HuffPost

HuffPost (noto fino al 2016 come The Huffington Post) è un blog e aggregatore statunitense fondato nel 2005 ed in breve tempo diventato uno dei siti più seguiti del mondo. L'edizione italiana di The Huffington Post ha debuttato il 25 settembre 2012, realizzata in collaborazione tra l'Huffington Post Mediagroup e il Gruppo Editoriale L'Espresso. Dal maggio 2017 anche l'edizione italiana ha modificato la testata in HuffPost, la stessa dell'edizione statunitense.
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Concistoro in salsa orientale. Il cappello cardinalizio sul mega patto Rcep
Oggi 28-11-20, 18:05

Concistoro in salsa orientale. Il cappello cardinalizio sul mega patto Rcep

“Voi non vi rendete conto che siete fuori strada”, il segno e segnaletica di una inversione a u risuona e traspare nel verbo, severo, rivolto da un re nudo ai nuovi principi, avvolti di porpora, nell’incipit d’avvento e sullo scorcio - crepuscolo dell’annus horribilis. Il vaccino dei papi si chiama enciclica: iniettato e messo “in circolo” (letteralmente dal greco ἐν κύκλος) nel corpo della Chiesa universale. Dai primi secoli, nei quali l’orizzonte coincideva con il Mediterraneo, ai giorni nostri, quando la globalizzazione lo ha esteso al mondo intero.Il preparato varia e richiede tanta più cura, invenzione, innovazione, quanto maggiore è l’entità e vastità dell’avversario da combattere: nel caso specifico il più aggressivo e pervasivo dall’elezione di Francesco al soglio.Covid 19 rappresenta infatti, come abbiamo scritto, il nemico peggiore insorto sin qui sulla strada del pontificato, inibendo in crudele affinità con la fenomenologia clinica gli snodi nevralgici e le vie respiratorie del magistero di Bergoglio: la sua teologia e topografia, distesa in periferia e centrata sull’intuizione di una Chiesa che esce da se stessa, nelle metropoli, ma le trova deserte, svuotate dal lockdown. La sua geografia e diplomazia, protesa verso l’Asia e trainata dall’intenzione di un papa che quasi riesce ad arrivare a Pechino ma vede d’improvviso allontanarsi la meta e rallentare il cammino, a motivo del virus.Mentre quest’ultimo, al contrario, accelera lo spostamento e riposizionamento a Oriente di pesi e finanze, paesi ed alleanze, mediante il più imponente accordo di libero scambio della storia, che 15 governi hanno sottoscritto il 15 novembre, inclusivo di un areale immenso, dalla Grande Muraglia del Nord al muro di corallo dei mari del Sud, dal front-desk rampicante, brulicante della città stato di Singapore all’outback sconfinato, fascinante del gigante Australia. Un terzo del PIL e della popolazione del mondo, superando d’un balzo, en souplesse, barriere doganali e frontiere umorali. Pure le più ataviche, con riguardo al triangolo Cina - Corea – Giappone, livido di dolori e gravido di rancori. Come dire “fratelli tutti” nel nome del business, ma non solo, mettendo da parte ogni contesa di fronte alla necessità di accompagnare la ripresa.In tale scenario il perimetro dell’intesa, definita con l’acronimo RCEP (Regional Comprehensive Economic Partnership), sancisce agli occhi degli storici un transfert di emisfero del polo di sviluppo dell’umanità e rivela, nell’ottica che ci concerne, visto da Oltretevere, una singolare, sorprendente sovrapponibilità con le sedi delle nomine cardinalizie decise in questi anni, come altrettante “basi” strategiche vaticane da Seoul a Osaka, da Vientiane ad Hanoi, dalle Visayas a Mindanao, dal Borneo a Kuala Lumpur, da Bangkok a Yangon, da Wellington a Giava. Offrendo una lettura geopolitica, sistematica delle scelte operate da Bergoglio nella filiera dei concistori. A cominciare dai primi e più numerosi, del febbraio 2014 e 2015, con una trentina di grandi elettori, dei quali sette provenienti dal Far East - Oceania e nessuno dagli States.Leggi anche... LAsia fa blocco e riparte. La ripresa cinese brucia tutti, noncurante del Covid (di M. Lupis) Asia verso un nuovo mercato unico? (di R. Marchetti e S. Menegazzi) Una traslatio imperii vera e propria quindi, che il Pontefice non ha soltanto assecondato, bensì anticipato, pigmentandola di porpora e ponendo la berretta, o se vogliamo il “cappello”, sui futuri equilibri planetari, con le new entries di Myanmar (2015), Tonga (2015), Malaysia (2016), Papua-Nuova-Guinea (2016), Laos (2017), Brunei (2020), che si aggiungono alle investiture di prelati coreani (2014), filippini (2014, 2020), neozelandesi (2015), tailandesi (2015), vietnamiti (2015), giapponesi (2018) e indonesiani (2019).Il “pivot to Asia” di Francesco – in funzione diremmo di “corteggiamento” e non di “contenimento”, a differenza di quello portato avanti nella stessa direzione da Obama e Biden – consiste in una conversione a Est dell’asse preferenziale di politica estera. Un quadro che trova oggi profondità e prospettiva nella cornice concettuale di una enciclica. Un “libretto rosso”, che si propone alla stregua di un vaccino e antidoto al virus, mutante, dell’individualismo e mercatismo esasperati, nei nuovi scenari del mondo a trazione - e attrazione – orientale.Benché in apertura renda omaggio all’ispirazione del “papa” sunnita, l’Imam egiziano Ahmad Al – Tayyeb, “Fratelli tutti”, a onta dei detrattori di Bergoglio, risulta perfettamente ortodossa e indossa una corazza ratzingeriana, con sfoggio e scintillio di richiami a Benedetto XVI, dal rifiuto del sincretismo alla condanna del relativismo.Se sotto il profilo dottrinale brilla per fedeltà, l’enciclica nondimeno si mostra eretica sul piano culturale: dove incrina e fa segnatamente vacillare alcuni dei dogmi fondanti della modernità, quali sovranità, proprietà, democrazia. Come vestiti di taglio europeo e taglia novecentesca, che ormai vanno stretti al pianeta globalizzato dei nostri giorni e hanno esigenza di venire riadattati. O reinterpretati con impellenza. Per non finire lacerati, avverando il presagio evangelico del tessuto grezzo che squarcia il vecchio e apre uno squarcio ancora peggiore.Strappo epocale, radicale che si avverte stridente, quando dall’idea, generica e innocua, di “funzione sociale” della proprietà si passa, tout court e provocatoriamente, a definirla un diritto “secondario” e “derivato”. Allargando altresì la regola della destinazione universale dei beni ai paesi e ai loro territori: dalle relazioni tra individui ai rapporti tra le nazioni. Praticando un vulnus ad alzo zero e un varco senza precedenti nel sacro recinto del limes e della sovranità degli stati, ben oltre lo spazio sin qui concesso all’ingerenza del diritto umanitario: “Se lo guardiamo a partire dal principio della destinazione comune dei beni, allora possiamo dire che ogni Paese è anche dello straniero, in quanto i beni di un territorio non devono essere negati a una persona bisognosa che provenga da un altro luogo”.Un atout inedito e copernicano, che connota in modalità post occidentale, oltre che post-moderna e post-democratica, l’impianto teoretico del testo, mettendo in discussione punti di riferimento e insegne luminescenti della cosmologia liberale: “Che cosa significano oggi espressioni come democrazia, libertà, giustizia, unità? Tante volte, mentre ci immergiamo in discussioni semantiche o ideologiche, lasciamo che ancora oggi ci siano fratelli e sorelle che muoiono di fame o di sete, senza un tetto o senza accesso alle cure per la loro salute”.Sebbene sia giunta in ritardo di due decadi, nell’anno ventesimo del ventunesimo secolo, dopo Laudato Sì, del 2015, e Caritas in Veritate, del 2009, “Fratelli tutti” deve essere considerata in tale cornice la prima enciclica della globalizzazione, concepita e attrezzata per abbracciarne gli orizzonti. E arginarne le derive: “Siamo ancora lontani da una globalizzazione dei diritti umani più essenziali”.Un convoglio di otto capitoli e quasi trecento paragrafi a direttrice binaria, rivoluzionaria, di rottura: e duplice trazione, sinica e islamica. Dove la missione sconta il pedaggio e titolo di viaggio dell’omissione, concentrandosi sui diritti umani, a cominciare dalla libertà di culto. Dissociandoli per il momento da quelli politici, che rimangono sullo sfondo e mantengono i contorni sfumati: “politicamente” scorretti e paradossalmente ingombranti, pesanti e gravosi all’improvviso, nel tragitto e bisaccia del pellegrino, come dimostra il silenzio, assordante, di primavera – estate sulla rivolta di Hong Kong.Il punctum dolens che invece non si può ignorare, da subito, in questo itinerario, si colloca piuttosto nella zona di frizione etnico religiosa delle due Asie, tra mezza luna e impero di mezzo, dalla regione cinese del Sinkiang allo stato birmano del Rakhine, terre degli Uiguri e dei Rohingya, popoli musulmani “perseguitati”, argomento sul quale il papa del poliedro, “tutor” della pluralità e identità delle genti, non può tacere, a costo d’irritare Pechino e ritardare l’arrivo.Partito per l’Oriente con il saio francescano sull’orma dell’omonimo di Assisi e in cerca di emiri da convertire alla fratellanza umana, in nome della comune figliolanza divina, monoteista e abramitica, Bergoglio non si ferma. Si trasforma, diventa gesuita e aggiorna la meta. Veste l’habitus mentale, sperimentale di Matteo Ricci e prosegue deciso sulle vie della seta. Sui sentieri che gli furono preclusi da giovane, verso la soglia, e muraglia, dei mandarini di oggidì, da conquistare all’amicizia sociale, versione vaticana dell’armonia confuciana e applicazione ardimentosa del multilateralismo in dottrina.In questo senso, “Fratelli tutti” compie un viaggio interiore, maieutico e prometeico, introspettivo ed esaustivo. Nel tentativo di sintetizzare, riducendole ad unum, ed esteriorizzare, distendendole ad omnia, le polarizzazioni e antinomie che l’attuale successore di Pietro, devoto alla Madonna dei “nodi” e cultore della dialettica hegeliana, si porta dentro. Progressista e antimoderno. Storicista, con propensione all’eterno. Il Papa più occidentale, quanto a provenienza ed estrazione stanziale. Il più orientale, quanto ad ascendenza e predilezione esistenziale. Insomma un test estremo e un testamento. Un confine oltre cui non ci si può spingere, sia in termini geografici che ideologici.Così, ancora prima di venire ratificata dai parlamenti degli stati firmatari, la RCEP è stata de facto anticipata nel Senato della Chiesa e ha ricevuto un “imprimatur” purpureo.Al netto del surplus, insolito e in controtendenza, d’italiani (sei complessivamente, tre senza diritto di voto), il concistoro del 28 novembre 2020, tramite la creazione, a distanza per motivi di Covid, di due cardinali del Brunei e dell’arcipelago filippino delle Visayas, entrambi affacciati sul Mar Cinese, conclude il Pivot to Asia di Francesco, in attesa che l’upgrade di un vescovo “patriottico” gradito a Pechino completi e consolidi anche all’interno del sacro collegio una “regional partnership” e blocco di voti gravitante sul Guangdong.Solo un futuro conclave saprà dirci, a quel punto, se la dilatazione a Oriente abbia prodotto un esito distensivo, federativo, evolvendo verso un modello ecclesiale a geografie variabili e in equilibrio Est - Ovest. Oppure, viceversa, se provocherà un effetto stretch back, da resa dei conti, e i grandi elettori d’Occidente manifesteranno sintomi conclamati, ultimativi e scismatici, di reazione al “vaccino”
Becciu convitato di pietra al Concistoro. Il Papa: "Fuori strada se vi sentirete Eminenze"
Oggi 28-11-20, 18:00

