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Libano, il deputato pro-Hezbollah linciato al funerale del prete
Oggi 12-03-26, 10:56
Spinte, strattoni, uomini in divisa che cercano di mantenere la calma. Giornalisti, cameraman. Una piccola folla in movimento, qualcuno grida in arabo. Poi si vede lui, l’espulso, che cerca di mantenere la dignità, si riassetta la giacca strapazzata dai contestatori e si allontana. Scene da un funerale nel Libano meridionale impietosamente ritrasmesse su X. Le esequie sono quelle del sacerdote Pierre El-Raï mentre l’uomo allontanato dalla commemorazione è Elias Jradeh, chirurgo oculista e deputato al Parlamento di Beirut in una lista indipendente. Il filmato arriva da Qoley'a, nell’estremo sud del Paese dei Cedri, e Jradeh viene cacciato dal funerale per un motivo tutto politico: è a favore di Hezbollah. Sulla testata Içi Beyrouth si legge che la morte del sacerdote El-Raï «non è solo una tragedia locale ma agisce come un rivelatore brutale di una realtà che molti preferiscono aggirare: in questa parte del Paese, la parola di un prete pesa infinitamente meno delle armi di una milizia. E questa milizia ha un nome: Hezbollah». Un movimento politico con un manipolo di deputati in Parlamento ma soprattutto una milizia armata fino ai denti che, soprattutto in virtù della sua dotazione missilistica, ha sempre tenuto in scacco lo stesso Libano. «Ma nessuna democrazia può rivendicare la sovranità quando una milizia possiede più armi dello Stato». El-Raï non era favorevole né a Hezbollah né alla sua pretesa di incarnare la “Resistenza” libanese. Con il suo parlare di pace, visitare le famiglie, accompagnare i vivi e seppellire i morti, il sacerdote, si legge ancora, ricordava a tutti il valore della vita. Un messaggio incompatibile con quello della milizia sciita che, rifornita di armi e soldi dall’Iran, ha trasformato il sud del Libano in un proprio feudo «militarizzando un’intera regione e trasformando i villaggi in pezzi di un dispositivo militare permanente». Anche la guerra scoppiata in questi ultimi giorni è opera di Hezbollah che, fedele al grande burattinaio iraniano, ha risposto subito agli attacchi israelo-americani su Teheran così come l’8 ottobre del 2023 si era unita «in solidarietà» a Hamas, le cui mani grondavano ancora sangue degli abitanti dei kibbutz israeliani più vicini alla Striscia di Gaza. Ogni volta che Hezbollah attacca tutto il Libano è trascinato in guerra: un automatismo che Beirut condanna senza tuttavia riuscire a liberarsi dalla cultura della morte associata a Hezbollah. Quale medico oculista, nel settembre 2024 Jradeh aveva operato centinaia di operativi di Hezbollah feriti in maniera grave agli occhi e alle mani dall’esplosione dei cercapersone architettata dal Mossad. Un’esperienza che lo aveva portato a difendere la sedicente Resistenza e i suoi uomini. Dallo scoppio dell’ultimo conflitto con Israele i morti in Libano sarebbero 634 e i libanesi, sfiniti dall’ennesima guerra voluta da Hezbollah, cominciano ad alzare la voce contro la milizia e contro chi la difende.
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