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Giuseppe Conte arriva a Bruxelles e si spaventa
Ieri 20-06-19, 22:41

Giuseppe Conte arriva a Bruxelles e si spaventa

Quando dopo un giro di incontri con Angela Merkel, il lussemburghese Xavier Bettel, Donald Tusk e soprattutto il presidente della Commissione Ue Jean Claude Juncker, l’ambasciatore italiano Maurizio Massari gli chiede come è andata, il volto di Giuseppe Conte è scuro. Al premier è bastata una mezza giornata qui al Consiglio europeo per capire che per evitare la procedura per debito eccessivo contro l’Italia dovrà fare un vero e proprio miracolo. Lo raccontano fonti dello stesso governo che a un certo punto della giornata si presentano in sala stampa con la mission di drammatizzare. E così, attraverso la stampa, Conte lancia l’allarme diretto a Matteo Salvini. Obiettivo: stanare il vicepremier leghista per capire se sulla procedura minacciata dall’Ue contro l’Italia è disposto a far cadere il governo. E’ questo il punto. A sera, il premier si chiama da parte tre grandi quotidiani italiani: solo loro, esclusi gli altri giornalisti. Per drammatizzare ancor di più. Della serie: sono io l’unico argine alla procedura per debito eccessivo, una catena al collo della spesa pubblica italiana per i prossimi 5 anni al minimo. La palla a Salvini.E’ la verità: l’Ue, cioè Commissione europea e tutti gli Stati membri, non sono disposti a fare sconti. Il punto è un premier arrivato ottimista e diventato pessimista nel volgere di poche ore, addirittura più preoccupato rispetto a dicembre, quando si è consumato lo scontro sulla manovra economica 2019. Un premier che solo quando arriva a Bruxelles si rende conto della gravità della situazione: incredibile, visto che i messaggi degli europei sono sempre stati inequivocabili. E poi manda i suoi a raccontare alla stampa la sua sorpresa per le brutte sorprese scoperte oggi, ad ammettere il fallimento della prima missione bruxellese. Improvvisazione o messaggio calcolato per Salvini? Magari un misto di entrambi. Di solito i portavoce raccontano sempre una versione più rosea della realtà, tendono sempre a sminuire se le cose sono andate male. Invece Conte ci tiene a far sapere: last call per Salvini. Della serie: vuoi far cadere il governo o no? Stamattina, a nemmeno 24 ore dall’arrivo a Bruxelles della lettera di risposta da Roma, Pierre Moscovici è stato chiaro: “Prenderemo anche in considerazione la risposta di Conte ieri, ma in questo momento una procedura per debito è giustificata, quindi andiamo a lavorare, in maniera costruttiva, per evitarla. Ma non lo si fa attraverso scambi, commenti sulle regole: lo si fa sul rispetto delle regole che sono intelligenti e favoriscono la crescita”.Eppure fino a questo pomeriggio Conte era convinto che l’assestamento di bilancio, approvato per metà ieri in consiglio dei ministri e da completare alla prossima riunione dell’esecutivo mercoledì, sarebbe riuscito in qualche modo a evitare la ‘condanna’ dell’Italia. Ottimista sul fatto che la presentazione dei dati del Tesoro che attesterebbero una situazione migliore per i conti pubblici nel primo semestre 2019 (“deficit al 2,1 per cento e non al 2,5 come previsto dalla Commissione”, aveva detto al suo arrivo al vertice) sarebbe stata sufficiente a evitare la procedura per debito, la prima nella storia della zona euro, suggerita dalla Commissione europea uscente, ‘acclamata’ dai ministri economici dell’Eurogruppo nell’ultima riunione a Lussemburgo la settimana scorsa, in dirittura d’arrivo all’Ecofin del 9 luglio che potrebbe aprirla formalmente.Invece no. Nel giro di poche ore, cambia umore, raccontano i suoi. A Bruxelles Conte cerca sponde ma non ne trova. Parla anche con il portoghese Antonio Costa, che in teoria potrebbe essere interessato a tenere un atteggiamento più morbido verso l’Italia, proprio perché a capo di un paese che ha conosciuto da vicino le cure della Troika. E invece magari proprio per questo, nemmeno Costa fa sconti. Per non parlare dell’olandese Mark Rutte: a fine 2018, nello scontro tra Roma e Bruxelles sulla manovra economica, gli olandesi hanno sempre fatto la parte dei ‘falchi’. Fosse stato per loro, la procedura l’avrebbero aperta già a dicembre. Insomma, al minimo, gli interlocutori che Conte ha incontrato qui oggi hanno addossato la colpa a Palazzo Berlaymont. Della serie: mi dispiace, è la Commissione che decide.In realtà, la Commissione indica gli Stati membri quali ultimo anello della catena che effettivamente deciderà se far scattare o meno la procedura, percorso obbligato di riduzione del debito che può durare anche 5 anni e potrebbe persino privare l’Italia dei fondi strutturali europei. Ma, oltre a non aver trovato sponde negli altri leader, Conte è preoccupato proprio perché qui a Bruxelles, raccontano sempre i suoi, ha inteso che la Commissione Juncker è prontissima ad andare avanti sulla procedura: trattasi di una Commissione uscente, in scadenza a fine ottobre, pertanto intenzionata a lasciare il segno e a non passare alla storia come l’esecutivo che ha permesso all’Italia di godere della flessibilità per un quinquennio, dal governo Renzi in poi.Un ragionamento che è esattamente il contrario di quanto sostenuto da Matteo Salvini. Il leader della Lega ha sempre contestato la possibilità che la Commissione uscente possa assumersi la responsabilità di decidere una misura così pesante, mai usata per nessun paese della zona euro. Ecco: il premier la pensa all’opposto. Proprio perché sono in scadenza, Juncker e i suoi commissari sono più rigidi. C’è poco da fare o tanto, a seconda di quale sia l’obiettivo. Il suo è evitare la procedura. E quello di Salvini?In effetti, i commissari europei chiedono un atto vincolante, una manovra correttiva già per il 2019 e poi impegni di riduzione del debito anche per la manovra 2020 e non solo. A fine giornata, mentre al Consiglio proseguono le trattative sulle nomine europee tra leader impantanati nei veti incrociati (si va verso un nulla di fatto), Conte insiste che il suo governo non farà una manovra correttiva. Ma si rende conto che la strategia pensata all’inizio non basta a placare gli europei. L’unica che non si espone sulla procedura per debito è Merkel, stando a quanto raccontano le fonti italiane. La Cancelliera rassicura Conte sul fatto che sarà tenuto informato sulle trattative sui nuovi incarichi europei, per una questiore di criteri geografici: paese grande del Mediterraneo, non può essere escluso. Ma certo non significa che, in queste condizioni di isolamento politico, l’Italia possa ambire a uno degli incarichi al vertice: presidente della Commissione o del Consiglio, Alto rappresentante per la politica estera, governatore della Bce. Nemmeno per sogno. L’Italia però dovrà scegliere un commissario come tutti gli Stati membri. Ma lo scambio tra Conte e Merkel non mette a fuoco questo, né sul portafoglio, tanto meno sul nome. E’ ancora presto e anche qui c’è uno scarto tra le aspettative e la realtà.Solo ieri Conte, al pranzo con Sergio Mattarella al Quirinale, prima del Consiglio europeo, ha parlato di “portafoglio economico di peso” per l’Italia. Il punto è che non siamo ancora a quel livello di discussione: prima i leader dovranno scegliere il presidente della Commissione e sarà lui a decidere la squadra. “Parlare già ora di nomi italiani vuol dire bruciarli”, dice una fonte di governo. Ed è un’altra stoccata a Salvini che solo due giorni fa ha fatto un endorsement per il suo fedelissimo Giancarlo Giorgetti.Ma oggi il tema non è il commissario o le nomine. In cima ai pensieri del premier c’è la procedura da evitare assolutamente. Anche perché da qui passa il destino del governo. E’ chiaro il timore che, se l’Europa deciderà di ‘condannare’ l’Italia, Salvini possa far saltare il banco. In questa partita, Conte si gioca tutto. E con lui il M5s, per niente interessato a tornare al voto.
Toninelli e Di Battista doppio colpo ad Autostrade
Ieri 20-06-19, 22:06

Toninelli e Di Battista doppio colpo ad Autostrade

Più trasparenza sui pedaggi e maggiore certezza sugli investimenti. Sulle tariffe autostradali si volta pagina: l’Autorità di regolazione dei trasporti ha approvato definitivamente il nuovo sistema tariffario, teso a garantire trasparenza ed equità dei pedaggi, con benefici in arrivo per automobilisti, per i quali si potrebbe profilare anche un calo dei pedaggi. Decisione cui plaudono i consumatori ma contro la quale si scagliano le società concessionarie. Un atto ‘blocca cantieri’, lo definisce l’Aiscat, sostenendo che così si fermano tutti gli investimenti già programmati nel settore. Plaude anche il ministro dei Trasporti Danilo Toninelli che sottolinea come si sia “di fronte all’inizio della rivoluzione che avevamo promesso sin dal nostro insediamento”. E rispetto alle critiche dell’Aiscat aggiunge: “se Aiscat oggi attacca così, vuol dire che siamo sulla strada giusta” e rincara: “sblocchiamo i lavori e fermiamo le mangiatoie”.Alle parole del ministro dei Trasporti fa eco Alessandro Di Battista: “Questo è il momento di riprendere il controllo delle autostrade, la battaglia non è semplice.Ovviamente se la Lega decidesse di combatterla sarebbe tutto più facile ma la Lega tace”. Scrive in un post su Fb dove rilancia la questione della revoca della concessione ai Benetton. “Recuperare il controllo delle autostrade farà entrare nelle casse dello Stato miliardi di euro da investire nella diminuzione del carico fiscale o nell’abbassamento dei pedaggi. Si può fare, purché si abbia il coraggio”, dice l’esponente pentastellato che aggiunge: “Il 14 agosto arriverà presto e i morti non si possono piangere e basta. I minuti di raccoglimento lasciano il tempo che trovano, così come il ricordo se non è affiancato da scelte drastiche. Ho sempre ritenuto sacrosanto che fosse lo Stato a gestire le autostrade, lo penso ancor di più da quel maledetto 14 agosto scorso quando un ponte veniva giù uccidendo 43 persone. Le autostrade sono state costruite con i soldi dei cittadini, con le tasse dei nostri padri, dei nostri nonni, non si capisce perché a guadagnarci sopra debbano essere i Benetton, i proprietari del gruppo Atlantia del quale fa parte Autostrade per l’Italia SPA”, premette Di Battista che ricorda come il gruppo abbia “incassato denari a palate grazie ai regali della politica. Parliamo di quasi 10 miliardi di utili, più o meno il costo della flat tax”.Il nuovo sistema è diventato definitivo con la pubblicazione da parte dell’Autorità delle delibere relative a 16 concessionarie (da Autostrade per l’Italia a Strada dei Parchi, dall’Autostrada dei Fiori alla Milano Serravalle), i cui Piani economico finanziari (Pef) erano scaduti da anni. Con il Decreto Genova, infatti, è stata estesa la competenza regolatoria dell’Authority anche alle concessioni in essere e non solo a quelle nuove.Con il nuovo sistema, che l’Art ha già applicato recentemente per le concessioni scadute dell’Autobrennero e delle Autovie Venete, si mandano in soffitta i sei diversi sistemi tariffari che finora regolavano i pedaggi e si supera il meccanismo dei loro aggiornamenti annuali. Il nuovo sistema è basato sul metodo del ‘price-cap’, con l’introduzione di un indicatore di produttività secondo indicatori oggettivi basati sul confronto competitivo con le migliori pratiche del settore: questo garantirà trasparenza ed equità dei pedaggi. Per dare maggiore certezza sugli investimenti da realizzare, l’Autorità interviene sui costi, adeguando la remunerazione sul capitale investito (al 7,09%) agli attuali tassi di mercato. Per le opere già ‘cantierate’ continuerà ad essere applicato il tasso di rendimento previsto dal precedente sistema tariffario. Infine, il sistema incentiva l’effettiva realizzazione degli investimenti programmati, con verifiche annuali e diminuzioni del pedaggio in caso di mancato rispetto dei cronoprogrammi.Misure che però non piacciono ai concessionari, che già ad aprile, nell’ambito della consultazione pubblica avviata dall’Autorità, avevano contestato il provvedimento. “Esprimiamo la nostra più grande preoccupazione e la ferma opposizione alle deliberazioni” dell’Autorità, torna a tuonare l’Aiscat, lamentando di non aver avuto la “possibilità (nonostante le nostre richieste) di un reale confronto”. L’Aiscat, ricordando che le tariffe italiane sono “tra le più basse d’Europa a fronte dei maggiori investimenti per ammodernare la rete” e che l’Ue ha ritenuto il nostro sistema “equo e ragionevole”, si appella dunque al Governo (“ci auguriamo che il governo voglia valutare con grande ponderazione”) e assicura la propria disponibilità ad un “serio confronto”. Chiosa Toninelli: “In questo modo riequilibriamo i pesi tra interesse pubblico e interessi privati. Ecco il cambiamento che il Governo e il mio ministero stanno imponendo al sistema delle concessioni autostradali. I profitti dei privati sono giusti, gli abusi no. E noi ci batteremo sempre a favore della sicurezza e della qualità del viaggio di tutti i cittadini”.
Doppia recessione per l'Italia, economica e demografica: l'Istat fotografa un paese impaurito
Ieri 20-06-19, 21:32

