HuffPost

HuffPost (noto fino al 2016 come The Huffington Post) è un blog e aggregatore statunitense fondato nel 2005 ed in breve tempo diventato uno dei siti più seguiti del mondo. L'edizione italiana di The Huffington Post ha debuttato il 25 settembre 2012, realizzata in collaborazione tra l'Huffington Post Mediagroup e il Gruppo Editoriale L'Espresso. Dal maggio 2017 anche l'edizione italiana ha modificato la testata in HuffPost, la stessa dell'edizione statunitense.
SEGUI
Sanremo, migliorano gli ascolti ma sempre male sul 2020
Cronaca
Oggi 06-03-21, 10:07

Sanremo, migliorano gli ascolti ma sempre male sul 2020

Sono stati 11 milioni 115mila i telespettatori che ieri su Rai1 hanno seguito la prima parte della quarta serata del Festival di Sanremo, con la proclamazione anche del vincitore tra le Nuove Proposte, Gaudiano. Lo share è stato del 43,3%. In calo rispetto allo scorso anno, quando registrò 12 milioni 674mila spettatori e share del 52,3%. Un risultato invece migliore rispetto alla serata precedente, quella delle cover. La seconda parte, protrattasi fino alle 2 di notte, e’ stata seguita da 4 milioni 980mila spettatori e share del 48,2%. Anche questi in calo, lo scorso anno infatti furono 5 milioni 795mila spettatori e share del 56%.Leggi anche...Occhi in camera e musica leggerissima. Sanremo trova la formula per il successo (di L. Varlese)
Sardine, Mattia Santori: "Al Nazareno per una nuova fase costituente"
Politica
Oggi 06-03-21, 09:55

Sardine, Mattia Santori: "Al Nazareno per una nuova fase costituente"

“Oggi si va al Nazareno a dire che le assemblee tra pochi non bastano più. Oggi andiamo a chiedere che inizi una nuova fase costituente: aperta, democratica, innovativa. Non per il Pd, non per le Sardine. Ma per tutti gli apolidi della politica”: lo afferma Mattia Santori, volto mediatico delle Sardine, nella giornata in cui il ‘suo’ Movimento ha annunciato la mobilitazione a Roma davanti alla sede del Partito democratico. “Ci sono mattine in cui vorresti startene a letto. Giorni in cui ti dici ‘chi me lo fa fare?’. Mesi in cui rimpiangi di non essertene stato zitto e buono. Poi ti guardi intorno - scrive Santori su Fb - e vedi ancora schiere di opinionisti, flotte di disillusi, plotoni di culi pesi e tastiere pesanti. Apprezzo i benpensanti ma non è con le penne fini che le cose cambieranno. Stimo gli intellettuali ma credo che quando si tratta di ricostruire serva soprattutto chi si sporca le mani. Pensate quello che vi pare, ma la crisi del Pd - è il messaggio del leader delle Sardine - è la crisi del centrosinistra, una crisi che ci riguarda e che vi riguarda anche se la politica vi fa schifo o vi ha stancato. Datemi del pazzo ma ho visto troppa bellezza quest’anno per riuscire a rassegnarmi”.
Ciccio Caputo: "Vacciniamoci tutti, non è il momento di riaprire gli stadi"
Cronaca
Oggi 06-03-21, 09:27

Ciccio Caputo: "Vacciniamoci tutti, non è il momento di riaprire gli stadi"

Il suo mestiere è fare gol. Lo sa fare molto bene e sa anche che dopo ogni rete ha gli occhi di milioni di appassionati su di sé. Ecco perché, nell’ultima partita prima del lockdown di marzo e dello stop forzato dei campionati, Francesco Caputo, per tutti Ciccio, mostrò alle telecamere un foglio: “Andrà tutto bene, #restate a casa” era l’appello. Purtroppo tutto bene non andò. “No, però il messaggio che volevo mandare era: restate a casa, bisogna farlo. E non dobbiamo mollare: stiamo attenti, indossiamo la mascherina, prendiamo tutte le precauzioni”, spiega l’attaccante del Sassuolo in un’intervista rilasciata a “Repubblica”. Oggi il messaggio che manderebbe dopo un gol è: “Vacciniamoci tutti, a prescindere dai dubbi che la gente può avere. E’ la soluzione giusta per liberarci della pandemia”. Ormai da un anno si gioca con gli stadi vuoti. “Alla fine ti abitui a tutto, ma giocare senza l’atmosfera del pubblico è stata davvero dura. Ci mancano i tifosi, persino gli insulti. Però la salute viene prima: non è ancora tempo di riaprire”.Parla di insulti che mancano, ma Ciccio Caputo, anche se fa male alle difese avversarie, piace anche dalle tifoserie rivali .“Non lo so neanch’io il perché. Avverto questa simpatia, mi rendo conto di quello che trasmetto, ma boh. Forse dipende dalla spontaneità. Può darsi che qualcuno si identifichi in me”.Magari nel ragazzo di provincia che dopo tanta gavetta arriva in Serie A a 30 anni e non smette di far gol. “Sono cresciuto sui campi in terra battuta e forse a guardarmi viene voglia di credere nei sogni”. Se poi sfociano nell’azzurro....“Non ho mai avuto l’assillo di diventare un calciatore, ho sempre giocato per divertirmi, ma con serietà e cercando di migliorarmi. Poco alla volta ho fatto la mia strada. Le due maglie azzurre che ho indossato le ho appese in casa, sono le uniche che ho esposto: se ne arriveranno altre o meno mi rimarrà per sempre dentro l’emozione di aver difeso i colori della mia nazione”. La A lo ha ignorato per troppo tempo (“Non so perché e non è così importante”) e lui, tra gli allenatori decisivi per la sua esplosione, cita “Andreazzoli, con cui a Empoli giocavamo un calcio divertentissimo, è stato fondamentale, come poi De Zerbi”.Il suo idolo è sempre stato Del Piero, oggi ammira Immobile, uno dei pochi che ha segnato più di lui. “Sono del parere che i numeri dicano la verità, se dicono che sono tra i migliori qualcosa di vero ci sarà”. Il suo obiettivo, anche se gli anni sono 33, continua a essere quello di sempre: “Migliorarmi. Se penso all’Europeo? Non posso dire di no”.
L’altro volto del totalitarismo: la guerra alle identità
Oggi 06-03-21, 09:19