Becciu convitato di pietra al Concistoro. Il Papa: "Fuori strada se vi sentirete Eminenze"

C’era un convitato di pietra nella Basilica di San Pietro, questo pomeriggio durante il Concistoro pubblico tenuto dal Papa per la “creazione” di tredici nuovi cardinali (e la parola usata per Dio creatore già indica che in qualche modo i prelati prescelti vengono di nuovo alla luce).Era Angelo Becciu, che la berretta cardinalizia, di colore rosso porpora, il colore del sangue (perché i prescelti dal Pontefice giurano di essere pronti a versarlo per il Papa e per la Chiesa), l’aveva ricevuta due anni fa e cui è stata “tolta” a fine settembre a seguito dello scandalo finanziario del Palazzo di Londra. Francesco parlando della porpora dei nuovi cardinali non poteva essere più esplicito nel corso di una solenne cerimonia religiosa: “Il rosso porpora dell’abito cardinalizio, che è il colore del sangue, può diventare, per lo spirito mondano, quello di una eminente distinzione. Si resta solo eminenza ma quello è il segnale che si è fuori strada”.Ecco, si resta “eminenza”, ma si è “ fuori strada”. Il Papa ha aggiunto a braccio al testo già preparato: “Pensiamo ai tanti generi di corruzione nella vita sacerdotale”. Quasi un grido di dolore. Un passaggio di grande significato che non può non richiamare gli scandali della Chiesa. Due dei nuovi cardinali vanno a sostituire gli incarichi che ricopriva monsignor Becciu (alla Congregazione delle Cause dei Santi e presso l’Ordine di Malta).Tutta l’omelia è incentrata nella spiegazione del racconto del Vangelo di Marco, ambientato sulla strada che conduce a Gerusalemme. “La strada (in corsivo nel testo del discorso, ndr). La strada è l’ambiente in cui si svolge la scena descritta dall’evangelista Marco (cfr 10,32-45). Ed è l’ambiente in cui sempre si svolge il cammino della Chiesa: la strada della vita, della storia, che è storia di salvezza”, ha detto il Papa. Ma dal gruppo degli Apostoli, se ne staccano due, Giacomo e Giovanni. “Si avvicinano a Gesù e gli esprimono il loro desiderio: «Concedici di sedere, nella tua gloria, uno alla tua destra e uno alla tua sinistra» (v. 37). Questa - commenta il Papa - è un’altra strada. Non è la strada di Gesù, è un’altra. È la strada di chi, magari senza nemmeno rendersene conto, “usa” il Signore per promuovere sé stesso; di chi – come dice San Paolo – cerca i propri interessi e non quelli di Cristo (cfr Fil 2,21)”. Gesù, continua Francesco dopo aver ascoltato Giacomo e Giovanni, non si altera, non si arrabbia. La sua pazienza è davvero infinita. E risponde: «Voi non sapete quello che chiedete» (v. 38). Li scusa, in un certo senso, ma contemporaneamente li accusa: “Voi non vi rendete conto che siete fuori strada”. In effetti, subito dopo saranno gli altri dieci apostoli a dimostrare, con la loro reazione sdegnata verso i figli di Zebedeo, quanto tutti fossero tentati di andare fuori strada. Cari Fratelli, tutti noi vogliamo bene a Gesù, tutti vogliamo seguirlo, ma dobbiamo essere sempre vigilanti per rimanere sulla sua strada. Perché con i piedi, con il corpo possiamo essere con Lui, ma il nostro cuore può essere lontano, e portarci fuori strada”. La Strada è il capolavoro di Federico Fellini che Francesco ha in più di un’occasione dichiarato essere il suo film preferito, e che ha citato anche lo scorso giugno ai ragazzi del progetto internazionale Scholas Occurentes.”Mi identifico con quel film nel quale c’è un implicito riferimento a San Francesco”. Due dei nuovi cardinali sono francescani.
Muore di covid a 41 anni: 18 medici indagati. Avrebbe atteso diverse ore al Pronto soccorso
Oggi 28-11-20, 17:57

Muore di covid a 41 anni: 18 medici indagati. Avrebbe atteso diverse ore al Pronto soccorso

È stata eseguita stamattina nell’istituto di medicina legale del Policlinico di Bari l’autopsia sul corpo della 41enne Antonia Abbatangelo di Trani, morta il 19 novembre all’ospedale Dimiccoli di Barletta dove era stata ricoverata il 13 novembre per le complicanze di una polmonite causata dal Covid e dove, prima di accedere al pronto soccorso, avrebbe aspettato diverse ore.Il pm di Trani Giovanni Lucio Vaira, che coordina l’inchiesta e che ha iscritto nel registro degli indagati 18 medici, ha conferito l’incarico per l’autopsia al medico legale Biagio Solarino e all’anestesista Francesco Bruno. L’esito degli accertamenti si conoscerà tra 90 giorni. La famiglia della vittima, assistita dagli avvocati Francesco Paolo Sisto e Giorgia Di Savino (Studio FPS), ha nominato come consulenti di parte Vincenzo de Filippis e Michele Vacca.L’autopsia e l’analisi della documentazione clinica dovranno accertare causa e tempi del decesso, le condizioni di salute ed eventuali altre patologie pregresse che potrebbero essere state causa o concausa della morte, quale sia stato il “decorso clinico che ha condotto alla morte e quali scelte diagnostiche e terapeutiche” siano state fatte dai medici che l’hanno avuta in cura, verificando - si legge nel quesito posto ai consulenti dalla Procura - “eventuali errori diagnostici e omissioni di trattamenti terapeutici”, e “protocolli medici eventualmente violati”.I 18 indagati, nei confronti dei quali si ipotizza il reato di omicidio colposo, sono tutti gli operatori sanitari che hanno gestito la paziente fino al decesso, dal medico di medicina generale, a quelli del pronto soccorso di Trani, della guardia medica e dell’ospedale di Barletta.Secondo quanto spiegato nei giorni scorsi dalla Asl Bt, che sull’accaduto ha avviato un’indagine interna, la donna era arrivata “al pronto soccorso dell’ospedale Dimiccoli di Barletta con mezzo proprio il 13 novembre” e presentava un quadro clinico “già molto complesso e compromesso”. In particolare, le erano state riscontrate “dispnea e febbre elevata da due giorni curata a domicilio” e, dopo il tampone risultato positivo, era stata sottoposta ai necessari esami e trattamenti che avevano accertato una “broncopolmonite bilaterale con caratteristiche radiologiche tipiche della polmonite da Covid-19 in fase avanzata”. La situazione era peggiorata il 15 e, per questo, era stata intubata e trasferita dal pronto soccorso al reparto di rianimazione, dove è morta il 19 novembre.
Game over. Sul Mes il gioco dei rinvii è finito
Europa
Oggi 28-11-20, 17:36

Game over. Sul Mes il gioco dei rinvii è finito

Game over. Il gioco dei rinvii e delle inutili pregiudiziali ideologiche è finito. È arrivato il tempo della decisione per il nostro Paese. Infatti, nella riunione dell’Eurogruppo di lunedì 30 novembre, i ministri delle Finanze dei paesi membri dell’eurozona dovranno esprimersi sulla tanto attesa riforma del trattato Mes, il fondo cosiddetto “Salva Stati”, diventato famoso in questa crisi per via della sua linea di credito pandemica creata e messa a disposizione degli Stati per finanziare le loro spese sanitarie dirette ed indirette da pandemia. Il tema sarà poi discusso dai capi di Stato e di Governo nel prossimo Consiglio europeo del 10-11 dicembre, e il nuovo trattato firmato dai governi a gennaio 2021. Per completare il processo di riforma occorrerà attendere le ratifiche nazionali, che dovrebbero concludersi entro la fine del 2021.La riforma del Mes è attesa da anni. Il Mes è stato messo in piedi in fretta e furia dall’Europa nel 2012 con l’intento di arginare la crisi dei debiti sovrani nata per effetto della Grande Recessione del 2008 che ha portato stati come la Grecia ad un passo dal default.Il Mes è un trattato intergovernativo tra i Paesi dell’Eurozona che ha l’obiettivo di stabilizzare la zona Euro in periodi di turbolenza dei mercati, fornendo assistenza finanziaria agli Stati con problemi di accesso ai mercati finanziari. L’assistenza viene fornita attraverso (i) l’erogazione di prestiti a tassi di interesse agevolati, (ii) il sostegno all’emissione di titoli di Stato, e (iii) la ricapitalizzazione diretta di istituti di credito di importanza sistemica. A qualsiasi piano di assistenza finanziaria concesso dal Mes è associata una rigorosa condizionalità, più severa dell’ammissibilità all’Eurozona.Il meccanismo di intervento è pensato per mantenere il rischio finanziario all’interno dei singoli Stati membri, esattamente come nel caso del piano di acquisiti di titoli di Stato della Bce (Quantitative Easing), che non prevede la condivisione di ipotetiche perdite tra le banche centrali dell’Eurosistema.La riforma del Mes serve a prevenire l’effetto contagio tra i vari paesi dell’Eurozona, assicurando di ridurre al minimo il rischio aggregato per l’area dell’Euro nel suo complesso, rischio dovuto alle debolezze macroeconomiche e finanziarie degli Stati membri che si trovano in difficoltà.Il nuovo Mes, questa è la più importante novità, non si limiterebbe ad intervenire soltanto per il salvataggio degli Stati ma anche nei casi di crisi del sistema bancario, creando, attraverso un “backstop”, una cintura di sicurezza attorno alle banche dell’Eurozona, facendo da supporto comune al Fondo unico di risoluzione, finanziato privatamente dagli istituti di credito privati, che si attiva dopo l’innesco del bail-in degli istituti in risoluzione, scaricando gli oneri di salvataggio sui risparmiatori privati.Per quanto riguarda il rapporto tra Mes e Stati sovrani, invece, la riforma rafforza la rilevanza della sostenibilità delle finanze del debitore. In pratica, il nuovo Mes potrà intervenire attraverso due distinte linee di credito. La linea di credito condizionale precauzionale, limitata ai Paesi in grado di soddisfare una serie di criteri che, a differenza di quanto previsto dal regime vigente, vengono individuati in dettaglio. Per i Paesi “ammissibili”, la condizionalità si tradurrebbe nella necessità di firmare una lettera di intenti con la quale essi si impegnerebbero a continuare a soddisfare tali criteri, il cui rispetto dovrebbe essere valutato almeno ogni sei mesi. Alla Commissione europea sarebbe affidato il compito di valutare se le intenzioni politiche contenute nella lettera di intenti sono pienamente coerenti con il diritto dell’Ue.Per accedere alla linea di credito a “condizionalità semplificata”, lo Stato richiedente dovrebbe, tra le altre cose, non essere soggetto alla procedura per disavanzi eccessivi e rispettare i seguenti parametri quantitativi di bilancio nei due anni precedenti alla richiesta di assistenza finanziaria: un disavanzo inferiore al 3% del Pil; un saldo di bilancio strutturale pari o superiore al valore di riferimento minimo specifico per Paese; un rapporto debito/Pil inferiore al 60% del Pil o una riduzione di questo rapporto di 1/20 all’anno.La linea di credito soggetta a condizioni rafforzate, invece, sarebbe aperta ai membri del Mes che non possono accedere alla linea semplificata a causa della non conformità rispetto ai suddetti criteri di ammissibilità, purché la loro situazione economica e finanziaria rimanga comunque forte e presenti un debito pubblico considerato sostenibile.Per tali Paesi, l’accesso alla ECCL e agli altri strumenti di sostegno si tradurrebbe nella necessità di firmare un protocollo d’intesa (memorandum of understanding). Nel caso in cui un Paese membro chiedesse la concessione di un sostegno diverso dalla PCCL, il Consiglio dei governatori dovrebbe incaricare il direttore generale del Mes e la Commissione europea, di concerto con la Bce, di negoziare con il membro interessato (insieme e ove possibile anche con il Fmi) un protocollo d’intesa che precisi le condizioni cui è associata la concessione dello strumento di sostegno, rispecchiando la gravità delle carenze da colmare.L’altra principale novità della riforma è il passaggio dalle clausole di azione collettiva a due livelli a quelle a singolo livello, con l’obiettivo di rendere più ordinata e prevedibile la ristrutturazione dei debiti sovrani, finora un processo molto delicato. E questo è forse il punto più caldo politicamente, perché potrebbe riguardare proprio l’Italia. L’introduzione della clausola di azione collettiva a un solo livello, infatti, aprirebbe la porta a ristrutturazioni del debito (cioè default) pilotati, rischiando di allontanare gli investitori. Ma la sola idea che un grande Paese come l’Italia non escluda di poter andare in default rischia di aumentare l’instabilità finanziaria piuttosto che ridurla.La riforma del trattato Mes, è bene ricordarlo, è iniziata in una fase storica dell’Europa antecedente questa pandemia che, neanche a dirlo, ha completamente cambiato tutto. Con questa crisi, l’Europa si è dotata, ad esempio, di strumenti finanziari come il Next Generation Ue Fund che prima non aveva. Anche la Banca Centrale Europea ha modificato la sua strategia di intervento. Di conseguenza, anche la riforma del Mes andrebbe contestualizzata alla luce della nuova Europa e se riforma deve essere, questa dovrebbe essere inserita all’interno di un “package approach” europeo con il quale si ridisegni la nuova Europa 2.0, attraverso una seria modifica dei processi decisionali delle istituzioni europee e dei meccanismi di trasferimento delle risorse finanziarie tra i Paesi membri, in un’ottica federale.Durante la crisi, si è anche parlato molto dell’utilizzo della linea pandemica messa a disposizione dall’istituzione del Lussemburgo, che per l’Italia ammonterebbe a ben 37 miliardi di euro. Ma non è su questa linea di credito, che l’Italia finora ha deciso purtroppo di non sfruttare, che i ministri si dovranno esprimere lunedì prossimo. La questione è ben più importante e riguarda, come dicevamo, la funzione del Mes come meccanismo di backstop per la risoluzione delle crisi bancarie. Crisi che quasi sicuramente riemergeranno alla fine della pandemia, quando gli istituti di credito si ritroveranno nei loro bilanci un quantitativo enorme di nuovi crediti inesigibili (i famosi Npl), che sono poi quelli non pagati dalle milioni di imprese fallite o che, per via del credit crunch e della assenza di liquidità, non sono in grado di ripagarli. Un fenomeno che potrebbe valere qualcosa come circa 1,5 trilioni di euro, secondo le recenti stime della Banca Centrale Europea.Contro questo rischio, è bene che la riforma del Mes venga portata a compimento al più presto.Chiariamoci bene, una volta per tutte, in maniera da tranquillizzare anche i più strenui antagonisti della riforma, i sovranisti di casa nostra: riformare il trattato MES non è sinonimo di accedere automaticamente alle sue linee di credito rafforzate. La possibilità che ciò avvenga per l’Italia, da questo punto di vista, è molto remota. Eppure, è dovere dell’Italia partecipare a questa riforma epocale.Dotare l’Europa di una rete di protezione per il complessivo sistema bancario dell’Unione è un segnale fondamentale da dare a milioni di risparmiatori e ai mercati finanziari.Per questo motivo, sarà bene che il ministro dell’Economia Roberto Gualtieri esprima, già dal prossimo lunedì, una posizione chiara e univoca su questa riforma, e che il premier Giuseppe Conte ne confermi la posizione al prossimo Consiglio Europeo del 10-11 dicembre, perché essa rappresenta uno dei pilastri fondamentali per la ricostruzione dell’Europa post-pandemia. Game over. Il gioco dei rinvii e delle inutili pregiudiziali ideologiche è finito. È arrivato il tempo della decisione per il nostro Paese.
La replica di Carlo Verna a Mattia Feltri
Oggi 28-11-20, 17:15

