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HuffPost (noto fino al 2016 come The Huffington Post) è un blog e aggregatore statunitense fondato nel 2005 ed in breve tempo diventato uno dei siti più seguiti del mondo. L'edizione italiana di The Huffington Post ha debuttato il 25 settembre 2012, realizzata in collaborazione tra l'Huffington Post Mediagroup e il Gruppo Editoriale L'Espresso. Dal maggio 2017 anche l'edizione italiana ha modificato la testata in HuffPost, la stessa dell'edizione statunitense.
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Autostrade, Conte strilla ma non decide
Ieri 13-07-20, 22:39

Autostrade, Conte strilla ma non decide

La scena che svela e anticipa l’ennesimo rinvio della grande promessa di Giuseppe Conte, quella di togliere le autostrade ai Benetton, prende forma in Germania. Castello di Meseberg, conferenza stampa con Angela Merkel.Il premier è arrivato in terra tedesca portando in tasca la certezza di un Consiglio dei ministri ad horas decisivo, con un esito autocompilato e annunciato al mattino sui giornali: il Governo toglierà la concessione ad Autostrade. Partono le domande dei giornalisti. Conte parla di “un’informativa” e non di una decisione, derubrica la linea dura a una decisione “collegiale”. Ma il clou della scena arriva alla fine. La Cancelliera chiude con una battuta: “Si è parlato tanto di autostrade oggi qui. Sono proprio curiosa di sapere come andrà questo Consiglio dei ministri di domani”. Conte la guarda imbarazzato, poi scendono insieme dal podio e guadagnano l’uscita. Anche martedì non sarà il giorno della scelta.La battuta della Cancelliera non passa inosservata. Proprio lei che tradizionalmente è ben attenta a non parlare in pubblico di questioni proprie di un altro Paese. Ma qualcosa, anzi più di qualcosa, dicono le sue parole. Ed è un qualcosa che esula dal fatto che abbia discusso o meno del tema nel faccia a faccia con Conte (cosa che lo staff del premier smentisce). Il punto è che Autostrade è diventato comunque un tema anche tedesco. Il mondo finanziario ha alzato la soglia dell’attenzione e della pressione proprio sulla Cancelliera. E a cascata sul governo italiano. Il rischio in campo è elevato. Ci sono parecchi fondi istituzionali che hanno sottoscritto una fetta abbondante dei bond di Autostrade e della casa madre Atlantia. Schroder, Cardiff, Deka.Se il Governo procede con la revoca, Autostrade rischia di andare in default, cioè di fallire, e quindi di lasciare questi fondi creditori senza un euro. In ballo ci sono 19 miliardi. E poi c’è Allianz, il colosso tedesco delle assicurazioni, che ha il 6% di Atlantia. Qui il rischio è di uscire dai giochi e perdere tutto.È questo uno dei motivi che frenano la possibilità per Conte di chiudere la partita. Il fronte della maggioranza, renziani esclusi, è compatto nel tirare dritto. Anche il Pd si è convinto che alla fine ci si può accodare alla scelta della revoca e arrivare finalmente a decidere a quasi due anni dal crollo del ponte Morandi. Insomma, i problemi vengono da fuori. E sono parecchi.L’irritazione dei fondi tedeschi non è isolata. Silk Road Fund, il fondo governativo cinese che detiene una quota attorno al 5% di Autostrade, ha chiesto spiegazioni all’ambasciatore italiano a Pechino. Tutti i creditori sono in allarme. L’insolvenza della società avrebbe strascichi pesantissimi su grandi istituzioni finanziarie come la Banca europea per gli investimenti, ma anche su tutti gli altri creditori, da molte banche italiane come Intesa, UniCredit e Mps, a straniere, come Hsbc e Bnp Paribas, a colossi d’affari come Goldman Sachs. Farebbe malissimo anche alla Cassa depositi e prestiti, quindi di fatto allo Stato, che vanta un credito di 3,1 miliardi. Il crollo del titolo in Borsa a -15,9% e 1,7 miliardi bruciati sui mercati hanno già presentato un antipasto amaro ben chiaro.La pressione che piomba sul tavolo del Governo è fortissima. Sullo sfondo ci sono i rischi di un contenzioso decennale che può costare alle casse dello Stato fino a tredici miliardi. Subito il futuro dei settemila dipendenti di Autostrade e le tasche di 17mila piccoli risparmiatori. Anche questo pesa sulla decisione finale del Governo. Oramai spazi di trattativa con i Benetton non ce sono più. Perché quando i vertici di Autostrade e di Atlantia hanno letto le interviste che Conte ha rilasciato a due quotidiani sono sobbalzati sulla sedia. Il ragionamento dice grosso modo così: prima abbiamo trattato con il Governo, negli scorsi giorni la società ha messo sul piatto più soldi per i risarcimenti e miliardi di investimenti, e ora il premier dice che la condizione per evitare la revoca è che i Benetton escano da Autostrade, azzerando la quota dell′88% che detengono attraverso Atlantia. Insomma, il sospetto di una trattativa con dolo. Anche perché, come ha ribadito nel comunicato accompagnato con la pubblicazione della proposta migliorativa, la società aveva già comunicato al Governo la disponibilità di Atlantia a scendere fino al 37 per cento. E del valore della quota non se ne era parlato al tavolo della trattativa sui soldi. Poi, come si diceva, Conte l’ha ritirato fuori a trattativa chiusa. Per questo Autostrade rivendica di aver ottemperato alle richieste del Governo “dopo un anno di confronto” e per questo chiede a Conte di scegliere sulla base di aspetti di tipo “giuridico, tecnico, sociale ed economico”. Ora che non si può trattare più, l’ultima mossa è quella di scrivere nero su bianco quello che succederà se si procederà con la revoca: il rischio default, i 7mila dipendenti, i 17mila piccoli risparmiatori. Con il fallimento salterebbero anche le 800 procedure di gara per lavori e servizi che Autostrade ha in corso. Valgono 4,5 miliardi.Quello che dice il peso del pressing sul Governo è la necessità di prendere tempo. A sera, dopo un Consiglio dei ministri convocato per le undici di mattina di martedì, a mercati aperti, la riunione viene spostata più prudentemente alla sera. Per un’informativa.Al Consiglio dei ministri definito “decisivo”Al castello barocco di Meseberg è metà pomeriggio quando il premier si presenta in conferenza stampa con Angela Merkel. All’indomani c’è il Consiglio dei ministri definito “decisivo”
Trovato un corpo nel lago dove è scompara Naya Rivera
Ieri 13-07-20, 21:40

Trovato un corpo nel lago dove è scompara Naya Rivera

Un corpo è stato trovato nel lago della California dove l’ex attrice di Glee, Naya Rivera, è scomparsa la settimana scorsa. Lo rende noto la polizia, secondo quanto riporta Sky News.La star di Glee era scomparsa qualche giorno fa mentre era in barca con il figlio di 4 anni.Il piccolo - ritrovato addormentato sulla barca col giubbotto di salvataggio da un villeggiante che ha lanciato l’allarme - aveva raccontato che la mamma “si è tuffata in acqua e non è tornata indietro”.La polizia della contea di Ventura, in California, ha diffuso un video girato dalle telecamere di sorveglianza in cui si vedono gli ultimi attimi di Naya Rivera da viva. Il video riprende l’arrivo del Suv della 33enne attrice di “Glee” nel parcheggio dell’imbarcadero poco prima di noleggiare una barca per una gita sul lago Piru con il figlio Josey.Nelle immagini si vede il parcheggio vuoto e l’arrivo della macchina. Naya scende dall’auto, fa uscire il bambino e i due si incamminano di buon passo verso il casotto del noleggio. Le autorità hanno perso le speranze di trovare Naya viva e temono che la donna sia annegata: il lago Piru è noto per le correnti traditrici e i fondali pieni di detriti che rendono le sue acque pericolose anche per i nuotatori più esperti.
Da Orlando a Carofiglio, da Flick a Cafiero De Raho: 133 nomi nella lista dei testimoni di Palamara al Csm
Ieri 13-07-20, 21:06

Da Orlando a Carofiglio, da Flick a Cafiero De Raho: 133 nomi nella lista dei testimoni di Palamara al Csm

Dall’ex ministro della Giustizia e vicesegretario del Pd Andrea Orlando, al magistrato e scrittore Gianrico Carofiglio, ai presidenti emeriti della Consulta, Cesare Mirabelli e Giovanni Maria Flick. Un lungo l’elenco dei testimoni per i quali la difesa di Luca Palamara, l’avvocato Stefano Giaime Guizzi, ha chiesto alla sezione disciplinare del Consiglio superiore della magistraturala la citazione, in vista dell’udienza prevista il prossimo 21 luglio.La lista, che conta 133 persone, comprende tra gli altri l’ex ministro della Difesa Roberta Pinotti, l’ex senatrice Anna Finocchiaro, l’attuale vicepresidente di Palazzo dei Marescialli David Ermini e gli ex Michele Vietti e Giovanni Legnini, il procuratore nazionale antimafia e antiterrorismo Federico Cafiero De Raho, i pm romani Domenico Ielo, Sergio Colaiocco Luca Tescaroli, l’ex presidente della Corte dei Conti Raffaele Squitieri.
"Un farmaco per la caduta dei capelli mi ha reso impotente": la denuncia di un uomo a Milano
Milano
Ieri 13-07-20, 20:52