L’altro volto del totalitarismo: la guerra alle identità

In un saggio di qualche anno fa, L’Ospite e il Nemico. La Grande Migrazione e l’Europa (Ed. Garzanti 2018), su cui richiamò l’attenzione Ernesto Galli della Loggia in un’editoriale del ‘Corriere della Sera’(25 maggio 2019), Raffaele Simone, un linguista prestato alla saggistica politica, elaborò una categoria, l’Ideologia Europea, a mio avviso utile per la comprensione di tanti stili di pensiero che si affollano in questi primi decenni del XXI secolo. L’ideologia europea: è “un insieme di idee, partiti presi, concezioni e narrazioni, prodotti da fonti diverse in momenti diversi, di segno genericamente democratico-umanitario, con una spiccata nota radicale che può arrivare fino all’estremismo. L’Ideologia Europea è filtrata rapidamente nella cultura della dirigenza politica europea, degli organismi internazionali e delle organizzazioni umanitarie, delle chiese e dei media. Ha i suoi testi classici, i suoi eroi e eroine, le sue organizzazioni, i suoi media. Conta insomma su un suo ‘popolo’, multinazionale, multietnico, multiculturale e interclasse, che la pratica, la tiene viva e la fa valere. Ora questo ‘popolo’, sebbene indistinto, non coordinato e eterogeneo, ha un formidabile potere di pressione sulle decisioni politiche (compresa la gestione dei media)” Simone l’ideologia europea può considerarsi la dottrine del Club Radicale “La sua base culturale comune è formata da un aggregato poco amalgamato ma assertivo di assunti radical; vi confluiscono esigenze comuniste ed egualitarie, umanitarie, cristiano-sociali, anti-imperialiste, anti-capitaliste e anti-occidentali, no-global, femministe, omosessuali, non violente, terzomondiste, ambientaliste, vegane e animaliste”. Non sono convinto dall’impiego del termine radicale da sempre associato a un’area politico-culturale (e una Radio) che si distingue per il suo occidentalismo e per il filoisraelismo senza se e senza ma ,a parte questa riserva, Simone coglie nel segno. La marmellata ‘buonista’ che denuncia è il segno poco esaltante di una società civile—e della sua political culture—alla deriva. Quella sinistra che, per mezzo secolo dopo la fine della seconda guerra mondiale, aveva mostrato di ‘tener lo campo’ somiglia sempre di più ai grandi quotidiani borghesi della Prima Repubblica che in prima pagina e nelle pagine economiche erano l’espressione dell’establishment politico ed economico e in quelle culturali si aprivano agli esponenti di ‘scuole di pensiero’ variamente ispirate alla grande lezione marxista. Con una differenza significativa, però: allora dominava il materialismo storico, una filosofia forte che per certi versi richiamava il tomismo con i suoi rigidi apparati concettuali ma anche con il suo robusto senso realistico; oggi il materialismo non è più ‘storico’ ma si è convertito in un melenso universalismo che non pone i valori’ su uno stesso piano ma li fa passare al setaccio di un egualitarismo che non ammette distinzioni in fatto di civiltà, di appartenenza comunitaria, di diritti di cittadinanza, di morale pubblica, di economia, di istituzioni politiche etc. I valori che non possono venir condivisi da tutto il genere umano (che non sono quindi universalizzabili) diventano disvalori e le radici, che sono il simbolo della fedeltà al suolo si trasformano nel più imperdonabile dei ‘peccati contro lo Spirito’, per dirla col vecchio Croce.Le riflessioni di Simone mi sono venute in mete leggendo il saggio di un filosofo di militanza grillina, Christian Raimo, Contro l’identità italiana (Ed Einaudi), un autentico ricettacolo dei luoghi comuni di una sinistra anpista, post-azionista e postcomunista che nell’’identità’ vede la reincarnazione dell’Ur-Faschismus di echiana memoria. ”L’identità, afferma perentoriamente, Raimo non sembra poter esistere se non come competitiva, muscolare, autoaffermativa”: chi ad essa fa appello, se non è un fascista, è complice dei fascisti. In realtà, Raimo non vende farina del suo sacco (né lo pretende) ma smercia i manufatti culturali dei nemici implacabili dell’identità, dallo storico del Risorgimento Alberto M. Banti all’antropologo Francesco Remotti, dall’antichista Maurizio Bettini al modernista Adriano Prosperi. Passando per Ida Dominijanni autrice di “un libro mai abbastanza citato, Il trucco, in cui dimostra la permanenza del berlusconismo oltre Berlusconi”. Di suo ci mette la glorificazione di Carlo Giuliani, la cui morte segnerebbe uno spartiacque epocale nella storia d’Italia (l’Italia ormai “assomiglia molto alla pistola che ha appena sparato e ai manganelli ancora sporchi di sangue”); il dileggio di Giampaolo Pansa (“uno strano frankestein ideal-politico di cui non ci si libererà più”); la denuncia della strumentalizzazione delle foibe (“si resta allibiti” per” la paranoia ideologica di scrivere a qualunque costo estetico e politico una controstoria”). A un certo punto il rasoio di Raimo diventa esilarante parlando del reazionario Joseph Ratzinger :”alla giornata mondiale della gioventù a Colonia nel 2005 lo sento con le mie orecchie parlare di una identità cristiana da difendere”. Ma guardate un po’:un pontefice romano che si preoccupa dell’identità cristiana!Vero è che Raimo aveva presente il monito attribuito a Leonardo “tristo è quel discepolo che non avanza il suo maestro” e non era facile essere ancora più indignati di un Banti che nel Presidente Carlo Azeglio Ciampi e in Roberto Roberto Benigni—fissati con l’Inno di Mameli― aveva visto gli involontari collaboratori domestici della Lega. A partire dagli anni Novanta, scriveva Banti in Sublime madre nostra (Ed. Laterza 2011), “coloro che - con qualunque intenzione, anche la più de­mocratica - si preoccupano adesso della questione dell’i­dentità nazionale, dovrebbero essere consapevoli che “na­zione” e “patria” sono due termini che - quasi per riflesso condizionato - si portano con sé una serie di formazioni valoriali specifiche che inducono a pensare la nazione come parentela, come discendenza di sangue, come memoria storica esclusiva e selettiva, come narrazione di narrazioni belliciste e maschiliste.”Insomma il Risorgimento è la matrice del fascismo e il fascismo è sinonimo, tout court, di totalitarismo, di razzismo, di violenza cieca e irredimibile”.Raimo arruola quanti può nel campo dei nemici dell’identità: da quelli per i quali è una realtà—” la società italiana è rappresentata in modo regressivo perché è regressiva. E la persistenza di questo modello che tiene insieme un provincialismo retrivo, un grossolano maschilismo da vitelloni con il familismo amorale”—a quelli che la ritengono un’’invenzione pericolosa—come Maurizio Bettini che, in Contro le radici (Il Mulino 2011), scrive che “da un lato, siamo sempre più coinvolti nell’assimilazione “presentista” prodotta da cellulari, abbigliamenti, musica divertimenti, tecnologia e così di seguito; dall’altro ci vogliamo diversi appellandoci al passato dei luoghi e delle tradizioni di ogni tipo—viviamo immersi in un’antropologia (reale) dell’omologazione e ce ne creiamo una (immaginaria) della differenza”. L’immagine che se ne dà della ‘massa damnationis’—contro la quale si appuntano gli strali dei Francesco Remotti, delle Francesca Rigotti, dei Marco Aime, degli Umberto Eco etc. è sempre caricaturale e grottesca.Sarebbe tempo perso richiamare tutti gli odierni ‘maestri del sospetto’ a un serio e serrato confronto critico con i filosofi, gli storici e gli scienziati politici che hanno trattato il tema dell’identità politica e dello stato nazionale. Come, ad es., la geniale Dominique (Aron-)Schnapper che, ne La communauté des citoyens. Sur l’idée moderne de nation, Ed. Gallimard 2003), rilevava che è “all’interno di una particolare comunità nazionale che gli individui hanno sviluppato la loro identità, inseparabilmente individuale e collettiva. Per secoli in Europa, si è detto, ognuno trova dentro di sé la propria nazione. Qualsiasi sentimento di appartenenza, qualsiasi idea collettiva non può che essere il prodotto di una lunga storia comune, anche se è, il più delle volte, totalmente o parzialmente inventata. Non nasce da una decisione, per quanto desiderabile o ragionevole, ma che suppone che si possa costruire un’identità collettiva da una tabula rasa. L’adesione intellettuale a principi astratti - diritti umani, rispetto dello stato di diritto - non può sostituire, almeno nel prossimo futuro, la mobilitazione politica ed emotiva suscitata dall’interiorizzazione della tradizione nazionale”. Per non parlare dell’immensa letteratura che ha trattato il tema dell’identità nazionale, da Anthony D. Smith a David Miller, da Raymond Aron a Michael Walzer, da John Breuilly a Benedict Anderson, da Federico Chabod a Franco Goio.Il mio, però, non vuole essere un rilievo professorale. Per me Raimo ,“i suoi fratelli’ e i suoi maîtres-à-penser sono una riprova (per molti aspetti terrificante) delle ‘radici’ (è proprio il caso di dire) piantate nella nostra cultura politica dal virus totalitario. Quest’ultimo si potrebbe definire come la cancellazione dall’umano di tutto ciò che non corrisponde a un modello antropologico posto da entità metafisiche come la Ragione o la Razza o la Classe. Se la religione è l’oppio dei popoli le basiliche ortodosse vanno trasformate in Tempi della Scienza; se il bisogno di appartenza è sentito da una parte (più o meno grande) del genere umano, va estirpato attraverso una medicina pedagogica di Stato in grado di guarire quanti ne so sono affetti. Se un ariano vede in un ebreo un essere simile a lui, vuol dire che è vittima di un contagio che va isolato; se un lavoratore simpatizza col nemico di classe e viene a patti con lui, bisogna sottoporlo al trapianto di coscienza proletaria. “Homo sum nihil humani a me alienum puto” (Sono un essere umano, niente di ciò ch’è umano ritengo estraneo a me): l’antica massima della saggezza greca e occidentale non sembra aver più valore. I sentimenti che Adriano Prosperi, Maurizio Bettini, Francesco Remotti, Alberto Banti e simil genia non capiscono e non condividono diventano malattie dello spirito che i buttafuori come Christian Raimo si premurano di far conoscere e di denunciare al mondo.
Le pagelle Haiku di Sanremo. Immense Orietta Berti (9) e La Rappresentante di lista (9,5)
Cultura e Spettacolo
Oggi 06-03-21, 09:13

Le pagelle Haiku di Sanremo. Immense Orietta Berti (9) e La Rappresentante di lista (9,5)

AMADEUS 3A questo punto è una questione di principioSi deve esser detto Amadeus guardando l’auditelConfondendo il fumo che gira con l’oppioHa proseguito scambiando gambe e wurstelFIORELLO 3Fiore non ha capito che esserci è evitabileE se porti su quel palco un omaggio a CarosoneFatto magistralmente dai Bottari e Enzo AvitabileSe fai un balletto, beh, allora sei un minchioneZLATAN IBRAHIMOVIC 6Ci ha detto Sorrentino, che a volte stare in ombraPuò essere una scelta che paga più del solePerché se sei quel Dio che in campo è ciò che sembraNon sembra che sul palco mi regge il paragoneACHILLE LAURO 2L’ha detto meglio Nietzche, citando AristoteleL’ha ribadito Barhtes, facendo eco a BaconeSe queste qui non son marchette ma teleAllora è proprio vero che io sono un coglioneENZO AVITABILE E I BOTTARI 9Qualcuno, sprovveduto, lo avrà pure pensatoChe è musica la trap, l’indie o quel che èMa forse sarebbe il caso di un pensiero più articolatoPerché c’è musica e musica, e di tutta Enzo è il reMAHMOOD 4Cinque canzoni in una, mica è roba da tuttiConti i minuti, i bpm, roba da contabiliQuando devi fare un medley, la lasci, ce la mettiMahmood non ha problemi, sono tutte simili ALESSANDRA AMOROSO E EMMA MARRONE 3So che sarò frainteso, accusato di pregiudizioMa forse è bene chiarire che nulla ho di personaleIl fatto è che a pensarci bene proprio sin dall’inizioSingolarmente o in coppia mi han sempre fatto cagareANNALISA- Dieci 7,5Siamo donne, oltre le gambe c’è di piùCantavano Sabrina e Jo SquilloAlla musica tu puoi dar del tuE stavolta hai un brano proprio belloAIELLO- Ora 0Che ne sai tu di un campo di granosi chiedeva Lucio tempo faForse è meglio approfondisci l’arcanoCantare non è il tuo, fatti più in làMANESKI- Zitti e buoni 4Ho passato un giorno intero a rimbalzareMessaggi di tutti quanti urlavan al plagioCompagni, non è il caso di sbraitareNon è il plagio, qui a creami, tanto disagioNOEMI- Glicine 7,5La sua voce rimane la costanteOgni volta che affronta nuovi generiDel resto lei di lavoro è una cantanteE anche stavolta è ovvio la si veneriORIETTA- Quando ti sei innamorato 9Si dovrebbe essere sordi per non amareQuel suo tornare sulla scena con un tangoDopo anni più alla tele che su un palco a cantareIo la sento, sobbalzo e intanto piangoCOLAPESCE E DIMARTINO- Musica leggerissima 7Citazione di Julio Iglesias a parteè evidente che il brano sia in crescendoDi leggero c’è apparenza, dicon le carte Forse il podio non è un vorrei potendoMAX GAZZÈ- Il farmacista 6,5Di nascondersi dietro idee genialiPuò sembrare cosa difficile e spavaldaNei fatti Max è di quegli animaliChe si inventa a ogni passaggio l’acqua caldaWILLIE PEYOTE- Mai dire mai (la locura) 8,5Il più bravo a inanellare rimeVe lo dico con la rima baciataSolo che lui qualche concetto esprimeMentre io faccio solo sta cagataMALIKA AYANE- Ti piaci così 6-Ci hanno detto muovi il culo, segue la testaEra Clinton ma non il presidenteQuesta volta è già finita la festaDi questo brano non ci rimarrà nienteLA RAPPRESENTANTE DI LISTA- Amare 9,5Credo che possa essere passato in CassazioneIl fatto che sono loro di questo Festival la sorpresaE che sia Amare la migliore canzoneTra quelle presenti in gara, per le altre sia la resaMADAME- Voce 8,5Voce è un brano che merita attenzioneL’ho detto già, Madame è ha un grande donoDi essere originale come la sua canzonePer come appoggia i versi sopra il suonoARISA- Potevi fare di più 9Io ritengo che quest’anno ArisaAbbia portato un gran bel branoSu come ci si senta un po’ divisaSe un amore finito è ormai lontanoCOMA_COSE- Fiamme negli occhi 8Si fissano negli occhi mentre cantanoUn brano di chitarre e suoni d’epocaCon testo interessante approfondisconoDiscorsi sull’amore che amore evocaFASMA- Parlami 4Devo dire che simpatico è simpaticoNon è mica che mettevo questo in dubbioIl problema è che canta come un asmaticoChe tra Ventolin e Guttalax ha fatto scambioLO STATO SOCIALE- Combat pop 4Lodo si è fatto a lato, lasciando spazio al gruppoStato social è un nome che democrazia richiamaPeccato che quest’anno il brano sia un po’ un paccoRoba scadente, ragaz, temo piaccia solo a AmaFRANCESCA MICHIELIN E FEDEZ- Chiamami per nome 3Diceva la mia nonna in modo categoricoPer quanto un nientino tu lo ricopra d’oroRimane sempre il nulla, in fondo è logico Pensavi fosse arte, ma è dopolavoroIRAMA- La genesi del tuo colore 3L’abbiam lascito all’Ariston poco prima di CodognoLo ritroviamo in video, un anno dopo e passaMetà un quarantenato, metà Toto CutugnoNon lascia alcuna traccia, me è fisso come una tassa (ad libitum)EXTRALISCIO E DAVIDE TOFFOLO- Bianca luce nera 7,5Se esistesse una classifica specialePer dire chi più musica ha portatoSu quel palco che per molti fu fataleSo già chi vincerebbe, è assodatoGHEMON- Momento perfetto 7Confesso che al secondo e al terzo ascoltoIl brano non mi si ferma mai in testaMa come coi Ridillo ci si diverte moltoNon so se sia una perla, ma è una festaFRANCESCO RENGA- Quando trovo te 6,5Non saprei dire se è un fatto di emozioneSe è anche che il brano si alza per due ottave e mezzoMa ogni volta che ascolto questa canzonePenso che Renga ha portato un gran bel pezzoGIO EVAN- Arnica 3A vederlo che salta con le braghetteLa sua giacca colorata e i folti ricciViene quasi da chiedergli se ammetteChe per lui cantar canzoni è solo impicciERMAL META- Un milione di cose da dirti 8Quest’anno si presenta in modo pianoIn apparenza senza mire al podioMa è chiaro le canzoni sanno andar lontanoQuando cantano l’amore, senza cantare l’odioBUGO- E invece sì 6,5Credo in fondo che l’essere acciaccatoNon sia stata condizione passeggeraSi tratta di poetica, è assodatoAnche quest’anno l’aria non è così leggeraFULMINACCI- Santa Marinella 7Tu lo vedi che imbracci il suo strumentoUna chitarra, di legno, che lui arpeggiaRaccontando del mondo in cui sta dentroQuesto giovane anziano che il pop dileggiaGAIA- Cuore amaro 4Con una voce così, calda e sensualeGaia avrebbe potuto stenderci tuttiMa una canzone così brutta è fataleEra meglio portar una gara di ruttiRANDOM- Torno a te 2Io credo che se ne occuperà GiacobboIn una prossima puntata del programmaL’ho studiato, come Leopardi ora son gobboMa ’sto Random ha mai incontrato un pentagramma?
Vita e lavoro, casa e ufficio: cosa succede quando i muri crollano
Oggi 06-03-21, 09:00

