Agi

Fondata nel 1950 da Giulio de Marzio e Walter Prosperetti, e controllata dall'ENI dal 1965, ha sede a Roma ed ha redazioni in 15 capoluoghi di provincia italiani ed una sede estera presso l'Unione europea a Bruxelles. Trasmette quotidianamente dei notiziari su cronaca, politica, economia, finanza, cultura, spettacolo, sport per i mezzi d'informazione e per le aziende.
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Com'è andato il primo confronto tra i candidati a sindaco di Roma
Politica
Oggi 30-07-21, 12:46

Com'è andato il primo confronto tra i candidati a sindaco di Roma

AGI - Il primo confronto tra i quattro sfidanti per il Campidoglio ha acceso la campagna elettorale in vista del voto in autunno. In un'ora e mezzo di interventi non sono mancate accuse incrociate, botta e risposta e spigolosità tra i candidati, con cinque minuti finali di bagarre tra Virginia Raggi, Carlo Calenda e Roberto Gualtieri. Scintille soprattutto tra la sindaca e l'ex ministro dell'Economia, lo sfidante di centrosinistra. In barba alle possibili intese al secondo turno. Mentre Enrico Michetti, in corsa per il centrodestra, ha lasciato il palco in anticipo chiosando, "la rissa no". Nel caldo afoso di fine luglio, nel giardino della Casa dell'Architettura i candidati si sono alternati parlando del futuro della città, dai fondi Recovery alla programmazione urbanistica fino ai poteri per Roma Capitale. "La trasformazione è in atto, con me continuerà ad andare avanti. Roma è come una Ferrari, quando sono arrivata era completamente ferma, ora dobbiamo farla correre verso il futuro" ha esordito la sindaca, rivendicano i risultati raggiunti. Subito Gualtieri ha ribattuto: "La descrizione di una città che si è rimessa in funzione, sui trasporti e sui servizi, purtroppo non funziona e i romani se ne sono accorti a loro spese in questi anni". Mentre Calenda ha ironizzato: "Se Roma fosse una Ferrari sarebbe quella dove non si riuscivano a mettere bene le marce. Non si può progettare il futuro senza rimettere in piedi trasporti, rifiuti, manutenzione del verde". Più conciliante Michetti, che ha sostenuto: "Abbiamo bisogno di pacificazione e semplificazione normativa. Roma ha avuto tanti momenti bui ma poi si è sempre ripresa, Ottaviano, dopo aver pacificato, ha garantito altri 500 anni di primato del pianeta. Roma va rigenerata". Gli ha risposto Gualtieri: "Non riporteremo Roma all'Impero romano, non abbiamo questa ambizione...". Con il passare dei minuti gli animi si sono surriscaldati, regalando il primo vero assaggio di campagna elettorale dopo settimane di sterili rimpalli via social tra i candidati. "Mi verrebbe da dire che dopo tante chiacchiere ho dimenticato la domanda", ha incalzato la Raggi rivolta ai due ex ministri (Calenda e Gualtieri, ndr) "da loro non e' arrivato un euro per la città". Con Gualtieri che le ha rinfacciato: "Da ministro ho fatto due bandi per il trasporto rapido di massa, i soldi li hanno presi Torino, Milano, perché da Roma non è arrivato nulla, non è stato progettato un solo chilometro di metropolitane, solo funivie". Sui fondi Recovery anche Calenda è entrato a gamba tesa: "Virginia, la lista di opere che hai mandato è una presa per i fondelli, la gente si mette a ridere quando vede progetti con quella scadenza. Infatti abbiamo avuto 300 milioni su Cinecittà e 500 sul turismo, e basta". Un crescendo di accuse da cui Michetti ha scelto di tenersi fuori: "Non replico alle provocazioni". Qui il leader di Azione lo ha ripreso: "Non possiamo parlare ai romani del sesso degli angeli, dei Cesari, è una cosa ridicola". Il finale, sui rifiuti, è stato un crescendo di scambi verbali. Gualtieri a Calenda: "Sono stupito dal tuo cerchiobottismo politico". La Raggi: "Se vi fa piacere dire che è tutta colpa mia va bene, ma la Regione è fanalino di coda". Sipario, la campagna e' entrata nel vivo. 
La scherma italiana rischia di tornare senza ori
Sport
Oggi 30-07-21, 11:57

La scherma italiana rischia di tornare senza ori

AGI - La scherma italiana rischia di ritornare dalle Olimpiadi senza medaglia d'oro: non accadeva da Monaco di Baviera 1972. In mezzo una parentesi, quella di Mosca '80 quando fu un'edizione un po' a metà a seguito del boicottaggio e l'assenza degli atleti militari. Già certa l'assenza di ori a livello individuale, fatto che non accadeva proprio dall'edizione di 49 anni fa in Germania, a due prove dalla fine del programma della scherma ai Giochi olimpici di Tokyo 2020 - sciabola a squadre donne e fioretto a squadre maschile - l'Italia della scherma alla Makuhari Messe B, impianto che sorge nella baia della capitale giapponese, non ha ancora conquistato un titolo olimpico. Certo, medaglie sono state conquistate ma questo settore aveva particolarmente abituato bene lo sport azzurro a suon di metalli preziosi (49 in totale). La giornata odierna si concluderà con il pesante flop della squadra di spada maschile ma nei giorni scorsi i podi sono stati comunque cinque. Dall'argento di Luigi Samele nella sciabola (prima medaglia dell'Italia a Tokyo 2020) al bronzo della squadra di fioretto maschile passando per l'argento di Daniele Garozzo nel fioretto, il bronzo a squadre nella spada femminile e l'argento a squadre nella sciabola maschile. Oggi l'Italia della spada ha concluso la settima vittoria (sulla Svizzera 36 a 34). A commentare l'uscita di scena già ai quarti è stato uno dei quattro moschettieri, Marco Fichera che in zona mista ha detto, "ci lecchiamo le ferite, ci prendiamo le critiche e andiamo avanti, ma chiedo a tutti di non mettere in discussione quello che questi quattro atleti hanno messo in cinque anni di attività" per poi aggiungere, "certo, il risultato è deludente e le critiche ci stanno, ma non accettiamo più, neanche da perdenti, le critiche che leggiamo e abbiamo letto in questi giorni sul nostro professionismo, non lo tolleriamo più". La scherma italiana in mezzo secolo ha sempre conquistato almeno un oro. Nel 1972 vinsero Antonella Ragno-Lonzi nel fioretto e la sciabola a squadre (femminile solo da Pechino 2008). Ma c'è di più. A eccezione di Mosca '80, in tutte le altre edizioni la medaglia d'oro venne conquistata almeno a livello individuale. Nel fioretto, storica grande tradizione italiana per merito soprattutto della scuola di Jesi, nel 1976 a imporsi fu Fabio Dal Zotto, nel 1984 Mauro Numa, nel 1988, Stefano Cerioni, nel 1992 Giovanna Trillini, nel 1996 Alessandro Puccini, nel 2000, 2004 e 2008, Valentina Vezzali, nel 2012 Elisa Di Francisca. Nel 2004, oro nella sciabola di Aldo Montano, nel 2008 nella spada con Matteo Tagliariol. Il fioretto femminile è persino tornato indietro di 33 anni, ovvero da Seul 1988, l'ultima edizione delle Olimpiadi nelle quali nessuna italiana era entrata in finale o aveva conquistato una medaglia. Da Monaco di Baviera nel 1972 a Tokyo 2020 solo due volte il fioretto italiano azzurro in rosa non aveva vinto una medaglia a livello individuale, a Mosca '80 (Dorina Vaccaroni chiuse sesta sotto i colori della bandiera del Comitato Olimpico Internazionale a seguito del boicottaggio) e a Seul nel 1988 (nona Margherita Zalaffi). Nel 1984 l'assenza di podi venne interrotta proprio dalla Vaccaroni, terza. Quattro anni dopo il flop in Corea del Sud. 
Eni: conti oltre le attese, la cedola diventa generosa
Economia e Finanza
Oggi 30-07-21, 11:13

Eni: conti oltre le attese, la cedola diventa generosa

AGI - I conti di Eni nel secondo semestre superano le aspettative di mercato, con l'utile netto adjusted che torna ai livelli pre-Covid. E la cedola diventa più generosa: l'amministratore delegato Claudio Descalzi annuncia che anche il dividendo 2021 viene riportato al livello pre-pandemico di 0,86 per azione con il 50% del pagamento previsto a settembre. Non solo: i target 2021 vengono confermati e addirittura raddoppiati nel caso delle rinnovabili. Il tutto con uno scenario di riferimento che tiene conto di un valore di barile Brent a 65 dollari (inferiore al livello attuale). Grande soddisfazione dell'ad Claudio Descalzi: "Risultati eccellenti", dice sottolineando che è stato superato il consensus di mercato di tutti i business e confermato il progressivo trend di recupero già in atto da tre trimestri.  Ma torniamo ai conti: "E' stato il miglior trimestre degli ultimi dieci anni", sintetizza Descalzi in un'intervista a Class CNBC.   Sul conseguimento di questi risultati, il numero uno del Gruppo chiama in causa il miglioramento dello scenario, ma anche altri elementi visto che "abbiamo registrato l'aumento del margine e del free cash flow e la riduzione del debito". Questo perché, spiega l'ad, "abbiamo ottimizzato le attività,, abbiamo perseguito l'efficienza dei costi, e la capacità di catturare tutti i vantaggi che sono venuti dall'aumento del petrolio e del gas".  Cifre alla mano, l'utile netto adjusted è risultato pari a 0,93 miliardi nel trimestre e 1,20 miliardi nel semestre in netto miglioramento rispetto alla perdita del 2020, con una variazione rispettivamente di +1,6 e +1,9 miliardi, "per effetto della migliore performance operativa e della normalizzazione del tax rate (58% nel semestre) dovuta al miglioramento dello scenario upstream e alle migliori previsioni reddituali delle attività green in Italia". Il dividendo annuale nell'esercizio fiscale 2021 è invece pari a 0,86 euro: cresce di oltre il 100% rispetto al 2020 ritornando a livelli pre-Covid. "In forte recupero" l'Ebit adjusted di Eni che nel secondo trimestre sale a 2 miliardi rispetto alla perdita di 400 milioni dello stesso periodo 2020. In particolare, l'Ebit adjusted nel I semestre sale a 3,4 miliardi, con un incremento di 2,5 miliardi. Nel comunicato sui conti semestrali, la società spiega che il risultato di Gruppo rispetto al 2020 è stato trainato da una robusta performance della E&P che registra un EBIT di 1,84 miliardi in aumento di 2,6 miliardi grazie alla ripresa dello scenario energetico e ai minori costi, nonostante 132 mila barili al giorno di minore produzione impattata principalmente dalle manutenzioni. Il risultato ha inoltre beneficiato di negoziazioni contrattuali con effetto retroattivo; e dal miglior risultato storico della Chimica che registra un EBIT di 202 milioni, in aumento di 268 milioni, per effetto della ripresa economica, del miglioramento dei margini dei prodotti e, in tale contesto, della performance di produzione che ha consentito di cogliere il rimbalzo della domanda, nonché del contributo della chimica verde; solidi risultati del business Eni gas e luce & Renewables con EBIT di 71 milioni, in aumento di 48 milioni, per efficacia dell'azione commerciale, crescita base clienti e migliori margini. Quanto ai target per quest'anno, Eni conferma una produzione di idrocarburi a circa 1,7 milioni di barili al giorno. Solo nel III trimestre, la produzione attesa è di 1,68 milioni di barili al giorno. Ma è in significativa e forte crescita la capacità rinnovabile installata che ha come obiettivo a fine anno 2 GW, in significativo aumento rispetto alla precedente previsione di circa 1 GW. "Grazie anche alle recenti acquisizioni, si stima che la capacità installata passi dal target iniziale di 0,7 GW a 1,2 GW a fine 2021". E a proposito degli obiettivi, l'Eni del futuro "l'abbiamo costruita negli ultimi sette anni. La transizione non riguarda solo le rinnovabili ma comprende anche l'economia circolare, le bioraffinerie e le tecnologie che abbiamo costruito e messo in campo in Italia e nel resto del mondo", prosegue l'ad di Eni.  "Sarà un'Eni che avrà una componente upstream soprattutto permeata sul gas e completamente decarbonizzata al 2030 e che vedrà poi una trasformazione completa del comparto della raffinazione e della chimica. Anche se abbiamo più di 10 milioni di clienti, non siamo una multiutility, siamo una società industriale che fa ricerca scientifica e che sviluppa tecnologie. Che cambia pelle, mantenendo i valori forti e le competenze. Ma soprattutto la transizione tecnologica ci permetterà  di cambiare e di diventare più puliti, mantenendo comunque la struttura che abbiamo". Sarà insomma un'Eni che "si trasforma - aggiunge Descalzi - ma senza dimenticare i propri investitori, il business e la crescita che resta un fattore essenziale".
L'Rt in Italia balza all'1,57, l'incidenza è a 58 casi
Cronaca
Oggi 30-07-21, 10:23

