HuffPost

HuffPost (noto fino al 2016 come The Huffington Post) è un blog e aggregatore statunitense fondato nel 2005 ed in breve tempo diventato uno dei siti più seguiti del mondo. L'edizione italiana di The Huffington Post ha debuttato il 25 settembre 2012, realizzata in collaborazione tra l'Huffington Post Mediagroup e il Gruppo Editoriale L'Espresso. Dal maggio 2017 anche l'edizione italiana ha modificato la testata in HuffPost, la stessa dell'edizione statunitense.
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Panariello si scusa per la gaffe su Anastacia: "Imperdonabile"
Oggi 20-10-19, 16:23

Panariello si scusa per la gaffe su Anastacia: "Imperdonabile"

“Sono qui per chiedervi scusa su una battutaccia che mi è scappata durante Tale e quale show”. Con un video sui social, Giorgio Panariello prova a chiudere la polemica scoppiata dopo la sua gaffe di venerdì scorso, durante il programma condotto da Carlo Conti su Rai1: commentando l’esibizione di Tiziana Rivale, che ha interpretando Anastacia sulle note di Left Outside Alone, il comico ha chiesto alla cantante se il suo seno fosse “roba sua” oppure fosse stato applicato per assomigliare di più alle “poppe” della popstar americana. Dimenticando che Anastacia ha affrontato per due volte il cancro al seno e finendo nel mirino dei social.“E’ una gaffe imperdonabile, devo riconoscerlo”, sottolinea Panariello nel video. “Non ero evidentemente preparato alla trasmissione, alla puntata e a quel personaggio in maniera specifica. Sapevo perfettamente del problema che aveva avuto Anastacia, ma in quel momento l’ho completamente dimenticato.Non è la prima né sarà probabilmente l’ultima gaffe che farò nella mia vita: essendo un comico, può capitare di buttare là delle cose di getto, alla volte sono belle battute, altre volte deficienti”.“Non vorrei fare della retorica - continua l’attore - anche perché ho amiche carissime che hanno subito la stessa operazione. Lungi da me voler fare una battuta su un problema come quello: chiedo scusa a tutti coloro che affrontano lo stesso problema, a tutte le donne che mi ascoltano, mi dispiace tantissimo”.
Giorgia Meloni: "Chi va con Renzi è irresponsabile. Salvini leader? Oggi ha più voti, vediamo se la prossima volta vince le primarie"
Oggi 20-10-19, 16:06

Giorgia Meloni: "Chi va con Renzi è irresponsabile. Salvini leader? Oggi ha più voti, vediamo se la prossima volta vince le primarie"

“Oggi Salvini è, senza timore di smentita, il leader del partito che all’interno della coalizione, prende più voti. Noi del centrodestra abbiamo sempre fatto le primarie e Salvini l’ultima volta ha vinto. La prossima volta, vediamo chi le vince”. Giorgia Meloni interviene a ‘Mezz’ora in più’ su Rai3 all’indomani della manifestazione del centrodestra in piazza San Giovanni e risponde così alla domanda se riconosca Salvini come leader “indiscusso” del centrodestra.Dei trascorsi della Lega con il Movimento 5 stelle dice:“Penso che certi errori, soprattutto quando si fanno una volta sarebbe gravi reiterarli. Io penso che oggi Salvini non prenda in considerazione l’ipotesi di tornare al governo con questi signori che ha sperimentato, del M5s. Mi piacerebbe che stavolta si mettesse nero su bianco, per Salvini, e che anche Forza Italia formalizzi che non è più disposta a fare patti con Renzi”. Definisce “un bluff” Matteo Renzi e sostiene: “Irresponsabile chi va con lui”. Del leader di Italia Viva dice: “Sono convinta che questo bluff di renzi reggerà fin quando ci saranno le elezioni. Di favori ne ha fatti tanti a certi poteri- aggiunge- quindi per forza di cose sembra che è uno che comanda l’italia. Poi arriva il potere più forte di tutti che è il popolo italiano e non credo che gli italiani voteranno ancora renzi”.L’avversario di Fratelli d’Italia, continua, è il governo giallorosso:“L’obiettivo mio non è levare mezzo punto a Forza Italia o alla Lega”, spiega ancora. Poi il riferimento ai pentastellati:“Capisco quelli del M5s: c’è un sacco di voto di destra che sta tornando a casa che ha creduto in loro come forza anti sistema e poi ha capito che invece erano le guardie bianche del sistema. Hai voglia a recuperare consenso prima di togliercelo fra di noi!”.Un riferimento poi all’euro, che Salvini ha definito ‘irreversibile’: “Di irreversibile c’èSolo la morte. L’euro è una moneta, non una divinità. L’euro è uno strumento”.
Imprenditore valtellinese ucciso a colpi di pistola nella Repubblica Domenicana
Oggi 20-10-19, 15:38

Imprenditore valtellinese ucciso a colpi di pistola nella Repubblica Domenicana

Un imprenditore valtellinese di 57 anni, Nicola Gerosa, è stato ucciso con diversi colpi di pistola nella Repubblica Dominicana. Era al volante della sua auto affiancata da due vetture mentre con la moglie dominicana Jennifer stava raggiungendo uno dei suoi negozi. Dalle altre macchine sono partiti i colpi di arma da fuoco che lo hanno freddato. La donna è rimasta illesa. La polizia del posto, in queste ore, sta interrogando un altro italiano, forse socio d’affari della vittima.
Maurizio Landini: "Mi preoccupa il messaggio 'no tasse' di Salvini e della Leopolda"
Oggi 20-10-19, 15:00

Maurizio Landini: "Mi preoccupa il messaggio 'no tasse' di Salvini e della Leopolda"

“Il messaggio che si deve dare al paese non è ‘no tasse’ ma ′ no evasione fiscale’”. Maurizio Landini, segretario generale della Cgil, a Mezz’ora in più interviene sulla manovra e sottolinea che per il sindacato la battaglia che va condotta non è quella alla tassazione, ma a chi non paga i tributi. Non si dice preoccupato dalla piazza del centrodestra di ieri:“Non è la prima volta con berlusconi anni fa fu riempita ancora di più. C’è invece un elemento che preoccupa: una serie di messaggi che arrivano da lì e non solo, su un punto e anche dalla Leopolda. Se di fronte a quanto accade da destra e non solo arriva il messaggio che il problema e no tasse questo è inaccettabile. Il messaggio che deve dare il paese è basta evasione fiscale. Una lotta che va rafforzata”, sostiene. E ancora: “Per me chi evade il fisco ruba e deve essere sanzionato, no ai condoni”.“Abbiamo apprezzato il fatto che il governo ci abbia chiamato prima di fare la legge di stabilità”, ha continuato. Alcune richieste dei sindacati sono state accolte in manovra: “Ad esempio la riduzione del cuneo fiscale”, dice Landini. Poi il messaggio all’esecutivo: “Il governo con noi ha preso degli impegni. E la riduzione del cuneo e la lotta all’evasione per noi sono punti fondamentali”.Un riferimento poi alla manifestazione del centrodestra:“Quando abbiamo riempito san giovanni non avevamo una piazza di parte, era una piazza che aveva unito. Avevamo messo insieme lavoratori che avevano potuto votare a destra come sinistra”.Il messaggio a Salvini e Renzi è chiaro: “Vorrei che parlassero di quello che sta facendo” nel mondo del lavoro, dice. Il riferimento è a un fatto recentissimo che ha visto, loro malgrado, protagonisti dei fattorini di Bologna:“A Bologna hannoLicenziato 40 rider e a crotone sono stati licenziati dei lavoratori con un WhatsApp. Il problema è il presente, devono rimettere al centro il lavoro e la qualità del lavoro. Ma di questo non ne parlano”.
Maddalena Corvaglia contro la manovra: "Se non fai lo scontrino vai in carcere. Se arrivi clandestinamente in Italia per spacciare, in albergo”
Oggi 20-10-19, 14:34

Maddalena Corvaglia contro la manovra: "Se non fai lo scontrino vai in carcere. Se arrivi clandestinamente in Italia per spacciare, in albergo”

Di professione fa la soubrette. Ma Maddalena Corvaglia non ha mai nascosto il suo caratterino. Così ha voluto dire la anche in merito alla politica portata avanti dal nuovo Governo, criticando in particolar modo la manovra.Sul suo profilo Instagram, in una storia, ha infatti scritto: “Qualcosa n”Se non fai lo scontrino vai in carcere. Se arrivi clandestinamente in Italia per spacciare, in albergo”on torna. Manovra: se non fai lo scontrino finisci in carcere. Se arrivi clandestinamente in Italia per spacciare finisci in albergo”. Quindi no alla manovra economica e no alla riapertura dei porti.
Matteo Renzi alla Leopolda: "Legislatura fino al 2023, chi vuole può scendere prima dal treno"
Oggi 20-10-19, 13:19

Matteo Renzi alla Leopolda: "Legislatura fino al 2023, chi vuole può scendere prima dal treno"

