HuffPost

HuffPost (noto fino al 2016 come The Huffington Post) è un blog e aggregatore statunitense fondato nel 2005 ed in breve tempo diventato uno dei siti più seguiti del mondo. L'edizione italiana di The Huffington Post ha debuttato il 25 settembre 2012, realizzata in collaborazione tra l'Huffington Post Mediagroup e il Gruppo Editoriale L'Espresso. Dal maggio 2017 anche l'edizione italiana ha modificato la testata in HuffPost, la stessa dell'edizione statunitense.
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Oms: "Il rischio globale sul Coronavirus è elevato, non moderato"
Oggi 27-01-20, 17:11

Oms: "Il rischio globale sul Coronavirus è elevato, non moderato"

Nell’ultimo report dell’Oms - l’Organizzazione Mondiale per la Sanità -, il rischio globale legato al Coronavirus viene indicato come elevato. Secondo lo studio, l rischio legato al virus ”è molto elevato in Cina”, mentre è “elevato a livello globale e regionale”.In un altro report, il rischio venne classificato come “moderato”. In una nota, però, quella classificazione viene indicata come sbagliata. “Si trattava di un errore di formulazione che abbiamo corretto”, ha dichiarato un portavoce dell’Oms a France Presse.Secondo il Ministro della Salute Roberto Speranza è molto probabile che l’Oms dichiarerà l’emergenza per il Coronavirus: “In questi minuti i vertici dell’Oms sono in Cina. La mia opinione è che al ritorno di questa visit apossa esserci un’ulteriore valutazione e credo che sia possibile, anzi probabile, che l’Oms ala fine deciderà di prendere la decisione che non ha preso la scorsa volta”, ha dichiarato il ministro durante un’audizione in Commissione Affari Sociali della Camera.
Il coronavirus avanza anche con la distruzione dell'ecosistema
Oggi 27-01-20, 17:07

Il coronavirus avanza anche con la distruzione dell'ecosistema

Le malattie che disegnano la storia e tormentano le giornate dell’uomo sono dovute proprio a quegli organismi che mettiamo più in basso nella gerarchia delle specie: batteri, virus, protozoi e nematodi. Questo esercito di piccoli e agguerriti parassiti è quotidianamente alimentato da tutto quello che di pericoloso facciamo nella biosfera.Facilitati dalla distruzione degli ecosistemi e dal riscaldamento globale, dall’inquinamento e dall’aumento della popolazione, i nostri veri nemici stanno vivendo una rivoluzione epocale: hanno nuovi spazi da conquistare e nuove prospettive di sviluppo. Viaggiano in aereo, si diffondono negli ambienti degradati o nei centri affollati e, soprattutto, approfittano dell’assenza o della scomparsa di piante e animali che in qualche modo li tenevano a bada.Come scrive il naturalista David Quammen (“Spillover” Adelphi 2017) “là dove si abbattono gli alberi e si uccide la fauna, i germi del posto si trovano a volare in giro come polvere che si alza dalle macerie...i virus si adattano bene e velocemente alle nuove condizioni create dall’uomo”. Le cosiddette malattie emergenti - come Ebola, AIDS, SARS, influenza aviaria, influenza suina e oggi il coronavirus - non sono catastrofi naturali e accadimenti del tutto casuali, sono spesso la conseguenza del nostro intervento maldestro di distruzione degli ecosistemi.Gli ecosistemi naturali, come le foreste, le praterie, la rete di acque dolci e salmastre, vengono distrutti per far posto alla sempre più invadente presenza umana umana, che si circonda di cemento, asfalto, di terra nuda coperta di rifiuti. Scompaiono gli ecosistemi naturali e con loro i piccoli e grandi animali che si cibano dei nostri parassiti (pensiamo solo ai grandi divoratori di zanzare come pesci e uccelli) e arrivano a frotte i microrganismi responsabili delle nostre infezioni.Le periferie, degradate e senza verde di tante metropoli tropicali, si trasformano un crogiuolo perfetto per malattie pericolose come la febbre dengue, il tifo, il colera, la chikungunya (ce la siamo già dimenticata?).I mercati di quelle stesse metropoli, che siano in Africa o in Asia, spacciano quello che rimane della fauna predata: animali selvatici vivi, parti di scimmie, carne di serpente, scaglie di pangolini, e tanti altri ancora, creando nuove succose opportunità per vecchie e nuove zoonosi.E in tutta questa sarabanda il riscaldamento globale è l’ultimo perfetto condimento: quale virus o batterio non predilige il caldo umidiccio delle nuove condizioni climatiche?Questo è il drammatico scenario che con la distruzione della biodiversità ci stiamo allegramente apparecchiando.A questo punto abbiamo davanti a noi due strade. Possiamo immaginare un futuro con ospedali sempre più grandi, vaccini sempre più potenti, disinfettanti sempre più tossici, oppure possiamo rimboccarci le maniche e iniziare a ricostruire qualcosa di quello che abbiamo distrutto rimettendo insieme i pezzi degli unici sistemi in grado di proteggerci da epidemie e catastrofi: gli ecosistemi. A noi la scelta.
Le Sardine sono il pezzo che manca al nuovo bipolarismo
Oggi 27-01-20, 16:59

Le Sardine sono il pezzo che manca al nuovo bipolarismo

Siamo alla vigilia del nuovo bipolarismo centrodestra-centrosinistra. Se da un lato Di Maio molla, dall’altro Mattia Santori e le sue Sardine arrivano al momento giusto. Non tanto per le proposte politiche, che al momento sono, a dire la verità, poche e confuse, quanto per quello che rappresentano per l’audience.Simbolicamente le Sardine hanno occupato il posto vacante del principale nemico di Matteo Salvini. Ed è fondamentale che questo ruolo venga ricoperto da qualcuno. Perché una narrazione senza l’antieroe non funziona. I buoni e i cattivi sono alla base di ogni dicotomia che si rispetti.La dicotomia, appunto, è la base di ogni racconto pop-populista che tanto serve, come l’acqua per un assetato nel deserto, ai talk-show, alle prime pagine dei quotidiani, al flusso continuo e ininterrotto dei social network. Perché la dialettica politica deve essere mediata a favore di tutti e, in speciale maniera, per i più semplici.Le Sardine si candidano, quindi, a essere un pezzo fondamentale, a oggi mancante, per completare lo schema del nuovo bipolarismo nazional-popolare, dopo una stagione vocata al maggioritario – dal governo Monti sino alla caduta in disgrazia di Matteo Renzi.Oggi c’è tanta voglia di proporzionale, di grandi coalizioni, di un rinnovato bipolarismo. E se da una parte il blocco di centrodestra appare ben strutturato e gonfio di consenso, almeno stando agli ultimi sondaggi, nel centrosinistra manca ancora qualcosa. Le Sardine appunto. Che poi, più di qualcuno le classifica come il Movimento 5 Stelle in salsa pidina. Abbastanza in linea con i fondamenti ideologici di sinistra, ma non troppo da risultare residuali.Non esageratamente scalmanati – perché il loro mantra è la competenza e la censura verso il linguaggio dell’odio – ma per nulla paludati, perché oggettivamente nuovi al cospetto dei media.E poi, le Sardine non sarebbero quello che sono - e ciò che potranno diventare domani - senza le piazze. Le enormi piazze che li accompagnano in questa epifania catodica e social. Sono essi stessi consapevoli della cruciale partita che stanno giocando, non tanto per loro stessi – perché poi le vicende individuali, come insegna la parabola di Luigi Di Maio, poco importano al corpaccione elettorale – quanto per l’imminente dimensione politica del Paese.Rappresentando le Sardine il nuovo approdo verso il quale, da una parte i grillini di sinistra pentiti, dall’altra i radicali di sinistra ostaggio dell’astensione da almeno due lustri, potranno convergere.Perché il Movimento 5 Stelle pare prossimo alla fine, non avendo maturato, a dieci anni dalla sua nascita, una vera e propria identità politica, essendo stato disposto a governare con chiunque gli abbia potuto garantire la maggioranza parlamentare. Dal governo con la Lega a quello con il Pd, mettendo in scena una neo-rappresentazione del pentapartito, ovvero, la negazione del bipolarismo di epoca berlusconiana-prodiana.Le Sardine, invece, sono nate già in opposizione al centrodestra e per questo saranno una delle colonne portanti del nuovo bipolarismo.
Questione di donne
Oggi 27-01-20, 16:55