Doppia recessione per l'Italia, economica e demografica: l'Istat fotografa un paese impaurito

Sempre più poveri, sempre più vecchi. E sempre di meno. Il Rapporto Annuale dell’Istat descrive l’Italia come un Paese che corre il rischio, concreto, di una nuova decrescita economica e che si trova al centro di un’emorragia demografica inarrestabile. E, di conseguenza, con un futuro incerto. E, di conseguenza, con un futuro incerto. È il ritratto di una società impaurita, con poche prospettive, che rischia - come ha accennato anche il presidente dell’Istituto di Statistica nella presentazione del Rapporto - di doversi limitare a vivacchiare guardando al presente, data la nebbia che avvolge l’avvenire. E che, di conseguenza, costituisce terreno fertile per un tipo di narrazione politica che gioca sulla paura: quella che vede i migranti - che pure, stando al rapporto, sono gli unici in grado di invertire la tendenza - come un pericolo e invita gli italiani a fare più figli per cambiare la tendenza. Ma quella che è stata finita “doppia recessione” è un fenomeno complesso. E a risolverlo non basteranno promesse elettorali, né misure di breve periodo.La possibilità che il Pil torni a calare nel secondo trimestre dell’anno - così come ipotizzato dall’Istituto nazionale di statistica - genera inquietudine, ma c’è un dato che riassume meglio di tutti la prospettiva di un Paese che non cresce, da nessun punto di vista. Se la tendenza non sarà invertita nel 2050 la popolazione italiana diminuirà di 2,2 milioni. Tradotto: 6 milioni di unità di forza lavoro mancanti.Lo scenario è quello di un Paese in cui i giovani saranno sempre di meno e aumenteranno gli anziani. “In un contesto simile sorgerebbero due ordini di problemi - spiega Carlo Cottarelli ad Huffpost - uno è puramente numerico: con meno persone che lavorano il Pil è più basso. L’altro è un problema di produttività, che dipende dalla struttura demografica della popolazione. In una società dove ci sono più giovani l’economia cresce più rapidamente”. C’è poi la questione delle pensioni: “Nella storia dell’umanità i giovani aiutano gli anziani. Ma se questi ultimi quando erano giovani hanno scelto di non avere figli, non avranno i giovani che alimenteranno le loro pensioni. Sarà un problema serio, ma in verità lo è già adesso. Se non cambia qualcosa sarà sempre peggio. Mi sento di dire che le politiche di questo governo non ci aiuteranno a cambiare situazione, sia dal punto di vista demografico che da quello economico. Anzi, corriamo il rischio di ritrovarci in una situazione simile a quella che l’Italia ha vissuto nel 2011/2012”.Quanto alla bassa natalità, gli unici a invertire la tendenza sono gli stranieri. Se la curva della popolazione non ha avuto una flessione più drastica è grazie a loro: “Non va ignorato che la crescita della popolazione italiana degli ultimi vent’anni è avvenuta unicamente grazie all’aumento della componente di origine straniera”, ha detto Blangiardo alla presentazione del lavoro. Anche per Cottarelli la presenza di stranieri in Italia può essere d’aiuto tanto all’economia quanto alla demografia che, in un contesto del genere, sono strettamente collegati: “L’immigrazione regolare può risolvere il problema, certo. Ma sappiamo che per vari motivi questo crea tensioni. Del resto, una delle ragioni per cui la Lega ha preso tanti voti è la paura dell’immigrazione irregolare. È, per certi versi, il timore di un cambiamento che avviene molto rapidamente”.Gli stranieri hanno dato un contributo fondamentale per arginare l’emorragia di nuovi nati nel Paese. Matteo Salvini, però, sembra voler sorvolare su questo dato: “La prima grande crisi è quella demografica: a Bruxelles lo sappiano. Taglieremo le tasse a lavoratori e famiglie a prescindere dal parere di qualche burocrate. Il futuro dei nostri figli viene prima di ogni vincolo deciso a tavolino”, ha detto il ministro dell’Interno commentando il Rapporto.Il ministro della Famiglia, il leghista Lorenzo Fontana, ha rincarato la dose: “I dati diffusi oggi confermano come al primo posto dell’agenda politica debba esserci il sostegno, consistente e strutturale, alla natalità sia attraverso politiche fiscali mirate, sia con l’assegno unico, progetto a cui stiamo lavorando e che, sicuri del supporto di tutto il governo, contiamo di attuare già dal prossimo anno”.Ma basterà questo per convincere gli italiani ad avere più figli? Il professor Cottarelli ride della proposta di Matteo Salvini di ridurre la pressione fiscale: “E con quali soldi? - si chiede - non è neanche una misura mirata alla natalità. Il problema grosso dell’Italia è il debito pubblico. Noi spendiamo il 3,7% del Pil (70 miliardi) per pagare gli interessi sul debito. Questi soldi gli altri Paesi li usano per altre misure, comprese quelle che riguardano la demografia”.I dati sull’invecchiamento della popolazione sono chiari. Ma l’Italia non è la sola a trovarsi in questa situazione. Cambia, però, il modo in cui il problema viene affrontato. Per il professor Domenico De Masi, sociologo del Lavoro, anche in questo caso incide la gestione dell’immigrazione: ”È un andamento di tutti i Paesi ricchi. Gli altri hanno però pensato di compensare la minore presenza di ‘indigeni’ con gli immigrati”, dice ad HuffPost. L’idea che, alla luce di questi dati, gli italiani siano invitati a fare più figli lo fa sorridere: “Salvini dice che bisogna avere più figli? - afferma - ma se prima che un nuovo nato diventi forza lavoro devono passare almeno 20 anni. Il problema della carenza di giovani è, invece, attuale. E si può risolvere solo con gli immigrati”. Per De Masi un’analisi demografica che si fermi all’Italia è miope: bisogna estendere lo sguardo al mondo intero: “In Italia in futuro la popolazione diminuirà, è vero, ma se guardiamo il dato globale ci accorgiamo che nel mondo, entro 10 anni, saremo un miliardo in più”. Ragionando in questi termini, per De Masi, il problema non si pone. Basta lasciare alle persone la possibilità di spostarsi da un Paese all’altro: “Per fortuna la situazione complessiva è tale che possiamo compensare le denatalità con le migrazioni. Ed è questo che Salvini non capisce”.
La Consulta boccia i super poteri dei prefetti. Non possono sostituirsi ai sindaci
Ieri 20-06-19, 20:38

La Consulta boccia i super poteri dei prefetti. Non possono sostituirsi ai sindaci

La Corte Costituzionale ha accolto le censure sull’articolo 28 che prevede un potere sostitutivo del prefetto nell’attività di Comuni e Province, ritenendo, dopo aver esaminato alcune disposizioni del Titolo II del Decreto Sicurezza, che fosse stata violata l’autonomia costituzionalmente garantita a tali enti.I ricorsi contro il decreto sicurezza presentati dalle Regioni Calabria, Emilia Romagna, Marche, Toscana e Umbria sono stati dichiarati inammissibili dalla Consulta.Le regioni avevano impugnato le disposizioni in quanto ritenevano ci fosse una violazione diretta o indiretta delle loro competenze.Secondo la Corte le nuove normative che regolano Sprar, permessi di soggiorno e iscrizioni all’anagrafe dei richiedenti asilo, rientrano nelle competenze riservate esclusivamente allo Stato.
Truppe M5s disorientate dalla bomba lanciata da Di Battista
Ieri 20-06-19, 20:13

Truppe M5s disorientate dalla bomba lanciata da Di Battista

Tenta la spallata al cappio dei due mandati pensando di far contenti gli attuali parlamentari, ma in realtà crea un effetto destabilizzante. “Alessandro Di Battista parla per creare il caos dentro e fuori il Parlamento”, sostiene qualche deputato in Transatlantico. Le parole dell’ex deputato, pronunciate ieri durante “Otto e mezzo”, fanno storcere il naso a buona parte del mondo pentastellato, che non apprezza i continui attacchi al governo. Ma c’è anche un’altra buona fetta che invece si sente rincuorata. Il sottosegretario Manlio Di Stefano, molto vicino al Dibba ma anche a Luigi Di Maio, per esempio durante la trasmissione Agorà arriva a ipotizzare che “se non si dovesse arrivare alla metà della legislatura si potrebbe immaginare una deroga per permettere una terza candidatura” in barba a tutte le regole del Movimento.Di certo Di Battista – secondo qualcuno – “ha messo una bomba nelle mani dei parlamentari per vedere l’effetto che fa”. I deputati e senatori M5s, in uno stato confusionale tra il voto e il non voto, in attesa che si arrivi indenni al 20 luglio per scongiurare le elezioni a settembre, gradiscono questa apertura (“Così ha fatto felici tre quarti degli eletti”, ironizza un big 5 Stelle) ma non hanno alcuna intenzione di tornare al voto come invece paventa Di Battista.E inoltre la riflessione dell’ex deputato, per ora, non trova per ora sponda in Davide Casaleggio, presidente dell’Associazione Rousseau e ‘custode’ delle regole del Movimento. Il figlio del co-fondatore del M5S non commenta la sortita di Di Battista ma dal suo entourage fanno notare che in più occasioni Casaleggio si è espresso con chiarezza sul tema e appare irremovibile. Non molto tempo fa ha stoppato anche il capo politico M5s. Tuttavia sabato, Casaleggio intervisterà Di Battista a Catania per il Rousseau City Lab e uno scambio di battute dovrebbe essere inevitabile.Ai vertici del Movimento si affannano a far notare che l’argomento non è all’ordine del giorno, ma se il governo dovesse precipitare bisognerà inevitabilmente farci i conti. E di fronte a una legislatura breve ogni ragionamento è sul tavolo tanto è vero che la regola dei due mandati inizia a far proseliti tra i parlamentari: “Questa norma secondo me dovrebbe essere in parte rivista”, dice per esempio all’Adnkronos il deputato Davide Galantino, che osserva: “Si potrebbe fare un’eccezione solo per alcune figure chiave: portavoce che si sono contraddistinti per onestà intellettuale e che hanno maturato competenza nei vari settori che compongono l’apparato. Nel caso finisse oggi la legislatura il Movimento tornerebbe indietro nel tempo e la perdita di esperienza sarebbe enorme”.Comunque sia tra l’ex deputato e gli attuali ‘portavoce’ resta il gelo. L’accusa rivolta ai ministri di essere diventati dei “burocrati” non è andata giù: “Non puoi venire qui, dopo che hai pensato alla tua vita, e pensare che tutto sia uguale. Ci sono altri che hanno sacrificato tutto e che non vogliono sentirsi fare la morale”. I malumori stanno raggiungendo l’apice in questi giorni ma si trascinano dall’ultima assemblea congiunta di maggio. L’intendo di Di Battista di spaccare il governo gialloverde viene mal tollerato. E lo scontro di oggi con Matteo Salvini ne è un esempio.Il primo a lanciare il sasso è stato Dibba, accusando il vicepremier non solo di voler far cadere il governo, spinto dagli “interessi elettorali”, ma anche di aver tradito il suo stesso slogan anteponendo agli interessi degli italiani quelli di chiunque. Il segretario leghista ha risposto apostrofandolo “chiacchierone tropicale a pagamento”. Gelo tra i 5Stelle. Nessuno si è schierato né da un lato né dall’altro.
Caccia al Tesoretto
Ieri 20-06-19, 19:55