L'Rt in Italia balza all'1,57, l'incidenza è a 58 casi

AGI - Sale ancora, e per la quarta settimana consecutiva, l'indice Rt in Italia, che nell'ultimo monitoraggio segna 1,57 contro l'1,26 della scorsa settimana. Su anche l'incidenza settimanale che passa da 40 a 58 casi per centomila abitanti. è quanto si apprende dalla cabina di regia per il monitoraggio Covid, riunita questa mattina come ogni venerdì. In particolare, si legge nella bozza dell'Iss, nel periodo 06-20 luglio, l'Rt medio calcolato sui casi sintomatici è stato pari a 1,57 (range 1,34- 1,82), in forte aumento rispetto alla settimana precedente e sopra uno. Si osserva in maniera analoga un aumento dell'indice di trasmissibilita' basato sui casi con ricovero ospedaliero che passa all'1,16 all'1,46. Sono 20 le Regioni classificate a rischio moderato e una (il Molise) a rischio basso. Nessuna Regione, invece, supera la soglia critica di occupazione dei posti letto in terapia intensiva o area medica. Il tasso di occupazione in terapia intensiva è stabile al 2%, con un lieve aumento nel numero di persone ricoverate che passa da 165 (20/07/2021) a 189 (27/07/2021). Il tasso di occupazione in aree mediche a livello nazionale aumenta al 3%. Il numero di persone ricoverate in queste aree è in aumento da 1.194 della settimana scorsa a 1.611. Quanto alla  "circolazione della variante Delta è in aumento in Italia ed è ormai prevalente. Questa variante ha portato a un aumento dei casi in altri Paesi con alta copertura vaccinale, pertanto è opportuno realizzare un capillare tracciamento e sequenziamento dei casi".  Secondo la bozza, dunque, "è necessario accelerare i tempi per raggiungere una elevata copertura vaccinale e il completamento dei cicli di vaccinazione per prevenire ulteriori recrudescenze di episodi di aumentata circolazione del virus sostenute da varianti emergenti con maggiore trasmissibilita'".
Nove anni al primo condannato per la legge sulla sicurezza di Hong Kong
Estero
Oggi 30-07-21, 10:13

Nove anni al primo condannato per la legge sulla sicurezza di Hong Kong

AGI - è stato condannato a 9 anni il giovane di Hong Kong, primo ad essere riconosciuto colpevole in base alla nuova legge sulla sicurezza voluta da Pechino per stringere il giogo sull'ex colonia britannica. Tong Ying-kit, 24 anni e cameriere di professione, il primo luglio del 2020, poche ore dopo l'entrata in vigore della legge, era salito su una moto imbracciando una bandiera su cui era scritto 'Libertà' per Hong Kong, la Rivoluzione dei nostri giornì; ma era stato bloccato da un gruppo di poliziotti che peraltro aveva pure investito, cadendo rovinosamente a terra. Tong è stato giudicato colpevole martedì scorso dei reati di incitamento alla secessione e terrorismo. La sentenza costituisce un precedente nell'ordinamento giudiziario di Hong Kong, la cui autonomia rispetto alla Cina viene vista in forte erosione dall'Occidente dopo l'imposizione della controversa legge per spegnere il dissenso nella città. Al processo non c'era una giuria, il che segna una vera rottura con la tradizione giuridica a Hong Kong: la stessa emittente locale l'aveva definita una scelta "insolita", ma il governo aveva spiegato di temere per la sicurezza personale dei giurati e delle loro famiglie. Tra l'altro il caso Tong è relativamente insolito perchè il giovane è una delle poche persone perseguite per un atto esplicitamente violento (aver investito i poliziotti); ma la stragrande maggioranza degli accusati ai sensi della legge sulla sicurezza nazionale è agli arresti per aver espresso opinioni politiche che, secondo le autorità, sono illegali. Sono piu' di 60 persone le persone già' accusate ai sensi della legge sulla sicurezza nazionale, che sta emergendo come lo strumento principale nella repressione da parte di Pechino del movimento a favore della democrazia. Tra chi è perseguito in base a questa legge draconiana, figura in particolare il magnate dei media, Jimmy Lai, ex editore dell'ormai chiuso tabloid pro-democrazia Apple Daily. Alla maggior parte di loro non è stata concessa la cauzione e tutti sono in attesa di un processo. Secondo gli analisti, la sentenza mostra che la giustizia di Hong Kong sta adottando un'interpretazione molto ampia della legge e che i tribunali dell'ex colonia britannica optano per la severità in vigore nei tribunali cinesi.
Problema al modulo russo, l'Iss si destabilizza per un po'
Estero
Oggi 30-07-21, 08:56

Problema al modulo russo, l'Iss si destabilizza per un po'

AGI - Un incidente al laboratorio russo appena giunto all'approdo, ha destabilizzato per 47 minuti la Stazione Spaziale Internazionale (Iss). Lo hanno reso noto gli scienziati che sovrintendono alla missione. L'Iss ha perso l'allineamento a causa di un problema tecnico (l'improvvisa accensione dei motori) del laboratorio scientifico, Nauka, che era da poco giunto sull'Iss dopo otto giorni di viaggio. Tanto i russi che gli americani hanno comunque assicurato che i sette membri dell'equipaggio a bordo della Stazione spaziale internazionale non sono mai stati in pericolo. Poche ore dopo l'attracco, i cosmonauti hanno segnalato l'accensione inaspettata dei motori di Nauka, costringendo all'accensione i propulsori del segmento russo dell'Iss per compensare il movimento prodotto sul laboratorio orbitale. "I propulsori hanno iniziato a funzionare inaspettatamente e inavvertitamente, spostando la stazione di 45 gradi fuori posizione", ha fatto sapere la Nasa. Anche la comunicazione tra la stazione e i controllori di terra si è interrotta per due volte per alcuni minuti. Joel Montalbano, responsabile del programma della stazione spaziale della Nasa, ha spiegato che, al culmine dell'incidente, l'Iss ha perso l'allineamento a una velocità di circa mezzo grado al secondo. La Nasa ha assicurato comunque che l'equipaggio "non è mai stato e non è in alcun pericolo", anzi che l'equipaggio "in realtà non ha avvertito alcun movimento". Poi il team a terra ha ripreso il controllo della situazione e il movimento della stazione spaziale è tornato stabile. La responsabile voli della Nasa, Kathy Lueders, ha comunque riconosciuto che l'incidente è stato "davvero coinvolgente" e ha ringraziato l'equipaggio che lo ha superato senza problemi. L'Iss ha comunque segnalato che Dragon, la sonda spaziale del programma SpaceX, lanciata dal milionario Elon Musk, attualmente ammarrato sulla stazione internazionale, era pronto a evacuare l'equipaggio se necessario. L'incidente ha adesso costretto a rinviare fino al 3 agosto il lancio di prova della navicella Boeing Starliner, senza equipaggio, verso la Stazione spaziale.
La variante Delta si diffonde come la varicella. Uno studio
Cronaca
Oggi 30-07-21, 07:25

La variante Delta si diffonde come la varicella. Uno studio

AGI - La variante delta del Covid 19 sembra causare malattie più gravi delle varianti precedenti e si diffonde facilmente come la varicella. Lo rileva uno studio del Centers for Disease Control and Prevention (CDC) contenuto in un documento interno pubblicato dal Washington Post. Nel documento si fa riferimento a una combinazione di dati ottenuti di recente, ancora non pubblicati, che mostrano che gli individui vaccinati infettati dalla variante Delta possono essere in grado di trasmettere il virus facilmente come quelli che non sono vaccinati. Le persone vaccinate infettate con la variante Delta hanno cariche virali misurabili simili a quelle che sono non vaccinate e infettate con la variante. Secondo quanto scrive il Washington Post i dati contenuti nel documento del Centers for Disease Control and Prevention sarebbero alla base delle nuove raccomandazioni che "chiedono a tutti, vaccinati e non, d'indossare mascherine in ambienti pubblici in determinate circostanze". "Il direttore del CDC, Rochelle Walensky, - scrive il Washington Post - ha informato privatamente i membri del Congresso". Lo studio del CDC evidenzia, inoltre, che con la variante del virus in circolazione il rischio per gli anziani di finire in ospedale o morire rispetto ai più giovani è maggiore indipendentemente se si è vaccinati o meno. Un'altra stima dello studio afferma che ci sono 35.000 infezioni sintomatiche a settimana tra i 162 milioni di americani vaccinati. 
Tamberi è in finale, deludono gli azzurri della spada
Sport
Oggi 30-07-21, 06:56

Tamberi è in finale, deludono gli azzurri della spada

AGI - Gianmarco Tamberi vola nella finale olimpica del salto in alto, gli azzurri della spada deludono le attese e restano fuori dalla zona medaglie. Comincia così la settima giornata dei Giochi di Tokyo per l'Italia, la prima per l'atletica leggera. Pur senza trovare le sensazioni cercate, Tamberi non ha avuto problemi a superare 2,28 al secondo tentativo, dopo un percorso netto nei primi salti, per staccare il biglietto per la finale in programma domenica. "Aspetto questa finale da troppo tempo per non divertirmi - ha dichiarato l'azzurro - Non vedevo l'ora, ho dato l'anima negli ultimi cinque anni per essere qui, è stata una strada infinita e ora sono qui, pronto per vivere quel giorno che chiamavo sogno e oggi chiamo obiettivo. Sono contento di potermi giocare le mie carte. Non sorrido troppo perchè non è stata una bella gara, ma l'importante era qualificarsi. In riscaldamento avevo sensazioni ottime, poi ho dovuto cambiare i chiodi perchè stavo scivolando e da lì in avanti ho avuto qualche difficoltà. I salti sono stati tutti brutti, dal primo all'ultimo, ma l'importante è essere in finale. Domenica sarà un'emozione unica: voglio godermi questa magia, dovrà essere un giorno magico, io ho già dimostrato di saper tirar fuori il meglio nelle gare più importanti". Niente da fare invece per Stefano Sottile, costretto al ritiro per un problema fisico dopo aver fallito le prime due prove a 2,21. Nelle altre gare della giornata inaugurale buona partenza per gli italiani: Elena Bello è in semifinale negli 800, come Riccardo Sibilio nei 400 ostacoli e Anna Bongiorni nei 100 metri (fuori Vittoria Fontana). Nei 3.000 siepi già in finale Ala Zoghlami e Ahmed Abdelwahed, fuori Osama Zoghlam. Eliminato anche Giovanni Faloci nel disco. La delusione del mattino è arrivata però dalla spada maschile a squadre: l'Italia di Marco Fichera, Enrico Garozzo e Andrea Santarelli è stata sconfitta al primo turno dalla rappresentativa russa (45-34), dando subito l'addio al sogno di una medaglia. Nel nuoto una sola italiana in gara, Margherita Panziera, che non ha rispettato le attese fallendo l'accesso nella finale dei 200 dorso, mentre la sudafricana Tatjana Schoenmaker ha vinto i 200 rana con il nuovo record del mondo (2'18"95). Eliminati Carambula e Rossi nel torneo di beach volley e Rebecca Nicoli nel torneo di pugilato, categoria -60 kg. Buone notizie invece dall'arco: nell'individuale femminile Lucilla Boari ha battuto la bielorussa Hanna Marusava ed è nei quarti contro la cinese Jiaxin Wu. 
Oltre 53mila detenuti in Italia, per Antigone l'affollamento supera il 113%
Cronaca
Oggi 30-07-21, 06:41