Questione di donne

Una donna, per la prima volta, diventa presidente della Regione Calabria.Una donna, imposta come candidata della destra a trazione leghista, viene sonoramente sconfitta per la presidenza della Regione Emilia-Romagna.Una donna di sinistra, nemmeno del Pd, prende più voti di tutti per il Consiglio regionale dell’Emilia-Romagna (22.098).Una donna, mia zia, calabrese aspromontana, comunista primordiale, vota per la prima volta a destra, e vota Lega.Guardo queste storie di donne per cercare di capire cosa è accaduto, cosa può accadere, cosa non accadrà.No, non mi rallegra che, in fondo, sia crollato uno storico muro (o “un soffitto di cristallo”, come si dice), e che la Regione Calabria abbia la sua prima Governatrice, Jole Santelli. Chi lotta da sempre per far crollare questi muri e soffitti – che sono ovunque, ma in certi luoghi e ambienti e latitudini ancora di più – non sente vicine, compagne (ops) di lotta, colleghe di cordata donne che partecipano del sistema più biecamente patriarcale e sessista, lo sostengono, persino – fungendo da testimonial del “cambiamento” – giustificano la sua ipocrisia di facciata. La donna che alla battuta del vecchio gagà (“la conosco da 26 anni, e non me l’ha mai data”) e alle ovazioni del pubblico non trova altra replica che una risatina compiaciuta (e poi giustifica: “Lui può, siamo in famiglia”) non appartiene a questa lotta epocale, e la sua conquista è solo apparente. Purtroppo.Due estremi interessanti, e in qualche modo complementari, lassù in Emilia-Romagna. La prima, Lucia Borgonzoni, premio Oscar per la “candidata non protagonista”, sempre un passo indietro il fiero condottiero che andava visitando ogni singola cucina, salumeria e portineria, tagliando agnolotti, baciando coppe, suonando ai citofoni. Una campagna di spessore tale che era necessario, probabilmente, lasciar fuori il più possibile la candidata designata. Avrebbe potuto sbagliare la forma dell’agnolotto o il campanello da pigiare. Mica ci si può fidare, delle donne. Candidarle, farne una bandierina, ma poi che lascino fare ai maschi.All’opposto estremo c’è Elly Schlein, la più votata della coalizione di centrosinistra (lista Emilia-Romagna Coraggiosa Ecologista Progressista). L’opposto esatto di ogni evanescenza, dipendenza, inconsistenza. L’opposto esatto per curriculum, storia personale, modi. Diretta, ma con garbo, incisiva senza aggressività, preparatissima. Progressista, ambientalista, femminista. Virale il video in cui pone una domanda chiara a Salvini: “Perché non siete mai venuti alle 22 riunioni sui negoziati di Dublino?” (nessuna risposta).Noi, io, molte donne, e non solo, abbiamo un sogno: che sia una prossima leader dei progressisti. Ha tutte le qualità d’un leader, e un valore aggiunto: è una donna.Infine, mia zia. Comunista ereditaria (mio nonno, comunista originario, di quelli che pure sotto i fasci avevano combattuto e penato, e si riunivano di nascosto battendo le note di “Bandiera rossa” sul deschetto del ciabattino), militante di lungo corso, progressivamente abbandonata dalla sinistra. Pensionata, sola, truffata (un penosa storia di contributi non pagati), abitante marginale d’un quartiere marginale d’una regione marginale, vittima di abbandoni concentrici, alla deriva tra servizi inesistenti e nuove povertà, eppure pilastro del welfare familiare. Ha impugnato quella matita copiativa come strumento di vendetta, non voleva mettere una X per dire un sì, ma una X per seppellirvi sotto tutto un sistema. Non è bastato il galantuomo di Callipo (“è tardi”) a convincerla. Non è bastato ricordarle gli insulti leghisti al Sud, al suo Sud (il Sud dimentica, ahinoi). “Non possiamo diventare peggio di così”, m’ha detto. E la perdita del suo voto per me è una ferita, una voragine, su cui la sinistra dovrebbe interrogarsi, se solo riuscisse a vederla.
Aereo precipita in Afghanistan. Per i Talebani "era della Cia"
USA e Americhe
Oggi 27-01-20, 16:10

Aereo precipita in Afghanistan. Per i Talebani "era della Cia"

Un aereo è precipitato in Afghanistan, nella provincia di Ghazni, in una zona controllata dai talebani. Che parlano di un velivolo della Cia abbattuto, versione che non trova conferma a Washington.Non ci sarebbero superstiti, ma poche informazioni trapelano anche su quante persone ci fossero a bordo. “Il velivolo è in fiamme, non sappiamo ancora se sia un volo commerciale o militare” ha detto il portavoce del governatore di Ghazni, Aref Noori.Inizialmente, le agenzie parlavano di un volo di linea della compagnia statale afghana, la Ariana Afghan Airlines. In mattinata, però, Sky news ha riportato la smentita del’amministratore delegato della compagnia.Update - Ariana Airlines' acting chief executive has denied reports that one of its planes has crashed after officials in Afghanistan said a plane from the airline crashed in a Taliban-held area of Ghazni province— Sky News Breaking (@SkyNewsBreak) January 27, 2020Secondo l’agenzia di stampa Pajhwok, i talebani avrebbero rivendicato l’abbattimento del mezzo: affermano che fosse un aereo militare degli Stati Uniti. Il portavoce dei Talebani - Zabihullah Mujahid - ha dichiarato che “un aereo speciale degli americani stava volando per una missione di intelligence nell’area di Sadukhil, nel distretto di Dehk, nella provincia di Ghazni” e che “l’intero equipaggio dell’aeromobile e diversi alti ufficiali della Cia sono stati uccisi”.Beth Riordan, portavoce del comando centrale USA, ha affermato che l’esercito sta indagando sull’accaduto, senza specificare altro.Secondo quanto detto da Arif Noori alla Cbs, il volo era partito dalla città di Kandahar per arrivare a Kabul. Inoltre, Noori ha riferito che sarebbero stati trovati i corpi di due piloti, senza nominare altre vittime.JUST IN: Plane goes down in Taliban-held territory in Afghanistan https://t.co/TWtlFKjEzKpic.twitter.com/GX9sQKqD6q— CBS News (@CBSNews) January 27, 2020
Sardine, missione compiuta. "Non ci montiamo la testa, inizia la fase più dura"
Oggi 27-01-20, 16:04

Sardine, missione compiuta. "Non ci montiamo la testa, inizia la fase più dura"

“Adesso tocca a noi. Non ci siamo montati la testa quando abbiamo riempito 142 piazze in tutta Europa, non ce la monteremo adesso che arriva la prima buona notizia da tanto tempo a questa parte. Inizia la fase più dura”. Lo scrivono su Facebook i quattro fondatori bolognesi delle Sardine.“Saremo attenti e vigili dove si è già votato, saremo presenti e agguerriti dove si voterà, soprattutto se lo stile a cui ci avete abituato in Emilia-Romagna e Calabria verrà ripresentato in Puglia, Campania, Marche, Toscana, Liguria, Valle d’Aosta”.Analizzando il voto, i fondatori sottolineano che “l’esperienza dell’Emilia Romagna dimostra che le Sardine servivano come l’ossigeno”, mentre “l’esperienza della Calabria dimostra che le sardine da sole non bastano”.Non mancano le frecciate a Matteo Salvini e alla Lega. Perché “la memoria di Kobe Bryant è stata associata ad una candidata governatrice il giorno stesso del voto, in pieno silenzio elettorale”. Perché “ci avete sminuiti, sbeffeggiate, umiliati come cittadine e come elettori”. Perché “avete suonato un campanello di troppo e chiesto uno “scusa” di meno”. In definitiva, scrivono, “avete toccato il fondo. Più e più volte”.Inizia una nuova fase. “Le sardine non vanno date per scontate, ma ci saranno. Sempre”.
Quella volta che il The New York Times derise Robert Goddard
Oggi 27-01-20, 16:03