"Un farmaco per la caduta dei capelli mi ha reso impotente": la denuncia di un uomo a Milano

Le “lesioni sono direttamente e inequivocabilmente correlate all’assunzione del farmaco”. Lo scrive un uomo di 35 anni in una denuncia presentata alla Procura di Milano nella quale, attraverso il suo legale, sostiene di aver subito danni “alla sfera sessuale”, in particolare di essere diventato impotente, dopo aver assunto per almeno 8 anni un farmaco chiamato Propecia per curare una “alopecia androgenetica”, ossia una malattia dei capelli che ne provoca la caduta.Nell’esposto, tra l’altro, viene spiegato che “a causa e in ragione dell’assunzione continuativa e duratura di tale farmaco” si può essere colpiti, scrive il legale, “da gravissime patologie fisiche e mentali nonostante la giovane età e le iniziali buone condizioni fisiche”. Nelle denuncia vengono raccolte anche testimonianze di altre persone che sostengono di aver usato il farmaco e di aver subito effetti collaterali.L’uomo racconta di aver sospeso il trattamento “nel gennaio-febbraio 2015” e che successivamente sarebbe insorto un “iniziale calo della libido, che peggiorava nel tempo”. E poi sarebbero comparsi anche tutta una serie di altri disturbi fisici come “astenia” e problemi “gastro-intestinali”.
Pd spiazzato su Autostrade sposa la linea Conte che sposa la linea M5s
Ieri 13-07-20, 20:34

Pd spiazzato su Autostrade sposa la linea Conte che sposa la linea M5s

Il Pd si ritrova spiazzato. Giuseppe Conte sposa la linea dura dei 5Stelle sulla revoca della concessione autostradale ai Benetton. Almeno ufficialmente. E i dem, dopo una giornata di passione, sono costretti a dare un segnale per non restare vittime degli eventi. Ed ecco il segretario Nicola Zingaretti: “I rilievi del presidente del Consiglio sono condivisibili”. Le interviste rilasciate dal premier alla Stampa e al Fatto quotidiano, in cui dice che si va verso la revoca della concessione autostradale e che la proposta presentata dai Benetton “è imbarazzante”, capovolgono la vicenda.Fino a poche ore prima il partito di Zingaretti avrebbe voluto trattare con la holding per convincerla a cedere gran parte della partecipazione societaria in Atlantia, per intendersi dall’88% sarebbe dovuta scendere almeno sotto il 30%. Sarebbe stato questo un buon compromesso, secondo i dem. Tanto che il capogruppo al Senato Andrea Marcucci aveva considerato il nuovo piano dei Benetton “un passo in avanti”. Dello stesso avviso il giorno prima il sottosegretario ai Trasporti Salvatore Margiotta. Tutto lasciava pensare a un governo diviso con i 5Stelle da un lato per la revoca e il Pd che faceva resistenza. E addirittura il Movimento era sul piede di guerra contro Conte temendo che potesse “cedere ai ricatti” dei Benetton, copyright grillino.Poi oggi è arrivata l’accelerazione del presidente del Consiglio. Accelerazione che ha colto il Pd di sorpresa. La lettura dei giornali fa montare la rabbia: “Non è la nostra posizione”, sono i messaggi scambiati di buon mattino da esponenti dem di primo piano. Indecisi su cosa fare, se replicare, se dissentire, alla fine scelgono di non restare schiacciati dal Movimento. E il segretario a nome del partito, seppur diviso, sposa la linea Conte.“La lettera di Aspi al governo è deludente – dice Zingaretti - e conferma ulteriormente l’esigenza di un profondo cambio di indirizzo dell’azienda basato su impegni rigorosi in materia di tariffe, sicurezza e investimenti, e su un assetto societario che veda lo Stato al centro di una nuova compagine azionaria che assicuri l’avvio di questa nuova fase”.A confermare la propria posizione sul dossier è Matteo Renzi che con un post su Facebook ricorda che la revoca della concessione è un’operazione “facile da dire, difficile da fare”. Perché, spiega il leader di Italia Viva, “se revochi senza titolo fai un regalo ai privati, ai Benetton, ai soci e apri un contenzioso miliardario che crea incertezza, blocco cantieri, licenziamenti”. Per Renzi la strada da percorrere è un’altra: “Se proprio lo Stato vuole tornare nella proprietà, l’unica possibilità è un’operazione su Atlantia con un aumento di capitale e l’intervento di Cassa depositi e prestiti”. Il rischio che si possa andare alla conta domani in Consiglio dei ministri è evidente. Ammesso che si arrivi con una proposta e che non ci sia semplicemente l’informativa del premier, come annunciato da Berlino.All’attacco del premier per l’intervista che ha fatto crollare il titolo Atlantia in Borsa (-15,19% a 11,36 euro) il leader della Lega Matteo Salvini per il quale la linea e le parole del presidente del Consiglio su Autostrade fanno “andare in fumo milioni e milioni di euro, mettendo in difficoltà tanti piccoli risparmiatori”, perché “se un governo chiacchiera i risparmiatori poi ne pagano le conseguenze” annunciando una segnalazione alla Consob.A fine serata il Movimento continua a insistere con un’altra nota: “Non ci sono ragioni per opporsi alla revoca. Condividiamo ogni singola parola espressa dal presidente del Consiglio”. Un modo per dire che ormai non sono concessi passi indietro. E il Pd, se revoca sarà, sa che sarà un punto a favore del Movimento.
Conte 'flirta' con "Angela", ma a Meseberg non la spunta
Ieri 13-07-20, 20:07

Conte 'flirta' con "Angela", ma a Meseberg non la spunta

A pochissimi giorni ormai dal fatidico Consiglio europeo del 17 e 18 luglio, l’incontro di Giuseppe Conte con Angela Merkel nella elegante residenza tedesca di Meseberg, a 70km da Berlino, prometteva potenzialità di svolta nelle trattative sul recovery fund. E invece no. Nessun passo in avanti. Conte chiude così il suo tour per le capitali europee alla ricerca di un’intesa sugli strumenti anti-crisi da covid. Più volte in conferenza stampa, la cancelliera ammette: “Non so se raggiungeremo un accordo nel vertice di venerdì e sabato. Qui siamo solo in due, lì saremo 27 leader e serve l’unanimità… Sarei lieta se bastasse un vertice, ma può darsi che sia necessario incontrarci un’altra volta prima dell’estate”.Clima cordiale, foto e sorrisi in giardino prima del bilaterale: a Meseberg i leader stranieri vengono sempre accolti in giardino prima del vertice vero e proprio. L’ultimo è stato Emmanuel Macron, qualche settimana fa. I tavolini all’aperto sotto gli ombrelloni, le piante e i fiori sullo sfondo, il sole estivo rendono un’atmosfera rilassata che però non rispecchia le posizioni dei rispettivi interlocutori. Divergenti su vari punti, ma non sulla necessità che la risposta alla crisi sia “poderosa”, dice Merkel, e che il fondo di ripresa non esca “troppo ridimensionato” dalle trattative.Malgrado l’ostentazione di un rapporto privilegiato con la cancelliera, l’insistenza a chiamarla per nome, “Angela”, in conferenza stampa, a Meseberg Conte non la spunta sulla richiesta che in questo momento gli preme di più: che il meccanismo di governance degli aiuti del recovery fund non sia affidato al Consiglio europeo, che vuol dire Stati membri. Teme i veti del nord.Al premier italiano non piace il meccanismo proposto dal presidente del Consiglio europeo Charles Michel, secondo cui l’erogazione degli aiuti da parte della Commissione europea potrebbe essere bloccata anche dagli Stati piccoli: basterebbe che rappresentassero il 35 per cento della popolazione europea. Si tratta di una concessione da parte di Michel ai paesi ‘frugali’ del nord, preoccupati di come l’Italia spenderà i soldi e interessati a inserire tutte le condizionalità possibili per stabilire un controllo sulle risorse.“Ben vengano i criteri di spesa e governance per rendere responsabili i paesi – sottolinea Conte con Merkel - ma questi criteri devono permettere un’effettività della reazione”. Il premier però si ritrova davanti una cancelliera che difende la proposta di Michel.“Prevede che i singoli Stati membri, sulla base del semestre europeo, trattino con la Commissione su come spendere i soldi del recovery fund e poi il Consiglio europeo deve decidere, con maggioranza qualificata – spiega Merkel – E’ una buona soluzione che potrei sostenere perché so che Conte ha dimostrato di essere proattivo con la sua agenda di riforme, su come uscire dalla situazione. Anche noi rifletteremo ma la proposta di Michel non è un ostacolo, va bene”.Conte invece non nasconde la sua contrarietà. La proposta di Michel “per me è un buon punto di partenza che recepisce il livello di ambizione politica, ma ci sono criticità che affronteremo venerdì. L’Italia è per criteri di spesa chiari, non stiamo chiedendo fondi per poterli usare in modo arbitrario: discrezionale sì, ma non arbitrario. Stiamo lavorando a un piano di rilancio, vogliamo che abbia l’approvazione delle istituzioni europee e che ci sia un costante monitoraggio sulla coerenza tra i programmi annunciati e la loro attuazione. Ok alle regole della governance, ok al coinvolgimento del Consiglio ma la fase attuativa non è di competenza del Consiglio europeo”.Resta aperta la possibilità che il recovery fund venga ridotto a soli 500mld di euro di sussidi, opzione sostenuta da Germania e Francia sulla quale potrebbero ritrovarsi anche l’Italia, la Spagna, il Portogallo e i paesi più in difficoltà con la crisi economica del covid. Per Conte l’importante è che non venga ridotta la quota di sovvenzioni a fondo perduto. Ma anche su questo non c’è ancora il disco verde dei frugali, che restano scettici sui sussidi: vorrebbero che la proposta von der Leyen di un fondo di 750mld di cui 500mld di sussidi e 250mld di prestiti fosse rivista a favore dei secondi.“L’arte consiste nel gettare ponti”, insiste Merkel con il sorriso di chi ha la consapevolezza di aver lavorato sodo per un accordo che però ancora sfugge. E spinge ancora sul concetto che un’intesa dovrebbe essere interesse di tutti: “Anche la Germania, come l’Italia ha interesse a che il mercato unico funzioni. Abbiamo visto che, se le catene di valore aggiunto non funzionano, vengono distrutte, questo colpisce noi tutti. Siamo responsabili per uscire positivamente da questa situazione per l’Ue e per tutti gli Stati membri. Non dobbiamo tutelare solo la salute, ma ricostruire economicamente” i paesi dell’Unione.La cancelliera si complimenta con gli italiani che “hanno avuto davvero una disciplina ammirevole, una grande pazienza” alle prese con la pandemia. Si sforza di chiudere con ottimismo: “Non vedo possibilità che si possa mettere in pericolo il progetto, ma non dovremo mettere in dubbio una posizione negoziale o l’altra...”. Della serie: nessuno coltivi pregiudizi nei confronti degli altri Stati, l’Italia verso il nord e viceversa.E’ poco per l’intesa. Ma questo è, per ora. Riflettori puntati comunque sull’Italia. Merkel lo dice con una battuta: “Volevo evitare di usare la parola autostrade...”, precisa in finale di conferenza stampa riferendosi alle tante domande per Conte sulla vicenda Benetton-Atlantia. “Sono molto curiosa di sapere come andrà il consiglio dei ministri domani...”, sorride, sorniona.
Scuola, al via le graduatorie digitalizzate per le supplenze
Ieri 13-07-20, 20:00