Oltre 53mila detenuti in Italia, per Antigone l'affollamento supera il 113%

AGI - Il numero di persone detenute, al 30 giugno scorso, si attesta a 53.637, di cui 2.228 donne (4,2%) e 17.019 stranieri (32,4%), per 50.779 posti ufficialmente disponibili e un tasso di affollamento ufficiale del 105,6%. Lo rileva l'associazione Antigone nel suo rapporto di metà anno sulle carceri italiane, sottolineando tuttavia che "il reale tasso di affollamento nazionale è superiore a quello ufficiale in quanto a metà giugno 2021 i posti effettivamente disponibili erano 47.445 per un tasso di affollamento reale del 113,1%". Fra gli istituti, si legge ancora nel dossier presentato oggi, sono evidenti alcune importanti differenze riguardanti le presenze. Se ne contano 117 su 189 con un tasso di affollamento superiore al 100%, mentre 54 hanno un affollamento fra il 100% e il 120%, 52 si trovano nella fascia fra il 120% e il 150% e, infine, 11 istituti hanno un affollamento superiore al 150%. I cinque peggiori per sovraffollamento risultano essere i penitenziari di Brescia (200%), Grosseto (180%), Brindisi (170,2%), Crotone (168,2%) e Bergamo (168%). Rispetto a un anno fa (fine giugno 2020), la popolazione detenuta è diminuita in 11 regioni (Abruzzo, Lazio, Liguria, Marche, Molise, Piemonte, Sardegna, Sicilia, Toscana, Umbria e Valle D'Aosta), si è mantenuta pressoché stabile in 3 (Basilicata, Calabria e Friuli Venezia Giulia) e aumentata in 6 (Campania, Emilia Romagna, Lombardia, Puglia, Trentino Alto Adige e Veneto). Rispetto al 31 dicembre 2020 invece, la situazione è molto diversa: sono solo 5 le regioni in cui i detenuti sono diminuiti (Basilicata, Lazio, Piemonte, Sardegna e Toscana), 8 quelle in cui è rimasta stabile (Abruzzo, Friuli Venezia Giulia, Liguria, Marche, Molise, Trentino Alto Adige, Valle D'Aosta e Veneto) e 7 quelle in cui è aumentata (Calabria, Campania, Emilia Romagna, Lombardia, Sicilia e Umbria). Un detenuto su 4 è tossicodipendente Circa un detenuto su 4 è tossicodipendente. Antigone rileva che "vi è stata una crescita di 10 punti percentuali, tra il 2005 e il 2020, negli ingressi in carcere di detenuti con problemi di tossicodipendenza". Nel 2020 il 38,6% delle persone che sono entrate negli istituti penitenziari era tossicodipendente. Nel 2005 erano il 28,41%. Al 31 dicembre scorso i detenuti presenti tossicodipendenti erano il 26,5%, ovvero 14.148: "molti - si legge nel dossier - se si pensa quanto i detenuti tossicodipendenti siano maggiormente soggetti a contrarre malattie infettive". Al 30 giugno scorso, invece, i detenuti per violazione del Testo Unico sulle droghe erano 19.260 (il 15,1% sul totale delle imputazioni): di questi, 658 donne e 18.602 uomini. Il 33% sul totale dei detenuti reclusi per droga è straniero, le donne sono il 3,4%, a fronte del 4,1% del totale della popolazione detenuta. Nel corso del 2020 sono stati 10.852 i detenuti in ingresso negli istituti penitenziari per questo reato, il 30,8% sul totale. Costante calo dei detenuti stranieri Al 30 giugno scorso la percentuale di detenuti stranieri ristretti negli istituti penitenziari in Italia era del 32,4% (17.019 persone). Una presenza in costante flessione dal 31 dicembre del 2018  quando la percentuale sfiorava i 34 punti. Antigone osserva che "si tratta anche del secondo dato più basso nell'ultimo decennio, solo successivo al 32,22% registrato al 30 giugno 2018. Una tendenza in diminuzione quella che viene fuori comparando i dati dell'ultimo decennio, che è iniziato con valori che sfioravano il 36%". Le detenute straniere, al 30 giugno 2021, erano 2.228, rappresentando il 4,15% dei detenuti presenti e il 12,8% rispetto ai detenuti stranieri.  I detenuti stranieri in attesa di condanna definitiva (dato aggiornato anch'esso al 30 giugno scorso,) rappresentavano il 32,3% dei reclusi non italiani totali, i condannati il 67,2% e gli internati lo 0,4%. Le nazionalità più rappresentate sono la marocchina (19,3%), la romena (11,8%), l'albanese (11,3%), la tunisina (10,2%), la nigeriana (8,3%): una 'classifica' che cambia se si volge lo sguardo alle sole donne straniere, dove spiccano due nazionalità, la romena (26,6%) e la nigeriana (17,5%), delle detenute di origine non italiana.  Un detenuto su 6 in attesa giudizio, oltre 19.mila devono scontare meno di 3 anni  Sono 19.271 - il 36% del totale - i detenuti che devono scontare meno di 3 anni. "Se si eccettuano i condannati per reati ostativi" tali detenuti "avrebbero potenzialmente accesso alle misure alternative" , osserva Antigone, e "se solo la metà vi accedesse il problema del sovraffollamento penitenziario sarebbe risolto".  Un detenuto su 6 è invece  in attesa di primo giudizio, uno su 3 è in custodia cautelare:al 30 giugno scorso, il 15,5% dei detenuti era recluso in attesa di primo giudizio, il 14,5% era condannato ma non ancora definitivo e il 69,4% stava scontando invece una condanna definitiva. Gli internati rappresentavano lo 0,6% sul totale. Dei condannati non definitivi il 48,4% sono in attesa della pronuncia della sentenza d'appello, il 39,2% invece della Cassazione. Il 12,4% ricade invece nella categoria “misti”, ovvero sono detenuti i quali hanno più procedimenti aperti per i quali cioè non vi sono condanne in via definitiva. Da inizio anno 18 suicidi in cella Dall'inizio del 2021 e fino al 15 luglio scorso, i suicidi in carcere sono stati 18, di cui 4 riguardanti detenuti stranieri. Il più giovane detenuto suicida aveva 24 anni e il più anziano 56. Antigone, citando dati del dossier 'Morire di carcere' di 'Ristretti', ricorda che nel 2020 i suicidi sono stati 62 e il loro numero ogni 10mila detenuti è stato il più alto degli ultimi anni, raggiungendo gli 11. Per quanto riguarda i casi di autolesionismo, per il primo trimestre del 2021 la relazione al Parlamento del Garante Nazionale ne riporta 2.461. Nel 2020 sono stati 11.315, in aumento rispetto agli anni passati.  In calo bambini in carcere con le madri detenute Sono 29 (dato aggiornato al 30 giugno scorso) i bambini di età inferiore ai tre anni che vivono insieme alle loro madri detenute all'interno di carceri ordinarie o di istituti a custodia attenuata per detenute madri (Icam). Di questi, 21 sono bambini di origine straniera e 8 bambini con cittadinanza italiana. il gruppo più consistente si trova nell'Icam di Lauro (12), seguito dalla sezione nido di Rebibbia Femminile (7), dalla casa di reclusione di Venezia Giudecca (4), dalla casa circondariale Femminile di San Vittore (2), dal carcere di Torino Lo Russo e Cotugno (2) e da Firenze Sollicciano (2). Negli ultimi 12 mesi - emerge dal rapporto - il numero di bambini in carcere si è mantenuto sempre intorno alle 30 presenze, "quota ben inferiore rispetto ai numeri registrati negli anni precedenti quando le presenze si attestavano nella fascia compresa tra i 50 e i 70 bambini". Celle senza doccia o acqua calda, spazi inferiori ai 3 metri quadrati Celle senza doccia o acqua calda, spazi ancora inferiori ai 3 metri quadrati: Antigone riporta nel suo rapporto di fine anno, alcune situazioni emerse nel corso delle visite effettuate in carcere o da rilevazioni telefoniche. "Nel 25% delle carceri visitate abbiamo trovato celle in cui le persone detenute non avevano a disposizione uno spazio minimo di superficie calpestabile pari a 3 metri quadri, limite fissato dalla Corte di Strasburgo sotto il quale esiste una forte presunzione della violazione del divieto di trattamenti inumani e degradanti", scrive Antigone, osservando inoltre che "nel 42% degli istituti sono state trovate celle con schermature alle finestre, le quali impediscono il pieno passaggio di aria e luce naturale e durante il periodo estivo rendono particolarmente penosa la permanenza nelle stanze". E ancora: nel 36% delle carceri monitorate, si legge nel dossier, "vi erano celle senza doccia, laddove il regolamento penitenziario entrato in vigore nel 2000 prevedeva che entro il 20 settembre 2005 tutti gli istituti installassero le docce in ogni camera di pernottamento" e "nel 31% degli istituti visitati vi erano addirittura celle prive di acqua calda. In 3 istituti, infine, sono state trovate celle con il wc a vista".  Ventinove detenuti attualmente positivi a Covid, proseguono vaccinazioni  Sono attualmente 29 i detenuti positivi al Covid, tutti asintomatici, mentre ammontano a 64.469 le dosi di vaccino somministrate alla popolazione in carcere. "I dati ogni 10mila detenuti sono in linea con i dati all'esterno del sistema penitenziario", si osserva nel dossier, e "la curva dei contagi ogni 10mila detenuti segua di pari passo quella della popolazione libera e che risulti accentuata nei momenti che corrispondono ai picchi dei contagi. Ciò è visibile soprattutto nei periodi fra novembre e dicembre. Gli ultimi dati parlano di 5,6 contagi in carcere ogni 10mila detenuti contro i 11,4 contagi all'esterno ogni 10mila abitanti al 26 luglio 2021". Anche per quanto riguarda le somministrazioni dei vaccini, "il numero di somministrazioni in carcere ogni 10mila detenuti - afferma Antigone - procede di pari passo con le somministrazioni nella popolazione libera. Si tratta di 12.374 somministrazioni in carcere ogni 10mila detenuti contro le 11.110 somministrazioni all'esterno ogni 10mila abitanti al 26 luglio 2021". Antigone osserva come la scuola in presenza ha conosciuto interruzioni in quasi tutti gli istituti penitenziari (nel 94% del totale) e nel 60% delle carceri le attività in presenza sono state interrotte per almeno 3 mesi, cioè per almeno un terzo dell'anno scolastico. Sono pochi i casi in cui è stata garantita la didattica a distanza e "all'andamento irregolare della attività scolastiche ha corrisposto un alto tasso di abbandono scolastico. Nel 20% degli istituti monitorati almeno uno studente su 3 ha abbandonato la scuola. Nel 23% il tasso di abbandono scolastico è stato di una percentuale compresa tra il 10 e il 30%". In calo rispetto al 2019 anche la formazione professionale: "i corsi professionali attivati all'interno degli istituti di pena nel secondo semestre del 2020 sono stati 117, di cui 92 portati a termine - si legge nel dossier - sebbene si registri un aumento rispetto al primo semestre del 2020, si è ancora lontani dai numeri pre-pandemia quando i corsi attivati superavano i 200 (dicembre 2019). All'apertura dei corsi di formazione erano iscritte 1.279 persone detenute mentre 1.184 risultavano ancora iscritte al loro termine. Di queste, solo 157 sono state promosse".  Misure alternative per quasi 31mila persone  Sono 67.334 le persone in esecuzione penale esterna. Fra queste, quasi 31mila svolgono una delle tre misure alternative previste dall'ordinamento penitenziario: affidamento in prova al servizio sociale (18.382), detenzione domiciliare (11.836) e semilibertà (749). Nel rapporto di Antigone si osserva che "il totale di persone in misure alternativa sia più che raddoppiato negli ultimi 10 anni: erano infatti poco più di 14mila nel 2010, quasi 29mila a fine 2020 e superata la soglia delle 30mila nel primo semestre del 2021". 
"La scherma può riprendere il suo cammino vincente", dice l'ex schermidore olimpico Maffei
Sport
Oggi 30-07-21, 06:39