Quella volta che il The New York Times derise Robert Goddard

“Ognuno sa che un razzo non può viaggiare nel vuoto, poiché non c’è nulla da cui trarre la spinta. Goddard sembra non avere nemmeno le conoscenze di base delle scuole superiori”.A dire queste falsità scientifiche e ad infangare il nome di uno dei pionieri della missilistica moderna è niente meno che il The New York Times dopo uno degli esperimenti dello scienziato statunitense negli anni ’20. Infatti, le teorie di Robert Goddard, troppo rivoluzionarie per gli standard dell’epoca, vennero accolte dai media e dalla comunità scientifica con un certo scetticismo.Quarant’anni dopo però, pochi giorni prima del “One small step” di Neil Armstrong, lo stesso quotidiano chiese scusa allo scienziato statunitense, ritrattando il madornale errore compiuto dai colleghi. Ma andiamo con ordine.Nato a Worcester, nel Massachusetts, il 5 ottobre del 1882, Goddard cominciò ad interessarsi allo spazio già in tenera età ma la sua passione sfociò del tutto durante l’adolescenza, quando restò particolarmente colpito dal classico fantascientifico ‘La guerra dei mondi’. Frequentò la Clark University e nel 1914 progettò motori per razzi con gli investimenti della Smithsonian Institution.Da grande visionario quale era, nel 1919 scrisse già sulla possibilità di compiere viaggi sulla Luna. Nel 1926 lanciò il primo razzo a combustile liquido da Auburn: grande quanto un braccio umano, il razzo, ribattezzato ‘Neil’ , si alzò di 14 metri e il suo volo durò solamente mezzo secondo. In quell’occasione venne deriso da un giornale locale che titolò così l’evento: “Il primo volo di un razzo a propellente liquido è stato fatto ieri al podere della zia Effie”. Qualche anno più tardi accadde lo stesso, quando il giornale di Worcester derise un altro dei suoi esperimenti con questo titolo: “Razzo lunare manca l’obiettivo di appena 238799 miglia e mezzo”.Una situazione che contribuì a rendere Goddard molto sospettoso nei confronti di colleghi, al punto tale che spesso lavorò completamente da solo, per timore che qualcuno potesse in qualche modo limitare l’espansione del suo lavoro all’avanguardia. Come se non bastasse il The New York Times, in un articolo intitolato “Un metodo per raggiungere estreme altitudini”, scrisse che Goddard sembrava non avere nemmeno le conoscenze di base delle scuole superiori.Lo scienziato però continuò a concentrarsi sul suo lavoro, trasferendosi a Roswell nel Nuovo Messico: qui sottopose il suo lavoro all’Esercito degli Stati Uniti che, tuttavia, non riuscì a cogliere l’applicazione militare delle sue teorie, eccezion fatta per il bazooka che presentò nel novembre del 1918, poco prima della fine della prima guerra mondiale. Ironia della sorte, fu la Germania Nazista a prestare attenzione al suo operato, con Wernher von Braun che concretizzò le sue teorie con i razzi V2 i quali causarono la morte di migliaia di civili.Goddard venne a mancare nel 1945 e non poté così godere di una grande soddisfazione: le scuse da parte del The New York Times. Nel 1969 infatti, pochi giorni prima dell’ allunaggio, il giornale ritrattò proprio l’editoriale pubblicato su Goddard negli anni ’20 con queste righe: “Gli ulteriori esperimenti e ricerche hanno confermato i risultati di Isaac Newton nel XVII secolo, dimostrando definitivamente che un razzo può muoversi nel vuoto così come nell’atmosfera. Il Times si rammarica dell’errore”.Goddard nel complesso ottenne 214 brevetti per il suo lavoro, molti dei quali dopo la sua morte. Il 1° maggio del 1959 la NASA ha inaugurato il Goddard Space Flight Center, in onore del padre della propulsione dei moderni razzi.
A che punto siamo con la politica energetica e climatica in Italia
Ambiente e Natura
Oggi 27-01-20, 16:02

A che punto siamo con la politica energetica e climatica in Italia

(Questo post è a cura di Margherita Bianchi,ricercatrice nel programma energia, clima e risorse dell’Istituto Affari Internazionali, con la collaborazione di Riccardo Antonucci,laureando alla Masaryk University di Brno e tirocinante nel programma Energia, Clima e Risorse dello IAI)L’Italia ha finalmente consegnato la versione definitiva del Piano Nazionale Integrato Energia e Clima(Pniec), il documento nel quale si stabiliscono gli obiettivi 2021-2030 sui diversi pilastri della politica energetica e climatica. Il piano era stato presentato nella suaversione abbozzataun anno fa, e dopo un’attenta revisione da parte della Commissione europea se ne richiedeva entro la fine del 2019 la versione definitiva. L’Italia non è però l’unica ritardataria, in buona compagnia con un’altra decina di altri stati membri.Bruxelles dovrà ora stabilire se il documento presentato da ciascun Paese è coerente con gli obiettivi comunitari al 2030, anche nella prospettiva di ‘neutralità climatica’ condivisa dai governi nazionali (tranne, per ora, laPolonia) per il 2050. ColGreen Deal, l’Europa punta a zero emissioni accrescendo al contempo la propria competitività:una sfida esaltante ma certo non una passeggiata,in primis per i costi e gli ostacoli sul piano interno.Pniec italiano, conferme e novitàIl piano integra le novità della legge di bilancio e del ‘decreto clima’. Rispetto alla bozza, restano invariati i target sull’efficienza energetica e le emissioni. Se da una parte resta uguale anche l’obiettivo al 55% per le rinnovabili nel settore elettrico, se ne prevede una quota più ampia nei settori riscaldamento e raffreddamento (+0.9%) e trasporti (+0.4%). Il governo vede poi al rialzo le previsioni per la mobilità elettrica con l’impegno di introdurre quote obbligatorie anche nel trasporto pubblico.L’obiettivo del cosiddetto phase-out delcarbone– tema caldo a livello europeo – resta al 2025, ma rimane subordinato alla realizzazione degli impianti sostitutivi e delle necessarie infrastrutture, nonché al raggiungimento di risultati migliori sul lato efficienza energetica e rinnovabili. Questa rimane questione delicata nel nostro Paese soprattutto per la Sardegna,per cui il Mise ha avviato un tavolo di lavoro tecnico specifico.Il ministro dell’Ambiente Sergio Costa si è detto pronto ad accrescere l’ambizione di fronte a target comunitari presumibilmente più alti in futuro – e la normativa europea prevede infatti una revisione dei piani al 2023, ragionevolmente riorganizzati in chiave Green Deal.28 pezzi del puzzle, un difficile incastro europeoLe specificità energetiche, territoriali e sociali di ogni Stato e le conseguenti difficoltàche hanno (ancora) i Ventotto a procedere coerentemente verso un unico obiettivo non sono poche. Numerosi sono gli scontri sul tema, come quello tra Parigi e Varsavia: la Polonia ha negato il proprio supporto all’obiettivo di neutralità climatica, affermando di voler tornare sull’argomento a giugno di quest’anno; il presidente francese Emmanuel Macron ha per questo risposto che la Polonia potrebbe non avere accesso agli aiuti finanziari previsti dal Green Deal.Altro terreno di scontro è il nucleare, che molti vorrebbero all’interno di piani europei per sostenere l’energia pulita; o le priorità di sicurezza energetica – si pensi alla sagaNord Stream 2, che sembra non finire mai. Gli eterogenei interessi europei rallentano quindi il processo e continuano a trasparire nei piani nazionali, ma le raccomandazioni mandate durante l’anno a ciascuno stato fanno ben sperare che questi siano perlomeno più coerentirispetto alle bozze– aspetteremo gli ultimi ritardatari per tirare le somme.Undici giorni dopo il suo insediamento, la Commissione a guida Ursula von der Leyen ha presentato la Comunicazione sul Green Deal e, un mese dopo, le prime proposte,in primis quella per un piano di investimenti che intende mobilitare mille miliardi.Per aiutare gli altamente dipendenti da fonti fossili (e quindi più vulnerabili dinanzi alla transizione energetica), la Commissione ha proposto un“meccanismo per la transizione giusta”, che ha già fatto discutere: dei 7,5 miliardi a disposizione, Polonia e Germania potrebbero prendersi una bella fetta della torta (rispettivamente 2 miliardi e 887 milioni), cosa che non piace, tra gli altri, allaFrancia.All’Italia andrebbero 364 milioni, ma la distribuzione del denaro dipenderà per tutti dai progetti di riconversione ambientale ed economica che verranno proposti. Il negoziato sulla relativa proposta normativa non si prospetta per questo facile.Nonostante gli incoraggianti numeri, la Commissione stessa riconosce un gap di investimenti di 260 miliardi all’anno entro il 2030 rispetto agli attuali obiettivi Ue (tra cui una riduzione del 40% di emissioni entro il 2030 rispetto al 1990). Nel Green Deal questi obiettivi saranno verosimilmente rivisti al rialzo – per le emissioni si discute del 50/55% al 2030 – e il divario sempre così destinato ad aumentare.Europa e Italia nel 2020Le prevedibili liti europee non devono distrarci: decarbonizzare il continente è condizione necessaria ed è bene che la Commissione lo abbia capito. Fare i compiti a casa nostra – ammesso che ci si riesca – non è però sufficiente: in quanto bene pubblico globale il clima non può essere tutelato senza azione globale. È positivo quindi che l’esecutivo si sia fatto promotore di una vera e propria climate diplomacy, un passo importante a integrazione della già più consolidata energy diplomacy.Tradurre la priorità di neutralità climatica nelle relazioni esterne non sarà facile, ma abbiamo l’opportunità di contare molto in questo anno appena iniziato. Opere di convincimento verso gli Stati Uniti saranno probabilmente poco efficaci dato il monopolio delle elezioni presidenziali nel dibattito. A Davos le divergenze tra le due sponde dell’Atlantico appaiono poi sempre più marcate, anche se l’Ue potrà puntareal livello sub-federaleamericano per rafforzare l’impegno sul clima.Nel breve periodo si punta dunque al Summit tra Ue eCinae alla cooperazione con l’Africa. Il tandem italo-inglese della pre-Cop e dellaCop26nel 2020 ha poi le carte in regola per fare la differenza – specialmente verso Cina e India che procedono a passi incerti – e potrà rafforzarsi nel 2021, quando i due Paesi presidieranno rispettivamente G20 e G7.
Salvini voleva la spallata e si è risvegliato con una grossa ingessatura
Oggi 27-01-20, 15:52

