HuffPost

HuffPost (noto fino al 2016 come The Huffington Post) è un blog e aggregatore statunitense fondato nel 2005 ed in breve tempo diventato uno dei siti più seguiti del mondo. L'edizione italiana di The Huffington Post ha debuttato il 25 settembre 2012, realizzata in collaborazione tra l'Huffington Post Mediagroup e il Gruppo Editoriale L'Espresso. Dal maggio 2017 anche l'edizione italiana ha modificato la testata in HuffPost, la stessa dell'edizione statunitense.
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"House of Gucci", il trailer del film di Ridley Scott con Lady Gaga e Adam Driver
Cultura e Spettacolo
Oggi 30-07-21, 16:14

"House of Gucci", il trailer del film di Ridley Scott con Lady Gaga e Adam Driver

Ecco il primo trailer di "House of Gucci", nuovo atteso film di Ridley Scott che racconta la vita e lassassinio dellimprenditore della moda Maurizio Gucci (interpretato da Adam Driver). Nel cast, oltre ad Al Pacino e Jeremy Irons, anche Lady Gaga, che interpreta la moglie di Gucci, Patrizia Reggiani, condannata come mandante dellomicidio del marito. Il film, girato in parte in Italia, uscirà negli Usa a novembre.
Tokyo 2020: coming out di Lucilla Boari dopo la conquista del bronzo
Cronaca
Oggi 30-07-21, 16:03

Tokyo 2020: coming out di Lucilla Boari dopo la conquista del bronzo

L’azzurra Lucilla Boari, bronzo nella prova individuale di tiro con l’arco, fa coming out dopo la vittoria della medaglia.Nel collegamento da Casa Italia è arrivato un messaggio video all’azzurra. “Ti amo tanto, sono molto orgogliosa di quello che hai fatto, non vedo l’ora che ritorni, ti sto aspettando per darti un grande abbraccio”, ha detto Sanne de Laat, arciera compoundista olandese. Lucilla Boari ha poi candidamente ammesso: “grazie alla mia ragazza”.L’arciera, commossa, ha commentato: “Lei è Sanne, la mia ragazza”.Oggi l’azzurra ha conquistato la medaglia di bronzo nella prova individuale del tiro con l’Arco alle Olimpiadi di Tokyo 2020.
Spara al socio a Licata, arrestato consigliere comunale eletto con la Lega
Cronaca
Oggi 30-07-21, 15:25

Spara al socio a Licata, arrestato consigliere comunale eletto con la Lega

È stato arrestato il consigliere comunale di 48 anni, Gaetano Aronica, eletto da ‘civico’ a Licata con la lista ‘Lega noi con Salvini’, che ha sparato quattro colpi di pistola contro un suo socio di 71 anni, per un contenzioso nelle gestione di un’attività di onoranze funebri. Aronica ha ferito l’uomo con un proiettile al braccio sinistro. Nei suoi confronti il gip di Agrigento, Stefano Zammuto, ha emesso un’ordinanza per la custodia cautelare ai domiciliari con il braccialetto elettronico. L’uomo è accusato di tentato omicidio, porto e detenzione di arma clandestina e ricettazione. Sul caso indagano carabinieri e polizia di Licata.Gaetano Aronica, soltanto oggi destinatario di una misura cautelare e fino ad ieri indagato in stato di libertà, è consigliere comunale in carica. È stato eletto nel 2018 candidato nella lista ‘Lega noi con Salvini’, ma non si è dichiarato leghista, né ha avuto incarichi nel partito di Salvini. I due ex soci, da circa un anno e mezzo, avrebbero forti contrasti per la spartizione delle quote societarie dell’attività di onoranze funebri. L’ennesima lite è scoppiata mercoledì sera.Aronica si sarebbe presentato davanti la casa dell’ex socio che era a bordo della sua Fiat Panda e gli ha sparato 4 colpi, di cui solo uno è andato a segno ad un braccio. Al ferito, i medici del “San Giacomo d’Altopasso” di Licata hanno diagnosticato una prognosi di 20 giorni, salvo complicazioni.L’inchiesta della Procura di Agrigento continua. I carabinieri stanno cercando, infatti, di accertare se la pistola utilizzata per il danneggiamento della vetrata dell’onoranze funebri (avvenuto nella notte fra domenica e lunedì 19) possa o meno corrispondere con la rivoltella calibro 22 sequestrata nelle ultime ore dopo che lo stesso consigliere comunale l’ha fatta ritrovare.
Daniele Giovanardi: "Mio fratello Carlo è vaccinato, io no. Vediamo chi campa di più”
Oggi 30-07-21, 15:16

Daniele Giovanardi: "Mio fratello Carlo è vaccinato, io no. Vediamo chi campa di più”

“Da 40 anni faccio il medico, lui il politico. Uno vaccinato l’altro no. Vediamo chi campa di più”. A lanciare la discutibile sfida sulle pagine di Repubblica è Daniele Giovanardi, gemello di Carlo,ex ministro e sottosegretario dei governi Berlusconi e senatore della Repubblica fino al 2018. Daniele è un medico in pensione, secondo cui l’iniezione anti covid è più rischiosa del virus stesso.“Ho fatto fare il vaccino a centinaia di persone: settantenni con patologie, diabete, ipertensione, obesi. Ma se uno viene da me e mi chiede: ‘Faccio vaccinare mia figlia di 16 anni?’, rispondo di no”Giovanardi dice di non temere ripercussioni sulla salute, perché “se domani mi sveglio con la febbre, comincio dal primo giorno con delle terapie, antifiammatori e così via”. Cambiare idea? Solo in un caso:“Un vaccinatore mi deve scrivere due cose: che da vaccinato non infetterò nessuno; e che non è un farmaco sperimentale e c’è certezza che non avrò effetti collaterali. Deve firmare”
Amal e George Clooney aspettano un altro bambino?
Cultura e Spettacolo
Oggi 30-07-21, 14:45

Amal e George Clooney aspettano un altro bambino?

Dopo i gemelli Ella e Alexander, ci sarebbe un terzo figlio in arrivo per George Clooney e la moglie Amal. Lo riporta il Daily Mail citando tabloid americani secondo cui la 43enne avvocato per i diritti umani avrebbe già superato il primo trimestre. “Ha già cominciato a mostrarsi, quindi a breve lo sapranno tutti”, ha riferito una fonte.La notizia sarebbe stata data dalla coppia agli amici più cari durante una piccola festa data in occasione del 4 luglio. L’attore hollywoodiano, 60 anni, sta trascorrendo le vacanze con la famiglia nella villa sul Lago di Como.Di recente, nel corso di interviste, Clooney aveva raccontato delle gioie della paternità e di come la moglie e i figli riempissero la sua vita: “Dà un senso di appartenenza, un senso di casa e amore incondizionato, tutte cose che speravi di poter ottenere da una carriera davvero buona e da un cane. Ti rendi conto che questo è molto di più”.
Ma ora per Cartabia il Quirinale è più lontano
Politica
Oggi 30-07-21, 14:44

