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Anche il Pci di Iotti e Pajetta rese omaggio ad Almirante
Oggi 24-05-26, 12:03
Questo non è un articolo sulla difensiva perché Giorgio Almirante non ne ha bisogno. Ha guidato una destra italiana che si riconosceva nel simbolo del Msi, la Fiamma degli ex combattenti (e non la fiamma ardente sulla bara di Mussolini), tenendola sempre nell’alveo delle logiche democratiche e parlamentari. Oggi, avendo visto fallire il tentativo di demonizzare Meloni attraverso l’antifascismo, avendo percepito la stanchezza degli italiani dinanzi alle retoriche anacronistiche sul pericolo fascista, la sinistra tenta un’operazione più subdola ma altrettanto meschina e infondata: sovrapporre al Pnf il Msi, etichettando come nostalgico ogni riferimento a quel partito sempre presente in Parlamento, ininterrottamente, dal 1948 al 1995 quando fu sciolto al congresso di Fiuggi per dare vita a Alleanza nazionale (nel cui simbolo sempre la Fiamma c’era). È bastato invece un post in cui la premier ricordava Almirante per far scattare tale manovra non solo nei talk show come quello di Lilli Gruber ma anche sui quotidiani come La Stampa, che ieri parlava di operazione nostalgia da parte di FdI per prendersi i voti di Vannacci (il quale mai nulla ebbe a che fare col Msi). Ricordare il passato di Almirante nel giornale La Difesa della razza o il suo ruolo nella Rsi conta oggi quanto sottolineare che Togliatti si scelse come consigliere giuridico quel Gaetano Azzariti che fu presidente del Tribunale della razza e divenne nel 1957 presidente della Corte costituzionale, per non parlare del passato in camicia nera di Scalfari e Bocca, di Giulio Carlo Argan, del giovanissimo Spadolini collaboratore di Italia e Civiltà... Rientriamo allora nel 2026 per riconoscere che in FdI c’è la continuità con la storia missina (che non è quella dello stragismo con buona pace di Massimo Giannini) accanto alla rottura con il passatismo, cioè con quell’atteggiamento che porta sempre a sottovalutare ciò che non c’è più anziché comprendere quali opportunità offre il presente. Una continuità che Meloni non ha mai nascosto anzi l’ha rivendicata nel suo discorso programmatico alla Camera quando ha citato i giovani morti per mano dell’antifascismo militante. Per Meloni quella pagina non è mai stata motivo di imbarazzo. Con il pragmatismo che la contraddistingue ha recuperato anche Fini il quale chiamato in tv, agli esordi del governo Meloni, a rispondere se lei fosse o no l’erede di Fiuggi disse di sì senza dubbi. In definitiva Meloni porta nella sua esperienza le mille storie di una militanza dura a ardimentosa e anche gli esperimenti avanguardistici che hanno segnato la storia della destra dai Campi Hobbit al movimentismo del FdG degli anni Ottanta. Ha fatto sintesi delle strategie adottate ben prima di lei da coloro che hanno guidato la destra italiana: l’apertura alla modernità di Pino Romualdi, la concretezza di Arturo Michelini, l’idea di una grande destra nazionale di Giorgio Almirante. Un leader verso il quale si è sempre tentata una demonizzazione che non trovava corrispondenza nel sentimento degli italiani tutti. Ricordo l’amico scomparso Andrea Augello ribattere in tv a Gad Lerner: guardi che i funerali di Almirante sono stati trasmessi in diretta sulla Rai... Ma c’è ancora un altro episodio cui ho avuto modo di assistere personalmente e che tutti conoscono. Io facevo parte del picchetto del servizio d’ordine dei giovani alle bare di Almirante e Romualdi nella sala de Marsanich dove era stata allestita la camera ardente quando arrivarono Nilde Jotti con Giancarlo Pajetta. Noi fermi lì. Rigidi e immobili, e neanche ci rendevamo conto di assistere a un momento storico. Lei si fermò davanti ai feretri, proprio in mezzo, chinò la testa in segno di rispetto. Assunta Almirante era seduta di lato, affranta. Si ricompose e si alzò a ricevere le loro condoglianza. Noi sempre fermi, rigidi, forse pure un po’ con la faccia strafottente di chi accoglie il nemico in casa con supponenza. Andò così. E nessuno può cambiare quella storia. Perché nessuno può cambiare la storia. Può solo tentare di stravolgerla, senza riuscirci.
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