Salvini voleva la spallata e si è risvegliato con una grossa ingessatura

Bravi, bravissimi! Con Bonaccini hanno vinto la partecipazione, l’orgoglio di una storia, la scintilla delle Sardine. La piena è passata, gli argini hanno tenuto. Salvini voleva la spallata e si è risvegliato con una grossa ingessatura.L’Italia sta tornando al bipolarismo tra un centrosinistra largo e civico e un destracentro che ha fatto paura per la sua demagogia e il suo messaggio violento. L’agnosticismo tra destra e sinistra scombina e riduce i 5Stelle.Svela l’insostenibile leggerezza di disegni neocentristi, riaccende la riflessione sulla legge elettorale. Si vede l’alba di “Tutta un’altra storia” ma a una condizione: non accontentarsi dello status quo. La fiducia va reinvestita. Serve uno scatto forte del governo a partire dall’emergenza di un paese sempre più diviso tra Nord e Sud. È lì a dircelo l’esito brutto in Calabria, nonostante la generosità di Callipo e dei militanti.Serve dall’esecutivo un messaggio immediato sui diritti umani perché le urne hanno battuto, col capo della Lega, i decreti vergogna. Insomma la concretezza del fare deve riallacciarsi a un pensiero. Fondamentale sarà la voglia del Pd di cambiare quanto va cambiato. Di rifondarsi e aprire una stagione costituente per allargare il campo a movimenti, associazioni, solidarismo.Ieri Milano, prima con Giuliano Pisapia e poi con Beppe Sala, e altre città e oggi l’Emilia Romagna: la magia è la stessa, apertura, civismo, governo onesto e piazze.Da People, a Verona, da Greta ai sindacati, ai lavoratori e alle lavoratrici delle aziende in crisi, ai giovani della precarietà. Perché che la si guardi da Bologna o dal Libano, da Parigi o dall’Iran, la politica è anche lotta. È cultura e un pizzico di utopia. L’insieme è il linguaggio che si sceglie e che si vuole avere.Di questo abbiamo discusso sabato mattina a Milano, con l’aiuto di professionisti di valore, nell’incontro La lingua pensa per noi. Si è avviato così il laboratorio di Democrazia Esigente, una piccola associazione culturale parte di una rete più larga, che si propone di riallacciare pensiero, movimenti e politica.
Ha vinto il coraggio di un riformismo partigiano
Oggi 27-01-20, 15:45

Ha vinto il coraggio di un riformismo partigiano

’Chi ha paura della guerra stia a casa’, così dice un detto dialettale partigiano.In Emilia Romagna ha vinto chi non ha avuto paura della guerra. Ma anche chi ha avuto cura della sua terra, della sua casa. Il suo territorio, con gli interessi da amministrare e gestire tutti i giorni, e i suoi valori, non temere di dire chi sei, da dove vieni, dove vuoi andare.Ha vinto il coraggio, il coraggio di esserci e il coraggio di scegliere.Ha perso la paura e ha perso chi non sa chi è.Ha vinto Stefano Bonaccini, che non ha mai ceduto a chi voleva portare la competizione emiliano romagnolo fuori dai confini regionali, sia fisicamente che metaforicamente.Ha vinto un Pd orgoglioso di esserci, che ha saputo uscire dalla logica del referendum pro o contro Salvini e la Lega con la forza delle proprie scelte.Verrà il momento dell’analisi dettagliata delle percentuali di voto e dei flussi elettorali, ma il messaggio del 26 gennaio è limpido, per una volta: per vincere bisogna uscire dal campo di gioco della paura, l’unico campo di in cui Salvini sa giocare.Bonaccini, il Pd e tutta la forza civica che lo ha sostenuto ha saputo costruire un altro campo.Lo ha costruito fisicamente, nelle piazze con una presenza forte e costante di tutti: Bonaccini per primo, ma anche quegli amministratori che hanno vinto nelle urne e nelle piazze le sfide dei Comuni degli ultimi anni e hanno rivinto, con risultati spesso maggiori, le regionali nelle loro città. Ricordo anche a Carpi una passeggiata di Salvini il 10 novembre: non era facile in quel momento presidiare il territorio, impedire che passasse il messaggio della “liberazione” dopo settant’anni di potere. Ma per arginare quella parola d’ordine bisognava esserci, non indietreggiare, non lasciare spazio libero, non avere paura. E La Carpi che non ha avuto paura c’era.Qualche giorno dopo è arrivato il movimento delle Sardine, la forza delle loro piazze ha saputo ridare vita ad una spinta civica che sembrava assopita e impaurita.Ma per costruire futuro e uscire dall’eterno presente della politica italiana non bastano ora le piazze.Le piazze vanno riempite sì di persone ma soprattutto di idee, perché sono le idee, le scelte di campo quelle che portano le persone fuori dal loro presente verso un ’mondo migliore’ come la canzone di Vasco Rossi, giustamente scelta da Bonaccini questa notte per celebrare la vittoria.E le idee di futuro che abbiamo messo in campo in Emilia Romagna e che dobbiamo mettere in campo in tutto il paese devono essere coraggiose, riformiste. E, aggiungo, di parte.Il coraggio di scegliere.Il coraggio delle riforme che sono il cambiamento che incontra le esigenze reali.Il coraggio di un ’riformismo partigiano’: un riformismo che non sia mero tecnicismo, neutrale, fine a se stesso, che tutto cambia senza nulla cambiare. Ma un riformismo che sceglie la vita e il futuro delle persone. Che ’parteggia’ per le persone.Un riformismo che cammina sulle gambe di chi in quelle piazze non ha avuto paura di esserci per migliorare la vita reale dei propri concittadini, che siano primi, ultimi o penultimi.Un riformismo che sceglie la giustizia sociale, la giustizia economica e la generatività.Su queste scelte e su questa strada il Pd è tornato a essere il primo partito in Emilia Romagna.In questo campo Nicola Zingaretti ha guidato un Partito Democratico che sembrava smarrito il 4 Marzo 2018 e che ora è l’unica alternativa alla destra della paura.Ed è stato bravo e coraggioso a lanciare la sfida di un Pd che non si accontenta di se stesso ma che si apre a chi in questo campo, quello del futuro, delle speranze e delle idee, ci crede e vuole combattere.Ma per vincere questa sfida fondamentale anche il governo nazionale deve stare in questo campo, quello delle scelte, quello del sapere chi sei.Il futuro non basta nominarlo, bisogna costruirlo giorno dopo giorno, farlo diventare realtà già nel presente.
I vincitori in Emilia Romagna sono tre
Oggi 27-01-20, 15:45

I vincitori in Emilia Romagna sono tre

Intanto ragioniamo a mente fredda sui dati. La partecipazione elettorale è in linea con le vere elezioni precedenti, quelle del 2010. Oggi 67.7%, allora 68.1%. Ogni confronto con la partecipazione elettorale alle regionali anticipate del 2014 non ha alcun senso. Quelle elezioni furono “devastate” da una raffica di procedimenti giudiziari intentati dalla magistratura bolognese per presunte spese pazze dei consiglieri regionali. Quell’iniziativa sollevò una ondata di protesta antipolitica. Di quella inchiesta sono rimaste le briciole, ma allora il danno fu considerevole, vale a dire una diserzione di massa dalle urne (a cui si unirono anche un certo numero di elettori Pd disaffezionati dalla leadership renziana).Quindi siamo tornati alla normalità. E lo stesso successo del Pd e del suo candidato presidente vanno in questo senso. Non c’è stata alcuna competizione, non è stata contendibile la Regione: allora il candidato del Pd, Vasco Errani, un mito della buona ed efficiente amministrazione, non andò oltre il 52.7% contro la forzista Bernini. Oggi Bonaccini ottiene 51.4%: una differenza di poco più di un punto percentuale.La conclusione di questi dati irrefutabili è che la sinistra ha mantenuto il suo bacino tradizionale di consenso. Anche il Pd, se si aggiungono i consensi andati della lista del presidente, riceve più voti rispetto al 2010. E la destra ha rosicchiato qualche unto qua e là. Altro che sfondamento. Semplicemente al suo interno sono cambiati i rapporti di forza e le alleanze (l’Udc, oggi tornata all’onore del mondo a sostegno del Cavaliere in Calabria allora, in Emilia-Romagna correva da sola facendo mancare ili suo 4% alla candidata della destra).Forza Italia è scomparsa dai radar nella regione rossa, e Salvini ha preso la leadership, benché sia insidiato, sottilmente, da Giorgia Meloni che dieci anni era inesistente su quelle terre. I numeri ci dicono che, ancora una volta le elezioni europee non danno indicazioni probanti sul comportamento di voto degli elettori quando la scelta diventa più saliente.In conclusione, Salvini, ben più dei 5stelle, merita la palma dello sconfitto. I vincitori a pari merito sono tre: Bonaccini, il Pd e le Sardine. Mentre Bonaccini sarà impegnato in regione, e chi fantastica di altri ruoli è fuori pista, il futuro della sinistra si gioca nel rapporto tra il partito di Zingaretti e l’incredibile, strepitosa novità delle Sardine. Un confronto che, finalmente, ridarà sale a una sinistra ancora alle prese con la metabolizzazione della devastante irruzione di Matteo Renzi.
Un artista di strada si aggira per le vie di Milano. A sorpresa Achille Lauro in piazza Duomo (VIDEO)
Milano
Oggi 27-01-20, 15:32