Ma ora per Cartabia il Quirinale è più lontano

Partiamo dalla fine, perché le giornate fatali non finiscono mai. Senato, esterno notte, appena dopo l’approvazione della riforma sulla Giustizia, trionfo apparente dalla ministra Marta Cartabia. Esce Loredana De Petris, capogruppo di Sinistra italiana: “È inaudito, una roba del genere non si è mai vista. Chiedere di ritirare un emendamento votato, dicendo che lo chiede anche il Colle. Il Quirinale oggi se l’è giocato”.L’antefatto (dell’“inaudito”), per poi arrivare al destino della Guardasigilli, frettolosamente insignita da parecchi osservatori del titolo di predestinata al Colle più alto. Approvato in commissione un emendamento, a firma Gianluca Castaldi (M5s) una proroga per tenere aperti i tribunali abruzzesi delle zone terremotate, col parere favorevole del Tesoro e contrario della Giustizia. Anzi, approvato all’unanimità, compresi i Fratelli d’Italia. In capigruppo però la presidente del Senato ne chiede il ritiro, perché la Cartabia è contraria e, per dare forza all’argomentazione, dice che, proprio così, anche il Quirinale ha dei dubbi.Per farla breve, siccome è stato già votato e il Parlamento è sovrano, i gruppi, proprio tutti, rispondono picche. Morale della favola: la presidente del Senato lo stralcia, per estraneità di materia in merito al provvedimento in questione. All’uscita sono tutti visibilmente alterati perché va bene tutto, ma addirittura chiamare in causa Mattarella è un po’ hard: “Ma come si fa – sbotta anche la dem Simona Malpezzi – a procedere in questo modo?!”. E ci manca solo una manifestazione sotto il Ministero della Cartabia, minacciata dal Comune di Avezzano: “Siamo pronti a sfilare sotto il portone di via Arenula per convincere il ministro della Giustizia a non deludere le speranze della popolazione delle città di Avezzano, Lanciano, Sulmona e Vasto, che rischiano di perdere i tribunali, baluardi in difesa della criminalità in avanzata”. Boom.Dies signanda cum nigro lapillo,al netto delle celebrazioni ufficiali su una riforma che, a parole, ha soddisfatto tutti – Conte, Salvini, il Pd, evviva evviva – e a parole è stata un capolavoro di mediazione, ma in verità lascia parecchi strascichi, presenti e futuri, per il merito e per come è stata gestita dalla titolare del dossier. Per carità, un curriculum di tutto rispetto, però, vuoi la pressione ambientale, vuoi l’inesperienza, vuoi anche il carico di aspettative che si è prodotto tutt’attorno, beh, insomma, la politica è la politica, e l’incertezza si paga. Al punto che, nel Palazzo, i più maliziosi ci vedono un’operazione consapevole, perché “esporla così” equivale a “bruciarla” e “da oggi nel governo solo Draghi può ambire al Colle più alto, magari Lamorgese, ma fuori uno”.Le antenne pentastellate registrano che, da quelle parti, la discussione è pressoché chiusa: “Non è questione di cattiveria, ma non penso che qualcuno la proporrà per il Quirinale, è palesemente inadeguata” si è lasciato scappare Stefano Buffagni che nel Movimento 5 stelle viene considerato una sorta di Cassandra perché, solitamente, ci prende. E viene spesso interpellato per capire le cose. Perché in quel mondo, e non solo, un guardasigilli che prima nega in Parlamento qualunque effetto sui processi di mafia della sua riforma e poi è costretta ad accettare modifiche sul punto rinnegando sé stessa, non è più proponibile. Per dirla con Marco Travaglio, autore di un editoriale definitivo: “O non sa quel che dice o ci ha provato ed è andata male, altro che Quirinale”.E chissà quanta cattiveria o quanta verità c’è negli spifferi che raccontano quanto lo stesso Draghi, abituato a delegare in base alla competenza i singoli dossier, si sia sentito scoperto, proprio dall’assenza di un lavorio tutto politico che, al Consiglio dei ministri di ieri è stato fatto soprattutto da quelle vecchie volpi di Di Maio e di Giorgetti. E deve essere stata una vera fatica se il ministro degli Esteri ha raccontato ai suoi che “ci mancava solo che facessimo i disegnini per far comprendere dove intervenire, sennò saltava tutto”. La stessa fatica che ha fatto il ministro D’Incà, titolare dei rapporti col Parlamento, quando ha appreso qualche giorno fa che la ministra stava andando in commissione Giustizia, ed è scattato il panico perché nessuno ne sapeva niente. Per chiedere lumi ha chiamato il sottosegretario alla Giustizia Francesco Paolo Sisto. E si è sentito rispondere: “Non lo so, fammi verificare”.È quel genere di lavoro politico che, non fatto o fatto male, ha maldisposto anche Matteo Renzi, il più draghiano dei soci di maggioranza, che davvero si è comportato bene, perché quando Lucia Annibali gli ha riferito della richiesta da parte della guardasigilli di non seguire Forza Italia sugli emendamenti, ha acconsentito, chiedendo in cambio una “condivisione” che al dunque non è arrivata. Condivisione che, nella concitazione della giornata, non c’è pressoché stata. E, va bene la responsabilità, ma il ragazzo non ha gradito: “E menomale – ha detto poi ai suoi - che era quella brava. Se questo è lo stile di lavoro, andiamo bene. Mica puoi prendere in giro tutti in una volta sola”. Effettivamente Forza Italia si è sentita presa in giro, Renzi si è sentito preso in giro, Giulia Bongiorno si è sentita presa in giro perché sull’appello si è tornati indietro da due a tre anni. Parliamoci chiaro, Conte e Salvini, vedendo le brutte, se la sono giocata da populisti, per rivendicare un successo a favor di telecamera perché “c’è la mafia” e “c’è la droga”. Draghi, che populista non è, è stato costretto a prendere in mano la questione, perché ha capito che non era delegabile. Andatevi a rivedere la conferenza stampa con i due ministri. Quanto ha parlato Speranza e quanto ha parlato Cartabia. E si capisce tutto.Leggi anche...La riforma della giustizia fiorisce nel tempo del nulla (di Mattia Feltri)Le sabbie mobili di Draghi (di A. De Angelis)Riforma Giustizia, i punti dell'intesa su prescrizione e improcedibilitàLiti, minacce, sospensioni e poi l'accordo con M5s. Draghi incassa la riforma della giustizia (di P. Salvatori)
Il consigliere no vax Barillari si punta una pistola al braccio: "Vaccini? Una roulette russa"
Oggi 30-07-21, 14:18

Il consigliere no vax Barillari si punta una pistola al braccio: "Vaccini? Una roulette russa"

Il consigliere regionale del Lazio Davide Barillari, espulso dal Movimento 5 stelle e ora iscritto al gruppo misto, noto per le sue posizioni no-vax, in un video ha paragonato il vaccino anti Covid alla roulette russa e puntandosi simbolicamente una pistola giocattolo al braccio ha imitato l’inoculazione. “Questa è una roulette russa. E sei proprio tu a voler premere il grilletto. Io mi vaccino, può andarmi bene o può andarmi male”, afferma Barillari in diretta streaming dalle stanze della Pisana. “Ad oggi ci sono 80 mila segnalazioni di reazioni avverse. Se sono fortunato sono solo un po’ di febbre, mal di testa, dolore al braccio. però se sono sfortunato, come avviene nel 14 per cento dei casi, ictus cerebrali, trombosi e morte”, sostiene Barillari.Il gesto “desta stupore, preoccupazione e sdegno”, ha dichiarato in una nota il presidente del Consiglio regionale del Lazio, Marco Vincenzi (Pd): “La sede istituzionale del Consiglio regionale non può essere il luogo dove si perpetrano queste azioni, pertanto esprimo la più ferma condanna per il gravissimo gesto. Condanna anche Alessandro Capriccioli, capogruppo di +Europa Radicali al Consiglio regionale del Lazio: “Superato il limite della decenza. Rifletta sul suo ruolo”
Israele parte con la terza dose, il primo è il presidente Herzog
Estero
Oggi 30-07-21, 13:28

Israele parte con la terza dose, il primo è il presidente Herzog

È scattata oggi in Israele - in una prima mondiale - la somministrazione della terza dose del vaccino Pfizer agli ultra sessantenni già vaccinati. Alla presenza del premier Naftali Bennett i primi volontari sono stati il capo dello Stato Isaac Herzog e la moglie Michal.“La lotta contro il Covid è mondiale - ha detto Bennett. - Solo insieme possiamo vincere. Israele è pronto a condividere le proprie conoscenze”. Il premier (che è un ebreo osservante) ha lanciato un ulteriore appello all’immunizzazione degli anziani rielaborando uno dei Comandamenti: “Vaccina tuo padre e tua madre - ha detto - affinché si prolunghi la loro vita”.“Il dibattito sulla terza dose di vaccino è giusto che sia iniziato ed è giusto che il Governo preventivamente si approvvigioni. Israele ha iniziato a somministrarla e tra un mese o un mese e mezzo avremo abbastanza dati per capirne l’impatto. Siamo su territorio sconosciuto, via via che i dati si accumulano, determinate cose diventano legittime e praticabili. Non possiamo inventarci se fare la terza o quarta dose” ha commentato ad Agorà Estate, su Rai tre, Andrea Crisanti, professore ordinario di microbiologia all’Universita di Padova.“I dati - ha aggiunto - sono la cosa più importante per tracciare la strada, altrimenti si improvvisa e in sanità pubblica non si può improvvisare”. Rispetto all’efficacia dei vaccini, “nessun vaccino copre bene la variante delta al 100%. Quelli sicuramente più efficaci in termine di copertura sono quelli a mRna, ma anche nel migliore dei casi, come mostrano il dato di Israele, con la variante delta abbiamo una protezione del 70%”.
La riforma della giustizia fiorisce nel tempo del nulla
Politica
Oggi 30-07-21, 13:14