Vita e lavoro, casa e ufficio: cosa succede quando i muri crollano

Quando più o meno agli inizi degli anni ’90 le e-mail cominciarono a diventare popolari, furono globalmente salutate come un’innovazione che avrebbe portato più produttività, organizzazione, migliore comunicazione, e quindi più tempo libero: un fulgido esempio di come la tecnologia venisse in soccorso all’uomo. Sono passati trent’anni, e tutti sappiamo com’è andata.Controllare e gestire le e-mail è diventata un’enorme fonte di stress e di conflitto,verificata da numerosi studima soprattutto dall’esperienza quotidiana di centinaia di milioni di persone. Eppure, non possiamo farne a meno.Oggi ci si potrebbe chiedere se lo smart-working non sia destinato a percorrere la stessa parabola, seppure più accelerata. Prima presentato come strumento salvifico in grado di emancipare i lavoratori dalle vetuste restrizioni dell’ufficio dell’orario di lavoro, e poi come scialuppa di salvataggio del lavoro assediato dalla pandemia, dopo un anno di uso intenso e ancora di più ora conla nuova chiusura delle scuolegià avvenuta o all’orizzonte, lo smart working sta mostrandotutti i suoi pesi e limiti. Per migliaia di persone – e in particolare per le famiglie - il lavoro a casa è diventato fonte enorme di stress, tensioni e conflitti. Eppure, non possiamo farne a meno.Intendiamoci: sia le e-mail che lo smart-working sono strumenti preziosi. Meglio ancora, sono strumenti. L’errore è, quindi, pensarli come in sé portatori di valore, e non per l’uso che se ne fa. In particolare, entrambi sono strumenti che sono stati usati per distruggere barriere. Nell’era delmito assoluto della libertà, ogni cosa che abbatte i muri, che varca i limiti, che rompe il paradigma, viene accolta con l’entusiasmo dell’adepto che saluta la palingenesi di un radioso futuro – la retorica “disruptive” del mondo delle start-up ne è forse l’esempio più chiaro.E invece le barriere servono. I muri non sono solo dei limitatori di movimento, ma soprattutto dei creatori di spazi. I confini non sono tanto delle linee da superare, ma – lo dice la parola stessa: prestassimo più attenzione all’etimologia! – “fini comuni”; membrane che sì tracciano limiti, ma che anche lasciano trasparire e trasporre sostanze. La libertà, o meglio ancora la libera espressione del sé, non si può esercitare in uno spazio libero: ha bisogno di un “campo da gioco” in cui esercitarsi. Altrimenti, si perde. Per questo, quando si abbatte una barriera si dovrebbe oltrepassarla guardinghi, non lanciandosi nel vuoto.Perché il rischio di lanciarsi nel vuoto è quello di perdere relazione e quindi direzione. Senza relazione, l’identità non si può affermare – essere chi rispetto a chi? Fare cosa rispetto a cosa? “Libertà è partecipazione”, diceva qualcuno. Perciò la cerchiamo, quella relazione. Di più, la bramiamo. Non tanto o non solo per ragioni “esistenziali”, ma anche puramente fisiologiche. Da figli di antenati che per milioni di anni hanno vissuto in piccole tribù in un ambiente fortemente ostile, in cui essere abbandonati dal gruppo voleva dire lasciarci le penne, il nostro cervello è “cablato” per farci cercare la relazione con l’altro, il contatto sociale, e soffre terribilmente se ai propri tentativi di rapportarsi non riceve risposta.Ecco quindi perché abbiamo le caselle inondate di messaggi inutili. Ecco perché non riusciamo a dire di noalla call su Zoom alle 19 di sera. Queste tecnologie di comunicazione – tra cui i social network – sono una specie di placebo all’isolamento sociale che proviamo, conseguenza del nostro individualismo; emulazioni raffazzonate del contatto umano che già da tempo ci è stato a poco a poco sottratto, e con la pandemia è stato quasi annullato; scombiccherati succedanei che non possono neanche lontanamente rimpiazzare la relazione interpersonale autentica.Lo si vede benissimo dal successo delle emoticon, per esempio: nel rapporto digitale – ancora di più se testuale - manca tutto quel contorno di non-verbale e para-verbale, di gesti e atteggiamenti che crea una vera relazione, e spesso disinnesca incomprensioni e quindi conflitti. E quindi eccoci ad arrabattarci con faccine per esprimere meglio il senso e l’emozione di una comunicazione; ed ecco che lo stesso ci infiliamo in diatribe all’arma bianca per sfumature non colte, ironie perse tra le righe, allusioni che non lo erano.Eppure, il conflitto non ci ferma. Scriviamo post, mandiamo e-mail e indiciamo riunioni perché vogliamo “sentire” gli altri; tastare i muri dell’ambiente in cui ci troviamo; cercare luce e calore nel freddo buio del cosmo digitale, in cui gli altri sono sì miliardi, ma stelle lontane.E sempre per questo allo stesso tempo protestiamo con veemenza e pretendiamo di ristabilire i confini: poter non rispondere alle e-mail a casa o in vacanza, dire no alle chiamate del capo nei weekend - salvo poi sbirciare compulsivamente le caselle mail nell’ansia di perdersi qualcosa, o consumarci nel terrore di non partecipare a quella riunione in cui certamente si deciderà qualcosa di importante (“FOMO”: Fear of missing out la chiamano i più giovani, che in questo contesto ci sono nati e cresciuti).Il punto, però, è che non ha oramai più molto senso combattere per ildiritto alla disconnessione; promuovere pratiche come la cancellazione automatica delle e-mail mandate in orario di chiusura o l’eliminazione delle caselle personali in favore di quelle tematiche controllate da più persone.Queste misure possono portare un sollievo momentaneo, ma non possono curare le nostre ferite sociali ed emotive; non possono ristabilire un equilibrio tra “vita” e “lavoro”. Non solo e non tanto perché oramai digitale e reale sono ben altro da universi paralleli, ma anzi si compenetrano e si rimescolano in una realtà unica e nuova – “Onlife” la chiamail filosofo Luciano Floridi-, ma anche perché quell’equilibrio non è mai davvero esistito, né forse dovrebbe mai esistere.Porre la questione dell’equilibrio tra vita e lavoro crea una pericolosa antinomia, che vede il lavoro come qualcosa di puramente alternativo alla vita – e quindi, morte; come la morte intrinsecamente indesiderabile, seppure necessario. Da questo modo di intendere il lavoro non può nascere nulla di buono, perché il lavoro è invece il modo in cui l’essere umano afferma la sua identità nella società, e crea il suo posto nel mondo. È, insomma, vita: tutt’altro che il suo opposto. E se per definizione esso è pensato e quindi vissuto come un’attività indesiderabile e logorante, l’essere umano non potrà che inevitabilmente sentirsi insoddisfatto di sé stesso e del mondo.Il lavoro, quindi, non è una commodity; non è un bene misurabile, gestibile, contabilizzabile. È, se lo si intende in senso più corretto e quindi più ampio, il senso del nostro essere al mondo. E come tale si espande e si autogenera; come un fiume impetuoso segue l’alveo ma spesso trabocca, dilaga, invade.Non si può certo pensare di arginarlo con sacchi di sabbia come il ping-pong o il bar in azienda ieri e i weekend digital-free o gli aperitivi aziendali su Zoom di oggi. Quel fiume non va contrastato, o ignorato: va navigato. Anche controcorrente a volte, se è necessario, certo; anche saltando da una diramazione all’altra, se si vuole, sicuro; ma non arrendendosi ai suoi flutti o mettendo la testa sott’acqua.D’altronde, il rischio di non navigare questo fiume è quello di alimentare ancora di più quelle disuguaglianze e paure che stanno lacerando la nostra società. Quale migliore incarnazione di una aristocrazia post-moderna si può immaginare di un gruppo sociale che rimane in casa e che sfoga la propria insoddisfazione consumando beni forniti da un altro ben più vasto gruppo costretto a produrli lavorando nel mondo reale?Quale più perfetta rappresentazione del conflitto per il potere si può avere di quella tra lavoratori costretti a casa dietro uno schermoalle prese con lavori ripetitivie dirigenti che, seppure mascherinati, si incontrano fisicamente producono idee e decisioni dai loro palazzi?Quale più naturale riedizione della lotta di classe e per i mezzi di produzione ci può essere di una nuovaclasse lavoratrice digitalizzata e iper-controllatada una vecchia classe dirigente?E quindi dobbiamo accettare di lavorare su fogli Excel mentre addormentiamo i bambini? Rinunciare a un weekend con il partner per poter partecipare all’ennesima call? No, ovviamente. Dobbiamo cercare di trovare per noi e promuovere per gli altriil senso al lavoro. Non vederlo più come uno spiacevole obbligo di sopravvivenza ma, in una visione più ampia che esula dal mero tempo in busta paga, come il nostro progetto di vita. In questo modo sarà forse possibile costruire una percezione identitaria solida, e un sereno equilibrio tra le varie componenti della nostra quotidianità. Senza più inviare mail o indire riunioni per cercare di capire dove sono i muri che con tanto entusiasmo abbiamo abbattuto.
Manfred Weber: "L'Europa è con Draghi"
Estero
Oggi 06-03-21, 08:53

Manfred Weber: "L'Europa è con Draghi"

