dialogo. Ma forse si è fatto finta di non capire da parte dei destinatari del messaggio. L'artista ha deciso di proseguire il tour in parallelo al percorso delle due attiviste: il 28 novembre Greta Thunberg e Francesca Albanese hanno partecipato a Genova allo sciopero generale nazionale, mentre oggi erano nella Capitale. Il murale segue lo stesso itinerario simbolico, ponendosi come contro-narrazione visiva e come stimolo a non ridurre il silenzio voci critiche. Con questa nuova apparizione, Palombo rimette in scena un cortocircuito visivo che invita a interrogarsi sui rischi di strumentalizzazione dell'attivismo occidentale e sulle ambiguità del dibattito contemporaneo, chiamando in causa anche il ruolo dell'Onu nel contesto palestinese. L'opera solleva una riflessione sul rischio che l'attivismo, immerso in un contesto mediatico polarizzato, venga strumentalizzato fino a trasformarsi in veicolo di radicalizzazione. Palombo mette in evidenza come queste dinamiche non restino sul piano simbolico, ma possono tradursi in tensione concreta, con slogan e gesti che degenerano in episodi di intolleranza. L'intervento diventa così un richiamo alla responsabilità di chi partecipa al dibattito pubblico e alla necessità di contrastare le derive estremiste. Il titolo Human Shields richiama la pratica di Hamas di utilizzare civili come scudi, ma al tempo stesso suggerisce come le figure pubbliche possano diventare strumenti ideologici nei conflitti narrativi globali. L'opera evidenzia la fragilità dell'attivismo contemporaneo, esposta al caos comunicativo e all'opportunismo mediatico, fino a trasformarsi in megafono della propaganda e di una retorica fondamentalista capace di destabilizzare le democrazie e alterare il confronto internazionale. In questo quadro, Palombo richiama l'attenzione anche sulle violenze di piazza, i disordini e l'antisemitismo che emergono con crescente frequenza nelle mobilitazioni, spesso senza prese di distanza da parte dei promotori. L'opera diventa quindi un invito a riflettere non solo sulle dinamiche del conflitto, ma anche sulla responsabilità collettiva di isolare e condannare ogni forma di odio.
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