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Sport
Jannik Sinner fa paura: "Ero a un metro da lui, cosa ho visto"
Oggi 29-11-25, 09:36
Intervista a tutto campo ovviamente sul tennis, dalla tripletta in Coppa Davis alla crescita del movimento italiano, passando per Flavio Cobolli e Matteo Berrettini. Ma il cuore della conversazione tra Fanpage.it e Raffaella Reggi - ex top-15 e oggi voce apprezzatissima delle telecronache di Sky - si accende inevitabilmente quando si parla di Jannik Sinner. Reggi lo conosce bene, lo osserva, lo studia e, soprattutto, lo ascolta da vicino: a un metro, per la precisione. Distanza da cui ha colto un qualcosa di pazzesco sul campione azzurro. Quando Fanpage.it le chiede dell’ultimo sprint stagionale di Sinner, Reggi parte da un confronto inevitabile con Carlos Alcaraz, numero uno del mondo a fine anno: "Alcaraz chiude la stagione numero uno del mondo, assolutamente meritato, ma penso anche che forse l’impresa vera sia quella di Jannik, che fino all'ultimo torneo si è giocato la prima posizione mondiale con tre mesi di stop". Tre mesi senza tennis, eppure una rincorsa quasi irreale al primato mondiale. Per Reggi, questo è il vero termometro della sua grandezza: "Questo ti dà il metro di quello che, nel momento in cui lui è rientrato a Roma, è stata tutta la stagione... sono cose incredibili". Non un semplice salto di qualità tecnico, ma una progressione mentale e competitiva che ha reso Sinner uno dei giocatori più strepitosi del circuito. Ma il 2024 di Sinner è passato anche attraverso zone d’ombra: "Ci sono stati dei momenti dopo il Roland Garros che non sono stati facili", ricorda la Reggi. "A Halle la testa non era ancora lì, una batosta non facile da smaltire". Eppure lo switch arriva subito dopo, in un ambiente solitamente duro per chi è in difficoltà: Wimbledon, il tempio del tennis. "Lì ha cambiato passo dal punto di vista del coraggio delle giocate, anche quando era sotto di un set e di un break nella finale con Alcaraz... è venuta fuori la sua forza mentale. Da questo punto di vista, secondo me, è impressionante". È questa -più ancora della tecnica -la qualità che per Reggi separa i grandi dai grandissimi. [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:45186260]] Ma è quando si parla delle recenti AtpFinals di Torino che il racconto sale di ritmo e si arricchisce di un aneddoto decisivo. Reggi smette quasi di analizzare e passa a descrivere un’impressione fisica, sensoriale, difficilmente percepibile da chi guarda il ragazzo di San Candido in televisione: "Il suono della palla è qualcosa che ti rimane impresso... Quando lo hai a un metro è impressionante: il suono, l’intensità, il movimento sempre a posto con i piedi". Un dettaglio forse per addetti ai lavori, ma decisivo: "Parte alto col busto e poi, nel momento in cui arriva la palla, si abbassa leggermente. Sono piccoli dettagli che rendono il giocatore quello che è". Per Raffaella Reggi, insomma, quello che davvero colpisce è la perfezione dei micro-movimenti, l’armonia tra preparazione e impatto, e quel rumore secco, pieno, che ti investe quando sei così vicino da percepire la profondità reale del colpo. Già, Jannik Sinner sta scrivendo la storia del tennis. [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:45186745]]
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