Italia Viva non sarà la causa della fine del Conte bis, perché questa legislatura deve durare fino al 2023. È questo, in sostanza, il messaggio di Matteo Renzi dal palco della Leopolda. Cravatta e camicia, sale sul palco intorno alle 12.30, dopo Teresa Bellanova, e inizia con un riferimento all’addio al Pd: “Popolo della Leopolda non avere paura. Quando uno fa una scissione è possibile che ciò che fa dopo venga meglio, come è successo a Tommaso Paradiso”.L’ex premier guardando al futuro, spiega che il suo partito ha un progetto decennale per il Paese. “Il dibattito di questi giorni non è stato chiacchiericcio politico”, continua.Poi un riferimento al Conte bis: “Dire qualcosa di positivo e proporre idee non è lanciare ultimatum, ma fare politica. Dire che non bisogna tartassare le partite iva non vuol dire che si sta dando un ultimatum. Da questo salone non è arrivato un solo ultimatum al governo”. E l’attacco a Salvini: “La sua è la politica dell’annuncio”, dice riferendosi ai suoi tweet, in particolare a quelli sull’immigrazione fatti quand’era ministro dell’Interno e a Quota 100. Al suo rivale la frecciatina: “La Costituzione ogni tanto va letta, goditi il Papeete, che a governare ci pensiamo noi”. Il leader del Carroccio dal palco di San Giovanni, riferendosi al confronto di Porta a Porta, ha detto: “Avrei potuto offendere Renzi salutando i miei genitori incensurati. Non conosce la Costituzione. È incensurato chi non ha a suo carico una sentenza passata in giudicato. Per esempio lui, condannato per oltraggio a pubblico ufficiale, non è incensurato”.Non manca l’autocritica:“Abbiamo fatto degli errori. Si impara sbagliando diceva Philip Roth. Ma quello che non è successo alla Leopolda è fare errori per qualunquismo”.Un lungo passaggio è stato dedicato all’immigrazione:“L’immigrazione è un problema, chi dice il contrario mente. Il problema c’è e in prospettiva ci sarà sempre di più, Salvini non ha cambiato nulla se non l’umore degli italiani creando un clima di odio”, dice ancora. “Se vogliamo essere seri dobbiamo affrontare il problema”.Gli animi si infiammano quando parla della formazione del Conte bis: “Se ho cambiato idea l’ho fatto per il bene dell’Italia, se fossimo andati a votare avremmo consegnato il paese a chi si allea con CasaPound”. E, ancora, un attacco a Salvini: “Noi saremo anche al 3% ma intanto ti sei fatto fregare da noi”. Nel 2022 bisognerà eleggere il prossimo presidente della Repubblica e, ha precisato”Il disegno sovranista di Salvini puntava al Colle”.La legislatura, ha ricordato, scade nel 2023: “Chi vuole scendere prima può farlo. Staccare la spina? Noi vogliamo attaccare la corrente”.Il messaggio, infine, a Zingaretti e a Franceschini: “Avevamo messo 80 milioni di euro per ristrutturare il carcere di Ventotene, dove Spinelli scrisse il Manifesto di Ventotene. Il progetto è già stato finanziato, ma i fondi bloccati. Vi faccio una proposta: facciamo ripartire, insieme, il progetto Ventotene e facciamo di quel luogo una casa per gli europei”.Guardando all’estero dice: a parte alcuni valori e idee comuni, “sul resto saremo competitor del Pd; noi vogliamo fare quel che ha fatto Macron e che certo non ha avuto il consenso dei socialisti francesi. Vogliamo assorbire larga parte di quel consenso , vogliamo arrivare come minimo sindacale in doppia cifra. Vogliamo offrire uno spazio a chi non crede nella casa dei sovranisti e non sta in un disegno strutturale di alleanza tra Pd e M5S. Noi non la faremo quella alleanza perché il nostro mondo è diverso, non è casa nostra”.Non manca l’apertura a Forza Italia:“Ieri (durante la manifestazione del centrodestra in piazza San Giovanni, ndr) Salvini ha preso le redini, capisco il disagio di dirigenti e militanti di Forza Italia - aggiunge -. A chi crede che c’è spazio per un’area liberale e democratica dico venga a darci una mano. Italia Viva è aperta”.
Batistuta: "Appena ho smesso di giocare, avevo le caviglie a pezzi: ho pensato all'amputazione"
Calcio
Oggi 20-10-19, 12:49

Batistuta: "Appena ho smesso di giocare, avevo le caviglie a pezzi: ho pensato all'amputazione"

“Appena smesso, mi sono ritrovato con le caviglie a pezzi. Non avevo più cartilagine. Osso contro osso, su un peso di 86-87 chili: il minimo movimento diventava un tormento. Lo stesso problema di Van Basten, che ha detto basta a 28 anni. Certi giorni non riuscivo a scendere dal letto. Piangevo di rabbia e mi dicevo: non può finire così”. Gabriel Omar Batistuta racconta in una lunga intervista su 7 de Il Corriere della Sera, il suo dramma dopo aver smesso di giocare. Per 17 anni, con alti e bassi, ha combattuto un nemico invincibile.“La mia famiglia mi reclamava: ora puoi stare con noi. E invece soffrivo, stavo male. Così male che sono andato da un amico medico e gli ho chiesto di amputarmi le gambe. L’ho pregato, ho insistito. Gli ho detto che quella non era più vita”.Un mese fa a Basilea gli è stata applicata una protesi alla caviglia sinistra dal team del professor Beat Hintermann e a Firenze sta ora conducendo una faticosa riabilitazione.“Una soluzione che rincorrevo da almeno sei-sette anni. Fra 40 giorni, tolto il tutore, sapremo se il dolore è scomparso e potrò finalmente camminare come una persona normale”.Poi ricorda gli esordi:“Preferivo studiare: la matematica, la fisica, la chimica. Avevo una buona memoria visiva. Facevo pallavolo, basket, tennis. Il calcio per me allora era solo un bel gioco, non una prospettiva. Scappavo via dagli allenamenti. E non perché fossi una testa calda: non ci credevo abbastanza”
Paolo Bonolis: "Sonia mi ha riconnesso con i miei figli a New York"
Oggi 20-10-19, 12:06

Paolo Bonolis: "Sonia mi ha riconnesso con i miei figli a New York"

Paolo Bonolis e Sonia Bruganelli, appena tornati in Italia dopo le nozze del primogenito di Paolo, Stefano, celebrato a New York, si raccontano per la prima volta in un’intensa intervista.A Silvia Toffanin Paolo Bonolis confida: “Il giorno del matrimonio di Stefano ero molto emozionato e ora spero di diventare presto nonno. Poi, a novembre si sposa anche mia figlia Martina. Speriamo che gli altri aspettino un po’”.Quando Paolo conobbe Sonia era già padre di due figli, avuti dalla precedente unione e a proposito di questo racconta: “Io sono stato con i miei primi due figli assente per problemi di distanza, io qui loro a New York. Devo dire che Sonia è stata fondamentale nel rapporto tra ciò che è stato prima e ciò che c’è adesso. Non ha mai mancato di connettere questi due mondi. L’ha fatto con grande senso della famiglia e per questo le sarò per sempre grato”.Sonia ammette che all’inizio le cose non sono state semplicissime: “Mi sentivo un po’ spaesata perché era un’eredità familiare importante. Lui aveva due bambini ed io ero molto giovane, tanto che nei primi tempi non credo di aver gestito al meglio la situazione. Poi, crescendo sono maturata e mi sono resa conto che quello che c’era stato prima non mi toglieva niente e che c’erano due ragazzi che avevano il diritto di avere vicino il loro papà”.Parlando dei suoi cinque figli il conduttore definisce nella sua autobiografia, appena pubblicata (‘Perché parlavo da solo’) sua figlia Silvia: “E’ luce allo stato puro”. E sulle difficoltà di crescere una ragazzina nata con un grave problema di salute, Sonia aggiunge: “Silvia è una ragazza che è contenta della felicità degli altri, perché ha una grande sensibilità, provata da quello che ha vissuto. Però, non sono una di quelle mamme che dice che è una gioia ciò che è successo. Io avrei voluto darle una partenza come tutti gli altri. Avrei preferito un percorso dritto. Silvia è diventata una ricchezza, ma c’è stata grande fatica anche da parte dei suoi fratelli, soprattutto per Davide che fin da piccolo ha dovuto fare i conti con una realtà diversa”.Paolo Bonolis, infine, parla della sua spiritualità e confessa: “Ogni sera, prima di addormentarmi, penso con gratitudine a tutte le persone che ho avuto la fortuna di conoscere nella mia vita: c’è mio padre, c’è il padre di Sonia, ci sono i miei nonni. Ringrazio tutti, anche Sandra e Raimondo: li saluto perché mi sento un po’ in debito nei loro confronti”.
Giorgia Meloni: "No a genitore uno e genitore due. Sono donna cristiana e madre"
Oggi 20-10-19, 11:45

Giorgia Meloni: "No a genitore uno e genitore due. Sono donna cristiana e madre"

"No a genitore uno e genitore due, noi difendiamo i nostri nomi perché non siamo codici". Così Giorgia Meloni dal palco di San Giovanni, in occasione della manifestazione del centrodestra unito lanciata da Matteo Salvini. "Sono una donna, sono una cristiana, sono una madre e non me lo toglierete"
Brexit il 31 ottobre, ora possibilità quasi zero
Europa
Oggi 20-10-19, 11:24

