Agi

Fondata nel 1950 da Giulio de Marzio e Walter Prosperetti, e controllata dall'ENI dal 1965, ha sede a Roma ed ha redazioni in 15 capoluoghi di provincia italiani ed una sede estera presso l'Unione europea a Bruxelles. Trasmette quotidianamente dei notiziari su cronaca, politica, economia, finanza, cultura, spettacolo, sport per i mezzi d'informazione e per le aziende.
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"Cari ragazzi, ho vissuto l'inferno. E ho visto l'impossibile, vi assicuro"
Cronaca
Oggi 08-12-19, 12:49

"Cari ragazzi, ho vissuto l'inferno. E ho visto l'impossibile, vi assicuro"

"Mi raccomando ragazzi: qualsiasi cosa accada, siate uomini e non perdete mai la dignità". Queste parole furono pronunciate dal papà di Piero Terracina, sopravvissuto ad Auschwitz scomparso a 91 anni a Roma l'8 dicembre 2019, quando si trovò rinchiuso con tutta la famiglia nel carcere di Regina Coeli. L'arresto era avvenuto la sera del 7 aprile del 1944, a causa della denuncia di un italiano che collaborava con le Ss e che, in cambio, ebbe un compenso di 5000 lire. Furono presi in sette (la nonna era morta poco prima dell'arresto) mentre stavano celebrando la Pasqua ebraica: due ufficiali armati come per una azione di guerra, entrarono e diedero 20 minuti di tempo alla famiglia per raccogliere qualche effetto personale. "Non perdete mai la dignità". La dignità? Anche quando si è vissuti all'inferno si può mantenere, nonostante la paura, la fame, il freddo, le umiliazioni, la morte che ti passa accanto ogni minuto. Come quella volta in cui un ufficiale tedesco uccise senza motivo un amico che gli stava accanto: "fu il mio primo incontro con la morte" raccontò Terracina in un incontro con gli studenti di scuole medie e superiore nell'aprile 2018. Il continuo richiamo alla dignità è un pugno nello stomaco per i ragazzi accorsi a casa dell'anziano superstite di Auschwitz, in occasione di "Zikaron Ba Salon", la memoria nel salotto, iniziativa nata nel 2010 in Israele e organizzata a Roma dal Centro di Cultura Ebraica. Si tratta di un progetto che ha lo scopo di rendere consapevoli quante più persone possibili della Shoah, attraverso un incontro con un sopravvissuto nel salotto di una persona che, volontariamente, apre la casa e ospita ragazzi per raccontare l'esperienza. L'edizione dello scorso anno vide la partecipazione di Alberto Sed, Sami Modiano, Piero Terracina, Edith Bruck e Marika Venezia (moglie del sopravvissuto Shlomò Venezia) che hanno presenziato in cinque salotti raccontando ognuno la propria storia. Nelle case sono entrati molti studenti romani ai quali, alla fine, è stato assegnato il compito di tramandare quanto hanno ascoltato e trasmetterlo alle generazioni di domani mantenendo così viva una memoria che non può e non deve essere dimenticata. Piero Terracina si era seduto ad un tavolo, davanti ai giovani della scuola media Celli e dei licei Russel e Democrito. Con lui, c'erano anche Noemi Di Segni, dell'Unione delle Comunità Ebraiche Italiane e Ruth Dureghello, presidente della Comunità Ebraica di Roma. Terracina era come un nonno che stava raccontando una storia, la Storia. I ragazzi si erano accovacciati a terra o sulle sedie, silenziosi, attenti. Parlava dolcemente Terracina, e questa dolcezza lo accompagnò per tutto il discorso, anche quando evocò momenti terribili omettendo particolari tremendi perché non servono: è talmente evidente e sentito il suo dolore che ogni parola in più non farebbe altro che aumentare la sofferenza. Ha ripercorso la nascita e la diffusione delle famigerate leggi razziali: "Tra le tante cose che non potevamo fare - spiega - c'era il divieto di avvicinarsi alle coste. E quindi non potevamo andare al mare. Ma perché - si chiede - che avevamo fatto di male? Nemmeno un bagno al mare. Ma noi trovammo il modo di andare a Fregene. In una spiaggia privata. E passavamo giornate belle lì, nonostante tutto". "Il momento più doloroso? Quando fui cacciato da scuola" E ha ricordato che prima di sprofondare nell'abisso di Auschwitz, "uno dei momenti più dolorosi fu quando venni cacciato da scuola. Ero ebreo e per le leggi razziali non potevo più frequentare una scuola pubblica. Ma io con i miei compagni stavo bene, anche la maestra mi voleva bene. Ma dovette dirmi di uscire dalla classe. Avevo meno di 10 anni, dovevo fare la quarta. Quel giorno tornai a casa da solo, piangendo, ero disperato. Ma che avevo fatto di male io? A casa mia ci veniva spiegato che lo studio era importante, mamma ci seguiva molto nei compiti. Ma io dovevo andare via da scuola. Si può essere disperati a dieci anni? Sì, si può essere". Continuò gli studi in una scuola ebraica. E a questo punto, Terracina iniziò a raccontare dei nuovi amici che lo accolsero, lo protessero, racconta del preside, non ebreo, "mandato a controllare cosa facessero i nemici della patria" che li esortava a continuare a studiare e che erano come tutti gli altri ragazzi, non una razza inferiore. L'inferno di Auschwitz Terracina raccontò delle tante occupazioni che svolse il padre, cacciato dal suo posto di lavoro e che si era dovuto adattare. La famiglia originaria era composta da otto persone e lui fu l'unico a tornare dall'inferno: "sì ragazzi, io sono stato all'inferno" disse commuovendosi. L'inferno, manco a spiegarlo, è quell'emanazione immonda che si chiama Auschwitz. Il luogo dove oggi vengono condotte le scolaresche nei viaggi della Memoria per prendere atto di quello che è stato, della tremenda e lucida pianificazione di uno sterminio voluto dal seme dell'odio. Un luogo da dove oggi, quando esci, ti senti diverso, cambiato. Il solo scricchiolare della ghiaia sotto i piedi, la vista del binario che termina nel campo, ti fa venire la voglia di uscire immediatamente. Ma poi resisti e vai avanti, vedi e immagini. Terracina racconta di come viveva "sereno" (per quel che poteva) nonostante le leggi razziali, evoca spesso esempi di solidarietà. La parola "solidarietà" verrà pronunciata molte volte nel suo salotto: vuole essere un richiamo. "La solidarietà - disse - è fondamentale in certe situazioni di disagio. è uno dei più grandi valori della società. Come si fa a vivere senza la solidarietà? Anche oggi, come allora, è fondamentale". E fra gli esempi, cita un certo Franco Baldini che gestiva un campetto di calcio. Questo signore chiudeva un occhio e lasciava lui e i suoi amici giocare a pallone perché agli ebrei era anche vietato giocare a pallone mentre, invece, quasi tutti i ragazzini adorano improvvisare partitelle. E ricordò la donna che vendeva castagne sul ponte in centro e che sapendo che gli ebrei dovevano dare subito 50 chili d'oro per non essere deportati, si sfilò gli orecchini che aveva per dare un contributo. Torna ancora la parola solidarietà , quando Piero spiega che perse la suola di una scarpa nel campo di concentramento di Fossoli prima di salire sul treno che poi lo condurrà all'inferno. È un ragazzino che non ha più le scarpe ed è disperato ma gli viene in soccorso Mario che dalla baracca gli porta un altro paio di scarpe per fortuna del numero giusto e che gli permettono di camminare con meno problemi. A quel Mario, Piero è tanto grato. Poi c'è la vita durissima ad Auschwitz, la mamma che lo abbraccia insieme ai fratelli e dice loro che non li rivedrà più. Piero alla fine di tutto resterà solo, della sua famiglia non ci sarà più nessuno. "Ho visto l'impossibile, vi assicuro" Quando verrà liberato cercherà i suoi ma sarà tutto inutile. Era entrato all' inferno dicendo che aveva 18 anni: per salvarsi ha mentito sull'età perché se ne avesse dichiarati 15, sarebbe finito alle camere a gas. Piero in quell'inferno lavorava, "la vita era tremenda e vi risparmio tanti particolari - dice con la voce rotta dall'emozione - ho visto l'impossibile, vi assicuro". Il sole cala nel salotto di Piero Terracina, ma la sua voce arriva ancora instancabile ai ragazzi che non si sono mossi: " Il 27 gennaio, i pochi sopravvissuti che eravamo rimasti, circa 7000, furono liberati dall'esercito sovietico. Erano molti coloro che non erano più in grado di reggersi sulle loro gambe e si trascinavano sul terreno gelato facendo forza sulle ginocchia e sui gomiti. Molti furono quelli che morirono nei giorni successivi alla liberazione. "Non ci fu gioia al momento della liberazione. Ricordo molto bene quel giorno. Era la tarda mattinata, aprii la porta della baracca per andare a prendere un pò di neve in qualche parte del lager che non fosse troppo contaminata dai corpi che giacevano sul terreno, per ricavarne un pò d'acqua da poter bere. Altra acqua non c'era. Vidi un soldato completamente ricoperto di bianco, era solo ed aveva un mitra. Si voltò verso di me e mi fece cenno con la mano di rientrare. Comunicai ai miei compagni che i soldati dell'esercito sovietico erano entrati nel campo ed eravamo liberi. Non ci fu nessuna reazione, solo silenzio. Solo dopo qualche ora vidi qualcuno che piangeva ed altri che pregavano. Nessuno poteva gioire sapendo che molti dei nostri congiunti non li avremmo più visti. Sapevo che non avrei più trovato i miei genitori, il nonno e lo zio che in una selezione era stato scelto per la morte nelle camere a gas. Speravo di poter ritrovare mia sorella, i miei fratelli o qualcuno di loro, speranza risultata vana". Dieci mesi in Unione Sovietica, poi il ritorno a casa E dopo più di dieci mesi di permanenza nell'Unione Sovietica e a Bucarest, "dopo essere riuscito ad entrare in corrispondenza epistolare con l'allora ambasciatore italiano a Mosca Pietro Quaroni che mi fu di molto conforto - prosegue - riuscii con molte peripezie a ritrovare la strada di casa. Non trovai nessuno della mia famiglia e fu di nuovo disperazione. Mi salvarono i miei amici ritrovati della scuola ebraica e due miei cugini che mi protessero e non mi lasciarono mai solo. Mi fu offerto un lavoro nel quale misi tutte le mie energie che mi consentirono in poco tempo di mantenermi e di trovare la tranquillità economica e così cominciai a vivere la mia seconda vita nella quale ho avuto tante gioie ed anche dolori come tutti. Ma il peso del passato a volte ritorna e diventa insopportabile". Finì qui, non aggiunse altro ma ai ragazzi disse: "Pensate con la vostra testa, non fidatevi mai dei falsi idoli. Oggi ce ne sono tanti. Le leggi razziali non furono emanate dai tedeschi, sono italiane. Quando Mussolini dal balcone di Piazza Venezia annunciò l'entrata in guerra, tutti erano contenti, gridavano, oggi quella scena la potete vedere su Internet, chissà poi quanti di tutti quelli che inneggiavano entusiasti in realtà hanno poi pagato a caro prezzo, morendo sotto le bombe. Non date retta ai falsi idoli, ragazzi. Ogni tanto ne appare qualcuno, pensate sempre da soli. Non fidatevi mai dei salvatori della patria". "La memoria è un filo che lega il passato al presente, non è un ricordo" E poi concluse: " Mi rivolgo a voi giovani perché siete voi che rappresentate il futuro e spetta a voi tramandare la memoria. La memoria non è il ricordo, il ricordo si esaurisce con la fine della persona che ricorda il suo vissuto. La memoria è come un filo che lega il passato al presente, è proiettata nel futuro e lo condiziona. Soltanto se farete memoria del passato possiamo evitare che quello che che vi ho raccontato possa tornare. Gli esecutori del massacro erano uomini; non erano affamati; non erano inferociti da mortificanti condizioni di vita; appartenevano alla nazione che era stata la più civile e progredita d'Europa. Erano persone che amavano le arti, la cultura, la natura. Erano persone che, presumo, addormentavano i figli facendogli recitare le preghiere e raccontando loro una favola. Chiediamoci allora: cosa rese possibili gli eventi incredibili?". "Perchè tanto odio? Vi ho raccontato che anche nelle condizioni estreme dei lager nazisti esisteva la solidarietà e l'amicizia, valori indispensabili per poter sopravvivere. Oggi la situazione è diversa, non possiamo certamente fare un paragone con quello che vi ho raccontato ma non dobbiamo e non possiamo rimanere indifferenti a quello che sta accadendo con i disperati che arrivano tra noi per sfuggire alla fame, alle guerre, alle persecuzioni, alle malattie". E valga per sempre, "non perdete mai la dignità, qualunque cosa accada".
Un altro bus dell'Atac ha preso fuoco a Roma
Cronaca
Oggi 08-12-19, 12:18