“L’Italia deve sentire il sostegno pieno dell’Unione europea. In questo periodo in cui le persone stanno morendo, dobbiamo mostrare ai nostri cittadini che ci prendiamo cura di loro”. Così Manfred Weber, presidente dei deputati del Partito popolare al Parlamento europeo, in un’intervista al Corriere della Sera. “Abbiamo discusso a livello europeo se attivare il meccanismo di controllo dell’export dei vaccini e se in specifici casi fare ricorso al blocco. E’ stato discusso nella riunione dei leader Ue con la presidente della Commissione. La scelta dell’Italia si basa su solide motivazioni: la situazione in Australia vede dieci casi di Covid al giorno e non ci sono morti. Per questo sostengo pienamente il messaggio di Mario Draghi, che si è coordinato con la Commissione. Il commissario Thierry Breton era a Roma. Dobbiamo occuparci dei nostri cittadini, l’Ue è il continente più colpito al mondo, abbiamo il più alto numero di contagi e morti”.C’è il rischio di una guerra dei vaccini? “La guerra è già in corso. Gli Stati Uniti hanno un blocco totale sulle esportazioni di vaccini anti-Covid. Il Canada è rifornito dalla produzione europea. Il nazionalismo dei vaccini è stato adottato dagli Stati Uniti, dalla Gran Bretagna con AstraZeneca. Da europeo e da politico non voglio un blocco totale delle esportazioni di dosi ma non dobbiamo essere naif, ci dobbiamo concentrare sulle aziende che non sono corrette: AstraZeneca non sta adempiendo al contratto con l’Ue e sta dando precedenza alle forniture verso il Regno Unito e altri Paesi. Ma nello stesso tempo c’è BioNTech-Pfizer, un partner estremamente affidabile: stanno consegnando più di quanto promesso e questo ci permette di aiutare altri Paesi. Va adottato un approccio caso per caso. E con chi è inadempiente l’Ue deve essere rigorosa e forte”.Con la cancelliera Angela Merkel “siamo sempre in contatto diretto. L’Europa resta pronta a condividere le dosi con i suoi vicini. Ed è nel nostro interesse per evitare varianti in futuro. Ma se le aziende non rispettano gli obblighi devono sentire la forza dell’Ue e l’impatto sul lungo termine. AstraZeneca e coloro che non cooperano devono capire che l’Ue è il più grande mercato unico al mondo: ricordino, per i prodotti futuri, che l’accesso al mercato è nelle mani dei regolatori Ue. E poi chi non rispetta i contratti non potrà più beneficiare dei finanziamenti per la ricerca”. Sul fronte vaccini, “chiedo una procedura rapida. Il pass ci serve adesso, non in agosto. Bisogna avere subito un passaporto per mostrare che sei vaccinato o hai un test negativo. Questo creerà molti vantaggi per la vita dei cittadini Ue”.Ma “la domanda di vaccini è molto più alta della produzione, per questo c’è grande delusione ed è comprensibile. La presidente Ursula von der Leyen ha ammesso in un discorso davanti al Parlamento Ue che sono stati fatti degli errori. Tutti però stanno cercando di fare del loro meglio. Per riconquistare i cittadini Ue bisogna essere onesti. È vero che i populisti stanno cercando di sfruttare la situazione ma i cittadini sanno che i populisti non avrebbero avuto soluzioni migliori». Rispetto all’Ungheria che ha deciso di usare i vaccini russo e cinese, Weber dice che “nessuno nell’Ue è stato obbligato dalla legge a partecipare alla strategia Ue sui vaccini. Chiunque voglia andare da solo può farlo, ma non si può avere anche la solidarietà europea. L’Ungheria sa perfettamente che non sarebbe stata in prima fila nel ricevere i vaccini senza l’Europa”.Sull’addio di Orban al Ppe, Weber afferma che “Viktor Orban ama attaccare Bruxellesm ma prendersi i vantaggi dell’Ue, i vaccini sono uno dei tanti esempi, e questo non è accettabile per il Ppe. Mi dispiace aver perso dei membri nella mia famiglia politica, ma avendo presente che Orbßn continua a praticare una politica antieuropea e che ci sono problemi sostanziali di rispetto dello Stato di diritto, con la libertà di stampa e l’indipendenza della giustizia messe in discussione, non c’erano più alternative. Sulla migrazione restiamo il partito che difende i confini europei, come sta facendo il premier greco Mitsotakis al confine con la Turchia. Le ragioni del divorzio sono la difesa dei valori europei”.
Occhi in camera e musica leggerissima. Sanremo trova la formula per il successo (di L. Varlese)
Cultura e Spettacolo
Oggi 06-03-21, 01:24

Occhi in camera e musica leggerissima. Sanremo trova la formula per il successo (di L. Varlese)

A pensarci la ricetta era semplice: non fermare lo sguardo sulle poltrone vuote in platea, ma guardare dritto in camera e rivolgersi agli spettatori a casa. Non cercare a tutti i costi di fare il “Festival NEL Teatro Ariston”, ma pensare come fosse il “Festival DAL Teatro Ariston”. E poi puntare sulle canzoni. Tante, tutte in fila, andando lunghi (anzi lunghissimi), ma tornare alle origini, spogliando Sanremo di un po’ dei suoi lustrini e di tutte le polemiche, i gossip, le paillettes e le giostre che vi girano intorno, per restituirgli il senso per cui è nato: una gara canora. Ecco. Ad Amadeus e a tutta la squadra il merito di averlo capito in tempo. E di aver sterzato (già dalla terza serata, quella dei duetti) per andare in questa direzione.E infatti anche la quarta serata, nonostante la finale dei giovani (vinta da Gaudiano) e nonostante tutte le canzoni dei big in gara la facciano andare avanti fino a tarda notte, ha poche sbavature ed è ben fatta. Complici anche gli artisti che decisamente più a loro agio ci regalano una nottata di grande spettacolo. I brani cominciano a girare nelle radio e nelle nostre teste: le canticchiamo, iniziano a sembrarci familiari. Alcune sono davvero di un’altra categoria: la qualità è alta e i concorrenti sono perfettamente a fuoco. Pensiamo a Madame, a La Rappresentante di Lista, ai Maneskin e anche a Orietta Berti. Ma non solo. La canzone di Colapesce e Dimartino è già un tormentone, come quella di Willy Peyote e del duo Michielin-Fedez. E poi c’è la magia di Ermal Meta, quella di Annalisa e dei ComaCose.E non importa se lo show ne risenta un po’, perché in fondo come ha giustamente detto Amadeus la gente è “disperata, non ha voglia di festa”, ma forse di un po’ di buona musica sì. Di ascoltare “una canzone leggera perché ho voglia di niente”, di staccare i pensieri. Tutti il resto e contorno, che funziona più o meno. Ma Sanremo, edizione 2021, ci sembra giusto, adesso. Misurato e senza troppo sfarzo.A portare lo spettacolo sul palco ci pensa Mahmood prima e Alessandra Amoroso con Emma poi, suggellando una serata in cui davvero è stata la canzone ad essere protagonista. Lo spazio più importante, anche stasera, è dedicato ai lavoratori dello spettacolo. Ed è proprio la Amoroso a rendersi protagonista con Matilde Gioli di un lungo monologo: “La chiamo la mia “famiglia itinerante”, quella formata dalle persone che ho scelto in questa vita fatta di musica, di note, di cuori che battono, voci che urlano, sudore che scende e sacrifici”, dice la cantante. “In questo momento in cui le luci di (quasi) tutti i palchi sono spente, accendiamole su di loro, per questa famiglia che rende il mio sogno il mestiere più bello del mondo attraverso la sua professionalità. Mi chiamo Alessandra Amoroso e nella vita faccio la cantante”.
Beatrice Venezi a Sanremo: "Direttrice d'orchestra? No, chiamatemi 'direttore'"
Cultura e Spettacolo
Oggi 06-03-21, 00:58

Beatrice Venezi a Sanremo: "Direttrice d'orchestra? No, chiamatemi 'direttore'"

Beatrice Venezi, 31 anni, è la più giovane in Europa a dirigere un’orchestra. È stata lei ad affiancare Amadeus sul palco dell’Ariston nella quarta serata del Festival per premiare il vincitore delle Nuove Proposte. Presentandola, il conduttore ha detto: “Quando ci siamo incontrati a Sanremo Giovani lei mi ha chiesto di essere chiamata ‘direttore d’orchestra’ e non ‘direttrice’“.E Venezi ha confermato, spiegando: “Per me contano altre cose: la preparazione, il modo in cui si fanno le cose. La mia professione ha un nome che è ‘direttore d’orchestra’”. Immediate le reazioni social: molti utenti non hanno apprezzato, altri hanno condiviso la sua scelta.“Beatrice Venezi spazza via l’ipocrisia del politically correct ad ogni costo. Applausi”, scrive qualcuno. Mentre un altro utente dice: “Beatrice Venezi non annienta il politically correct, dice che il titolo è autorevole solo se al maschile. Per fortuna non tutti hanno la sua mentalità, sennò lei da donna non sarebbe potuta essere ‘direttore’ d’orchestra”.“Il mio ruolo ha un nome preciso ed è direttore d'orchestra, non direttrice”Beatrice Venezi con un gran colpo di bacchetta spazza via l’ipocrisia del politically correct ad ogni costo. Applausi 👏🏻 #Sanremo2021— Tommy Milanello (@toMMilanello) March 5, 2021Beatrice Venezi non annienta il politically correct, dice che il titolo è autorevole solo se al maschile. Per fortuna non tutti hanno la sua mentalità, sennò lei da donna non sarebbe potuta essere “direttore” d’orchestra. #Sanremo2021— falchemist 🎐🍇👽 (@theskyturnsgrey) March 5, 2021
"Alessandra ed Emma a Sanremo era tutto ciò di cui avevamo bisogno"
Cultura e Spettacolo
Oggi 06-03-21, 00:34

"Alessandra ed Emma a Sanremo era tutto ciò di cui avevamo bisogno"

“Alessandra ed Emma a Sanremo era tutto ciò di cui avevamo bisogno”: i social entusiasti per la presenza di Amoroso e Marrone sul palco di Sanremo 2021.“Ci siamo! Poche ore e sarò al Teatro Ariston. Il palco di Sanremo mi fa sempre un po’ paura ma questa volta non sarò sola, porterò con me un pezzetto della mia “famiglia itinerante”, quella formata dalle persone che ho scelto in questa vita fatta di musica, di note, di cuori che battono, voci che urlano, sudore che scende e sacrifici”. Queste le parole di Alessandra Amoroso via social a poche ore dall’esibizione sul palco dell’Ariston. “In questo momento in cui le luci di (quasi) tutti i palchi sono spente, le accenderemo proprio su di loro, per questa famiglia che rende il mio sogno il mestiere più bello del mondo attraverso la sua professionalità. Mi chiamo Alessandra Amoroso e nella vita faccio la cantante”.
Achille Lauro vestito da sposa urla: "Dio benedica chi se ne frega"
Cultura e Spettacolo
Ieri 05-03-21, 23:04

Achille Lauro vestito da sposa urla: "Dio benedica chi se ne frega"

Achille Lauro torna sul palco dell’Ariston col suo quarto quadro e coinvolge anche Fiorello. Con un abito bianco che ricorda quello di una sposa, l’artista impersona “il Punk Rock. Icona della scorrettezza. Purezza dell’anticonformismo. Politicamente inadeguato. Cultura giovanile. San Francesco che si spoglia dai beni, Elisabetta Tudor che muore per il popolo. Giovanna D’Arco che va al rogo.Prometeo che ruba il fuoco agli dèi. Sono un bambino con la cresta, Un uomo con le calze a rete, Una donna che si lava dal perbenismo e si sporca di libertà. Sono l’estetica del rifiuto, Il rifiuto dell’appartenenza ad ogni ideologia. Sono Morgana che tua madre disapprova. Contro l’omologazione del “si è sempre fatto così”. Sono Marilù. Dio benedica chi se ne frega.Durante la terza serata, l’artista si era esibito con la collaborazione di Emma Marrone e Monica Guerritore.Truccato come una statua greca, con tunica dorata e circondato da colonne, Lauro aveva rappresentato “il pop: sono presente, passato, tutti, nessuno, l’universale condannato a una lettura disattenta e superficiale, divento banale, mi riducono a un’idea, ma ero molto di più. Il pregiudizio è benedizione, il giudizio è condanna, Dio benedica gli incompresi”.
"Queen Orietta I, il mio cuore è tuo": i social incoronano la Berti regina di Sanremo
Cultura e Spettacolo
Ieri 05-03-21, 22:44