Brexit il 31 ottobre, ora possibilità quasi zero

Nonostante le promesse, le minacce, la spaccatura del partito conservatore, le negoziazioni estenuanti, le numerose manifestazioni pubbliche a favore di un secondo referendum, e un generale senso di stanchezza, è ormai chiaro che il Regno Unito non si separerà dall’Unione Europea il 31 ottobre. La seduta parlamentare di sabato 19 ottobre ancora una volta ha rimandato l’immagine di un parlamento spaccato sulla questione Brexit per la quale non sembra esserci ― e probabilmente non c’è — una soluzione in grado di armonizzare posizioni fondamentalmente divergenti.L’accordo che Boris Johnson ha negoziato con la UE all’ultimo momento, prima del Consiglio europeo del 16-17 ottobre, sposta la questione del confine tra Irlanda e Irlanda del Nord nel mare, ma non risolve il dilemma di come mantenere fluida la circolazione tra i due paesi e rispettare così il trattato di pace del 1998. E infatti gli unionisti nord irlandesi che con i loro dieci parlamentari sono determinanti per la tenuta del governo si sono rifiutati di votare il nuovo accordo Brexit. In compenso Johnson si è assicurato i voti dei ribelli conservatori ultra-Brexit, che avevano precedentemente affossato l’accordo negoziato da Theresa May, accordo peraltro non fondamentalmente diverso da quello attuale.Ma il voto sull’accordo non c’è stato. Johnson, che avrebbe voluto siglare il successo della sua strategia con la votazione straordinaria del super-Saturday, ha incassato un’altra sconfitta. Il parlamento ha infatti votato un emendamento che sospende la votazione finale sull’accordo Brexit fintantoché non siano state discusse e approvate le leggi necessarie all’implementazione dell’accordo stesso.Dunque il parlamento non ha accettato di votare un accordo senza avere avuto il tempo di esaminarlo, discuterlo e emendarlo. In mancanza delle leggi in sostegno dell’accordo il governo potrebbe comunque decidere per l’uscita dalla UE il 31 ottobre. Allo stesso modo Boris Johnson che ha investito la sua carriera politica ― che potrebbe essere brevissima — sull’uscita dalla UE potrebbe cambiare rotta alla fine del periodo di transizione nel dicembre 2020 e decidere di non proseguire con le negoziazioni per un accordo commerciale con la UE. In entrambi i casi si tratterebbe di un no deal Brexit, quindi la peggior soluzione possibile per l’economia inglese, per il peso del Regno Unito nelle relazioni internazionali e per la stessa unità del paese dal momento che la Scozia potrebbe decidere di separarsi.Quindi cosa possiamo aspettarci nelle prossime settimane? A questo punto è chiaro che l’uscita dalla UE il 31 ottobre può solo avvenire se la UE all’unanimità decidesse di non concedere una dilazione. La probabilità che questo avvenga è bassa, ma non è zero; la Francia, soprattutto, vorrebbe evitare che la Brexit continui ad oltranza e che la UE diventi il capro espiatorio della profonda crisi politica in cui versa la Gran Bretagna.Ma è chiaro che un’uscita senza accordo potrebbe essere catastrofico per l’economia europea che è già in fase di marcato rallentamento a causa — ma non esclusivamente ― della guerra commerciale di marca americana. Quindi è una dilazione sulla Brexit ci sarà, idealmente a fronte di accordi precisi con una serie di scadenze e resoconto su quanto fatto e ottenuto. Ma chi si farà garante di questo accordo per il Regno Unito? Boris Johnson il cui destino politico sembra appeso a un filo?La richiesta di una proroga è stata inviata a Bruxelles nella serata del super-Saturday, entro i termini previsti dal Benn Act — un altro atto parlamentare passato grazie ai voti dei ribelli conservatori contro il governo May. Alla richiesta formale presentata dall’ambasciatore britannico presso la UE Boris Johnson ha fatto seguire una lettera a Donald Tusk nella quale prende le distanze dalla posizione che il governo inglese è stato costretto a prendere. Chiaramente Johnson vuole salvare il suo capitale elettorale dopo aver dichiarato che in nessun modo avrebbe richiesto una dilazione rispetto al 31 ottobre — e infatti non ha firmato la richiesta formale del governo che è stata presentata senza la firma del primo ministro.Johnson è favorevole a elezioni anticipate, ma il fallimento della strategia Brexit potrebbe pesare enormemente e drenare voti verso il Brexit Party di Nigel Farage, un rischio che Johnson non intende correre. Allo stesso modo il partito laburista è diviso sulla Brexit e sulla leadership di Corbyn. In ogni caso elezioni anticipate sarebbero di fatto dominate dalla Brexit e con esiti imprevedibili, incluso un nuovo parlamento ancora più diviso. Una possibilità potrebbe essere quella di un governo di unità nazionale che si faccia garante di un nuovo referendum che, a differenza di quello del 2016, espliciti il nuovo rapporto con la UE che gli euroscettici vorrebbero realizzare. Non è chiaro però chi potrebbe guidare un governo di unità nazionale che rimane quindi uno scenario a bassa probabilità. Non ci sono dubbi invece sul fatto che la scriteriata decisione di David Cameron di indire un referendum sull’Europa per controllare la frangia euroscettica del partito conservatore abbia gettato il Regno Unito in una crisi politica e sociale senza precedenti da cui non si vede un’uscita in tempi relativamente brevi.
Da Kate Middleton e dalla sua Chanel possiamo imparare una grande lezione sulla moda "mordi e fuggi"
Moda
Oggi 20-10-19, 11:19

Da Kate Middleton e dalla sua Chanel possiamo imparare una grande lezione sulla moda "mordi e fuggi"