La replica di Carlo Verna a Mattia Feltri

Pubblichiamo la dichiarazione di Carlo Verna, presidente nazionale dell’Ordine dei giornalisti, diffusa sul sito www.odg.it, in merito alla polemica legata alla mancata pubblicazione su Huffpost di un post della parlamentare Laura Boldrini.Non credevo che esprimere a tutela della categoria una posizione di libertà e di solidarietà nel caso Boldrini-Huffingtonpost comportasse tanta acrimonia.Ho letto del travaglio del Direttore-Figlio, me ne dispiace per lui, ma privatamente si è devoti al proprio genitore pubblicamente si esercitano ruoli e responsabilità. Quelle che mi prendo io ogni giorno su mille questioni che vengono poste in qualunque momento. Non processo nessuno perché non è il mio ruolo. Chi dirige un giornale dovrebbe sapere che c’è una separazione netta per legge da otto anni di poteri per cui qualora la questione fosse di natura deontologica dovrebbe essere investito il consiglio di disciplina territoriale competente. Ma l’Ordine dei giornalisti ha anche natura associativa e il mio primo compito è difendere la libertà di stampa. È illimitato il potere del direttore? Anche impermeabile alla critica posto che nessuno può imporre la pubblicazione? Il blog (che ha una natura diversa rispetto a una pagina di giornale, le tecnologie di oggi impongono anche nuove riflessioni sui confini tra i diritti) al di là di policy privatistiche non dovrebbe contemplare una libertà in più per chi ne è stato chiamato ad esserne titolare?Penso che in casi del genere o c’è, questa è la libertà di stampa, un’obiezione relativa a una possibile esposizione a responsabilità penale per culpa in vigilando, che però non è stata avanzata, o si pubblica oppure si rompe il sodalizio tra il giornale contenitore e il titolare del blog, come il Direttore scrive di aver fatto in un altro caso. Ho chiesto spiegazioni accettabili pubblicamente. Se voleva chiamarmi il Direttore di Huffingtonpost poteva farlo, io non avevo processi da fargli e dunque difese da chiedergli. Ho solo nella qualità espresso una critica che resta al dibattito in cui la sproporzione di spazi è già una questione nella questione.Da due giorni sono in una tenaglia fra quelli di cui dispongono il figlio e il padre (è editorialmente naturale questa sinergia?) che è incline all’insulto definendomi “presidentino dei suoi stivali” e dimenticando che quello che poi chiama il peggior presidente si è almeno liberato di quello che per il linguaggio che usava e usa era certamente il peggior iscritto. Se Huffingtonpost che avrebbe il dovere di pubblicare tale mia replica vuol espungere questa frase ha la mia autorizzazione preventiva perché, personalmente piuttosto che nella qualità, posso comprendere che si abbia famiglia.Leggi anche... La censura e noi (di Mattia Feltri) Comunicato della redazione
Il saluto social di Dalma Maradona, figlia di Diego: "Ti difenderò per tutta la vita"
Oggi 28-11-20, 17:07

Il saluto social di Dalma Maradona, figlia di Diego: "Ti difenderò per tutta la vita"

“Ti amerò e ti difenderò per tutta la vita”. Con queste parole Dalma Maradona, figlia del campione Diego, saluta via social il padre scomparso a 60 anni, in seguito a un arresto cardiaco. View this post on InstagramA post shared by Dalma Maradona (@dalmaradona)“Ho sempre avuto molta paura della mia morte, ma non oggi. Perché so che questo sarà il momento in cui ti rivedrò e ti abbraccerò di nuovo”, scrive sul suo profilo Instagram Dalma, nata dall’unione con Claudia Villafane, “Mi manchi già pa! Resisterò qui, senza quella parte del mio cuore che hai portato con te! Ti amerò e ti difenderò per tutta la vita perché ti ringrazio per la vita condivisa! Sono distrutta ma andrò avanti! Ho messo insieme i miei pezzi e non riesco a immaginare come sarà la mia vita senza di te”.La didascalia accompagna uno scatto che la ritrae piccola, in compagnia del padre: “La vita è un po’ così, a presto! Ti porto le margherite per decorare i tuoi calzini da giocatore e per favore guardami di nuovo con quell’amore che vedi nella foto! Ti amerò per sempre″.
Coronavirus, contagi in calo (+26.323). Meno morti rispetto a ieri (+686)
Oggi 28-11-20, 16:59

Coronavirus, contagi in calo (+26.323). Meno morti rispetto a ieri (+686)

Sono 26.323 i tamponi positivi nelle ultime 24 ore, secondo i dati del ministero della Salute. Le vittime sono 686. Sono 1.415 nelle ultime 24 gli attuali positivi al Covid-19 in Italia per un totale di 789.308.i guariti 720.861 (+24.214)I dati delle regioniCurva dei contagi Covid in crescita costante in Veneto. Oggi i nuovi casi positivi sono 3.498 (ieri la crescita era stata di 3.418), per un totale dall’inizio dell’epidemia che raggiunge 140.972 infetti (compresi i decessi e i guariti). Lo riferisce il bollettino quotidiano della Regione. Il report segnala anche un’impennata dei morti, 83 in più rispetto a ieri, per un dato complessivo di 3.644. Anche la pressione sugli ospedali non deflette: in area medica sono ricoverati oggi 2.592 malati Covid (+16), e tornano a salire anche le terapie intensive, dove sono ricoverati 328 pazienti (+7). I soggetti attualmente positivi sono 78.572 (+ 1.684).In Sardegna si registrano 311 nuovi casi di Coronavirus, 171 rilevati attraverso attività di screening e 140 da sospetto diagnostico, e 5 decessi che fano salire il numero complessivo delle vittima a 432. I morti sono tre donne e due uomini tra i 75 e i 94 anni di cui tre residenti nella provincia di Sassari e due rispettivamente nelle province di Oristano e Sud Sardegna. Salgono a 20.730 i casi di positività al Covid-19 complessivamente accertati dall’inizio dell’emergenza. In totale sono stati eseguiti 367.115 tamponi con un incremento di 4.189 test.In Toscana i positivi al coronavirus sono 1.196 in più rispetto a ieri (669 identificati in corso di tracciamento e 527 da attività di screening) su un totale complessivo, da inizio epidemia, di 101.640 unità. I nuovi casi sono l′1,2% in più rispetto al totale del giorno precedente. L’età media dei 1.196 casi odierni è di 49 anni circa (l′11% ha meno di 20 anni, il 22% tra 20 e 39 anni, il 35% tra 40 e 59 anni, il 21% tra 60 e 79 anni, l′11% ha 80 anni o più). Oggi si registrano 47 nuovi decessi: 21 uomini e 26 donne con un’età media di 80,8 anni.Dall’inizio dell’epidemia da coronavirus, in Emilia-Romagna si sono registrati 119.184 casi di positività, 2.172 in più rispetto a ieri, su un totale di 17.241 tamponi eseguiti nelle ultime 24 ore. L’età media dei nuovi positivi di oggi è 46,9 anni. Nelle ultime 24 ore sono stati effettuati 17.241 tamponi, per un totale di 2.096.063. A questi si aggiungono anche 1.871 test sierologici. Si registrano 71 nuovi decessi, alcuni relativi ai giorni scorsi. I pazienti ricoverati in terapia intensiva sono 245 (-5 rispetto a ieri), invariato rispetto a ieri il numero dei ricoverati negli altri reparti Covid: 2.673. Per quanto riguarda le persone complessivamente guarite, sono 2.600 in più rispetto a ieri e raggiungono quota 43.717.Il Servizio Sanità della Regione Marche ha comunicato che nelle ultime 24 ore sono stati testati 2971 tamponi: 1610 nel percorso nuove diagnosi e 1361 nel percorso guariti. I positivi sono 473 nel percorso nuove diagnosi (143 in provincia di Macerata, 119 in provincia di Ancona, 65 in provincia di Pesaro-Urbino, 51 in provincia di Fermo, 68 in provincia di Ascoli Piceno e 27 da fuori regione). Questi casi comprendono soggetti sintomatici (57 casi rilevati), contatti in setting domestico (111 casi rilevati), contatti stretti di casi positivi (148 casi rilevati), contatti in setting lavorativo (29 casi rilevati), contatti in ambienti di vita/socialità (3 casi rilevati), contatti in setting assistenziale (4 casi rilevati), contatti con coinvolgimento di studenti di ogni grado di formazione (20 casi rilevati), screening percorso sanitario (12 casi rilevati). Per altri 89 casi si stanno ancora effettuando le indagini epidemiologiche.Oggi sul oltre 28mila tamponi nel Lazio si registrano 2070 casi positivi e 25 decessi”. Lo dichiara l’assessore alla Sanità della Regione Lazio, Alessio D’Amato.Sono 2.729, di cui 2.461 Asintomatici, i nuovi casi di coronavirus registrati in ventiquattro ore in Campania, dove sono stati effettuati 22.007 tamponi, 49 i deceduti (34 nelle ultime 48 ore e 15 in precedenza ma registrati ieri), con il totale che sale a 1.595. I guariti sono invece 2.279 (Totale 45.693). I posti letto di terapia intensiva occupati sono 186 su 656, quelli di degenza 2.164 Su 3.160.
Il rinnovato protagonismo delle città negli Usa e in Europa
Europa
Oggi 28-11-20, 16:53