Un altro bus dell'Atac ha preso fuoco a Roma

Ancora un bus Atac in fiamme nella Capitale. È accaduto questa mattina alle 09.50 in via Vinicio Cortese 180, nella Capitale, dove una autobus della linea 708 ha preso fuoco per cause in via di accertamento. Sul posto una squadra dei vigili del fuoco, con un'autobotte, che ha provveduto allo spegnimento del rogo. La vettura, secondo quanto si apprende, è andata distrutta. L'autista aveva fatto scendere l'unico passeggero presente sul mezzo. Non risultano persone ferite o intossicate. 
Il panettone e il pandoro non sono più dolci (solo) natalizi
Cronaca
Oggi 08-12-19, 12:06

Il panettone e il pandoro non sono più dolci (solo) natalizi

Il panettone? Liscio nella volta superiore, con uvetta e canditi. O con zuccherini e mandorle, a formare una crosta sottile e croccante. Ma non si tratta più un dolce tipico del Natale. Così come non lo è più il pandoro. L'uno e l'altro vivono, ormai, tutto l'anno.  Capita persino di riceverlo in regalo per una cena, una festa. Intero o tagliato e servito a fette vive di luce propria anche fuori e al di là dell'albero di Natale. I migliori panettoni Tant'è che i migliori panettoni vengono decretati a Milano, nel “Panettone Day”, in pieno settembre ed è proprio in questa manifestazione che si ha la migliore rappresentazione delle tendenze del momento in fatto di gusti dolci. Anche se non difettano pure quelli salati… E quest'anno Il miglior tradizionale è stato valutato quello di Francesco Bertolini, della pasticceria Casa del Dolce di San Bonifacio, in provincia di Verona; la migliore versione creativa, con mela e cannella, è invece di Matteo Frigeni, della Pasticceria Capriccio di Presezzo, nei pressi di Bergamo; infine, il miglior panettone con cioccolato denominato Ruby – vera novità di questo 2019 – è di Domenico Napoleone, della Pasticceria Fratelli Napoleone di Rieti. Icona della pasticceria del Nord, meglio milanesissimo nelle sue origini, oggi il panettone – così come il Pandoro – che si sono effigiati entrambi per anni nella confezione dell'immagine del Duomo, ha trovato ottimi emuli anche nel Sud e nel Centro Italia. Ma non tutto è panettone ciò che luccica e profuma di panettone. I migliori sono quelli artigianali e a lievitazione rigorosamente naturale. La struttura dell'impasto deve essere omogenea, morbida e leggera, fresca e profumata. Il prezzo non è certo indifferente – gli artigianali costano oltre la media – e la durata è a breve scadenza. Il buon panettone non sta sugli scaffali tutto l'anno, va consumato entro due mesi al massimo e non un giorno di più. Le tipologie del panettone Da un po' di tempo, sono le più diverse. Ci sono per esempio i panettoni alcolici, con infuso di Recioto, prodotti dai pasticceri Maurizio Bonamoni e Daniele Lorenzetti o con uva e zibibbo della chef Grazia Mazzali, ma anche con cioccolato e rum (nome: Cuba) di Salvatore Gabbiano oppure – ancora – con il limoncello, prodotto dall'insuperabile Alfonso Pepe. C'è anche il panettone integrale nelle più diverse accezioni a seconda di chi lo prepara e cuoce o con farina integrale  profumata di cannella, noci, fichi secchi, olive candite, antica ricetta di Pompei, una focaccia che risale al 79 d. C. proposta da Salvatore Gabbiano. Non mancano poi i panettoni con ampie varietà di frutta, albicocca e lavanda, frutti di bosco e crema al rosmarino, ma anche con bergamotto e fichi bianchi del Cilento, oppure cocco, dattero e cioccolato. O farciti con i pistacchi di Bronte. Compresi e non esclusi i panettoni salati…, dicevamo.  Ma in questo caso siamo in un'altra sfera. Un altro pianeta. Tra questi, vda segnalare il Panettone Insolito dei pasticceri Loison di Costabissara, in provincia di Vicenza, che quest'anno festeggiano i 50 anni d'attività. Ingredienti: 500 gr di asparagi, 3 dl di acqua, 100 gr di polvere di panettone, 100 gr di farina di riso, paprika, 1 uovo, 300 gr di yogurt greco, 1 dl di panna fresca, essenza di lavanda, olio extravergine di oliva. Pasticceri, panettoni, pasticcerie è anche bello andarseli a “capare”, come si usa dire. Uno per uno. In tour per l'Italia delle mille ricette. E dei tanti campanili.
Viviamo in una società sempre più "self-service"
Cronaca
Oggi 08-12-19, 11:47

Viviamo in una società sempre più "self-service"

Gli stili cambiano. E si adattano alla società in continua e rapida trasformazione. E in che direzione va? Va verso la formula self service. Che è un po' la società fai-da-te. Non basata sull'arte dell'arrangiarsi, ma che non ha bisogno del servizio, ovvero non ha bisogno di “esser servita”. E in caso di crisi economica, come quella che stiamo vivendo ormai da più di un decennio, dopo il crollo del 2008, pertanto basata sulla necessità di risparmiare, sta diventando una vera e propria tendenza. In principio fu il benzinaio Avevano cominciato i distributori, per risparmiare sul personale erogatore alle pompe di benzina. Self service e servito. Due tipi di servizio, due diversi prezzi, dove la benzina al self service costa meno. Non c'è il costo della manodopera di chi deve alzare la pompa e infilarla nel serbatoio. Il self service in principio erano solo per il servizio notturno, ma poi hanno preso piede e si sono diffusi anche di giorno. Risultato? Che il 70% degli italiani sceglie mediamente il self service per rifornirsi di carburante, dai 10 euro di benzina al pieno del serbatoio, con punte che arrivano anche all'85% pur di risparmiare. E in alcuni casi il differenziale rispetto al “servito” può arrivare fino a 30 centesimi al litro. La merenda fai-da-te   Piccoli o grandi centri, ce siano, stanno prendendo sempre più piede, ad esempio, i self service di bibite, spuntini, pasticceria mignon. Con tanto di macchinette collocate nelle strade, all'aperto, ma in appositi spazi ricavati in stanze senza porte o sotto i porticati. Viaggiare in velocità Anche negli aeroporti, il check-in è sempre più self service. E stando sempre in ambito voli e aeroporti, in quello di Brindisi – per esempio – è stata stata installata una macchinetta per “viaggiatori sbadati”, che eroga slip e calzini in caso di emergenza per chi all'ultimo, prima di imbarcarsi, si accorge di non aver completato bene la propria valigia con tutto l'occorrente per il ricambio. E l'iniziativa, frutto dell'idea di un imprenditore locale specializzato in camicie e cravatte, ha avuto un largo successo. Il parrucchiere Così come sempre più successo hanno le lavanderie self service, a gettone o con contante. Da ultimo, c'è anche la parrucchiera self service. Un servizio dai prezzi imbattibili, in grado di competere anche con i saloni dei parrucchieri cinesi, fenomeno arrivato direttamente dalla Spagna qualche anno fa, nel 2013, e approdato a Milano dove hanno già avviato la loro attività “in proprio” una cinquantina di negozi. Sorto per far fronte all'impatto della crisi economica, che ha spinto l'80% delle donne a farsi la tinta a casa, il Salone Self Service punta direttamente a unire i vantaggi economici a quelli più pratici del farsi applicare il colore dal parrucchiere con shampoo, maschera e piega self service a un prezzo complessivo che si aggira intorno ai 15 e non di più. I locali self-service   Ma al di là degli esercizi self service della ristorazione, ora l'ultima tendenza sono i locali self service, come lo possono essere le enoteche o le paninoteche, certi negozi di prodotti commestibile a carattere artigianale. Dove il cliente entra, si siede al tavolo, si guarda intorno, si sceglie e si prende dalle scaffalature in bella vista la bottiglia di birra o di vino che più gli aggrada, va al bancone per ordinare il piatto di affettati o formaggi che più lo ingolosiscono e quando il piatto è pronto se lo va a prendere e se lo porta al tavolo. Non c'è pertanto fisicamente il servizio al tavolo, non c'è il prezzo relativo sullo scontrino e il vantaggio è duplice, per il cliente che paga al netto e per il titolare dell'esercizio che non deve assumere personale o coinvolgere famigliari, parenti amici perché gli diano una mano. Poi ci sono i casi in cui il self service più che una tendenza al risparmio sono una scelta obbligata perché l'esercizio non ha l'autorizzazione o la licenza per la somministrazione diretta delle pietanze in base alla legge apposita. Le nuove formule   Tuttavia questo settore, detto anche della neo-ristorazione, si differenzia da quella commerciale e tradizionale per alcune nuove “formule” tra loro molto diversificate che si presentano anche flessibili e agili nell'organizzazione di base, con meno manodopera e uno spiccato orientamento ad aderire alle richieste e alle necessità del mercato. Del settore della neo-ristorazione, ad esempio, fanno parte i fast-food, i self-service free flow (self-service a flusso libero composto da più punti di distribuzione chiamati isole dove i clienti si possono servire da soli liberamente), i ristoranti etnici, i ristoranti salutistici, i ristoranti agrituristici, il new pub, il wine bar, il disco bar e l'internet caffè. Del resto, in una società come l'attuale, caratterizzata da frenetici cambiamenti da parte del consumatore, era d'obbligo l'introduzione di più moderni e attinenti “prodotti” dediti alla ristorazione, che in una qualche misura potessero soddisfare le nuove tendenze ed esigenze della clientela. Forse più esigente e anche al tempo stesso matura nei propri orientamenti verso il mercato. Anche se i ristoranti, e non è una battuta, sono oggi gli unici locali sempre pieni. E aprono a rotta di collo, uno dopo l'altro, unici esercizi che tirano nell'ambito del food&beverage. Che poi l'idea del “fai-da-te” sia oltre che una tendenza, sempre di più un novello orientamento politico, lo testimonia un intervento di Davide Casaleggio, gran guru a Cinque Stelle, che lo scorso maggio parlando nell'ambito del Rousseau City Lab a Pescara ha detto che pure le città “devono diventare self service” e che il cittadino “deve accedervi direttamente” in modo di poter utilizzare i loro servizi il più facilmente possibile. “Aperte, trasparenti e piattaforma di servizi”.     
"Non diamo per scontato che le sardine votino tutte in una direzione"
Politica
Oggi 08-12-19, 11:47