“Parte tutto dalla consapevolezza che ognuno ha della propria identità. Così fanno i reali e così possono fare tutti”. Secondo Danilo Venturi, direttore del Polimoda, prestigiosa scuola di moda privata di Firenze, i membri della Royal Family hanno - ancora - molto da insegnarci in fatto di stile. Ad esempio, possono aiutarci a capire come costruire un armadio che duri nel tempo, qualcosa che non siamo più capaci di immaginare, dato che abbiamo smarrito la nostra identità: “Se acquistiamo online capi e accessori di poco valore, ci facciamo due foto, le postiamo sui social e poi facciamo il reso, è perché non sappiamo bene chi siamo, andiamo per tentativi e cerchiamo consenso nei click degli altri.Si tratta di un inquinamento mentale, spesso indotto, che produce a sua volta inquinamento ambientale. Oggi non siamo più solo quello che siamo, o quello che abbiamo, ma siamo anche quello che buttiamo (o rendiamo)”.I membri della Royal Family, invece, sanno bene chi sono. Possono permettersi anche di rinunciare al grande stilista di turno e osare con abiti low cost, senza per questo snaturarsi. È il caso di Kate Middleton: da quando è diventata moglie del principe William ha sfoggiato senza timore abiti di Zara e di Topshop, catene simbolo del fast fashion, e ha riciclato outfit già visti (anche per occasioni importanti). Si è fatta conoscere per il suo stile sobrio ed elegante, che raramente cede alla griffe evidente. Recentemente, però, ad un look autunnale - sofisticato, ma dal prezzo abbordabile - ha abbinato una borsa di Chanel del costo di circa 3000 euro.Che sia un messaggio contro la moda “mordi e fuggi”?“La borsa - spiega Danilo Venturi - è per una donna qualcosa di estremamente personale perché il rapporto con questo oggetto è sia fisico sia psicologico, sia pratico sia simbolico. La borsa è anche uno degli accessori più griffati dai brand, quasi come fosse un tatuaggio sul corpo di chi la porta. Segna un’appartenenza, il ricordo di un’altra persona, di un avvenimento o di un intero periodo della propria vita. Può essere un regalo, un raptus, un feticcio, la segnalazione di uno status o una dichiarazione d’intenti, più o meno consapevole. Perciò, che dietro quella borsa di Chanel si nasconda una manifestazione contro il fenomeno del fast fashion è solo una delle tante possibilità. Diciamo però che se quello fosse stato un intento ponderato oltre che consapevole, in particolare contro il fast fashion, la Middleton avrebbe potuto indossare una Hermès prima di una Chanel. Sarebbe stato un messaggio ancor più radicale”.Se è vero che gli abiti indossati dai reali veicolano sempre dei messaggi, è giusto che vengano “sponsorizzati” vestiti provenienti dal mondo del fast fashion?“La moda può essere fast, slow, middle o Middleton, ma prima di tutto è Kate, cioè un fatto personale. Ognuno indossa quel che vuole. Poi certo, la moda è anche un fatto sociale e la famiglia reale ne è consapevole. Da questo punto di vista possiamo facilmente affermare che statisticamente il fast fashion è meno sostenibile a livello umano e ambientale rispetto allo slow fashion, ma questa equazione non è scontata, dipende da come si produce, distribuisce e consuma il capo. Un oggetto può anche essere prodotto in modo slow e consumato in modo fast o un oggetto fast può essere fatto di materiali sostenibili e uno slow invece no. Dipende dalla coscienza di chi produce, di chi distribuisce e di consuma. Inoltre, il rapporto tra abito e società non si esaurisce nella filiera ma coinvolge anche la situazione contingente di chi lo indossa. Poniamo che una donna viva sola, sia disoccupata e abbia dei figli a carico: ce la sentiamo di accusarla di aver acquistato fast fashion per sé e i suoi figli? E se la Middleton fosse così consapevole da schierarsi dalla parte di chi si trova in questa condizione, ce la sentiremmo di dire che come membro della famiglia reale non dovrebbe farlo? Questi sono i paradossi che rendono magica la moda, qualcosa di molto complesso pur stando sempre in superficie”.Come influenzano le scelte di stile delle masse i componenti della famiglia reale? Il modo di vestire dei reali potrebbe in qualche modo contribuire ad accendere un nuovo interesse per la moda “slow”?“I reali hanno sempre influenzato le masse, prima di tutto perché sono una scorciatoia nel processo di identificazione tra Stato e popolo, poi perché sono una famiglia, cioè un gruppo primario di organizzazione sociale che tutti viviamo, indipendentemente da come si compone la nostra. Dietro a questo processo c’è anche qualcosa di fiabesco e romantico che colpisce le persone nel loro intimo, a livello ancestrale. Difatti, l’origine dell’organizzazione sociale rappresenta per l’inconscio collettivo ciò che l’infanzia rappresenta per l’inconscio individuale. Detto questo, la capacità della famiglia reale di influenzare le masse non è più top down, così come il potere dei reali non è più assoluto, ma dipende anche dalla sua sintonia con lo spirito del tempo, il sistema di valori e sentimenti che caratterizza il senso comune in un dato momento storico. Questi valori si ritrovano anche nell’arte, nella tecnologia e in modo più evidente nella moda. L’aveva capito anche Lady D. Per certi versi la moda è lo strumento più efficace in quanto completo, diffuso e comprensibile per un giovane della famiglia reale che voglia trovare una nuova sintonia con un popolo non più suddito. A quel punto certamente un reale può anche contribuire ad alimentare il sentire comune verso valori come l’inclusività, la sostenibilità e l’autenticità, se questo s’intende per moda “slow””.Parlando di slow fashion, Kate Middleton è stata spesso appellata come maestra del riciclo. Ultimamente ha fatto indossare a Louis una maglia che era già stata indossata da Harry bambino. Cosa può insegnarci questa pratica? Il “riciclo” è una novità per i reali oppure era già praticato in passato?“Beh, la corona è ereditaria, passa di generazione in generazione e nel farlo è molto “slow”. Perciò direi che questa non è una pratica usata anche dalla famiglia reale, ma della quale la famiglia reale è simbolo e incarnazione. Certo, può stupire che ad essere tramandata in questo caso sia una maglietta, oggetto non così nobile come la corona, anzi usata, vissuta… sudata. Ricordiamoci però che la forza dell’usato risiede proprio in questo senso di sopra-vissuto. L’eroe, il guerriero, l’imperatore, sono tutti archetipi che stanno dietro alla regalità. Il gesto di Kate sembra moderno ma è molto antico, sembra contemporaneo e trasgressivo, ma è estremamente conservativo e va indietro alle origini dell’umanità. È una simbologia che troviamo anche in altri ambiti. Per esempio quando i calciatori dopo una partita si scambiano la maglietta in realtà stanno rendendo onore al gladiatore avverso indossandone la seconda pelle. Ora, non sappiamo se Kate abbia compiuto il gesto della maglietta con questo livello di consapevolezza, ma come direbbero gli inglesi, “she nailed it”, ha fatto centro, perché ha creato un legame profondo tra passato, presente e futuro. Se vogliamo invece dare a questo gesto un senso legato alla sostenibilità allora dobbiamo ricordare che le tecniche sono principalmente tre: refuse (non consumare), reuse (vestire l’usato), recycle (riciclare i materiali di base per creare nuovi oggetti). In questo caso Kate ha usato la seconda tecnica, non ancora la terza, che invece richiede un processo industriale”.Lo stile dei reali sembra essere senza tempo: come si costruisce uno stile “intramontabile”? E come potremmo ricrearlo anche nel nostro armadio?“Parte tutto dalla consapevolezza che ognuno ha della propria identità. Così fanno i reali e così possono fare tutti. Partiamo dal caso limite opposto: se acquistiamo online capi e accessori di poco valore, ci facciamo due foto, le postiamo sui social e poi facciamo il reso, è perché non sappiamo bene chi siamo, andiamo per tentativi e cerchiamo consenso nei click degli altri. Si tratta di un inquinamento mentale, spesso indotto, che produce a sua volta inquinamento ambientale. Oggi non siamo più solo quello che siamo, o quello che abbiamo, ma siamo anche quello che buttiamo (o rendiamo). Da più di un anno fotografo gli oggetti personali e i capi che la gente abbandona per strada, spesso in shopping bag griffate. Ho chiamato questo album Separate Collection, un ironico gioco di parole che fa riferimento alla collezione di moda ma anche alla raccolta differenziata, come si dice in inglese. Separate Collection è stato anche il tema di una sfilata Polimoda, dove il messaggio ultimo era appunto: per sapere chi sei devi prima sapere chi non sei. Devi perciò evitare di acquistare e indossare le cose che non ti rappresentano in modo vero e profondo. Può essere preso anche come un gioco, un esperimento divertente. Ma è una cosa seria, perché alla fine di questo processo il nostro armadio sarà composto solo di cose che stanno bene insieme e che veramente valgono qualcosa, intrinsecamente e affettivamente. Infatti il passaggio successivo è rimpiazzare le cose non di qualità con le loro versioni di qualità, più durevoli per noi e meno inquinanti per il mondo, già anche per il solo fatto che non ci verrà voglia di sbarazzarcene. Il nostro guardaroba sembrerà intramontabile perché sarà fatto di cose diverse ma che stanno bene insieme perché hanno un’anima, la nostra, cose che potremo comporre ogni giorno in modo diverso pur rimanendo sempre noi stessi. Questo è un processo “slow”, richiede impegno, ma alla fine decisamente appagante perché parla veramente di noi: Tell Me About You, citando non a caso il tema di un’altra nostra sfilata”.
Luigi Di Maio: "Senza M5s non esiste il governo, senza nostre proposte non c'è la manovra"
Oggi 20-10-19, 11:12

Luigi Di Maio: "Senza M5s non esiste il governo, senza nostre proposte non c'è la manovra"

“I toni ‘o si fa così o si va a casa’ fanno del male al Paese, fanno del male al governo”. Luigi Di Maio risponde così alle parole di Conte che ieri da Perugia aveva detto, riferendosi alla manovra, “chi non fa squadra è fuori dal governo”.“In politica - ha continuato il capo politico M5s - si ascolta la prima forza politica che è il M5s, perché se va a casa il M5s è difficile che possa esistere ancora una coalizione di governo”.Da Matera il ministro degli Esteri prosegue: “Prima di tutto sono soddisfatto che domani finalmente si riunisce questo vertice di maggioranza che stavamo chiedendo da un po’, un vertice di governo che deve servire a mettere nella legge di bilancio tre proposte che per noi sono imprescindibili: o si fanno o non esiste ancora la manovra”.
Ragazza di 19 anni morta in discoteca a Firenze, ipotesi mix alcool e droga
Oggi 20-10-19, 10:52

Ragazza di 19 anni morta in discoteca a Firenze, ipotesi mix alcool e droga

Una 19enne di Livorno è morta questa notte in un locale di Sovigliana, frazione di Vinci (Firenze), durante una serata in discoteca. Il locale è stato posto sotto sequestro dai carabinieri, che stanno procedendo insieme all’ispettorato del lavoro. Sul posto anche il magistrato Fabio Di Vizio della procura fiorentina.A quanto si apprende, la ragazza avrebbe accusato un malore intorno alle 4.15. Al momento l’ipotesi più probabile è che la giovane avesse assunto alcol e droghe.Sul posto sono arrivati anche i genitori della ragazza, la madre si è sentita male ed è stata soccorsa dai sanitari del 118.
"Sospese le libertà". In Cile 3 morti per le proteste. Coprifuoco e carri armati in piazza
Oggi 20-10-19, 09:38

"Sospese le libertà". In Cile 3 morti per le proteste. Coprifuoco e carri armati in piazza

Tre persone hanno perso la vita nel corso dei disordini in Cile. Lo rende noto la locale Radio Bio Bio. Le morti sono avvenute in un incendio scoppiato in un supermercato saccheggiato nel comune di San Bernardo. In diverse città del paese, supermercati e negozi sono stati saccheggiati, in un clima di caos per le manifestazioni iniziate a Santiago a causa dell’aumento dei prezzi del trasporto pubblico.Il presidente Sebastian Pinera ha deciso di sospendere i rincari dei biglietti ma la rabbia della popolazione non si placa. Coprifuoco e carri armati in strada a Santiago del Cile. Non accadeva dalla fine della dittatura di Augusto Pinochet, nel 1990
"Chi non salta è 5 stelle", naso turato su Silvio, viaggio nel mondo di San Giovanni che sogna la spallata
Ieri 19-10-19, 21:06

"Chi non salta è 5 stelle", naso turato su Silvio, viaggio nel mondo di San Giovanni che sogna la spallata