"Queen Orietta I, il mio cuore è tuo": i social incoronano la Berti regina di Sanremo

“Il mio cuore è tuo, Orietta Berti”. I social impazziscono ancora una volta per la cantante in gara a Sanremo 2021 con la canzone Quando ti sei innamorato.“Pronta a conquistare l’eurovision e poi il mondo intero”, “Io voglio bene a Orietta Berti”, “Non vedo differenze: queen Elizabeth I e queen Orietta I”, “Ecco la queen che canta con il microfono normale perché lei sa cantare, non ha bisogno di aggeggi”: sono solo alcuni dei commenti di elogio apparsi su Twitter.Orietta Berti pronta a conquistare l'eurovision e poi il mondo intero #Sanremo2021pic.twitter.com/9b8WFqDJ8m— fantaghirò (@SoilleirTreun) March 5, 2021IO VOGLIO BENE AD ORIETTA BERTI. #Sanremo2021pic.twitter.com/gh2uSUVbFL— Trash Italiano (@trash_italiano) March 5, 2021io sinceramente non vedo differenzeQueen Queen Elizabeth II Orietta I#Sanremo2021pic.twitter.com/kolEl8ECEJ— mik (@m4r20g6) March 5, 2021ORIETTA BERTIECCO la queen che canta con il microfono normale perché lei sa cantare, non ha bisogno di aggeggi #Sanremo2021pic.twitter.com/L3F9vQxoYa— Leo Girl (@salvinibloccam1) March 5, 2021
Maneskin "perdonano" Berti: "Orietta, non ascoltare critiche: il web è cattivo"
Cultura e Spettacolo
Ieri 05-03-21, 22:22

Maneskin "perdonano" Berti: "Orietta, non ascoltare critiche: il web è cattivo"

“Orietta, lasciali perdere non ascoltare le critiche: il web è cattivo. Cantiamo insieme”, scrivono i Maneskin via Twitter. Il post della giovane band arriva dopo la gaffe di Orietta Berti che, nel corso di una diretta social, ha sbagliato a pronunciare il nome del gruppo dicendo: “Mi piacerebbe duettare con i Naziskin”.Leggi anche...La gaffe di Orietta Berti: "Vorrei duettare con i Naziskin"
Palombelli: "Come chiamo mio marito Rutelli? 'Franci' o 'cucciolo'"
Cultura e Spettacolo
Ieri 05-03-21, 22:11

Palombelli: "Come chiamo mio marito Rutelli? 'Franci' o 'cucciolo'"

“Come chiamo mio marito Francesco Rutelli quando siamo tra noi? Lo chiamo Francy ma anche... Ci devo pensare, sono 41 anni che stiamo insieme: lo chiamo ‘cucciolo’. Però chiamo ‘cucciolo’ anche mio nipote: cucciolo grande e cucciolo piccolo”. Il gioco dei nomignoli tra Fiorello e Amadeus coinvolge anche Barbara Palombelli al suo primo ingresso sul palco di Sanremo 2021 come co-conduttrice della quarta serata.
I Maneskin svegliano Sanremo: "Alzate il volume, il rock è qui".
Cultura e Spettacolo
Ieri 05-03-21, 21:55

I Maneskin svegliano Sanremo: "Alzate il volume, il rock è qui".

Giovani e grintosi. I Maneskin tornano sul palco di Sanremo 2021 per la quarta serata e conquistano nuovamente i telespettatori con il brano “Zitti e buoni”.Damiano David, Victoria De Angelis, Thomas Raggi ed Ethan Torchio sono reduci dal successo del duetto con Manuel Agnelli sulle note di “Amandoti” dei C.C.C.P. durante la terza serata del Festival, dedicata alle cover.Leggi anche...Damiano dei Maneskin e Manuel Agnelli cantano "Amandoti" e portano la vera musica a Sanremo
Il vincitore delle Nuove Proposte di Sanremo 2021 è Gaudiano
Cultura e Spettacolo
Ieri 05-03-21, 21:30

Il vincitore delle Nuove Proposte di Sanremo 2021 è Gaudiano

Il vincitore delle Nuove Proposte di Sanremo 2021 è GaudianoQuarto Wrongonyou, terzo Folcast,Va a Wrongonyou il Premio della Critica Mia Martini per le Nuove Proposte, con il brano Lezioni di volo. Wrongonyou ha avuto 22 preferenze, Davide Shorty 21, Gaudiano 11.Davide Shorty vince il Premio della Sala Stampa Lucio Dalla, con il brano Regina.
"Zio, stasera ti vedrò cantare?". "No, anche stasera canto tardissimo": il post di Ermal Meta
Cultura e Spettacolo
Ieri 05-03-21, 21:22

"Zio, stasera ti vedrò cantare?". "No, anche stasera canto tardissimo": il post di Ermal Meta

“Pronto zio Ermal, stasera ti vedrò cantare?”, chiede la nipotina. E lo zio Ermal Meta, in gara a Sanremo 2021, risponde: “No amore, anche stasera canto tardissimo e tu a quell’ora starai già dormendo.” Dunque: “Allora ti sogno, zio”. A twittare la conversazione è lo stesso artista: per qualche utente il post sarebbe un modo per lamentarsi indirettamente dell’orario della propria esibizione.“Pronto zio Ermal, stasera ti vedrò cantare?”“No amore, anche stasera canto tardissimo e tu a quell’ora starai già dormendo.”“Allora ti sogno, zio.”💔 Stasera canto per i tuoi sogni e forse domani anche per i tuoi occhi.— Ermal Meta (@MetaErmal) March 5, 2021Ieri sera Ermal Meta aveva scritto via Twitter:
Europa spiazzata dal risiko di Draghi
Estero
Ieri 05-03-21, 20:40

Europa spiazzata dal risiko di Draghi

Il titolo di questa storia potrebbe essere: “Ma allora fai sul serio?”. O come direbbero a Roma: “Ma che ‘davero’?”. Battute a parte, la questione è, naturalmente, seria. La decisione di Mario Draghi di bloccare un export di 250mila dosi di vaccino Astrazeneca destinato all’Australia scuote gli altri Stati membri dell’Unione Europea. Eppure è stata presa in virtù del regolamento europeo adottato dalla Commissione Ue a fine gennaio nel trambusto dei litigi con Astrazeneca, accusata di aver dirottato in Gran Bretagna lotti di fiale anti-covid destinate al continente. Solo la Francia annuncia che farà altrettanto. Fredde Germania e Olanda, della serie: ‘non abbiamo alcunché da bloccare’. Londra contesta: “A rischio la lotta globale al virus”.Nelle capitali dell’Unione prevale il timore di innescare una pericolosa guerra protezionistica sui vaccini, che potrebbe rivelarsi un boomerang.Ma indietro non si torna. Il regolamento della Commissione sugli export dei vaccini parla chiaro. Prevede uno stretto monitoraggio da parte delle autorità nazionali ed europee, obbliga le aziende farmaceutiche a chiedere l’autorizzazione per esportare le fiale fuori dall’Ue, ad eccezione dei paesi poveri e di tre ’paesi partner: Israele, Svizzera e Ucraina.Il punto però è che a Bruxelles l’hanno pensato più come arma di pressione che come reale strumento per bloccare le esportazioni. Tanto che da quando il regolamento è entrato in vigore, il 30 gennaio scorso, fino al primo marzo, l’Ue ha approvato 174 richieste di autorizzazione all’export di vaccini verso 30 paesi: Arabia Saudita, Argentina, Australia, Bahrain, Canada, Cile, Cina, Colombia, Corea del Sud, Costa Rica, Ecuador, Emirati Arabi, Hong Kong, Filippine, Giappone, Kuwait, Macao, Malesia, Messico, Nuova Zelanda, Oman, Panama, Perù, Qatar, Regno Unito, Repubblica Dominicana, Singapore, Stati Uniti, Sud Africa e Uruguay.L’Italia è il primo Stato europeo a prendere sul serio il regolamento approvato a gennaio. Oggi il ministro della Salute francese Olivier Véran annuncia che anche la Francia potrebbe bloccare l’export di vaccini Astrazeneca: “Potremmo farlo, abbiamo in corso contatti”. Dalla Commissione Europea ammettono di avere sul tavolo altre richieste, ancora sotto esame. Germania e Olanda sono invece più fredde.I governi di Berlino e de L’Aja non ripudiano il regolamento: del resto, lo ha approvato anche la stessa Angela Merkel, all’unanimità con gli altri leader europei all’ultima videoconferenza sulla pandemia il 25 febbraio scorso, quando Draghi sottolineò che “le aziende inadempienti non andavano giustificate”. Ma continueranno a usarlo più come arma di pressione che come reale bando dell’export.“Dobbiamo fare pressione affinché le consegne promesse siano mantenute”, dice il ministro tedesco della Salute Jens Spahn. “La nostra principale preoccupazione è avere trasparenza e questa trasparenza è condivisa con la Commissione. Ad oggi - continua Spahn - non abbiamo ragioni per non autorizzare le consegne di vaccini in altre parti del mondo”. Va detto che il vaccino AstraZeneca non viene prodotto in Germania, ma alcune dosi sono infialate dalla azienda tedesca Idt Biologika.A quanto apprende Huffpost da fonti diplomatiche, anche il governo olandese è su questa posizione: nulla da bloccare, solo ‘pressing’. Né a L’Aja, né a Berlino osano criticare la scelta di Draghi, compiuta secondo un inappuntabile schema europeo e giustificata dal fatto che Astrazeneca nello specifico non sta rispettando i tempi di consegna delle dosi in Europa. Ma questo non significa che esultino: più costretti a subire la mossa che entusiasti.Il malumore emerge in chiaro dalle dichiarazioni di due eurodeputati della Spd tedesca. La mossa italiana è stata “estremamente miope”, dicono il presidente della Commissione per il commercio all’Europarlamento Bernd Lange e il portavoce per la politica sanitaria dell’Spd Tiemo Wölken.Il blocco dell’export apre “il vaso di Pandora e potrebbe portare a una battaglia globale per i vaccini”, la pandemia richiede “cooperazione anziché scontro”. Il gruppo dei Socialisti al Parlamento Europeo sottolinea però che si tratta di una posizione personale.L’Australia chiede alla Commissione Ue di fare marcia indietro. Ne parlano al telefono il vicepresidente della squadra von der Leyen, Valdis Dombrovskis, e il ministro del Commercio australiano Dan Tehan. “Non ci sono rischi di blocco dell’export per le case farmaceutiche che rispettano gli impegni con la Ue”, gli dice Dombrovskis. Il premier di Canberra Scott Morrison dice di comprendere la decisione dell’Italia, paese colpito dalla pandemia ormai da un anno abbondante.Ma ormai la temperatura sul tema è salita a livello mondiale. Il protezionismo sui vaccini sembra avanzare di pari passo con le varianti del virus. L’India, per dire, protesta con gli Stati Uniti per la scelta di Washington di bloccare temporaneamente l’export di alcune materie prime necessarie per il prodotto finito. Una mossa che “va rivista”, dice Adar Poonawalla, capo esecutivo del ‘Serum Institute of India’, gigante dei vaccini a livello mondiale che produce Astrazeneca e tra poco anche le dosi di Novavax. “Se si punta allo sviluppo della capacità produttiva in tutto il mondo, la condivisione di queste materie prime, che non possono essere sostituite nel giro di sei mesi o un anno, è necessaria e non può essere ostacolata”.La Gran Bretagna, parte in causa di tutta questa storia fin dall’inizio, è a dir poco risentita per la scelta italiana. “La ripresa globale dal covid si basa sulla collaborazione internazionale. Dipendiamo tutti dalle catene di approvvigionamento globali: mettere in atto restrizioni mette in pericolo gli sforzi globali per combattere il virus”, dice il portavoce del primo ministro Boris Johnson, che ieri ha avuto un colloquio con Draghi. Il portavoce di Johnson rivela poi un particolare molto utile a inquadrare questa storia. Quando “all’inizio di quest’anno il premier ha parlato con von der Leyen - dice - la presidente della Commissione lo aveva rassicurato sul fatto che il focus del loro meccanismo era sulla trasparenza e non intendeva limitare le esportazioni da parte delle aziende. Ci aspetteremmo che l’Ue continui a mantenere i suoi impegni”.Insomma, pur prevedendo il bando degli export dei vaccini per le aziende che non rispettano gli impegni già presi con l’Ue, il regolamento europeo non voleva essere un bando vero. Solo uno strumento di pressione. In altre parole: una finta. Kafkiana, come capita spesso nelle cose europee. Draghi l’ha preso alla lettera. Senza che l’Ue possa smarcarsi, incastrata in una trappola che si è costruita da sola, quando ha pensato di fare la voce grossa con Astrazeneca senza avere intenzione di mettere in pratica le minacce.
"Basta chiedersi 'dov'è Bugo', mi sono rotto. Sono qui, mi sono solo allontanato dalla pazzia"
Cultura e Spettacolo
Ieri 05-03-21, 20:34