Scuola, al via le graduatorie digitalizzate per le supplenze

Sarà tutta digitale la procedura per la formazione delle graduatorie provinciali per l’assegnazione delle supplenze. I meccanismi in vigore ormai da quasi venti anni vanno dunque in pensione e lasciano spazio ad un nuovo sistema per una più rapida assegnazione delle cattedre che restano vuote dopo le assunzioni in ruolo, a garanzia di un migliore avvio dell’anno scolastico.Lo rende noto un comunicato.Aggiornamento degli elenchi degli aspiranti docenti, digitalizzazione di tutto il processo, oggi svolto ancora principalmente in via cartacea, una più efficiente assegnazione dei posti, una rinnovata valutazione dei titoli di studio che valorizza, ad esempio, il dottorato di ricerca, la creazione di una ‘banca dati’ dei titoli delle e dei docenti che andrà a costituire il loro portfolio professionale. Sono queste le principali novità previste dall’ordinanza firmata dalla ministra Lucia Azzolina, da oggi disponibile sul sito del ministero dell’Istruzione con allegate le tabelle di valutazione dei titoli.Il testo è stato inviato agli organi di controllo. Mentre nei prossimi giorni saranno indicate dal ministero anche le scadenze per la presentazione delle domande di inserimento e aggiornamento.
Ripensare arte e cultura in uno scenario post Covid: uno sguardo anche oltreoceano
Ieri 13-07-20, 18:49

Ripensare arte e cultura in uno scenario post Covid: uno sguardo anche oltreoceano