La vecchia bandiera verde del Carroccio si confonde, seppur dominando, con i vessilli di Forza Italia e con quelli di Fratelli d’Italia. I quattro mori sardi sventolano accanto al leone di San Marco. Piazza San Giovanni, che per intendersi è quella del concerto del primo maggio organizzato dai sindacati, ora è letteralmente invasa dal popolo del centrodestra, portato a Roma dalla Lega di Matteo Salvini e unito dalla voglia di votare: “Elezioni, elezioni subito”, è il grido di battaglia che arriva dalla folla. Duecentomila persone per gli organizzatori.A caratteri cubitali, un po’ ovunque, si legge “mai con il Pd e mai con M5s”. Slogan che mette insieme tre partiti che fino a pochi mesi fa sembravano non essere stati mai così distanti e che ora attendono “un giorno migliore”, canzone dei Lunapop che rimbomba nella piazza, insieme a un repertorio tutto italiano.C’è spazio per tutti in questa enorme piazza, dove spicca il colore blu sovranista del nuovo corso leghista e il logo “Salvini premier”. I militanti sono arrivati da ogni parte d’Italia con oltre 500 pullman, dalla Sicilia come dalla Valle d’Aosta. Nessuno è qui per far polemica con chi gli sta accanto. Debora, leghista della prima ora, giunta a Roma dal nord d’Italia “con un freccia rossa”, ci tiene a sottolineare dicendo sì alle grandi opere, considera la presenza di Berlusconi con gli azzurri come una specie di male necessario: “Vabbè, ci portano sostegno. Va bene così”. Poco più in là c’è Andrea Noventa, arrivato da Padova, con la sua bandiera, neanche a dirlo, con su scritto ‘Salvini premier’: “Non importa, il centrodestra deve andare al governo per mandare a casa la sinistra che sta facendo solo disastri”.In nome della realpolitik, insomma, Lega, Forza Italia e Fratelli d’Italia sono uniti sotto lo stesso cielo e come dice un leghista napoletano “scurdammoce u passato”. Ma c’è chi non dimentica. Come Ranieri, che porta con sé una bandiera di Fratelli d’italia, pensionato di Verona ed ex dirigente pubblicitario: “Berlusconi? Una domanda di riserva? Berlusconi è il passato...”.Il timore inevitabile, dopo gli interventi dei governatori, è che Berlusconi possa incassare qualche fischio e in questo modo l’obiettivo dell’unità verrebbe meno. Invece Salvini offre una presentazione che non lascia dubbi alla folla. Parla di squadra perché “insieme si vince” e ringrazia l’ex premier per le battaglie fatte: “Mai vista una piazza così, ci impone di lavorare insieme”. E via con gli applausi.Il leader di Forza Italia prende la parola, i fischi per adesso sono stati scampati. Tira fuori il repertorio di sempre, contro la magistratura di sinistra e contro Romano Prodi “al quale da questa stessa piazza nel 2006 abbiamo dato l’avviso di sfratto”. Poi come se fosse ancora il leader del Popolo della libertà, usa parole così: “Ricominciamo tutti insieme il nostro cammino per la libertà”. La folla è paziente, un signore chiede se racconterà una barzelletta, sta di fatto però che al quindicesimo minuto c’è chi inizia a mormorare e a sbuffare. Va bene l’unità ma fino a un certo punto. Marco, un signore di Padova, non ne può più: “E’ l’ora che Berlusconi vada ai giardinetti”.Sfumature a parte, oggi conta solo il palco, lungo sessanta metri, sfondo blu, e la fotografica dei tre leader insieme. Il tutto incorniciato dal tricolore con lo slogan “Orgoglio italiano. Una patria da amare e difendere”. Poi ci sono i simboli tradizionali degli ex lumbard, in piccolo, “Lega Salvini premier” e “Prima gli italiani”, nonostante Salvini avesse garantito agli alleati che la presenza dei simboli leghisti sarebbe stata discreta. Così non è stato e Giorgia Meloni storce il naso un po’ irritata.Gli interventi vanno avanti uno dopo l’altro. In piazza si bevono birre e si sente l’odore di salsiccia arrostita, tipico della festa del primo maggio ma quella di oggi è tutta un’altra storia. Tra i militanti avvolti nelle bandiere e dietro il palco ci sono i parlamentari azzurri, Tajani, Mulè, Gelmini, Calabria, Bernini, Giacomoni, Ronzulli. Il gotha c’è al netto di Mara Carfagna, che si era opposta alla presenza di CasaPound in piazza. I militando di Simone Di Stefano sono arrivati lo stesso, ma in realtà sono talmente pochi che in una piazza così affollata neanche si vedono.Si fa notare invece il proprietario del Papeete, Massimo Casanova, camicia scura, jeans, occhiale scuro: “La storia del Papeete è tutta una provocazione dei comunisti. Ma adesso devo andare perché Matteo mi vuole dietro al palco”. E sparisce tra la folla.Prima della manifestazione, Salvini carica la piazza facendo scorrere sui maxischermi le immagini di Matteo Renzi durante il faccia a faccia da Bruno Vespa: “Bastaaa! Toglietelo...”. Risultato ottenuto. L’ex premier e Beppe Grillo sono i leader più fischiati tutti. Ma ci sono anche i pugliesi che gridano contro il premier, loro concittadino, Giuseppe Conte: “Giuseppì, Giuseppì, torna a casa”. E poi ancora, l’immancabile “chi non salta è comunista”, divenuto anche “chi non salta è 5Stelle”, in segno di un amore ormai finito. E di un altro appena ricominciato.
Un Cesare senza armate
Ieri 19-10-19, 20:52

Un Cesare senza armate

Il senso di megalomania è grande quanto quel simbolo di Italia Viva che plana dal cielo di alluminio, nel frastuono di una musica da colossal americano. Alla Ben Hur. Simbolo che peraltro ricorda quello dell’Italia dei Valori. La megalomania di chi celebra un trionfo senza neanche un esercito che ha vinto la guerra, cesarismo senza un Rubicone attraversato, armate e vittorie, anzi con Roma invasa dai barbari, che sono cento volte il cosiddetto popolo della Leopolda. Direbbe Alberoni che manca la forza immateriale che caratterizza lo stato nascente, in questa “cosa” che nasce da una scissione, compiuta solo in nome di un Io che preferisce comandare in una casa più piccola piuttosto che condividere un progetto, senza essere il protagonista sul palco.Ma quale Italia dei “due Mattei”, narrazione che si infrange sulle istantanee di metà pomeriggio. Che fotografano un popolo a San Giovanni, potenzialmente maggioritario e un’enclave revanchista, stretta attorno al culto di un Capo che il paese lo ha perso, e non da oggi. Ecco, la differenza è tutta qui, perché San Giovanni è uno specchio del paese, dove si avverte il fuoco vivo della storia, la Leopolda un mondo che si esaurisce in sé e nei sui rituali, nonostante l’abilità della regia. Un format intenso per gli abbonati ma sconnesso dalle sedimentazioni profonde del paese. E allora, giù la maschera sul senso vero di questa operazione “Forza Italia viva”, dopo tante chiacchiere sulla separazione “consensuale” e il bon ton di maniera che ha preceduto il duello rusticano. Ecco la Boschi, circondata dalle telecamere. Guardatela come si compiace della luce dei riflettori mentre attacca il Pd diventato “il partito delle tasse”. Proprio così, “partito delle tasse”, un “avversario politico”. E ci manca solo “e delle manette”, per completare l’effetto deja vu. Perché, insomma, non ci vuole chissà quale fine politologo per capire il gioco.Prima l’Iva, poi “quota cento”, poi il family act, poi la polemica sulle tasse e sul cuneo: più i sondaggi dicono che la sua creatura non sfonda, più Renzi se ne inventa una al giorno, nel tentativo di aprire, attraverso la fibrillazione di governo, uno spazio politico. A destra. In quell’elettorato di Forza Italia che non si riconosce in piazza San Giovanni. Sentite Cosimo Ferri, l’uomo delle relazioni pericolose con Lotti e Palamara, di casa alla Leopolda: “Qualcuno è arrivato, ma tanti altri arriveranno. Ci sono delle trattative con la Carfagna e Mallegni, trattative sui ruoli e sulla visibilità. È un percorso naturale questo partito per chi viene da Forza Italia”. Già, aspettando Mara. I ben informati raccontano una storia bellissima per gli amanti del genere. E cioè che Renzi la vorrebbe, che ci sono stati già diversi contatti, che invece la Boschi è più tiepida e che però il problema è il ruolo perché la vicepresidente della Camera non può aderire senza un ruolo da protagonista.Sia come sia, tutto racconta di una operazione senza gravitas, che cozza col trionfalismo da palcoscenico, e che,absit iniuria verbis, sembra la chiusura di un ciclo, dalla rottamazione al riciclo. Basta farsi un giro tra la gente. Un giovane calabrese, Adolfo De Santis, impegnato nel Pd da anni e più volte minacciato dalla sue parti con lettere anonime è quasi sconsolato: “Io ero per la rottamazione, ma vedo che ora Renzi si affida ai capibastone. Qui c’è l’area vicina a Jole Santelli, insomma gente di Forza Italia”. Non solo la Calabria. Lo stesso sta accadendo in Campania e in tutto il Sud. Donatella Consatti, ex Forza Italia, è entusiasta: “Questo non è il centro, è il baricentro”.Diciamo le cose come stanno, stavolta anche la scena non è commisurata all’ambizione. Tanto mistero sui nomi dei vip che sarebbero saliti sul palco per poi scoprire che non ci sono i “sostituti” dei tanti persi per strada, da Farinetti a Baricco agli intellettuali che pure sono passati da queste parti. Il palco è un’orgia di retorica sulle città green, sull’innovazione tecnologica e sull’Italia delle start up che neanche fosse la Silicon Valley, tipici discorsi di un partito appena nato alla ricerca di finanziatori. Con i mitici “millennials” esibiti sul palco, applauditi da una sala di mezza età, molto medio borghese. Alla fine, la firma dell’atto costitutivo nel momento clou è affidata a Ettore Rosato e Teresa Bellanova. Non i testimoni di un modo che aderisce al progetto, ma i soldati più fedeli: “Ci voleva un leader per non lasciare l’Italia a Salvini”. Massì, “menomale che Renzi c’è”. Per loro.
La destra battezza la leadership di Salvini
Ieri 19-10-19, 20:47