Caccia al Tesoretto

Una corsa contro il tempo. Su una barca in cui il lato destro (Conte e Tria) rema in un verso, quello sinistro (Salvini), nel verso totalmente opposto. Che è anche una vera propria caccia al tesoro. La quale passa prima tra le pieghe della legge di bilancio, poi dall’assestamento dei conti, quindi dal granaio della Cassa depositi e prestiti, infine dai risparmi di reddito di cittadinanza e quota 100. Parliamo di otto, nove miliardi da raggranellare e mettere sul piatto della trattativa con Bruxelles.Un tesoretto vero e proprio. Raccontano che nel vertice a tre tra Conte, Salvini e Di Maio della scorsa settimana il premier abbia messo i suoi vice di fronte alla drammaticità della situazione: “Non possiamo passare come il governo che ha portato il Paese in infrazione, perché se non agiamo subito è questo che succederà”. Con conseguente innalzamento dello spread, fibrillazione dei mercati, perdita di credibilità internazionale del Belpaese e rischio serio per la tenuta del governo. È lì che ha ricevuto un ok di massima dai due vicepremier. A trattare per abbattere subito il deficit risalito al 2,4% al previsto 2,1 per cento. Cinque miliardi, più o meno. Guarda caso i due già stanziati ieri più i tre previsti dall’assestamento di bilancio. Con la promessa di realizzare una legge di bilancio comunque espansiva, e quindi di impiegare i risparmi futuri - ora inutilizzabili perché non contabilizzabili - nell’abbattimento delle tasse.Ovviamente è partito il tira e molla. Perché da un lato la Lega vuole rosicchiare il più possibile del tesoretto, stornandolo da quel che verrà messo sul deficit, e dall’altro il Mef a lasciar filtrare che, se quanto messo sul piatto ora non bastasse, bisognerà fare sacrifici anche in autunno.E dunque dicevamo che la cifra di questa ricerca disperata e ansiosa per trovare i soldi da mettere sul piatto di Bruxelles è diventata in queste ore anche un ricorso in extremis alla Cassa depositi e prestiti. Perché quando l’acqua arriva alla gola ecco che l’exit strategy è sempre la stessa: ricorrere ai gioielli di famiglia. D’altronde se dai due partiti di governo giungono altolà e irritazioni per chi deve pagare il conto, una strada bisogna pur sempre trovarla. Ma sulle spalle di chi? Il tema è questo. Inciso: non era il governo gialloverde quello che doveva tutelare la Cassa da espropri per salvare carrozzoni industriali in malora o per avviare operazioni di mercato impavide? La destinazione d’uso è differente, ma la cifra politica è la stessa: Cdp è sempre il serbatoio da cui attingere soldi. Quanto l’esigenza del governo sia dettata dalla ghigliottina di Bruxelles si evince dal fatto che appena un mese fa, il 23 maggio, l’assemblea di Cdp aveva deliberato la distribuzione di un dividendo da 1,55 miliardi, sempre su richiesta del Tesoro. La nuova richiesta stressa il quadro perché si è chiesto alla Cassa, e ottenuto, di distribuire l’intero utile del 2018, rinunciando a quanto era stato accantonato come riserve nelle casse delle società.Secondo quanto apprende Huffpost, la richiesta di convocare un’assemblea il prima possibile è partita dal Tesoro in direzione della sua controllata la settimana scorsa. E oggi è arrivato il via libera di Cdp: il 28 giugno verrà staccato l’assegno da circa 795 milioni. Soldi che, come si diceva, si aggiungeranno alla caccia al tesoro che verrà formalizzata con l’assestamento di bilancio.I tecnici della Ragioneria generale, a cui è delegata l’affidabilità dei conti e la verifica degli andamenti della spesa pubblica, hanno messo a punto un disegno di legge per l’assestamento che contiene indicazioni precise. Il punto di caduta politico che Tria e Conte stanno cercando di trovare con Salvini e Di Maio è legato alle considerazioni e ai numeri che fotografano l’aggiornamento del bilancio statale. Quando il ministro dell’Economia riporterà il testo del provvedimento al Consiglio dei ministri del 26 giugno, i due vicepremier saranno chiamati a sciogliere la riserva. Dei soldi recuperati, quanti si sarà disposti a dare a Bruxelles per provare ad evitare la scure della procedura d’infrazione? E - interrogativo consequenziale - quante risorse si deciderà di sottrarre ai sogni di gloria che corrispondono ad esempio al nome di flat tax o sostegno alle famiglie, per citare due delle misure più care rispettivamente alla Lega e ai 5 stelle?Escludendo i due miliardi che erano stati congelati con la manovra di dicembre e poi ieri definitivamente lasciati sul campo, meglio concessi a Bruxelles e al deficit, il paniere del governo nella trattativa con la Commissione europea è ampio. Arriva fino a 8-9 miliardi. Otto, nove miliardi che invece di essere utilizzati per i sogni di gloria dei due partiti, a iniziare dalla flat tax leghista, potrebbero finire a calmierare il deficit, sconfessando una politica economica che nel giro di un anno ha dato segnali di evidente schizofrenia. Si capisce il perché prendendo come riferimento il deficit. E’ stato portato a settembre dello scorso anno al 2,4% per incassare soldi necessari a finanziare il reddito di cittadinanza e la quota 100. Poi è stato abbassato al 2,04% per evitare che l’Europa attivasse subito il disco rosso della procedura d’infrazione. E siamo a dicembre. Quattro mesi dopo, ad aprile, è stato riportato al 2,4% con il Def. Ora, come confermato dal premier Giuseppe Conte, l’obiettivo è stare sulla soglia del 2,1 per cento.Scomponendo il tesoretto che si sta cercando di tirare su, le voci sono rappresentate dai due miliardi già sganciati mercoledì, a cui si aggiungono tre miliardi per le minori spese che si stimano dal reddito di cittadinanza e dalla quota 100 a fine anno. Sono rispettivamente 1 miliardo e 2 miliardi. Ci sono poi 3 miliardi di maggiori entrate che arrivano dalla fatturazione elettronica e dagli utili societari. Si arriva così a 8 miliardi. Se si aggiungono i circa 800 milioni di Cdp il totale fa 9 miliardi.Quanti soldi serviranno lo stabilirà la trattativa con l’Europa. Il governo italiana, come si diceva, vuole partire con una correzione in grado di portare il deficit dal 2,4% al 2,1 per cento. Significa lasciare andare 5 miliardi, nello specifico i 2 miliardi che erano stati congelati e i 3-4 miliardi delle maggiori entrate. Ma nel governo italiano è forte la consapevolezza che potrebbe servire uno sforzo maggiore. E in quel caso bisognerebbe entrare nel campo minato dei risparmi delle due misure bandiera di Lega e 5 stelle. La promessa di girare i risparmi al taglio delle tasse nella prossima manovra vacilla. E la barca beccheggia. rischiando a ugni colpo di remo in direzione ostinata e contraria di imbarcare acqua.
Per la leadership dei Tories è sfida Johnson - Hunt
Ieri 20-06-19, 19:20

Per la leadership dei Tories è sfida Johnson - Hunt

Boris Johnson contro Jeremy Hunt. Sarà questo il testa a testa per la successione a Theresa May come leader Tory e prossimo primo ministro britannico affidato al ballottaggio finale fra gli iscritti del partito di governo.Dopo il il quinto e ultimo scrutinio preliminare fra i 313 deputati conservatori il risultato è Johnson in testa con 160 voti, mentre Hunt si è issato a 77. Eliminato invece Michael Gove, fermatosi a 75.
Washington declassa Italia sui migranti. Fa poco contro traffico
Ieri 20-06-19, 19:01

Washington declassa Italia sui migranti. Fa poco contro traffico

Pochi giorni dopo l’incontro a Washington tra Matteo Salvini, Mike Pompeo e Mike Pence, arriva la bocciatura Usa sulla lotta contro il traffico di essere umani da parte dell’Italia, declassata a “livello 2” e fuori dal gruppo dei virtuosi.Nel lungo rapporto presentato dal segretario di Stato americano, Mike Pompeo Roma è stata declassata perché “il governo italiano non soddisfa pienamente il minimo standard per l’eliminazione della tratta”. Tutti gli sforzi voluti dal vicepremier leghista “non sono stati importanti e non al livello del rapporto precedente” e nonostante “l’impegno del governo per spezzare gli anelli di traffico in Italia, c’è stato un calo nel numero di arresti e indagini sulla tratta rispetto al precedente periodo di riferimento”.Secondo il rapporto a pesare sul ranking italiano la scarsa valutazione “dei rischi da parte del governo per le potenziali vittime prima delle procedure di rimpatrio forzato e di espulsione”. Inoltre “non è stata fornita la protezione legale per atti illeciti che le vittime hanno commesso sotto costrizione dei trafficanti”.
"Il Pd non può autoescludersi a vita"
Ieri 20-06-19, 18:34

"Il Pd non può autoescludersi a vita"