Un artista di strada si aggira per le vie di Milano. A sorpresa Achille Lauro in piazza Duomo (VIDEO)

Lartista di strada è in realtà... Achille Lauro. A sorpresa il trapper si è esibito in piazza Duomo a Milano: ha disegnato un lupo, un fulmine, una corona ed una maschera, di fronte ad un pubblico sorpreso. Il trapper parteciperà anche questanno al Festival di Sanremo, con il brano "Me ne frego".
"Col cuore a pezzi, nella casa che ha costruito": il commovente ricordo di Alicia Keys per Kobe Bryant (VIDEO)
Oggi 27-01-20, 15:30

"Col cuore a pezzi, nella casa che ha costruito": il commovente ricordo di Alicia Keys per Kobe Bryant (VIDEO)

"Non avremmo mai immaginato in un milione di anni che avremmo dovuto iniziare lo spettacolo in questo modo". Alicia Keys ha aperto la cerimonia dei Grammy Awards con un commosso omaggio a Kobe Bryant, "col cuore a pezzi, nella casa che lui ha costruito". Lo Staples Center è la casa dei Los Angeles Lakers, la squadra per il quale Kobe Bryant ha giocato per tutta la durata della sua carriera.
Ve l'avevo detto. Luigi Di Maio "si gode" la sconfitta
Oggi 27-01-20, 15:16

Ve l'avevo detto. Luigi Di Maio "si gode" la sconfitta

Luigi Di Maio “si gode” la sconfitta. Un paradosso, vero. E in effetti l’ex capo politico del Movimento 5 stelle non è affatto felice di come siano andate le cose. Ma la sua insoddisfazione pesca in un mare più lontano rispetto al disastroso risultato delle urne di ieri. “Luigi ha provato in tutti i modi a dire che non si doveva correre”, dice uno dei suoi consiglieri. E aggiunge: “Ha fatto poi ben presente che a seguito di questa decisione le responsabilità sarebbero state di tutti”. Ufficialmente il “no comment” che arriva dall’entourage del ministro degli Esteri su qualunque domanda sul post voto fa più rumore di qualsivoglia roboante dichiarazione.I 5 stelle sono in confusione. Con il leader che si è tolto la corona ed è sceso dal trono è senza una guida chiara in un momento di tempesta. Vito Crimi, il reggente, ha affidato a Facebook una scarna nota. Ammette il risultato più che modesto. E aggiunge: “Questo però non ci induce ad arrenderci: semmai è vero il contrario. Abbiamo già avviato il lavoro di organizzazione che ci consentirà un maggiore coordinamento, bisogna restare uniti, non lasciarsi irretire da facili sirene”.Di Maio si è sfilato un attimo prima che la slavina lo travolgesse. Non ne è immune, certo, ma la valanga che è piovuta sulla testa del Movimento ha rimesso in moto più che mai il dibattito interno. Sergio Battelli, presidente della commissioni Affari europei della Camera, non ci gira attorno: “In Calabria e in Emilia-Romagna si è consumato un vero disastro per il M5s: non è colpa di Luigi, non è colpa dei candidati, non è colpa della ‘stampa brutta e cattiva’, la colpa è unicamente nostra e mi sono davvero rotto le scatole di guardarmi attorno e vedere solo autoreferenzialità”.L’accusa di essersi troppo a lungo guardati l’ombelico comodamente adagiati sui cuscini del potere serpeggia come una saetta nelle chat interne. “Bonaccini ha fermato Salvini con i fatti e con il buon governo – si sfoga un senatore – Noi pensiamo ancora ai temi anticasta e a fare post su 10 milioni assegnati a questo o a quello. Ma di che parliamo”. C’è un punto che congiunge le opposte fazioni. Lo spiega un parlamentare con una certa esperienza: “Ora che succede? Che noi siamo morti e che il governo è vivo, quindi si vivacchia e si rimane incollati alla poltrona per i prossimi tre anni, che qui dentro dopo nessuno ci rientra”.Lo spettro della doppia cifra è il grande spauracchio che si è messo in moto fin dai primi exit poll. “Con questi numeri a livello nazionale è tanto se arriviamo al 10%”, commentano fra di loro i colonnelli. Che ora devono resistere all’assalto esterno di un Pd che si sente rafforzato e che chiede maggior peso nelle prossime scelte qualificanti per il governo. E fare la propria scelta nel grande dibattito interno che si sta delineando su due fronti stratificati e complessi. Quello, guidato da ministri come Stefano Patuanelli e Federico D’Incà, da Roberto Fico e da Beppe Grillo, che lavora affinché i 5 stelle inizino un percorso di avvicinamento al mondo del progressismo riformista. E il secondo che, con sfumature sensibilmente diverse, vede Di Maio e Di Battista voler perseguire la strada del soli contro tutti, cogliendo le opportunità di alleanze solamente come tram per realizzare i propri obiettivi.Una partita in cui Giuseppe Conte è entrato a gamba tesa: “Dobbiamo lavorare per contrastare questa destra. Mi auguro che si possa rinforzare questo ampio fronte, chiamatelo pure progressista. Non possiamo più permetterci smarcamenti, di piantare bandierine e reclamare spazi, la gente ci chiede azioni”. Non tutti dalle parti delle 5 stelle sembrano essere di questo avviso.
L’Emilia Romagna resiste, ma le domande di protezione restano da affrontare
Oggi 27-01-20, 15:06