La destra battezza la leadership di Salvini

Per vincere deve tornare indietro Matteo Salvini. E rispolverare la vecchia coalizione targata 1994. Allora bisogna dirlo: trionfa ma arretra. Trionfa, ma si decompone il modello del salvinismo dei “pieni poteri”. E allora quando scoccano le 17 e 44 e partono le note di Notti Magiche, colonna sonora cult dell’estate italiana dei mondiali di calcio targati 1990 e Totò Schillaci, il Capitano leghista si getta in mezzo alla folla e ne esce da trionfatore (“Pazzesco, pazzesco...”, gioirà con i cronisti”) da capo della coalizione, ma soprattutto da unico e vero avversario del governo giallorosso; ecco, un attimo dopo, finita la sbornia, nella war room del Capitano della Lega tirano un sospiro di sollievo, ma la traversata nel deserto è ancora lunga, lunghissima. Perché sarà pure una vittoria quella di oggi di Matteo Salvini che è riuscito a riempire una piazza non facile, storicamente di sinistra, come quella di San Giovanni.”La piazza di Lama e della Cgil, oggi è la nostra”, scolpirà dal palco. In queste ore si sprecano i numeri, 100, 200 mila persone. Si fanno già i raffronti con il 2006 quando Silvio Berlusconi e appunto la coalizione, composta all’epoca dai centristi dell’Udc, da Alleanza Nazionale e alla Lega, portarono a piazza San Giovanni due milioni di persone per dare la spallata al governo presieduto dal professore Romano Prodi. Di lì a poco, il centrodestra tornò al governo nel 2008 con “la maggioranza più ampia della storia della Repubblica italiana”, disse il Cavaliere.VIDEO - Salvini ringrazia Berlusconi e Meloni: ‘Insieme si vince’ (di L. Perotta)E allora importa sì che la piazza era consistente, composta da una zoccolo duro leghista, 500 pullman sono partiti da mezza Italia, per non parlare dei treni speciali. E poi ancora: famiglie con i bimbi piccini nei passeggini, tanta gente proveniente dal nord, ma anche dal sud, dalla Puglia alla Sicilia. E pochi, pochissimi, facinorosi di destra, senza saluti romani, croci celtiche. E sarà questa l’Italia vera, per dirla con Salvini, che ancora oggi i sondaggi accreditano al 45 per cento, e tra qualche giorno potrebbe mettere a segno un colpo a effetto in Umbria, strappando dopo oltre 50 anni l’Umbria alla sinistra. Sarà vero tutto questo ma sarà altrettanto vero, ed è il dato politico oggi, la coralità della coalizione. Non più insomma la corsa dell’uomo solo al comando, che a colpi di “pieni poteri” e di porti chiusi aizza la gente, divide il Paese e spaventa l’Europa e il mondo intero.VIDEO - Il colpo basso di Salvini a Renzi: “A Porta a Porta avrei potuto attaccarlo salutando i miei genitori incensurati”A piazza San Giovanni c’è anche un Salvini diverso, costretto a indietreggiare, a rispolverare una coalizione che fino a tempo utilizzava solo per vincere in Abruzzo, Molise, Sardegna, Friuli Venezia. E che adesso, invece, rinasce anche come potenziale coalizione di governo. Non a caso, solo un paio di mesi fa, in una serata torrida, a Cervia, Salvini urlava così a proposito del centrodestra: “Non ho nostalgia del passato”. No, ha cambiato idea il Capitano leghista. In questa piazza della Capitale c’è una varietà di bandiere, che non si vedeva da qualche anno. C’è un Salvini che coccola il vecchio Silvio Berlusconi: “Questa piazza ci impone di lavorare assieme per il bene del Paese. Per questo invito sul palco il mio amico Silvio Berlusconi, che inventò il centrodestra”. Ne tesse le lodi, lo protegge da eventuali fischi, e riparte da qui. Ed è un riconoscimento significativo, che nel delirio di onnipotenza del mese di agosto, mai e poi avrebbe pronunciato il Salvini del Papeete. Ed è allo stesso tempo un regalo per l’ex premier, 83 anni, che non ha certo brillato nel corso dell’intervento, ripetendo il solito cliché a colpi di “comunisti” e di “partito delle tasse”, che a un certo punto ha infastidito i salviniani che volevano solo e soltanto sentire “il nostro Matteo”, ma è anche un cambio di linea, un passo indietro, significativo. “La calma è la virtù dei forti”, sottolineerà dal palco. Che cita un pantheon che va da Oriana Fallaci a Luigi Einaudi, non ci passaggi forti contro l’Euro, c’è il solito comizio a colpi di attacchi a Giuseppi Conte, a Virginia Raggi e a Lorenzo Fioramonti, che sferza il “governo della tasse”, che cita Don Gnocchi. Ecco, l’unica novità che tira fuori dal cilindro è la ritrovata liason con gli alleati. Con l’amico Silvio e l’amica Giorgia. E allora vien da chiedersi: è stata una vittoria quella di piazza San Giovanni?VIDEO - Lerner insultato in piazza. Prende una bottiglia d’acqua, il leghista gli urla: “Attento, è avvelenata” (di L. Perotta)
Johnson fermato ma non domato
Ieri 19-10-19, 20:33

Johnson fermato ma non domato

LONDRA - Il piano di Boris Johnson di vedere approvato il suo accordo in Parlamento entro sabato è stato vanificato da un emendamento che lo obbliga a chiedere un’altra proroga all’Unione europea. Nel pomeriggio il premier ha detto di non essere disposto a chiedere il rinvio ma in serata ha inviato tre lettere al presidente del Consiglio europeo, Donald Tusk. Il primo documento, non firmato dal premier, richiede l’estensione copiando parola per parola il testo del Benn Act, la legge che ha obbligato l’esecutivo a chiedere di allungare i tempi. Il secondo documento, firmato da Johnson, chiede ai capi di governo dei 27 stati membri di rifiutare la richiesta di rinvio (“un’estensione rischia di danneggiare gli interessi del Regno Unito e dei nostri partner europei”). Il governo ha allegato un altro documento di protocollo firmato dal rappresentante permanente britannico a Bruxelles, Tim Barrow, per presentare la richiesta.Westminster compromette ancora una volta la strategia di Johnson sulla Brexit, costringendolo a cambiare i programmi in corso d’opera. Il governo ha annullato il voto sull’accordo inizialmente previsto per oggi pomeriggio dopo che la Camera dei Comuni ha accettato la mozione dell’ex conservatore Oliver Letwin (322 voti a favore e 306 contro) che ha rimosso il valore legale del verdetto dell’Aula. L’intenzione dei firmatari era quella scongiurare a ogni costo l’uscita dall’Ue senza accordo, come ha spiegato Letwin nel suo intervento in Parlamento. Il timore dei deputati nasce da una questione procedurale e da una mancanza di fiducia verso Boris Johnson. Se la Camera dei Comuni avesse approvato un accordo sabato e non fosse riuscita a implementare la legislazione per abbandonare l’Ue entro il 31 ottobre, il Regno Unito sarebbe uscito senza accordo. E i firmatari della legge sono convinti che Johnson non avrebbe fatto nulla per evitare questo scenario. L’emendamento approvato sabato invece costringe il governo ad allungare i tempi e dunque evita il rischio del no deal. La richiesta di proroga del governo fino al 31 gennaio dovrebbe essere approvata all’unanimità dai 27 paesi europei. Alcuni deputati conservatori sperano in un veto del presidente francese Emmanuel Macron, che però è molto improbabile.Il primo ministro, che è stato eletto leader dei Tory promettendo di uscire dall’Ue il 31 ottobre a tutti i costi, si è ribellato alla volontà del Parlamento. Ha detto ai deputati di non essere “spaventato o impaurito” dall’emendamento e sabato pomeriggio aveva escluso di volere chiedere una proroga a Bruxelles. La strategia di Johnson è di contrapporre l’ennesimo rinvio del Parlamento con la sua volontà di uscire dall’Ue il prima possibile. Il Times sostiene che il premier è disposto a mostrare la sua contrarietà con una serie di scelte simboliche. Potrebbe rifiutarsi di partecipare al prossimo vertice europeo in cui verrà discussa la proroga, e di nominare un commissario europeo come prevede la legge. Tuttavia, la giornata non è stata del tutto negativa per Johnson e le speranze di avere una maggioranza a favore dell’accordo sono cresciute nelle ultime ventiquattro ore. Molti euroscettici oltranzisti come Owen Paterson e Steve Barker hanno annunciato di volere votare a malincuore l’accordo del governo, temendo che la loro intransigenza potesse compromettere l’uscita dall’Ue. I 306 deputati che hanno votato contro l’emendamento sosteranno l’accordo di Johnson quando arriverà in Parlamento. Lo stesso Oliver Letwin è favorevole all’intesa, così come lo sono molti dei conservatori indipendenti che oggi hanno votato contro il governo. Questo significa che Johnson è molto vicino ad avere una maggioranza per l’accordo e avrà alcuni giorni in più per persuadere i deputati ancora incerti. Il ministro per i Rapporti col Parlamento Jacob Rees-Mogg ha chiesto di votare l’accordo lunedì prossimo ma lo Speaker dei Comuni potrebbe rifiutare la proposta scombinando ancora una volta i piani del governo.
Francesca Pascale non va a San Giovanni. Il messaggio a Berlusconi: "Ho paura ma mi fido di te"
Ieri 19-10-19, 20:26