Ecco le parole che non ti aspetti, dalla corrente che non ti aspetti. Antonello Giacomelli, uomo forte della corrente di Luca Lotti, ricorre a una celebre espressione di Alberto Ronchey, per spiegare l’esclusione dei comunisti dal governo. Dice l’ex viceministro alle Comunicazioni del governo Renzi e Gentiloni: “Mantengo tutte le critiche e le riserve sugli altri soggetti in campo ma autoinfliggerci il fattore K per i prossimi venti anni non mi sembra la soluzione”.Sta dicendo che bisogna dialogare con i Cinque Stelle?Vedo che lei, a differenza di me, ha già una soluzione. Io più modestamente pongo un problema. Abbia la pazienza di accompagnarmi in un ragionamento. Il punto di partenza è che siamo in un sistema proporzionale con tre forze in campo, giusto?Giusto.Bene, domando: abbiamo la forza o ci sono le condizioni per re-introdurre il maggioritario?Si risponda da solo.A me al momento non pare. Domando ancora: puntiamo a un partito del 51 per cento perché riteniamo che, in un periodo più o meno lungo, possiamo andare al governo da soli? A me, sempre al momento, non pare ci siano le condizioni.Tragga le conclusioni del suo ragionamento.Se il sistema resta proporzionale e questi rimangono i soggetti in campo dovremo porci il tema di come evitare una ininfluenza preventiva conclamata. Non ho risposte definitive, ma è un tema che dovremo affrontare. A partire da un dato molto concreto. Le Europee ci dicono che lo smottamento per ora non avviene verso di noi, ma tutto all’interno delle forze antisistema.In maniera molto democristiana, sta dicendo che va affrontato il tema del rapporto con i Cinque Stelle, è inutile giraci attorno.No. Altrimenti lo direi chiaramente. Sto dicendo che non si può non affrontare l’implicazione di un sistema proporzionale.Intanto il punto è entrare di più nelle contraddizioni di questa alleanza. In termini non politicisti, ma concreti. Le faccio un esempio: in una discussione tra l’ipotesi di un dialogo con la Commissione Europea e quella della ricerca della rottura, il nostro giudizio può essere indifferenziato?Sarà tattica, forse, ma le parole di Conte non sono quelle dei due vicepremier.Francamente, sono molto colpito. Avete impostato il congresso facendo a Zingaretti l’analisi del sangue per riscontrare le tracce di “filo-grillismo”, e ora gli chiedete l’opposto?Le ho già detto che non si tratta di dare a un partito o un leader la patente di interlocutore a prescindere. O di mutare i giudizi sulle inadeguatezze di M5S o Lega. Io mi limito a porre un tema su cui a mio giudizio inevitabilmente dovremo discutere. È evidente che tocca al segretario decidere i modi e tracciare il percorso.Tema che lei pone, immagino, non a titolo personale.Ne abbiamo discusso tra di noi ma ciascuno ha un suo approccio e questa è la mia opinione non un comunicato ufficiale.Pensa che si voti a breve?No, anche per questo si può aprire una riflessione senza l’urgenza di una scadenza.Diceva, una riflessione condivisa. Anche con Lotti?Luca conosce il mio pensiero. Come lo conoscono gli altri amici. Siccome avverto una lieve malizia nella sua domanda, le dico come la penso sul caso: sono amico di Luca, ma non sono condizionato dall’affetto se dico che non solo apprezzo il coraggio e la generosità della scelta di autosospensione ma concordo con lui anche sul fatto che sia necessario avere tutti gli elementi per esprimere un giudizio. Per ora osserviamo una fotografia parziale e dalla prospettiva falsata.Senza malizia: basta la foto parziale degli incontri in una stanza d’albergo per occuparsi del capo della procura che lo indaga o di quello di Firenze che si è occupato dei genitori di Renzi… Si chiama questione morale, fondata su un potere che non ha il senso del limite.La sua è una conclusione più che una domanda. Ancora una volta registro le sue certezze che, osservo, sono costruite scegliendo solo alcuni dati.Ma non voglio contraddire la mia premessa: credo servano tutti gli elementi per una valutazione.La prima moralità è evitare processi sommari su dati parziali.Autosospeso. Lotti si può considerare ancora come uno del Pd. Insomma, è ancora il suo capocorrente?Luca si è autosospeso per correttezza verso il Pd, non credo che questo comporti la revisione o l’abiura delle sue idee politicheHa apprezzato come Zingaretti ha gestito il caso?Si, ho apprezzato il riconoscimento a Lotti per il suo gesto e il rifiuto di processi sommari sulla base di intercettazioni.Dunque il Pd lo considera casa sua, non “casa loro”.Casa di tutti. Guerini in direzione è stato molto chiaro. Non avrebbe senso attardarsi a discutere di organigrammi. Il punto vero è il confronto sul profilo identitario, e sul progetto politico e sulla strategia del Pd. Questioni complicate su cui si può e si deve parlare e discutere senza litigare. Serve un affidamento reciproco ed uno sforzo comune per costruire risposte inedite.Insomma, ha ancora senso il Pd.Certo! E una sua scomposizione rischierebbe di essere solo una diaspora di personalismi totalmente irrilevanti rispetto a temi come la crisi tra democrazia e mercato o l’esigenza di definire una nuova cittadinanza che hanno oltretutto una portata sovranazionale.Sta parlando a Renzi o a Calenda? Non faccia il democristiano, fuori i nomi.Non credo di esser considerato un timido, se ho avuto cose da dire l’ho fatto. In questo caso mi riferivo alle parole di Zingaretti che condivido sulla vocazione maggioritaria del Pd. Vuol dire, per come la capisco io, apertura alle alleanze, costruzione di una coalizione larga ma senza che nessuno immagini che il Pd deleghi o “esternalizzi” parte della propria capacità rappresentativa. Se ci fosse chi pensa che l’alleanza con qualche partito boutique di stampo neo-confessionale possa sostituire la vocazione riformatrice dei cattolici democratici dentro il Pd, ora sa che questa non è la linea del segretario.La prego, non mi dica adesso che elezioni si vincono conquistando il centro.Le dico l’opposto.Prego?Lei l’ha visto il voto europeo? L’ha confrontato con quello delle politiche ?Dentro quel voto che rimane nel perimetro sovranismo-populismo c’è una parte significativa del paese, non solo le periferie ma anche buona parte di quello che un tempo avremmo chiamato ceto medio. Una parte consistente di cittadini che si sente minacciata o impoverita da un sistema fondato su globalizzazione e mercato e deluso da una Europa ridotta a parametri economici da rispettare.Analisi perfetta. Solo che continuate a difendere il jobs act e l’impianto liberale degli anni del vostro governo.Guardi che le scelte dei nostri governi avevano il pregio ed il coraggio di misurarsi con i problemi cercando soluzioni innovative e con un tasso di riformismo che sarà difficile rivedere.Io dico che una risposta “moderata” che riproponga il mantra della difesa del modello economico e sociale vigente semplicemente senza nessun cambiamento non basta. Perché il sottinteso è che sono i cittadini che sbagliano ma che prima o poi capiranno. Serve un progetto con una forte innovativa radicalità sociale.Molto di sinistra.Non penserà che lo consideri un insulto... Certo sarei curioso di sapere come definirebbe con questo criterio tante prese di posizione di Papa Francesco...Guardi che queste riflessioni attraversano tanta parte del mondo cattolicoA proposito l’acronimo di Base riformista è “Br”. Come vi è venuto in mente?Lasci stare i giochetti sugli acronimi.Base Riformista nasce dalla profonda condivisione di una visione della politica: non rassegnarsi alla gestione dell’esistente, scommettere sulla politica come capacità di modificare in profondità le cose. La nostra azione riformatrice di governo non è stata sufficiente a farlo? Analizziamo i limiti, correggiamo le insufficienze e gli errori ma restiamo sulla strada di un riformismo radicale.Base Riformista si batte perché il Pd sia su questa seconda strada. Altro che nostalgia del passato o distinzioni fra “duri” e “dialoganti”.Ma, insomma, se cade tutto, in nome della responsabilità e dell’emergenza, un governo Conte un po’ tecnico, un po’ politico, lei lo vedrebbe male?Le ho già detto che non credo si rompa a breve la maggioranza.Anzi, temo che continuando a esercitarsi nei pronostici su quello che può accadere la prossima settimana, rischiamo di perdere di vista la prospettiva.
Dal Cantico delle creature alla gestione d'impresa
Ieri 20-06-19, 18:31

Dal Cantico delle creature alla gestione d'impresa

Un’economia della gioia. Le radici del sogno di Papa Francesco non affondano nel profitto, nell’egoismo, nell’interesse. Milano, Bologna, Assisi, Roma e Napoli: non è la traiettoria della nuova Freccia Rossa, ma un percorso unico per un’economia più giusta.Questo il senso della scuola dell’economia che si terrà nella città di san Francesco tra il 31 agosto e l’8 settembre prossimi: “Percorsi Assisi”è una serie di seminari e lezioni, ma soprattutto di esperienze, rivolte ai giovani che vogliono imparare un nuovo modello di relazione con gli altri: non più, allora, l’egoistico homo homini lupus, il sospetto e la diffidenza; la cura della casa comune sarà basata su regole, norme e forme centrate sul rispetto degli insegnamenti di Francesco.Homo homini frater.Un esperimento possibile grazie alla Luiss di Roma, al Politecnico di Milano, alla Federico II di Napoli, all’Alma Mater di Bologna e all’Istituto teologico assisano, la cui matrice è il dono.Un’iniziativa che “completa” il programma di Papa Francesco e incarna i valori che ispirano il suo pontificato, fin dalla scelta del nome: Francesco uomo di pace, Francesco difensore dell’ambiente, Francesco promotore di un’economia che innalzi la dignità dell’uomo e la fratellanza tra gli esseri viventi.È la nervatura di un ordine sociale più equo, è la rivoluzione che nasce dal basso, è il sentiero che porterà Papa Francesco ad Assisi nel marzo del prossimo anno per fare un patto con i giovani e ripensare la politica economica mondiale.
Lo striscione per Giulio Regeni rimosso dal palazzo della Regione Friuli
Ieri 20-06-19, 18:24

Lo striscione per Giulio Regeni rimosso dal palazzo della Regione Friuli

Il tradizionale manifesto giallo di Amnesty International con la scritta “Verità per Giulio Regeni” è stato rimosso dal palazzo della Regione Friuli-Venezia Giulia a Trieste, in piazza Unità d’Italia, dove era stato esposto nel 2016 personalmente dalla allora presidente della Regione, Debora Serracchiani (Pd).Lo striscione è stato tolto per far spazio agli addobbi per il campionato calcistico europeo Under 21. Nessun commento sulla vicenda da parte della regione.Lo striscione “Verità per Giulio Regeni” è stato spesso ragione di polemiche politiche in Friuli Venezia Giulia. Come nel caso in cui, una volta eletto il sindaco di centrodestra Roberto Dipiazza, lo striscione fu rimosso dal palazzo comunale dove lo aveva esposto la giunta precedente, di centro sinistra. Da quel momento, non è stato più rimesso.Uno stesso striscione era stato esposto - sempre durante l’amministrazione Serracchiani - anche sulla sede di Udine della Regione, dove è stato tolto già da tempo.Anche il sindaco di Udine, Matteo Fontanini, lo ha rimosso dal palazzo municipale, in occasione dell’avvio del campionato calcistico europeo Under 21, di recente. Fontanini, però, dopo polemiche, lo ha esposto nuovamente.
Il "Drone fumante" nel Golfo. L'Iran colpisce, Trump minaccia, Putin media
USA e Americhe
Ieri 20-06-19, 18:10