"Basta chiedersi 'dov'è Bugo', mi sono rotto. Sono qui, mi sono solo allontanato dalla pazzia"

“Leggo di tutto su di me, ora mi sono rotto”. È lo sfogo di Bugo attraverso un duro post in cui mette sott’accusa i giornalsti. “Ciao ragazzi, parto dalla fine dicendo che mi sono rotto. Lo dico perche’ e’ da un anno che leggo qualsiasi cosa su di me che nulla c’entra con la musica e non ho mai replicato. Capisco la liberta’ di parola, e’ un diritto sacro e la rispetto, ma quando i giornalisti musicali usano come scusa una cosa accaduta piu’ di un anno fa per schernirmi, allora siamo oltre all’ambito delle chiacchiere da bar. Sono qui al Festival per parlare di musica. Lo so che e’ un anno difficile per tutti e fare un disco e’ un lavoro delicato, soprattutto ora”.L’artista aggiunge “mi dispiace che non si parli di questo e che invece ci si continui a chiedere dove sia Bugo” e sottolinea che invece “Bugo e’ qui, io sono qui, non sono mai andato via. Mi sono solo allontanato dalla pazzia e dall’opportunismo. Forse questo non fa notizia, ne’ click, ma questo sono io. Non sono il piu’ intonato di tutti, ma di certo sono piu’ sincero di molti. Bugo e’ qui”.
"Sanremo quarta serata: fine puntata prevista 02:39". La scaletta di Sanremo spaventa tutti
Cultura e Spettacolo
Ieri 05-03-21, 20:33

"Sanremo quarta serata: fine puntata prevista 02:39". La scaletta di Sanremo spaventa tutti

“Fine puntata prevista per le 02:39”. Sui social circolano, in via non ufficiale, scalette della quarta serata del Festival di Sanremo e gli utenti commentano l’orario di chiusura.“Ma in che senso 02:39? C’ho un’età”, “Avrei bisogno di 3 litri di caffè per restare sveglia”, “Stasera la fine è prevista alle 02:39: amen”, “Domani after direttamente?”: sono solo alcuni dei commenti apparsi su Twitter.ma in che senso 02.39 #Sanremo2021pic.twitter.com/QU8HNQGM44— H || FIGLIA DI LOREDANA🌸 (@eelisaishere) March 5, 2021Stasera la fine è prevista alle 02.39. Amen#Sanremo2021https://t.co/AqUhG8x1Wc— Collettivo Marshall (@zerocazzatetv) March 5, 2021
Aiuti da 1.000 a 150mila euro, sanatoria per partite Iva in difficoltà
Economia e Finanza
Ieri 05-03-21, 20:14

Aiuti da 1.000 a 150mila euro, sanatoria per partite Iva in difficoltà

Gli ultimi soldi per i negozi, le palestre e tutte le altre attività investite dalle restrizioni anti-Covid sono stati stanziati a fine novembre. Poi a Natale una mini aggiunta, ma solo per bar e ristoranti. Sono passati più di due mesi, in mezzo la caduta del governo Conte. Oggi per l’esecutivo guidato da Mario Draghi la necessità di riavviare in fretta la macchina degli aiuti. Lo dice il carattere omnibus (dai vaccini alla cassa integrazione) del decreto Sostegno e lo spiega in modo altrettanto evidente lo schema degli indennizzi che è contenuto nello stesso provvedimento. La diffusione delle varianti, il quadro dei colori del Paese che si è spostato verso l’arancio-rosso, ma anche la povertà assoluta che è cresciuta e i consumi ancora depressi spingono verso un intervento che deve innanzitutto configurarsi come un risarcimento-conguaglio, seppure parziale, delle perdite del 2020. E allo stesso tempo coprire il disagio delle prossime settimane.Alle imprese tra 1.000 e 150mila euro. I criteri per ottenere gli aiutiL’ultima bozza del decreto Sostegno, datata primo marzo, rivela innanzitutto l’entità dei nuovi aiuti: in tutto ci sono circa 10 miliardi. Saranno scorporati in indennizzi singoli con un importo compreso tra mille e 150mila euro. A fondo perduto o riconosciuti come credito d’imposta: la scelta è in capo ai titolari delle attività. Nel caso del fondo perduto, i soldi arriveranno attraverso un bonifico dell’Agenzia delle Entrate (ma potrebbe subentrare Sogei) sui conto correnti dei titolari di tutte le attività con partita Iva e con un bacino di ricavi fino a 5 milioni di euro nel 2019. Il criterio per calcolare l’indennizzo è un raffronto tra il fatturato registrato a gennaio-febbraio 2021 e quello dello stesso periodo del 2019: gli aiuti saranno concessi se il calo è stato pari ad almeno 2/3. In questo caso gli indennizzi saranno calibrati sulle dimensioni delle attività: più sono grandi, minore sarà l’aiuto. L’indennizzo sarà pari al 20% di quanto è andato perso per le attività che nel 2019 hanno avuto ricavi non superiori a 400mila euro. Scende al 15% se i ricavi si sono attestati tra 400mila e 1 milione e al 10% nel caso gli stessi ricavi abbiano superato 1 milione. In ogni caso gli aiuti non potranno essere inferiori a mille euro.Una sanatoria per le partite Iva in difficoltàNon solo soldi. Per le partite Iva più in difficoltà è in arrivo una sanatoria fiscale che permetterà di abbattere le sanzioni e gli interessi legati alle irregolarità sulle dichiarazioni del 2017 e del 2018. Ma la situazione dell’attività dovrà essere davvero grave: una riduzione del volume d’affari di almeno il 33% nel 2020 rispetto al 2019 a causa del Covid.L’intervento sulle cartelle fiscali: stop ai pagamenti fino al 30 aprile. Ma torna la notificaIl congelamento di 35 milioni di cartelle e 15 milioni di accertamenti è durato quasi un anno, in linea con i tempi della pandemia. Ora l’Agenzia delle Entrate (già dal primo marzo) può riprendere l’invio. Ma le stesse cartelle e gli atti esecutivi potranno essere pagati dopo il 30 aprile.Il nodo del saldo e stralcio per le vecchie cartelleL’idea è cancellare le cartelle sotto i 5mila euro inviate ai contribuenti tra il 2000 e il 2015. Ma la soglia è in via di definizione anche perché se dovesse prevalere quella dei 5mila euro costerebbe allo Stato 1,8 miliardi (poi il costo calerebbe negli anni fino a 930 milioni). Nella relazione tecnica che accompagna la norma contenuta nella bozza sono contemplate diverse ipotesi:a 3mila euro, con un costo pari a 730 milioni, a 5mila euro, con un costo di 930 milioni. Ma anche a 10mila euro, (l’operazione costerebbe 1,53 miliardi) e a 30mila euro, con un costo di circa 2 miliardi e 50.000 euro.Il pacchetto lavoro. Ancora cassa integrazione Covid, soldi anche per il reddito di cittadinanzaCirca 10 miliardi del decreto Sostegno saranno destinati al lavoro. Ancora una nuova tranche di cassa integrazione Covid pagata dallo Stato (allo studio 40 settimane fino a fine anno), ma anche la proroga dell’indennità di disoccupazione per due mesi e il rinnovo dei bonus per gli stagionali e per i collaboratori del turismo, dello spettacolo e dello sport. Ancora in bianco la norma sul rifinanziamento del reddito di cittadinanza che dovrebbe ammontare a 1 miliardo. Attese anche due nuove mensilità (febbraio e marzo) per il reddito di emergenza e i congedi parentali retribuiti al 50% per i genitori che hanno i figli a casa per via delle scuole chiuse.
Il diritto alla felicità in Costituzione
Politica
Ieri 05-03-21, 19:59

Il diritto alla felicità in Costituzione

Un nuovo comma da inserire nella Costituzione, il diritto alla felicità, e un dialogo straordinario a due voci sul futuro dell’etica. Sono questi gli spunti e le proposte oggetto della Lectio Magistralis sul Futuro dell’Etica, organizzata dalla Fondazione Guido Carli, che si è tenuta oggi all’Università Luiss di Roma.Due protagonisti d’eccezione:Gianni Letta, Presidente onorario della Fondazione, tra i più importanti attori della vita politica italiana e Brunello Cucinelli, imprenditore illuminato, che ha saputo dar vita a una forma esemplare di capitalismo umanistico.“E’ importante l’identificazione della felicità con il bene comune” ha affermato Gianni Letta, “quell’interesse collettivo che, secondo Tommaso D’Aquino, è una felicità pensata e vissuta non come stato emotivo ma come riflesso spirituale e psicologico del voler bene e del far bene. Felicità è intesa non solo come desiderio per sé stessi ma come felicità sociale: il presupposto dell’armonica convivenza di una comunità, il substrato di un’etica di lavoro. Sembra retorica o pura teoria, ma non lo è”.“L’essere umano ha bisogno di nutrirsi di grandi ideali, di valori, di fiducia, di tornare a credere nella speranza invece che nella paura, in un anno così speciale” ha detto Brunello Cucinelli. “Non ci può essere vita senza speranza: abbiamo bisogno di tornare ad investire nella spiritualità. Viviamo nel miglior momento dell’umanità: perché non ritorniamo ad essere orgogliosi? Mi piacerebbe se, insieme, ridiscutessimo i valori della nostra Italia, su come possiamo ricostruire i nostri valori, perché abbiamo bisogno di rispetto, dignità e di tornare a credere nello Stato. Per questo – anche per cultura – più che l’espressione “diritto alla felicità”, come fosse un diritto che domani qualcuno ti può garantire, parlerei di “ricerca della felicità, dell’aspirazione alla felicità”.
"Russia e Cina sono avanti, ma gli Usa possono vincere la sfida globale del vaccino"
Estero
Ieri 05-03-21, 19:54