"Non diamo per scontato che le sardine votino tutte in una direzione"

Le piazze riempite dagli appelli del movimento delle “sardine” sono “meravigliose, spontanee davvero e trasversali” e “la politica organizzata deve rispettare la loro autonomia, mettendosi all'ascolto delle loro istanze con umiltà”. Secondo Elly Schlein, ex eurodeputata Pd, poi Possibile e ora giovane leader della lista Emilia-Romagna coraggiosa che appoggia il presidente uscente Stefano Bonaccini, una delle poche citate dalle sardine come figure politiche con cui sono in contatto, “sarebbe un grave errore dare per scontato che tutte le persone che animano queste manifestazioni corrano a votare e votino in una direzione”.  In un'intervista all'Agi, Schlein accoglie con entusiasmo l'annuncio che le “sardine” faranno delle proposte alla politica: “hanno già detto che vogliono portare delle proposte alla coalizione a sostegno di Bonaccini di cui fa parte il nostro progetto Emilia-Romagna Coraggiosa. Siamo molto felici di ascoltare queste proposte e speriamo di poterci incontrare presto per parlarne”. Ma attenzione, avverte, “le persone non andranno a votare per paura che si affermino quegli altri, ma si mobiliteranno solo se si appassioneranno a  una visione condivisa del futuro”. Inoltre “non dobbiamo illuderci che queste piazze meravigliose siano rappresentative dell'intero tessuto sociale nella regione. Ci sono territori nei quali si è fatto largo un disagio molto diffuso per effetto dell'aumento delle diseguaglianze. E l'attenzione va rivolta soprattutto a quelle persone in difficoltà, che fanno fatica ad arrivare alla fine del mese e probabilmente non scendono neanche in piazza a manifestare”.  Il successo delle “sardine”, che continuano ad affollare le piazze di tutta Italia,  è partito, analizza Schlein, “dall'idea geniale di 4 ragazzi bolognesi che hanno trovato un modo di dare uno spazio di partecipazione che mancava” a chi si sentiva stanco di un dibattito politico in cui prevale  “un messaggio violento e prepotente di odio, intolleranza, cattiveria”. Non stupisce, sottolinea l'ex parlamentare europea, “che ci sia una reazione spontanea della società: l'odio non lascia un campo neutro quando viene diffuso, avvelena il clima e ne risentiamo tutti, anche coloro che non sono direttamente oggetto di quei messaggi di odio”. "Nessuna forza politica può intestarsi quelle piazze" Quindi, prosegue, “più che piazze contro la persona Salvini mi sembrano piazze contro quel tipo di retorica prepotente, piazze che si affollano per riaffermare valori costituzionali come la solidarietà, l'inclusione sociale, l'antirazzismo e l'antifascismo”. Ma “nessuna forza politica può in alcun modo intestarsi quelle piazze: l'autonomia di quella mobilitazione va assolutamente rispettata e difesa, c'è dentro di tutto”.  Quello che la politica può e deve fare invece, secondo Schlein, “è interrogarsi profondamente e con umiltà sul perchè le mobilitazioni più partecipate nascano spontaneamente nella società, fuori dai partiti. Penso a Non una di meno, ai Fridays for Future, alle manifestazioni di solidarietà con i migranti, ai Pride partecipatissimi di quest'anno e alle piazze sindacali”. “Bisogna riallacciare i fili dell'ascolto tra la politica e quel che si muove nella società. Se le piazze non trovano e continuano a non trovare piena rappresentanza - sottolinea ancora Elly Schlein -  le istanze che portano avanti rischiano di non entrare nei luoghi dove si decide . E viceversa, se la politica non sarà in grado di cambiare per riconnettersi a queste spinte, rimarrà sempre più autoreferenziale e vuota: piazze piene e partiti vuoti, paradossalmente”.  Secondo l'ex eurodeputata, che un anno fa ha deciso di non ricandidarsi proprio per protestare contro le divisioni all'interno del mondo progressista ed ecologista, “questa voglia di mobilitazione che si è espressa nelle piazze è come se fosse un po' schiacciata da un lato dalle contraddizioni dei grandi contenitori, penso al Partito democratico e anche al M5S, e dall'altro però dalla frammentazione surreale del resto del campo della sinistra e delle forze ecologiste, senza riuscire a riaggregare le persone attorno a una visione chiara del futuro, come invece stanno riuscendo a fare questi appelli spontanei”.
"Siamo vicini al punto di rottura sociale, e non solo in Francia". Parla Fitoussi
Estero
Oggi 08-12-19, 11:46

"Siamo vicini al punto di rottura sociale, e non solo in Francia". Parla Fitoussi