L’Emilia Romagna resiste, ma le domande di protezione restano da affrontare

Doveva essere il giorno del crollo “dell’ultimo muro di Berlino”, secondo la ridicola metafora leghista. Si sarebbe dovuta dare la spallata al governo Conte. Invece, l’Emilia Romagna ha resistito, anzi ha interrotto, una tendenza, almeno a livello locale.Il voto è stato nazionale e Matteo Salvini ha perso il referendum per fare il capo dell’Italia. Complimenti a Stefano Bonaccini per passione e capacità di sollecitare l’orgoglio della sua terra. Complimenti anche a Nicola Zingaretti per aver accompagnato con spirito di servizio la campagna elettorale del ‘suo’ Presidente.I risultati sono netti, addirittura sorprendenti. Vediamo i tratti più rilevanti. Primo tratto: la conferma del ritorno anche in Italia del bipolarismo destra-sinistra, per quanto siano stravolte, in termini di referenti sociali, le tradizionali categorie politologiche. A ri-strutturare il campo di gioco è, da una parte, il consenso recuperato dal Partito Democratico, notevole considerato anche il successo della lista del candidato presidente e, dall’altra, il collasso del M5S.Stavolta gli ex-elettori grillini indisponibili ad andare con la Lega non sono rimasti a casa, ma sono ritornati direttamente al Pd, in un voto ragionato, consapevole del sistema elettorale. La capacità di accoglienza della leadership tranquilla del Pd ha funzionato.Secondo tratto rilevante espresso dal voto: nelle roccaforti di Bologna e Modena, decisive per numero di elettori (nelle due province si genera l’intero scarto tra Bonaccini e Borgonzoni), le Sardine hanno rimotivato l’elettorato ‘fedele’ al Pd e contribuito a rendere votabile ‘Il Partito’ a quanti l’avevano ‘tradito’ per il M5S.Infine, la lista rosso-verde guidata da Elly Schlein ha portato preziosa acqua alla coalizione, ma la sua raccolta è rimasta nel recinto storico delle cittadelle universitarie, sotto il dato di Liberi e Uguali del 2018, quando il M5S era al 27%. Invece, nessun appeal dalle cosiddette sinistre radicali, scomparse in un passaggio che pure avrebbe dovuto offrire qualche possibilità, data la diaspora grillina.Complimenti, quindi, al presidente riconfermato e al segretario del Pd. Ma attenzione a rimuovere le specificità storico-politiche, civiche, sociali e economiche del contesto emiliano-romagnolo. Attenzione a generalizzare. Attenzione a leggere il risultato come inversione di tendenza. Le province di ReggiomEmilia, Bologna, Modena, Ravenna e Forli-Cesena non sono il resto dell’Emilia, né il resto della Romagna (ad esempio, nel piacentino, Borgonzoni supera Bonaccini di 20 punti percentuali).Soprattutto, non sono il resto dell’Italia, sia a Sud che a Nord. In Umbria, soltanto tre mesi fa, la destra capeggiata dalla Lega ha superato di 20 punti percentuali la coalizione a guida Pd, come ieri in Calabria.In sintesi, il voto in Emilia Romagna non cambia il quadro. La botta presa da Matteo Salvini nella roccaforte della sinistra storica non archivia la ‘serie’ incominciata, almeno, con il voto per il Parlamento nel 2013 e affermatasi nel referendum costituzionale del 2016, nelle elezioni politiche del 4 Marzo del 2018, nelle ‘Europee’ del 2019 e, infine, nelle recenti elezioni regionali. Una ‘serie’ contestuale al successo di ‘serie’ analoghe, ovunque nelle cosiddette democrazie o post democrazie occidentali, con episodi ‘cult’ nella ‘stagione’ 2016, come la Brexit e l’elezione di Trump e, a seguire, la scomparsa del Partito Socialista francese nel quadro dominato da Le Pen e Mélenchon, il minimo storico della ‘große koalition’ a Berlino e, da ultimo, il trionfo di Boris Johnson nel voto del Regno Unito prima di Natale.Il problema di fondo rimane. Le sinistre, ovunque, faticano a prendere atto che siamo in un’altra fase storica, che si è chiuso il trentennio liberista dominante dalla ‘fine della Storia’, sancita nel 1989. Siamo entrati nel secondo ‘Momento Polanyi’: la società chiede alla politica di riprendere il controllo dell’economia. Il capitalismo finanziario globale, reso da questa parte dell’Atlantico ancora più aggressivo dal mercato unico europeo e dall’euro, ha determinato divaricazioni sociali insostenibili e incompatibili con le varie forme di liberal democrazia. Anche nell’Emilia Romagna delle eccellenze, sono state impoverite e incattivite fasce maggioritarie di popolo e le classi medie del lavoro subordinato, autonomo, professionale legate alla domanda interna sacrificata sull’altare dell’estremismo mercantilista dell’Ue. Sono rimasti a galla, seppur faticosamente, grazie anche al welfare aziendale, i segmenti operai delle imprese esportatrici e delle relative catene corte di forniture qualificate. Nel cuore produttivo della ‘Regione rossa’, organizzati dal sindacalismo confederale, sono ancora una presenza importante, insieme ai settori della cultura e dei servizi a elevato valore aggiunto. Ma le filiere sociali dipendenti dalle esportazioni sono una modesta minoranza nel contesto nazionale. Ovviamente, le divergenze economiche e sociali sono soltanto una delle variabili esplicative. Altre importanti variabili concorrono allo spaesamento, al senso di abbandono innanzitutto dalle istituzioni, alla paura: l’incertezza sul presente e l’angoscia del futuro in conseguenza della precarietà del lavoro; la rottura o l’allenamento dei legami familiari, quindi la solitudine, espressa in indifferenza o aggressione via social; le presenze senza adeguate politiche di integrazione dei migranti.La sinistra storica, la sinistra movimentista di matrice sessantottina e, da ultimo, le Sardine pompate dai media mainstream, sono espressione governista, radicale o creativa dei settori culturalmente e economicamente integrati nei circuiti europei e globali. Nonostante le ‘serie’ di sconfitte elettorali, continuano a ignorare e disprezzare, prigioniere di una sorta di suprematismo morale, le domande di protezione materiale e identitaria urlate, disperatamente, dalle periferie economiche e sociali. Fino a Marzo 2018, il M5S ha interpretato tali domande. Dall’opposizione ha avuto gioco facile a proporsi come raccoglitore indifferenziato di tutte le rabbie, le paure, le speranze. Ha giovato della sua trasversalità nell’illusione che ‘basso contro alto’ potesse davvero essere il carattere distintivo della fase. Poi, inevitabilmente, si è scontrato con i vincoli di realtà al governo dell’Italia e di tante grandi città e con la destra che, dopo la stagione liberista, ha rapidamente recuperato le sue radici nazionaliste e un forte segno ideologico tradizionalista.In conclusione, le elezioni regionali di ieri rendono ancora più pressante la questione: chi raccoglie e declina in senso progressivo le domande di protezione sociale e identitaria oggi considerate e interpretate in senso regressivo dalla Lega e FdI? Il Pd, le piccole organizzazioni di sinistra a esso strette e le Sardine, per constituency e ideologia maturate, sembrano indisponibili a uscire dal recinto dei ‘connessi’ e degli ‘inclusi’. Il M5S, nato come principale referente delle fasce sociali abbandonate, è in grado di riconoscere la riconfigurazione duale del campo di gioco e ristrutturarsi culturalmente e organizzativamente come il partito che rideclina il nesso tra Italia e Unione Europea per il primato della nostra Costituzione sui Trattati vigenti? Che rivitalizza l’intervento dello Stato e promuove la conversione ecologica e sociale dell’economia, direttamente e attraverso la regolazione in senso protettivo dei mercati? Da sinistra, possiamo impegnarci per gli stessi obiettivi?
"Stai volando troppo basso". Il messaggio prima dello schianto all'elicottero di Kobe Bryant
Oggi 27-01-20, 14:56

"Stai volando troppo basso". Il messaggio prima dello schianto all'elicottero di Kobe Bryant

“Stai volando troppo basso”. Il pilota dell’elicottero su cui viaggiava Kobe Bryant era stato avvertito. Alla base dello schianto dell’elicottero su cui viaggiava il campione di basket con altre otto persone c’è quasi sicuramente la nebbia. Le indagini dell’autorità americana per l’aviazione della Sicurezza dei trasporti aerei e dell’Fbi, scrive il Daily mail, sono ancora in corso ma le prime indicazioni sono chiare. Secondo quanto riportano anche Tmz e Slate, citando fonti della polizia e basandosi sui dati di Flightradar, la visibilità era estremamente ridotta a causa della nebbia. L’aeroporto internazionale di Los Angeles aveva ritardato diversi voli. E per lo stesso motivo, la polizia aveva lasciato a terra il supporto aereo. Un portavoce della polizia, citato dalla Cnn, ha affermato che “le condizioni meteo non rispettavano gli standard minimi per volare”.I dati del tracker mostrano che l’elicottero di Kobe, un Sikorsky S-76B, aveva riscontrato per la prima volta problemi meteorologici nell’area sopra lo zoo di Los Angeles. Ha sorvolato la zona almeno 6 volte a un’altitudine molto bassa - circa 268 metri - forse in attesa che la nebbia si schiarisse.Il pilota - scrive Tmz - ha contattato la torre di controllo dell’aeroporto di Burbank intorno alle 9.30 (ora locale, le 18.30 in Italia) e la torre era a conoscenza del fatto che il pilota stava girando in tondo da circa 15 minuti. Il pilota alla fine si è diretto a Nord lungo la Statale 118 prima di svoltare a Ovest e seguire l’autostrada 101 intorno a Woodland Hills, in California. Verso le 9.40 - con le nebbia che si faceva ancora più fitta - l’elicottero ha virato a Sud. Le scelta si è rivelata fatale perché si sono indirizzati verso un’area montuosa. Proprio a quel punto, secondo il Daily mail, il pilota sarebbe stato avvertito di volare troppo basso. Per questo sarebbe salito improvvisamente di quota da circa 365 metri fino ai 609 metri. Tuttavia, pochi istanti dopo - verso le 9.45 - si sono schiantati contro una collina a 518 metri d’altezza. I dati del tracker mostrano che stavano volando a circa 298 km/h.Lo schianto è avvenuto nella località di Calabasas. I primi a chiamare i pompieri sono stati alcuni escursionisti in mountain bike che avevano assistito all’incidente. Le fiamme, sprigionate dopo lo schianto, hanno reso ancora più complicato l’intervento dei soccorsi.Bryant usava lo stesso elicottero quando ancora giocava con i Lakers. L’ultimo suo viaggio era per portare la figlia Gianna, 13 anni, a una partita. La leggenda del basket preferiva l’elicottero “per evitare il traffico di Los Angeles” e perché “in auto stava poco comodo”. Solo nell’ultima settimana, l’aveva usato diverse volte.Sikorsky, una consociata di Lockheed Martin, produce anche veicoli per i militari.L’azienda commercializza il Sikorsky S-76 a dirigenti di aziende per il trasporto privati, sebbene sia utilizzato anche per missioni di ricerca e salvataggio. In genere costa circa 13 milioni di dollari, può trasportare fino a 12 passeggeri, è dotato di due motori turboshaft e ha un’autonomia di 760 chilometri. Più di 178 clienti tra aziende e Vip usano attualmente elicotteri Sikorsky S-76, così come diversi capi di Stato. Un Sikorsky S-76 si schiantò in Canada nel 2013, così come un altro in Turchia nel 2017. Il sito Web dell’azienda, tuttavia, sottolinea che l’elicottero ha “più di 7,4 milioni di ore di volo sicuro e di successo”.
Con la vittoria in Emilia abbiamo guadagnato tempo, ma usarlo non sarà facile
Oggi 27-01-20, 14:55