Il "Drone fumante" nel Golfo. L'Iran colpisce, Trump minaccia, Putin media

Golfo, la “pistola fumante” ha la forma di un drone a stelle e strisce. Il drone abbattuto dai Pasdaran nel sud dell’Iran, vicino allo stretto di Hormuz, manda un “chiaro messaggio” all’America e prova che Teheran, “anche se non intende fare la guerra a nessuno, è pronta alla guerra”. Lo ha detto il comandante delle Guardie della rivoluzione islamica di Teheran, il generale Hossein Salami, in un discorso trasmesso in diretta dalla tv statale iraniana.L’abbattimento è stato confermato anche da fonti ufficiali Usa. Il generale Salami ha avvertito che “i nostri confini sono la nostra linea rossa”. La notizia è stata confermato da fonti ufficiali Usa, che parlano però di “spazio aereo internazionale”. “L’Iran ha fatto un grave errore!”, è il laconico, quanto minaccioso, tweet di Donald Trump dopo la conferma del Pentagono.Iran made a very big mistake!— Donald J. Trump (@realDonaldTrump) 20 giugno 2019I media iraniani hanno precisato che si tratta di un modello RQ-4 Global Hawk. L’RQ-4 può operare a duemila miglia nautiche dalla sua base operativa principale. È ritenuta la migliore piattaforma robotica esistente per missioni di intelligence, sorveglianza e ricognizione in grado di sorvegliare in un solo giorno centomila chilometri quadrati di terreno. Dopo una prima smentita del portavoce del Comando centrale Usa, Bill Urban, fonti ufficiali americane - citate da alcuni media fra cui la Bbc - hanno confermato l’abbattimento, ma hanno precisato che l’episodio è avvenuto nello spazio aereo internazionale sopra lo stretto di Hormuz e quindi non in territorio iraniano. Il drone, sempre secondo le fonti, invece era della tipologia Mq-4c Triton della marina militare americana e veniva usato per operazioni di ricognizione. Secondo la descrizione dell’azienda produttrice, l’apparecchio può volare ad altezze elevate per oltre trenta ore e raccogliere immagini in alta risoluzione e quasi in tempo reale, con qualsiasi condizione meteorologica.Secondo l’Iran, questo dispositivo sarebbe usato dagli americani “per fornire informazioni”. Washington ha accusato Teheran di essere dietro al recente attacco a due petroliere vicino al Golfo dell’Oman. Gli Stati Uniti hanno schierato armi nella regione, mentre l’Iran afferma che le sue forze armate sono pronte a difendere il Paese. L’Iran ha di recente quadruplicato la propria produzione di uranio arricchito, minacciando di proseguire la marcia che potrebbe portare lo stato islamico a livelli di armamento. Il senso è anche quello di provare a fare pressione sull’Europa per ottenere nuovi termini all’accordo del 2015. Più portaerei, più uomini sul terreno, più sanzioni: il mix della nuova deterrenza made in Usa. Messa così, apparirebbe una strategia difensiva, se non fosse che l’obiettivo più volte evocato dai falchi dell’amministrazione Trump, dal segretario di Stato Mike Pompeo al consigliere per la sicurezza nazionale John Bolton, è un cambio di regime a Teheran. “Ho autorizzato ulteriori 1.000 truppe per scopo difensivo per affrontare le minacce in Medio Oriente” su richiesta del Central Command, ha annunciato nei giorni scorsi il segretario alla Difesa pro tempore americano Patrick Shanahan. “I recenti attacchi iraniani – aveva aggiunto il capo del Pentagono - validano l’intelligence che abbiamo ricevuto sul comportamento ostile delle forze iraniane, che minacciano il personale e gli interessi americani nell’area”. “Da qualche giorno assistiamo a un’escalation. – annota Pierre Haski di Inter France su Internazionale - Dopo l’attacco contro due petroliere nel mar d’Oman, di cui gli Stati Uniti hanno incolpato l’Iran, Washington ha deciso di inviare un migliaio di soldati in più nella regione. È un gesto puramente simbolico, considerando che per attaccare l’Iraq la Casa Bianca aveva inviato 300mila uomini. La risposta iraniana è l’annuncio sul nucleare che provoca già reazioni dure a Washington, in pieno clima pre-elettorale. E così, passo dopo passo, nonostante Iran e Stati Uniti dichiarino di non volere la guerra, ci avviciniamo a una situazione in cui tutto sarà possibile, compreso uno scontro frontale che nessuno vorrebbe vedere”. Ma questo scontro sembra farsi sempre più ravvicinato, in una polveriera (nucleare) mediorientale pronta ad esplodere: dal Golfo allo Yemen, dalla Siria all’Iraq, dal Libano a Gaza: la scintilla che può far esplodere la “polveriera” può arrivare da più campi di battaglia. Un’eventuale guerra fra Usa e Iran sarebbe “una catastrofe”, afferma Vladimir Putin in tv. “In quel caso sarebbe difficile calcolare le conseguenze dell’uso della forza militare contro l’Iran”, sottolinea il presidente della Federazione Russa., alleato di Teheran nella guerra in Siria, a sostegno del regime di Bashar al-Assad. Le dichiarazioni dello “zar” erano precedenti la notizia dell’abbattimento del drone statunitense. Ma la domanda cruciale che sottende a questa escalation di tensione è: chi comanda davvero a Teheran? Formalmente, il presidente Hassan Rouhani. Di fatto, i Pasdaran. “Non è un caso – dice ad HuffPost una fonte diplomatica occidentale molto addentro al dossier-Iran – che in televisione sia apparso un generale, Hossein Salami, il quale ha parlato da leader politico piuttosto che da ‘semplice’ militare, il che significa che in Iran cresce sempre di più l’influenza di quello Stato nello Stato rappresentato dai Pasdaran”.Riferendosi alla proposta americana di negoziare, il capo dei Pasdaran ha sostenuto che ″il nemico ha intrapreso una guerra economica contro l’Iran con l’obiettivo di indebolire la capacità difensiva del Paese″. Salami ha quindi annunciato che ″la nazione iraniana resisterà e respingerà qualsiasi negoziato sotto pressione″, aggiungendo che ″⁣le cospirazioni americane contro l’Iran sono destinate a fallire″⁣. Salami è uno dei fedelissimi del generale Qasem Soleimani, il capo della Niru-ye Qods, l’unità di élite dei Guardiani della Rivoluzione, al quale fanno riferimento tutte le milizie sciite filo-iraniane che operano in Medio Oriente, e, da venti anni, responsabile di tutte le attività militari dell’Iran, segrete e pubbliche, al di fuori dei confini della Repubblica Islamica.È una delle figure militari più importanti e influenti in Iran oggi ed è l’uomo che ha cambiato le sorti della guerra per Bashar al-Assad.È coinvolto nell’attività militare iraniana in molti altri Paesi, persino negli Stati del Caucaso, ed è una delle persone più vicine alla Guida suprema dell’Iran, l’ayatollah Ali Khamenei, che lo ha definito un “martire vivente della rivoluzione”. Al “signore della guerra” sciita fanno riferimento, secondo fonti di intelligence arabe, le cellule entrate in azione nel Golfo Arabico per colpire e sabotare petroliere.Secondo uno studio recente, i Pasdaran controllerebbero addirittura il 40% dell’economia iraniana: dal petrolio al gas e alle costruzioni, dalle banche alle telecomunicazioni. Un’ascesa che si è verificata soprattutto sotto la presidenza di Ahmadinejad, ma che è proseguita sotto quella di Rouhani. Per sostenere direttamente il regime di Assad, l’Iran, attraverso le proprie banche, ha investito oltre 4,6 miliardi di dollari, che non includono gli armamenti scaricati quotidianamente da aerei cargo iraniani all’aeroporto di Damasco, destinati principalmente ai Guardiani della Rivoluzione impegnati, assieme agli hezbollah, a fianco dell’esercito lealista. Non basta. Almeno 50mila pasdaran hanno combattuto in questi anni in Siria, ricevendo un salario mensile di 300 dollari. Lo Stato iraniano ha pagato loro anche armi, viaggi e sussistenza. E così è avvenuto anche per i miliziani del Partito di Dio. E a capo di questo “impero” c’è Qasem Soleimani. Un impero che sfida i falchi di Washington.
Da Tacito al condensatore, le soluzioni delle seconde prove della Maturità
Ieri 20-06-19, 18:05

Da Tacito al condensatore, le soluzioni delle seconde prove della Maturità

Liceo classico: Latino e Greco -Traccia esoluzione“Il brano in lingua latina è tratto dalle Historiae, la prima delle due opere di carattere propriamente storiografico di Tacito. Dei quattordici libri in cui l’opera doveva essere suddivisa, per comprendere il racconto dei terribili avvenimenti che caratterizzano il periodo tra il 69 e il 96 dC, si conservano solo i primi quattro e parte del quinto, relativi agli anni 69-70. Dopo un’ampia prefazione, in cui l’autore espone l’argomento della propria trattazione, sottolineandone l’eccezionalità in termini negativi, prende avvio la narrazione vera e propria, con la descrizione della situazione di instabilità che caratterizza l’inizio dell’anno 69, fino all’assassinio di Galba, oggetto dell’estratto. Il brano è collegato a un passo delle “Vite Parallele”, in cui Plutarco propone una narrazione dello stesso avvenimento, concentrandosi più marcatamente sulla caratterizzazione del personaggio di Otone, avversario al potere di Galba. Le tre domande poste a conclusione della prova suggeriscono spunti di riflessione per un confronto tra le due trattazioni, dal punto di vista della caratterizzazione dei personaggi, delle strategie stilistico-retoriche e narrative e infine nel quadro più ampio dei generi letterari. Il compito si caratterizza per la notevole complessità, che riguarda sia la resa del testo latino da tradurre, sia la dimensione generale del confronto su più livelli tra i due testi, pur essendo agevolato dagli elementi di contestualizzazione e dai suggerimenti forniti attraverso la formulazione delle domande”.Liceo Scientifico: Matematica e Fisica- Traccia e soluzioneAl liceo scientifico uno dei problemi verte sulla Circuitazione del campo magnetico, chiedendo di sviluppare la formula che descrive il campo magnetico all’interno di un condensatore.L’altro problema, invece, è un classico studio di funzione.Scienze Umane:Soluzione“Dalla traccia si evince come in Italia sia presente ancora una forte differenziazione linguistico-sociale. Che ruolo ha la scuola Italiana in questo contesto? Essa dovrebbe essere strumento di inclusione ed integrazione sociale garantendo a tutti i cittadini un’ uguale istruzione, ponendo le giusti basi conoscitive per scelte educative, e non, consapevoli. Se non avesse questi obiettivi la scuola così come la intendiamo non dovrebbe esistere. Sulla base di queste premesse bisogna individuare se e come è cambiata la scuola oggi anche in relazione alle nuove tecnologie”.Linguistico: inglese(prima lingua) e spagnolo (terza lingua)- Traccia-soluzione inglese e soluzione spagnoloInglese e Francese (terza lingua)- Traccia- soluzione inglese e soluzione franceseITIA (informatica): informatica e sistemi e reti- Soluzione
"Il feto durante il travaglio è una persona"
Ieri 20-06-19, 18:01

"Il feto durante il travaglio è una persona"

Nel contesto attuale “di totale ampliamento della tutela dei diritti della persona e della nozione di soggetto meritevole di tutela, che dal nascituro e al concepito si è poi estesa fino all’embrione”, il feto, “benchè ancora nell’utero”, deve essere considerato un “uomo” durante il travaglio della gestante, nel momento cioè della “transizione dalla vita uterina a quella extrauterina”. Lo sottolinea la Cassazione: dunque l’ostetrica negligente che provoca la morte del feto risponde di omicidio colposo e non di aborto colposo.Sulla base di queste considerazioni che tengono conto dell’evoluzione “normativa e giurisprudenziale italiana e internazionale”, nel campo dei diritti della persona, la Cassazione ha confermato la condanna per omicidio colposo a un anno e nove mesi di reclusione, pena sospesa, nei confronti di una ostetrica che non aveva adeguatamente monitorato il battito cardiaco di un feto mentre la madre era in travaglio e le era stata somministrata l’ossitocina per aumentare le contrazioni. L’ostetrica - che voleva una condanna più mite, per aborto colposo - continuava a rassicurare il ginecologo che tutto procedeva regolarmente. Invece il bimbo venne alla luce già morto, per asfissia e i periti stabilirono che la congestione degli organi e lo stato di sofferenza fetale “non si era determinata in pochi minuti” ma in almeno mezz’ora. Se il monitoraggio fosse stato adeguato il bambino poteva essere salvato ricorrendo al cesareo. Per la Cassazione “la tutela della vita non può soffrire lacune” e deve essere ‘protetto’ dalla legge anche il ‘viaggio’ dei nascituri nel canale uterino.
Indagata la madre del bimbo morto a Mirabilandia: aperto un fascicolo per omicidio colposo
Ieri 20-06-19, 17:50

Indagata la madre del bimbo morto a Mirabilandia: aperto un fascicolo per omicidio colposo