Il rinnovato protagonismo delle città negli Usa e in Europa

Qualche giorno addietro il presidente eletto degli Stati Uniti Joe Biden e la sua vice Kamala Harris hanno incontrato la leadership della “US Conference of Mayors”, la realtà che dal 1932 riunisce i sindaci degli States che siano democratici, repubblicani o indipendenti e che è la voce principale delle città americane. Si è trattato di uno dei primi appuntamenti istituzionali e politici (forse il primo) realizzati dal prossimo inquilino della Casa Bianca anche se non sembra sia stato molto attenzionato nel dibattito pubblico. Eppure Biden e Greg Fischer, sindaco di Louisville e presidente del USCM, lo scorso 23 novembre a Washington hanno discusso di emergenza pandemica,clima e infrastrutture nei termini di “un pacchetto legislativo significativo per sostenere famiglie, piccole imprese e città” e di “priorità come: cambiamento climatico, infrastrutture e ingiustizia razziale”, facendo riferimento ad una “efficace partnership federale-locale” e di “sindaci come protagonisti per portare avanti questo programma”.Circa 20 giorni fa nel Vecchio Continente, Eurocities, la rete delle città europee fondata nel 1986 e che oggi conta circa 200 importanti centri urbani in 39 Paesi rappresentando oltre 130 milioni di persone, ha rinnovato la sua leadership e adesso è l’italiano Dario Nardella che la presiederàper i prossimi due anni. Nella sua prima uscita in questa veste, il sindaco di Firenze ha proposto un incontro operativo ai vertici dell’Unione Europea annunciando che “non ci può essere futuro per l’Europa senza comunità e governi locali” e che occorre “rafforzare il ruolo politico delle città nell’Unione” trovando l’apprezzamento di David Sassoli, presidente dell’Europarlamento, la (sola) istituzione europea che come i sindaci ha legittimazione elettorale diretta.I temi di Eurocities non sono posti in maniera rivendicazionistica/sindacale ma con proposte e nell’ottica di una collaborazione con orizzonte largo: la lotta cooperativistica al Covid-19; la perdita di lavoro; la necessità di una ripresa sostenibile ed equa in cui le città devono essere i motori e “con un posto al tavolo decisionale”. Nel quadro strategico 2020/2030 di Eurocities c’è l’obiettivo di una migliore qualità della vita per tutti e la richiesta della possibilità di maggiore accesso diretto per le città ai fondi della nuova programmazione dell’Unione Europea.Negli Stati Uniti ed in Europa, si registra un (rinnovato) protagonismo delle città ed una forte spinta di interlocuzione con altri livelli di governo.In America i drammatici fatti razziali che hanno caratterizzato tutto il 2020, hanno fatto emergere il ruolo delle cities nel dibattito politico con uno spazio - decisionale e mediatico - per i sindaci, rompendo la tradizionale polarizzazione Governo Federale/Stati “grazie” al presidente Trump che per mesi ha guerreggiato con primi cittadini sia sulla gestione della pandemia sia sulla gestione dell’ordine pubblico, facendo così emergere leadership e forza dei centri urbani ed oggi ad inizio mandato, il nuovo presidente, proprio con loro avvia un dialogo.In Europa, con un percorso meno visibile ma più consolidato, negli ultimi anni le città hanno sempre più visto crescere loro ruolo di interlocuzione sia su fatti concreti come accesso e gestione di programmi Ue (Pon metro e fondi per la Coesione) sia con iniziative legate ad ambiente, sviluppo e migliore qualità della vita con provvedimenti che impattano su milioni di persone. Adesso l’associazione europea delle città prova ad alzare l’asticella trovando una sponda nel vertice dell’istituzione parlamentare.Se si confrontano i programmi e le iniziative di US Majors e di Eurocities si nota come quasi coincidano temi e proposte. Per citarne alcune prese a casaccio dai rispettivi “manifesti”: promuovere la ripresa economica, ottenere sicurezza pubblica e giustizia, promuovere affari, beni e turismo nell’economia globale, gestire i fenomeni di migrazione e integrazione, sviluppare ecosistemi locali di innovazione, avere città intelligenti e trasformazione digitale, definire governance multilivello e coinvolgimento dei cittadini. Tutti temi che sono al centro della riflessione sul futuro e ruolo delle città nel post pandemia.In Europa e negli Stati Uniti cresce la forza delle “città globali”. Anche in Cina o in Africa, basti pensare che le prime 10 al mondo per popolazione e crescita sono in gran parte in Asia o Africa (Shanghai, Pechino, Lagos, Nuova Delhi, Tientsin, Karachi, Istanbul per citarne alcune) ma nell’occidente del “Vecchio” e “Nuovo” Continente emerge la forza dell’associazionismo su scala continentale delle città, e cresce la forza cooperativistica dei centri che da visione plastica al reticolato connesso di luoghi che interagiscono insieme e non vivono come grandi cattedrali isolate che assorbono tutto quello che sta intorno. Una realtà questa che altrove su scala mondo non trova eguali: strutture come Eurocities ed US Majors hanno un loro portato storico, sono organizzate e radicate nei rispettivi contesti e dotate di una attività/linea politica globale su temi non limitati solo alle questioni di loro stretta competenza e hanno infine una forte capacità di dialogo con i diversi livelli di governo.In questo contesto il ruolo che Firenze (ed il suo sindaco) può svolgere è davvero importante. E’ già stata capitale “del mondo” nel tempo del Rinascimento, il periodo storico arrivato dopo secoli difficili. Ed è oggi una della capitali mondiali di cultura e turismo.Nel nostro tempo globale e iperconnesso che questa realtà, universalmente nota per portato e riconoscibilità, sia alla guida delle città europee è forse la scelta migliore e con maggiore sguardo lungo. Nel tempo in cui (ri)emergono le città e acquistano forza le reti e l’associazionismo dei centri metropolitani proprio nella fase in cui cresce il valore della diplomazia mondiale delle big cities, schierare Firenze a guida delle città europee, pare davvero essere la scelta giusta.
Il virologo tedesco Kekulé: “Il virus diffuso oggi non è quello di Wuhan, ma del Nord Italia”
Oggi 28-11-20, 16:45

Il virologo tedesco Kekulé: “Il virus diffuso oggi non è quello di Wuhan, ma del Nord Italia”

“Il virus diffuso in tutto il mondo in questo momento non è il virus di Wuhan. È il virus del Nord Italia”. A dirlo è il noto virologo tedesco Alexander Kekulé. Nel corso del talk show della rete tedesca ZDF “Markus Lanz”,il direttore dell’Istituto di microbiologia medica della Universitätsklinikum Halle ha dichiarato che “il virus attualmente in circolo è in realtà una variante comparsa nel Nord Italia”.Secondo il virologo, la variante è più contagiosa di quella di Wuhan. “Attualmente il 99,5% di tutti i casi globali può essere ricondotto geneticamente al virus del nord Italia”, dice Kekulè. “Anche i casi attuali in Cina sono reimportazioni dall’Europa e dal resto del mondo”. “Hanno ragione i cinesi quando dicono che noi europei siamo responsabili della pandemia globale?” ha chiesto il conduttore Lanz. “No”, ha ribattuto il virologo, “il virus si sarebbe diffuso anche nel mondo in quel modo”. La differenza è che a Wuhan “non sapevano con cosa avevano a che fare”, mentre nel nord Italia erano già arrivati avvertimenti dalla Cina, “ignorati per molto tempo”, sostiene il virologo. In Cina, invece, il virus sarebbe stato messo “sotto controllo” utilizzando “metodi che qui non accettiamo”.
L'infermiera della foto-simbolo: "Il pranzo di Natale preoccupatevi di non farlo in ospedale"
Oggi 28-11-20, 16:31

L'infermiera della foto-simbolo: "Il pranzo di Natale preoccupatevi di non farlo in ospedale"

“Vedo grande preoccupazione per il pranzo di natale. Preoccupatevi di non farlo in ospedale o peggio di non farli mai più”. Mentre si discute di messa di mezzanotte, di pranzi e cenoni, con il dibattito sul Natale aperto in tutta Italia, arriva da Cremona un avvertimento chiaro: è quello di Elena Pagliarini, infermiera del pronto soccorso dell’ospedale cremonese, diventata simbolo della lotta alla pandemia quando, nella prima ondata, venne ritratta esausta davanti al computer.Pagliarini, premiata per il suo impegno anche dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella, non usa mezzi termini nel suo monito su facebook: “Sono molto preoccupata: non vorrei ritrovami per la terza volta a rivedere le stesse scene. Anch’io ho una famiglia con la quale vorrei stare, ma non lo farò, non quest’anno. il Natale lo trascorrerò in corsia”.
Balzanelli (118): "Il picco? Solo un numero. Ospedali strapieni, serve responsabilità"
Oggi 28-11-20, 16:22

Balzanelli (118): "Il picco? Solo un numero. Ospedali strapieni, serve responsabilità"

Il picco della seconda ondata di Covid sembra essere stato raggiunto, ma la notizia non deve rasserenare troppo gli animi. Perché questo dato, solo, non basta a far migliorare la situazione. È in sostanza questo il messaggio che filtra dalle parole di Mario Balzanelli, presidente della Sis 118: ’Il plateau raggiunto, il picco dei contagi sono solo numeri, la realtà ospedaliera è un’altra cosa: le strutture sono sature, i reparti sono strapieni, il sistema è prossimo a scoppiare. È questa la realtà di cui bisogna avere il polso. La Sis 118 chiede una condotta più responsabile da parte delle istituzioni, il governo dia ascolto a chi si occupa di emergenza urgenza, stia a sentire, non si possono disattendere i doveri istituzionali”, dice.Anche Balzanelli si è ammalato e, guarito da ieri, racconta la sua esperienza:“Quindici giorni fa ho contratto il Covid. Ho la polmonite interstiziale-alveolare, sono andato in sepsi, blocco della funzione renale, ho avuto un’alterazione importante del muscolo cardiaco. Da ieri sono negativo. Ho vissuto la malattia che curo nei pazienti. L’alta mortalità è correlata al fatto che intercettiamo troppo tardi i pazienti, li teniamo troppo a casa con terapie blande. Quando arrivano in ospedale il loro organismo è deteriorato”
Euforia da vaccino: la Borsa ha perso la testa
Oggi 28-11-20, 15:43