La riforma della giustizia fiorisce nel tempo del nulla

Il più incantevole grido di vittoria appartiene a Matteo Salvini: ho smantellato la riforma Bonafede, ha detto parlando di una riforma introdotta da un Governo di cui lui, Salvini, era vicepremier. Dovrebbe bastare questo per ritirarsi in baita, con una buona biblioteca e una buona cantina, e ammettere la sconfitta (mia, nostra) davanti allo strapotere del leader del primo o del secondo partito italiano, capace di appoggiare una riforma ed esultare, e poi di esultare per averla smantellata, e a distanza di due anni, non di due decenni. E di passarla liscia.Però non vorrei indurvi in errore: con Salvini viene tutto particolarmente facile, ma è l’intera politica italiana a essere salvinizzata, secondo la regola aurea per cui il cattivo esempio è molto più contagioso di quello buono. Il Partito democratico – a cui ostinatamente, e forse contro ogni evidenza, si rimane aggrappati come all’unico credibile minimo argine al populismo onnivoro – nel 2019, quando era all’opposizione del Conte I, la riforma Bonafede che introdusse il processo eterno sembrava cosa pessima. Ma non tanto per dire, era – cito qualcosetta qua e là – “la fine dello stato di diritto”, era la “la deriva illiberale e antidemocratica”, era “una cosa fuori dalla grazia di Dio”. Poi il Pd con Conte è andato al governo, e si è tenuto la fine dello stato di diritto, si è tenuto la deriva illiberale e antidemocratica e si è tenuto fuori dalla grazia di Dio: una specie di capolavoro fra il golpe e il sacrilegio. Infine è arrivato Mario Draghi, e il Pd era d’accordo con la riforma di Marta Cartabia che aboliva la Bonafede, però era anche d’accordo coi 5 stelle che volevano salvare la Bonafede e infine è stato molto d’accordo con sé e molto felice di sé di averla salvata un po’ sì e un po’ no.A ruota dei partiti, il Parlamento vota questo e quello, vota il bianco e il nero, alternativamente, a seconda del vento, perché non trascurate che stiamo parlando della medesima legislatura, quella nata nel 2018, l’altroieri, e che doveva prendere le misure coi cambi di casacca. È lo spettacolo assoluto: a cambiare casacca non sono più soltanto i singoli parlamentari, sono interi gruppi, interi partiti, senza mai renderne seriamente conto, con la noncuranza e la leggerezza dell’inconsistenza.Non è una tendenza spiegabile col ricorso pigro all’indignazione, alle categorie dell’opportunismo e dell’ipocrisia. La diagnosi è molto più grave: temo sia l’approdo desolante, e probabilmente non ancora l’approdo ultimo, della crisi dei partiti. Quelli della Prima Repubblica furono spazzati via dai rastrellamenti giudiziari, ma avevano già il fiato corto: erano già vecchi, erano immersi nel Novecento ed erano disarmati di fronte al mondo nuovo, con la caduta della Cortina di ferro, l’avvento della globalizzazione (che non è brutta, è malgovernata), l’apertura dei mercati, la fine dei blocchi e delle tutele internazionali. I partiti successivi, che hanno animato la Seconda Repubblica, erano costituiti da seconde file necessariamente più impreparate e, senza farla tanto lunga, oggi sappiamo che il bug italiano nasce nell’aver mancato la rivoluzione digitale della prima metà del primo decennio del Duemila. Non abbiamo più i partiti del Novecento e ancora non abbiamo i partiti del terzo millennio. Nessun partito oggi ha un’idea strutturata del mondo, di come vada affrontato, di come applicarsi ai problemi per risolverli, anziché attribuirli a un fantomatico neoliberismo, nome nuovo per le plutocrazie di cent’anni fa.Oggi la competizione politica non si posa sulle idee – quelle come abbiamo visto si cambiano, si permutano, si ipotecano – ma su una disperata contesa del consenso, giocata sull’umore dell’istante, sulla convenienza e l’alleanza del momento, sul numero dei like, sull’andamento dei sondaggi, su una malintesa presentabilità sociale, e cioè, in definitiva, sull’irrimediabile inversione della prova: i partiti non propongono, perché non possiedono, un sistema di soluzioni per affrontare il futuro, ma aspettano dagli elettori le indicazioni, necessariamente febbrili ed emotive, su cui battersi per la sopravvivenza. Siamo nel tempo del nulla. Prima o poi non potrà che andare meglio.
L'esercito dei possibili esentati dal Green Pass. "Siamo in un limbo"
Oggi 30-07-21, 13:01

L'esercito dei possibili esentati dal Green Pass. "Siamo in un limbo"

Non sono no-vax, ma non possono fare il vaccino. C’è chi ha avuto un problema di salute tra la prima e la seconda dose, come una reazione allergica alle componenti del vaccino stesso, e chi ha avuto un parere negativo dal proprio medico a causa di patologie pregresse. Ci sono le donne in gravidanza, dubbiose sul sottoporsi o meno alla vaccinazione per la mancanza di studi effettuati su un vasto campione che le comprenda.È questo l’esercito di persone che vorrebbero ma non possono (ancora) immunizzarsi e rischiano di rimanere escluse dai benefici del Green Pass, a meno che non venga istituita un’esenzione apposita. Giovanni Rezza, direttore della prevenzione del ministero della Salute, ha affermato: “Stiamo valutando i casi di esenzione dal Green Pass e direi che sarà indispensabile mettere a punto una circolare in tempi brevissimi, entro il 5-6 agosto”. Ma la data si avvicina e ancora non è stata presentata alcuna soluzione per queste categorie.Dai piani alti non arrivano delucidazioni. Sul sito del Governo,nella sezione di risposte ai quesiti più frequenti, si spiega che “la Certificazione verde Covid-19 non è richiesta ai bambini esclusi per età dalla campagna vaccinale e ai soggetti esenti sulla base di idonea certificazione medica. Per queste persone verrà creata una Certificazione digitale dedicata. Finché questa non sarà disponibile, possono essere utilizzate quelle rilasciate in formato cartaceo”, si presuppone dal proprio medico di base o specialista. Alcuni quesiti rimangono aperti: chi, nello specifico, potrà usufruirne? Bisognerà comunque sottoporsi al tampone previsto per chi è sprovvisto di Green Pass?In Lombardia sono circa ottomila gli esonerati dal vaccino.Al Palazzo delle Scintille, gestito dal Policlinico, si consegnano otto/dieci certificati di esonero al giorno su 10 mila somministrazioni previste. Tra questi (che avranno diritto al Green Pass) c’è chi non può ricevere la seconda puntura perché si è ammalato di Covid dopo la prima dose. Quelli che invece dovranno rinunciare almeno per il momento alla certificazione verde sono quelli che sono stati esentati per motivi medici. Il Corriere della Sera racconta la storia di un’insegnante che ha ricevuto una prima dose del farmaco AstraZeneca a marzo, poi è stata colpita da una trombosi. Al secondo appuntamento i medici l’hanno esonerata dal ricevere il richiamo. Ma non le è stata data nessuna indicazione su come ottenere il Green Pass. “Dovrebbe chiedere al generale Figliuolo”, si è sentita rispondere.“Siamo in un limbo ma non per colpa nostra”, racconta ad HuffPost Veronica, 35 anni, alle prese con una prima gravidanza complicata e a lungo cercata. “Ho avuto e ho diversi problemi di salute. Il mio ginecologo mi ha consigliato di aspettare. Non tutte le gravidanze sono uguali. Per questo bimbo farei di tutto, ma è giusto che io non possa neanche uscire a mangiare una pizza, se non dopo essermi fatta prescrivere e aver fatto un tampone?”. A gennaio le società scientifiche italiane Sigo, Aogoi, Agui e Agite hanno redatto un documento (condiviso anche da Sin, Sip, Simp, Sierr e Fnopo) sulla vaccinazione Covid in gravidanza. Mancano ancora dati specifici, ovvero vasti studi condotti su donne gravide, ma “trattandosi comunque di un vaccino con mRNA, cioè non di un vaccino a virus vivo, ed in cui le particelle di mRNA vengono rapidamente degradate, si ritiene che possano essere considerati sufficientemente sicuri nelle donne in gravidanza”. Il vaccino in gravidanza, dunque, non è controindicato. Ma lo scetticismo, soprattutto da parte di chi non è in salute, permane.Tra i volti noti, Claudia Gerini che al Filming Sardegna Festival di Santa Margherita di Pula, di cui è presidente onoraria, si è espressa così sul tema: “Non sono vaccinata. Non è che io sia contraria ma sono molto timorosa. Siccome anche in gravidanza ho avuto dei problemi per quanto riguarda le trombosi devo stare molto attenta.Bisogna fare tanti esami prima di farsi inoculare una cosa così”. “Mia figlia diciassettenne l’ha fatto - ha aggiunto - quindi non è che io sia contraria ma ho tantissimi timori. In ogni caso adesso, se ho dei problemi, non entrerò nei teatri o nei posti al chiuso, che altro devo fare. Oppure farò i tamponi,. Ormai è un anno che li facciamo, sono stata su tanti set. Meglio quello che un rischio così”.Oltre ai motivi di salute, c’è chi è finito nel limbo a causa di un caos dovuto ai tamponi e ai test sierologici effettuati. È il caso di chi ha scoperto da un test sierologico di aver contratto il virus. Non avendo mai avuto un tampone positivo, le autorità sanitarie non possono calcolare il momento in cui è avvenuta la guarigione e hanno difficoltà ad assegnare il Green Pass. Allo stesso tempo i medici consigliano loro di aspettare alcuni mesi (alcuni tre, altri sei) prima di sottoporsi al vaccino. E così questi cittadini si troverebbero costretti ad effettuare un tampone per recarsi in piscina, al bar o al ristorante pur avendo gli anticorpi del virus e senza potersi vaccinare. Ci sono infine i falsi negativi, ovvero quei soggetti che, pur contagiati e in alcuni casi sintomatici, sono sempre risultati negativi ai tamponi (e hanno scoperto dal sierologico di essere stati positivi) e che quindi per il sistema sanitario non risultano guariti. Senza Green Pass anche loro, se hanno contratto il virus dai sei ai tre mesi fa devono aspettare a vaccinarsi.Leggi anche...Flavia Palumbo: "Noi, 'cavie umane' del vaccino ReiThera, immunizzati ma senza diritto al Green Pass"
La fuga di Mollicone (FdI) col cartello "No green pass", inseguito dai commessi della Camera (VIDEO)
Politica
Oggi 30-07-21, 12:52