La madre del bimbo di quattro anni morto ieri in una piscina di Mirabilandia, è stata indagata a piede libero per omicidio colposo in cooperazione. La donna è stata sentita inizialmente come testimone, ma la sua audizione è stata interrotta alla luce degli eventuali profili penali che stavano emergendo. È difesa dall’avvocato Francesco Furnari. È possibile che, in vista dell’autopsia, a breve vengano avvisate altre persone già inquadrate dalle indagini della Procura.La Procura di Ravenna ha aperto un fascicolo per omicidio colposo in cooperazione in relazione alla morte del bimbo di 4 anni, ieri pomeriggio a Ravenna in una piscina del parco Mirabilandia. Il Procuratore capo Alessandro Mancini, che coordina l’inchiesta dei carabinieri con al Pm Daniele Barberini, ha parlato di “una tragedia” spiegando che “sono in corso accertamenti preliminari per verificare eventuali negligenze o imprudenze da parte di chi era preposto alla vigilanza del bambino”. Sarà disposta l’autopsia.“Sono già stati acquisiti i filmati delle telecamere” presenti sulla zona e che “daranno un importante contributo alla ricostruzione dell’esatta dinamica del fatto”, ha aggiunto il procuratore. Alle verifiche stanno contribuendo anche i tecnici della Medicina del Lavoro dell’Ausl: il che lascia intuire che vi siano accertamenti pure sulle condizioni di sicurezza di Mirabeach, l’area delle piscine del noto parco.Leggi anche... Bimbo di quattro anni morto a Mirabilandia. Possibile annegamento
Salario minimo: il Movimento 5 stelle propone il ritorno alla "scala mobile"
Ieri 20-06-19, 17:09

Salario minimo: il Movimento 5 stelle propone il ritorno alla "scala mobile"

Un ritorno all’antico, alla vecchia “scala mobile” abolita nel 1984. La proposta arriva dal Movimento 5 stelle.Prevedere “un meccanismo di rivalutazione legata all’Indice dei Prezzi al Consumo, automatica in caso di contratti scaduti o disdettati e non rinnovati. In tal modo si tutela di anno in anno il potere d’acquisto dei lavoratori rispetto all’aumento dei prezzi”. Così il blog del Movimento 5 stelle sintetizza un articolo della proposta Catalfo sul salario minimo che in forma “sussidiaria” reintroduce nella sostanza il concetto di adeguamento automatico dei salari al costo della vita. Di fatto una sorta di nuova “scala mobile”.L’adeguamento automatico, è precisato nella proposta, interviene solo nel caso di contratti scaduti o disdettati e non rinnovati ma nella relazione al provvedimento l’intento è chiarito. Una delle finalità della proposta di legge è quella di dare “garanzia dell’adeguatezza nel tempo del trattamento economico complessivo che costituisce retribuzione proporzionata e sufficiente, attraverso il richiamo ai contratti collettivi e in via sussidiaria mediante l’incremento automatico dell’importo fissato per legge, incrementato annualmente sulla base delle variazioni dell’indice IPCA, al netto dei valori energetici, rilevato nell’anno”.La previsione, si spiega, punta a “conservare alle parti sociali il ruolo di autorità salariali e di conservare - in caso di contrasto tra esse - un valore adeguato all’importo che il legislatore avrà considerato costituire attuazione dell’articolo 36, primo comma, della Costituzione”.
Troppo poco per l'Europa
Ieri 20-06-19, 16:55

Troppo poco per l'Europa

Quando hanno aperto la lettera da Roma, a Palazzo Berlaymont hanno strabuzzato gli occhi. La missiva in cui il premier Giuseppe Conte fornisce una prima risposta alla Commissione europea sulla minaccia di procedura per debito eccessivo si presenta solo nella versione in italiano. Una sgrammaticatura, nel linguaggio diplomatico europeo. La versione in inglese è attesa per oggi. Irritante per come sono fatti a Bruxelles. Ma comunque, traduttori al lavoro, il senso i commissari lo hanno capito lo stesso. E il verdetto è netto: la lettera di Conte non è sufficiente per evitare la procedura. Lo dice chiaramente Pierre Moscovici.“Prenderemo anche in considerazione la risposta di Conte ieri, ma in questo momento una procedura per debito è giustificata, quindi andiamo a lavorare, in maniera costruttiva, per evitarla. Ma non lo si fa attraverso scambi, commenti sulle regole: lo si fa sul rispetto delle regole che sono intelligenti e favoriscono la crescita”, dice il Commissario agli Affari Economici al suo arrivo al vertice del Pse, riunito prima del Consiglio europeo che tra oggi e domani tenterà di trovare un accordo per decidere chi guiderà la Commissione, il Consiglio, la Bce e chi sarà l’Alto rappresentante per la politica estera in questa nuova legislatura.Ancora non ci siamo. A Bruxelles chiedono impegni vincolanti per correggere i conti. L’ideale: una manovra correttiva, cosa che il governo continua a escludere. Non ci siamo. Al suo ingresso all’Europa Building, il premier ribadisce che l’assestamento di bilancio sarà “completato nel consiglio dei ministri di mercoledì prossimo per certificare che i conti sono meglio del previsto”. Il deficit, confida, è “al 2,1 per cento e non al 2,5 per cento” previsto dalla Commissione europea. Ed è così, con i dati sull’andamento del primo semestre 2019, che Conte vuole convincere Bruxelles. Gli europei restano scettici.Di fatto, il premier si presenta qui al Consiglio europeo con una risposta ancora non definitiva e di certo considerata insoddisfacente dalla Commissione europea. I due miliardi di euro già congelati l’anno scorso nell’accordo raggiunto con l’esecutivo di Palazzo Berlaymont, miliardi che il governo dunque non può spendere se non rispetta l’obiettivo di deficit al 2.04 per cento, non sono calcolabili come risorse ulteriori a dimostrazione che i conti sono migliori delle previsioni, secondo fonti Ue. E poi mancano le rassicurazioni sui risparmi derivanti da reddito di cittadinanza e quota cento (circa 3 miliardi tra risparmi e entrate da fatturazione elettronica): Matteo Salvini ha il timore che congelando anche questi, non si riesca a fare la flat tax nella prossima manovra economica. La parte dialogante del governo – a partire da Conte, il ministro Giovanni Tria, il ministro Moavero Milanesi – è impostata sulla linea di non spendere questi risparmi per fare nuovo deficit, altrimenti la procedura per debito eccessivo diventa praticamente certa. Ma anche lo stesso Conte, oltre che smentire seccamente i dissapori con Salvini (“Sui giornali ricostruzioni fantasiose”), è convinto che si riuscirà a fare la flat tax, nell’ambito di una riforma complessiva del fisco, non in deficit, riferiscono qui a Bruxelles fonti governative.Di fatto, malgrado gli europei aggrottino le sopracciglia guardando la lettera arrivata da Roma, Conte viene in pace. Il premier è determinato a evitare la procedura: non sarà lui a fare questo ‘regalo’ all’Italia, ripete sempre. Anche perchè una procedura per debito eccessivo - così inedita nella storia dell’eurozona - potrebbe determinare anche la fine del governo, tra le altre cose (instabilità nella zona euro, rischi sullo spread ecc). Ci sarà un percorso tecnico per evitarla, insistono i suoi. E poi c’è il percorso politico. Vale a dire la richiesta che la prossima Commissione europea si occupi di ripensare le regole. Il“candidato ideale” dell’Italia “alla presidenza da Commissione” europea, dice il premier, ”è quello che si predispone a ridiscutere le nuove regole, sulla base di quello che ho scritto nella lettera”. Chi? Le trattative tra i leader stanno entrando nel vivo solo ora, in questo Consiglio europeo di giugno. Dunque, nemmeno Conte si sbilancia sui nomi, nè sulle famiglie politiche. Anche se i più desiderosi di rivedere le regole di austerity - si sa - sono i socialisti, piuttosto che i Popolari. Ma i socialisti non sono in pole position per prendere il posto finora occupato da Jean Claude Juncker.“La lettera contiene un messaggio politico chiaro”, chiarisce ancora Conte in versione più che diplomatica e riferendosi alle parole di Moscovici. “Fino a quando le regole saranno queste l’Italia intende rispettarle”, sottolinea. Oggi il premier cercherà di lenire le resistenze europee cercando di parlare con gli altri leader. Al suo arrivo riesce ad avere subito uno scambio informale con Angela Merkel. Ma c’è da dire che, in questo Consiglio europeo, la priorità degli altri capi di Stato e di governo – da Merkel, a Emmanuel Macron a Pedro Sanchez – è cercare di arrivare ad un accordo sulle nomine europee per la nuova legislatura. Le trattative sono in alto mare, il dossier italiano è un di più che aggiunge preoccupazione ad un consesso europeo già nel marasma perchè le elezioni di maggio hanno consegnato un quadro frammentato (maggioranza per la prima volta a quattro: Ppe, Pse, Liberali, Verdi). Anche perché per gli europei non c’è nulla di nuovo che sia arrivato da Roma, nulla di concreto su cui soffermarsi a riflettere e discutere.L’Italia ancora non smuove le acque per scongiurare una procedura per debito eccessivo che si tradurrebbe molto probabilmente in sanzioni, fino all’arma estrema di negare al Belpaese l’accesso ai fondi strutturali. Eppure la settimana scorsa la Commissione europea aveva chiesto una risposta entro sette giorni. A questo punto, è molto probabile che la Commissione europea aspetti la risposta definitiva dopo il consiglio dei ministri di mercoledì. E dunque discuta del caso italiano alla riunione dei commissari del 2 luglio: a Strasburgo, dove quel giorno si insedierà il nuovo Parlamento europeo. Potrebbe essere quella la riunione che, di fronte alle telecamere di tutta Europa nonché di paesi extraeuropei, deciderà quale tipo di procedura raccomandare prima al Comitato economico e finanziario – che riunisce i direttori del Tesoro degli Stati membri – e poi all’Ecofin, il consiglio dei ministri economici che si riunisce il 9 luglio. La data in cui l’Italia potrebbe quindi ritrovarsi con una procedura aperta, un percorso obbligato di riduzione del debito che può durare al minimo 5 anni. Sempre che Conte non riesca a scongiurarla.
"Caro Sarri, ti auguro di vincere un'altra...Europa League". Il bentornato del Napoli all'ex Comandante
napoli
Ieri 20-06-19, 16:49

"Caro Sarri, ti auguro di vincere un'altra...Europa League". Il bentornato del Napoli all'ex Comandante

Il Napoli su twitter ha pubblicato il video di bentornato per Maurizio Sarri. Protagonisti i tifosi della squadra partenopea che augurano a modo loro un buon campionato al mister che tanto hanno amato, ma che ora è passato alla squadra rivale, la Juventus.
La solitudine del Pd
Ieri 20-06-19, 16:47