Euforia da vaccino: la Borsa ha perso la testa

Niente da fare. Chi sperava che l’inaspettato intoppo sulla strada del vaccino Astrazeneca verso l’approvazione avesse portato un po’ di senno e giudizio sui mercati finanziari è rimasto deluso. Le Borse europee, e non solo, continuano con la galoppata verso nuovi record, come se l’economia reale - quella delle fabbriche, dei bar, dei ristoranti e degli uffici - fosse pronta a ripartire senza problemi. Ma soprattutto come se i vaccini avessero già sconfitto il Covid e tutto potesse tornare come era prima. Insomma, business as usual. Invece non solo non è così ma la cosa peggiore è che questo distacco dalla realtà può essere molto pericoloso: la storia economica insegna che in questi casi è molto probabile che si formino delle bolle finanziarie, e quando si formano delle bolle prima o poi scoppiano; e quando scoppiano c’è qualcuno che guadagna e tanti che perdono.La storia del vaccino Oxford-AstraZeneca è molto indicativa di quanto l’euforia dei mercati sia quanto meno fortemente esagerata. L’azienda infatti giovedì ha dovuto ammettere che ci sono stati dei problemi sulla relazione fra dosi ed efficacia del siero e che quindi c’è bisogno di test supplementari. Il giorno dopo, venerdì, si è affrettata a precisare che questi ulteriori step non dovrebbero portare tuttavia ritardi alla tabella di marcia verso l’approvazione, ma comunque siamo ancora nel mondo delle ipotesi. In ogni caso, la vicenda insegna che è troppo presto per poter dare il Covid già per morto per mano di un vaccino. Prima di tutto perché allo stato attuale nessuno di quelli in fase più avanzata di sperimentazione è stato autorizzato, né in Europa né negli Stati Uniti. E poi perché la vaccinazione di massa richiede uno sforzo organizzativo imponente, che ha bisogno nel migliore dei casi di almeno un anno se non un paio. Per intenderci, la sola Italia dovrebbe vaccinare almeno 42 milioni di persone per raggiungere l’immunità di gregge ovvero l’unico punto di svolta per poter davvero tornare alla vita come la conoscevamo prima del virus.Nonostante la “lezione inglese”, i mercati però sembrano già aver scontato la dipartita del Covid. L’indice Dow Jones di Wall Street veleggia sopra i 30mila punti, in Europa le borse vengono trainate dai titoli dell’old economy come quelli bancari, petroliferi, dell’auto e delle materie prime, Piazza Affari si riporta sopra i 22 mila punti come a febbraio scorso, lo spread fra i titoli italiani e tedeschi è ai minimi da 4 anni. Dietro questi risultati c’è quella che gli analisti chiamano rotazione di mercato: i trader hanno ricominciato a investire su quelle industrie tradizionali che erano state messe in difficoltà dal virus e dai lockdown, a scapito di quelle più innovative - quelle tecnologiche soprattutto - che in questi mesi hanno visto schizzare in alto le quotazioni. Un atteggiamento, quello dei trader, che tuttavia ha poco a che fare con gli indicatori dell’economia reale, visto che siamo nel bel mezzo della seconda ondata e nessuno può escluderne una terza l’anno prossimo: non a caso gli indici di fiducia di imprese e consumatori sono ancora orientati al ribasso.Come è possibile questa discrepanza? Ce lo spiega bene Emilio Barucci, professore di Finanza matematica al Politecnico di Milano. “Ci sono due fattori strutturali e uno psicologico. Partiamo dai primi due. Innanzitutto sui mercati c’è una elevata liquidità per il grande supporto dato all’economia dalle Banche centrali e quindi è normale incontrare investitori alla ricerca di opportunità più rischiose. In aggiunta, una buona parte di questa liquidità viene investita mediante delle strategie automatizzate, quelle che solitamente vengono riassunte sotto l’insegna del ‘trading algoritmico’. In altri termini, una parte delle decisioni viene assunta tramite l’utilizzo di appositi software. Ebbene, queste decisioni sono molto più sensibili alle news - ad esempio la notizia dei vaccini - rispetto a quanto farebbe un essere umano. Questi due fattori inevitabilmente portano i mercati a sovrastimare quello che avviene nel mondo, sia in positivo che in negativo. A questi poi va aggiunto il terzo, quello psicologico. Gli studiosi di finanza comportamentale sanno bene che gli operatori di borsa - così come gli esseri umani in generale - tendono ad avere la memoria corta ed essere troppo ottimisti per la voglia irrefrenabile di tornare alla normalità durante situazioni di difficoltà. Questo atteggiamento irrazionale porta quindi ad amplificare i due effetti di cui abbiamo discusso prima. Col risultato finale che vediamo in questi giorni”.E con un altro che potrebbe materializzarsi nei prossimi mesi: lo scoppio di una bolla finanziaria, non necessariamente potente e duratura, anche breve ed estemporanea. Classico effetto collaterale dello scollamento fra economia reale e finanziaria. E per il quale un vaccino efficace al 100% ancora non è stato inventato.
"Basta illazioni, pazienza finita": i medici contro De Luca dopo la frase sui "farabutti" delle terapie intensive
Oggi 28-11-20, 15:34

"Basta illazioni, pazienza finita": i medici contro De Luca dopo la frase sui "farabutti" delle terapie intensive

Non è piaciuta ai medici la frase pronunciata da Vincenzo De Luca sui ricoveri in terapia intensiva in Campania. All’indomani delle sue parole arriva la risposta: “Affermare pubblicamente e, con decisione, che esiste una ‘piccola percentuale di farabutti che cerca di non fare il suo dovere’, evitando i ricoveri in Terapia Intensiva, soprattutto in orario 20-08, per poter affrontare in modo più sereno la nottata, se riferita agli anestesisti-rianimatori, i principali Operatori delle Terapie Intensive, è assolutamente offensivo per una categoria di professionisti che sta rischiando la vita ogni giorno da molti mesi, per garantire l’adeguata assistenza sanitaria ai cittadini campani”, afferma Giuseppe Galano, presidente campano della Aaroi-Emac (Associazione Anestesisti Rianimatori Ospedalieri Italiani Emergenza Area Critica) in una lettera aperta al presidente della Regione. Ma cosa aveva detto il governatore? “La sensazione è che c’è qualche buontempone che se le richieste arrivano alle otto di sera risponde che non ci sono posti per non fare la nottata. Anomalia già registrata in passato sui pronto soccorso. Allora noi abbiamo il 99 percento del nostro personale che fa un lavoro immane ma una piccola percentuale di farabutti che non fanno il loro dovere. Andremo fino in fondo ad accertare anomalie comportamentale e ci andremo col pugno di ferro”, ha sostenuto.“Tali affermazioni - spiega Galano, che è anche a capo del 118 di Napoli - rischiano, inoltre, di essere fuorvianti per l’opinione pubblica, catalizzando, ingiustamente, le ire, le preoccupazioni e le insoddisfazioni di quest’ultima, spesso causate da un sistema in sofferenza, su professionisti che, invece, sacrificano, ogni giorno, se stessi e i propri affetti per adempiere al proprio dovere. Non basta l’espressione ‘piccola percentuale’, per evitare che da eroi si finisca per essere dei ‘farabutti’ per i tanti cittadini che, loro malgrado troppo spesso, sono alla ricerca spasmodica di assistenza e per presunte inefficienze di sistema di un colpevole, anche in un evento epocale catastrofico come quello che stiamo vivendo per il Covid 19. Presidente, forse le sarà sfuggito che le chiamate della Centrale 118 vengono indirizzate ai referenti delle strutture Covid 19 che appartengono alle direzioni sanitarie, per cui le chiamate non vengono assolutamente intercettate dagli anestesisti rianimatori. Presidente De Luca, se crede che vi siano degli atteggiamenti ‘non professionali’ o addirittura delinquenziali, in un momento storico delicatissimo, metta in atto ogni possibile controllo per evidenziarlo e, ovviamente, arginarlo, punendo i responsabili così come la legge prevede”.In una nota congiunta tutti i sindacati si sono schierati contro il governatore:“Restiamo attoniti, stupiti dalle dichiarazioni di chi dovrebbe tutelare i medici e gli operatori sanitari che identificano, seppur in minima parte, la classe medica come ‘farabutta’”, hanno scritto i sindacati dei sanitari.“Quei ‘farabutti’ - aggiungono i sindacati - reggono da anni un sistema sanitario regionale alla canna del gas a causa di ‘veri farabutti’ che hanno violentato, distrutto, utilizzato la sanità come un bancomat. Quei ‘farabutti’ in questo stato di crisi si sono caricati sulle spalle la cura di migliaia di pazienti nonostante disservizi e disorganizzazione, pagando un prezzo altissimo. Quei ‘farabutti’ rischiano ogni giorno, a causa della sordità congenita istituzionale, la vita sul campo e nonostante tutto ci sono e non si tirano indietro. Quei ‘farabutti’ hanno lavorato fino a oggi con un bavaglio a causa dei turni massacranti, del senso di impotenza e di frustrazione e dello spirito di abnegazione, ancor più che di decreti spazzatura”.
Valle d'Aosta vuole uscire dalla zona rossa. Dura lettera a Speranza: "Evidenti errori"
Oggi 28-11-20, 15:18

Valle d'Aosta vuole uscire dalla zona rossa. Dura lettera a Speranza: "Evidenti errori"

Il presidente della Regione Valle d’Aosta, Erik Lavevaz, chiede con una lettera al ministro della Salute, Roberto Speranza, “di rivedere - per evidenti errori di calcolo - la classificazione” della Regione, attualmente in zona rossa. In caso di rigetto, la giunta regionale annuncia che “assumerà tutte le decisioni giuridiche e politiche conseguenti a difesa dell’ordinamento statutario della Valle d’Aosta”.Se fosse confermata la classificazione in zona rossa per la Valle d’Aosta “saremmo di fronte - scrive nella lettera il presidente della Regione al ministro della Salute - a una determinazione per noi assolutamente incomprensibile, non soltanto perché l’attuale andamento dell’epidemia, alla luce dei dati, risulta nella Regione in netto miglioramento, ma anche e soprattutto perché dai report Iss relativi alle settimane dal 9 al 22 novembre 2020 si evince che la Valle d’Aosta si colloca in un livello di rischio o scenario chiaramente inferiore a quello che ha determinato le misure restrittive di cui alle ordinanze del 4 e 19 novembre”.“Nel rispetto - prosegue Lavevaz - della leale collaborazione alla quale abbiamo sempre improntato i nostri rapporti, e per evitare spiacevoli contenziosi, confido che la Sua sensibilità saprà condurre senza indugio ad un esito coerente con quanto sopra esposto e con le vigenti disposizioni. Mi rendo sin d’ora disponibile - conclude il presidente della Regione - per ogni eventuale approfondimento congiunto, anche con il supporto e per il tramite dei tecnici regionali competenti”.La classificazione complessiva del rischio legato all’epidemia da Covid-19 in Valle d’Aosta è “moderata con probabilità alta di progressione a rischio alto”, secondo quanto emerso durante la conferenza stampa sull’analisi dei dati del Monitoraggio regionale della Cabina di regia nella sede del ministero della Salute. E’ la stessa classificazione del Piemonte, mentre quella della Lombardia è “alta”. Entrambe le regioni da domani passeranno in fascia arancione, mentre la Valle d’Aosta - non senza proteste - è stata confermata rossa. E’ proprio in virtù di questi dati che la Val d’Aosta ha chiesto al ministro Speranza la revisione della zona rossa. In Valle d’Aosta la valutazione della probabilità di diffusione del virus è “bassa” (come il Piemonte, in Lombardia è “moderata”) mentre è “moderata” la valutazione riguardante il sovraccarico dei servizi ospedalieri (tre regioni del Sud e il Veneto hanno una valutazione “bassa” e tutte le altre “alta”).I dati sono stati illustrati dal presidente dell’Istituto superiore di Sanità, Silvio Brusaferro.
Vivere la propria città da turisti. Cos'è e come funziona la Staycation, vacanza in hotel
Oggi 28-11-20, 15:14

Vivere la propria città da turisti. Cos'è e come funziona la Staycation, vacanza in hotel