La fuga di Mollicone (FdI) col cartello "No green pass", inseguito dai commessi della Camera (VIDEO)

Una protesta con sprint olimpico, quella del deputato Federico Mollicone (Fdi) nel corso dellazione dimostrativa anti-green pass dei deputati a Montecitorio."Mi sono rimasti i riflessi da cestista, così ho scartato i commessi della Camera" ha detto il deputato, giovane giocatore di basket a livelli agonistici.
Sestili: "Il Governo imponga il vaccino o in autunno rischiamo di nuovo 300 morti al giorno"
Oggi 30-07-21, 12:51

Sestili: "Il Governo imponga il vaccino o in autunno rischiamo di nuovo 300 morti al giorno"

“Il governo deve convincere la gente a vaccinarsi, con le buone o con le cattive. Altrimenti tra due mesi avremo nuovamente le terapie intensive intasate e il numero dei morti covid tornerà sui 300 al giorno”. Non è affatto finita e potrebbe tornare tutto identico a prima. Il fisico Giorgio Sestili, fondatore della pagina Facebook “Coronavirus: Dati e analisi scientifiche”, ha seguito l’andamento dell’epidemia fin dagli inizi. A quegli inizi di marzo 2020, quando il bollettino segnava numeri a tre cifre alla voce decessi, potremmo tornare con questa quarta ondata, attualmente in corso. La Francia è stata tra i primi paesi europei ad annunciarne l’arrivo, il Robert Koch institut due giorni fa ha sentenziato la stessa sorte per la Germania.“Se c’è una cosa che ci ha insegnato il passato è che quello che succede ai tuoi vicini di casa, presto accadrà anche a te” dice Sestili ad Huffpost. E in effetti così è stato. L’annuncio dellaFondazione Gimbeporta la data di ieri: l’Italia è entrata nella quarta ondata.Professore, è davvero così? Come si stabilisce?Ormai i contagi in Italia crescono con un ritmo importante. Nell’ultima settimana sono aumentate del 50% rispetto alla precedente. In quelle successive all’Europeo abbiamo superato addirittura il 100%. Il tempo di raddoppio è di circa 7 giorni e l’ascesa non sembra cessare. L’Rt secondo le ultime stime dell’Istituto superiore di Sanità è dato a 1,57: un numero altissimo, che non vedevamo dall’inizio della seconda ondata.C’è una differenza però adesso. Questa è la prima ondata con un’avanzata copertura vaccinale. Cosa cambia rispetto al passato?I vaccini in questo momento stanno facendo la differenza rispetto alle ospedalizzazioni e alle manifestazioni gravi di sintomi. Anche se crescono i ricoveri e le terapie intensive, fortunatamente non stanno aumentando con lo stesso ritmo dei contagi. Questo perché una buona parte della popolazione è vaccinata e quindi pur contraendo il virus non sviluppa sintomi gravi. Ma abbiamo ancora tantissimi non vaccinati e gente che non ha intenzione di sottoporsi alle iniezioni, di conseguenza il rischio è che si tornino a intasare gli ospedali e potremmo avere un elevato numero di morti.Cosa intende per elevato?Potremmo raggiungere nuovamente i 200/300 morti al giorno in un paio di mesi, nel periodo autunnale.Quindi è come se fossimo punto e a capo, nonostante tutto. Il copione sarebbe identico a quello dello scorso anno, con un’estate in discesa e un inverno in risalita. Non è finito niente, allora?No, non è ancora finita. Ma l’anno scorso non avevamo i vaccini, oggi ci sono. Il punto è convincere l’intera popolazione a sottoporsi alle iniezioni, magari anche adottando misure impopolari. Bisogna convincere gli scettici, il governo deve trovare un modo, con le buone o le cattive.Immagino si riferisca anche al green pass. È una soluzione che può effettivamente porre un freno all’ascesa dei contagi?Il green pass è sicuramente utile, ma io sarei ancora più rigido. Servirebbe l’obbligo vaccinale per una serie di categorie esposte al pubblico, come medici, infermieri, insegnanti.Quando finirà questa ondata e che macerie lascerà se non si interverrà in maniera adeguata?È impossibile dirlo. Prima si vaccina l’intera popolazione, prima ne usciremo.La variante Delta ha cambiato le carte in tavola. Fauci ha affermato che sfugge in parte dal controllo della vaccinazione. Cosa possiamo fare ancora?I vaccini non sono in grado di bloccare la trasmissione del virus ma proteggono dalla malattia grave ed è già un ottimo risultato. Quel che dobbiamo fare adesso è continuare a tenere alcune misure di contenimento e continuare a fare sforzi nella ricerca scientifica per cercare nuovi vaccini che siano più efficaci di questo nel proteggerci non solo dall’infezione, ma anche dalla trasmissione.
I tempi cambiano, signora mia
Oggi 30-07-21, 12:32

I tempi cambiano, signora mia

I tempi cambiano, signora mia. Mai detto è stato più vero come in questo periodo.Qualche giorno fa parlando con una HR Director di una multinazionale europea mi diceva che moltissimi giovani che si candidano per il “primo” lavoro non specificano se sono maschi o femmine quando si candidano attraverso ilformmesso a disposizione sul sito aziendale.È una cosa alla quale molti di noi sono ormai abituati, lo sa chiunque abbia mandato un curriculum negli ultimi 10 anni ad una multinazionale.Alla fine del proprio percorso professionale si può scegliere se specificare di essere M o F, ma esiste anche l’opzione “nessuno delle due”, così come può indicare la propria etnia o l’appartenenza a categorie speciali. In questo modo le aziende consentono a se stesse di agire all’ingresso sulla diversità, includendo.I tempi cambiano davvero. Che siano ragazze che non vogliono dire di essere donne per non essere escluse all’ingresso (ci starà anche questo) o che siano davvero personefluidcome si dice adesso, qualcosa nel mondo del lavoro sta cambiando con molta più rapidità di quanto i governi, anche i più illuminati, riescano a fare. Può piacere o no, ma è così che le aziende si stanno organizzando per il futuro.Le aziende hanno capito, prima dei governi, che se vogliono dare continuità al talento devono investire sul benessere dei propri dipendenti e il benessere dei propri dipendenti passa per riconoscerli e riconoscerne le esigenze.Quel benessere passa anche per riuscire a coniugare (per esempio) genitorialità e lavoro e quindi parità di genere: fate un salto sui canali socialde Le Contemporanee e ascoltate il talk dedicato alla conciliazione tra genitorialità e mondo del lavoro e sui cambiamenti portati dalla pandemia in questo ambito. A confrontarsi sul tema Nestlé, MSD Italia, Microsoft, Gruppo Unipol e Confimi Industria.Alla base delle Social Talk ci sono i dati emersi dal Parenting Index, un approfondito studio internazionale sull’esperienza dei neogenitori svolto da Kantar e commissionato da Nestlé. L’Index rappresenta un primo fondamentale passo per arricchire la comprensione della genitorialità contemporanea attraverso le opinioni di oltre 8.000 mamme e papà di bambini di età compresa tra 0 e 12 mesi che vivono in 16 Paesi diversi. Lo studio e il ciclo di incontri virtuali si inseriscono all’interno della Nestlé Parenting Initiative – un programma internazionale su cui l’azienda lavora con l’intento di aiutare a rendere più facile la vita dei genitori, con particolare focus sui primi, cruciali, 1.000 giorni di vita del bambino.Da quei dati ogni azienda ha sviluppato una serie di iniziative per migliorare la vita dei propri dipendenti genitori da lavoro agile vero (che non è quello impropriamente chiamatosmart workingobbligato dalla pandemia che non ha sicuramente aiutato), passando per asili nido aziendali, survey di ascolto per mappare le esigenze ed agire di conseguenza. Non tutte le aziende riescono a “reagire” davanti a questi cambiamenti e sicuramente in Italia le PMI fanno più fatica e spesso sottovalutano la necessità di affrontare il tema anche in ottica di attrarre o tenere talenti (in un paese come l’Italia quella sarà una sfida vera e fondamentale).Qui ci vorrebbero governi illuminati che guidino quel processo sapendo che la genitorialità condivisa aiuta le donne a crescere in azienda o a non perdere il lavoro e forse aiuta anche gli uomini ad uscire dal paradigma patriarcale. Aiuterebbe tutti, aziende incluse.Di certo si sta amplificando l’esistenza di due mondi del lavoro completamente diversi tra loro: un modo ipertutelato e normato e uno totalmente privo di strumenti, precarizzato e il più delle volte “nascosto”, dove l’ultimo dei temi come è facile immaginare è il benessere dei lavoratori.La vera sfida sarà rendere quel primo mondo un traino per tutto il mondo del lavoro a prescindere dal settore e dal livello contrattuale. Leggi ad hoc possono aiutare e velocizzare il processo.
Roberto Antonelli è il nuovo presidente dell'Accademia Nazionale dei Lincei
Cultura e Spettacolo
Oggi 30-07-21, 12:09