"Russia e Cina sono avanti, ma gli Usa possono vincere la sfida globale del vaccino"

J. Stephen Morrison è vicepresidente senior del Center for Strategic and International Studies (CSIS) e direttore del Global Health Policy Center. Ha prestato servizio nell’amministrazione Clinton, come membro del comitato della Camera dei rappresentanti, e ha insegnato per 12 anni alla Johns Hopkins School of Advanced International Studies. HuffPost lo ha intervistato per avere una prospettiva americana sull’era della geopolitica dei vaccini, nuovo strumento di egemonia planetaria.Il vaccino si sta affermando come strumento di influenza geopolitica in un mondo frantumato dalla pandemia. Regimi autocratici come Cina e Russia stanno utilizzando i propri vaccini per aumentare la loro influenza in decine di Paesi, mentre le democrazie occidentali sono spaccate in due: da un lato gli Stati Uniti, dove Biden ha annunciato uno sforzo da tempi di guerra per vaccinare tutti gli americani adulti entro la fine di maggio; dall’altro l’Unione Europea, che si trova a litigare e a rincorrere le dosi. Chi sta vincendo, chi sta perdendo, in questa gara per cui nessuno era preparato?“Siamo in una situazione molto fluida. Non ci sono dubbi sul fatto che i russi e i cinesi stiano usando in maniera aggressiva i propri vaccini come strumenti di diplomazia. I paesi occidentali più ricchi si sono assicurati la maggior parte delle dosi dei vaccini prodotti in Occidente, e sono quasi completamente assorbiti nella risposta alle crisi interne. Allo stesso tempo, hanno dato supporto al programma Covax, che punta a consegnare due miliardi di dosi ai paesi a medio e basso reddito, coprendo dal 20 al 25% dei loro bisogni nei prossimi due anni. Abbiamo diversi modelli di approccio in corso. In termini di chi sta guadagnando influenza e chi la sta perdendo, è una considerazione difficile da fare al momento, perché siamo ancora a una fase iniziale della risposta.Sicuramente è in atto una competizione geopolitica. Per certi aspetti i russi e i cinesi sono avanti nella corsa, ma dobbiamo chiederci come verranno misurati i risultati. Ok, i russi hanno pubblicato su Lancet e il loro vaccino è in corso la valutazione da parte dell’Ema, ma dei vaccini cinesi si sa pochissimo. Se emergeranno effetti collaterali o un’efficacia limitata, Pechino avrà un danno reputazionale. In questa prima fase, Usa, Regno Unito e Ue stanno affrontando seri problemi di produzione e fornitura; la domanda è stata di gran lunga superiore rispetto all’offerta. Allo stesso tempo, sappiamo che questi problemi esistono anche altrove. La domanda è: quanto velocemente saranno in grado di consegnare Cina e Russia? In che misura e quanto velocemente Covax sarà in grado di consegnare? Cosa succederà quando arriveremo al punto in cui Usa, Uk ed Europa avranno scorte a sufficienza per condividerle in qualche forma con gli altri paesi? Arriverà un punto di svolta in cui la capacità produttiva si sarà espansa. I governi africani chiedono equità e controllo nella produzione di vaccini per evitare di dipendere in futuro dalla buona volontà dei paesi ricchi. È un quadro che cambia velocemente, in un mercato molto poco trasparente: è molto difficile al momento capire cosa succede nel mercato globale dei vaccini, gli accordi non sono abbastanza trasparenti, ci sono crescenti frodi e prodotti sotto-standard, e c’è molta frustrazione, disperazione e tensione, come abbiamo visto tra il Regno Unito, l’Ue e AstraZeneca”.Per gli Stati Uniti di Biden, la Cina rappresenta il “più grande test geopolitico del 21° secolo” (parole del segretario di Stato Blinken). Cosa dovrebbero fare gli USA per superare questo test, in merito alla lotta globale contro la pandemia?“Gli Stati Uniti finora hanno preso alcuni impegni: hanno stanziato 4 miliardi di dollari per Covax; hanno ripristinato le relazioni con l’OMS; hanno indicato nella lotta globale alla pandemia la priorità numero uno della propria politica estera, anche come strumento di contrasto all’influenza cinese. Il modo migliore per fare questo è adottare l’esempio della leadership assunta dall’America durante la pandemia di Aids, che oltre vent’anni fa minacciava gran parte del mondo, soprattutto l’Africa orientale e meridionale. Gli Stati Uniti emersero in quel momento, aiutando a lanciare il Fondo globale per la lotta ad Aids, tubercolosi e malaria, e impegnandosi in uno sforzo per aumentare l’accessibilità dei farmaci antiretrovirali coinvolgendo le industrie. Quel modello di coinvolgimento comprende alcuni elementi: trasferimento della tecnologia, licenze generiche, spinta sulle capacità produttive locali, direttamente nei posti in cui c’è bisogno. Ci sono moltissimi partner industriali con cui possiamo lavorare, americani, indiani e altro. È uno sforzo che richiede volontà politica, fondi e coinvolgimento di altri partner, potenzialmente includendo anche russi e cinesi”.Grazie a una formidabile campagna vaccinale, il premier israeliano Netanyahu ha annunciato che Israele si è lasciata Covid-19 alle spalle. Il suo governo ha promesso di mandare le dosi in accesso a Paesi disposti a spostare la loro ambasciata a Gerusalemme. Cosa rappresenta questa mossa?“Israele ha messo la vaccinazione del paese in cima alle sue priorità, portandola avanti con estrema velocità e determinazione. Non mi sorprende che ora utilizzi il surplus delle dosi per ottenere vantaggi politici e diplomatici. Non è il solo paese a farlo, è coerente con la logica che sta guidando le azioni dei russi e dei cinesi: hanno qualcosa che gli altri vogliono. Nel caso di Israele, il successo della campagna vaccinale interna dà al governo la sicurezza di poter usare questo strumento anche come arma diplomatica. La decisione di ricorrere alla diplomazia vaccinale è un tema sensibile per tutti i paesi che hanno un serio problema domestico con Covid. Boris Johnson, Emmanuel Macron, la stessa Ue: tutti devono rapportarsi con una società civile provata da una crisi sanitaria ed economica devastante. In molti Paesi europei la popolazione è frustrata per le disfunzioni delle rispettive campagne vaccinali. Bisogna arrivare a un punto stabile, risolvere i problemi logistici, prima che questi governi si sentano abbastanza sicuri da svolgere un ruolo anche all’estero. Quando quel punto sarà raggiunto, credo che la finestra diplomatica si allargherà. Cina e Russia non hanno questi problemi: la malattia ha colpito di meno e c’è poco spazio per le opinioni o il malcontento dei cittadini”.L’India è il principale produttore di farmaci al mondo. Il premier Modi ha intenzione di ritagliare per l’India un ruolo di primo piano nella produzione e distribuzione di vaccini anti-Covid, anche in chiave anti-cinese. Per Washington, Nuova Delhi rappresenta un perno centrale per un’alleanza delle diplomazie in contrasto ai regimi autocratici. C’è spazio per una collaborazione vaccinale?“Assolutamente sì, c’è già una collaborazione molto forte. Quando lanciammo la campagna per gli antiretrovirali nel mondo, le case farmaceutiche indiane furono un partner chiave. C’è una storia di partnership pubblico-privata tra Usa e India per la salute e la sicurezza globali. L’India è un partner centrale di Covax. L’amministrazione Biden ha un costante dialogo con gli altri paesi del Quad (Giappone, Australia e India) per trovare azioni collaborative nel coprire il vuoto dei vaccini e in altri ambiti della risposta, con l’obiettivo dichiarato di contrastare l’influenza cinese. L’India in particolare, grazie alla sua esperienza e a enormi capacità produttive, è destinata a essere un nodo centrale di questa strategia”.L’Unione Europea sta arrancando nella campagna vaccinale, mentre Stati Uniti e Regno Unito procedono spediti. Ieri per la prima volta un lotto di vaccini AstraZeneca è stato fermato in Italia, mettendo in pratica il blocco delle esportazioni deciso dalle autorità europee per ‘costringere’ le aziende farmaceutiche a rispettare gli accordi. L’Australia – il paese in cui era diretto il lotto sequestrato – ha dichiarato che la mossa italiana è “la dimostrazione della disperazione dei paesi”. Quanto appare debole l’UE vista da lì?“Quando l’Ue, guidata da Ursula von der Leyen, è uscita fuori proponendo un approccio unificato per l’approvvigionamento e la distribuzione dei vaccini per tutti e 27 gli Stati membri, questa mossa è stata salutata come un buon risultato, nel senso che se ciascun paese fosse stato lasciato nella propria solitudine per i più piccoli e i meno ricchi sarebbe stato un disastro. Questo sforzo unitario è stato considerato molto positivamente nella sua concezione, come una nuova fase di leadership della Ue. Purtroppo, la Commissione si è scontrata con una procedura negoziale estremamente delicata e con le battute d’arresto di alcuni partner che non hanno rispettato gli accordi presi, a cominciare da AstraZeneca. Tutto questo ha messo le autorità europee in una posizione delicata e imbarazzante. Stanno lavorando duramente per correggere il percorso e riguadagnare la fiducia degli Stati membri e delle popolazioni, dimostrando di essere in grado di far arrivare i vaccini in modo rapido e affidabile.Rispetto a Usa e Uk, le campagne europee sono indubbiamente ancora troppo lente, e questa discrepanza crea un grande problema di affidabilità politica. Il divieto all’export che abbiamo visto in Italia ne è una dimostrazione: pur di risolvere il problema interno all’Ue, si è disposti a mettere sotto stress le relazioni commerciali con un partner solido come l’Australia. Questo dimostra la complessità del momento che stiamo vivendo. Sono certo che l’Europa e l’Italia supereranno questa crisi, non appena si raggiungerà quel punto di svolta nella capacità produttiva che consentirà di scalare la produzione. Gli Usa, il Regno Unito, l’Ue hanno tutti sottovalutato la complessità della produzione: abbiamo scoperto questi vaccini a una velocità strabiliante, ma non siamo stati abbastanza veloci a immaginare le necessità produttive che ci sarebbero state”.In Europa polemiche feroci si sono concentrate attorno al vaccino russo Sputnik V, di cui l’Autorità europea per i medicinali ha avviato ieri la procedura di revisione continua. Il processo non è scontato a causa dei diversi standard di qualità, sicurezza e produzione. Eppure, in alcuni Paesi membri è già stato approvato, senza aspettare il parere dell’Ema, e tutti lo vogliono, imputando i ritardi a pregiudizi geopolitici. Qual è l’effetto di questa crisi? Chi ne trae beneficio?“Il fatto di avere alcuni Paesi – Ungheria, Austria, Repubblica Ceca, Slovacchia, etc – che agiscono di fatto ignorando l’Ema crea delle tensioni all’interno dell’Ue, e questo certamente fa piacere ai russi e ai cinesi, i quali preferiscono parlare direttamente con i governi piuttosto che con Bruxelles. Bisogna però tenere presente che questo è un quadro in movimento: cosa succederà quando i produttori occidentali inizieranno a raggiungere alti volumi e i prezzi cambieranno? Cosa succederà per la competitività dei produttori russi e cinesi? Non lo sappiamo, ma è una situazione in continuo movimento. La diffusione di nuove varianti mette l’accento su quali vaccini e quali produttori sono in grado, eventualmente, di aggiornare i propri farmaci. Moderna e Pfizer, grazie alla tecnologia mRNA, potrebbero avere un valore aggiunto rispetto a Sputnik V, che utilizza particelle di adenovirus”.Tre dei principali vaccini anti-Covid attualmente disponibili sono stati sviluppati e prodotti in America (Pfizer, Moderna, J&J). Gli Stati Uniti hanno le chiavi in mano dei brevetti e delle facilities che tutto il mondo vuole. Oltre al supporto di Covax e degli altri programmi per i Paesi meno sviluppati, cosa possono e vogliono fare gli USA per il resto del mondo? Mentre sta vaccinando l’America, cosa intende fare Biden per non lasciare ancora più terreno a Xi o Putin nella diplomazia dei vaccini?“Alcuni passi l’America li ha già presi, a cominciare dai 4 miliardi di dollari destinati a Covax. Ci sono appelli agli Usa affinché usino la loro leadership per sanare il divario nell’accesso ai vaccini, estendendo la capacità produttiva nei paesi a medio e basso reddito e portando più ordine e trasparenza nel mercato globale. Servono trasferimento di competenze, licenze generiche, più flessibilità nella risposta ai bisogni derivanti dalla pandemia. Sono tutti temi di cui finalmente si parla con più convinzione, anche se bisogna tenere presente che gli Usa contano ancora 65mila contagi al giorno e oltre duemila morti: da una decina di giorni siamo in plateau, le varianti si stanno diffondendo, i comportamenti individuali si stanno rilassando, alcuni Stati hanno preventivamente allentato le restrizioni. L’emergenza non è ancora finita, corriamo il rischio di una nuova fiammata dei contagi ad aprile/maggio. Sono certo che gli Usa, in futuro, entreranno con più convinzione nella diplomazia dei vaccini, portando più innovazione, impegno e trasparenza in un campo che si allargherà sotto i nostri occhi”.Questa crisi pandemica ha evidenziato quanto nessuno nel mondo fosse pronto per un evento che pure era prevedibile. Cosa serve per farci trovare pronti di fronte alla prossima pandemia? Ripensare il ruolo del WHO? Immaginare un nuovo organismo di gestione globale?“È vero che nessuno era pronto, ma è altrettanto vero che nessuno si aspettava che un virus così funesto potesse divampare in poco tempo nel mondo come un incendio, creando una pandemia globale di questa magnitudo, a questa velocità e con questa distruttività. Ci stavamo aspettando una sorta di influenza pandemica, non un’infezione delle alte vie respiratorie. Questo virus è la trappola perfetta per una serie di ragioni che oggi conosciamo: è incredibilmente contagioso, è respiratorio, può mutare rapidamente in forme che possono iniziare a sfuggire all’immunità, può essere trasmesso dall’enorme platea degli asintomatici, è in grado di attaccare il cervello e il sistema cardiocircolatorio. Una combinazione geniale. Ha una mortalità sufficientemente bassa da non fermare da solo la propria corsa, come abbiamo visto con la Sars. È un virus straordinario, non dovremmo sottovalutare questo aspetto. Se tutto il mondo non era preparato, intere parti di mondo sono state travolte. I paesi asiatici – Sud Corea, Taiwan, Hong Kong, Singapore, Australia, Nuova Zelanda - hanno risposto meglio perché avevano avuto un’esperienza storica più recente – diretta o indiretta - con Sars, Mers, H1N1. I loro sistemi erano più pronti a mettere in campo strategie di tracciamento e contenimento. I paesi occidentali non hanno accumulato negli ultimi 20 anni gli strumenti necessari a rispondere a un’esperienza del genere. In era di nazionalismo populista, abbiamo anche visto enormi problemi nella risposta in paesi come Brasile, Stati Uniti, Regno Unito, Italia, Polonia, Ungheria. È un’area in cui lo scetticismo verso la scienza e la sete di consensi hanno complicato la risposta.L’Organizzazione mondiale della sanità andrà incontro a un rafforzamento delle sue funzioni e a una riorganizzazione del budget, nella direzione di aumentare le sue capacità di risposta, raccolta e analisi dei dati. Il segretario delle Nazioni Unite António Guterres ha chiesto al G20 di lanciare una task force per un piano vaccinale globale contro Covid-19. Può essere una strada più rapida per rispondere alla crisi pandemica nei paesi in via di sviluppo”
Disabili, docenti e ordine per fasce d’età. Le priorità del piano vaccini di Draghi
Cronaca
Ieri 05-03-21, 19:53