Le imponenti manifestazioni e gli scioperi in corso da giovedì sono "la risposta dei francesi alla paura di perdere diritti sociali storici, ma anche una contestazione nei confronti di un governo nel quale non hanno fiducia per attuare una riforma così cruciale". Lo dice all'AGI l'economista e docente universitario francese Jean-Paul Fitoussi, analizzando implicazioni profondi e conseguenze del processo di riforma attuato dal presidente Emmanuel Macron. "È in atto - secondo Fitoussi - un braccio di ferro tra l'esigenza dello Stato francese di ridurre la spesa pubblica, tagliando le pensioni che costano troppo, e dall'altra la reazione della gente che si vede impoverita, con a disposizione meno mezzi rispetto a 50 anni fa, e per giunta senza aver capito con chiarezza cosa prevede la riforma, altro fattore che genera paura". Secondo gli ultimi sondaggi pubblicati dai media d'Oltralpe, il 76% dei francesi concorda sulla necessità di una riforma del sistema pensionistico, ma il 64% non ha fiducia nell'attuale governo per portarla avanti. "E come si fa ad avere fiducia? Il governo - ragiona Fitoussi - ci sta lavorando da 2 anni e ancora oggi non è capace di illustrare nel dettaglio la sua riforma e soprattutto ha messo sul tavolo troppi cambiamenti tutti insieme", prosegue l'economista. In Francia negli ultimi 25 anni sono già state operate 7 riforme delle pensioni, tutte impopolari, che quasi ogni volta hanno alimentato proteste, ma alla fine sono state adottate. "Questa volta - dice Fitoussi - è un po' diverso. Il nodo della riforma e' l'abolizione dei regimi speciali, conquista ottenuta progressivamente dal Dopoguerra in poi, punta di diamante del sistema pensionistico francese", evidenzia Fitoussi in una prospettiva storica. Un sistema destinato a generare nuove diseguaglianze I regimi speciali tengono conto del tipo di lavoro svolto, della speranza di vita dei lavoratori ed altri fattori. È un sistema su misura che stabilisce per ogni comparto professionale età pensionabile, anni di contributi da versare e calcola la pensione da percepire in vecchiaia. "Per renderla più accettabile, questa riforma viene presentata dal governo come universale, quindi portatrice di uguaglianza sociale. In realtà la definizione di uguaglianza che ne è alla base è piuttosto superficiale. Nei fatti, cosi come viene presentata, porterà proprio al contrario. Eliminare i criteri personalizzati, tra cui l'aspettativa di vita, è una presa in giro dei lavoratori" valuta il docente universitario. In base ai dati Ocse, tra un lavoratore con studi superiori e chi non ha titoli e svolge un'attività laboriosa c'è una differenza di aspettativa di vita di 8 anni.  Secondo Fitoussi il sistema universale a punteggio - ispirato a quello in vigore in Svezia - è destinato a generare nuove diseguaglianze sociali, pertanto più che sopprimere tutti questi regimi speciali indiscriminatamente sarebbe opportuno studiarli a fondo uno ad uno per riformarli gradualmente oltre a concepirne altri, tenendo conto delle attuali condizioni socio-economiche del Paese e delle nuove professioni. Inoltre una riforma così profonda del sistema pensionistico francese avrebbe ripercussioni anche sul livello dello stipendio percepito durante la vita attiva, soprattutto per alcune categorie particolarmente perdenti se venisse approvata. Oggi in Francia il livello dei salari viene calcolato tenendo anche conto della 'generosità' delle pensioni. Chi si orienta verso professioni nel settore pubblico, come i professori o gli agenti dello Stato, accetta uno stipendio piu' basso rispetto al privato, ben sapendo che verrà compensato con un livello di pensione piuttosto alta. Un sistema universale cancellerebbe questa forma di compensazione e non basterebbe operare aumenti salariali, come preventivato dal governo, per farlo accettare. Il peggioramento dei servizi "Così facendo, sul medio lungo termine avremo sempre meno giovani francesi interessati ad una carriera nel pubblico, dalla scuola alle amministrazioni, facendo mancare al Paese figure cruciali per offrire servizi pubblici di qualità, causando ulteriori danni ai cittadini" ipotizza Fitoussi. "In questi giorni se i francesi hanno aderito così numerosi a manifestazioni e scioperi è perché facendo il confronto con la qualità dei servizi offerti nel passato, dall'ospedale alla scuola fino alla previdenza sociale, si rendono conto di un peggioramento e non ci stanno" aggiunge l'economista. A guadagnarci saranno le assicurazioni private, ma che non tutti potranno permettersi per garantirsi una pensione integrativa oltre a quella pubblica, che sarà inevitabilmente ridotta dal nuovo sistema a punteggio.  La prossima settimana il premier Edouard Philippe e l'alto commissario per le pensioni, Jean-Paul Delevoye, presenteranno la riforma nel dettaglio. "Se ragionano come dovrebbero, faranno marcia indietro su più aspetti. È in gioco la seconda parte del mandato di Macron e le prossime elezioni sono troppo vicine" prevede Fitoussi. Ma il caso della Francia in Europa non è isolato. "Parigi come altre capitali europee hanno fatto la promessa di essere buoni allievi di Bruxelles. Significa ridurre la spesa pubblica, disinvestire nei beni e servizi pubblici, limare il Welfare State, per paura del disavanzo e del debito pubblico" afferma l'autore di "La neolingua dell'economia", uscito lo scorso ottobre in Italia. Un sistema che non può durare senza generare violenze Guardando oltre la contestazione dei francesi per la riforma delle pensioni, Fitoussi afferma che "dall'Ue l'intento è proprio quello di ridurre diritti e tutela dei lavoratori che di conseguenza hanno un potere negoziale e stipendi più bassi, mentre aumenta quello delle aziende private, dei profitti". In caso di conflitto sociale quelli presentati come cattivi dalle istituzioni sono quanti denunciano un indebolimento dei propri diritti e redditi. "Il caso della Francia è emblematico: dimostra che investire nel sociale non blocca l'economia, anzi. Da 10 anni, costretta dall'Ue a ridurre costantemente diritti sociali e Welfare State ha visto le sue performance economiche bloccate. E lo stesso avviene in molti altri paesi del vecchio continente", valuta l'economista. "Il sistema attuale sta ampiamente dimostrando i suoi limiti e non potrà durare a lungo senza generare violenze. Siamo sempre più vicini al punto di rottura sociale. Non solo in Francia", conclude Fitoussi. 
Torna a salire la tensione tra Washington e Pyongyang
Estero
Oggi 08-12-19, 11:30

Torna a salire la tensione tra Washington e Pyongyang

Il misterioso "test molto importante" condotto dalla Corea del Nord nel suo sito di Sohae rappresenta l'ultimo episodio di un'escalation, anche verbale, che negli ultimi giorni ha visto contrapposto il regime di Pyongyang agli Stati Uniti. I negoziati sul nucleare sono entrati in una nuova fase di stallo e Kim Jong-un ha ricominciato a testare missili balistici a corto raggio, provocando le critiche di Washington. Lo scorso 3 dicembre, la Corea del Nord era tornata ad avvertire gli Usa sulla scadenza di fine anno per trovare una soluzione sui negoziati, chiedendo a Washington di scegliere "un regalo di Natale". Pochi giorni prima, il regime aveva condotto il tredicesimo test di un lanciamissili da inizio 2019, in coincidenza con la festività del giorno del Ringraziamento negli Stati Uniti. Il 6 dicembre, il regime era tornato a sfoderare l'epiteto non troppo lusinghiero di "rimbambito" per Trump, che a sua volta nel vertice Nato di Londra aveva ancora una volta bollato Kim come "rocket man" (uomo razzo), affermando che gli Usa si sarebbero riservati il diritto di fare ricorso all'opzione militare contro Pyongyang.  A dare del rimbambito a Trump era stata la vice ministro degli esteri di Pyongyang, Choe Son-hui, le cui dichiarazioni hanno ricordato la guerra di parole tra Stati Uniti e Corea del Nord di fine 2017, quando Trump definì il leader nord-coreano "rocket man" mentre Pyongyang era impegnata nel lancio di missili balistici intercontinentali e dopo l'ultimo test nucleare, il sesto compiuto da regime di Kim Jong-un. All'epoca, Stati Uniti e Corea del Nord sembravano sul punto di un conflitto, e la tensione è rimasta alta per mesi prima dello stop ai test missilistici deciso da Kim a inizio 2018, culminato mesi dopo nel primo vertice con Trump, a Singapore. La denuclearizzazione "fuori dal tavolo dei negoziati" Ieri, intanto, l'ambasciatore della Corea del Nord all'Onu Kim Song ha tenuto a sottolineare che i colloqui di denuclearizzazione con gli Stati Uniti sono "fuori dal tavolo dei negoziati". Parole subito minimizzate da Trump: "Sulla Corea del Nord vedremo. Sarei sorpreso se agisse in modo ostile", ha dichiarato il titolare della Casa Bianca ai giornalisti prima di partire per la Florida. "Ho un ottimo rapporto con Kim Jong Un. E penso che entrambi vogliamo mantenerlo così, lui sa che ho le elezioni in arrivo e non credo che voglia interferire con il voto", ha aggiunto Trump. Poche ore dopo, la nuova provocazione di Pyongyang: l'annuncio del nuovo "importante" test, di cui ancora non è stata svelata la natura.
È morto Piero Terracina, uno degli ultimi superstiti di Auschwitz
Cronaca
Oggi 08-12-19, 10:48

È morto Piero Terracina, uno degli ultimi superstiti di Auschwitz

È morto a Roma Piero Terracina, uno degli ultimi sopravvissuti al campo di sterminio di Auschwitz. Aveva 91 anni. La Comunità Ebraica di Roma "piange la scomparsa di un baluardo della Memoria. Piero Terracina ha rappresentato il coraggio di voler ricordare, superando il dolore della sua famiglia sterminata e di quanto visto e subito nell'inferno di Auschwitz, affinché tutti conoscessero l'orrore dei campi di sterminio nazisti", è il messaggio di Ruth Dureghello, presidente della Comunità Ebraica di Roma. "Oggi piangiamo un grande uomo e il nostro dolore dovrà trasformarsi in forza di volontà per non permettere ai negazionisti di far risorgere l'odio antisemita", ha dichiarato Dureghello.
Uccide a martellate la figlia disabile nel Torinese
Cronaca
Oggi 08-12-19, 10:38

Uccide a martellate la figlia disabile nel Torinese

Una donna disabile di 44 anni è stata uccisa a colpi di martello dalla madre di 85 anni. Il fatto è avvenuto stamattina, dopo le 8.30, in un appartamento di Orbassano, nel Torinese. In casa, oltre alle due donne, c'era anche il marito 87enne dell'assassina, che ha chiamato i carabinieri.
Gli agghiaccianti numeri della violenza sulle donne in India
Estero
Oggi 08-12-19, 10:23

Gli agghiaccianti numeri della violenza sulle donne in India

Una veterinaria 27enne violentata e poi bruciata; una 23enne data alle fiamme mentre era diretta verso il tribunale per testimoniare contro i suoi aguzzini. Sono solo gli ultimi terribili casi di violenza sulle donne in India, un Paese che per questa piaga detiene la maglia nera nel mondo. I numeri del governo sono agghiaccianti: la polizia ha registrato 33.658 casi di stupro nel 2017, una media di 92 ogni ventiquattr'ore (ma gli esperti ritengono che molti casi non vengono denunciati). Secondo le statistiche, in India un giovane di meno di 16 anni viene stuprato ogni 155 minuti e un bambino di 10 anni ogni 13 ore. Il numero di stupri ai danni di minorenni è notevolmente aumentato, passato da 8.541 nel 2012 a 19.765 nel 2016. Più in generale, i reati sessuali in India sono passati dai 2.487 casi del 1971 ai 24.206 casi del 2011. Circa il 53% dei bambini che hanno partecipato ad uno studio governativo hanno riferito di aver subito abusi sessuali; il 50% degli aggressori sono persone conosciute nelle quali hanno fiducia e che dovrebbero proteggerli. Inoltre 240 milioni di donne vengono sposate prima del 18esimo compleanno. In una società gerarchica, patriarcale e sempre più polarizzata, lo stupro viene usato speso per affermare il potere. Ma l'India è anche il Paese con un pesante squilibro del rapporto maschio/femmina (in gran parte dovuto agli aborti illegali per la selezione del sesso) e questo vuol dire che è un Paese pieno di uomini (la media è di 112 bimbi nati per ogni 100 ragazze, quando il rapporto naturale è 105 contro 100). Nel Parlamento indiano, una deputata, Jaya Bachchan, un passato da attrice, ha proposto che i colpevoli siano "linciati in pubblico". Un catalogo degli orrori La lista dei casi piu' eclatanti è un un catalogo degli orrori. Di seguito solo alcuni. Nel giugno 2011 una ragazzina di 14 anni fu prima stuprata e poi impiccata in un commissariato di polizia a Nighasan nello Stato dell'Uttar. A metà gennaio 2012 un'altra bambina di sette anni fu stuprata nel bagno della sua scuola a Vasco, nello Stato meridionale di Goa. A febbraio vennero alla luce i casi di sevizie subite da una bimba di soli sei mesi a Mumbai. Ad aprile fu trovato in una discarica a New Delhi il corpo di una bimba di 5 anni violentata e strangolata. Nel Kashmir amministrato dall'India, nel gennaio 2017 una ragazzina nomade musulmana di 8 anni, fu rapita tenuta prigioniera in un tempio indù, violentata ripetutamente e scaricata in una foresta: era un avvertimento ai ragazzini nomadi musulmani che pascolano i loro animali in terre di proprietà indù. Nel dicembre 2018, fu stuprata una bimba di tre anni a Bindapur, nella capitale Delhi: il responsabile era probabilmente un 40enne, agente di sicurezza, che lavorava nel palazzo dove la bambina risiedeva con la sua famiglia. I genitori della piccola vittima erano fuori casa al momento dell'aggressione. Nel luglio 2017 la Corte Suprema indiana ha esaminato il ricorso di una bambina di 10 anni stuprata ripetutamente nel corso degli anni dallo zio: rimasta incinta, aveva chiesto di poter abortire. In India l'aborto è consentito fino alla 20esima settimana (la piccola era invece alla 30esima settimana) a meno che, secondo i medici, la vita della madre non sia in pericolo. Ma il caso più eclatante, con maggiore risonanza internazionale e rimasto probabilmente nell'immaginario collettivo fu quello accaduto nel dicembre 2016. Nell'ospedale di Singapore dove era stata trasferita, morì una giovane indiana di 23 anni stuprata, due settimana prima, il 16 dicembre a bordo di un autobus a New Delhi da sei uomini. Fu chiamata 'Amanat' ('leale', 'fedele') - nome di fantasia usato dai media insieme a 'Damini' (titolo di un vecchio film in cui la protagonista si batte per ottenere giustizia per una vittima di stupro) e 'Nirbhaya' ("coraggiosa"): era stata operata per ben tre volte ma era uscita così malconcia dalle violenze che dopo un'agonia durata 13 giorni si era arresa.
Alitalia atterra in manovra
Economia
Oggi 08-12-19, 10:19