Roberto Antonelli è il nuovo presidente dell'Accademia Nazionale dei Lincei

Roberto Antonelli è il nuovo presidente dell’Accademia Nazionale dei Lincei. Già presidente della Classe di Scienze Morali, succede a Giorgio Parisi.Antonelli, oltre a svolgere l’attività ordinaria per l’Accademia, è anche curatore delle celebrazioni del Trittico dell’ingegno italiano che si sono aperte nel 2019 con le mostre dedicate a Leonardo da Vinci, e son proseguite con quelle dedicate a Raffaello e quest’anno quelle per Dante.Professore emerito di Filologia romanza nell’Università di Roma “Sapienza”, ha studiato origini e sviluppo delle letterature romanze dal Medio Evo all’età contemporanea, il ruolo della Filologia romanza e della critica letteraria nella cultura del Novecento.Ha pubblicato, fra libri e saggi, più di 200 lavori, fra cui il primo commento integrale al fondatore della lirica italiana, Giacomo da Lentini (2008), e il Repertorio metrico della Scuola poetica siciliana (1984). Ha pubblicato, in collaborazione con Maria Serena Sapegno, due storie della letteratura italiana Ha fondato e diretto la rivista ‘Critica del testo’ dell’Università di Roma e dirige ‘Studj romanzi’ e la collana ‘Biblioteca di Studj romanzi’. Èstato insignito del Premio ‘Honore’ Chaveè dell’Institut de France (1986). Distinguished Chair Fulbright presso l’Università di Chicago (2008-2009), è socio straniero dell’Acadèmie des Inscriptions et Belles-Lettres dell’Institut de France.
Svanisce sogno "Golden Slam" per Djokovic, perde in semifinale a Tokyo 2020
Cronaca
Oggi 30-07-21, 12:04

Svanisce sogno "Golden Slam" per Djokovic, perde in semifinale a Tokyo 2020

Novak Djokovic, numero 1 al mondo, è stato sconfitto dal tedesco Alexander Zverev (1-6 6-3 6-1) nella semifinale del torneo di tennis maschile delle Olimpiadi di Tokyo 2020. In finale il tedesco sfiderà il russo Khachanov, che nella sua semifinale ha sconfitto lo spagnolo Carreno Busta (6-3 6-3). Djokovic e Carreno Busta giocheranno la finale per il bronzo.Il serbo resta comunque in gara nel doppio misto, in coppia con Nina Stojanovic.La medaglia d’oro avrebbe permesso a Novak Djokovic di completare il “Golden Slam”, ovvero la vittoria di tutti e quattro i tornei del Grande Slam (Australian Open, Roland Garros, Wimbledon e US Open), più la medaglia d’oro alle Olimpiadi. Finora a riuscire in questa impresa sono stati Rafael Nadal, Andre Agassi, Serena Williams e Steffi Graf.
Maurizio Landini: "Le aziende non possono licenziare i non vaccinati"
Politica
Oggi 30-07-21, 11:49

Maurizio Landini: "Le aziende non possono licenziare i non vaccinati"

O il Governo prende l’iniziativa di una legge sull’obbligo vaccinale, oppure non può essere un’azienda a decidere di licenziare un dipendente perché non si vaccina. Questa in sintesi la posizione della Cgil di Maurizio Landini, che lamenta la poca concertazione in materia di green pass.“Sul green pass noi non siamo stati contattati ufficialmente né dal Governo né da Confindustria, non abbiamo avuto sedi o tavoli di trattativa. L’unico incontro che abbiamo avuto è stato sulla scuola, quindi ad oggi non abbiamo avuto né convocazioni né richieste di chiarimento sulla nostra posizione” dice il segretario della Cgil Maurizio Landini in occasione dell’assemblea di Cgil Toscana a Firenze. Landini ribadisce la posizione dei sindacati sul green pass. “Come è noto, se esistono protocolli di sicurezza nel nostro Paese è perché li abbiamo conquistati e ci siamo battuti addirittura un anno e mezzo fa, abbiamo scioperato proprio perché non si può lavorare se non c’è sicurezza, quei protocolli che sono poi diventati legge e hanno garantito al Paese di reggere in questa fase difficile. Questi protocolli devono essere un elemento centrale” dice il segretario.“Noi - aggiunge - abbiamo fatto anche una intesa che ha permesso di aprire anche alla possibilità di vaccinare all’interno dei luoghi di lavoro, perché la lotta al virus passa dalla vaccinazione. Non abbiamo contrarietà ai vaccini pensiamo sia utile e necessario. Con la stessa franchezza tutti sanno che il vaccino da solo non è sufficiente per sconfiggere questo virus, quindi anche per chi è vaccinato devono restare distanziamento e mascherine”.Secondo Landini non possono però essere le aziende a licenziare coloro che scelgono di non vaccinarsi.“Sono una forzatura inaccettabile le cose scritte da Confindustria perché non è un’azienda che può decidere chi viene licenziato o demansionato senza vaccino” sottolinea il segretario. Secondo Landini, “nel Paese se si pensa di arrivare a una legge perché si decide che c’è necessità di un trattamento sanitario obbligatorio serve un provvedimento del Governo”. “A oggi quel provvedimento è stato fatto solo nel sistema sanitario” commenta il segretario Cgil. “Sono sbagliate forzature di chi pensa di usare questo tema per licenziare o demansionare. È controproducente minacciare operazioni o sfruttare un problema di questa natura”.Landini racconta di aver chiesto al governo di intervenire con un’operazione di politica industriale nel settore automotive. “Abbiamo chiesto un incontro al presidente del Consiglio per essere in grado di poter fare un’operazione di politica industriale perché le aziende, che in modo da Far west, hanno aperto procedure di chiusura di stabilimenti, sono tutte del settore automotive” spiega. ”È evidente che è necessario che su quel settore si faccia un provvedimento straordinario ed allo stesso tempo si apra un tavolo di trattativa perché questo meccanismo, sia sul piano occupazionale, sia sul piano dell’innovazione e degli investimenti, deve gestire un processo che durerà anni” commenta ancora Landini.Il segretario Cgil si esprime anche sulla questione Mps, dopo che Unicredit ha fatto sapere di aver parto una trattativa con il Tesoro per la fusione con la Banca senese. “Su Mps noi è da tempo che stiamo chiedendo al Governo di attivare un tavolo. Credo che a questo punto non sia più rinviabile. Siccome è notizia ormai ufficiale, mentre nelle settimane scorse ci si diceva che non c’era ancora nulla, e quindi non veniva convocato il tavolo per questo, mi pare che siamo in presenza di un fatto formale: si apre una trattativa fra Unicredit ed il ministro dell’Economia, e quindi è necessario sia possibile per il sindacato ed i lavoratori, entrare in questa discussione e discutere” afferma Landini.“Come è noto noi - aggiunge - siamo contrari all’idea dello spezzatino, perché questo vuol dire indebolire il sistema bancario del nostro Paese”. Il segretario Cgil fa sapere che nelle prossime ora il sindacato agirà perché venga convocato il tavolo. “Se questo non avviene insieme alla categoria dovremmo decidere quali iniziative mettere in campo” conclude.
Museo Egizio di Torino chiede Green Pass per l'ingresso. Insulti sui social: "Dovete chiudere!"
Oggi 30-07-21, 11:33

Museo Egizio di Torino chiede Green Pass per l'ingresso. Insulti sui social: "Dovete chiudere!"

E’ bastata una comunicazione sui social per scatenare l’ira degli utenti. Il Museo Egizio, infatti, all’indomani dell’introduzione del Green Pass, ha prontamente allertato i visitatori che ”In ottemperanza alle disposizioni governative vigenti (DPCM del 23 luglio 2021), dal 6 agosto 2021 è obbligatorio che i visitatori esibiscano il Green Pass corredato da un valido documento di identità per accedere al Museo Egizio”.Un’iniziativa che non è piaciuta a tantissimi che hanno riversato tutto il loro livore e la loro rabbia contro una decisione vissuta come un’imposizione discriminatoria. “Vergogna! Potete chiudere per sempre”, scrive uno; “caro museo non ci vedrete più, avete perso tre clienti, commenta un altro; “voi trattate di storia, ma di quella storia che parla di lasciapassare, discriminazione e apartheid non ci avete capito nulla”, dice un altro.E ancora: “Poi non piangete quando caleranno gli incassi”, “anche voi schiavi di questa dittatura”. I commenti aumentano di ora in ora. “Dovete fallire tutti”.
Nel Libano morente c'è chi rimpiange la folle leggerezza dei tempi della guerra
Estero
Oggi 30-07-21, 11:26