Francesca Pascale non va a San Giovanni. Il messaggio a Berlusconi: "Ho paura ma mi fido di te"

Lo ha seguito da casa, attraverso lo schermo televisivo, ma di andare in piazza, e sul palco accanto a lui, proprio non se l’è sentita. Stavolta Francesca Pascale non ha accompagnato il suo Silvio alla manifestazione del centrodestra a piazza San Giovanni, che nei resoconti giornalistici ha segnato la “rinascita della coalizione”. Il motivo, stando a quanto hanno raccontato ad HuffPost fonti accreditate, sta nella vicinanza della Pascale al mondo Lgbt. Contro il quale il centrodestra a trazione Salvini-Meloni ha più volte puntato l’indice - oggi un passaggio dell’intervento della leader di Fratelli d’Italia ha sollevato lo sdegno del Gay Center. Non a caso, in una storia pubblicata su Whatsapp mentre seguiva in tv la diretta da piazza San Giovanni, la Pascale ha mostrato, in primo piano, la suola delle scarpe nei colori della bandiera arcobaleno, accompagnando il messaggio rivolto al fidanzato - “Al tuo fianco, anche in questo caso dove il sovranismo avanza sulla libertà. Ho paura, ma mi fido di te come sempre” - a due hashtag assai significativi: #forzaitalia, a rivendicare l’appartenenza al partito per anni cardine della coalizione cui Salvini e Meloni stanno dando la scalata, e #loveislove, utilizzato per celebrare la giornata del coming out, tra gli slogan principali del movimento Lgbt per rivendicare parità di diritti.Quella uguaglianza - si legga in particolare “unioni civili” - che proprio Pascale aveva indicato tra le priorità dell’allora nuova Forza Italia nel centrodestra quando decise di tesserarsi ad Arcigay e Gaylib. Era il luglio del 2014. “Si torna all’ispirazione originaria del 1994: una grande forza di rivoluzione liberale che deve tutelare tutti”, una delle dichiarazioni di quel giorno riportate dalla stampa.Cinque anni dopo la geografia del centrodestra è cambiata, per le regionali in Umbria si è sottoscritto un manifesto del “Family Day”, Pascale teme che la rivoluzione liberale possa sfumare, che sui diritti, specie quelli di omosessuali e transessuali, si possa tornare troppo indietro. E ha preferito non salire sul palco che ha siglato la “rinascita di una coalizione” alla quale non si sente vicina. Non come alla causa Lgbt.VIDEO - Berlusconi: “Da qui avviso di sfratto al governo delle tasse e delle manette” (di L. Perotta)
La Leopolda (per ora) gode come un riccio
Ieri 19-10-19, 20:01

La Leopolda (per ora) gode come un riccio

Diciamo le cose come stanno, senza troppi giri di parole. Il popolo della Leopolda gode come un riccio per l’attuale situazione politica, anche perché si trova nella condizione ideale per provare soddisfazione.Hanno un capo finalmente alla guida di un partito tutto suo, mentre prima erano prigionieri di una gabbia dorata (secondo loro) chiamata Pd.Hanno visto all’opera quel capo nel perfido e magistrale colpo di teatro di far nascere il governo PD-M5S salvo poi abbandonare il Nazareno in poche settimane, rendendo così già obsoleto quell’accordo e, soprattutto, mettendo Italia Viva a fare il mestiere che le piace di più (cioè che piace di più a lui), vale a dire quello del corsaro “guastatore”.E poi hanno tutta la leggerezza di chi si sente al centro della scena (vedasi il confronto Tv da Vespa) senza aver ancora sottoposto il nuovo soggetto a prove elettorali.Insomma questa Leopolda chiude le sue due prime giornate sull’onda di un entusiasmo crescente, che è tutto emotivo e (quasi) antropologico, prima ancora che politico.Già perché bisogna guardarla questa platea per capire bene dove mira la nuova avventura di Matteo Renzi.E bisogna guardarla insieme alle zone meno facilmente accessibili al pubblico, quelle in cui ci sono i Vip.Ne esce una fotografia semplice da capire e lontana anni luce da quella di un movimento di sinistra-sinistra, ne esce invece una perfetta rappresentazione piccolo e medio borghese, con la scarpa giusta (sneakers o tacco 10 che sia), la borsa giusta, il pantalone stretto (per i maschi), la camiciola aderente per le femmine.Insomma alla Leopolda si dà finalmente appuntamento un popolo che non deve fingere di essere quello che non è, un popolo che lascia volentieri alla Boldrini, a Bersani, a Zingaretti e a tutti gli altri di occupare uno spazio politico che qui viene vissuto come estraneo (senza più bisogno di nasconderlo).È quell’Italia politica che sta tra la Lega e il Pd che i convenuti a Firenze vogliono provare a rappresentare, quell’Italia che da ormai un decennio ha perso ogni speranza nella leadership di Silvio Berlusconi.È questa l’Italia a cui parlerà domani Renzi ed è la stessa Italia cui pensa il premier Conte. Per questo tra loro due nessuna tregua è possibile.
Doccia gelata per Bruxelles
Ieri 19-10-19, 19:42

Doccia gelata per Bruxelles

Il sollievo per l’accordo fatto è durato 48 ore. La foto dei leader europei, dal negoziatore Barnier al presidente della Commissione Juncker, contenti di poter annunciare in conferenza stampa a Bruxelles l’intesa su Brexit, sembra ormai una vecchia istantanea. Era solo giovedì scorso. Tutto superato dalla doccia gelata arrivata oggi da Westminster. A sorpresa, la Camera dei Comuni rinvia il voto sull’accordo trovato e intanto - con 16 voti di scarto: 322 sì, 306 no - approva l’emendamento Letwin che obbliga Johnson a chiedere un rinvio della Brexit al 31 gennaio 2020, entro oggi. Di fatto è un modo per escludere il rischio no deal, ancora una volta. I leader europei prendono tempo, sempre più incerti di come trattare una materia ingovernabile e preoccupati. Una nuova proroga potrebbe riaprire la frattura tra Germania e Francia: Angela Merkel possibilista, Emmanuel Macron disposto anche al no deal.“Sta a Londra dirci i prossimi passi”, fanno sapere dalla Commissione europea. La palla continua a rimbalzare tra Londra e Bruxelles in una saga infinita, dopo tre anni di negoziati, stop and go, nottate di trattative, tensioni, caos e intese poi subito evaporate. Prima di accordare il rinvio chiesto da Westminster - rinvio che Johnson è obbligato a chiedere, se non vuole incorrere in conseguenze di tipo anche penale - a Bruxelles vogliono vedere che fine farà l’accordo raggiunto giovedì scorso, se davvero verrà approvato dai Comuni entro la scadenza del 31 ottobre, come assicura il premier britannico. Se l’accordo passerà, sarà fatta davvero e bisognerà ‘solo’ cominciare i negoziati per i nuovi accordi commerciali tra Bruxelles e Londra nella nuova cornice Brexit: storia anche questa complicata tutta da scrivere, che nasconde pur sempre il rischio di no deal a ogni angolo, sebbene il voto di oggi a Londra sia servito anche a bloccare questa eventualità. Se invece l’accordo non passa, l’aspettativa degli europei è che la richiesta di rinvio al 31 gennaio 2020 venga giustificata dalle elezioni anticipate oppure da un secondo referendum: insomma qualcosa di serio che motivi la proroga. Ma c’è molta preoccupazione a Bruxelles. Perchè l’eventuale discussione su una nuova proroga potrebbe riaprire vecchie fratture tra Germania e Francia. Nei tanti tornanti delle trattative sulla Brexit, il francese Macron ha cercato di spingere per un no deal in varie occasioni. La Cancelliera Merkel è sempre riuscita a frenare questa ‘deriva’. Ma se la ferita si riapre, che succederà? Anche per questo, prendere tempo è la scelta più comoda, per ora.Del resto, la ‘novità’ di oggi è anche l’imporsi sulla scena dell’eventualità di una seconda consultazione, chiesta a gran voce da oltre un milione di persone scese in piazza davanti a Westminster in questo eccezionale ‘Super Saturday’ di votazioni. Era dai tempi della guerra delle Falkland che il Parlamento britannico non si riuniva il sabato, per dire della gravità della situazione. Qualcuno a Bruxelles comincia davvero a credere alla possibilità di un secondo refeendum. “Westminster vota per il rinvio contro Boris Johnson. Un milione in piazza per il secondo referendum. Grande è il disordine sotto il cielo di #Brexit”, twitta Paolo Gentiloni, futuro commissario europeo per gli Affari economici in attesa di insediarsi con tutta la squadra guidata dalla nuova presidente von der Leyen. Mentre a Londra il leader laburista Jeremy Corbyn si sintonizza con la piazza ed esce (forse) dalle ambiguità su una “seconda consultazione” sull’accordo raggiunto con Johnson, sempre che passi a Westminster. Il Labour è favorevole. Intanto Johnson è una furia, messo nel sacco dal Parlamento proprio quando pensava di avercela fatta. Anche il suo ottimismo è durato solo 48 ore, evaporato insieme al sollievo degli europei con l’approvazione dell’emendamento sul rinvio della Brexit. E’ la seconda volta che il premier viene messo in minoranza dal Parlamento: la prima a settembre quando è passato il Benn Act sempre sul rinvio. Persino gli unionisti nord-irlandesi del Dup hanno votato a favore del rinvio, arrabbiati per l’accordo firmato da Johnson, un’intesa che lascerebbe l’Irlanda del nord con un piede nell’Ue, costretta ai controlli doganali delle merci in entrata dalla Gran Bretagna, che intanto prenderebbe la via della Brexit. Un accordo che trasforma il Regno in uno spezzatino: il Dup vuole rinegoziare, pur senza sponde a Bruxelles dove non sono disposti a toccare una virgola dell’intesa raggiunta.Per il premier è uno smacco totale. Ancora peggiore delle bocciature che per ben tre volte il suo predecessore a Downing Street Theresa May si è dovuta sorbire. Allora, Westminster ha ogni volta bocciato l’intesa che May era riuscita a portare a casa da Bruxelles. Il voto di oggi invece non boccia l’accordo di Johnson, ma lo mette in stand-by e intanto assicura che non ci sarà ‘no deal’ comunque vada. Però è un voto che dà luogo ad un’incertezza di massimo livello: ragion per cui a Bruxelles prendono tempo.Domani un primo esame della nuova situazione sarà fatto dalla riunione degli ambasciatori dei 27 Stati membri. E lunedì la materia verrà discussa al Parlamento europeo, in sessione plenaria a Strasburgo. Tutti appesi ai prossimi passi di Westminster. Oltre all’inatteso voto sul rinvio, a Bruxelles è arrivato forte anche il segnale della piazza sotto Westminster: oltre un milione di persone a chiedere di potersi esprimere con una nuova consultazione sull’accordo raggiunto da Johnson, qualora verrà approvato dalla Camera dei Comuni. Messa così, sembrebbe che comunque vada sarà rinvio. Ma con la Brexit è inutile cercare di scrivere ultime parole: cambiano di continuo.
Giuseppe Conte: "La manovra non torna in Cdm, è stata approvata da tutti. Chi non fa squadra fuori dal governo"
Ieri 19-10-19, 19:30