Disabili, docenti e ordine per fasce d’età. Le priorità del piano vaccini di Draghi

Un piano vaccini “di unità nazionale”, per citare la ministra degli Affari regionali, Maria Stella Gelmini. E quindi basta alle differenti andature nella vaccinazione tra le varie regioni, via al fondo di scorta delle dosi per aiutare i territori in difficoltà, si punta su tutti i siti utili per aumentare i centri di somministrazione.Fasce d’età ma in parallelo spinta ai vaccini per disabili e docentiDopo aver vaccinato il personale sanitario, le Rsa, gli over 80, arrivati nella fase della vaccinazione di massa si procederà per fasce d’età, dai più anziani ai più giovani. Però contestualmente bisogna completare il lavoro con le categorie più deboli e quelle strategiche, come forze dell’ordine e docenti: quindi piede sull’acceleratore per i vaccini ai disabili e ai loro familiari nonché agli insegnanti.L’obiettivo è rendere quanto più possibile uniforme la campagna vaccinale nelle regioni, superando ritardi e disparità che si sono registrati finora e il governo intende centrarlo al più presto. Si è capito chiaramente nella giornata di oggi iniziata con l’incontro, il primo, del neo commissario straordinario all’emergenza, il generale Francesco Paolo Figliuolo, con i presidenti delle regioni (presenti il capo della Protezione civile, Fabrizio Curcio, i rappresentanti degli Enti locali, la ministra Gelmini e il Ministro della Salute, Roberto Speranza) e proseguito con la riunione, nel pomeriggio a Palazzo Chigi, nella quale Figliuolo e Curcio hanno informato il premier Mario Draghi sugli intendimenti emersi dal confronto della mattinata.Fondo “di solidarietà”: la scorta di fiale per chi è in difficoltà Con le Regioni il confronto è durato oltre tre ore. Il ministro Speranza ha proposto l’istituzione di un fondo “di solidarietà” per la campagna vaccinale, incassando il supporto di Figliuolo. A disposizione della struttura commissariale, sarà costituito accantonando “l’1-2% da ciascuna consegna per la creazione di riserve da utilizzare con strategia reattiva nelle zone in cui il virus si propaga con maggiore forza e rapidità anche a causa delle varianti”, ha spiegato il ministro, sottolineando di avere chiesto l’estensionedell’uso del vaccino “AstraZeneca” anche agli over 65.Obiettivo “300.000 al giorno. Ma servono le dosi”Intanto la campagna vaccinale oggi ha raggiunto la soglia di 5 milioni di dosi iniettate. Il traguardo da raggiungere è “arrivare a vaccinare 300mila persone al giorno”. Lo ha indicato il direttore generale Prevenzione del ministero della Salute, Gianni Rezza. Ovviamente servono più dosi è nell’attesa che arrivino, bisogna risolvere il problema del trasporto “nell’ultimo miglio” sul territorio e della gestione dei punti di somministrazione. Su questo, nell’incontro con le regioni si è soffermato il generale Figliuolo. C’è la necessità di incrementare i punti vaccinali e si può fare puntando su siti produttivi, asset della Protezione civile e forze armate. Sarà la struttura commissariale afarsi carico di aumentare i centri vaccinali e dei rinforzi sanitari e organizzativi. Anche su questo si vuole evitare di perdere troppo tempo e le prime decisioni potrebbero arrivare già domani, sabato 6 marzo, al termine della riunione del Comitato operativo della Protezione civile, alla quale parteciperà anche Figliuolo. Lo schema è contenuto nella bozza del decreto Sostegno - l’hub nazionale di Pratica di mare e un centro vaccinale ogni 40mila abitanti. A stretto giro partirà l’“esplorazione” sul territorio. Utilizzare tutti i siti utili, via alla ricerca sul territorio “Avvieremo da subito una ricognizione tra le Province per trovare tutte le sedi utili a diventare hub vaccinali, soprattutto nelle aree interne”, ha detto il Presidente dell’Unione province italiane, Michele de Pascale. Il presidente dell’Anci, Antonio Decaro, invece, preoccupato per “i tempi della vaccinazione di massa”, ha chiesto “una regia unica nazionale per individuare le strutture adatte come gli auditorium, le palestre, i palazzetti dello sport” e “un criterio unico, valido per tutto il Paese, che stabilisca la cronologia delle categorie dei cittadini da vaccinare”.Un punto, quest’ultimo, sul quale, ha insistito anche il presidente della Conferenza Stato Regioni e della Regione Emilia-Romagna, Stefano Bonaccini, chiedendo l’autorizzazione di nuovi vaccini e più certezze sulle forniture. E poi bisogna“creare condizioni di semplificazione e di estrema chiarezza sulle categorie da vaccinare, dal range anagrafico per la somministrazione di alcuni ai tempi differenti fra prima e seconda dose per altri. Quali siano dunque le fasce di popolazione o le categorie che vanno vaccinate prioritariamente - ha sottolineato Bonaccini - è compito specifico e urgente dello Stato”. L’orientamento emerso dal fronte delle regioni è dunque quello di impostare il prosieguo della campagna vaccinale, quando si arriverà alla fase “di massa, sulle fasce d’età. E la ministra Gelmini ha invitato a“rivolgere un’attenzione particolare a tutti quei nostri connazionali che vivono una situazione di disabilità.Dobbiamo proteggerli - ha detto - insieme alle loro famiglie”.Vaccini per categorie, “l’arrivo delle dosi renderà il piano flessibile”Ma dal ministero della Salute, Rezza ha previsto che “l’arrivo di un numero maggiore di dosi renderà più flessibile anche il piano vaccinale”. Portando a sfumare il criterio delle categorie. Per il direttore del dipartimento di Prevenzione, “è logico che, mano a mano che si renderanno disponibili sempre più dosi verrà meno il criterio delle categorie. Quindi si procederà per fasce di popolazione sempre più ampie, coprendo naturalmente prima sempre le persone più anziane, e dopo offrendo il vaccino alla popolazione intera”.Questione di mesi, ha assicurato Rezza. Intanto restano ancora alcuni nodi da sciogliere. Medici di base, resistono le differenze tra le regioniCome quello del coinvolgimento dei medici di base per l’iniezione delle dosi, definito da un accordo quadro siglato a livello nazionale, ma non avviato in tutte le regioni. Ipresidenti - in testa Eugenio Giani, della Toscana, e Giovanni Toti della Liguria che hanno chiesto di semplificare le procedure - si sono detti preoccupati “per le estenuanti trattative” per il reclutamento dei medici di famiglia per la somministrazione dei vaccini. E dal “Sindacato dei medici italiani”, il segretario generale Pina Onotri chiede l’intervento di Figliuolo e del Governo per le “troppe disfunzioni che si stanno verificando in questa fase della campagna vaccinale”. Disparità da eliminare. Con un piano vaccini “di unità nazionale”.