Nel Libano morente c'è chi rimpiange la folle leggerezza dei tempi della guerra

Quaranta anni fa a Beirut, devastata dalla guerra, arrivò una missione del Fondo monetario internazionale. Gli esperti volevano capire il segreto della incredibile stabilità economica e finanziaria del Libano, già da anni sotto le bombe. Corsero qualche rischio, parlarono con tutti e studiarono molte carte. Alla fine, cercando di spiegare quel paradosso, ammisero di non aver capito un granché e raccomandarono una sola cosa ai libanesi: “Non toccate niente, il sistema funziona da solo”.In effetti, ancora a quasi dieci anni dall’inizio degliévénements, la moneta locale manteneva intatto il suo valore, un dollaro costava sempre solo quattro lire libanesi, le banche avevano liquidità abbondante, negozi, discoteche e ristoranti erano pieni, la ricca diaspora libanese continuava a investire nel Paese scommettendo sul futuro. Tutto quello è ormai soltanto un ricordo sfocato. Nel Libano di oggi, più o meno in pace, ma piegato da forti tensioni e dal massiccio ingresso di profughi siriani, il quadro è desolante. Lo Stato è in bancarotta, l’energia elettrica è razionata, scarseggia il carburante, manca l’acqua potabile, i servizi pubblici sono inesistenti, le medicine introvabili e la morsa del Covid fa paura. Qualcuno rimpiange la folle leggerezza della vita al tempo della guerra.L’ultimo anno è stato durissimo. Dodici mesi fa, il 4 agosto, sulle ferite già profonde, è piombata la tragedia dell’esplosione del deposito di nitrato d’ammonio al porto di Beirut, con oltre duecento morti, settemila feriti, trecentomila sfollati, la città sventrata. Da allora il Libano è senza governo. Lunghi mesi di trattative tra i notabili non sono bastati a superare i veti incrociati e lo stallo. Con un nulla di fatto, dopo le dimissioni del premier Hassan Diab a seguito dell’esplosione, hanno gettato la spugna i primi ministri incaricati Mustapha Adib e Saad Hariri, entrambi sunniti, come vuole il manuale Cencelli libanese. Ora tocca a Najib Mikati, già primo ministro, che tenterà di dare un governo al Paese.Intanto la situazione rischia di finire fuori controllo per l’emergenza economica, sociale e sanitaria e soprattutto per la corruzione endemica, che soffoca il Libano e impedisce ogni riforma. È su questo obiettivo, le riforme ormai improcrastinabili del sistema, che i generosi donatori internazionali del Libano hanno insistito, a parole. Ma il sistema arcaico di potere, che pochi sfruttano e molti subiscono, resiste, arroccato in difesa, tra incapacità e insensibilità. Oggi lì nessuno raccomanderebbe di lasciare le cose come stanno. Allora, che fare?Per l’Italia e per l’Europa si tratta di uno snodo importante. Il Mediterraneo è già ingolfato da troppe instabilità e minacce; se anche il Libano scivolasse in quella lunga lista non sarebbe certo una buona notizia. Purtroppo a Bruxelles i margini d’azione sono ridotti, le sensibilità sono diverse, Beirut è più vicina a Roma che a Budapest o Varsavia. Emmanuel Macron, triangolando con Usa e Arabia Saudita e attento agli storici legami della Francia con il Paese dei cedri, ha indetto per il 4 agosto un vertice internazionale in remoto sul Libano. L’anno scorso era stato il primo leader straniero a correre in maniche in camicia tra le macerie di Beirut due giorni dopo il disastro per esprimere solidarietà, per promettere aiuti e anche per chiedere alla politica libanese un deciso cambio di passo. Ma non è cambiato nulla, il Libano continua a sprofondare.Da parte italiana ci sarebbe spazio per non lasciare l’iniziativa all’iperattivo presidente francese e per affiancarlo con proposte concrete, abbiamo stretti rapporti con il Libano e forte interesse a bloccare una deriva pericolosa. Per farlo dovremmo concentrarci, nonostante le nostre pressanti priorità interne, su una strategia mediterranea di lungo periodo, al di là del solo aspetto migratorio/securitario, pur importante. La diplomazia italiana ne sta accennando, opportunamente, oltre che ai francesi, a tedeschi e spagnoli per un coordinamento operativo tra europei più interessati, senza attendere un improbabile consenso a Ventisette.I fatti incalzano, occorrerebbero risposte rapide. Non bastano le sanzioni individuali, abusate e non molto efficaci. Meglio pensare a una robusta agenda positiva, in termini di sostegni al Libano, chiaramente condizionata a una svolta nella gestione della crisi da parte dei responsabili libanesi, nell’interesse del loro martoriato Paese, cogliendo anche qualche flebile segnale riformatore lanciato dalla società civile. Dopo Siria, Libia e oggi forse Tunisia, non si può restare inerti di fronte a un’ulteriore turbolenza dagli esiti imprevedibili e gravidi di rischi. D’altra parte, per una nuova agenda mediterranea dell’Italia, restano i nodi da sciogliere della nostra attuale difficoltà di comunicazione con attori di peso, quali l’Egitto, la Turchia e gli Emirati Arabi: altro buon motivo per ragionare con attenzione sulle possibili mosse in un quadro più ampio.
La visione di David Baker sulla struttura 3D delle proteine e di farmaci innovativi (di M. Brunori)
Oggi 30-07-21, 11:24

La visione di David Baker sulla struttura 3D delle proteine e di farmaci innovativi (di M. Brunori)