Vivere la propria città da turisti. In inglese si chiama “Staycation”: una forma di turismo di prossimità nuova, quanto meno in Italia, e che sta riscontrando un discreto successo nonostante tutto. Ecco allora che i romani vanno in vacanza a Roma, i napoletani riscoprono la loro Napoli e le sue strutture più eleganti, e così via per Bologna, Firenze, Milano, Triste e Venezia. Città italiane dove alberghi e ristoranti, per lo più di lusso, propongono una piccola ma valida alternativa: una piccola fuga romantica per la coppia, una cena stellata, un weekend con la famiglia da passare in un luogo diverso dalla propria casa. Del resto, per rilassarsi o divertirsi la formula vincente è sempre la stessa: aprire gli orizzonti. Al mondo dell’hotellerie e della ristorazione, che soffrono la crisi pandemica, va quindi il merito di aver tirato fuori dal cilindro il modo di “viaggiare” senza troppi sforzi, cambiando lo spazio e il tempo della quotidianità. Ovviamente in tutta sicurezza e secondo le disposizioni sanitarie diffuse per prevenire il virus. Una pratica che, a seconda delle misure che verranno dettate dal governo e dalle singole regioni, potrà essere confermata anche nel periodo natalizio.Roma: piccole evasioni di lusso per allietare i romaniA Roma sono diversi gli hotel che propongono di diventare turisti per uno o due giorni. Una delle destinazioni della capitale per pianificare un momento speciale può essere il prestigioso Rome Cavalieri Worldorf Astoria Hotel, della catena Hilton, con il suo ristorante La Pergola. Una staycation stellata, in cui rientrano degustazioni Michelin, pernottamento e colazione per un totale di 850 euro. Un’idea nata per spezzare con stile l’attuale routine. “Abbiamo riaperto la nostra struttura il 1 luglio, dopo una chiusura di 3 mesi e mezzo - dice il direttore dell’hotel romano, Alessandro Maurizio Cabella - Il periodo estivo è stato piuttosto positivo, ma con l’arrivo dell’autunno e il diffondersi della pandemia le cose sono peggiorate. Adesso stiamo registrando una occupazione dell’hotel appena superiore al 5%, parliamo di una minima occupazione che non è di certo sufficiente a sostenere i costi della struttura, siamo coscienti della perdita operativa dell’hotel”. E sottolinea: “La scelta che abbiamo fatto è di restare aperti per dare un messaggio forte al mercato. Vogliamo crederci e offrire a tutti coloro che resteranno a Roma una proposta che possa allietarli in questo periodo difficile. Sono convinto che questa formula si può diffondere, del resto lo staycation esiste già da diversi anni in altri paesi europei o negli Stati Uniti, non ci stiamo inventando nulla di nuovo. Penso che, se ben presentato e correlato a delle occasioni specifiche, lo staycation può anche essere proposto al di là del periodo di crisi che stiamo vivendo. Adesso lo facciamo per permettere ai nostri ospiti di avere comunque la loro esperienza, domani lo si proporrà per celebrare eventi particolari in modo più completo”. All’interno del ristorante romano La Pergola, del Cavalieri Worldorf Astoria HotelFirenze e Venezia: stay dinner, suite con maggiordomo e studios per le aziendeLa collezione Baglioni Hotels & Resorts, a Roma come anche al Baglioni Relais Santa Croce di Firenze e alBaglioni Hotel Luna di Venezia, ha pensato di trasformare le top suites in appartamenti privati con tanto di maggiordomo, colazione e cene gourmet per vivere un sogno in un momento complicato. Chi sceglie invece l’offerta “Cena con noi” potrà dormire in una junior suite. Staycation e stay-dinner, quindi. L’hotel strizza l’occhio anche alla tecnologia e alle aziende propone un servizio che prende il nome di “Baglioni Studios”, pensato per meeting, contest e riunioni in live streaming con la possibilità di richiedere montaggio video e sottotitoli. Sul sito, Baglioni hotels mette in evidenza che le promozioni sono valide fino a marzo, solo se si prenotano entro il 30 novembre. Una delle suite dell’Hotel Baglioni Luna a VeneziaLa sala studio dentro uno dei mini appartamenti del Baglioni Relais Santa Croce Royal a FirenzeNapoli: vista sul golfo, tour esclusivi e un take away “sospeso”Un mini tour esclusivo per tutta la famiglia è quello che invece propone il “Family staycation” del Grand Hotel Parkers di Napoli, storico albergo in corso Vittorio Emanuele, nel centro della città, con un ristorante stellato che si affaccia sul golfo. Mamma, papà e figli possono regalarsi degustazioni gourmet, vista panoramica e una visita alla Galleria Borbonica. Champagne, finger food e suite vista mare sono invece le tentazioni di una staycation romantica, pensata appunto per la coppia. Poi ci sono i servizi dedicati a chi intende investire in una vacanza-lavoro, con 20 Mega di wifi a disposizione e l’opzione, a pranzo o a cena, di scegliere menu più dietetici e salutari. Con il recente passaggio della Campania a zona rossa, le proposte dell’albergo si sono spostate però prevalentemente sulla ristorazione: dalle iniziative di delivery focalizzate sui dolci della tradizione al take away. In più, nello spirito della solidarietà così come insegna la consuetudine napoletana del “caffé sospeso”, l’hotel partenopeo suggerisce a chi ordina take away di poter lasciare un pasto pagato per chi ha meno possibilità. “La nostra arte napoletana di trasformare i problemi in opportunità - spiega Salvatore Avallone, proprietario dell’Hotel insieme alle sorelle Cesira, Maria Ida e Bice - è in queste situazioni una risorsa preziosa: sorriso, creatività e tanto impegno. Le nostre porte sono sempre aperte, per tutti”. Alcuni membri dello staff del Grand Hotel parkers di NapoliIl delivery del Grand Hotel partenopeoUna cena con vista sul golfo di Napoli al Grand Hotel ParkersBologna: dalla strategia di una cena stellata con camera al totale relax nella naturaSi può staccare la spina a Bologna, dove l’idea dell’hotel ‘I Portici’ con una strategia sul prezzo conquista i locals. “Abbiamo compresso i costi - spiega Riccardo Bacchi Reggiani, direttore dell’albergo - a persona il pacchetto cena e stanza è di 95 euro, e considerate che solo la cena da noi costerebbe 85 euro, più la stanza 150 euro”. L’idea ha riscontrato subito un gran successo tra i bolognesi: “sembra una cosa strana – dice il direttore – ma ci son famiglie che abitano nel centro storico e hanno raggiunto a piedi la nostra struttura con il loro valigino. I bolognesi hanno accolto l’idea di evadere in tutta sicurezza, considerate che noi ospitiamo 30 persone in 200 metri quadri, la nostra sala è un vecchio teatrino”. In più, l’idea del venerdì: “Abbiamo dato ad altri chef la possibilità di venire a cimentarsi nella nostra cucina. Venerdì scorso c’era Massimiliano Poggi per esempio, il prossimo venerdì ci sarà uno stellato di Siena, Marcello Corrado e dopo ancora Nino Di Costanzo. Questo per collaborare con quei ristoranti che la sera non potrebbero lavorare, così li invitiamo a fare un piatto con il nostro chef Gianluca Renzi, da poco riconfermato 1 stella Michelin. Un menu a quattro e sei mani. Non è qualcosa su cui guadagniamo, ma ci dà la possibilità di continuare a lavorare e mantenere accesa la fiammella della ristorazione”. Per Riccardo Bacchi Reggiani la formula dello staycation può funzionare sempre: “In altre città è più consolidata come esperienza, noi la proponiamo adesso per staccare un po’ con la testa e vivere la quotidianità all’interno della nostra città. Da noi per esempio la formula staycation vale nel weekend, mentre durante la settimana proponiamo la ‘workation’, ovvero la mezza pensione per chi lavora: una cena di due portate, acqua, caffè e pernottamento. Nello staycation le portate sono cinque”. La stessa possibilità verrà declinata nel periodo natalizio, a seconda di quello che dirà il nuovo dpcm. “Il momento non è bello – aggiunge - ma bisogna reinventarsi”. L’ex teatro diventata la sala della ristorazione dell’hotel I Portici, a BolognaUno dei piatti stellati di Gianluca Renzi, chef del ristorante Eden, all’interno dell’hotel I Portici, a BolognaE c’è anche chi, in provincia di Bologna, si concentra sul benessere a contatto con la natura per una staycation più curativa e all’insegna del benessere. L’autocertificazione in questo caso dovrà specificare la parola magica: cure termali. Sono i pacchetti relax presentati dal Villaggio della Salute Più di Monterenzio, un anfiteatro naturale incastonato tra le colline e i calanchi della Val Sillaro, presidio sanitario con il complesso delle Terme dell’Agriturismo. Qui si dorme all’interno di casali del 1200 e durante il giorno, oltre ai bagni termali immunoterapici, si possono fare passeggiate a piedi e in bicicletta nella loro palestra del biofitness, il Natura World; il pranzo e la cena sono a base di prodotti biologici. Nel fine settimana, la mezza pensione più i percorsi natura e l’accesso alle terme costa 149 euro, mentre una notte di ‘pura evasione’, così come chiamano l’offerta, ha un prezzo di 39 euro, ma in questo caso le terme per l’intera giornata si pagano a parte (25 euro).Il Villaggio della Salute Più di Monterenzio, in provincia di BolognaTrieste: esperienze extra lusso per la città a tariffe agevolate“Fermati a cena da noi”. L’invito è del gruppo alberghiero italiano Starhotels che lancia un’iniziativa con tariffe agevolate dedicata anche al territorio per permettere di vivere un’esperienza di viaggio restando comunque nella propria città. Il maestoso Savoia Excelsior di Triste, sullo storico lungomare di Riva del Mandracchio, lo fa da ottobre con un pacchetto a partire da 199 euro in cui include: camera doppia, prima colazione e cena per due persone (le bevande sono escluse). “La comunità locale sta rispondendo positivamente a quest’iniziativa- afferma Riccardo Zanellotti, General Manager Savoia Excelsior Palace di Trieste - perché il servizio è funzionale alle comuni necessità, come brevi fughe romantiche ed opportunità di svago per uscire dalle mura domestiche: inoltre, nel nostro albergo gli ospiti sono certi di trovare una ristorazione di alto livello incentrata sulla cucina stagionale e del territorio. Questo vale anche per chi continua a viaggiare per salute, famiglia e motivi di lavoro e soggiornando in albergo ha la necessità di cenare, qui può farlo come previsto dal recente dpcm. Non dimentichiamo infine che tutte le norme di sicurezza sono garantite da un protocollo di sicurezza creato appositamente per Starhotels, che applichiamo scrupolosamente in un ambiente in cui anche gli spazi sono di per sé adeguati a garantire il distanziamento sociale”. Associare la cena al soggiorno è la proposta diffusa in tutte le altre strutture aperte in giro per l’Italia, tra cui lo Splendid Venice di Venezia, l’Hotel d’Inghilterra di Roma e il Rosa Grand di Milano.Una hall del Savoia Excelsior Palace, a TriesteMilano: uno smart working prestigioso Alle spalle del Duomo, in uno scenario unico, il Rosa Grand di Milano - icona dell’ospitalità meneghina - si apre alla comunità locale e diventa ufficio di prestigio. Il milanese può scegliere di passare le sue giornate lavorative in albergo, oltre alle opzioni di staycation con cena e pernottamento. Mauro Polmonari, General Manager del Rosa Grand, dice: “L’iniziativa Smart Working Rooms in Starhotels permette agli ospiti di lavorare in totale tranquillità, staccandosi dal contesto familiare, in un ambiente pensato appositamente e dotato di tutti i comfort. Lavorare al Rosa Grand significa non avere alcuna distrazione tranne la vista meravigliosa su Piazza Fontana, a due passi dal Duomo. In una città come Milano, sempre in movimento e pronta a ripartire cogliendo nuove sfide ed opportunità prima di tutti, questa è una coccola dedicata a chi lavora: qui lo si può fare in totale sicurezza, grazie ai nostri protocolli, e lontano dallo stress”. Le stanze dell’hotel dedicate allo smart working, con scrivania e poltrona ergonomica, telefono, tv con cavo HDMI in dotazione, connessione wifi veloce, minibar e macchina del caffè si possono prenotare anche a Venezia, Trieste, Roma. Le tariffe variano dai 69 ai 114 euro a seconda dei servizi che si vogliono aggiungere, tra cui il pranzo.Dentro una delle Smart working Room al Rosa Grand di Milano
Acqua e fango travolgono il centro storico di Bitti, tre morti nel Nuorese
Oggi 28-11-20, 15:05