La solitudine del Pd

I risultati delle elezioni europee e amministrative hanno aperto una nuova riflessione sul “campo” del centrosinistra. La vittoria della Lega, l’avanzata di FdI, la resistenza di FI, ha rafforzato al di là delle apparenti liti e distinguo le dimensioni della destra italiana.Basta guardare alle ultime elezioni regionali e comunali per vedere come questo blocco quasi sempre vada unito e spesso vinca.Il M5S, nonostante i tormenti da governo, le profonde differenze interne che emergono vieppiù, conferma una sua forza.E l’altro campo? Quello di centrosinistra? Sicuramente il Pd ha “tenuto”, migliorando la percentuale delle elezioni politiche, pur arretrando notevolmente nel numero di eletti in Europa e perdendo alcune città storicamente di sinistra.Certo le nuove (o meglio rinnovate) polemiche interne, hanno immediatamente ridato all’opinione pubblica l’immagine di un partito logoro, incapace di rinnovarsi e di riannodare un rapporto vero con le persone (cosa che personalmente mi auguro comunque possa avvenire).Alcuni analisti e commentatori hanno iniziato a raccontare una crisi del centrosinistra con categorie - a mio avviso - vecchie: si parla di “praterie al centro”, di moderati, di riesumare modelli novecenteschi. Non credo che il problema sia ripetere stancamente schemi del passato, magari riproponendo “dall’alto” o “in vitro”, soggetti politici ormai falliti.Altri commentatori, da ultimo Antonio Polito, hanno parlato di “solitudine del Pd”, sottolineando - a mio avviso in maniera più corrispondente alla realtà - che mancherebbe in questo campo l’apporto di tre culture: quella cattolico-solidaristica, quella ambientalista e quella liberale.Visto che milito nel centrosinistra - anche se sono un “nuovo” della politica (eletto nel 2018) – e ho 35 anni di militanza nel “solidarismo cattolico”, mi sento molto interpellato dalla riflessione.Sono stato eletto alla Regine Lazio quel 4 marzo 2018, giorno di débâcle del “centrosinistra” in tutta Italia, in una lista - Centro Solidale - alleata del Pd, che insieme ad altri fattori ha fatto sì che il Lazio rimanesse a guida Zingaretti.Dopo quella elezione, con altri, abbiamo promosso un partito che si chiama Democrazia Solidale - Demos, che proprio nel “solidarismo cattolico” e nell’ambientalismo (declinato nell’ottica della Laudato si’ di Papa Francesco, più che nel vecchio modello dei verdi italiani) ha le basi ideali e programmatiche.In questi pochi mesi, oltre alla mia elezione, abbiamo costruito gruppi in varie regioni e città d’Italia. A febbraio ha aderito al nostro movimento Pietro Bartolo, il “medico di Lampedusa”. Con lui abbiamo pensato alla candidatura alle Europee: Demos non avrebbe fatto in tempo a creare una lista che potesse arrivare al 4% e così abbiamo deciso che Pietro potesse (insieme ad altri 3 candidati) essere il nostro contributo alla “lista larga” del Pd-Siamo Europei.La sua candidatura nei collegi delle Isole e dell’Italia Centrale ha portato alla lista oltre 250mila preferenze: Bartolo è risultato primo nelle isole e secondo nel centro (con un exploit a Roma dove è risultato largamente primo), pur confrontandosi con politici noti e rodati.Contemporaneamente abbiamo fatto una lista che ha concorso alle regionali in Piemonte alleata a Chiamparino (1,26 % con oltre 24mila voti) e abbiamo fatto liste Demos in vari Comuni al voto oltre a eleggere consiglieri in liste civiche nei comuni con meno di 15mila abitanti.A Prato, Monterotondo e Cassino (dove abbiamo preso oltre il 4%) siamo stati decisivi per le vittorie del centrosinistra. A Potenza e Corato, pur perdendo, abbiamo eletto consiglieri.Questa nostra presenza fa essere oggi meno solo il PD? Vedremo.Ma è evidente che vanno fatte alcune considerazioni: se non sono costruite “in vitro”, le cose vere (e tra queste evidentemente le esperienze politiche), necessitano di grande fatica, investimenti, tempo e attenzione.Abbiamo verificato che tanti nostri concittadini non si ritrovano più in proposte politiche (e quindi partiti) che non riflettono più le loro idealità e valori: questo è uno dei principali motivi della grande volatilità del voto.Perché Pietro Bartolo ha avuto tanto successo alle Europee? Perché tanti in lui hanno visto con chiarezza il testimone della lotta tra bene e male, tra vita e morte. Questa vuole essere una proposta esplicita di Democrazia Solidale: testimoni credibili che con la loro vita rappresentino “plasticamente” gli ideali, i valori, la visione della società e del mondo. Non “il Partito di” questo o di quello.I piccoli successi di Demos sono dovuti a dei “piccoli Bartolo” che si sono messi in gioco in prima persona nell’agone che appare più scomodo e da evitare per le “persone per bene”, quello politico.Senza alcun paracadute, senza alcuna sponsorizzazione, con il rischio di fare una figuraccia o peggio danneggiare sé stessi e le esperienze virtuose e stimate di provenienza. E come loro altri in giro per l’Italia che ancora non si sono misurati col voto, ma che condividono l’idea che è il tempo di muoversi.Non un partito confessionale, ma un partito con idealità e valori chiari: fraternità, uguaglianza, coesione sociale, pace, salvaguardia del creato, cittadinanza, solidarietà generazionale, tutela dei diritti (collettivi e non solo individuali), sostegno alla famiglia e alla natalità.Siamo convinti che in tanti, tantissimi, non trovano negli attuali partiti la risposta alla loro idea di città, di società, di politica… di felicità!Tante persone sono stanche, demotivate, arrabbiate, tristi. Tantissime sono sole. È necessario ridare speranza a tanti. Forse ci basterebbe il 50% dell’attenzione mediatica che si concede a Casapound (che abbiamo surclassato elettoralmente ovunque ci siamo presentati) per farci conoscere rapidamente all’intero Paese.Noi comunque andiamo avanti, con umiltà e determinazione. Perché vogliamo ancora costruire una società e un mondo migliore.
L'estrema destra tedesca di AfD candida Salvini per il Nobel per la Pace
Ieri 20-06-19, 16:47

L'estrema destra tedesca di AfD candida Salvini per il Nobel per la Pace

Matteo Salvini candidato al Nobel per la Pace. È questa la proposta di Beatrix von Storch vicecapogruppo di Alternative für Deutschland (AfD), partito tedesco populista di destra.“Propongo Matteo Salvini per il Premio Nobel per la Pace, perché ha sperimentato una politica efficace di stabilità per l’Europa e per il salvataggio di migliaia di vite, un esempio che gli altri dovrebbero seguire”, dice l’esponente in un’intervista a ‘Punto Europa’ di Tg Parlamento che sarà trasmessa il prossimo 22 giugno su Rai2.Von Storch sostiene che “Salvini, con la chiusura delle frontiere italiane, ha fermato con successo l’immigrazione clandestina verso l’Europa e l’industria del traffico di migranti, mostrando quali politiche oneste e decisive si possono fare. L’industria dei profughi con le sue navi non deve continuare a fare affari sporchi con la speranza di arrivare in Europa”.
Il Governo pone la fiducia sul Dl Crescita: stralciata la norma sui fondi per il Sud
Ieri 20-06-19, 16:46

Il Governo pone la fiducia sul Dl Crescita: stralciata la norma sui fondi per il Sud

Il governo ha posto la questione di fiducia sul decreto legge Crescita. Le Commissioni Bilancio e Finanze di Montecitorio hanno concluso l’esame del pacchetto di modifiche che era stato presentato dai relatori e dunque il provvedimento è tornato all’esame dell’assemblea.Il testo era tornato nelle Commissioni dopo il caso Lezzi: la ministra ieri ha duramente attaccato l’emendamento approvato (con l’ok del relatore M5S) che trasferiva il Fondo per lo Sviluppo e la Coesione - un serbatoio di risorse utilizzate all′80% per le regioni del sud Italia - a tutte le regioni. È quindi arrivato il nuovo via libera al testo, da cui è stata stralciata la norma che trasferisce la titolarità e la gestione dei Fondi per la coesione e lo sviluppo alle Regioni, norma presentata dalla Lega che il ministro per il Sud, Barbara Lezzi, aveva chiesto di ritirare.La questione sarà probabilmente affrontata durante la discussione sull’autonomia rafforzata per le Regioni:“Non esiste un via libera diretto o indiretto, o c’è o non c’è”, ha detto Lezzi. “L’autonomia noi la stiamo rivedendo insieme ai colleghi della Lega in modo che non ci siano differenze tra Nord e Sud. Noi stiamo rivedendo l’accordo fatto dal governo precedente con maggiori principi di equità”. “C’è il pieno accordo dei colleghi della Lega per fare un ottimo lavoro, soltanto quando ci sarà quel lavoro in Consiglio dei ministri verrà dato un via libera”.Altra causa di dissapori tra M5S e Lega è stato poi il nodo Ilva, dopo che ArcelorMittal ha lanciato l’allarme sull’impossibilità di mantenere gli investimenti a Taranto senza il mantenimento di uno ‘scudo’ penale e amministrativo sul piano ambientale. Tema su cui già si erano incagliati i lavori in commissione, e che poi alla fine non era stato affrontato con le modifiche al testo. Anche su questo è intervenuta Lezzi, facendo intendere che sull’Ilva si va avanti come previsto, e che la questione sarà affrontata da Di Maio e l’azienda per raggiungere una intesa:“Le nostre imprese non lavorano ‘scudate’ dall’immunità penale. Il ministro Di Maio sta parlando con gli amministratori di ArcelorMittal per venire incontro alle loro richieste, che però devono entrare sempre nel solco della legge: in Italia nessuno può essere diverso dagli altri, nessuno può lavorare con l’immunità penale” facendo sì che possa essere estesa anche alla sicurezza sul lavoro, per noi sarà sempre un’ inciviltà inaccettabile”. Nel prossimo Consiglio dei ministri sarà affrontata la questione delle tutele per i 15mila lavoratori dell’Ilva.
A proposito di grandi immaturità italiane
Ieri 20-06-19, 16:11