Con la vittoria in Emilia abbiamo guadagnato tempo, ma usarlo non sarà facile

L’abbiamo sfangata.L’Emilia democratica e antifascista ha alzato una barriera contro Salvini. La paura della destra, la cultura e la tradizione democratica degli emiliani, il buon funzionamento delle istituzioni e dei servizi pubblici di quella terra ci hanno regalato, a noi, a tutti gli italiani, di tutte le sinistre, ancora un po’ di tempo.E le Sardine, come anche i ragazzi di Fridays for future e le donne che animano le piazze da anni, ci hanno fatto capire che ancora possibile una politica delle persone in carne e ossa, che è possibile battere la Bestia mediatica della destra nazionalista e forcaiola. Dunque abbiamo guadagnato tempo, come lo avevamo guadagnato con la formazione del governo Conte bis.Ma il tempo va riempito. E i dati elettorali ci dicono che i problemi sono ancora tutti lì, da affrontare e risolvere, interrogativi grandi come case, domande ancora senza risposta. Il centrosinistra vince in Emilia e perde in Calabria, vince nei centri urbani, ma perde consensi via via che ci si addentra nelle province.Cosa è successo a Piacenza, nei piccoli comuni della pianura padana da Goro a Comacchio? E cosa succede in Calabria?Cosa ha prodotto quei risultati così diversi? La sensazione di abbandono, la riduzione del benessere conquistato o la paura di perderlo? La mancanza di speranza nella possibilità di cambiare, la disoccupazione, l’emigrazione?Ho l’impressione che analisi tutte politicistiche – il crollo dei 5stelle, il buon governo, il ritorno al bipolarismo, siano insufficienti.Il cambiamento richiederebbe una riflessione profonda. Richiederebbe di ragionare su quanto hanno fatto, su quanto hanno prodotto in questi due ultimi decenni, le tante delle forze che pure si sono richiamate alla sinistra e alla sua storia.Il voto in Emilia non cancella il fatto che l’esperienza di una sinistra che pensava di poter affrontare la globalizzazione e la rivoluzione tecnologica, venendo a patti con la montante risposta liberista e la sua ideologia, si è conclusa con un drammatico fallimento. Nessuna delle sue promesse si è realizzata. Il mondo è più diseguale, ingiusto, insicuro e privo di speranza nell’avvenire. E, in risposta al fallimento, cresce una pericolosa, autoritaria e bellicista risposta di destra.Ma il voto sancisce anche l’ennesimo fallimento sinistra radicale, che di fronte al crollo, al dissolvimento dei 5stelle, come già alle ultime politiche e alle Europee, non è riuscita a mettere in campo una proposta credibile, affidabile, che potesse essere considerata utile.Ci è stato regalato un po’ di tempo. Ma usarlo non sarà né facile, né indolore.
L'Isis annuncia una "nuova fase": Primo obiettivo Israele
Oggi 27-01-20, 14:46

L'Isis annuncia una "nuova fase": Primo obiettivo Israele

L’Isis ha annunciato di voler aprire una “nuova fase” per l’organizzazione terroristica. Ed il primo obiettivo per la nuova fase sarebbe Israele, come si può sentire da un messaggio audio che sta circolando nelle ulime ore sul network di propaganda dei jihadisti.La fonte dell’audio non è certa, ma potrebbe essere quella del portavoce, Abu Hamza al-Qurashi. Nell’audio il nuovo leader dello Stato Islamico, Abu Ibrahim al-Hashimi al-Qurashi, spinge i combattenti dell’organizzazione a “lanciare una nuova fase” con delle operazioni contro lo stato Israeliano.
"Per la vittoria di Bonaccini determinante il ruolo degli elettori M5s": l'analisi dell'istituto Cattaneo
Oggi 27-01-20, 14:34

"Per la vittoria di Bonaccini determinante il ruolo degli elettori M5s": l'analisi dell'istituto Cattaneo

Gli elettori del Movimento 5 Stelle vanno a sinistra e sono stati uno dei fattori determinanti per vittoria di Stefano Bonaccini in Emilia Romagna. Un concetto che emerge dallo studio dell’Istituto Cattaneo di Bologna che ha analizzato i flussi elettorali su 4 città (Forlì, Ferrara, Parma, Ravenna) dalle europee 2019 alle regionali 2020. La ricerca mette in rilievo il “ruolo determinante dei 5 Stelle sull’esito del voto”.Infatti, secondo l’istituto, i due principali sfidanti, ovvero, Stefano Bonaccini, per il centrosinistra, e Lucia Borgonzoni, per il centrodestra, “hanno fatto quasi il pieno dei rispettivi elettorati, quindi le scelte degli elettori delle terze forze si sono rivelate decisive”. Molti elettori pentastellati - il 71,5% a Forlì, il 62,7% a Parma, il 48,1% a Ferrara si rileva nell’analisi - hanno scelto di votare per Bonaccini. Solo una minoranza ha deciso di optare per il candidato del M5s (Simone Benini) o per il centrodestra della Borgonzoni.L’espansione elettorale dell’area di centrosinistra guidata da Bonaccini è dovuta dunque “alla maggiore capacità di attrazione degli elettori pentastellati, che di fronte all’alternativa tra destra e sinistra - si spiega nello studio - hanno optato in modo netto per lo schieramento del presidente regionale uscente”.Leggi anche... LEmilia non si Lega (di A. De Angelis)
Giuseppe Conte: "Rinforzare il fronte progressista"
Oggi 27-01-20, 14:19

Giuseppe Conte: "Rinforzare il fronte progressista"

“Dobbiamo lavorare per contrastare questa destra. Mi auguro che possa rinforzare questo ampio fronte, chiamatelo pure progressista. Non possiamo più permetterci smarcamenti, di piantare bandierine e reclamare spazi, la gente ci chiede azioni”, il premier commenta davanti a Palazzo Chigi le elezioni in Emilia Romagna e Calabria. Lo fa con un invito alle forze di governo a coalizzarsi maggiormente. Le sue parole arrivano poco dopo l’invito di Andrea Orlando ai 5 stelle: “L’asse del Governo cambia, ora rinunci al suo armamentario”, aveva affermato l’ex guardasigilli, rivolgendosi ai pentastellati.Il premier poi precisa:“Mi auguro che si possa rafforzare un ampio fronte progressista, riformista, alternativo alle destre, dove possano trovare posto tutte le forze pur con diverse sensibilità che vogliono condurre una politica alternativa alle destre. Io sono un costruttore per definizione”.Da parte di Conte, poi, la frecciatina a Salvini, che definisce il grande sconfitto: “Non ho cambiato idea: avevo detto che sono appuntamenti elettorali regionali anche se per carità possiamo anche dare loro dei significati politici. C’è stato chi ha inteso fare di questo appuntamento elettorale, impropriamente, un referendum contro o pro il governo nazionale. Mi riferisco a Salvini che esce il grande sconfitto di questa competizione. I cittadini lo hanno inteso come referendum su di lui”. Lo dice il premier Giuseppe Conte parlando fuori da Palazzo Chigi.
Paragone, ciuccio in bocca, sfotte Di Maio: "Incapaci, fate ridere"
Oggi 27-01-20, 13:54

Paragone, ciuccio in bocca, sfotte Di Maio: "Incapaci, fate ridere"

Allindomani delle elezioni regionali in Emilia Romagna ed in Calabria - andate malissimo per il Movimento 5 Stelle - Gianluigi Paragone attacca duramente Luigi Di Maio e MS5, con il ciuccio in bocca e levandosi la cravatta: "Sono incapaci e si comportano come i pali di quel sistema che dovevamo cambiare"
Perché in Emilia il muro non è crollato
Oggi 27-01-20, 13:49