"La scherma può riprendere il suo cammino vincente", dice l'ex schermidore olimpico Maffei

AGI - “La scherma a Tokyo2020  finora ha reso al di sotto delle aspettative, ha una responsabilità molto grande perché tutti si aspettano risultati prestigiosi, ma il bilancio rimane incoraggiante, ci manca solo un oro. In generale c'è bisogno di riprogrammare: con alcune messe a punto si può riprendere il cammino vincente delle precedenti edizioni, la qualità degli atleti c'è”. A dirlo all'AGI è Michele Maffei, ex schermidore olimpico con 3 medaglie d'argento e una d'oro, che si candiderà nel 2023 a presidente di Federscherma. Gli azzurri della scherma sono arrivati in Giappone con un brillante percorso di qualificazione, conquistandosi la partecipazione a tutte le 12 competizioni in programma, prima volta nella storia olimpica. Ma al dunque gli atleti non sono riusciti a fare la differenza come previsto: il bilancio al momento recita una medaglia d'argento e tre bronzi, contro l'oro e i tre argenti di Rio2016. “Il numero è lo stesso – sottolinea Maffei - ed è migliorabile perché ancora mancano quattro gare, con una medaglia d'oro potremmo ribaltare la situazione, non credo che il ciclo azzurro si sia esaurito”. Partiamo dalle note positive: l'argento conquistato da Aldo Montano nella sciabola individuale alla quinta olimpiade... "Una grande soddisfazione, gara incredibile che mi riporta alla mente tanti ricordi. Il papà di Montano, Mario Aldo fu il mio compagno di squadra alle Olimpiadi di Monaco di Baviera 1972, Montreal 1976 e Mosca 1980: insieme vincemmo una medaglia d'oro e due argenti nella sciabola a squadre. Il padre era molto forte nell'attacco e nella progressione, Aldo pur avendo un buon attacco ha dalla sua un'ottima difesa e un bagaglio tecnico completo. Un fuoriclasse: efficace nel rendimento, ha sempre espresso una sciabola sempre di alto livello".   In generale quali schermidori della squadra olimpica l'hanno colpita finora?  "Oltre a Montano e a Garozzo, che nel fioretto è stato incredibile, mi ha entusiasmato nella sciabola Samele. Ha una buona tecnica, un mancino efficace, è un elemento che ha lavorato bene al circolo Virtus Bologna ed è cresciuto molto. Nel femminile  mi piace molto invece la Errigo nel fioretto, tecnicamente molto valida".    Nel mezzo ci sono stati alcuni campanelli d'allarme, soprattutto nella scherma femminile che è salita sul podio solo nella spada a squadre.  Le donne azzurre nel fioretto dopo 33 anni non sono andate a medaglia. Come spiega questo risultato inatteso?  "Il ricambio generazionale ha sovraccaricato di pressioni le atlete che hanno reso meno di quanto avrebbero potuto. Noi abbiamo rallentato e gli altri hanno iniziato a correre, accorciando le distanze. Bisogna spingere per una diffusione maggiore delle scuole di scherma e lo sviluppo di società sul territorio: ora ci sono pochi grandi centri con i campioni che però ‘chiudono' gli spazi a talenti emergenti. Questa problematica depaupera il movimento e  lo sviluppo dei futuri schermidori che subiscono un rallentamento nella crescita sportiva". Quanto ha inciso nel femminile l'assenza di Elisa Di Francisca che dopo l'oro a Londra 2012 e l'argento di Rio 2016, ha rinunciato a questa edizione per la nascita del figlio? "Molto, non è detto che avrebbe mantenuto lo standard passato, ma le capacità per salire sul podio le aveva. Chiuso il capitolo Vezzali e con la rinuncia di Di Francisca le donne, nonostante il buon livello, hanno sofferto la presenza di una leader.  Ma può essere un insegnamento per il futuro, che responsabilizza le ragazze e diventa la forza di questo gruppo che è molto coeso".  Nel fioretto la sorpresa è stata l'americana Lee Kiefer che ha portato gli Stati Uniti per la prima volta sul gradino più alto del podio. In futuro gli Usa possono diventare un avversario temibile? "Gli Stati Uniti devono superare un gap generazionale ma hanno fatto passi enormi, molto dipenderà dalla crescita del movimento. Nella sciabola hanno fatto grandi progressi,  nel fioretto un po' meno. Ho notato però carenze tecniche che ancora li rendono gregari. Gli atleti statunitensi sono forti fisicamente ma soffrono una sudditanza psicologica e non hanno molta strategia. Gli serve un po' rodaggio, ma in futuro potrebbero ritagliarsi un ruolo in questo sport".   Cos'è cambiato in termini di preparazione atletica, fisicità, tecnica rispetto a quando tirava lei negli anni '70-‘80? "Avverto una fisicità abbastanza evidente, ora c'è una preparazione fisica di alto livello e una velocità di esecuzione progressivamente maggiore, mentre è diminuita la tecnica di esecuzione, specialmente nella sciabola. Si assiste a un fraseggio e un bagaglio di espressione ridotto. La scherma è diventata più spettacolare ma con qualche limitazione di tipo tecnico. C'è una differente impostazione, cambiamento netto rispetto ai miei anni ma lo giudico come un fatto positivo, anche grazie alla tecnologia che diminuisce gli errori di una volta".    La pandemia e la scelta di un'Olimpiade a porte chiuse ha penalizzato lo spettacolo, impattando anche sul rendimento degli atleti? "Il virus ha influenzato l'evento e tolto una parte spettacolare dei giochi: senza il pubblico si toglie atmosfera e agonismo. Ma tutto sommato sono contento che si sia svolta, altrimenti sarebbe stato un dramma, un cedimento pesante. Questa edizione particolare comunque rimarrà nei nostri ricordi".
Nei sondaggi è testa a testa tra Lega e Fratelli d'Italia
Politica
Oggi 30-07-21, 06:38

Nei sondaggi è testa a testa tra Lega e Fratelli d'Italia

AGI - Continua il testa a testa tra Lega e Fratelli d'Italia per la palma (virtuale) di primo partito del Paese. Se la scorsa settimana la nostra Supermedia aveva fotografato – per la prima volta dopo ben tre anni – il clamoroso sorpasso di FDI, oggi i due competitor risultano perfettamente appaiati, entrambi con un 20% tondo. Di un certo interesse è il fatto (alquanto insolito) che entrambi facciano registrare un calo rispetto a due settimane fa, come se la competizione che finora ha seguito una sorta di dinamica di “vasi comunicanti” (quando uno dei due partiti scendeva, l'altro saliva) si sia trasformata improvvisamente in un gioco a somma negativa. L'elemento di maggior rilievo, però, è con ogni evidenza un altro: e cioè il forte recupero del Movimento 5 Stelle, che guadagna oltre un punto risalendo dal 15 al 16,1 per cento. Si conferma la regola secondo cui i sondaggi sono in grado di fotografare degli orientamenti di voto in seguito a eventi di un certo impatto, ma solo dopo diversi giorni, quando essi si sono “sedimentati” nell'opinione pubblica (quest'ultimo è anche uno dei motivi per cui la nostra Supermedia mostra le variazioni rispetto al dato di due settimane prima). Il “nuovo corso” del Movimento 5 Stelle, con la pace tra Beppe Grillo e Giuseppe Conte e l'intesa sul nuovo statuto – che verrà sottoposto a breve al voto degli iscritti via web – è stato oggetto di un'indagine dell'istituto Euromedia. Secondo questa indagine, quasi 4 italiani su 10 ritengono che adesso una leadership di Conte sia in grado di rilanciare il M5S, percentuale che sale al 90% tra gli attuali elettori del Movimento fondato da Beppe Grillo. La ritrovata unità e un consenso interno così ampio sulla figura del nuovo leader contribuiscono certamente a spiegare la crescita rilevata dalla Supermedia. Apparentemente, l'aumento dei consensi verso il M5S avviene a scapito dei primi 3 partiti, che sono racchiusi in meno di un punto percentuale, con il PD in terza posizione (anch'esso in lieve flessione come Lega e FDI). Altro elemento degno di nota è il dato dei due soggetti a sinistra del Partito Democratico, entrambi sopra il 2%. Messi insieme, le due (ex) componenti del cartello Liberi e Uguali – ossia Articolo 1-MDP e Sinistra Italiana – valgono il 4,4%, il valore più alto da inizio legislatura (apertasi con le elezioni del 4 marzo 2018 in cui LeU ottenne un deludente 3,4%). Nel frattempo, l'attualità politica continua a essere dominata sul dibattito relativo ai vaccini, e in particolare intorno al Green pass deciso dal Governo. Come abbiamo visto, i No Vax – comunque li si voglia definire – sono una minoranza della popolazione, anche piuttosto esigua; il che però non ha impedito ad alcuni esponenti politici (di opposizione, ma anche di maggioranza) di mettere in discussione finanche l'opportunità di indurre i cittadini a vaccinarsi, provocando una decisa reazione da parte del premier Draghi e persino un richiamo esplicito del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. Quando si parla di No Vax, bisogna però tenere a mente non solo che si tratta di una minoranza: ma anche che, tra chi è poco o per nulla incline a vaccinarsi, il sentimento predominante è il timore rispetto a eventuali effetti collaterali spiacevoli, se non addirittura gravi. Su questo, due distinte rilevazioni recenti concordano: il timore di effetti collaterali sconosciuti è di gran lunga la prima motivazione addotta da chi non vuole vaccinarsi (o è ancora indeciso), citata dal 58% del campione interpellato dall'istituto SWG e dal 45% di quello intervistato da Demopolis. #vaccinoCovid : il 15% degli #italiani è indeciso o contrario. Il #timore di effetti collaterali e l'idea che non sia stato adeguatamente testato i freni maggiori pic.twitter.com/IDG1c6Qa2f — SWG (@swg_research) July 27, 2021 Un altro tema “scottante” nell'ultimo periodo è stata la riforma della giustizia presentata dal Ministro Marta Cartabia, approvata all'unanimità in Consiglio dei Ministri e poi oggetto di critiche e ritrattazioni (soprattutto da parte del Movimento 5 Stelle) in seguito ai rilievi mossi pubblicamente dal mondo della magistratura.  In attesa che vengano pubblicati sondaggi relativi alla conoscenza dei singoli provvedimenti, nelle scorse settimane è stato registrato un atteggiamento tendenzialmente favorevole rispetto alla riforma nel suo complesso. Lo scorso 13 luglio, gli italiani intervistati da Euromedia si dicevano in maggioranza (46%) concordi con l'affermazione che questa riforma costituisca “un importante primo passo”, con addirittura un 6% di entusiasti, convinti che essa avrebbe “sistemato tutto”; per contro, il 21% mostrava un atteggiamento negativo, non perché reputasse la riforma dannosa (come denunciato da alcuni magistrati e da certi quotidiani), bensì perché “non importante”, “fumo negli occhi”. Un sondaggio condotto dall'istituto Piepoli la settimana successiva ha mostrato come quasi 2 italiani su 3 fossero molto (23%) o abbastanza (41%) favorevoli alla riforma Cartabia, mentre solo il 18% fosse contrario. Ma i dati sui partiti ci dicono molto di come anche questo tema sia a forte rischio polarizzazione, sulla scia del dibattito politico che si è sviluppato intorno a esso: secondo Piepoli, infatti, il numero di favorevoli alla riforma risulta molto superiore tra gli elettori di centrodestra (81%) e di centrosinistra (PD e alleati, 75%) che nel Movimento 5 Stelle, dove il tasso di approvazione è di poco superiore alla metà (57%). Le critiche maggiori alla riforma Cartabia, provenienti da magistrati e intellettuali storicamente vicini al mondo pentastellato, potrebbero certamente avere effetti negativi sull'orientamento degli italiani verso la riforma, ma anche verso la ministra stessa. Alcuni mesi fa, tanto per dare un'idea, Marta Cartabia figurava al secondo posto, con il 13%, tra le figure “quirinabili” che gli italiani avrebbero voluto come Presidente della Repubblica dopo Mattarella (al primo posto, con il 27%, si trovava Mario Draghi). Certo, si trattava di risposte che riflettevano suggestioni che da tempo circolano sugli organi di informazione. Ma è indicativo di quanto il tema sia delicato, non solo per l'importanza che ha in Italia la riforma della giustizia (a maggior ragione se si considera che è una riforma “strategica” per ottenere i fondi europei), ma anche per la posizione della ministra Cartabia, che sul piano del consenso – e delle conseguenti prospettive istituzionali – ha molto da perdere. NOTA: La Supermedia YouTrend/Agi è una media ponderata dei sondaggi nazionali sulle intenzioni di voto. La ponderazione odierna, che include sondaggi realizzati dal 15 al 28 luglio, è stata effettuata il giorno 29 luglio sulla base della consistenza campionaria, della data di realizzazione e del metodo di raccolta dei dati. I sondaggi considerati sono stati realizzati dagli istituti Euromedia (data di pubblicazione: 24 luglio), Ipsos (data di pubblicazione: 25 luglio), Ixè (data di pubblicazione: 23 luglio), Piepoli (data di pubblicazione: 22 luglio), SWG (date di pubblicazione: 19 e 26 luglio) e Tecnè (date di pubblicazione: 17 e 24 luglio). La nota metodologica dettagliata di ciascun sondaggio considerato è disponibile sul sito ufficiale www.sondaggipoliticoelettorali.it.
Wall Street chiude in rialzo con le trimestrali e il Pil Usa
Economia e Finanza
Ieri 29-07-21, 22:59