In Italia il lockdown ha fatto “aprire le porte” virtuali ai musei italiani. Ha fatto comprendere al grande pubblico nuovi racconti e soprattutto gli infiniti livelli di lettura che i musei possono loro offrire: una serie Netflix senza fine. Il pubblico seguendo le storie delle opere sui social, ha creato una “nuova” domanda. I musei abilmente hanno interagito e “risposto”, abituando il pubblico sui social a una nuova forma di fruizione.Forma che si è rivelata non sufficiente alla completa sostituzione di una visita reale, basti vedere il pienone alla mostra di Raffaello non appena ha riaperto, seppur nel rispetto delle regole di visita imposte dal Covid19. Ma l’intenzione delle visite virtuali non era certo quella di sostituirsi a quelle reali, bensì ad incuriosire e a cercare anche di avvicinare il “non pubblico”, che magari in un museo non vi era mai entrato. Ora però se un passo gigante i musei lo hanno compiuto nell’utilizzo dei social, non lo hanno ancora fatto nella fruizione reale.Dopo tanto raccontare, le persone si aspettano di trovare, nel museo di cui hanno seguito le diverse storie, quanto meno la stessa “nuova” tipologia di fruizione di cui hanno goduto sui social. In Italia, paese in cui i musei hanno ri-aperto realmente le porte al pubblico, questa, credo, sarà la sfida futura, ossia aggiornare la reale fruizione del patrimonio culturale nella stessa avvincente maniera di come l’hanno comunicata durante il periodo di quarantena.Per cercare di fornire parametri non banali riporto un articolo scritto da Daniela Macrì, cultural manager e hr specialist di Verderame progetto cultura, che racconta il tema di Come coinvolgere il pubblico virtualein un dialogo efficace con l’oggetto museale (Engaging the virtual public in object centered museum dialogue) argomento di una brillante webinair promossa dall’Ambasciata USA a Roma, molto interessante per fare alcuni ragionamenti sui musei americani ancora chiusi purtroppo e per comprendere alcune “sfumature” utili alla gestione del patrimonio culturale nostrano.“Julie Carmeanè un’educatrice museale che lavora alla National Gallery of Art di Washington, DC. Da anni si occupa con passione e curiosità di progettare programmi artistici che coinvolgano in modo intenso e mai banale ogni genere di pubblico, sia reale che virtuale. Mai come in questo periodo così strano e inaspettato è stato necessario chiedersi quale sia il miglior modo per tenere viva la connessione tra la gente e i Musei, le cui porte, almeno per ora, restano chiuse in gran parte degli Usa, travolti dall’ondata della pandemia. La tecnologia è senz’altro uno tra gli strumenti cardine con cui attraversare il mare incerto in cui viviamo. Così la pensa anche Deborah Howes, docente universitaria alla Johns Hopkins University leader innovativa, responsabile per l’area tecnologica del Moma, una donna visionaria e appassionata che come Jiulie Carmean crede fortemente che il pensiero critico possa aiutarci a superare, quantomeno a comprendere, le difficoltà dell’attuale scenario mondiale. E quale modo migliore per sviluppare il nostro personale pensiero critico, se non attraverso l’arte e la cultura, chiavi di lettura per eccellenza, strumenti efficaci per riaprire le porte sbarrate all’improvviso dal lockdown? A coordinare le riflessioni acute di Julie Carmean e di Deborah Howes ci ha pensato la prof.ssa Antonella Poce, docente di pedagogia sperimentale all’università Roma Tre, esperta di pratiche innovative e uso della tecnologia nella didattica, nonché direttrice del Centro di Didattica Museale, (membro istituzionale del Comitato Internazionale CECA – Committee for Education and Cultural Action dell’International Council of Museums (ICOM). L’interessante e curioso scambio di idee tra queste tre donne così motivate si inserisce all’interno di una serie di dialoghi promossi dall’ambasciata Usa a Roma, coordinati da Emanuela Picozzi, responsabile dell’ufficio affari culturali dell’Ambasciata Usa a Roma, concreta e sensibile verso il tema tanto da incoraggiare periodicamente confronti inclusivi coinvolgendo voci autorevoli e visionarie nel campo delle arti e delle istituzioni culturali internazionali. “Coinvolgimento” appunto, ovvero engagement. Del resto è questo il concetto chiave da cui partire quando si pensa a come costruire un dialogo efficace tra un pubblico virtuale e un oggetto museale, dal quadro seicentesco all’installazione moderna. Rendere partecipi i visitatori di quello che sta accadendo all’interno di un museo significa innanzi tutto pensare a quest’ultimo come un luogo dinamico in cui accadono cose, e dove le interazioni tra le persone creano valore aggiunto a ciò che quel posto custodisce. Il pensiero critico, sostiene Jiulie Carmean, si attiva già dal primo sguardo che rivolgiamo ad un’opera d’arte. Il progetto di cui racconta i dettagli, tanto semplice quanto ambizioso, sviluppato alla Harvard University graduate of educational artful of thinkingha coinvolto circa 16 mila partecipanti, segno evidente di quanto il concetto di engagement sia un unicum con la partecipazione attiva. In sostanza si tratta di stimolare, in sessioni di un’ora, il pensiero critico attraverso domande rivolte al pubblico da parte di uno o più facilitatori, dalle quali sono emerse risposte creative e confronti tra i partecipanti che in una fase successiva hanno inoltre contributo alla comprensione in tutte quelle esigenze, che spesso, inutile nascondersi, non vengono prese in considerazione, trascurando così aspetti importanti della fruizione. “Guardare lentamente, riflettere attentamente”, potrebbe essere il motto del programma, un po’ come dire “prenditi il tuo tempo davanti ad un’opera d’arte, vai a fondo, scava, e chiediti cosa ti suscita una certa emozione e perché”. Sembrerebbe quasi una seduta di psicoanalisi. E in effetti di questo si tratta, cioè di un vero e proprio viaggio interiore dentro sé stessi dove maturano nuove prospettive. Del resto, come in tante occasioni della vita, è spesso nella complessità che nascono le intuizioni più profonde. Per rendere ancora più concreta l’esperienza Jiulie Carmean ci prende virtualmente per mano dandoci un assaggio del suo progetto, perché ascoltarne i dettagli non è certo uguale a viverne le sensazioni ognuno sulla propria pelle. Ed è proprio di pelle che si tratta quando sullo schermo appare la celebre installazione di un’opera d’arte contemporanea, Syneddoche di Byron Kim: una grande griglia rettangolare composta di pannelli il cui numero varia con il passare del tempo e il susseguirsi delle esposizioni. Ciascun pannello riproduce il colore delle diverse sfumature della pelle umana, partendo da quella dei familiari dell’artista e aggiungendo via via quella degli sconosciuti incontrati per strada, coinvolti nel progetto. Syneddoche è il richiamo alla figura retorica, dove una parte diventa il tutto, l’essenziale è inteso come universale. Ognuno dei partecipanti alla webinar è stato invitato a riflettere sul proprio impatto emotivo dinnanzi a quelle mini piastrelle in apparenza uguali per forma, ma in fondo così profondamente diverse per sostanza cromatica. Al di là dell’intento originario dell’artista, o delle sensazioni del pubblico, ognuna singola e personale, quel che conta alla fine dell’esperimento, suggerisce Jiulie Carmean, è l’interrogativo che ogni visitatore si è posto dinnanzi a quell’opera, è il pensiero critico con cui ognuno si è confrontato, è la messa in discussione o la conferma di concetti o preconcetti. È il movimento che non cede di fronte alla stasi. È il trionfo della dialettica che spazza via la polvere di luoghi come i musei, che in fondo, pensateci bene, sono, o dovrebbero tendere ad essere, officine di idee, laboratori in cui si ridà vita agli oggetti, luoghi nei quali si reinterpretano le opere secondo visioni innovative capaci di leggere i contesti attuali. Riecco dunque il pensiero critico, che nutrito con costanza diventa uno strumento essenziale per comprendere il presente, quel presente che all’improvviso è stato messo in discussione da un virus di cui ancora non si contano tutti i danni. L’esperimento attivato da Jiulie Carmean pone, a mio avviso, diverse domande, una su tutte riguarda l’importanza che un’opera d’arte o un luogo culturale può avere per i singoli, sconfinando così in quel interessante campo di ricerca su cui si stanno orientando diversi studi negli ultimi anni, che riguarda la stretta connessione tra la cultura e la salute in termini di benessere per i cittadini. Da qui la mia personale suggestione che mi porta a vedere i musei e i luoghi della cultura come autentici presidi culturali a sostegno delle persone, delle loro individualità, spazi di stimolo mentale capaci di influire positivamente sulla salute psico-fisica, sulle relazioni e sui rapporti tra le comunità. La chiusura improvvisa dei musei, e soprattutto l’attuale situazione ancora critica negli USA , mette difronte alla necessità di cambiare il modo di vedere le cose ponendosi in una nuova prospettiva, laddove è il museo a dover raggiungere il pubblico se quest’ultimo è impossibilitato. La tecnologia diventa in questo caso il migliore dei supporti per abbattere i muri imposti dal lockdown. Come suggerisce la professoressa Deborah Howes, già responsabile per l‘area tecnologica del Moma, gli shock significativi per quanto dolorosi, sono spesso necessari per cogliere le sfide e le trasformazioni in atto. In questo contesto i musei possono essere luoghi essenziali per ricreare quel senso di comunità e appartenenza, capace di generare engagement, coinvolgimento, partecipazione. Non mancano gli esempi virtuosi in cui l’approccio virtuale, condotto con intelligenza ha prodotto risultati apprezzabili, il MoMa è uno di questi. Nei primi mesi di lockdown sono stati lanciati 9 corsi on line sulla piattaforma courseragestiti da un team che ha lavorato in modo impeccabile e accattivante sulla comunicazione e sulla diffusione delle news. Un’ ottima strategia comunicativa che legata alla qualità dei contenuti ha portato migliaia di giovani professionisti di tutto il mondo a sperimentare una nuova forma di fruizione laddove contenuti a primo impatto esclusivi sono diventati alla portata di tutti, in un’ottica puramente inclusiva, come solo il web sa essere nella migliore delle sue accezioni. Le prospettive e i suggerimenti lanciati da queste due donne così capaci di creare engagement, rimandano alla domanda, che un po’ tutti di questi tempi incerti tendiamo a porre a noi stessi o a chi ci governa: quali sono le previsioni future per il dopo covid? Cosa dobbiamo aspettarci, e come comportarsi? Inutile negarlo, in alcuni casi ogni previsione lascia il tempo che trova. E allora forse sarebbe meglio pianificare certo, ma navigare a vista, come del resto suggerisce Antonio Lampis, direttore uscente alla guida dal 2017 della nostra direzione generale dei musei. Aggiungerei in modo prudente ma audace, con quei pochi ma utili strumenti, che per i musei, attori fondamentali nelle società, possono essere vere chiavi di “svolta”: prima fra tutte la capacità di costruire solide reti digitali capaci in un secondo momento di espandere in ottica inclusiva l’audience e il pubblico. Ed infine libero spazio al pensiero globale, che tenda alla più concreta azione a livello locale (Daniela Macrì)”.
L'Europa non rimuova la tragedia delle Rsa
Ieri 13-07-20, 18:32

L'Europa non rimuova la tragedia delle Rsa

Il Parlamento Europeo ha votato venerdì scorso una risoluzione importante, che fissa degli obiettivi per una strategia UE sulla sanità pubblica dopo la crisi Covid. In questo contesto siamo riusciti a far passare un emendamento in cui si ricorda che la metà delle morti Covid in Europa è avvenuta nelle strutture residenziali a lungo termine, e si chiede alla Commissione e ai governi di indagare su quanto accaduto.La cosa non era e non è scontata, poiché molti vogliono nascondere, come fosse polvere da cacciare sotto il tappeto, il carico di drammi consegnatoci da questi mesi orribili.Nella dichiarazione che avevo promosso qualche giorno fa, sottoscritta da 88 deputati, segnalavamo che l’impatto del Covid si è rivelato più letale proprio nei luoghi in cui gli ospiti erano più anziani, vulnerabili e privi di solide reti di protezione.È evidente infatti che spesso sia andato in “tilt” il sistema sociosanitario che non ha saputo rinnovare se stesso o che non ha puntato su di una forte relazione con il territorio: la Lombardia parla da sola.Quel che ora attende il Parlamento Europeo è un lavoro di analisi e comparazione e poi di stimolo e proposta. Il che significa innanzitutto raccogliere tutti i dati ufficiali disponibili, cosa che si è rivelata nei mesi scorsi piuttosto difficile anche perché i vari paesi utilizzano (e questo, nella sua apparente semplicità, è un gigantesco problema) criteri diversi di classificazione.E poi vuol dire anche analizzare le scelte politiche che hanno portato non tanto al “contagio” quanto ad amplificare i danni e le sofferenze.Così forse scopriremo che, fra le tante storture e contraddizioni che il virus sta prepotentemente smascherando, c’è anche quella stessa impostazione istituzionalizzata dell’assistenza sociale che dovremmo profondamente ripensare e reindirizzare verso un modello comunitario più innovativo e più capace di far leva sia sul riconoscimento del ruolo della “professione del sociale” che sul valore del “legame”.Siamo di fronte a vite e storie spezzate: l’Europa non le può dimenticare.Sono infatti migliaia i morti tra gli ospiti delle case di riposo e gli operatori sanitari e sociali, su cui ha influito una gestione approssimativa e discutibile dell’epidemia, una gestione che ha incredibilmente contribuito ad esporre i più fragili e i lavoratori (e in molti paesi il numero di operatori sanitari dediti alla cura degli anziani che sono morti o sono stati contagiati non viene neanche raccolto, contribuendo a rendere incompleta la fotografia di quanto è successo).Abbiamo una enorme esigenza di verità, e per questo ci impegneremo come eurodeputati con tutti gli strumenti a nostra disposizione.
Mascherine sempre nei luoghi chiusi. Discoteche e fiere off limits
Ieri 13-07-20, 18:30