Acqua e fango travolgono il centro storico di Bitti, tre morti nel Nuorese

È di tre morti e due dispersi il bilancio, al momento, del nubifragio che si è abbattuto su Bitti, in Provincia dei Nuoro. Il centro nel 2013 aveva vissuto un dramma simile col ciclone Cleopatra. Nel video londa di fango e acqua che ha travolto il centro storico
Orban ignora l'Ue anche sul vaccino. Arrivano prime dosi del russo Sputnik V
Oggi 28-11-20, 14:24

Orban ignora l'Ue anche sul vaccino. Arrivano prime dosi del russo Sputnik V

Fermo sul veto al Recovery Fund dopo lo scontro sullo stato di diritto, Viktor Orban si allontana dall’Europa e sceglie per l’Ungheria una via autonomia anche sul vaccino anti-Covid. Un volo della compagnia russa Aeroflot, che portava le dosi del vaccino russo Sputnik V, è già atterrato a Budapest. “Siamo il primo Paese dell’Ue a ricevere queste dosi”, ha gongolato il ministro degli Esteri, Peter Szijjarto, che ha ricevuto venerdì il ministro della Salute russo, Mihai Murasko.L’Ungheria si somma così alla Bielorussia, l’India e gli Emirati nella lista dei Paesi che stanno testando questo vaccino la cui efficacia -secondo Mosca- arriva al 95%. Il Governo di Budapest resta aperto anche ai vaccini europei e statunitensi, ma se le autorità daranno il ‘disco verde’, l’Ungheria riceverà quantità maggiori del vaccino russo e un fabbricante ungherese potrebbe produrlo l’anno prossimo; esperti di Budapest verranno presto inviati a Mosca, ha spiegato ancora Szijjarto.“Sarebbe irresponsabile per il popolo ungherese rinunciare a una delle opzioni”, si è giustificato il capo della diplomazia. Il Paese -ha fatto sapere il Governo - ha già preso contatti anche con produttori cinesi e israeliani.L’arrivo a Budapest del vaccino russo è stato criticato peraltro anche in Ungheria: “Forse è sicuro ed efficace, ma è soprattutto un modo per il Governo di fare la sua propaganda”, ha attaccato Gabriella Lantos, responsabile sanità del partito di opposizione Nuovo Mondo. “Se abbiamo problemi, i russi sono nostri amici, e sono loro che verranno a salvarci: è questo il messaggio veicolato”.
Scontroso, antipatico, ribelle. I 90 anni da eremita di Jean-Luc Godard
Cultura e Spettacolo
Oggi 28-11-20, 14:08

Scontroso, antipatico, ribelle. I 90 anni da eremita di Jean-Luc Godard

Suona strano, con i cinema chiusi e chissà per quanto tempo ancora, celebrare uno degli ultimi totem della settima arte. Forse l’ultimo. Jean-Luc Godard compie 90 anni e il suo nome appartiene già alla storia. Venerato maestro già da giovanissimo - ma sempre compiaciuto nel comportarsi da solito stronzo, come gli rimproverò l’ex amico Francois Truffaut in una lettera durissima -, da tempo ormai ha fatto perdere le sue tracce. Rifugiatosi in Svizzera, la terra materna, il regista francese vive quasi da eremita a Rolle, paesino di seimila abitanti tra Losanna e Ginevra. Ed è proprio da casa sua, una sorta di set permanente, che continua a studiare ogni tipo di linguaggio possibile da portare sul grande schermo. Scontroso, antipatico, ribelle, sempre in antitesi per il gusto di esserlo, Godard parla ormai solo attraverso le sue opere: sempre più oniriche, sempre più ermetiche. Come l’ultimo film, Le livre d’image. Dove mette a confronto cinema e storia, quasi a voler aggiungere un nuovo capitolo alla sua monumentale Histoire(s) du cinéma, documentario costruito in dieci anni e lungo quasi 300 minuti.Protagonista assoluto della Nouvelle vague francese, Godard si forma come critico nella rivista Cahiers du cinéma. Dove insieme ai giovani turchi Truffaut, Claude Chabrol e Éric Rohmer, diretti dal leggendario André Bazin, attacca il cosiddetto cinéma de papa, ovvero un certo modo commerciale di fare film in Francia. A questo i giovani turchi si contrappongono in maniera veemente, sposando la cosiddetta politica degli autori che non è altro che una fanatica promozione dei loro registi più amati, da Jean Renoir ad Alfred Hitchcock passando per Nicholas Ray. Ed è proprio il regista di Gioventù bruciata, ricorda Godard, che un giorno, fingendo di dover fare una telefonata urgente, passa dalla redazione per vedere il posto in cui si parlava così bene di lui. Questo per dare l’idea del tempo e della straordinarietà di quell’esperienza. Il giornale ormai è diventato una seconda casa insieme ai cineclub del Quartiere latino. Come racconta sempre Godard: “La sera andavo ai Cahiers come gli altri vanno al bar o al biliardo. E mia moglie non era contenta”. Una fucina di talenti che prima di pensare a mettersi dietro la macchina da presa aveva in comune il pallino per la scrittura e il sogno di pubblicare un romanzo per la prestigiosa casa editrice Gallimard. Qualcuno ce la farà, non Godard che però mira con tutto sé stesso ad affermarsi come artista tout court. Perché il cinema è arte, dice, come la pittura. Parlando di Hitchcock, infatti, spiega: “Era un creatore di forme, un pittore e bisognava parlarne come del Tintoretto”.È con queste premesse che si arriva al 1960 e a quella “nuova onda” che spazza via tutte le regole del cinema classico. Gli attacchi sbagliati, il montaggio caotico, la frammentazione della struttura narrativa, le citazioni dei b-movie americani, ma soprattutto il sorriso da canaglia di Jean-Paul Belmondo che insegue sugli Champs-Elysées la dolce e sfortunata Jean Seberg intenta a vendere il New York Herald Tribune: è Fino all’ultimo respiro, l’esordio da brividi di Godard. Un capolavoro che lo rende celebre in tutto al mondo. Un film da poco restaurato e proiettato la scorsa estate in piazza Maggiore a Bologna a cura della Cineteca. E che doveva essere distribuito nelle sale di tutta Italia dall’11 gennaio prossimo. Una delle tante gioie che la pandemia potrebbe negarci. Davvero un peccato, perché con Fino all’ultimo respiro la storia del cinema avrà un prima e dopo Godard, segnando una data fondamentale. Come quando c’era stata la cesura tra il periodo del muto e quello del sonoro. Bernardo Bertolucci, che l’ha sempre venerato e premiato con il Leone d’oro nel 1983 in veste di presidente di giuria a Venezia, disse in un’intervista che Godard ha la stessa importanza di un mostro sacro come Charlie Chaplin. Ed è impossibile dargli torto, basti pensare all’influenza che il cinema di Godard avrà su tutti i giovani autori americani della New Hollywood, Arthur Penn e Martin Scorsese in testa. E, ancora più avanti, in registi come Quentin Tarantino e Tim Burton che l’omaggeranno chiamando la loro casa di produzione A Band Apart, da una storpiatura del titolo di una delle opere godardiane per eccellenza, ovvero Bande à part.Maestro anche nel girare con pochi mezzi, pochi soldi e in poche settimane, nei sette anni dopo Fino all’ultimo respiro Godard firma la bellezza di 14 film. Di cui alcuni indimenticabili. Basti citare Questa è la mia vita con protagonista la prima moglie e musa Anna Karina, scomparsa un anno fa, Il disprezzo, dal libro di Alberto Moravia, girato in una straniante Capri con Michel Piccoli e Brigitte Bardot, il già citato Bande à partcon cui porta sul grande schermo uno dei balletti più belli e bizzarri mai visti al cinema. E poi l’altro grande capolavoro, di nuovo con Belmondo con a fianco la Karina: Pierrot le fou, in Italia conosciuto come Il bandito delle undici (tagliato dai distributori nostrani che lo trasformano in un altro film). È questo il definitivo urlo libero di Godard, dove i colori forti, la trama fragile e l’esotica isola di Porquerolles come sfondo diventano quasi una summa dell’idea godardiana del cinema e del mondo. Dopo seguiranno altri film, il periodo politico legato al movimento del ’68, il maoismo, le opere collettive. Senza però più riuscire a riprendersi la ribalta e la centralità di un tempo. Ma tanto la storia è stata fatta.Talvolta si fa ancora sentire, con qualche sparata delle sue, come quando ha detto che fosse stato nel presidente francese Francois Hollande avrebbe nominato premier Marine Le Pen solo “per smuovere un po’ le cose”. E non gli è parso vero quando nel 2010 Hollywood, che sempre l’ha snobbato ricambiata da un odio viscerale, gli ha assegnato l’Oscar alla carriera. Dando all’ineffabile Jean-Luc l’occasione di rinunciare al ritiro della statuetta adducendo la sua allergia ai viaggi in aereo soprattutto perché avrebbe dovuto rinunciare per troppe ore al suo inseparabile sigaro, lui fumatore incallito (di culto è ormai il suo cortometraggio - si trova su Youtube - sulle sigarette svizzere Parisienne). Non manca poi, quando ne ha l’opportunità, di cantare il de profundis al cinema, definendolo ormai morto sotto il peso soverchiante della televisione e del denaro. Ma di sicuro anche oggi, sempre più misantropo e inaccessibile e con 90 candeline da spegnere il 3 dicembre, Godard non se ne sta con le mani in mano. E sta pensando a un nuovo movimento di macchina, una pennellata delle sue, con cui incantare i cinefili che ancora lo amano. Nonostante tutto.
Un'onda di acqua e fango travolge Bitti, nel Nuorese. Almeno due morti
Oggi 28-11-20, 13:38

Un'onda di acqua e fango travolge Bitti, nel Nuorese. Almeno due morti

Due persone sono morte a causa di uno smottamento avvenuto a Bitti, nel Nuorese. Secondo le prime informazioni una delle vittime era a bordo di un fuoristrada che è stato investito dalla massa di acqua e fango. Sempre nello stesso comune i soccorritori stanno cercando almeno un disperso ma non è escluso che altre persone siano state coinvolte dall’ondata di maltempo. Anche una donna anziana è morta a causa dello smottamento.Sul posto le forze dell’ordine, la Protezione civile, i Vigili del fuoco i volontari e i barracelli stanno cercando di recuperare le vittime e di portare soccorso alla popolazione colpita.Il presidente della Regione Christian Solinas segue, in costante collegamento con la protezione civile, l’evolversi della situazione e le operazioni di soccorso nelle zone della Sardegna colpita dal maltempo e, in particolare, nel Nuorese. Il governatore ha espresso cordoglio ai familiari delle vittime e vicinanza alle popolazioni colpite e ai sindaci.
Von der Leyen: "All'Italia servono investimenti, col Recovery fund può reinventarsi"
Oggi 28-11-20, 13:23

Von der Leyen: "All'Italia servono investimenti, col Recovery fund può reinventarsi"