(diMaurizio Brunori,Professore Emerito, Sapienza Università di Roma; e Presidente Emerito della Classe di Scienze FMN dell’Accademia Nazionale dei Lincei)Anche il mio fioraio, che incontro in fondo alla via, parlando della pandemia menziona la “spike protein”, la macromolecola proteica che il virus utilizza per ancorarsi alla superficie della nostre cellule, il primo passo per la penetrazione. Spike è una grande proteina di membrana formata da ben più di 1.000 amino acidi, che è presente sulla superficie del virione formando la caratteristica corona esterna (da cui il nome di questi virus). Il dominio esterno di Spikeè il sito di legame al recettore di ACE2 (Angiotensin Converting Enzyme) presente sulla superficie delle nostre cellule, la porta d’ingresso del patogeno. La penetrazione del virus viene ovviamente contrastata dalla formazione di un legame fra Spike e gli anticorpi prodotti dal paziente nel corso della malattia; o anche quelli indotti dal vaccino che utilizza proprio Spike come antigene bersaglio.Fermo restando che il vaccino è lo strumento più efficace per evitare la malattia e innescare la prevenzione nella popolazione, è molto importante ragionare sulla necessità di inventare degli antivirali specifici ed efficaci che possano contrastare la malattia. Anche in questa prospettiva Spike è il bersaglio più ovvio: sarebbe essenziale avere un farmaco specifico che sia ben tollerato ed efficace nel sequestrare il sito di legame con ACE2, il tutto da scoprire presto e a prezzi accessibili. Per tentare questa strategia si deve partire dalla conoscenza dettagliata della struttura atomica in 3 dimensioni (3D) di Spike e progettare nuove molecole con alta affinità per il sito di legame. Problema formidabile, che diventa aggredibile da parte di scienziati che conoscano a fondo le proteine e possano sviluppare sofisticati metodi di calcolo e simulazione ad hoc.Fortunatamente le conoscenze sulla struttura e funzione delle proteine sono molto avanzate, e i metodi sperimentali per determinarne la struttura 3D a livello atomico sono molto sofisticati. Un caso relativamente recente è la microscopia elettronica a bassissima temperatura seguita da analisi delle immagini di singole molecole, tecnologia premiata con il Nobel per la Chimica nel 2017. Per la sua carica innovativa non si può non ricordare il fondamentale esperimento sulla denaturazione delle proteine pubblicato il 15 settembre 1961 (quasi 60 anni fa!) da Chris Anfinsen, biochimico danese in forza al NIH, in coll. con E. Haber, M. Sela e FH White. Perché questo esperimento compiuto agli albori della grande Biochimica è stato così importante?La teoria di Anfinsen si è basata sulla convinzione che la sequenza di amino acidi di una proteina contiene l’informazione necessaria e sufficiente per determinare (in acqua) la sua struttura tridimensionale caratteristica che è idonea a svolgere nella cellula la sua funzione specifica. Questa scoperta ha aperto un campo di ricerca fondamentale per la biologia e la medicina, e ha definito il cosiddetto Protein Folding Problem, in italiano il problema della morfogenesi di una proteina. La sequenza degli amino acidi di una proteina è geneticamente determinata e corrisponde -a mio avviso- alla definizione di Sostanza secondo Aristotele: Substantia causa sui: come sinolo di materia e forma, la sostanza ha in sé tutto ciò che le consente di essere quello che è. Ne consegue che la conoscenza della sequenza amino acidica dovrebbe permettere di prevedere la struttura tridimensionale di ogni proteina e quindi rivelarne la funzione. Un vaste programme avrebbe detto il Generale De Gaulle. Prevedere la struttura 3D di un oggetto costituito da decine di migliaia di atomi è obiettivo molto complesso ma assolutamente fondamentale, che ha attratto straordinari talenti (scienziati teorici e sperimentali) impegnati in una competizione serrata, ad altissimo livello.Negli anni Novanta fu lanciata una interessante iniziativa internazionale denominata CASP (Computer Assessment Structure Prediction). Una sorta di gara aperta ai gruppi di eccellenza della biofisica e della chimica computazionale cui viene chiesto di impegnarsi nel calcolare e presentare un modello tridimensionale di proteine selezionate dal Comitato organizzatore, proteine di cui è nota la sequenza degli amino acidi ma ovviamente ignota la struttura 3D. Il Comitato invita gli scienziati partecipanti a sottoporre il risultato delle loro previsioni della struttura 3D per valutazione “in doppio ceco” da parte di un comitato di esperti. Questa gara, nata per iniziativa del Prof Jonh Moult (Univ Maryland, USA), ha visto per molti anni la nostra cara amica Anna Tramontano, Professoressa di Biochimica della Sapienza di Roma, impegnata come organizzatrice e “arbitra” nella valutazione dei risultati volti a risolvere un problema di estrema difficoltà.A novembre 2020 si è concluso CASP14, che ha visto in campo circa 100 gruppi di ricerca. Alla fine della elaborata valutazione è stato rivelato un risultato eclatante: gli esperti hanno sancito la vittoria ottenuta con un algoritmo di Google detto DeepMind’s AlphaFold che ha prodotto risultati assolutamente straordinari: il Prof John Moult ha dichiarato senza riserve: “This is a big deal, … and in some sense the problem is solved”.Come commentato in un precedente blog su HuffPost, la performance di DeepMind’s AlphaFold sembra aver contribuito in maniera determinante alla soluzione del problema della morfogenesi di una proteina (protein folding problem).Tutto risolto? Non proprio se si considerano i nuovi straordinari risultati ottenuti molto recentemente da David Baker, Professore di Biochimica e Biofisica e Direttore del Institute for Protein Design della Washington University a Seattle, USA (Fig. 2). Baker ha un’eccellente reputazione nel campo del protein folding and design dimostrata nel corso degli ultimi 20 anni da molti risultati originali e di grande impatto. Le regole fondamentali e i percorsi chimici coinvolti nella morfogenesi di una proteina sono stati inclusi in un programma di simulazione del tutto innovativo che ha chiamato Rosetta. Baker è un ricercatore brillante e visionario che ha affrontato con fantasia e coraggio il complesso problema del folding e della progettazione di proteine del tutto nuove e mai prodotte dagli organismi viventi.Appena la sequenza degli amino acidi di Spike fu pubblicata e quindi resa disponibile alla comunità scientifica tutta, Baker e i suoi collaboratori hanno iniziato un lavoro frenetico per disegnare de novo piccole molecole capaci di legarsi con altissima affinità al sito di Spike che riconosce il recettore di ACE2 (vedi sopra). Questa strategia, supportata da una versione evoluta di Rosetta, ha dato ottimi risultati e permesso di sintetizzare molecole inesistenti in natura che si legano a Spike con altissima affinità, e che Baker ha chiamato “hyperstable minibinders.”(Fig. 3).Per questi risultati gli è stato assegnato nel settembre 2020 il Breaktrough Prize, premio molto prestigioso di 3 milioni di dollari, con la seguente motivazione: “… per aver sviluppato una tecnologia che ha consentito di disegnare nuove proteine mai prodotte in Natura, comprese nuove molecole con potenziale attività terapeutica in alcune malattie dell’uomo”. (Cao L, Goreshnik I, … Baker D. Science. 2020 Oct, 370: 426-431).Il trasferimento di questi nuovi farmaci di sintesi alla terapia dovrà attendere i risultati dei canonici procedimenti di validazione e approvazione da parte delle Autorità vigilanti; a tempo debito i minibinders saranno, assieme agli anticorpi monoclonali da poco resi disponibili grazie al lavoro di Rino Rappuoli e coll., un arricchimento dell’arsenale di farmaci necessari per battere la malattia da Covid-19.Alla fine del 2020 quando furono resi pubblici i risultati della gara CASP14, fu evidente che il vincitore era DeepMind’s AlphaFold; e Baker era secondo. Il primo ad ammettere che il gruppo di Google aveva introdotto innovazioni concettualmente originali e molto rilevanti fu lo stesso Baker. Il gruppo della Washington University guidato da David Baker e Baek Minkyung, si mise al lavoro e in breve tempo sviluppò un sistema di intelligenza artificiale a tre canali, che considerava simultaneamente: la sequenza degli amino acidi (una dimensione), le distanze fra i vari residui (due dimensioni) e le coordinale spaziali (tre dimensioni). Questo sistema evoluto chiamato RosettaTTAFold, consente di ottenere modelli 3D di strutture proteiche singole e/o di complessi con un livello di accuratezza uguale a quello dimostrato dal sistema di Google DeepMind’s AlphaFold;il vantaggio è che ottiene questo risultato molto più rapidamente (minore potenza di calcolo), a costi molto contenuti, e comunque è universalmente disponibile. Un risultato che solo all’inizio della pandemia era impensabile.Il gruppo di Baker al Insitute for Protei Designimmagina che gli straordinari progressi nella chimica computazionale dovuti DeepMind’s AlphaFolde a RosettaTTAFoldhanno aperto nuovi orizzonti nelle Scienze della vita. In primis è ben noto che le proteine sono oggetti che hanno una dinamica molto estesa dai pico-secondi ai minuti; e che la struttura di riferimento a riposo è solo una delle conformazioni che possono modulare la funzione; basti pensare agli stati allosterici di Monod, Wyman e Changeux. Inoltre le necessità della Medicina moderna sono assai vaste: dai vaccini universali multivalenti ai nuovi farmaci per malattie croniche come l’Alzheimer; dalle proteine come micro-contenitori per trasporto mirato alle proteine intelligenti (the magic bullet) che riconoscono efficacemente il bersaglio; etc. Un universo di sfide largamente inesplorato che richiederà molta ricerca curiosity driven, come progettato nei Grand Challenges dell’Institute for Protein Design.
"La variante Delta si diffonde come la varicella"
Oggi 30-07-21, 10:51

"La variante Delta si diffonde come la varicella"

La variante delta del Covid 19 sembra causare malattie più gravi delle varianti precedenti e si diffonde facilmente come la varicella. Lo rileva uno studio del Centers for Disease Control and Prevention (CDC) contenuto in un documento interno pubblicato dal Washington Post.Nel documento si fa riferimento ad una combinazione di dati ottenuti di recente, ancora non pubblicati, che mostrano che gli individui vaccinati infettati dalla variante Delta possono essere in grado di trasmettere il virus facilmente come quelli che non sono vaccinati. Le persone vaccinate infettate con la variante Delta hanno cariche virali misurabili simili a quelle che sono non vaccinate e infettate con la variante.Secondo quanto scrive il Washington Post i dati contenuti nel documento del Centers for Disease Control and Prevention sarebbero alla base delle nuove raccomandazioni che “chiedono a tutti, vaccinati e non, di indossare mascherine in ambienti pubblici in determinate circostanze”.“Il direttore del CDC, Rochelle Walensky, - scrive il Washington Post - ha informato privatamente i membri del Congresso”. Lo studio del CDC evidenzia, inoltre, che con la variante del virus in circolazione il rischio per gli anziani di finire in ospedale o morire rispetto ai più giovani è maggiore indipendentemente se si è vaccinati o meno. Un’altra stima dello studio afferma che ci sono 35.000 infezioni sintomatiche a settimana tra i 162 milioni di americani vaccinati.
Black Widow esce su Disney+, Scarlett Johansson fa causa per "contratto violato"
Cultura e Spettacolo
Oggi 30-07-21, 10:47

Black Widow esce su Disney+, Scarlett Johansson fa causa per "contratto violato"

Scarlett Johansson fa causa alla Disney per Black Widow. Secondo l’attrice protagonista del film basato sul personaggio di Natasha Romanoff dei fumetti Marvel Comics il suo contratto è stato violato con l’uscita in contemporanea sia nelle sale cinematografiche sia su piattaforma streaming Disney+.Nell’azione legale la Johansson sostiene che secondo gli accordi con la Marvel Entertainment veniva garantito uscita in sala esclusiva e il suo compenso era basato in larga parte sulla performance del film al botteghino. In questo senso, quindi, la Disney ha violato senza giustificazione l’accordo con la Marvel impedendo all’attrice di trarre tutti i benefici del contratto.La causa da parte della Johansson potrebbe costituire un precedente per il mondo dell’intrattenimento. La principali aziende infatti stanno dando la precedenza ai loro servizi in streaming in modo da spingere la crescita. Questa strategia ha implicazioni finanziarie considerevoli per attori e produttori i quali vogliono assicurarsi che la crescita dello streaming non li danneggi.“Non c’è giustificazione di alcun tipo per questa causa, che si rivela essere particolarmente triste e dolorosa nel suo essere insensibile nei confronti degli orrendi e prolungati effetti che la pandemia di Covid-19 sta avendo a livello globale”, ha risposto la Disney, “Abbiamo onorato a pieno il contratto di Ms. Johansson, oltretutto il lancio di Black Widow su Disney+ con Accesso Vip ha sensibilmente aumentato la sua abilità di guadagnare compensazioni aggiuntive oltre ai 20 milioni di dollari che ha già ricevuto finora.
Calasso e quel Nobel collettivo per i nostri saggisti mitografi
Oggi 30-07-21, 10:41