Perché in Emilia il muro non è crollato

L’immagine che annunzia la vittoria del centro-destra in Umbria è piazza San Giovanni, con la coalizione unita fin all’ultimo suo elemento e Salvini che riceve il testimone di condottiero dalle mani di un Berlusconi stanco ma assai dignitoso.L’immagine della sconfitta in Emilia è quella di una corsa solitaria del leader della Lega che tiene distante persino il suo candidato presidente e che ne inventa una al giorno per alimentare la logica “uno contro tutti”.L’Emilia, nel crepuscolo dell’Italia liberale, passò nel giro di qualche settimana dal socialismo al fascismo. Ma allora si era in un periodo rivoluzionario e c’era da vendicare la vittoria di una guerra mondiale tradita da coloro che avrebbero voluto “fare come in Russia”.Un secolo dopo, in piena globalizzazione e con una regione che, in fondo, ne ha retto i ritmi e le logiche, lo scontro “muro contro Muro” non poteva pagare. E il Muro, infatti, ha retto. Questa volta in Emilia i moderati, e persino i conservatori, hanno votato Bonaccini. Non è certo un caso se, nel centrodestra, la destra ha tenuto e il centro è crollato.Questo round l’ha perso la Lega. Anche perché l’attenzione mediatica la si è spostata quasi esclusivamente sull’Emilia Romagna, svalutando il fatto che nel profondo sud un’altra regione di sinistra ha cambiato colore (anche qui, però, la Lega è andata bene ma non benissimo).A vincere, invece, è stato innanzi tutto il Pd che conserva la roccaforte e ridiventa il primo partito in Emilia Romagna e persino in Calabria. A dimostrazione che se un partito si fonda su corpi intermedi, una classe dirigente di buona qualità e una diffusa organizzazione, può perfino fare a meno di un leader fortissimo: Zingaretti avrà tante qualità, ma non un carisma irresistibile…Certamente - e di conseguenza - il governo ne esce più forte e più stabile ma non senza problemi. Il rafforzamento del Pd ha il suo rovescio della medaglia. Renzi e ancor di più il Movimento 5 Stelle (i soli sconfitti senza appello), avranno bisogno di rafforzare i segni della loro esistenza in vita. Dovranno pretendere di più dalla loro presenza al governo. E lo faranno spingendo in direzioni opposte.La situazione, dunque, resta critica ma il periodo non è rivoluzionario. E quando la fase non è rivoluzionaria, la politica è innanzi tutto capacità di durata (per chiarimenti in proposito rivolgersi ai grillini). Per questo, è bene che tutti ne siano consapevoli: si è giocato un round, non si è deciso il match!
Esageruma nen. Richiamo alla moderazione nella lettura del voto
Oggi 27-01-20, 13:42

Esageruma nen. Richiamo alla moderazione nella lettura del voto

“Esageruma nen”. Comincio con una espressione del mio maestro Norberto Bobbio, vale a dire un opportuno richiamo alla moderazione e alla sobrietà. Nella madre di tutte le elezioni regionali, il centro-sinistra vince e Salvini subisce una seria battuta d’arresto.La vittoria del centro-sinistra è dovuta ad almeno tre fattori significativi, non facilmente riproducibili. In primo luogo, la saggia e opportuna decisione del presidente uscente di mettere l’accento sulla sua opera di governo e sui dati strutturali dell’Emilia-Romagna, da settant’anni positivi, che ne fanno una delle tre regioni meglio governate d’Italia. In secondo luogo, dalla ripresa del Partito Democratico finalmente tornato con meno arroganza sul territorio, a contatto con le persone. In terzo luogo, alla mobilitazione dei dormienti, degli scettici, dei rassegnati elettori di sinistra che avevano disertato le urne nel 2014 (che, incidentalmente, non sono il termine di paragone migliore per valutare la affluenza del 2020, suggerisco di guardare alle elezioni europee del maggio 2019).A sua volta, la sconfitta di Salvini deriva da tre elementi. Primo, avere voluto fare dell’Emilia-Romagna una sorta di ariete per travolgere il governo nazionale. Chiaro che una parte degli elettori emiliano-romagnoli ha voluto anche difendere l’esistenza di quel governo. Secondo, avere fatto una campagna elettorale sporca e cattiva, senza scrupoli, con esagerazioni di offese e insulti. Terzo, avere scelto una candidata inadeguata priva di qualità e di esperienza amministrativa, che Salvini stesso ha messo ai margini in praticamente tutte le sue numerosissime iniziative. Persino la concessione della dura sconfitta è stata orgogliosamente rivendicata da Salvini in assenza della Borgonzoni.Naturalmente, nulla finisce qui, a Bologna e in Emilia-Romagna.Le pur declinanti Cinque Stelle dovrebbero rendersi conto che continuare a sostenere il governo e cercare di attuare altre riforme è l’unica strada per sopravvivere nella speranza che, ristrutturando la loro organizzazione, ritorni almeno parte del molto consenso malamente perduto. Il Partito Democratico non deve gioire troppo poiché l’Emilia-Romagna, non da oggi, non è “generalizzabile”.Non è affatto un “laboratorio”, ma un’esperienza storica da valorizzare e dalla quale trarre almeno un insegnamento: la politica va davvero fatta sul territorio, tornando a interloquire con i cittadini, proprio come ha faticosamente, ma con successo, provato Bonaccini.Infine, con insistenza, ma con la consapevolezza che è difficilissimo, incidere sul dibattito pubblico male orientato da un paio di decenni, aggiungo alcune riflessioni. Primo, nessuna elezione regionale può essere utilizzata pro o contro il governo che, nelle democrazie parlamentari, nasce, vive, cambia in base alla fiducia del Parlamento. Secondo, che gli elettori, non solo quelli italiani, sanno distinguere fra i tipi di elezioni: amministrative, regionali, politiche, europee e sanno cambiare il loro voto a seconda dell’offerta politica che viene fatta. Terzo, non dare nulla per scontato in un sistema partitico destrutturato.C’è chi nasce, chi declina (anche Forza Italia), chi si trasforma. L’Emilia-Romagna dice alto e forte che molti esiti sono possibili, persino quelli favorevoli al centro-sinistra (sic).
Una lezione per Salvini, un possibile canto del cigno per la sinistra
Oggi 27-01-20, 13:13

Una lezione per Salvini, un possibile canto del cigno per la sinistra

La spallata di Salvini è fallita. Ma la sinistra sbaglia a festeggiare. Queste regionali ci dicono che la sinistra ha salvato il suo bastione, ma il centrodestra conquista anche la Calabria, mentre l’Emilia-Romagna non è più rossa (ci sono solo tre punti di differenza tra le due coalizioni): è diventata una regione contendibile.Per il Pd l’unica vera ragione per gioire è l’assorbimento degli elettori grillini in Emilia-Romagna (ma non in Calabria), e il di fatto ritornato bipolarismo, che cozza con la legge elettorale proporzionale su cui anche Zingaretti ci ha messo la faccia. Il Pd è primo partito nelle due regioni al voto, e questo rafforza la segreteria Zingaretti. Queste regionali ci dicono anche che l’economia ormai prevale sulla politica: l’Emilia Romagna cresce e - come Lombardia e Veneto - non vuole cambiare il proprio modello di governo. La Calabria è nel baratro, e cambia colore politico a ogni elezione.Non solo, ma ha vinto anche il territorio, i corpi intermedi, i tanti amministratori di centrosinistra candidati nelle numerose liste a sostegno di Bonaccini, contro la politicizzazione di Salvini. È un elemento da considerare con grande attenzione, dato che è stato più determinante delle Sardine.La sinistra ha poco da gioire anche perché la vittoria è di Bonaccini, un leader di altri tempi, efficace ma poco comunicativo, che non ha voluto i leader nazionali tra i piedi. È indicativo. E non va bene gioire anche perché il governo ne esce indebolito. Il partito di maggioranza relativa in parlamento, il M5S, ormai vale una cifra singola a livello nazionale. Clamoroso il dato calabrese, dove il M5S ha perso il 35% in un anno e mezzo.E il reddito di cittadinanza non ha funzionato elettoralmente. Da un altro punto di vista, il dato catastrofico del M5S ha allungato la durata della legislatura. Centinaia di parlamentari grillini sanno bene che non saranno rieletti. Pensate che solo in Calabria il M5S elesse 17 parlamentari nel 2018. Oggi i grillini in Calabria non hanno superato lo sbarramento. Disastro epocale.Capitolo Salvini. Ha monopolizzato la rete, ha monopolizzato i media (con la guerra versus le sardine), ci ha messo la faccia, ha reso l’Emilia-Romagna contendibile, ma ha sbagliato la candidata. E ha sbagliato anche il linguaggio, che di solito è la sua forza, per la capacità di mettersi in sintonia con gli umori popolari. “Liberare l’Emilia-Romagna” era uno slogan sbagliato. La citofonata ha creato un effetto boomerang. Troppa violenza. Il politico ha esagerato, con toni “dopati”.Ma questo insuccesso può insegnargli anche che una moderazione nel linguaggio può solo fargli del bene. Il ragazzo è intelligente e imparerà la lezione. E poi ha pagato lo scotto di non avere una classe dirigente, dato che la Lega solo da pochi anni ha varcato il Po. Semmai è più negativo il dato calabrese, con la Lega che non va oltre il 13% (ma lì pesa il sistema locale basato sui signori delle preferenze).Ma Salvini non ha perso la guerra. Il centrodestra cresce in Emilia-Romagna e sfonda in Calabria. Forza Italia è ormai una mera Forza Sud. Fratelli d’Italia si rinforza nelle due regioni al voto e lancia la sfida alla leadership leghista. Giorgia Meloni batterà cassa, partendo dalla Puglia, anche perché è molto sottodimensionata rispetto agli alleati nel conto dei Governatori. Insomma, la sinistra si è salvata, Zingaretti l’ha scampata, ma è meglio evitare di esultare.Il “tutti contro Salvini” ha pagato questa volta, ma non è un programma politico. Zingaretti ha avuto il merito di allargare il campo contro Salvini, si è ritrovato e ha cavalcato le Sardine, ma si è dovuto anche nascondere. Quindi quella che è oggettivamente una vittoria importante, potrebbe essere anche il canto del cigno della sinistra.