Alitalia atterra in manovra

Alitalia atterra nella manovra: dopo le voci, poi smentite, che davano per certo il travaso del provvedimento nel decreto fiscale approvato idalla Camera, le norme che sbloccano il prestito ponte di 400 milioni di euro e che fissano al 31 maggio del 2020 il termine per la cessione della compagnia aerea varate lunedì scorso da Palazzo Chigi, sono tra le richieste di modifica depositate dai relatori in commissione Bilancio. Un primo pacchetto di cambiamenti - al quale lunedì mattina dovrebbe seguire un secondo - comprende anche le norme sulle assunzioni ai ministeri della Difesa, dell'Interno e della Giustizia, per la Capitaneria di porto e di 15 nuovi Avvocati dello Stato. E ancora: sono chiesti provvedimenti per la proroga per i precari del Sistema sanitario nazionale, per stanziare 15 milioni per gli istituti tecnici, per la vendita degli immobili della Difesa, per finanziare con 500 mila euro all'anno dal 2020 i teatri di proprietà dello Stato all'estero e per bloccare il fenomeno delle 'finte' prime case (ogni nucleo familiare potrà dichiarare un'unica prima casa). Tutte le proposte di cambiamento saranno votate dalla commissione Bilancio da lunedì pomeriggio con l'obiettivo di chiudere l'esame degli emendamenti in poco più di 48 ore e inviare il testo all'Aula in tempo per il via libera previsto al più tardi venerdì. Poi la manovra (in un testo blindato da possibili nuove modifiche) passerà alla Camera per essere definitivamente approvato entro l'antivigilia di Natale. È questa l'ultima versione del percorso che dovrebbe affrontare in Parlamento la legge di bilancio, dopo i rinvii dei giorni scorsi, gli stop and go in commissione, le riunioni fiume tra i partiti della maggioranza e il confronto con il governo. Nel calendario dei lavori dell'Aula del Senato l'inizio della discussione generale sul provvedimento è ancora fissato alle 12 di lunedì prossimo ma i relatori chiederanno un rinvio di alcuni giorni per votare gli emendamenti che riscrivono gran parte del testo inviato alle Camera dal governo. Drastico taglio per la plastic tax La plastic tax (nello schema preparato nell'ultimo vertice durato oltre 15 ore) sarà ridotta dell'85% rispetto a quanto previsto ed entrerà in vigore da luglio, i fondi per i Comuni saranno aumentati di 100 milioni del 2020, di 200 nel 2021 e di 300 nell'anno successivo, la tassa sullo zucchero sarà introdotta da ottobre del prossimo anno, gli stipendi dei Vigili del fuoco saranno equiparati a quelli degli uomini e delle donne delle Forze dell'ordine grazie allo stanziamento per il 2020 di 65 milioni di euro, di altri 125 per il 2021 e di ulteriori 165 per il 2022. Con altre modifiche - frutto anche queste delle intese delle ultime ore - sarà poi formalizzato il rinvio a luglio e 'l'ammorbidimento' della tassa sulle auto aziendali (chi ha un veicolo più inquinante pagherà di più) e sarà confermato il taglio del cuneo fiscale per i lavoratori dipendenti con reddito fino a 35 mila euro lordi all'anno: le loro buste paga mensili da luglio dovrebbero 'pesare' in media 40 euro in più. Tutte le modifiche, come detto, saranno esaminate dalla commissione da lunedì. Alle 13 partirà il tour de force per ricomporre il quadro dopo le discussioni dei giorni passati. Il testo che uscirà dalla commissione e che sarà approvato dall'Aula (quasi certamente con un voto di fiducia) sarà scritto con un inchiostro indelebile. Alla Camera resterà solo il compito di ratificare quanto deciso a Palazzo Madama, senza cambiare il testo. Se così sarà la manovra, attesa nell'Aula della Camera il 21 dicembre, potrà essere approvata in via definitiva - e con due sole letture - prima di Natale. 
Scambio di prigionieri tra Usa e Iran. Un dialogo è possibile
Estero
Oggi 08-12-19, 10:06

Scambio di prigionieri tra Usa e Iran. Un dialogo è possibile

Prove di dialogo tra Iran e Usa che si sono scambiati due prigionieri in una mossa sorprendente tenuto conto della crescente tensione da quando Donald Trump è arrivato alla Casa Bianca e ha ritirato Washington dall'accordo sul nucleare del 2015. Lo scambio ha riguardato lo scienziato iraniano Massud Soleimani, un esperto di cellule staminali, accusato l'anno scorso negli Stati Uniti di aver tentato di esportare materiale biologico in Iran, e il ricercatore americano Xiyue Wang, arrestato nel 2016 nel Paese persiano e condannato per spionaggio. Il primo ad annunciare la notizia è stato il ministro degli Esteri iraniano, Mohamad Yavad Zarif, che lo scorso aprile aveva già rivelato di aver proposto uno scambio di prigionieri a Washington. Poco dopo si è congratulato lo stesso presidente Usa, Trump. Il capo della diplomazia iraniana ha ringraziato "tutti i soggetti" che hanno avuto un ruolo nella liberazione, in particolare il governo della Svizzera, il Paese dove è avvenuto lo scambio. L'ambasciata svizzera a Teheran rappresenta gli interessi degli Stati Uniti in Iran da quando i due Paesi non intrattengono più relazioni diplomatiche, nell'aprile 1980 (Washington decise di interromperle dopo l'assedio all'ambasciata nella capitale iraniana, in cui vennero tenuti in ostaggio 52 diplomatici per 444 giorni). Wang, di origine cinese, era stato arrestato nell'agosto 2016 in Iran e condannato a dieci anni di prigione per "collaborazione con governi stranieri" poiché, secondo Teheran, cercava di infiltrarsi negli istituti di ricerca per ottenere informazioni classificate dal Paese. Un rapporto pubblicato all'epoca dalla magistratura iraniana sosteneva che Wang aveva archiviato digitalmente 4.500 pagine di documenti ed era associato a un centro studi sull'Iran e sul Golfo Persico dell'Università di Princeton negli Stati Uniti. Per quanto riguarda Soleimani, uno scienziato specializzato nella ricerca sulle cellule staminali, era stato arrestato all'aeroporto di Chicago lo scorso anno e si trovava in un carcere di Atlanta (Georgia) in attesa del processo. La giustizia americana lo aveva accusato di aver tentato di portare in Iran alcune sostanze chimiche destinate alla coltivazione delle cellule, un'azione che, secondo il Dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti, era vietata a causa delle sanzioni di Washington a Teheran. Il capo della Casa Bianca ha subito rimarcato come Wang fosse stato catturato durante l'amministrazione Obama e sia "tornato durante l'amministrazione Trump". "Grazie all'Iran per un negoziato molto equo. Vedete, possiamo fare un accordo insieme!", ha twittato il presidente, lasciando aperta la porta a un possibile dialogo con Teheran anche su altri temi.
Scontro tra bus e camion a Milano, donna in condizioni irreversibili
Cronaca
Oggi 08-12-19, 09:00

Scontro tra bus e camion a Milano, donna in condizioni irreversibili

Sono "irreversibili" le condizioni della donna di 49 anni che ieri è finita in coma dopo essere rimasta coinvolta nell'incidente tra un filobus e un camion dei rifiuti a Milano. Lo si apprende da fonti ospedaliere. La prognosi dunque rimane riservata, ma la situazione è definita dai medici "gravissima" e dagli ultimi accertamenti le condizioni non darebbero alcun segno di miglioramento.
Incendio in una fabbrica a Nuova Delhi, almeno 43 morti
Estero
Oggi 08-12-19, 07:20

Incendio in una fabbrica a Nuova Delhi, almeno 43 morti

Almeno 43 persone sono morte nel vasto incendio scoppiato in una fabbrica nel quartiere vecchio della capitale indiana, New Delhi. Il bilancio, secondo quanto riferito dalla polizia, è destinato a salire. La 'vecchia' Delhi è caratterizzata da strade strette, piene di piccole fabbriche e magazzini. Al momento in cui sono divampate le fiamme, c'erano "operai che dormivano dentro l'edificio di quattro o cinque piani", ha spiegato il vice capo dei vigili del fuoco di New Delhi, Sunil Choudhary. I soccorritori, finora, hanno tratto in salvo 58 persone mentre si sta lavorando per chiarire le cause dell'incendio. 
Due forti scosse di terremoto nell'Aquilano
Cronaca
Ieri 07-12-19, 23:51

Due forti scosse di terremoto nell'Aquilano

Due forti scosse di terremoto - la prima di magnitudo 3.7 e la seconda di 3.4 - fanno tornare la paura a L'Aquila, dove la terra trema alle 22:55 e di nuovo pochi minuti dopo. L'epicentro è lo stesso, a due chilometri da Barete (700 abitanti circa), a 17 chilometri dal capoluogo. Al momento non risultano danni a persone o cose.
Si torna a combattere a Tripoli. Haftar all'attacco
Estero
Ieri 07-12-19, 23:08