Calasso e quel Nobel collettivo per i nostri saggisti mitografi

La scomparsa di Calasso ci lascia orfani di un grande saggista, raffinato intellettuale e di un organizzatore culturale, sulla scia di Bazlen, ormai leggendario. Egli è appartenuto a una genia di scrittori-critici che danno fama all’Italia nel mondo, e che se finora non sono riusciti ad avere il Nobel per la letteratura singolarmente, pur avendone tutti i titoli, lo meriterebbero senz’altro tutti insieme come contributo peculiarmente italiano alla cultura mondiale.Non fanno parte di una corrente letteraria, non sono neanche molto affini tra loro, hanno sicuramente una cultura politica e filosofica molto variegata, ciascuno è o è stato impegnato in un riparato e certosino lavoro artigianale. Ma hanno in comune l’essere autori che riscrivono e fanno rivivere, in maniera particolarmente creativa, gli innumerevoli miti del passato (dall’India vedica ai miti omerici, tra i molti) e che creano i miti dei nostri tempi (dal mito asburgico ai nuovi “miti” quotidiani), lanciando uno sguardo unico e originale sul nostro passato e sulla nostra attualità, e indicando una traccia per il futuro.Parlo non esaustivamente ma in particolare di Pietro Citati, di Claudio Magris e, appunto, di Roberto Calasso, ma si pensi anche al lavoro di Umberto Eco e di un Giovanni Macchia. Autori che il mondo ammira e ci invidia, premiati finora con molti dei più grandi riconoscimenti internazionali, e che pure in Italia hanno un vasto seguito. Sempre augurando ai viventi di vedersi attribuire il Nobel per la letteratura, sarebbe meraviglioso per il nostro Paese che l’Accademia svedese, in via eccezionale - su modello di vari Nobel sulla Pace - e anche quale contributo alla memoria di questo autore scomparso, riconoscesse in un prossimo futuro il contributo, certamente eterogeneo ma peculiarmente italiano dei nostri sublimi saggisti e letterati “mitografi”.
L’Italia è un paese per donne… finalmente
Oggi 30-07-21, 10:38

L’Italia è un paese per donne… finalmente

Buone notizie per le donne dal pianeta Italia. Ho letto recentemente i risultati di un report dedicato ad analizzare la rappresentanza delle donne nella ricerca scientifica nei 28 Paesi europei e ho trovato un ritratto del nostro Paese a dir poco confortante.Secondo lo studio, infatti, oggi in Italia il 44% di chi fa ricerca è donna, quasi 1 ricercatore 2. Ad affermarlo una fonte alquanto autorevole: parliamo, infatti, di Elsevier, uno dei più grandi editori scientifici al mondo con oltre 3000 pubblicazione in ogni campo. Per dare un’idea, sono loro a editare il Lancet, una delle riviste più autorevoli su scienza e medicina.Nel campo della ricerca scientifica l’Italia, quindi, non solo è lanciata verso la parità di genere ma è molto avanti rispetto alla media europea ferma al 39% e supera paesi che da sempre prendiamo ad esempio, come la Danimarca, che resta al 35%. E anche sul versante della retribuzione l’Italia sembra essere avanti rispetto al resto d’Europa con un pay gender gap, che seppure è presente, è la metà di quello che viene registrato nel resto d’Europa, 7% contro una media che va oltre il 15%.Insomma, i passi avanti sono stati fatti, le donne sono entrate con determinazione in campi che solo fino a poco tempo fa erano considerati esclusivamente maschili. E le discipline STEM ne sono un esempio. Sempre il report Elsevier ci restituisce un quadro incoraggiante sulla ricerca in materie scientifiche, tecnologiche, ingegneristiche e matematiche. L’Italia, infatti, anche qui vede aumentare con costanza le donne che firmano per la prima volta una pubblicazione. Se in media in Ue fino al 2003 la percentuale di ricercatrici su scienza, tecnologia, matematica e ingegneria che avviavano la propria carriera restava poco sopra il 20% (negli stessi anni l’Italia era già ben oltre il 30%), oggi anche a livello europeo questa percentuale è quasi raddoppiata, arrivando al 40%, mentre il nostro paese è di poco sotto al 50%.Zone d’ombra? Una, tristemente nota: la presenza femminile cala proporzionalmente all’aumento del prestigio della carica ricoperta e quando parliamo di ruoli apicali le donne sono ancora sottorappresentate, in Italia come in Europa.In ogni caso la lettura dei dati di questa ricerca non può che far ben sperare per il nostro Paese che ormai è pronto a far cadere inutili e obsoleti confini professionali fra mestieri giudicati adatti alle donne oppure no. E devo dire che in questo senso, il settore dell’innovazione ha già fatto tanto. Penso a molte giovani professioniste italiane che sono state scelte da startup e veri e propri unicorni internazionazionali per guidare le loro attività nel nostro Paese: Benedetta Arese Lucini, prima general manager di Uber in Italia, Elena Lavezzi oggi alla guida di Revolut, Federica Tremolada a Spotify o Veronica Diquattro a Dazn.Insomma, come si diceva una volta, due indizi fanno una prova: la ricerca di Elsevier, unita alle esperienze concrete, lanciano un messaggio importante alle giovani donne del nostro paese: sfuggite dagli stereotipi di genere, applicate la vostra intelligenza in campi nuovi, il futuro è lì per essere costruito.
Il tempo di morire e la qualità di morte
Oggi 30-07-21, 10:35

Il tempo di morire e la qualità di morte

La nascita è la malattia più letale di tutte: comporta il 100% di morte, quell’evento che in età moderna è scomparso, celato, edulcorato. Forse anche per questo la strage avvenuta con la pandemia ci ha sconvolti: ci ha travolto il numero di decessi e ci ha fatto riflettere su come si muore.Ecco, oggi voglio parlare di un tema che mi sta molto a cuore: la qualità di morte. Indice poco noto, al contrario del suo omologo della vita, ma forse altrettanto prezioso. Prevede infatti una riflessione sulla morte, un dialogo con i familiari (che non sempre sono pronti ad ascoltare), decisioni che se la persona non è in grado di scegliere, devono essere completamente orientate all’altro. Scegliere del periodo che precede il trapasso altrui è elevato esercizio etico ed empatico, dove le nostre preferenze e comodità devono sparire rispetto alle esigenze di chi amiamo.Personalmente ho già comunicato le mie preferenze: nessun accanimento, nessuna macchina che prolunghi inutilmente o indefinitamente una esistenza scollegata dalla realtà, un testamento biologico depositato al medico curante, richieste come quella di rimanere se possibile a casa mia, con le persone che amo e il mio cane, se ce ne sarà uno. Farmaci per il dolore e cure palliative perché morire soffrendo è una crudeltà che deve essere evitata a ogni costo, anche se i farmaci potrebbero accorciare la vita residua. Se l’esito è inevitabile vorrei che fosse lasciato all’organismo il compito di arrendersi e cedere. La natura è saggia e certi orologi non possono essere regolati all’indietro. Scegliamo e decidiamo con compassione per noi stessi e per chi amiamo.Le persone coscienti in prossimità della morte hanno paura e vanno rassicurate, accompagnate, va dato loro il tempo di staccarsi e salutare chi hanno amato. Aiutiamole, se lo desiderano a scrivere una lettera, a lasciare un testamento emotivo. Le persone i cui cari hanno una morte improvvisa e traumatica hanno maggiori difficoltà ad elaborare il lutto.Dobbiamo essere forti davanti ai nostri cari che stanno morendo? Non lo so, dovremmo essere noi stessi, umani. Uno dei ricordi più belli che ho è di quando ho pianto con la testa sul grembo di mia madre e lei mi ha consolata dolcemente, accarezzandomi la testa e i capelli bagnati di lacrime.La morte è una cosa brutta? È difficile rispondere. È una cosa naturale e inevitabile. Forse dovremmo parlarne di più. Le persone hanno bisogno di parlarne. Quando ho perso mia madre ho avuto momenti di commozione e cedimento nei momenti più impensati, ebbene una mattina mentre andavo in aeroporto ho raccontato al tassista della mia perdita e lui della sua. Siamo arrivati a destinazione in lacrime entrambi e ci siamo abbracciati perché avevamo condiviso la stessa sofferenza. La morte prevede un periodo di distacco dal noto, ci rende vulnerabili e soli, gli equilibri possono cambiare e le relazioni con i familiari possono entrare in crisi.La paura ha spesso come prima reazione l’aggressività che è segno di impotenza.Ma la morte può farci crescere, quando perdiamo i genitori smettiamo di essere figli e siamo ‘costretti’ a diventare più adulti, anche simbolicamente. Potreste non aver parlato con i genitori per anni, ma quando se ne vanno, scompare una grossa radice a cui eravate attaccati e il vero compito è quella di gettarne un’altra, che attecchisca forte al terreno.(Dedicato ad Anna, con dolcezza)