Mascherine sempre nei luoghi chiusi. Discoteche e fiere off limits

“Nel mondo la pandemia è nella sua fase più acuta. Non possiamo vanificare i sacrifici fatti in questi mesi. È per questo che abbiamo scelto la linea della massima prudenza”. È questo il concetto, espresso più volte in questi mesi - l’ultima qualche giorno fa - sul quale il ministro della Salute, Roberto Speranza, insisterà nel suo intervento in programma domani - alle 15 in Senato, alle 20 alla Camera - sull’annunciato Dpcm (Decreto del presidente del consiglio, sul quale voterà il Parlamento) che prorogherà al 31 luglio le misure sanitarie già disposte dal Governo per contrastare la diffusione del contagio da Covid. Un testo di poche righe per confermare quanto previsto nel Dpcm dell’11 giugno scorso e recepire le ordinanze adottate di recente dal ministro della Salute.Per la proroga dello stato d’emergenza, che scade il 31 luglio e a meno di imprevisti sarà esteso al 31 ottobre, è invece necessaria una delibera in Consiglio dei ministri, sulla quale sarà il premier Giuseppe Conte a riferire in Parlamento nei giorni a venire.Speranza alle Camere, la nuova stretta. Domani sarà il giorno di Speranza, che dovrebbe rivolgersi anche ai giovani, ai protagonisti della movida e agli habitués delle discoteche per rimarcare i motivi di proseguire sulla medesima linea scelta dal Governo, sin dall’inizio improntata alla massima cautela.Una prudenza necessaria per due ragioni: i dati registrati fino ad oggi nel nostro Paese non incoraggiano ad allentare la stretta né l’andamento dell’epidemia in Europa e nel mondo consiglia di muoversi in una direzione che non sia quella dell’accortezza.Tradotto: nessuna riapertura, oltre quelle già decise in passato. Discoteche al chiuso, congressi e fiere resteranno off limits (a meno che non siano le Regioni a decidere diversamente) almeno fino al 31 luglio. Termine al quale saranno estesi anche il divieto di assembramento e l’obbligo di indossare - correttamente, coprendo naso e bocca - la mascherina nei luoghi chiusi (compresi negozi, centri estetici, mezzi pubblici, all’ingresso in palestra e al cinema, a teatro, nei musei) e negli spazi aperti in cui non si potrà rispettare la distanza interpersonale di almeno un metro. Accanto alla mascherina e al distanziamento fisico, resta centrale nella strategia su cui il Governo ha scelto di insistere il lavaggio frequente delle mani.Nessun allentamento nemmeno sulle indicazioni per le visite dei parenti agli anziani ricoverati nelle Rsa, così come per l’accesso a parchi e giardini pubblici resta vincolato al divieto di assembramento e al rispetto della distanza di sicurezza interpersonale di almeno un metro. Stretta confermata anche sulla movida - con controlli su bar, ristoranti e spiagge - e sui voli: il nuovo Dpcm recepirà l’ordinanza con la quale il 9 luglio il ministro Speranza, d’accordo coi ministri dell’Interno, degli Esteri e dei Trasporti e con l’obiettivo di fermare la diffusione del contagio per il Covid da importazione, ha disposto la sospensione dei voli da e per 13 Paesi a rischio inseriti in una “black list” e il divieto di ingresso e transito per le persone che nei quattordici giorni precedenti in quei Paesi hanno soggiornato o sono passati. Ordinanza accompagnata dallo stesso appello che Speranza consegnerà domani dalle Camere: “Non possiamo vanificare i sacrifici fatti in questi mesi”.Stato di emergenza (per ora) fino al 31 ottobre. E si fa sempre più vicina - la discussione è ancora in corso, ma l’orientamento sembra ormai chiaro - l’ipotesi che anziché al 31 dicembre, lo stato di emergenza sia prorogato al 31 ottobre. “Meglio procedere per gradi”, è il ragionamento del Governo, ma per il Comitato tecnico scientifico “è solo un modo di rinviare il problema di qualche mese, per poi arrivati a ottobre andare a una nuova proroga”, commenta una fonte. Per gli esperti, infatti, è difficile se non impossibile ipotizzare che a fine ottobre - con la riapertura delle scuole, l’autunno inoltrato e l’avvio della stagione influenzale - si potrà dichiarare concluso lo stato di emergenza. Ad oggi ancora non si conosce neanche il livello di diffusione del nuovo coronavirus nella popolazione: lo si capirà dagli esiti dell’indagine di sieroprevalenza, che terminerà il 15 luglio. Intanto, a rassicurare sull’opportunità della proroga dello stato di emergenza, oggi dall’Umbria, dove era in visita per incontrare la Presidente della Regione, Donatella Tesei, è intervenuto il ministro degli Affari Regionali, Francesco Boccia.“L’estensione non limita la libertà individuale delle persone, ma consente di avere maggiore protezione da parte dello Stato, ha detto. Sottolineando: “L’emergenza significa anche consentire a Regioni e sanità di avere attenzioni e risorse. Anche se siamo uno dei Paesi più sicuri al mondo non credo ci sia un solo italiano che ha pensato che dal 1 agosto potesse finire lo stato d’emergenza”, ha aggiunto il ministro, rimandando alla situazione mondiale, sotto gli occhi di tutti, per avvertire: “Non siamo scevri da qualsiasi rischio”.
Bloccata la prima esecuzione federale da 17 anni negli Usa
Ieri 13-07-20, 18:16

Bloccata la prima esecuzione federale da 17 anni negli Usa

Negli Stati Uniti è stata bloccata e rinviata la prima esecuzione federale dal 2003. Lo ha deciso a poche ore dalla prevista iniezione letale un giudice distrettuale, sottolineando come ci siano ancora diverse questioni legali da chiarire prima che il boia federale, inattivo da 17 anni, rientri in azione per volere dell’amministrazione Trump.L’esecuzione era prevista per oggi in una prigione federale dell’Indiana. L’uomo nel braccio della morte si chiama Daniel Lewis Lee,condannato in Arkansas per aver ucciso nel 1996 il trafficante di armi William Mueller, sua moglie Nancy e sua figlia di 8 anni, Sarah Powell.La madre di Nancy, nonché nonna di Sarah, Earlene Peterson, è contraria alla pena di morte e ha chiesto al presidente Donald Trump di garantirgli la grazia. La donna preferisce che Lee trascorra il resto dei suoi giorni in carcere e ha spiegato che“l’esecuzione programmata di Danny Lee per l’omicidio di mia figlia e di mia nipote non èquello che voglio e porterebbe piùdolore alla mia famiglia”. L’ultima opposizione di Peterson aveva coinvolto il covid, sostenendo che non fosse sufficientemente sicuro, a causa del virus, recarsi in Indiana per poter assistere all’esecuzione, che dunque doveva slittare ancora.La corte d’appello aveva riscontrato che la preoccupazione della famiglia delle vittime “manca di qualsiasi base giuridica”. I parenti hanno annunciato che faranno appello alla Corte Suprema. “Il governo federale ha messo questa famiglia nella condizione insostenibile di scegliere tra il loro diritto di assistere all’esecuzione di Danny Lee e la propria salute e sicurezza”, ha dichiarato l’avvocato Baker Kurrus, “Poiché il governo ha programmato l’esecuzione nel bel mezzo di una furia pandemica, queste tre donne avrebbero dovuto mettere a rischio la propria vita per viaggiare all’estero in questo momento”.
Cinema al Maxxi. Quel viaggio in Vietnam diventato un film
Cultura e Spettacolo
Ieri 13-07-20, 17:42

Cinema al Maxxi. Quel viaggio in Vietnam diventato un film

Le fotografie hanno la straordinaria capacità di custodire storie che sembrano appartenere alla memoria di un tempo perduto. Come quella che il film “Due scatole dimenticate viaggio in Vietnam” di Cecilia Mangini e Paolo Pisanelli, presentato a Rotterdam e vincitore tra i documentari inediti del festival ExtraDoc, racconta. È la storia di un appassionante e corposo reportage fotografico – realizzato dalla regista e ritrovato casualmente, dopo più di cinquant’anni, in un paio di scatole da scarpe – che intreccia guerra e serenità, fucili e sampàn, tenerezza e stupore infantile nel Vietnam degli anni ’60: istantanee di un nitido bianco e nero affollate da biciclette e donne al mercato, mostrano la vivace quotidianità di Hanoi e Haiphong.Animate e dettagliate da un montaggio che si fa sempre più dinamico e incalzante quando incontra il dramma di un conflitto incapace di minare l’economia locale: instancabili minatori e contadine vietnamite continuano indefessi nelle loro attività mentre vigili e tenaci combattono da terra i celi sorvolati dall’ l’imponente minaccia aerea americana.Una rapsodia di immagini che invitano a posare lo sguardo su scene che avrebbero potute svolgersi ovunque; ma perché lo schienale della panchina su cui siedono due innamorati è sfondato? Perché dietro al bambino seduto su un bufalo a leggere attentamente un libro di storia c’è un giovane che porta un fucile sulla spalla? Alle spalle di un’apparente normalità si consuma la tragedia della guerra.Cecilia Mangini, tra le più importanti documentariste italiane viventi, fonde abilmente il materiale del documentario (foto, diari, appunti e riviste) ad un vivido storytelling di resistenza che recupera il tempo, la memoria e rievoca l’identità di un Paese mai vittima della guerra dove risaie e sguardi luminosi fronteggiano fieri il conflitto. Immagini che possiedono la forza narrativa del mondo e dei suoi personaggi: una miniera di storie che il cinema non può non raccontare.
Coronavirus, calano i contagi, non i morti
Cronaca
Ieri 13-07-20, 17:36