Wall Street chiude in rialzo con le trimestrali e il Pil Usa

AGI -  Wall Street chiude in rialzo grazie a una serie di solidi risultati trimestrali e ai dati macro economici che, seppure inferiore alle attese, alimentano la fiducia nella ripresa economica. L'economia Usa cresce meno del previsto e senza accelerazioni ma torna comunque ai livelli pre-Covid, alimentando le attese che la Federal Reserve confermerà il suo impegno negli acquisti sui mercati. Proprio ieri il numero uno della banca centrale Usa Jerome Powell ha spiegato che l'economia si sta avvicinando al punto di svolta in cui sarà possibile ridurre gli stimoli monetari, ma il momento non è ancora arrivato e ha ribadito che un aumento dei tassi non è in programma a breve. Un messaggio di cautela che ha rassicurato le piazze finanziarie ma ha indebolito il biglietto verde. Il Dow Jones guadagna lo 0,44% a 35,084.14 punti, il Nasdaq avanza dello 0,11% a 14,778.30 punti e lo S&P 500 registra un progresso dello 0,43% a 4,419.60 punti. Il Pil statunitense è cresciuto del 6,5% nel secondo trimestre dell'anno. Il dato è inferiore alle attese degli analisti che si attendevano un rimbalzo dell'8,5% ma registra comunque una crescita sostenuta alimentata dal piano delle vaccinazioni e dagli stimoli economici. L'incremento del primo trimestre è stato rivisto al 6,3% dal 6,4% precedentemente comunicato. L'economia a stelle strisce è tornata così sopra i livelli raggiunti prima della pandemia. A trainare la crescita sono stati soprattutto i consumi personali, balzati dell'11,8%. Continua la tensione sui prezzi, con il relativo indice che mostra un incremento del 6,1% in ulteriore accelerazione rispetto al +4,3% registrato nei primi tre mesi dell'anno. I dati forniti dal dipartimento del Commercio di Washington mostrano che nel 2020 l'economia statunitense si è contratta del 3,4% invece che del 3,5% stimato in precedenza. Il dato resta comunque il peggiore dal 1946. Tra il 2015 e il 2020, la locomotiva Usa ha corso a un tasso annuale medio dell'1,1%. Gli economisti si attendono per quest'anno una crescita del 7%, che rappresenterebbe la miglior performance dal 1984. Complessivamente la contrazione è stata del 19,2% dal suo picco nel quarto trimestre 2019 fino al secondo trimestre 2020. Si tratta del crollo piu' ampio dal 1947. Ma anche il ritmo della ripresa è stato da record: il recupero è valso un +18,3% tra il secondo e il quarto trimestre dell'anno scorso. Domani l'attenzione si concentrerà sulla lettura di giugno dell'indice dei prezzi della spesa per consumi personali, il principale indicatore dell'andamento dell'inflazione della Fed. A trainare i guadagni a Wall Street anche una serie di solidi risultati trimestrali. Complessivamente, delle 195 società dell'S&P 500 che hanno riportato guadagni del secondo trimestre finora, quasi il 91% ha battuto le stime, secondo Refinitiv. Amazon ha chiuso il secondo trimestre con l'utile in crescita a 7,8 miliardi di dollari dai 5,2 miliardi dello stesso periodo dello scorso anno ma le previsioni dei ricavi hanno deluse le attese di mercato. Il colosso dell'e-commerce ha riportato profitti di 15,12 dollari per azione, 4,82 dollari in più rispetto allo stesso trimestre dell'anno scorso, quando la società ha registrato un utile per azione di 10,30 dollari. I ricavi sono saliti a 113,08 miliardi di dollari da 88,91 miliardi di dollari dell'anno precedente. Gli analisti si aspettavano in media 115,20 miliardi di dollari. Il gruppo prevede per il trimestre in corso ricavi tra 106 e 112 miliardi, o una crescita tra il 10% e il 16%, inferiore alle attese degli analisti di 118,90 miliardi. Il titolo è arrivato a perdere il 5% nelle contrattazioni after hours. Facebook ha perso il 4% dopo l'avvertimento di un possibile rallentamento della crescita dei ricavi nella seconda metà dell'anno. Da segnalare il debutto deludente per Robinhood, una delle quotazioni più attese dell'anno a Wall Street: il titolo è sceso sotto il prezzo di offerta pochi istanti dopo l'esordio sul Nasdaq. Le azioni della piattaforma che permette di acquistare titoli senza commissioni, al centro del fenomeno dei "meme stock" sono scese del 5% a 36,07 dollari, negli scambi iniziali dopo un'apertura a 38 dollari, che corrisponde a una valutazione di 31,75 miliardi di dollari. Il titolo è arrivato a perdere fino al 10% nel corso della seduta per poi chiudere in calo di oltre l'8%. L'azienda rivelazione nel settore della tecnologia finanziaria ha valutato l'Ipo nella parte bassa della forchetta di prezzo, che va dai 38 ai 42 dollari, e ha raccolto 2,1 miliardi di dollari.    
Mps, Unicredit apre le trattative per l'aggregazione
Economia e Finanza
Ieri 29-07-21, 22:13

Mps, Unicredit apre le trattative per l'aggregazione

AGI - UniCredit ha raggiunto un accordo per avviare i colloqui in esclusiva con il Mef per verificare la fattibilità di "una potenziale operazione" su Mps. Il processo per la cessione della quota di controllo in mano al Tesoro è in corso da mesi e ora Unicredit rompe gli indugi e annuncia che scenderà in campo precisando che l'eventuale operazione avverrà "attraverso la definizione di un perimetro selezionato e di adeguate misure di mitigazione del rischio". E che la decisione potrebbe arrivare a settembre. Tra i presupposti concordati a livello patrimoniale ed economico "la neutralità" sul capitale del Gruppo Unicredit, "un accrescimento significativo" dell'utile per azione dopo aver considerato le possibili sinergie nette dell'operazione, l'esclusione di contenziosi straordinari, l'esclusione dei crediti deteriorati e l'adeguata copertura di eventuali ulteriori rischi di credito che siano identificati anche a seguito della due diligence attraverso modalità da definire, e un accordo sulla gestione del personale. Una eventuale aggregazione con Mps, sottolinea Unicredit, permetterebbe "di accelerare i piani di crescita organica e agevolare il raggiungimento di ritorni sostenibili superiori al costo del capitale". Mps, spiega ancora il gruppo, "potrebbe contribuire, subordinatamente alla definizione del perimetro dell'operazione, circa 3,9 milioni di clienti, 80 miliardi di crediti alla clientela, 87 miliardi di depositi della clientela, 62 miliardi di masse in gestione e 42 miliardi di masse in amministrazione". Inoltre l'operazione "permetterebbe al Gruppo di rafforzare il posizionamento competitivo in Italia e in particolare nel Centro-Nord, dove si trova il 77% degli sportelli di Mps, contribuendo fra l'altro a una crescita della quota di mercato in Toscana di 17 punti percentuali, in Lombardia e in Emilia Romagna di 4 punti percentuali e in Veneto di 8 punti percentuali". E porterebbe "un incremento rilevante della profittabilita' prospettica, preservando al contempo la posizione di capitale e migliorando la qualita' dell'attivo e il profilo di rischio del Gruppo su base pro forma". L'ad di Unicredit, Andrea Orcel, ha però chiarito che il gruppo deciderà se procedere o meno con l'operazione solo dopo un'attenta due diligence. "Durante il periodo di due diligence eseguiremo analisi dettagliate e verificheremo se saremo in grado di definire una transazione che possa soddisfare i parametri concordati. Allora, e solo allora avremo gli elementi per decidere se procedere", ha spiegato Orcel sottolineando che le parti contano di arrivare a una conclusione sulla fattibilità o meno dell'operazione realisticamente "nel corso di settembre". "E' presto per dire ora se il Governo sarà azionista", ha osservato il top manager evidenziando che questo dipenderà "da quale sarà la struttura dell'operazione". Per il numero uno dell'istituto di piazza Gae Aulenti, "l'M&A potrebbe giocare come potenziale acceleratore in grado di migliorare" i risultati strategici del gruppo, "sempre nel pieno rispetto dell'interesse dei nostri azionisti". "L'accordo con il governo italiano su alcuni requisiti, ovvero la neutralità in termini di capitale, un accrescimento significativo dell'utile per azione, la protezione dai contenziosi legali e l'esclusione dei crediti deteriorati da qualsiasi transazione, relativamente alla potenziale acquisizione di alcun attività di Banca Monte dei Paschi di Siena - ha concluso Orcel - ha costituito per noi la base per entrare in un periodo esclusivo di due diligence e negoziazione". (AGI)
Giustizia, tutti i punti dell'intesa raggiunta sulla riforma
Cronaca
Ieri 29-07-21, 21:58