A proposito di grandi immaturità italiane

Nella trasmissione televisiva, “Otto e Mezzo”, di Lilli Gruber di alcuni giorni fa, si è fatto riferimento come a uno stato di malattia, definibile “miopia”, nel descrivere la politica Italiana, e mi pare di ricordare, forse, anche europea, un profilo sostanzialmente “inconcludente” circa la non messa a fuoco delle necessarie metodologie indispensabili per le doverose soluzioni di molteplici problematiche di grande rilievo.Inoltre in data 18 giugno, nel corso della trasmissione televisiva “Carta Bianca”, di Bianca Berlinguer, l’onorevole Calenda, in modo molto lucido e chiaro, ha denunciato la grave problematica di cui è a tutt’oggi afflitto effettivamente il suo partito, il PD: egli infatti sostiene che dopo un periodo di breve calma, oggi, in sede post-elettorale europea, riaffiorano “divergenze” tra alcuni, vari “illustri” suoi componenti, divergenze che, Calenda, quasi attonito, non sa a cosa poter annettere per quanto riguarda la loro supposta origine, giacché sconfortato non gli è dato di cogliere che esse siano indotte, come dovrebbe essere, dal dibattito di posizioni diverse sul piano dei contenuti.Interviene il giornalista Belpietro, il quale molto acutamente giunge giustamente a sostenere a spada tratta che la causa fondamentale delle divergenze è unicamente una “Lotta di Potere”. Rispetto a questa “diagnosi”, Calenda, perplesso, arriccia il naso.Questa reazione, a mio parere, si configura straordinariamente drammatica ed indicativa per quanto riguarda le tenaci armature difensive e di negazione presenti anche nei più accorti e sensati componenti di questa informe organizzazione partitica.Nella stessa serata in “Speciale L’Aria che tira”, di Myrta Merlino, i giornalisti Travaglio e Giannini nel discutere dei motivi del “successo” dello stratega Salvini, descrivono quella non infrequente e grave fenomenologia delle masse, per cui esse possono talora tendere a delegare ad un “Capo” la gestione del tutto per il bene di loro stessi.Per inciso il suddetto fenomeno, causa di profonde disfatte politico-sociali (vedi nazionalismo hitleriano, fascismo, stalinismo, eccetera), andrebbe per un attimo ricordato che era stato scoperto, studiato e analizzato, per quanto riguarda le sue profonde cause, sin dal lontano 1921 (vedi “Psicologia delle masse e analisi dell’Io”, S. Freud).Nel procedere a elencare qualche altro grave “comportamento disfunzionale” viene da fare riferimento al fatto che ultimamente il potere giudiziario, un “architrave” dello stato di diritto, è andato a collassarsi nel fango di uno scandalo inammissibile, inducendo nell’opinione pubblica un fortissimo danno d’immagine, capace, d’altronde, di giungere a investire, semplicisticamente, l’istituzione nel suo complesso.Procediamo, ora, verso scientifiche e inoppugnabili spiegazioni per le sopra elencate fenomenologie sociali. Il riferimento, nella sopracitata rubrica televisiva “Otto e Mezzo”, a una supposta malattia, quale la miopia, delle istituzioni politiche, credo purtroppo che sia stato dettato da un uso ingenuo, semplicemente allegorico, analogico del termine “malattia”. In realtà sin dagli anni quaranta gli studi psicosociali di marca sistemica e psicoanalitica, condotti in Inghilterra, assodarono che le istituzioni umane sono suscettibili di andare incontro a processi di “sofferenza”, certamente diversi da quelli propri degli individui, ma comunque in grado di far soffrire le persone che lavorano al loro interno e soprattutto di danneggiare il morale, la produttività e il “compito primario” dell’organizzazione.Nel lavoro istituzionale, come nella vita in generale, i piani, i progetti che vengono stilati in sede programmatica spesso non vengono attuati. In generale la loro attuazione non può di solito avvenire se non attraverso la messa in atto della logica del cambiamento, ma il cambiamento talora genera turbolenza e resistenza poiché avvertito come minaccioso rispetto a sottese attese che nulla hanno a che fare con i lodevoli programmi enunciati, per l’appunto, in precedenza, in sede programmatica.Il fatto è che ogni organizzazione sociale dal punto di vista socio-dinamico si costituisce come un sistema a doppio compito: uno è quello di procedere ad attuare il “compito primario”; l’altro è quello di andare incontro ad alcune delle più importanti esigenze dell’uomo e di erigere efficaci difese contro le principali angosce dell’esistenza.Allora i cambiamenti, per quanto necessari e accettati, tendono d’altra parte a minacciare la soddisfazione di questi bisogni fondamentali o la tenuta di equilibri e sono generatori di intensa ansie primitive. Molte di queste ansie possono al limite essere realistiche, ma per lo più riflettono angosce e fantasie più profonde e irrazionali e assomigliano a quelle proprie del mondo infantile o dell’esperienza psicotica: la mortificazione narcisistica, la persecuzione, le rivalità e le aggressioni invidiose, la fusione e lo smarrimento dell’identità all’interno del gruppo.Dagli studi sopra riferiti conseguì l’escogitazione del modello Tavistock, un modello consulenziale utile a risolvere, per le organizzazioni, alcune difficoltà basate su processi profondi di resistenza al cambiamento e, dunque quando altre forme di consulenza si sono dimostrate insufficienti a risolvere tali difficoltà minaccianti la realizzazione del “compito primario”.La miopia sopra riferita potrebbe essere concepita allora come l’effetto (il sintomo) di un processo non incline al cambiamento, ma alla sostanziale gestione del mortificante status quo.In Italia l’uso del ricorso alla consulenza basata sul modello Tavistock è appena agli albori e dovrà fare i conti per una sua prossima e proficua applicazione con arretratezze culturali estremamente difensive e oppositive.Per quanto attiene al dibattito svoltosi nella seconda trasmissione televisiva sopra riferita, certamente all’onorevole Calenda per un mero momento difensivo, offensivo alla sua stessa intelligenza, appare non appropriata la considerazione di Belpietro, circa la causalità di certe divergenze, corrispondente a sostanziali lotte di potere, necessarie a molti “personaggi” per guadagnare nell’immaginario e in concreto una leadership senza temporali confini.Tutto ciò, tra l’altro, non può neppure essere democratico giacché potrebbe in maniera mistificante e camuffata rappresentare di fatto una “riedizione”, edulcorata all’esterno dai proclami di programmi altamente democratici, di una massa partitica “decapitata” e offerta all’assolutismo mono-pensante e verticale di un nuovo Capo-stratega.Quando un giornalista, di cui oggi mi sfugge il nome, in questa trasmissione cui stiamo riferendoci, ha, forse scherzando, asserito che per questi politici del PD occorrerebbero delle sedute psicoanalitiche, in molti hanno ingenuamente sorriso.Concludiamo, asserendo che il comportamento del gruppo PD, come d’altronde può accadere per altri gruppi politici o altre organizzazioni sociali è sicuramente psicopatologico e nel senso anzidetto.Tale gruppo ha necessità di crescere e la sua non crescita ha la responsabilità della sua stessa disfatta per l’avvenuto avvento populistico. In una scuola di formazione alla Politica necessitano i contributi dunque di diverse discipline, quali le scienze politiche, l’economia, le teorie di amministrazione aziendale, la sociologia e la psicologia, la quale ultima deve talora comprendere anche il ricorso alla specifica consulenza del tipo sopra riferito.Infine per quanto riguarda lo screzio profilatosi a carico del potere giudiziario, chiarendo che crediamo che l’imparzialità nel giudicare debba costituire per il magistrato l’essenza fondamentale della sua professione, dobbiamo pur ammettere con enorme dispiacere che in un’epoca anche caratterizzata da una tendenza all’indebolimento di valori ineliminabili per un normale ed etico vivere individuale e collettivo, lo screzio sopra riferito, è relativo per fortuna ad alcuni magistrati.Crediamo rediamo tragga linfa da una neo-cultura sostitutiva, caratterizzata come nel mondo della prima infanzia dal principio del piacere che non sa attendere, non modulato dallo sviluppo del pensiero adulto che si nutre di un fattore di posposizione, che non rinuncia, quindi, al principio del piacere, sapendo però attendere attraverso scelte in ordine a una coscienza morale, nè super, né ipo-egoica.Nello stretto specifico si può ipotizzare che la scelta della professione di magistrato abbia molto probabilmente rappresentato una soluzione difensiva, debole, fragilizzabile, come riprovevolmente è avvenuto, attraverso specifiche, remote e profonde problematiche solo apparentemente bilanciabili, e sino a un certo punto, dalla ricerca affermativa dell’imparzialità giudicante.
Dal carrello all’ecosistema: 3 modi per fare la spesa senza produrre plastica
Ieri 20-06-19, 15:59

Dal carrello all’ecosistema: 3 modi per fare la spesa senza produrre plastica

L’emergenza dell’inquinamento da plastica ha catturato l’attenzione pubblica come nessun altro problema nella storia recente. A chi noi non è capitato di passeggiare in un piccolo paradiso naturale imbattendosi d’improvviso in un rifiuto di plastica? Questo materiale, infatti, è divenuto così presente (e di conseguenza inquinante) che, se vogliamo avere qualche possibilità di ridurre il suo impatto sulle nostre vite, è necessario cominciare dalle scelte quotidiane. Come, per esempio, quelle che si compiono facendo la spesa.Con un po’ di attenzione, si può fare del bene al Pianeta e a noi stessi. L’industria, sempre più improntata alla filosofia ecosostenibile, ci viene incontro con l’utilizzo di materiali compostabili e riciclabili che possono aiutarci a limitare l’utilizzo e la presenza della plastica nella vita di tutti i giorni. Da questo punto di vista, le scelte d’acquisto e le abitudini sono fondamentali. Ecco un piccolo vademecum da mettere subito in pratica per ridurre la presenza della plastica nelle nostre vite.1. Facciamo a meno di piatti e posate di plasticaPer mettere un freno alla produzione di milioni di tonnellate di Co2, dal 2021 l’Europa dice addio ai prodotti monouso in plastica come piatti e posate, ma anche cotton-fioc e cannucce. Nell’attesa che le nuove regole facciano il loro corso, ricorda che puoi sostituire piatti e posate in pvc con quelli realizzati in carta, bioplastica, cellulosa e foglie di palma.2. Diciamo “no” alle buste offerte dagli esercizi commerciali ed evitiamo frutta e verdura preconfezionateCome sappiamo, i sacchetti di plastica utilizzati per frutta e verdura sfusi sono stati ormai da tempo messi al bando, sostituiti da alternative biodegradabili. Già nel 2011, le buste di plastica per la spesa erano state rimpiazzate da equivalenti compostabili. A ogni modo, la scelta più ecologica rimane portare con sé una o più borse in cotone riutilizzabili. “Busta? No, grazie. Ho la mia”, deve essere il nostro motto. Inoltre, se il vostro occhio cade su agrumi già sbucciati e messi in vaschetta, mele avvolte dalla pellicola, enormi buste di insalata già pulita e tagliata, sappiate che sarebbe indicato preferire altro. Frutta e verdura andrebbero comprate sfuse. È possibile farlo al supermercato, ma meglio ancora recarsi nei mercati. Scegliate la grande distribuzione o il banco del contadino, cercate di mettere verdura e frutta nella vostra shopper di stoffa o quantomeno nei sacchetti di carta (migliori della plastica e, inoltre, riutilizzabili per conservare altri cibi).3. Preferiamo prodotti alimentari dal packaging sostenibileLa ricerca avanza proponendoci soluzioni innovative con imballaggi alimentari biodegradabili. Sta a noi agire, cambiare abitudini, investire nel futuro imparando ad orientare le nostre scelte in maniera sostenibile anche tra gli scaffali del supermercato. Dal carrello all’ecosistema: a livello mondiale solo il 14% degli imballaggi di plastica arriva agli impianti di riciclo mentre solamente l’8% viene effettivamente riciclato. Nel frattempo, un terzo finisce negli ecosistemi ormai fragili e il 40% in discarica. Le aziende possono introdurre nuovi modelli di consumo: a tale riguardo, un esempio virtuoso è rappresentato dalle nuove vaschette compostabili e riciclabili del gelato Carte d’Or, brand leader del settore.“Tutto il gusto di sempre, rispettando l’ambiente”. È la missione di Carte d’Or per il lancio sostenibile dei suoi prodotti di punta, amati dai consumatori tanto da essere considerati da sempre come la migliore alternativa al dessert. L’innovazione di packaging introdotta da Carte d’Or riguarda la linea Classici, rivoluzionata grazie a nuove confezioni da 400g fatte di carta certificata PEFC, accoppiata con uno strato di PLA (acido polilattico, ossia bioplastica ottenuta da scarti di mais) che consente di essere impermeabile e, dunque, adatta al gelato. Le vaschette sono compostabili (quindi possono essere eliminate nell’umido) oppure, a seconda delle normative locali, riciclabili (con la carta). La gustosa offerta prevede le tradizionali varianti panna, nocciola, stracciatella, cioccolato fondente, tartufo, caffè, tiramisù, yogurt e frutti di bosco, cocco e limone sorbetto, a cui si aggiungono due nuovi squisiti gusti: pistacchio e vaniglia e cookies. L’operazione, realizzata in collaborazione con WWF Italia, fa parte della strategia globale di Unilever “No, less, better plastic”. Scegliendo la nuova vaschetta Carte d’Or farete felice sia il palato che l’ambiente, contribuendo a togliere dal mercato 43 tonnellate di plastica ogni mese, 10 tonnellate ogni settimana. Per saperne di più: Carte d’Or Sustainability.
"Sarà il Governo a nominare il Direttorio". Lega e M5s presentano la riforma della governance Bankitalia
Ieri 20-06-19, 15:50

"Sarà il Governo a nominare il Direttorio". Lega e M5s presentano la riforma della governance Bankitalia

Lega e Movimento 5 stelle hanno presentato in Senato un disegno di legge che rivoluziona le regole di nomina del governatore della Banca d’Italia, del direttore generale e dei vicedirettori e attribuisce al Parlamento il potere di modificarne lo statuto. Lo scrive la Reuters, che ha preso visione della proposta di legge già anticipata dal Messaggero tre giorni fa. Lo scopo è di attribuire al Governo e in parte al Parlamento la procedura di nomina del direttorio. Il testo ha come primi firmatari i capigruppo di maggioranza, Stefano Patuanelli (M5S) e Massimiliano Romeo (Lega).Scrive Reuters:Oggi la nomina del governatore è disposta con decreto del presidente della Repubblica, su proposta del presidente del consiglio, previa deliberazione del Consiglio dei ministri, sentito il parere del Consiglio superiore di Bankitalia.Il consiglio superiore, su proposta del governatore, nomina il direttore generale e i tre vice direttori con un iter che richiede un passaggio a Palazzo Chigi.Secondo la proposta Romeo-Patuanelli, “il governatore, il direttore generale e uno dei vice direttori generali sono nominati su proposta del presidente del Consiglio dei ministri, previa deliberazione del consiglio dei ministri”.“Due vice direttori generali sono eletti, uno dalla Camera dei deputati e uno dal Senato della Repubblica, a scrutinio segreto e a maggioranza assoluta dei presenti”, si legge nella bozza.