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Fine pena mai
Ieri 23-10-26, 08:37
A Bologna c’è un giudice che, davanti a una madre rimasta orfana della figlia, ha alzato gli occhi dal codice penale e ha lasciato che l’eco di quel dolore le risuonasse forte dentro.Nicolina Polifroni, questo il suo nome, avrebbe potuto districarsi tra commi e cavilli, applicare la legge e scrivere la sua sentenza contro la donna accusata di omicidio colposo per la morte della figlia di cinque anni, annegata in una piscina. Nei momenti in cui il destino mandò alla deriva la sua vita, l’imputata era a bordo vasca e badava a un’altra piccola: pochi attimi di distrazione e la bimba che poco prima sguazzava nelle acque azzurre, non c’era più. Polifroni ha scelto di fermarsi. Ha sospeso il giudizio e ha chiesto alla Consulta se il dolore della donna non sia già una condanna sufficiente. Non è buonismo. È buon senso. Questa mamma sconta la sua pena tutti i giorni: ogni volta che vede il lettino vuoto, ogni volta che a tavola conta un piatto in meno, ogni volta che sente i passi svelti degli altri bambini e ogni maledetta sera, quando al buio il canto della ninna nanna si spegne in una preghiera muta. A questa donna la malasorte ha già inflitto un fine pena mai. Nessuna condanna potrà aggiungere altro.
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