Giustizia, tutti i punti dell'intesa raggiunta sulla riforma

AGI - Entrata in vigore graduale delle nuove norme, per permettere agli uffici giudiziari di mettere a punto adeguate misure organizzative, anche grazie all'immissione di nuovo personale  (oltre 20mila unità). E' quanto prevede l'intesa raggiunta in Cdm sul meccanismo di prescrizione e improcedibilità inserito nella riforma del processo penale. L'accordo prevede norme transitorie fino al 2024 e un regime speciale per i reati di mafia, terrorismo, droga e violenza sessuale, nonché per le aggravanti mafiose. Questi, in sintesi, i dettagli dell'intesa raggiunta: IMPROCEDIBILITA' La riforma riguarda solo i reati commessi dopo il primo gennaio 2020, entra in vigore dopo la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale della legge, ed entra in vigore gradualmente, per consentire agli uffici giudiziari di organizzarsi, anche tenendo conto dell'arrivo dei 16.500 assistenti dei magistrati, previsti dall'ufficio del processo, e dei circa 5mila per il personale amministrativo. LA NORMA TRANSITORIA FINO AL 2024 In un primo periodo i termini saranno più lunghi. Per i primi 3 anni, entro il 31 dicembre 2024, i termini saranno più lunghi per tutti i processi (3 anni in appello, un anno e mezzo mesi in Cassazione), con possibilità di proroga fino a 4 anni in appello (3+1 proroga) e fino a 2 anni in Cassazione (un anno e 6 mesi + 6 mesi di proroga) per tutti i processi in via ordinaria. Ogni proroga deve essere motivata dal giudice con un'ordinanza, sulla base della complessità del processo, per questioni di fatto e di diritto e per numero delle parti. Contro l'ordinanza di proroga, sarà possibile presentare ricorso in Cassazione. Di norma, è prevista la possibilità di prorogare solo una volta il termine di durata massima del processo. REGIME SPECIALE PER MAFIA, TERRORISMO, DROGA, VIOLENZA SESSUALE E AGGRAVANTI MAFIOSE Solo per alcuni gravi reati - associazione di stampo mafioso, terrorismo, violenza sessuale e associazione criminale finalizzata al traffico di stupefacenti - è previsto un regime diverso: Per questi reati, non c'è un limite al numero di proroghe, che vanno però sempre motivate dal giudice sulla base della complessità concreta del processo. Per i reati con aggravante del metodo mafioso, oltre alla proroga prevista per tutti i reati, ne sono previste come possibili ulteriori due (massimo 3 anni di proroga) sia in appello che in Cassazione. Ciò significa massimo 6 anni in appello e massimo 3 anni in Cassazione nel periodo transitorio (fino al 2024) che diventano massimo 5 anni in appello e massimo 2 anni e mezzo in Cassazione a regime, ossia dal 2025.   NO IMPROCEDIBILITA' PER REATI PUNITI CON ERGASTOLO I reati puniti con l'ergastolo restano esclusi dalla disciplina dell' improcedibilità. LA NORMA A REGIME DOPO IL 2024 In appello, i processi possono durare fino a 2 anni di base, più una proroga di un anno al massimo, mentre in Cassazione un anno di base, più una proroga di sei mesi. Resta sempre diverso il 'binario' per i reati di mafia, terrorismo, violenza sessuale e mafiosa, senza limiti di proroghe, ma sempre motivate dal giudice e sempre ricorribili per Cassazione. Binario diverso anche per reati con aggravante mafiosa, con massimo 2 proroghe in appello (ciascuna di un anno e sempre motivata) e massimo 2 proroghe in Cassazione (ciascuna di 6 mesi e sempre motivata). MONITORAGGIO SU TEMPI PROCESSI E ARRETRATO PENDENTE Si prevede che un apposito Comitato tecnico scientifico istituito presso il ministero della Giustizia ogni anno riferisca in ordine all'evoluzione dei dati sullo smaltimento dell'arretrato pendente e sui tempi di definizione dei processi. Il Comitato monitora l'andamento dei tempi nelle varie Corti d'appello e riferisce al ministero, per i provvedimenti necessari sul fronte dell'organizzazione e del funzionamento dei servizi. I risultati del monitoraggio saranno trasmessi al Csm, per le valutazioni di competenza.
Giustizia, Draghi incassa l'intesa sulla riforma del processo penale
Politica
Ieri 29-07-21, 21:35

Giustizia, Draghi incassa l'intesa sulla riforma del processo penale

AGI - L'accordo sulla riforma penale c'è. Con il sì dei 5 stelle. E l'approdo in Aula slitta a domenica pomeriggio. Arriva in extremis, al termine di una lunghissima giornata di trattative, stop and go e minacce di far saltare il banco. Il premier Mario Draghi, in stretto raccordo con la Guardasigilli Marta Cartabia, ha cercato fino all'ultimo l'intesa, mettendo in campo una mediazione tra le varie posizioni - a tratti anche lontanissime - con i veti incrociati delle forze politiche che in alcuni momenti hanno rischiato di bloccare la riforma. Ma la linea del premier, viene raccontato da più fonti di maggioranza, non ha mai derogato dalla ribadita necessità di approvare almeno in prima lettura il ddl penale prima della pausa estiva. Una garanzia data a Bruxelles, nell'ambito delle scadenze del Pnrr. Chiedendo responsabilità e un piccolo passo indietro a tutti i protagonisti. Ma appunto rimarcando che l'impegno andava mantenuto. E di fatti, mentre la trattativa sembrava essersi impantanata, alla Camera già si ipotizzavano le due opzioni in campo: riforma in Aula con accordo politico blindato, o riforma in Aula, nel testo originario del ddl Bonafede, senza intesa e con un emendamento del governo contenente le prime modifiche a firma Cartabia, e chi ci sta ci sta. Poi lo sblocco dell'impasse - incentrato essenzialmente sui processi per mafia - e l'intesa.  Imprescrittibili, e quindi esclusi dal meccanismo dell'improcedibilità, i reati di mafia e terrorismo, regime speciale per quelli con aggravante mafiosa. In particolare, per le aggravanti di mafia sarebbe previsto, fino al 2024, un termine di 6 anni in appello, mentre dal 2025 tale termine sarebbe fissato in 5 anni. Passa, quindi, anche il cosiddetto 'lodo Serracchiani' sulla norma transitoria. E proprio dal Pd rivendicano il lavoro di mediazione portato avanti in Cdm dagli esponenti dem. Via libera unanime in Consiglio dei ministri Più volte rinviato e sospeso, dunque, il Consiglio dei ministri ha alla fine dato il via libera unanime alle modifiche da apportare al testo del provvedimento con il placet del Movimento 5 stelle. Un sì 'sofferto', viene spiegato, tanto che il leader in pectore Giuseppe Conte tiene a precisare: "Non è la nostra riforma ma abbiamo lavorato per dare un contributo a migliorarla". Del resto, fino a poco prima del via libera in Cdm, dai 5 stelle filtrava insoddisfazione per i contenuti della prima bozza di modifica. E già c'era chi ipotizzava l'astensione in Cdm e non veniva esclusa nemmeno in Aula, dove il governo resta intenzionato a porre la fiducia. Contemporaneamente alla febbrile trattativa che si stava conducendo a palazzo Chigi, alla Camera la commissione Giustizia è rimasta 'congelata', in attesa di capire se l'intesa sarebbe arrivata o meno. Il presidente Mario Perantoni, di fronte alla "oggettiva impossibilità e difficoltà" a proseguire l'esame del provvedimento, ha quindi scritto al presidente Roberto Fico, rimettendo nelle mani della conferenza dei capigruppo - a sua volta sospesa e riaggiornata a dopo il Cdm - la decisione sui tempi dell'esame in Aula: venerdì, come prevedeva il calendario iniziale, è impossibile avviare la discussione generale, il senso delle osservazioni del presidente Perantoni. Ed infatti, già nella prima parte della riunione della capigruppo si è ipotizzato di far slittare l'approdo in Aula a domenica. Data poi confermata ufficialmente: dalle 14 il ddl penale sarà in Aula, poi si voterà la questione pregiudiziale di Alternativa c'è. La sera stessa, viene spiegato da fonti di maggioranza, il governo dovrebbe porre la fiducia, per votarla lunedì sera. Poi martedì il voto finale sul provvedimento. La commissione si riunirà domani mattina, tempi tecnici per ricevere il testo delle modifiche, poi si procederà con l'esame nel merito: le forze di maggioranza ritireranno tutti gli emendamenti, ad eccezione di quelli concordati. Ma tra domani e al massimo sabato la commissione dovrebbe licenziare il testo per l'Aula.  I commenti delle forze politiche La lunga giornata di trattativa si conclude con i vari partiti che rivendicano la vittoria sull'intesa raggiunta e il ruolo determinante nell mediazione. "Soddisfazione per la riforma della giustizia: come chiesto dalla Lega, non rischieranno di andare in fumo i processi per mafia, traffico di droga e violenza sessuale. E ora avanti tutta con i referendum che completeranno il profondo cambiamento chiesto dai cittadini", esultano quasi per primi Matteo Salvini e Giulia Bongiorno. "Riforma della giustizia che ci avvicina all'Europa e fa compiere grandi avanzamenti in termini di modernità ed efficacia. Cartabia ha trovato il giusto equilibrio per superare la riforma precedente senza scadere nell'impunita'. Ci siamo spesi per l'accordo. Ne siamo contenti", scrive sui social il leader Pd Enrico Letta, che poi aggiunge: "Accelerare i processi, garantire strutture sufficienti per gli operatori di Giustizia, evitare qualunque rischio di impunità. L'equilibrio trovato dal Governo Draghi rende la riforma della Giustizia migliore. Lo avevamo chiesto e ci siamo spesi per l'accordo fino in fondo. Bene". "Il caro estinto è la riforma Bonafede che da stasera non c'e' piu'. Non si puo' essere piu' imputati a vita. La riforma è una piccola parte, c'e' ancora un lavoro lunghissimo da fare, ma ora abbiamo archiviato la Bonafede", afferma Matteo Renzi. "Avevamo detto che non potevamo transigere per i processi per mafia e terrorismo: è un risultato che abbiamo ottenuto. I processi per mafia e terrorismo non si dissolvono nel nulla, non si estinguono. Abbiamo ottenuto anche un emendamento sui processi per violenza sessuale aggravata non prescrittibili", sottolinea Giuseppe Conte. E Luigi Di Maio aggiunge: "Il contributo del Movimento 5 Stelle come sempre è stato determinante". Esprime soddisfazione anche Forza Italia: "Abbiamo superato lo scoglio piu' difficile per questo governo, grazie al prezioso lavoro del presidente Draghi e del ministro Cartabia. Non era facile per una maggioranza cosi' eterogenea trovare una sintesi su una riforma importante come quella della Giustizia", osserva Mariastella Gelmini. Per Cartabia la mediazione fa sì che venga raggiunto "l'obiettivo di processi celeri ma senza che nessun processo vada in fumo". 
Le Big Tech americane divise sull'obbligo del vaccino
Estero
Ieri 29-07-21, 20:53

Le Big Tech americane divise sull'obbligo del vaccino

AGI - Facebook, Google e Netflix sì, Microsoft e Amazon no. In attesa che il presidente degli Stati Uniti, Joe Biden, presenti il piano per la vaccinazione di milioni di lavoratori federali, le Big Tech americane si dividono. Alcuni tra i colossi della Silicon Valley hanno comunicato ai propri dipendenti l'obbligo di essere vaccinati, in vista del ritorno in ufficio a pieno regime dopo un anno e mezzo di lockdown, altri hanno dato libertà di scelta. Mercoledì Facebook, Google-Alphabet e Netflix hanno ufficializzato la loro scelta a favore dell'obbligo di vaccino, dopo che già a giugno compagnie come Adobe, VMware, Twilio e Asana avevano chiesto al personale di sottoporsi alla terapia di immunizzazione. Per tutte le aziende il protocollo più rigido si applicherà, al momento, solo alle sedi americane. Facebook ha fissato anche due date per la ripresa delle attività: si prevede per settembre il ritorno in ufficio al 50 per cento della capienza, che dovrà salire al 100 per cento entro ottobre. In un post il Ceo di Google, Sundar Pichai, ha spiegato che l'obbligo di vaccino si applicherà agli uffici americani ma non esclude che possa estendersi ad altri Paesi. “Vaccinarsi - ha scritto - è uno dei modi più importanti per mettere al sicuro tutti noi e le nostre comunità”. Per Netflix l'obbligo di vaccino riguarderà solo le produzioni americane, attori e personale della produzione che lavorano nella “Zona A”, cioè quella del set. Amazon, i cui uffici e stabilimenti sono già aperti, non ha richiesto il vaccino, ma ha autorizzato gli impiegati a lavorare da casa due giorni alla settimana. Nessun obbligo per Microsoft e Uber, l'app di trasporti e consegne, il cui quartier generale dovrebbe riaprire a metà settembre con tutto il personale regolarmente al lavoro. La “cugina” Lyft, invece, richiede il vaccino per i dipendenti ma non per chi guida. Twitter ha scelto una linea di mezzo: chi tornerà in ufficio dovrà mostrare la prova di essere vaccinato ma, se è contrario, potrà continuare a lavorare in remoto, seduto sul divano di casa.
Il turismo e i viaggi sono il 13% del pil. Draghi lancia l'allarme clima
Cultura e Spettacolo
Ieri 29-07-21, 20:44