Giuseppe Conte: "La manovra non torna in Cdm, è stata approvata da tutti. Chi non fa squadra fuori dal governo"

“Qui bisogna fare squadra, chi non la pensa così è fuori dal governo”. Giuseppe Conte interviene duramente sulla manovra. A chi gli chiede cosa risponde ai 5 stelle che chiedono un nuovo vertice di maggioranza dice: “La manovra è stata approvata, salvo intese tecniche, vuol dire che si possono fare approfondimenti tecnici. La manovra è stata deliberata, approvata da ministri di tutte le forze politiche, anche del M5S”. Lo dice il premier Giuseppe Conte parlando a margine dell’Eurochocolate. Sul piano anti-evasione, il punto più discusso del provvedimento dice:“Non può essere nè smantellato ne toccato. Ho iniziato con un m5s che gridava ‘onestà onestà’ e tutte le forze politiche non possono e non devono in alcun modo tirarsi indietro”.Poi un riferimento alle parole di Salvini dal palco di piazza San Giovanni: “Rispetto sempre gli avversari, però che non si dicano stupidaggini, perché su queste cose non si scherza. Non sono accettabili speculazioni di questo tipo, Salvini fa bene a stare zitto. Chi si è preoccupato in Ue di difendere il buon nome dell’Italia dove la propaganda politica ci stava facendo male è stato il sottoscritto”. Lo dice il premier Giuseppe Conte parlando a margine dell’Eurochocolate interpellato sulle frasi del leader della Lega in piazza sul fatto che nel governo sui migranti “hanno le mani sporche di sangue”.
La piazza del People's Vote a Londra esulta per la sconfitta di Johnson
Ieri 19-10-19, 19:08

La piazza del People's Vote a Londra esulta per la sconfitta di Johnson

L’ennesima sconfitta del governo sulla Brexit ha fatto scattare la festa tra i sostenitori del People’s Vote, che si sono riuniti davanti al Parlamento per chiedere un secondo referendum. Il maxischermo allestito a pochi metri da Westminster ha trasmesso la scena in cui lo Speaker dei Comuni, John Bercow, dichiara l’approvazione dell’emendamento: “The ayes have it, the ayes have it”.La folla del People’s Vote esplode in un grido liberatorio e intona cori di scherno contro Boris Johnson. “È tutto merito vostro”, grida la presentatrice sul palco che poi cerca di spiegare i dettagli tecnici dell’emendamento: “Il governo dovrà chiedere un rinvio... Boris Johnson ha detto che preferiva morire in una discarica piuttosto che accettare una proroga”. Non appena viene nominato il primo ministro, la folla inizia a fischiare, a inveire contro il maxischermo. Si alza uno stendardo con l’immagine di Johnson con il naso da Pinocchio, un’altra lo ritrae con la faccia da joker, e c’è anche chi sventola una bandiera con il premier britannico che bacia Donald Trump. “Il suo accordo è molto peggio di quello negoziato da Theresa May”, dice John, un attivista venuto da Brighton: “L’unica consolazione è che se dovesse passare l’accordo posso vantarmi di essere stato dalla parte giusta. Tra vent’anni potrò dire di avere sempre creduto che l’uscita dall’Unione europea ci avrebbe danneggiato”. Nella piazza del People’s Vote c’è un’atmosfera da concerto musicale, più che da manifestazione politica. I presentatori danzano lungo il palco e gridano indicando i manifestanti: “Siete tutti bellissimi, avete tutti una forma smagliante”. La sequenza dei discorsi viene interrotta dai video trasmessi sul maxischermo che ripercorrono le varie tappe del People’s Vote. “Siamo nati come un piccolo movimento, nessuno credeva in noi”, dice l’attore Patrick Stewart nel suo discorso: “Invece guarda cosa siamo diventati. Abbiamo conquistato un’intera città, abbiamo trasformato la politica britannica”. Secondo gli organizzatori oltre un milione di persone hanno partecipato alla manifestazione superando ogni altro record precedente.La platea del People’s Vote è molto variegata. Il sindaco laburista di Londra, Sadiq Khan, condivide il palco con Michael Heseltine, una vecchia gloria dei conservatori espulso dal suo partito per avere votato i Lib-dem alle elezioni europee. “Da giovane non pensavo che sarei mai stato fiero di sostenere la stessa causa di Heseltine”, dice Khan. Migliaia di manifestanti girano con le spille dei Lib-dem, il primo partito a essersi ribellato all’uscita dall’Ue coniando uno slogan che va molto di moda nella piazza: “Bollocks to Brexit (Diamine alla Brexit)”. Ci sono alcuni gruppi di militanti conservatori vestiti con le maglie azzurre che non accettano la deriva euroscettica a cui è andato incontro il loro partito. “É una delusione che alcuni parlamentari come Oliver Letwin (il primo firmatario dell’emendamento che ha sconfitto il governo) siano stati espulsi dai Tory”, dice un’attivista che non ha rinnovato la tessera. Accanto a loro sfilano decine di militanti del Partito verde, che ha solo un seggio in Parlamento ma è ampiamente rappresentato nella piazza anti-Brexit. Molti manifestanti sventolano le bandiere con slogan ecologisti: “Sì all’Europa, no al cambiamento climatico”. E non è raro incontrare dei dimostranti con la bandiera europea e la spilla di Extinction Rebellion, il movimento ambientalista che da due settimane organizza proteste di massa a Londra. “Se ci fosse un secondo referendum vorrei che la campagna del Remain fosse guidata da Caroline Lucas (la leader del Partito verde, ndr)”, dice un’attivista venuto da Bath: “Interpreta meglio di chiunque altro lo spirito del People’s Vote”. Sicuramente meglio di Jeremy Corbyn, il leader del Labour che ha sempre avuto un atteggiamento ambiguo sulla Brexit, e che non è molto amato dai manifestanti in piazza. “Deve uscire allo scoperto e sostenere il Remain”, ripetono molti dimostranti. “Tutte le persone a lui più vicine sono passate dalla nostra parte, hanno capito che non c’è altra scelta”, dice un ex elettore del Labour che alle prossime elezioni voterà per i Lib-dem: “Anche il braccio destro di Corbyn, John McDonnell, si è convertito alla nostra causa. Manca solo Jeremy”.
Scelto il simbolo di Italia Viva: è un gabbiano in volo. Renzi: "Prendo io la prima tessera"
Ieri 19-10-19, 19:04

Scelto il simbolo di Italia Viva: è un gabbiano in volo. Renzi: "Prendo io la prima tessera"

La scritta Italia Viva in blu e fucsia, il gabbiano stilizzato che la sormonta, una fascia blu sottostante: è il simbolo del nuovo partito scelto con un voto online e calato in formato gigante sopra il palco della Leopolda. Il simbolo era il secondo fra i tre sottoposti a consultazione. “Non so se c’è un leader, so che c’è una squadra che farà dell’Italia un posto più bello”, ha detto Renzi prima di rivelarlo. Su Facebook il commento: “Emozione purissima”.Una volta presentato il simbolo sarà possibile iscriversi on line a Italia Viva e dal palco della Leopolda, Matteo Renzi annuncia che prenderà la tessera numero 1. “Prenderò io la tessera numero 1, se non altro perché la voglio firmata da Teresa Bellanova”