Coronavirus, calano i contagi, non i morti

Sono 169 i nuovi contagiati da Covid nelle ultimi 24 ore in Italia, in calo rispetto ai 234 di ieri. Le vittime sono 13, contro le 9 di ieri. I casi totali salgono a 243.230, i morti a 34.967.Gli attualmente positivi sono 13.157, in calo di 22 rispetto a ieri. I guariti sono 195.106, con un incremento di 178 nelle ultime 24 ore.Sono 178 i guariti (ieri 349) per un totale di 195.106.
Migranti, mille sbarchi in tre giorni. Il governo (diviso) non li ferma
Ieri 13-07-20, 17:18

Migranti, mille sbarchi in tre giorni. Il governo (diviso) non li ferma

Ottomila sbarchi fino a metà luglio, più di mille negli ultimi due giorni. Quasi un centinaio di migranti positivi al coronavirus, tra cui 26 bengalesi la cui presenza ha scatenato forti proteste ad Amantea. E Sea Watch Italy denuncia: una barca con 57 persone partita dalle coste libiche è alla deriva, sia Malta che l’Italia sono state avvertite. Mentre gli sbarchi di migranti in Calabria, alcuni dei quali contagiati, scatenano proteste e blocchi stradali, a rimanere in alto mare è la politica del governo sull’immigrazione. Il mix di altri dossier apertissimi – Autostrade, Mes, Regionali – e del rischio permanente di implosione paralizza la maggioranza di governo. Che da mesi è appesa alle modifiche dei deprecati decreti sicurezza varati da Matteo Salvini e tuttora in vigore, senza riuscire a trovare la quadra né la tempistica per portare l’argomento in consiglio dei ministri.Con un risultato spiazzante: nell’estate della pandemia la gestione degli sbarchi che crescono grazie al mare calmo e al blocco dei voli è affidata in toto al ministro “tecnico” dell’Interno Luciana Lamorgese, coadiuvata in prima linea dal responsabile del dipartimento immigrazione, il prefetto Michele Di Bari. Tutto nelle mani del Viminale, dove martedì alle 15,30 è in calendario l’ennesimo vertice sui decreti sicurezza. Al tavolo i responsabili sicurezza dei partiti di maggioranza: il viceministro Matteo Mauri con Carmelo Miceli per il Pd, il renziano Davide Faraone, il pentastellato Giuseppe Brescia, Federico Fornaro e Loredana De Petris per Leu. Obiettivo ambizioso: varare un nuovo vero e proprio “decreto Immigrazione” che cambi il sistema in modo complessivo.Su alcune modifiche c’è già un’intesa tra i giallorossi: la concessione di una sorta di protezione umanitaria, il ritorno al sistema dell’accoglienza diffusa sul territorio (gli Sprar), la riduzione dei tempi di permanenza nei Cpr (da 180 a 90 giorni). Più spinoso il fronte del soccorso in mare e delle maxi-multe alle Ong, trattate come criminali suscettibili di pagare fino a un milione di euro per le loro gesta. Scelta su cui si erano appuntati anche i rilievi del Quirinale, che ha paventato possibili profili di incostituzionalità. Il M5S vorrebbe mantenere le attuali sanzioni amministrative abbassandole nell’ordine dei 50mila euro; il Pd, invece, preferirebbe cambiare l’impostazione eliminando le multe lasciando – ove ci siano i presupposti – la fattispecie di reato penale. Accordo possibile? Forse. A meno che al piatto si aggiunga l’ingrediente dello ius soli, avanzato da Italia Viva, che però rischierebbe di essere indigesto per molti palati.E dunque, ultima chiamata per la modifica dei decreti sicurezza. Sebbene il Dem Miceli sia meno pessimista: “I tempi ci sono, ma stiamo lavorando sul merito. Il primo step è definire il testo complessivo. C’è un gigantesco equivoco: gli sbarchi di questi giorni sono frutto dei decreti fatti da Salvini, che si sono rivelati inutili e anzi dannosi. Noi non vogliamo solo modificarli. Vogliamo arrivare a un nuovo approccio. Del resto, vacanze quest’anno il Parlamento ne farà poche”. Sarà, ma lo sprint per il momento non viene percepito. “C’è un balletto che va avanti da un anno – argomenta il deputato Pd Matteo Orfini - E credo che si finirà a dopo l’estate. Conte e il M5S la pensano come Salvini, mentre il Pd anziché avere la fobia della Lega finendo per comportarsi nello stesso modo, dovrebbe mettere in campo una politica alternativa alla destra. Bisogna cercare di costruire un altro sistema di ricerca e di salvataggio. Del resto, parliamo di numeri piccoli e gestibilissimi”.Nell’attesa, a gestirli è il ministero dell’Interno. Che fa quel che può, tra vertici internazionali e requisizione di caserme e navi per la quarantena dei contagiati. Misure contingenti, per cercare di salvare il salvabile. Come la “procedura d’urgenza” messa a punto con il ministero dei Trasporti per individuare le navi da adibire a centri per la quarantena in mare. Il tutto in assenza di una strategia politica governativa diversa dal rimandare, rinviare, procrastinare, far slittare. A settembre. Possibilmente dopo il 20, data delle elezioni regionali. Eppure, è un auspicio dalla realizzazione molto difficile.Ventisei bengalesi positivi al coronavirus, ma asintomatici hanno fatto esplodere la rabbia dei cittadini di Amantea, nel Cosentino. La governatrice forzista Jole Santelli ha chiesto risposte al premier Conte ventilando altrimenti di dover ricorrere all’extrema ratio della chiusura dei porti. Matteo Salvini ha già invitato Conte a mettere in mora Angela Merkel: “L’Italia non può essere il campo profughi d’Europa”. Secondo i dati del Viminale, sono circa 8mila gli arrivi al 10 luglio 2020, contro i 3.165 dell’anno scorso; un migliaio approdati negli ultimi due giorni (un’ottantina i contagiati) e gli sbarchi proseguono in una Lampedusa sovraccarica e in Sicilia. Almeno, quelli intercettati: al lordo di chi è riuscito a sfuggire alle pattuglie. Con il bel tempo che incoraggia la navigazione, i timori per la salute e l’ansia di vanificare la stagione turistica già appesa a un filo rischiano di provocare nei cittadini reazioni irrazionali. Anche perché l’intelligence ha già lanciato l’allarme: la black list dei voli da 14 Paesi, e gli obblighi diffusi di quarantena, il business degli scafisti sta lievitando. Con l’affiancarsi, alla tradizionale rotta nordafricana diretta a Lampedusa, una meno nota rotta orientale che dal Pakistan attraversa Iran e Turchia fino alle coste italiane.Uno scenario che preoccupa tanto gli 007 quanto il ministro Lamorgese. Ecco perché l’unica buona notizia della giornata è il vertice in cui i titolari dell’Interno di Francia, Germania, Italia, Malta e Spagna, più i commissari europei per gli affari interni e per il vicinato e l’allargamento, si sono confrontati con gli omologhi di Algeria, Libia, Mauritania, Marocco e Tunisia. Si è parlato di formazione, di collaborazione tra agenzie come Frontex e Afripol contro il traffico di migranti. E’ stata messa nero su bianco la volontà comune di partecipare alla redistribuzione dei flussi.Un passo avanti. Mentre il governo rischia, per l’ennesima volta, di muoversi in ritardo sul versante interno. E mentre tocca alla Corte Costituzionale bocciare parti dei decreti salviniani: da ultimo ha ritenuto contrario alla Carta il divieto di iscrizione all’anagrafe per i richiedenti asilo. Un po’ come, mutatis mutandis, accadde con la Legge 40 sulla fecondazione assistita, fortemente voluta dalla Cei del cardinale Ruini, che nell’inerzia della politica fu smontata pezzo per pezzo dalle sentenze della Consulta.RispondiRispondi a tuttiInoltra
Autostrade a carte scoperte contro Conte: "Nostra proposta recepisce proposte Governo"
Ieri 13-07-20, 17:18

Autostrade a carte scoperte contro Conte: "Nostra proposta recepisce proposte Governo"

La proposta formulata da Autostrade per l’Italia ”è l’esito di un confronto di un anno e recepisce le richieste dei rappresentanti dell’esecutivo”.È la replica della concessionaria autostradale del Gruppo Atlantia alle dichiarazioni di Giuseppe Conte che sembrano avvicinare la revoca delle concessioni.L’azienda“auspica che le decisioni che verranno assunte siano basate esclusivamente su aspetti di tipo giuridico, tecnico, sociale ed economico” si legge in una nota, che lascia così intendere che ci possano essere altre motivazioni alla base della decisione che il Governo dovrebbe adottare nel corso del Cdm convocato per martedì alle 11.Autostrade per l’Italia pubblica sul proprio sito la proposta inviata sabato al Governo, nella quale aumenta da 2,9 a 3,4 miliardi l’importo a proprio carico per le riduzioni tariffarie, gli interventi di manutenzione e la ricostruzione del viadotto sul Polcevera. La società non ha accettato la proposta di manleva a fronte di danni civili che potrebbero essere richiesti da terzi al Governo per le responsabilità sul crollo del Ponte Morandi.
Caso Cucchi, pm: "Tre note di apprezzamento ai carabinieri che arrestarono Stefano"
Ieri 13-07-20, 16:53