Il turismo e i viaggi sono il 13% del pil. Draghi lancia l'allarme clima

AGI - "Il sostegno alla cultura è cruciale per la ripartenza del Paese. Il settore dei viaggi e del turismo vale il 13% del prodotto interno lordo e impiega in maniera diretta o indiretta tre milioni e mezzo di persone. Nel Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza approvato dall'Unione Europea, investiamo in queste attività quasi 7 miliardi di euro". Il presidente del Consiglio, Mario Draghi, inaugura il G20 Cultura al Colosseo, sottolineando la "splendida luce" che avvolge la Città eterna. Per Roma il premier ha buone notizie: "Interveniamo sul patrimonio culturale di Roma, da Cinecittà all'Appia Antica. Il Giubileo del 2025 deve essere occasione di rilancio profondo e duraturo per la città". Draghi lancia l'allarme clima: 10 siti italiani Patrimonio dell'Umanità sono a rischio per l'innalzamento del livello del mare. "La tutela del patrimonio artistico richiede anche maggiore sostenibilità ambientale. In Italia, più di dieci siti Patrimonio dell'Umanità sono in pericolo per l'innalzamento del livello del mare. Il rischio di alluvioni minaccia tra il 15 e il 20% dei beni culturali del nostro Paese". Per Draghi "dobbiamo agire subito, perché le generazioni di domani possano godere dei tesori che noi ammiriamo oggi. Come co-presidenza della COP26 insieme al Regno Unito, siamo impegnati a raggiungere un accordo ambizioso sulle emissioni globali. I risultati del G20 sull'Ambiente a Napoli di qualche giorno fa sono un passo nella giusta direzione – e per questo ringrazio il Ministro Cingolani. A questo sforzo multilaterale, si accompagna un'agenda domestica altrettanto coraggiosa. A Venezia, abbiamo vietato il passaggio delle grandi navi davanti alla Basilica di San Marco e nel canale della Giudecca. E abbiamo varato misure di sostegno a favore delle categorie più colpite. La transizione ambientale ha dei costi, e lo Stato deve farsi carico di accompagnare cittadini e imprese in questo percorso". Draghi conclude: "L'Italia è il Paese con il maggior numero di siti che l'Unesco considera Patrimonio Mondiale dell'Umanità. Ne ricordo solo alcuni, su un totale di 58: il centro storico di Roma, dove ci troviamo oggi, e quello di Firenze. La Valle dei Templi e le città sepolte di Pompei ed Ercolano. Le Cinque Terre e la laguna di Venezia. Fino agli ultimi, prescelti pochi giorni fa: I cicli di affreschi del ‘300 a Padova e il suo gioiello, la Cappella degli Scrovegni. Bologna, coi suoi 62 chilometri di portici. Montecatini, inclusa tra le Grandi Città termali d'Europa. Sono luoghi che l'Italia custodisce per se stessa e per il mondo. Per chi è tornato a visitarci dopo i mesi vuoti della pandemia. Il sostegno alla cultura è cruciale per la ripartenza del Paese".
La nave che bloccò il Canale di Suez è approdata a Rotterdam
Estero
Ieri 29-07-21, 20:38

La nave che bloccò il Canale di Suez è approdata a Rotterdam

AGI - La Ever Given, la nave portacontainer che lo scorso marzo bloccò per 6 giorni il Canale di Suez, è arrivata nel porto di Rotterdam. Lo riferiscono le autorità dello scalo. Le operazioni di scarico dei 18.300 container a bordo dureranno fino al 3 agosto, dopodiché la Ever Given farà rotta verso Felixstowe, in Inghilterra. La nave, lunga 400 metri, aveva lasciato l'Egitto lo scorso 13 luglio, sei giorni dopo essere stata dissequestrata. Le autorità del Canale di Suez avevano bloccato la nave per 107 giorni in attesa di concludere il negoziato sul risarcimento con la proprietà, l'azienda giapponese, Shoei Kisen KK. Le parti, secondo fonti di stampa, si sarebbero infine accordate sulla somma di 550 milioni di dollari, poco più della metà dell'iniziale richiesta del Cairo.  
Sono 6.171 nuovi casi di Covid e 19 i decessi. Aumentano ricoveri e terapie intensive
Cronaca
Ieri 29-07-21, 18:13

Sono 6.171 nuovi casi di Covid e 19 i decessi. Aumentano ricoveri e terapie intensive

AGI - Continuano ad aumentare i positivi al Covid-19: i nuovi casi sono 6.171 (+475 rispetto al giorno prima). Un incremento comunque ridotto rispetto a quello registrato il 28 luglio rispetto alle 24 ore prima, visto che era stato +1.174. Il numero dei tamponi eseguiti è pari a 224.790, circa 24mila in meno rispetto al giorno precedente. Il tasso di positività registra un incremento passando dal 2,3% al 2,7%. Il numero dei decessi è di 19 (il 28 luglio erano 15) portando a 128.029 il numero totale delle vittime dall'inizio della pandemia. È quanto emerge dal bollettino quotidiano del ministero della Salute.  Anche sul fronte dei ricoveri si registra un incremento: +45 rispetto al 28 luglio, per un totale di 1.730 di pazienti con sintomi; le persone ricoverate in terapia intensiva sono al momento 194, +11 sul giorno prima, e si registrano 20 ingressi giornalieri contro i 9 del giorno prima. Le persone attualmente positive in Italia sono 78.484 (il 28 luglio erano 74.161); quelle in isolamento domiciliare 76.560 (il giorno prima 72.293). I dimessi guariti sono finora 4.130.393. La regione che registra il maggior numero di nuovi casi di positività è ancora il Lazio, con 780 (il giorno prima 772); quindi la Toscana con +748, il Veneto con +737, la Sicilia con +719, la Lombardia con +661. 
È arrivata la quarta ondata del covid. Lo dice la fondazione Gimbe
Cronaca
Ieri 29-07-21, 17:48

È arrivata la quarta ondata del covid. Lo dice la fondazione Gimbe

AGI - Quarta ondata di contagi in atto. Il monitoraggio indipendente della Fondazione Gimbe rileva nella settimana 21-27 luglio, rispetto alla precedente, un incremento del 64,8% di nuovi casi (31.963 contro 19.390). In aumento anche i casi attualmente positivi (da 49.310 a 70.310, più 42,6%), le persone in isolamento domiciliare (da 47.951 a 68.510, più 42,9%), i ricoveri con sintomi (da 1.194 a 1.611, più 34,9%) e le terapie intensive (da 165 a 189, più 24%). "Continuano a salire - spiega Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione - i nuovi casi settimanali, sottostimati dall'insufficiente attività di testing e dalla mancata ripresa del tracciamento dei contatti, reso sempre più difficile dall'aumento dei positivi". Infatti, a fronte di un'impennata del rapporto positivi/persone testate - dall'1,8% della settimana 30 giugno-6 luglio al 9,1% di quella 21-27 luglio - la media mobile dei nuovi casi ha subito una flessione nell'ultima settimana. "In altre parole - continua Cartabellotta - il virus circola più di quanto documentato dai nuovi casi identificati: di fatto siamo entrati nella quarta ondata". Nell'ultima settimana le vittime sono aumentate del 46% Nella settimana 21-27 luglio, rispetto alla precedente, in tutte le Regioni eccetto il Molise si rileva un incremento percentuale dei nuovi casi e in 40 Province l'incidenza supera i 50 casi per 100.000 abitanti. Tre Province fanno registrare oltre 150 casi per 100.000 abitanti: Caltanissetta (272), Cagliari (257) e Ragusa (193). "Dopo i primi segnali di risalita registrati la scorsa settimana - ricorda Renata Gili, responsabile ricerca sui Servizi sanitari della Fondazione - si conferma un lieve incremento dei ricoveri che documentano l'impatto ospedaliero dell'aumentata circolazione virale". Complessivamente, il numero di posti letto occupati da parte di pazienti Covid in area medica è passato dai 1.088 del 16 luglio ai 1.611 del 27 luglio e quello delle terapie intensive dai 151 del 14 luglio ai 189 del 27 luglio, "anche se le percentuali rimangono molto basse: a livello nazionale 3% in area medica e 2% nelle terapie intensive, con tutte le Regioni che registrano valori nettamente inferiori al 15% per l'area medica e al 10% per l'area critica". "Gli ingressi giornalieri in terapia intensiva - spiega Marco Mosti, direttore operativo della Fondazione - continuano lentamente a crescere: la media mobile a 7 giorni è di 14 ingressi/die rispetto ai 10 della settimana precedente". Perché è rischioso puntare sui vaccini Degli oltre 4,5 milioni di italiani di età compresa tra 12 e 19 anni, poco più di 670 mila (14,7%) hanno completato il ciclo vaccinale e quasi 765 mila (16,8%) hanno ricevuto solo la prima dose: in questa fascia di età il 68,5% (3.121.710) risulta quindi ancora totalmente scoperto, con differenze regionali molto rilevanti dall'85,9% dell'Umbria al 61,4% dell'Abruzzo. Senza contare che tra il personale scolastico (1.460.922), se il 78,2% ha completato il ciclo vaccinale e il 6,6% è in attesa della seconda dose, il 15,2% non ha ancora ricevuto alcuna dose. Secondo Gimbe "se la riapertura delle scuole in presenza al 100% deve essere l'obiettivo prioritario del Paese, come ribadito ieri anche dal presidente Mattarella, puntare esclusivamente sulle coperture vaccinali è rischioso per tre ragioni". "Innanzitutto - si legge nel report - nonostante il via libera di Aifa al vaccino Moderna per la fascia 12-17 anni, la quantitò di vaccini a mRNA non è sufficiente per ampliare massivamente a breve termine la platea dei vaccinandi; in secondo luogo, vista la limitata disponibilità di dosi, un'adesione rapida e massiva degli under 19 per completare il ciclo vaccinale entro settembre richiede una rimodulazione ufficiale delle priorità della campagna vaccinale; infine, tale adesione rischia di fermarsi ben al di sotto di quel 60-65% stimato dal commissario Figliuolo e dal ministro dell'Istruzione anche per l'esitazione vaccinale di maggiorenni e genitori dei minorenni legata alla percezione di un irrisorio rischio individuale della malattia tra i più giovani". "Pur riconoscendo nella vaccinazione di massa la via maestra per tornare a scuola in sicurezza - conclude Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione - è assolutamente indifferibile affrontare tutte le criticità emerse durante lo scorso anno scolastico che hanno ostacolato, e spesso reso impossibile, un adeguato svolgimento delle lezioni in presenza. Dall'idonea areazione e ventilazione dei locali, a efficaci strategie di screening periodico e sistematico di studenti e personale scolastico, da nuove regole per i trasporti locali allo scaglionamento degli orari di ingresso. Anche perché, per gli studenti under 12 non è ancora disponibile alcun vaccino".  Nell'ultima settimana il numero di somministrazioni di vaccini (3.720.954) ha conosciuto "un lieve calo", con una media di 528.285 inoculazioni al giorno. A rilevarlo è la Fondazione Gimbe nel suo monitoraggio settimanale. "Il numero di somministrazioni giornaliere - spiega il presidente, Nino Cartabellotta - stabile ormai da settimane, non riesce a decollare sia per il mancato utilizzo dei vaccini a vettore adenovirale per le prime dosi, sia per la limitata disponibilità di quelli a mRNA". In particolare, AstraZeneca viene impiegato quasi esclusivamente per i richiami (99,3% delle somministrazioni nell'ultima settimana); le somministrazioni di Johnson & Johnson sono ormai esigue (nell'ultima settimana poco meno di 4 mila al giorno a fronte di oltre 944 mila dosi 'in frigo'); la scarsa disponibilità di dosi di vaccini a mRNA ostacola, nel breve termine, la possibilità di una massiccia vaccinazione degli under 60. "In questo scenario - ricorda Marco Mosti, direttore operativo della Fondazione - nell'ultima settimana si registra un lieve incremento della percentuale di prime dosi sul totale delle dosi somministrate, che tuttavia si attestano a 801 mila (21,5% del totale), in picchiata rispetto alle oltre 2,9 milioni di prime dosi della settimana 7-13 giugno (73,8% del totale)". Sul fronte delle forniture, a ieri risultano consegnate 69.253.968 dosi: dopo il picco di consegne registrato tra il 28 giugno e il 4 luglio (5.669.727), nelle due settimane successive le forniture settimanali si sono attestate intorno a 2,6 milioni di dosi per scendere a quota 2,5 milioni la scorsa settimana. "Dopo il flop di Curevac e il progressivo tramonto dei vaccini a vettore virale - commenta Cartabellotta - la campagna vaccinale e' ormai dipendente dai vaccini a mRNA, ma rimangono incerti i tempi di consegna di oltre 45 milioni di dosi previste per il terzo trimestre, che come già accaduto nei due trimestri precedenti, potrebbero concentrarsi a fine settembre. E una cadenza non regolare delle consegne rappresenta un grande ostacolo per la programmazione della campagna vaccinale". Nella settimana 21-27 luglio, rispetto a quella precedente, sono tornati a salire - del 46,1% - anche i decessi per Covid: sono stati 111, con una media di 16 al giorno rispetto agli 11 della settimana precedente.  Mentre la variante delta si avvia a diventare prevalente, quasi 3,2 milioni di over 60 non hanno ancora completato il ciclo vaccinale: in particolare, 2,06 milioni (11,5%) non hanno ancora ricevuto nemmeno una dose con rilevanti differenze regionali (dal 19,9% della Sicilia al 6,4% della Puglia) e 1,11 milioni (6,2%) sono in attesa di completare il ciclo con la seconda. "Da circa 2 mesi l'incremento delle coperture in questa fascia d'età - sottolinea Renata Gili, responsabile ricerca sui Servizi sanitari della Fondazione - è quasi esclusivamente legato al completamento di cicli vaccinali, mentre rimane 'congelato' il numero di over 60 che ricevono la prima dose, segno di una persistente esitazione vaccinale proprio dei soggetti più esposti a rischio di malattia grave". In dettaglio, degli oltre 7,3 milioni di 60-69enni, 5.554.115 (74,6%) hanno completato il ciclo vaccinale e 705.431 (9,5%) hanno ricevuto solo la prima dose; degli oltre 5,9 milioni di 70-79enni, 5.041.760 (84,5%) hanno completato il ciclo vaccinale e 280.691 (4,7%) hanno ricevuto solo la prima dose; degli oltre 4,4 milioni di ultra 80enni, 4.119.891 (92%) hanno completato il ciclo vaccinale e 120.582 (2,7%) hanno ricevuto solo la prima dose. 
Le emozionanti lettere dei detenuti che rivedono i figli dopo un anno di Covid
Cronaca
Ieri 29-07-21, 17:36