Si torna a combattere a Tripoli. Haftar all'attacco

Torna alta la tensione a Tripoli: i caccia del generale Khalifa Haftar hanno sferrato almeno sei attacchi su località e postazioni controllate dalle milizie alleate del governo di Fayez al-Serraj, lungo gli assi della capitale. Le forze del governo riconosciuto dall'Onu hanno reagito con colpi di mortaio e sono riuscite ad abbattere uno dei caccia dell'uomo forte della Cirenaica. La recrudescenza dell'offensiva su Tripoli sferrata il 4 aprile dalle forze di Haftar per conquistare Tripoli rischia di aggravare l'emergenza umanitaria in Libia: sono già oltre 1.000 i morti e 120.000 sfollati in sette mesi, secondo le Nazioni Unite. Per molti osservatori, il Paese è entrato nella sua terza guerra civile dal 2011, dopo la rivolta contro Muammar Gheddafi e la crisi del 2014. Falliti finora tutti gli sforzi delle Nazioni Unite per tenere una conferenza per il dialogo in Libia (si dovrebbe tenere a Berlino a inizio 2020 ma la data non è ancora stata fissata), il Paese nordafricano è stata il tema attorno al quale hanno ruotato gran parte delle discussioni ai Med Dialogues, organizzati a Roma dal ministero degli Esteri e dall'Ispi. L'inviato dell'Onu, Ghassan Salamé, ha avvertito che senza la pace nel tormentato Paese il flusso di migranti non si fermerà e neppure il terrorismo. "Se volete mettere fine al terrorismo, dovete fermare la guerra in Libia". L'allarme è chiaro: se non finirà il conflitto c'è il rischio di "un bagno di sangue a Tripoli; temo un grande movimento migratorio di popolazioni, ci saranno masse di sfollati che ricadranno in tutti i Paesi vicini, come Niger, Algeria, Tunisia, Sudan. E temo che andremo ad aggiungere punti controversi a una lista su cui già le grandi potenze non si trovano d'accordo". Del resto, dall'inizio del conflitto tra le truppe fedeli al governo di riconciliazione di Tripoli e le forze fedeli al generale Khalifa Haftar, "il livello di interferenza dei poteri esterni è solo aumentato".  La coda polemica nell'appello di Conte Anche per il premier, Giuseppe Conte, la situazione in Libia ha ripercussioni che travalicano i confini del Paese, con la crisi umanitaria, la minaccia terroristica, i flussi migratori e anche l'instabilità riguardo la produzione energetica: "Non esiste un'opzione militare risolutiva, solo un processo politico inclusivo che potrà condurre a una stabilizzazione piena e duratura. Al di là delle dichiarazioni di intenti è necessario colmare l'ampio divario che separa la retorica pubblica e i comportamenti concludenti di tutti gli stakeholder locali e internazionali". Una lunga 'tirata' non priva di note polemiche, quella di Conte, probabilmente riferita all'esclusione italiana dal briefing sulla Libia a margine del vertice Nato. L'Italia, ha ricordato Conte, "appartiene alla ristretta cerchia di quegli 'stakeholder' il cui comportamento è completamente coerente con le dichiarazioni pubbliche. Non ne faccio una questione polemica, quanto di un fattore di credibilità per il nostro Paese e ricordo che noi abbiamo un bagaglio di conoscenze storiche non comuni in quel Paese, si tratta di un dossier su cui non è possibile improvvisare o fare i primi della classe". Di qui l'auspicio del capo della Farnesina, Luigi Di Maio: la Conferenza di Berlino rappresenta "un grande momento, ma deve accelerare i suoi lavori. Dobbiamo accelerare per trovare le condizioni di un cessate il fuoco in Libia". Si fissi almeno una data per la conferenza e che si svolga "il prima possibile", ha aggiunto. 
In Francia non si ferma la protesta contro la riforma delle pensioni
Estero
Ieri 07-12-19, 23:02

In Francia non si ferma la protesta contro la riforma delle pensioni

La mobilitazione in Francia contro la riforma delle pensioni ha segnato la sua terza giornata con il Paese semi-paralizzato dallo sciopero, in particolare dei treni e dei trasporti pubblici; non si allenta dunque il braccio di ferro tra i sindacati e il governo di Emmanuel Macron. I tre principali sindacati ferroviari del Paese si sono incontrati e hanno concordato di "rafforzare" la loro mobilitazione "da lunedì" in modo che il governo ritiri il suo progetto di riforma. La mobilitazione è contro il "sistema universale" di pensionamento, che prevede di sostituire e uniformare gli attuali 42 regimi pensionistici esistenti (dipendenti pubblici, settore privato, speciale, autonomo, complementare e generale). L'esecutivo francese promette un dispositivo "più equo", ma quanti si oppongono (quasi tutti i sindacati, l'opposizione di sinistra) temono una maggiore insicurezza per i pensionati. La pensione è tema molto delicato anche in Francia. È probabile dunque che gli organizzatori cercheranno di mantenere la mobilitazione e di paralizzare il Paese, come accadde nel dicembre 1995, quando lo sciopero durò tre settimane e costrinse il governo a fare marcia indietro. Oggi anche una marcia dei 'gilet gialli', presto degenerata in disordini, ha tentato una strategia di convergenza della lotta, unendosi ai manifestanti contro la riforma delle pensioni. Circa un migliaio di persone partecipavano all'evento, che - come sempre per i 'gilet gialli'- non aveva un percorso precedentemente prestabilito, ma è iniziato poco prima di mezzogiorno nel quartiere di Bercy, vicino al Ministero dell'Economia e delle Finanze. Durante la marcia ci sono stati scontri con gli agenti di polizia, che tallonavano da vicino i manifestanti e hanno fatto uso di gas lacrimogeni.  Per il presidente Macron, che ha fatto della trasformazione della Francia l'essenza del suo mandato, i prossimi giorni saranno decisivi. Del resto, se si tiene conto della mobilitazione da oltre un anno dei 'gilet gialli', l'esecutivo si trova di fronte a un contesto sociale sempre più teso, cui adesso si aggiunge il malcontento esacerbato negli ospedali e nelle carceri, e tra professori, ferrovieri, agricoltori e poliziotti. Inoltre, lo sciopero crea tensione tra gli utenti dei trasporti pubblici, in particolare nelle grandi città, come nella regione di Parigi. Il progetto di riforma della pensione non  stato ancora completamente reso noto, ma solo illustrato a grandi linee; il premier Edouard Philippe ha promesso che sarà presentato mercoledì nella sua "integrità" e ha assicurato comunque che non vuole essere in una "logica di confronto". 
La Tosca entusiasma la scala, standing ovation per Mattarella
Cultura e Spettacolo
Ieri 07-12-19, 22:57

La Tosca entusiasma la scala, standing ovation per Mattarella

Tosca è "meravigliosa", incredibile", "un'opera bellissima". A giudicare dagli applausi che l'hanno salutata, per ben 16 minuti, convince tutto dell'opera di Giacomo Puccini che questa sera ha inaugurato la stagione del Teatro alla Scala di Milano, con la direzione del maestro Riccardo Chailly, la regia di Davide Livermore e la voce di una star che si riconferma amatissima, nonché di casa al Piermarini, Anna Netrebko, sul palco in perfetta sintonia con Francesco Meli e Luca Salsi (Saioa Hernàndez ci sarà nelle repliche di gennaio). Qualche incertezza è stata rilevata solo sui social nel canto della super star russa, un'opinione non condivisa però dagli scaligeri. Dopo tre ore volate via, il sipario è calato accompagnato da un lancio infinito di fiori e da questi sedici lunghissimi applausi. Si può senza dubbio dire che questa è una delle opere più applaudite degli ultimi 20 anni: bisogna andare dietro al 7 dicembre 1996 con la rappresentazione dell'Armide diretta da Riccardo Muti, che sbancò con 20 minuti di applausi.  Tra gli entusiasti di questa Tosca anche il Capo dello Stato, Sergio Mattarella che nel secondo intervallo è andato personalmente a rendere omaggio al maestro Chailly e alle maestranze, dicendo che gli era "piaciuto tutto", che "la messa in scena è straordinaria, capace di innovare rispettando la partitura". "Ogni anno sempre meglio" ha detto. Mattarella ama la Scala e la Scala ama Mattarella: al suo ingresso nel palco Reale c'è stata una vera standing ovation e oltre 4 minuti di applausi riservati solo a lui, presente per il secondo anno consecutivo. Anche alla fine, dopo che gli ultimi battimani rivolti al palcoscenico si sono spenti, qualcuno dalla platea si è girato verso il Palco Reale, dove Mattarella ancora sorrideva al sipario ormai chiuso, accanto alla presidente del Senato Maria Elisabetta Alberti Casellati: ha gridato "Viva il presidente", ed è seguita un'altra allegra manifestazione di entusiasmo e applausi. "Puccini richiede un allestimento scenico complicato" ha osservato Chailly dialogando con Mattarella, ma le soddisfazioni sono tante, permette "una levitazione dello spirito". Sono piaciuti in particolare gli otto nuovi passaggi recuperati dalla versione originale del 1900, "si tratta di otto elementi musicali a sorpresa - ha spiegato il maestro - sono 'inserti' che hanno richiesto l'intervento di un pensiero registico nuovo e diverso a Davide Livermore, molto delicato". Il pubblico è rimasto colpito dalla regia "cinematografica" del regista: il quadro di Caravadossi, quello che scatena la gelosia di Tosca che sarà all'origine di tanta sofferenza e morte, è un video che si colora e si scolora, gira per il palcoscenico, si alza e si abbassa mentre il Te Deum della fine del primo atto è maestoso e barocco, ricorda quasi una regia zeffirelliana. Anche il finale è di grande effetto, con la Tosca alternata a una controfigura che si sottrae alla cattura elevandosi, anzichè gettandosi dall'altro come al solito. Molti sono stati i momenti di entusiasmo con applausi a scena aperta: il "Vissi d'arte e d'amore" della soprano Anna Netrebko, prima di tutto, poi anche il "E lucean le stelle" del tenore Francesco Meli. Grande successo anche per il baritono Luca Salsi che interpreta Scarpia, accolto da ovazioni alle uscite in proscenio. È stata l'ultima "prima" del sovrintendente Alexander Pereira, in partenza per il maggio fiorentino dopo 5 anni alla Scala. "Abbiamo fatto bella musica e ne abbiamo dato prova anche stasera perché questo è stato uno dei piu' bei successi che abbiamo potuto fare", ha detto. Il suo successore Dominique Meyer è "felicissimo": "È tutto come me lo aspettavo", ha detto sorridendo.
Bonaccini riempie Piazza Maggiore: "Vinta la sfida"
Politica
Ieri 07-12-19, 20:18