Caso Cucchi, pm: "Tre note di apprezzamento ai carabinieri che arrestarono Stefano"

Tre comunicazioni di “apprezzamento” e “plauso” ai carabinieri che effettuarono l’arresto di Stefano Cucchi furono inviate dai vertici locali dell’Arma dell’epoca e recapitate pochi giorni il decesso del giovane geometra che era finito in carcere per reati di droga.Della vicenda è tornato a parlare il pm di Roma Giovanni Musarò nel corso dell’audizione del luogotenente Giancarlo Silvia, del Nucleo comando della compagnia Roma-Casilina, nell’ambito del processo per i presunti depistaggi sulla morte di Cucchi.Nel leggere una nota il magistrato ha sottolineato che questa era stata mandata a quattro giorni dal decesso e ha chiesto al teste: ”È usuale una nota del genere per un arresto di spaccio di droga, per una così modica quantità?. “Certamente no”, ha risposto Silvia.Silvia ha anche detto: “Un militare del Nucleo operativo, di ritorno dall’udienza di convalida di Stefano Cucchi, disse che il giovane era conciato male, tanto che aveva difficoltà a camminare”.Il carabiniere, in servizio dal 2003 con il ruolo di “caposcrivano”, ha spiegato che “quella confidenza” su Cucchi non fu riferita a lui direttamente, non “approfondì e non l’ha rappresentata successivamente ai suoi superiori”.
Coronavirus, l'Oms: "Seguire le regole o andrà sempre peggio"
Ieri 13-07-20, 16:40

Coronavirus, l'Oms: "Seguire le regole o andrà sempre peggio"

La normalità è un lontano miraggio. E l’andamento della pandemia potrebbe peggiorare sempre di più, se non si seguono le regole. Non è affatto ottimista l’Oms sulla diffusione del Coronavirus. “Troppo Paesi stanno andando nella direzione sbagliata”, ha detto il direttore generale dell’Organizzazione mondiale della sanità,Tedros Adhanom Ghebreyesus.La situazione peggiore, lo dicono i numeri, è nelle Americhe, dove si registra più del 50% dei casi mondiali.“Troppi paesi stanno andando nella direzione sbagliata” afferma ancora Tedros. E poi un indiretto invito a non farsi illusioni: “Un ritorno alla normalità non è all’orizzonte”
Considerava le mascherine una "moda passeggera", 38enne muore con il coronavirus
Ieri 13-07-20, 16:21

Considerava le mascherine una "moda passeggera", 38enne muore con il coronavirus

Sul suo profilo social aveva detto “no” alle mascherine, perché riteneva fossero inutili, una “moda passeggera”. Richard Rose ha fatto mea culpa dopo esser risultato positivo al coronavirus. Il 38enne dell’Ohio è morto il 4 luglio, pochi giorni dopo il tampone.Era fine aprile quando Richard sosteneva su Facebook teorie complottiste sulla pandemia. Rifiutava di indossare il dispositivo di protezione per schermare il volto, ritenendolo inutile. Il primo luglio sulla sua bacheca è apparso un post dai toni differenti.“Sono stata molto malato negli ultimi giorni”, si legge, “Sintomi di Covid-19. Questa mattina finalmente mi hanno fatto il tampone. Dovrei sapere presto quali sono i risultati. Voglio solo sentirmi di nuovo bene”.Poi la conferma: “Bene. Bene. Sono ufficialmente in quarantena per i prossimi 14 giorni. Sono appena risultato positivo al COVID-19. Avevo appena iniziato un nuovo lavoro!“. Qualche giorno dopo l’annuncio della morte.
Morta per trasfusioni di sangue infetto fatte 46 anni fa. Lo stato risarcirà gli eredi
napoli
Ieri 13-07-20, 16:00

Morta per trasfusioni di sangue infetto fatte 46 anni fa. Lo stato risarcirà gli eredi

Un risarcimento importante, per una morte dovuta a un errore sanitario. Compiuto 46 anni dopo. Lo Stato dovrà pagare 695mila euro agli eredi di una donna di Napoli che nel 1974 stata sottoposta a trasfusioni di sangue infetto. A stabilirlo è stata la II sezione del Tar Campania che, con sentenza dell′8 luglio scorso, ha disposto il risarcimento da parte del ministero della Salute.La donna era stata sottoposta a trasfusione nel 1974 durante una degenza all’ospedale Loreto Mare di Napoli per taglio cesareo. Soltanto nel 1999, a seguito di esami medici, era emersa la positività al virus Hcv dell’epatite C, successivamente evoluta in cirrosi fino al decesso nel 2013 per epatocarcinoma e insufficienza renale. Nel 2014 i suoi eredi conferirono incarico all’avvocato Maurizio Albachiara il quale, sulla scorta delle risultanze della Cmo (Commissione medico ospedaliera) di Caserta che riconosceva l’Una Tantum ai sensi della legge 210/92 - ricostruisce in una nota del legale Albachiara che esprime “piena soddisfazione per questa nuova vittoria” - ha avviato un procedimento di responsabilità nei confronti del ministero della Salute presso il tribunale di Napoli.“Quest’ultimo - si legge - con sentenza del 3 aprile 2018, in pieno accoglimento delle domande avanzate dagli eredi della donna, ha concluso che, anche se la trasfusione venne effettuata nel 1974, quando ancora il virus dell’Hcv non era conosciuto, il ministero della Salute dev’essere considerato responsabile dell’accaduto”.Nel documento si precisa ancora: “Infatti - si legge ancora - in caso di patologie conseguenti a infezione da virus Hbv” dell’epatite B, “Hiv” dell’Aids “e Hcv, contratte a seguito di emotrasfusioni o di somministrazione di emoderivati, sussiste la responsabilità del ministero della Salute anche per le trasfusioni eseguite in epoca anteriore alla conoscenza scientifica di tali virus e all’apprestamento dei relativi test identificativi (risalenti, rispettivamente, agli anni 1978, 1985, 1988), atteso che già dalla fine degli anni ’60 era noto il rischio di trasmissione di epatite virale ed era possibile la rilevazione (indiretta) dei virus, che della stessa costituiscono evoluzione o mutazione, mediante gli indicatori della funzionalità epatica, gravando pertanto sul ministero della Salute, in adempimento degli obblighi specifici di vigilanza e controllo posti da una pluralità di fonti normative speciali risalenti già all’anno 1958, l’obbligo di controllare che il sangue utilizzato per le trasfusioni e gli emoderivati fosse esente da virus e che i donatori non presentassero alterazione della transaminasi”.“In applicazione di tale principio”, il Tar “ha confermato la sentenza di merito, che aveva ritenuto il ministero della Salute responsabile in relazione a una infezione da epatite C contratta in seguito a trasfusioni risalenti al 1970″. Condannando il ministero al pagamento dei danni.
Scuola: volete abolire le classi pollaio? Basterebbe una legge...
Ieri 13-07-20, 15:54

Scuola: volete abolire le classi pollaio? Basterebbe una legge...