“Next generation Eu porterà un’ondata senza precedenti di investimenti pubblici per l’economia italiana, ma questo solo se l’Italia entra in gioco, con volontà nell’apportare riforme e un approccio strategico negli investimenti”. Così la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, nel suo intervento alla inaugurazione dell’anno accademico 2020-2021 alla Bocconi. Il Recovery Fund ”è una possibilità per l’Italia di reinventarsi”.Le risorse “non dovrebbero servire solo a far ripartire l’economia; dobbiamo utilizzarle anche per far evolvere le nostre economie e renderle più verdi, più digitali e più capaci di resistere agli shock. Questo risultato non può essere raggiunto da Bruxelles. Tutti i paesi europei devono individuare progetti strategici per plasmare l’economia del futuro”. Secondo von der Leyen “Next Generation EU avrà successo solo se troverà terreno fertile in Italia e in tutta Europa. E sono certa che sarà così”, ha aggiunto.Restano però molti ostacoli sulla strada del Recovery Fund, con i veti di Polonia e Ungheria all’accordo fra tutti i Paesi europei.“Le riforme sono le basi per la ripresa. Solo con le giuste riforme l’Italia può garantire che Next Generation EU risponda alle aspettative dei suoi cittadini” ha detto ancora la presidente della Commissione. “Penso, ad esempio, a riforme volte ad accelerare il sistema giudiziario e la pubblica amministrazione, aspetto essenziale per attrarre investimenti e infondere fiducia al settore pubblico”.Ed ancora:“Abbiamo chiesto a tutti gli Stati membri di investire almeno il 37% in progetti volti a realizzare il Green Deal europeo. L’Italia potrebbe utilizzare la sua quota per passare a nuove fonti energetiche, come l’idrogeno pulito; per investire nel trasporto pubblico elettrico; o per sostenere l’agricoltura biologica e le industrie che utilizzano materiali riciclati”. “Noi abbiamo messo sul tavolo una serie di idee e orientamenti - afferma -. Ma è l’Italia a dover scegliere. Abbiamo proposto di avviare un’ondata di ristrutturazioni per rendere gli edifici più efficienti dal punto di vista energetico. In un paese ricco di edifici antichi come l’Italia si tratta certamente di un tema particolarmente sensibile”, rappresenta un’opportunità per il settore edile italiano, e per i proprietari di immobili. “Spetta all’Italia elaborare progetti pratici per rendere più sostenibili le case, gli uffici e le università del paese. L’ondata di ristrutturazioni deve ora arrivare in Italia, nelle vostre città e nelle vostre case”.Inoltre, un pensiero per Milano, “così bella e così ferita”, dice von der Leyen, “una capitale europea, dove solo un anno fa brulicava di vita, e il virus ha portato silenzio e dolore”, ma anche “una città della resilienza”, dove vivono molti “eroi del quotidiano”. “Come dice la canzone, ‘Milan l’è un gran Milan’” ha affermato.Society, Europe, Future”. Nell’anno della pandemia la Bocconi ha scelto queste tre parole per la cerimonia di inaugurazione dell’anno accademico 2020-2021. All’evento in forma digitale hanno preso parte il presidente dell’università milanese Mario Monti e il rettore Gianmario Verona, alla presenza del vice presidente Andrea Sironi e del consigliere delegato Riccardo Taranto.
Salta il tutorial di twerking di Lamborghini a Bertè su Rai1: stop dall'ad Salini
Oggi 28-11-20, 13:11

Salta il tutorial di twerking di Lamborghini a Bertè su Rai1: stop dall'ad Salini

Salta lo spazio dedicato al twerking di Loredana Bertè che doveva andare in onda durante la prima puntata di ‘The Voice Senior’ su Rai1, con la conduzione di Antonella Clerici.Doveva essere, in particolare, un tutorial della regina del twerking, la cantante Elettra Lamborghini, a dare le istruzioni alla Bertè che, grazie al’insegnante Elettra, doveva poi cimentarsi da sola nel noto ballo basato sul movimento di fianchi e natiche.Alla base della decisione, fanno sapere in Viale Mazzini, una valutazione di opportunità condivisa dal direttore di Rai1 Coletta e dall’ad Rai Salini, a pochi giorni dal caso ’Detto Fatto, dove proprio un tutorial sul modo più sexy di fare la spesa è stato al centro della polemica.
Agli italiani piace l'idea di un rimpasto di governo: favorevole il 57,4%
Oggi 28-11-20, 12:54

Agli italiani piace l'idea di un rimpasto di governo: favorevole il 57,4%

L’idea di un rimpasto di governo piace agli italiani. Il 57,4% di loro ritiene che l’esecutivo ha bisogno di cambiare alcuni ministri per rafforzare la sua azione.A rivelarlo ‘Monitor Italia’, il sondaggio realizzato dall’Istituto Tecne’ per l’Agenzia Dire. Non è favorevole al rimpasto il 15,4%, mentre non ha un’opinione il 27,2% degli intervistati.È invece contraria al rimpasto la maggioranza degli elettori dei partiti di governo. Il 52,8% non approva il cambiamento della squadra di Conte, mentre è favorevole il 41,9%. Non ha un’opinione precisa il 5,3% degli elettori.Gli italiani che hanno votato per i partiti di maggioranza sono nettamente contrari al coinvolgimento dell’opposizione per pianificare l’utilizzo dei fondi che arriveranno dall’Europa.Tra i sostenitori dei giallorosa solo il 12,8% ritiene che sia giusto coinvolgere il centrodestra, mentre il 77,5% si dichiara contrario. Il 9,7% non ha un’opinione precisa.Diversa la situazione tra tutti gli intervistati, indipendentemente dal partito che votano, dove la maggioranza è favorevole, ma con una percentuale del 42,0%, i contrari sono il 32,9% mentre è indeciso o non sa rispondere il 25,1%.La maggior parte degli italiani (87,8%) fiducia nei vaccini obbligatori, ma aumentano gli scettici nei confronti dell’antidoto contro il Covid, che arriverà nei prossimi mesi.Diminuisce, infatti, la quota di italiani che si dichiara disponibile a fare il prima possibile il vaccino anti Covid. La maggioranza degli interpellati è sempre più propensa ad attendere per capire se il vaccino è sicuro. A rivelarlo ilsondaggio Monitor Italia, realizzato dall’Istituto Tecne’ per l’agenzia Dire. In una settimana, tra il 20 e il 27 novembre, cala dal 35,2% al 31,3% la percentuale di quanti rispondono che faranno il prima possibile il vaccino, non appena sarà disponibile. Aumenta dal 33,7% al 40,6% la percentuale di quanti ritengono che sia meglio aspettare per capire se è sicuro. In calo di oltre un punto percentuale dal 24,8% al 23,4% la quota di quelli che si dichiarano contrari a vaccinarsi. In calo anche gli indecisi, che scendono dal 6,3% al 4,7%.Sul fronte Covid,diminuiscono gli italiani che hanno avuto contatti, diretti o indiretti, con persone positive rispetto alle scorse settimane. A rivelarlo il sondaggio Monitor Italia, realizzato dall’Istituto Tecné per l’agenzia Dire. Alla domanda se negli ultimi 15 giorni abbia avuto contatti diretti o indiretti con persone positive al Covid, risponde ‘si’, di essere lui stesso positivo’, l′1,6% degli interpellati. Una percentuale in aumento dello 0,3% rispetto a due settimane fa. Il 13 novembre rispondeva di essere positivo l′1,3%. Diminuisce la quota di chi ha avuto contatti diretti. La percentuale rilevata il 27 novembre e’ dell′8,6% rispetto al 10,5% del 13 novembre. Più netta la diminuzione per chi ha avuto contatti indiretti: dal 41,9% del 13 novembre al 30,2 del 27 novembre. In forte aumento la percentuale di chi non ha avuto nessun contatto: dal 43,5% del 13 novembre al 57,2% del 27 novembre. Non sa il 2,4% degli interpellati.
Asia Argento: "Mi manca il tuo profumo. Chi ha la mamma non trema: io non riesco a smettere"
Oggi 28-11-20, 12:50

Asia Argento: "Mi manca il tuo profumo. Chi ha la mamma non trema: io non riesco a smettere"

“Mi manca tanto il tuo profumo mamma, i bacini che ci davamo. Nei momenti difficili della vita ripetevo a me stessa ‘chi ha la mamma non trema’. Ecco, da quando non ci sei più non riesco a smettere di tremare”. A pochi giorni dalla scomparsa diDaria Nicolodi, Asia Argento pubblica un messaggio social rivolto alla madre. Il commovente ricordo è accompagnato da uno scatto in sua compagnia, mentre le stringe tra le mani il volto, pronte a scambiarsi un bacio. View this post on InstagramA post shared by asiaargento (@asiaargento)Daria Nicolodi, attrice e sceneggiatrice, è morta all’età di 70 anni lo scorso 26 novembre.A dare la notizia era stato Dario Argento, che con lei aveva un sodalizio che li aveva legati sulla scena e nella vita. Si erano conosciuti nel 1974, quando lei era già affermata per aver lavorato con Elio Petri, durante il casting per il film Profondo rosso e dalla loro relazione nacque, nel 1975, la figlia secondogenita Asia, che l’ha resa nonna di due nipoti nati rispettivamente nel 2001 e nel 2008. Con Argento poi collaborò a vario titolo a tutti i suoi film, da Profondo Rosso a Suspiria (1977), Inferno (1980), Tenebre (1982), Phenomena (1984), Opera (1987).“Riposa in pace mamma adorata”, aveva scritto sui social la figlia Asia il giorno della morte, “Ora puoi volare libera con il tuo grande spirito e non dovrai più soffrire. Io cercherò di andare avanti per i tuoi amati nipoti e soprattutto per te che mai mi vorresti vedere così addolorata. Anche se senza di te mi manca la terra sotto i piedi, e sento di aver perso il mio unico vero punto di riferimento. Sono vicina a tutti quelli che l’hanno conosciuta e l’hanno amata. Io sarò per sempre la tua Aria, Daria”
Le file per il black friday, inguardabili di questi tempi
Oggi 28-11-20, 12:46

Le file per il black friday, inguardabili di questi tempi

Per arginare la terribile epidemia da coronavirus sono chiuse le scuole, i musei, i luoghi d’arte, i cinema, i teatri. Ma in questi giorni abbiamo visto code ai negozi per il black friday, anche nelle zone rosse e con punte rilevanti nella Capitale, dove per l’occasione é stato addirittura inaugurato un nuovo centro commerciale.Un bene per i consumi e il commercio, ma sono immagini molto discutibili in tempi di epidemia. La corsa agli acquisti, mutuata dagli Stati Uniti dove é organizzata il giorno dopo il Ringraziamento e approdata prepotentemente nel nostro paese, almeno per questo 2020,andava assolutamente realizzata in maniera diversa. Intanto le circostanze richiedono il rispetto della salute delle lavoratrici e dei lavoratori dei negozi che in queste ore stanno rischiando maggiormente di contrarre l’infezione data la grande affluenza concentrata in un breve lasso di tempo e maggiori controlli sul distanziamento sociale. Si poteva fare inoltre uno sforzo di “ fantasia” per spalmare gli sconti su più giorni, aiutare anche i negozi medio piccoli a fare consegne a casa o in punti concordati, nei parcheggi o all’aperto. Bisogna incentivare l’e-commerce per le aziende commerciali medio piccole con un grande progetto di accesso alle piattaforme digitali. É di questo che bisogna parlare nel prossimo futuro se vogliamo superare la stagione degli aiuti a pioggia, per sviluppare nuove economie e creareposti di lavoro. Con una progettazione sensata si può e si deve risolvere il dilemma tra salute ed economia. Ed infine un monito per tutti noi: il miglioramento della curva epidemiologica non deve indurci a mollare sulle regole. Riflettiamo tutti su stili di vita più sobri e altruisti e meno edonistici.Da parte dei decisori politici, Governo e Regioni, è tempo di non inseguire semplicemente il virus ma di anticiparlo con piano di tamponi, trasporti, medicina territoriale, digitalizzazione.