Bonaccini riempie Piazza Maggiore: "Vinta la sfida"

"Ho pensato che se in politica non rischi, non ci metti la faccia, sia difficile fare passi in avanti. Erano non so quanti anni che non si apriva una campagna elettorale dei partiti di centrosinistra in Piazza Maggiore, abbiamo rischiato e questa sfida l'abbiamo vinta". Lo ha detto Stefano Bonaccini, al termine della manifestazione che ha visto migliaia di persone riempire il Crescentone di Piazza Maggiore, a Bologna. Dodicimila secondo gli organizzatori le persone che hanno partecipato all'evento di apertura ufficiale della campagna elettorale del governatore Pd che cerca la riconferma. Riempita dunque la stessa piazza che solo tre settimane fa, inaspettatamente, aveva 'lanciato' il movimento delle sardine peraltro presenti, defilate e 'mute' ad ascoltare il comizio del governatore uscente Pd sostenuto da una coalizione di sei liste. Sotto al palco sono comparse bandiere del Pd, dell'Europa, dei Verdi, questi ultimi presenti in piazza anche con uno striscione di 15 metri. Nessun big politico sul palco. "Noi non abbiamo bisogno di passerelle in campagna elettorale - ha ribadito Bonaccini - ma di questioni che attengono alla soluzioni dei problemi perché vogliamo dare una risposta alle incertezze". Dal palco ha spiegato i suoi timori: "Diversi mi sconsigliavano Piazza Maggiore per paura che non si riempisse, invece la piazza è strapiena. È giusto ripartire dalle piazze ed è giusto farlo in un momento così cruciale per il futuro dell'Emilia Romagna".  Il saluto al leader delle sardine In apertura un abbraccio e un applauso all'ex premier Romano Prodi, padre dell'Ulivo, poi un saluto anche a Mattia Santori, 'portavoce' delle sardine presente in piazza Maggiore per la manifestazione a titolo personale. "Avere conteso questi luoghi alla destra è il primo merito che va riconosciuto alle sardine. So che Mattia è in piazza e con lui altri ragazzi. Lo saluto e lo ringrazio". Per Bonaccini, il secondo merito delle sardine "è quello di avere riempito le piazze con un linguaggio opposto a quello di questa destra, senza rancore, astio o maleducazione". A Salvini e a Meloni, ha voluto mandare un messaggio: "Dico che le piazze delle sardine non sono piazze contro ma chiedono un'alternativa ed il mio compito è provare a dare una risposta a quelle domande". Poi l'affondo politico sulla possibilità di un voto disgiunto per arrivare comunque al risultato: "Chiederemo a tutti gli elettori, anche a chi ha votato Lega, di riflettere e scegliere con attenzione. Con una croce si vota una lista, però ci sono due progetti di Regione e due candidati presidenti, si può scegliere". Al Movimento 5 Stelle, ha aggiunto, "chiedo se non sia meglio confrontarsi sui programmi invece di arroccarsi in un isolamento che li condanna ad essere irrilevanti". Accorato il discorso sul presente e sul futuro dell'Emilia Romagna "terra di ponti, non di muri per dividere le persone. Se non capisci questo non la puoi governare questa regione", ha ribadito il governatore. La speranza è la vittoria, anche se c'è la consapevolezza che la battaglia sarà dura. "Non è scontato niente, ma possiamo farcela - ha concluso Bonaccini dal palco - serve l'impegno di tutti, diamoci la mano e facciamo un passo avanti". Un discorso equilibrato, ha commentato l'ex premier Romano Prodi lasciando la piazza "che giustamente ha rivendicato il passato ma ha anche prospettato il futuro. Nel confronto l'Emilia fa bene: gli elettori lo capiranno. L'appuntamento era importante - ha concluso Prodi - perché sono importanti le prossime elezioni".
Renzi rivendica la battaglia contro le tasse. Pd e M5s: è vittoria di tutti
Politica
Ieri 07-12-19, 18:58

Renzi rivendica la battaglia contro le tasse. Pd e M5s: è vittoria di tutti

All'indomani del lunghissimo vertice a palazzo Chigi, al termine del quale il governo riesce a siglare l'accordo sulla manovra, tornano i 'distinguo' nella maggioranza. Matteo Renzi rivendica la battaglia contro le tasse, e pianta la bandierina: è una vittoria di Italia viva. Il Pd non ci sta e precisa: a vincere è l'Italia, scandisce il segretario dem, Nicola Zingaretti. Sulla stessa linea Luigi Di Maio, che tiene a specificare che si tratta di una vittoria non di una singola forza politica ma di tutto il governo "unito". E Leu, con il capogruppo alla Camera Federico Fornaro invita gli alleati a smetterla con le polemiche e con il fare sempre "i primi della classe". Coro di critiche dall'opposizione: "La maggioranza è nel caos totale", afferma Sestino Giacomoni di Forza Italia. E la capogruppo azzurra Mariastella Gelmini ironizza proprio sull'euforia renziana: "Renzi esulta e dice 'battaglia vinta'. A noi sembra una vittoria di Pirro: cittadini e imprese pagheranno più tasse. Contento lui...". Per FdI il governo "aggredisce artigiani e professionisti". Lapidario Matteo Salvini: "Conte tolga il disturbo". Intanto, siglata l'intesa nel governo e tra le forze di maggioranza, si prospetta un iter blindato in Parlamento per legge di Bilancio e decreto fiscale: in attesa degli emendamenti che recepiscano l'accordo di ieri, la manovra dovrebbe essere licenziata dalla commissione Bilancio del Senato in settimana, per poi approdare in Aula di palazzo Madama per il via libera, con fiducia, nella giornata di venerdì. Alla Camera nessuna modifica: il testo approderà in Aula sabato 21, come stabilito dalla Conferenza dei capigruppo, e anche in questa occasione è previsto l'ok attraverso voto di fiducia. Stesso 'destino' per il decreto fiscale: licenziato da Montecitorio con la fiducia, subito dopo la manovra sarà all'attenzione dell'Aula del Senato (sempre con fiducia). Un tour de force che non preoccupa la maggioranza, impegnata - almeno per oggi - in una 'gara' alla paternità della vittoria e nel rilancio di una nuova agenda a partire da gennaio: il primo a piantare la 'bandierina' è Matteo Renzi, che su Facebook scrive: "In queste settimane Italia viva ha lottato con forza per evitare l'aumento delle tasse, a cominciare dall'Iva. Dalle auto aziendali fino al rinvio della sugar e plastic tax il risultato è stato raggiunto. Da gennaio ci sarà da fare uno sforzo in più: rilanciare la crescita. Questa è la vera svolta per il 2020. Abbiamo vinto la battaglia delle tasse. Ora tutti insieme concentriamoci sulla crescita". Poi è la volta del leader M5s, che parla di "vittoria di tutto il governo". E, concentrando l'attenzione sull'aumento degli stipendi dei Vigili del Fuoco, osserva: "Lo stanziamento di 165 milioni di euro è il coronamento di una lunga battaglia" e rappresenta "una vittoria non di una sola forza politica ma di tutto il governo, di un governo unito". Per Zingaretti "con questa manovra abbiamo iniziato a rimettere i soldi nelle tasche degli italiani e investire sul futuro del nostro Paese. Ha vinto l'Italia", scandisce il leader dem. Che rilancia: "Ora tutti insieme prepariamo una nuova agenda di Governo per lo sviluppo, il lavoro e la giustizia sociale". leu 'richiama all'ordine' le forze di maggioranza: "Un'alleanza di governo si fonda sulla fiducia reciproca e sul senso di responsabilità prima ancora che su un programma condiviso. Adesso basta polemiche quotidiane, si rispettino gli accordi raggiunti che non possono continuamente essere rimessi in discussione da chi vuol apparire sempre e comunque il primo della classe", sottolinea il capogruppo Fornaro. "La vittoria di un governo che ha evitato agli italiani 23 miliardi di euro di nuove tasse è di tutti e tutti dovremmo rivendicarlo". 
Come è nato e si è sviluppato il formato Opec Plus
Economia
Ieri 07-12-19, 18:43