Attendiamo con immarcescibile e religiosa fiducia l’iniziativa di qualche Catone in servizio permanente o, meglio, di alcuni politici spesso indignati e larghi di parole per abrogare in tutto o in parte la legge numero 81 del 2009, “Norme per la riorganizzazione della rete scolastica e il razionale ed efficace utilizzo delle risorse umane della scuola”, voluta e votata dal centrodestra, ministra dell’Istruzione, Mariastella Gelmini. Là dentro ci sono le norme attraverso le quali si è dato vita alle famigerate classi pollaio. I grandissimi problemi con cui hanno a che fare oggi, causa Covid, presidi e docenti delle scuole di ogni ordine e grado discendono tutti da lì. Li avete sentiti, a destra e a sinistra, esigere la centralità della scuola con una retorica stucchevole e quasi irridente. Sì, perché quella legge papà Salvini, allora poco più che quarantenne, l’ha votata da deputato, prima di gettarsi nella più accattivante esperienza al Parlamento europeo, nell’estate del 2009. E gli strilloni di centrosinistra, eterni con il ditino alzato, non si sono mai sognati di cambiarla, nemmeno quando hanno chiamato la loro riforma, Buona scuola. Nemmeno i Cinque stelle che, dileggiando gli altri, ci hanno impostato le loro populistiche campagne elettorali sull’abolizione delle classi pollaio.La legge 81 del 2009 concepisce la scuola, oggi tanto centrale, come un luogo dove fare grandi economie. Risparmiare sul futuro dei nostri ragazzi... (trovate qualche retore disposto a dirlo oggi). Non sono solo considerazioni di parte, no. Leggete bene, articolo 16, “disposizioni relative alla formazione delle classi iniziali negli istituti e scuole di istruzione secondaria di secondo grado”, insomma le scuole superiori: “Le classi del primo anno di corso degli istituti e scuole di istruzione di II grado sono costituite, di norma, con non meno di 27 allievi. A tal fine la previsione del numero delle classi del primo anno di corso in funzione nell’anno scolastico successivo deve essere formulata dividendo per 27 il numero complessivo di alunni iscritti nell’istituto o scuola”. Avete letto bene, non meno di 27 che diventano 30 con gli eventuali resti della irrinunciabile divisione (ma nella realtà si narra di classi arrivate anche a 40 o 45 alunni). A scendere, tra medie, elementari e materne, le cose cambiano ben poco. Le superiori, allora, erano la ciccia principale su cui intervenire per i celebri tagli lineari sull’Istruzione di 8 miliardi.Su quali basi i presidi in questa estate del nostro scontento Covid hanno costituito le nuove classi, quelle del distanziamento sociale, delle rime buccali, del metro statico o dinamico, secondo voi? Ma, naturalmente, seguendo la legge vigente. Lo sanno tutti, dalla ministra, alla viceministra, al sottosegretario ai parlamentari del ramo istruzione che da lì non si sfugge. E nei tre mesi di lockdown qualcuno ha detto o scritto qualcosa di diverso, qualcosa che segnasse una decisiva e definitiva discontinuità? Ma, naturalmente, no. L’inamidato Conte nel giorno delle linee guida ha rilanciato con investimenti da fare attraverso il Recovery fund, la ministra Azzolina ci ha rassicurati facendo arrivare a 4,5 miliardi i soldi investiti sulla scuola da gennaio. Il premier e la ministra a inveire contro le classi pollaio. Ma le classi restano pollaio, perché ridurne la numerosità significa spendere soldi e se tutto questo si moltiplica per oltre 40mila scuole e relative classi i conti esorbitano e nessuno ci vuole mettere mano. Servono diversi miliardi (oltre a quelli già spesi) per una scuola normale, davvero formativa, educativa, e qualche decina di migliaia in più di professori, oltre alle 85mila cattedre vacanti. Non si fanno miracoli in ossequio al distanziamento sociale se non si cambia a partire da qui e in conseguenza, se non si trovano davvero, anche con procedure d’urgenza, spazi per dividere le classi, o comunque per consentire che almeno le prime non siano più numerose di venti alunni, tanto da poter entrare nelle strutture preesistenti. Altrimenti sono solo parole e facile dileggio della ministra (che pure però qualche iniziativa più energica dovrebbe prendere) quando i problemi sono ereditati e rimossi e solo il Covid ha mostrato nella loro eccezionale drammaticità.Qualcuno è disposto a fare qualcosa, a prendere un’iniziativa legislativa? La ministra, il Pd, il premier Conte? Ci mettiamo a contare le ore.
La Corte d'Appello sospende il risarcimento dell'ospedale per Arianna, 15enne tetraplegica
napoli
Ieri 13-07-20, 15:51

La Corte d'Appello sospende il risarcimento dell'ospedale per Arianna, 15enne tetraplegica

La Corte di Appello di Salerno ha accolto la richiesta di sospensione del pagamento del risarcimento da tre milioni di euro presentata dal Cardarelli, l’ospedale di Napoli condannato in primo grado in quanto ritenuto colpevole di avere causato gravi danni neurologici a una bimba di appena tre mesi, Arianna Manzo, che ora ha 15 anni e che da allora è tetraplegica, sorda ed ipovedente.La scorsa settimana i genitori della ragazzina, insieme con parenti e amici, hanno iniziato lo sciopero della fame per sollecitare il pagamento di risarcimento.Sabato mattina la coppia, accompagnata dal loro avvocato, Mario Cicchetti, avevano avuto rassicurazioni in merito a una transazione entro fine mese, durante un incontro a Napoli con il governatore della Regione Campania Vincenzo De Luca. Un’ipotesi che ovviamente resta in piedi malgrado il pronunciamento dei giudici di secondo grado.Per l’avvocato Mario Chiccetti la decisione è “semplicemente stupefacente: la pronuncia della Corte di Appello di Salerno con la quale viene sospeso il pagamento del risarcimento dovuto dall’Azienda Cardarelli alla piccola Arianna soprattutto in relazione alle motivazioni poste a fondamento di tale decisione”. La Corte infatti ha sostenuto, tre le altre cose, che l’Azienda ’...si vedrebbe esposta all’evenienza di dover subire un esborso di rilevante entità con il rischio di non poterlo recuperare in caso di esito favorevole del giudizio”.“La Corte, considerando questo aspetto, però, - spiega il legale - non ne ha adeguatamente considerato altro: le condizioni della Piccola -neanche quando questa, insieme a genitori e ad amici, stazionava sotto la sede della Corte di Appello- che, dopo nove anni di giudizio di primo grado durante i quali i genitori hanno dato fondo a tutte le risorse economiche loro e dei parenti più stretti, non può più curarsi. Si tratta di una pronuncia, purtroppo inappellabile, che conferma l’incompatibilità dei tempi della giustizia con quelli della vita umana. Soprattutto in casi simili ove per ottenere una pronuncia di primo grado si è dovuto attendere nove anni e probabilmente altrettanti se ne dovranno attendere prima che la Corte si pronunci per il secondo grado”.“Non rimane, quindi, - sottolinea l’avvocato Cicchetti - che confidare nella parola del presidente della regione Campania, Vincenzo De Luca, il quale, in occasione dell’incontro avuto a palazzo Santa Lucia lo scorso venerdì, ha dato la sua parola per definire l’intera vicenda attraverso la sottoscrizione di una transazione che abbia come base la sentenza di primo grado”, ha concluso l’avvocato dei coniugi Manzo.
Effetto George Floyd. I Redskins cambiano nome e logo dopo 87 anni
Ieri 13-07-20, 15:45

Effetto George Floyd. I Redskins cambiano nome e logo dopo 87 anni

La squadra di football americano Washington Redskins ha deciso: dopo 87 anni è ora di cambiare il nome. Da molti anni è in corso un dibattito per decidere se eliminare o no il riferimento ai “Pellerossa”. Con l’influenza del movimento Black Lives Matters, il dibattito si è fatto più pressante. Alla fine, la franchigia ha preso la storica decisione di cambiare nome.pic.twitter.com/wFvTxdUP9s— Washington Redskins (@Redskins) July 13, 2020Non si sa ancora quale sarà il prossimo nome della squadra. Nel comunicato ufficiale si legge che Dan Snyder, cioè il proprietario del team, e l’allenatore Ron Rivera “stanno lavorando” per sviluppare un nuovo nome che sia più rispettoso. L’unico annuncio della società nell’ultimo periodo riguardava una “revisione profonda” in seguito alle pressioni dello sponsor dello stadio - la Washington FedEx, che dà il nome alla strutture - per andare verso un cambio di nome. Così come hanno spinto gli altri sponsor legati alla franchigia, tra cui la Nike. Anche la deputata dem Alexandra Ocasio-Cortez si era esposta pubblicamente a riguardo, dopo un post ufficiale dei Redskins durante il “Blackout Friday”.La richiesta è di lunga data: come racconta il Washington Post, già nel ’72 una delegazione di nativi americani parlò con il presidente della squadra, ai tempi Edward Bennett Williams.
Trovato un cadavere decapitato in un casolare nel Napoletano
napoli
Ieri 13-07-20, 15:19

Trovato un cadavere decapitato in un casolare nel Napoletano

Un uomo di 83 anni, Alfredo Apuzzo, è stato trovato morto in un terreno adiacente a un casolare in via Cigliano, al civico 94 a Pozzuoli, comune in provincia di Napoli. L’uomo abitava a pochi metri dal luogo del ritrovamento del cadavere, nel casolare fatiscente. La salma era in avanzato stato di decomposizione. In particolare il cranio non era vicino al corpo ma distante 5 metri e questo ha spinto la procura di Napoli ad aprire una indagine e disporre l’autopsia. Le indagini sono condotte dagli agenti del Commissariato di Pozzuoli e dalla Squadra Mobile di Napoli.L’uomo, di nazionalità italiana, viveva in precarie condizioni igieniche nel rudere che si trova a poca distanza dal luogo del ritrovamento. La salma è stata sequestrata dagli inquirenti. Sentiti già alcuni residenti e conoscenti della vittima dalla polizia per risalire agli ultimi giorni di vita.
Fermato in Francia uno dei dieci pedofili più ricercati al mondo
Ieri 13-07-20, 14:59

Fermato in Francia uno dei dieci pedofili più ricercati al mondo

Fermato il 7 luglio scorso in Francia un quarantenne sospettato di aver amministrato dei siti darknet, la parte nascosta di internet, consentendo a “migliaia di internauti nel mondo di avere accesso a foto e video di carattere pedopornografico”: è quanto annunciato in una nota dal procuratore della Repubblica di Bordeaux.“Identificato come uno dei dieci obiettivi prioritari mondiali”, l’uomo di cittadinanza francese è stato fermato dagli agenti dell’Ufficio Centrale per la Repressione delle Violenze alle persone (Ocrvp), in collaborazione con Europol, incaricato della lotta contro le reti pedopornografiche internazionali del darknet.