Le emozionanti lettere dei detenuti che rivedono i figli dopo un anno di Covid

AGI – “Il 10 luglio alle ore 11:30 ho fatto il mio primo colloquio visivo con mia figlia presso l'area verde, erano nove mesi che non sentivo il profumo e il calore della mia principessa, posso dire di avere provato un'emozione indescrivibile, qualcosa di superlativo”. C'è un nuovo spazio verde nel carcere di San Vittore, diretto da Giacinto Siciliano, che per i detenuti è diventato simbolo di libertà, se così si può dire in questo luogo. Qui sono ripresi da poco più di un mese i colloqui dopo la lunga sospensione dovuta al Covid, qui alcuni hanno visto “per la prima volta – spiega Francesco Maisto, il Garante dei loro diritti a Milano – figli o nipoti nati durante questo tempo. Sono i primi passi verso la ripresa dell'affettività per la quale mi batto da mesi”. "Mi scendono le lacrime, quanto è cresciuta" Tra i padri che hanno riabbracciato i figli in questo ‘giardino' con le panche di cemento e le sedie rosse di plastica ci sono dei reclusi della Nave, il reparto ‘modello del carcere milanese guidato da Grazia Bertelli, persone che stanno cercando di liberarsi dalle dipendenze. Carmelo è uno tra questi. “Quel giorno non stavo nella pelle – prosegue il suo racconto nella missiva letta dall'AGI – non vedevo il momento di vederla ed ecco che subito dopo vedo entrare mia moglie con mia figlia per mano, in me scatta subito quell'emozione che a volte chiamiamo ‘Magone', mi sono scese anche le lacrime ma devo essere forte per mia figlia. Hanno fatto entrare all'interno dell'area verde me e altre tre persone per un totale di cinque famiglie”. Ed ecco l'attimo dell'incontro: “Appena G. mi ha visto mi è corsa subito incontro chiamandomi: ‘Papiiiii'', mi è saltata addosso, dandomi tantissimi baci e abbracciandomi forte forte. Ho visto quanto era cresciuta sia dal peso che dalla sua altezza, sono andato incontro a mia moglie, che mi ha accolto con un abbraccio degno di amore vero”. “Ci hanno dato la libertà di portare qualsiasi cosa, come cibo e bevande. Posso dire che in quell'ora non sembrava nemmeno di stare in carcere”. "Faccio le scale con la sensazione di volare" In un'altra testimonianza, Nicolas esprime il suo sentimento negli attimi prima dell'incontro col figlio che non vede da un anno e mezzo. “Ore 10:00: eccomi qui in piedi davanti alla mia cella, sto aspettando l'assistente che venga a chiamarmi e quando arriva in me si sprigiona tutta una serie di emozioni che erano ormai sepolte da tanto, tanto tempo. Faccio le scale quasi con la sensazione di volare, passo per il lungo corridoio che mi porta in quell'area verde che per me si chiama speranza, quel giardinetto che per molti può sembrare insignificante ma che per me in quel preciso istante che vedo mio figlio significa tutto, significa gioia, speranza, felicità e allo stesso tempo malinconia e dolore, quando, passata l'unica ora che dopo 18 mesi mi è stata concesso per vedere il mio Angelo, mi vedo costretto a guardarlo mentre se ne andava con le lacrime agli occhi e con lui la mia anima…”. Anche per Giuseppe l'incontro col figlio di 13 anni, dieci mesi dopo il suo arresto, "è stata un'esplosione di pianti e sorrisi con un po' d'imbarazzo agli occhi della polizia penitenziaria a due passi da noi".           
FdI occupa l'aula Camera. Cartelli contro il green pass
Politica
Ieri 29-07-21, 17:24

FdI occupa l'aula Camera. Cartelli contro il green pass

AGI - Manifesti bianchi e neri "no green pass" ed emiciclo occupato. La protesta di Fratelli d'Italia contro il decreto green pass ha paralizzato l'aula della Camera per quasi un'ora. A scatenare la bagarre la decisione della presidenza di Montecitorio di non concedere lo scrutinio segreto per le votazioni sulla pregiudiziale di incostituzionalità presentata dal partito di Giorgia Meloni al decreto varato dal governo. Dopo un'ora FdI ha liberato l'emiciclo e l'aula ha ripreso i suoi lavori, bocciando l'incostituzionalità del dl. Il decreto che contiene le disposizioni sul green pass e la proroga dello stato di emergenza fino al 31 dicembre è stato subito contestato da FdI, che ha presentato la pregiudiziale di incostituzionalità, lamentando “una discriminazione nel mondo del lavoro” che “fa pesare la pandemia sempre sugli stessi”. “Invitiamo il governo e i partiti a una ulteriore riflessione. La democrazia esige un dibattito in Aula e merita informazioni e trasparenza. Non è una democrazia quella in cui i cittadini devono ricorrere a un tribunale per avere informazioni chiare sull'operato del governo” aveva spiegato Augusta Montaruli.    "‘La libertà non è un semplice sgorgare senza direzione', diceva Emmanuel Mounier, uno dei principali ispiratori dell'articolo 2 della nostra Costituzione” le ha ribattuto il dem Stefano Ceccanti, sottolineando come “la carta non a caso tiene insieme riconoscimento dei diritti e consapevolezza dei doveri. Due elementi indissociabili”. Adesione alla linea dem da parte del M5s e di FI. Mentre la Lega ha spiegato di voler votare contro l'incostituzionalità per poter modificare il testo che anche ad avviso del Carroccio presenta delle criticità.  Ma è stato al momento del voto che è scoppiata la bagarre. FdI ha chiesto, per voce del capogruppo Francesco Lollobrigida, che si votasse a scrutinio segreto perché il dl “contiene norme che limitano le libertà personali”. Richiesta respinta per ben due volte dalla presidenza della Camera in base ai precedenti stabiliti dalla Giunta del regolamento. La decisione è stata contestata da FdI, i cui deputati hanno occupato l'emiciclo, mostrando cartelli con la scritta “no green pass”. “Evidentemente Giorgia Meloni preferisce tornare al lockdown, una posizione folle e irresponsabile" ha stigmatizzato il Pd Matteo Orfini. Alla ripresa dei lavori, dopo una consultazione informale tra il presidente della Camera Roberto Fico e i capigruppo, l'aula ha bocciato la pregiudiziale di incostituzionalità. I voti contrari sono stati 288, i favorevoli 51, un astenuto. Ora tocca alla conferenza dei capigruppo stabilire la calendarizzazione dell'esame del decreto. 
Il bilancio dell'esplosione in Germania è di 5 morti e due dipersi
Estero
Ieri 29-07-21, 16:52

Il bilancio dell'esplosione in Germania è di 5 morti e due dipersi

AGI - Due giorni dopo la devastante esplosione nel parco chimico di Buerrig a Leverkusen, i servizi di emergenza hanno trovato altre tre persone morte tra le macerie. Lo hanno annunciato la procura e la polizia di Colonia. Il numero delle vittime sale così a cinque. Due persone sono ancora disperse. 
Il fuoco non dà tregua alla Sardegna
Cronaca
Ieri 29-07-21, 16:28

Il fuoco non dà tregua alla Sardegna

AGI - Un nuovo incendio è divampato nell'Oristanese sui monti di Santu Lussurgiu, nella zona di Sa pedra lada, sotto la borgata montana di San Leonardo de Siete Fuentes. Nubi di fumo alte sono visibili da lontano. L'allarme è massimo per questo fronte di fuoco che si apre a poca distanza da quello del devastante rogo cominciato lo scorso fine settimana e che, secondo stime provvisorie della Regione, ha distrutto 20 mila ettari, tra boschi, uliveti, pascoli, coltivazioni e macchia mediterranea. Sul posto sono stati inviati due Canadair e quattro elicotteri.  Torna la paura Il fuoco avanza molto velocemente spinto dal vento nell'ennesima giornata con temperature elevate. La preoccupazione maggiore è che possa risalire verso la borgata di San Leonardo e verso i grandi boschi confinanti col compendio del Monte Sant'Antonio. Allarme anche nelle campagne di Sagama, sempre nell'Oristanese, per un altro incendio. Anche in questo caso è stato chiesto l'intervento di due Canadair, a supporto delle squadre che stanno già operando a terra. Infine, una riaccensione più contenuta del rogo che ha devastato Montiferru e Palanargia è stata segnalata nel territorio del comune di Cuglieri. Indagini su 4 roghi Intanto, la procura della Repubblica di Oristano ha aperto quattro fascicoli d'indagine su altrettanti roghi, non collegati fra loro. Per il primo, quello più tragico, prevale l'ipotesi colposa, mentre per gli altri - sugl incendi scoppiati sul Monte Arci, a Cabras e Seneghe sempre nell'Oristanese - si segue la pista del dolo.  Si procede contro ignoti, ma per uno dei tre incendi del Grighine, di Cabras e di Seneghe ci sono già indizi su una persona e sul suo possibile coinvolgimento.     Il fascicolo principale riguarda il grande rogo del Montiferru e della Planargia. Le indagini sono affidate al Nucleo di polizia giudiziaria del Corpo forestale regionale della Sardegna e ai carabinieri.