Come è nato e si è sviluppato il formato Opec Plus

Tutto comincia il 30 novembre del 2016 quando l'Opec decide di tagliare la produzione di 1,2 milioni di barili al giorno, a partire dal primo gennaio del 2017. L'obiettivo dei paesi produttori è risollevare le quotazioni che all'inizio del 2016 erano precipitate sotto i 30 dollari al barile a causa dell'eccesso di offerta sul mercato. Per la prima volta ai tagli si uniscono anche altri paesi esterni al cartello, in primis la Russia. Questo fatto sancisce di fatto la nascita dell'Opec Plus perché agli 1,2 milioni di barili Opec vanno aggiunti altri 600 mila (300 mila in capo alla Russia) che portano i tagli totali a 1,8 milioni. Quello di novembre 2016 rappresenta il primo taglio della produzione effettuato dal cartello dal 2008. Il tracollo dei prezzi era stato innescato dal vertice Opec del 27 novembre 2014, quando l'Arabia Saudita, leader di fatto del blocco, riuscì a far prevalere la decisione di mantenere l'output invariato nonostante il forte aumento dell'offerta globale legato al boom dello shale oil nordamericano. L'obiettivo di Riad era proprio far crollare i prezzi per non perdere quote di mercato a favore dei produttori di idrocarburi non convenzionali di Usa e Canada che, sulla carta, avrebbero dovuto finire per cedere alla luce dei costi di produzione molto più elevati rispetto ai Paesi del Golfo. I produttori di shale oil mostrarono però un'efficienza e una resistenza imprevedibili al tonfo dei prezzi, scesi dai 70 dollari al barile di fine 2014 ai 26-27 dollari al barile del gennaio 2016. A subire invece le conseguenze più pesanti del tracollo furono invece i membri più vulnerabili dell'Opec, come Nigeria e Venezuela, che sopportano costi di produzione che possono arrivare tra gli 80 e i 90 dollari al barile, mentre i Paesi del Golfo Persico (come l'Arabia Saudita e i suoi alleati: Kuwait, Emirati Arabi Uniti, Qatar) possono produrre in attivo anche con un barile a 20 dollari, avendo costi molto inferiori. Maggio 2017 Qualche mese dopo, il 25 maggio 2017, i paesi Opec e non Opec concordano di estendere di ulteriori 9 mesi i tagli alla produzione petrolifera. Aderisce all'intesa anche la Russia, che partecipa alla riunione di Vienna. L'intesa prevede l'estensione fino al marzo del 2018 della riduzione di 1,8 milioni di barili al giorno. Novembre 2017 A novembre non cambia la politica. I Paesi Opec e non Opec estendono i tagli alla produzione di petrolio di 1,8 milioni di barili al giorno fino alla fine del 2018. Per la prima volta vengono incluse la Libia e la Nigeria. Giugno 2018 A giugno però cambia tutto. L'Opec decide di aumentare la produzione di un milione di barili di petrolio al giorno. A spingere i produttori a questa mossa il rialzo dei prezzi e le potenziali tensioni nel mercato petrolifero. Tra le cause che spingono Russia e Arabia Saudita ad incrementare le estrazioni, le sanzioni Usa all'Iran che secondo le loro previsioni avrebbe tolto quote di greggio al mercato globale. Questa mossa tuttavia si rivelerà sbagliata perché da lì a qualche mese le quotazioni crolleranno nuovamente. Dicembre 2018 Il 7 dicembre 2018 i 24 paesi dell'Opec Plus fanno una nuova inversione a U e decidono di tornare a tagliare la produzione a partire dal primo gennaio 2019 di 1,2 milioni di barili al giorno. Il meeting viennese non è dei più sereni con il clima reso più teso dall'annuncio del Qatar di lasciare dopo 57 anni l'organizzazione dei paesi produttori di greggio. A rendere ancora più pesante l'atmosfera, le pressioni del presidente Donald Trump a lasciare i livelli invariati, la fermezza dell'Iran che chiede l'esenzione, poi ottenuta, dai tagli e l'incertezza della Russia. Gli 1,2 milioni di tagli vengono così suddivisi: 800.000 barili al giorno in capo all'Opec e 400.000 alla Russia e ai suoi partner. I 14 paesi Opec e i 10 non Opec, che insieme rappresentano la metà della produzione globale, decidono di ridurre le estrazioni a causa dell'eccesso di offerta sul mercato che ha fatto crollare i prezzi di oltre il 30% in due mesi. Elemento fondamentale è che l'intesa tiene fuori l'Iran alle prese con le sanzioni statunitensi. - Luglio 2019 A luglio scorso l'Opec Plus non cambia politica ed estende i tagli per nove mesi, fino a marzo 2020. Dicembre 2019 L'Opec Plus taglia la produzione di altri 500 mila barili al giorno (350 mila in capo ai Paesi Opec e 150 mila ai non Opec) per un totale di 1,7 milioni di barili complessivi. Alcuni Paesi, tra cui principalmente l'Arabia Saudita, si impegnano a una riduzione di quota più consistente su base volontaria portando il totale dei tagli a 2,1 milioni di barili.  
Scala: lungo applauso e standing ovation per Mattarella
Politica
Ieri 07-12-19, 18:33

Scala: lungo applauso e standing ovation per Mattarella

La Tosca, l'opera di Puccini che inaugura la stagione della Scala, è iniziata in leggero ritardo per il lunghissimo applauso che tutto il pubblico del teatro ha tributato al presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, presente nel palco Reale. Una vera e propria standing ovation protrattasi per oltre quatto minuti. Dopo la calorosissima accoglienza, l'orchestra diretta dal maestro Riccardo Chailly ha eseguito l'Inno di Mameli. Con Mattarella, nel palco Reale anche il presidente del Senato Elisabetta Casellati, il ministro degli Interni Luciana Lamorgese, quello dei beni e delle attivita' culturali Dario Franceschini, il prefetto Renato Saccone, sindaco Giuseppe Sala e governatore Attilio Fontana. Tra i rappresentanti del governo anche il ministro dello sport Vincenzo Spadafora, che siede in platea.
Ingresso vietato a chi non è (mai stato) autorizzato. Ora Instagram chiede l'età
Tecnologia
Ieri 07-12-19, 18:06

Ingresso vietato a chi non è (mai stato) autorizzato. Ora Instagram chiede l'età

Su alcuni servizi online vietati ai minori, l'unica barriera è una domanda: hai almeno 18 anni? L'avrà capito anche chi ne ha meno che basta cliccare “sì” per passare. Instagram non faceva neppure questo: i termini d'uso hanno sempre proibito l'accesso agli under 13, ma con controlli molto limitati, che non prevedevano neppure di chiedere (figurarsi di verificare) la data di nascita dell'utente. Fino a ora. Instagram chiederà ai nuovi utenti la loro data di nascita. Se si hanno meno di 13 anni, niente account. Se è collegato con quello di Facebook, verrà automaticamente aggiunta la data di nascita che si trova sul social parente. Ma non verrà resa pubblica. Quindi niente notifiche di compleanno. Se si modifica la data di nascita su Facebook, si aggiornerà automaticamente anche su Instagram. Se i due account non sono collegati, è possibile aggiungere o modificare la propria data di nascita direttamente sulla piattaforma fotografica. Certo, si può sempre mentire. Se il social sospettasse la bugia, il profilo verrebbe sospeso in attesa di ulteriori verifiche.   Un'esperienza “personalizzata” “In passato - si legge in un post della società - Instagram non ha mai chiesto l'età delle persone perché si è sempre posta come un luogo dove potersi esprimere liberamente”. L'obiettivo non è solo vietare l'ingresso a chi non è (mai stato) autorizzato. “Questi cambiamenti - afferma Instagram - permetteranno di adeguare le diverse esperienze offerte dalla piattaforma all'età dei suoi utenti con un'attenzione particolare ai più giovani”. Nelle prossime settimane, verrà introdotta una nuova impostazione che permette di non ricevere messaggi diretti o di non essere aggiunto ai gruppi di chat da persone che non seguono. Nel corso dei prossimi mesi “verrà studiato come le nuove informazioni potranno contribuire ad accrescere ulteriormente i livelli di protezione. Ad esempio i più giovani verranno incoraggiati ad utilizzare tutti gli strumenti di controllo dell'account e della privacy che la piattaforma mette a loro disposizione”. Quindi notifiche e raccomandazioni su misura. È anche chiaro che, come fa ogni social che chiede la data di nascita, “esperienza personalizzata” vuol dire anche una pubblicità che si orienta in base all'età.    Le funzioni per i più giovani Nelle scorse settimane, Instagram aveva annunciato almeno due misure legate all'età degli utenti. A settembre, la piattaforma ha stretto sui prodotti dimagranti, beveroni miracolosi e chirurgia estetica. Vietate non soltanto le inserzioni (pagate dalle aziende al social) ma anche i post promozionali (pagati dalle aziende agli influencer). I casi più eclatanti sono esclusi, per tutti. La zona grigia, invece, è modulata in base all'età. Alcuni post non saranno più visibili ai minorenni (o almeno quelli che secondo i dati in possesso della piattaforma lo sono). All'inizio di ottobre è arrivata l'estensione globale della funzione “silenzia”: chiunque potrà togliere la voce a un utente, senza necessariamente bloccarlo. E i suoi commenti non saranno più visibili sotto i post. Quest'ultima, è un'opzione disponibile per ogni utente, immaginata però soprattutto per i più giovani: è stata infatti strutturata - come ha spiegato il capo di Instagram Adam Mosseri - per arginare il bullismo. L'account silenziato potrà continuare a commentare i post dell'utente, ma non sarà più visibile agli altri. In sostanza, non saprà di essere stato zittito, riducendo il rischio di ritorsioni social.  
Un caso di stupro ha messo nei guai l'edizione spagnola del Grande fratello
Estero
Ieri 07-12-19, 17:27

Un caso di stupro ha messo nei guai l'edizione spagnola del Grande fratello

Bufera in Spagna sul 'Grande fratello', anzi 'Gran Hermano', come si chiama la trasmissione nella sua versione iberica. Una concorrente è stata vittima di stupro durante il programma e poi costretta a riguardare la scena dai produttori che hanno filmato la sua reazione. E adesso gli sponsor sono in fuga. L'episodio risale all'edizione del "Gran Hermano" del 2017 ma è emerso ora, dopo che la ex concorrente, Carlota Prado, 26 anni, ne ha parlato pubblicamente in un'intervista a 'El Confidencial', che ha ottenuto copia del video segreto. La concorrente, alla fine della serata, stordita dall'alcol, era stata accompagnata in camera dal ragazzo, Josè Maria Lopez, con cui, come da classico copione del reality, aveva una storia. Solo che, una volta messa a letto, lui si era sdraiato accanto. Il video del presunto stupro non è mai andato in onda ma il caso adesso ha fatto il giro del mondo. Oggi se ne occupa anche il New York Times.  La rivelazione arriva nel momento in cui la magistratura spagnola ha avviato un'inchiesta per capire quale sia stato il ruolo dei produttori, che hanno filmato tutto, ma deciso di tenere nascosta la storia per non rovinare la narrazione caramellosa del reality. Il concorrente accusato di stupro era stato espulso due giorni dopo dalla "Casa" con un "messaggio in codice" per non allertare i telespettatori. Alla ragazza, che diceva di non ricordare niente, era stato mostrato il video. Durante la seduta, avevano filmato la sua reazione sconvolta e il pianto. "La produzione - ha raccontato la ragazza - nonostante sapesse tutto, ha permesso che lui mi stesse accanto anche il giorno dopo. Non capisco come sia stato possibile". L'ingresso della violenza nella "casa virtuale" segna un momento storico e pone una domanda: come viene catalogata una violenza domestica reale in una casa virtuale? La produzione televisiva è stata criticata per il suo atteggiamento. Zeppellin tv, che produce da anni il Grande Fratello spagnolo, ha chiesto ufficialmente scusa all'ex concorrente e promesso che farà di tutto perché non si ripeta più un caso del genere. Ma la dichiarazione non ha fermato l'ondata di sdegno: molti sponsor, da Nestlè a L'Oreal, hanno ritirato la pubblicità. Ma il programma continua ad avere un seguito alto. E, probabilmente, questo caso spingerà ancora più su l'audience. 

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