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Fondata nel 1950 da Giulio de Marzio e Walter Prosperetti, e controllata dall'ENI dal 1965, ha sede a Roma ed ha redazioni in 15 capoluoghi di provincia italiani ed una sede estera presso l'Unione europea a Bruxelles. Trasmette quotidianamente dei notiziari su cronaca, politica, economia, finanza, cultura, spettacolo, sport per i mezzi d'informazione e per le aziende.
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Londra chiede il rinvio della Brexit ma BoJo non lo vuole
Estero
Oggi 20-10-19, 16:14

Londra chiede il rinvio della Brexit ma BoJo non lo vuole

È stata recapitata a Bruxelles la lettera del premier britannico Boris Johnson con la richiesta di rinvio della Brexit da parte del governo di Londra. La notizia è stata data su Twitter dal presidente del Consiglio europeo, Donald Tusk: "La richiesta di rinvio è appena arrivata. Ora inizierò a consultare i leader Ue per stabilire come reagire". La richiesta di rinvio è stata accompagnata da una seconda lettera, questa firmata dal premier, in cui egli scrive che ritiene il rinvio un errore.  Nella lettera all'Ue - non firmata - Johnson ha chiesto una proroga fino al 31 gennaio 2020, come previsto dal Benn Act approvato le scorse settimane da Westminster. Tuttavia il governo conservatore insiste sull'intenzione di voler ottenere l'approvazione dell'accordo entro fine mese e quindi uscire dall'Ue il 31 ottobre, rispettando la scadenza attuale. Il ministro britannico incaricati per i preparativi per la Brexit con no-deal, Michael Gove, ha dichiarato che "il governo ha i mezzi e le capacità per uscire dall'Ue il 31 ottobre". Intanto il premier Boris Johnson potrebbe tornare in Parlamento già domani per fare approvare il suo accordo, con le leggi attuative. Il Coreper, l'organismo che riunisce gli ambasciatori degli Stati membri dell'Unione Europea, ha dato il via libera alle consultazioni sulla Brexit che Tusk avrà con i leader dei 27 su Brexit. Fonti diplomatiche spiegano che "sulla base dell'evoluzione della situazione nel Regno Unito e al termine delle consultazioni del presidente Tusk, si potrà valutare verso la fine della settimana come eventualmente procedere". The extension request has just arrived. I will now start consulting EU leaders on how to react. #Brexit — Donald Tusk (@eucopresident) October 19, 2019 Cronaca di una giornata convulsa La Gran Bretagna chiede quindi all'Ue una nuova proroga della Brexit, anche se il premier Boris Johnson dice a Bruxelles che lui non la vuole perché "non e' la soluzione". A ormai undici giorni dalla prevista uscita di Londra dall'Ue, il caos regna sovrano a Londra.  Il premier va avanti per la sua strada: è deciso a ottenere la Brexit il 31 ottobre, costi quel che costi, e la prossima settimana, forse già lunedì, cercherà di mettere ai voti di nuovo il suo accordo. Oggi, però, è stato costretto da Westminster a chiedere all'Ue un'estensione della deadline del 31 ottobre. Così ha mandato una lettera a Bruxelles e ha chiesto un rinvio, ma non l'ha firmata.  Il 'super saturday' doveva essere la coronazione del successo del premier conservatore, che da abile negoziatore aveva finalmente raggiunto due giorni fa un accordo per la Brexit con l'Ue. Si è tradotto invece in un ennesimo schiaffo da parte di Westminster che, con una manovra parlamentare, gli ha sbarrato la strada per la ratifica dell'accordo, approvando invece un emendamento che nella sostanza tenta di rimandare la Brexit. #Westminster vota per il rinvio contro #BorisJohnson. Un milione in piazza per il secondo referendum. Grande è il disordine sotto il cielo di #Brexit — Paolo Gentiloni (@PaoloGentiloni) October 19, 2019 I prossimi passi di Boris Johnson BoJo però ha saputo nuovamente trarsi di impaccio. Lunedì cercherà di sottoporre di nuovo il suo accordo sulla Brexit ad un altro voto alla Camera dei Comuni (ma non è detto che gli riesca) e la prossima settimana il governo presenterà anche la necessaria legislazione attuativa sulla Brexit: se il pacchetto passerà prima del 31 ottobre, il Regno Unito potrà ancora lasciare l'Ue entro tale data. Johnson ha scritto comunque a tutti i deputati e colleghi, dopo il voto dei Comuni, che "non negoziera' il rinvio con l'Ue". Il premier ha anche avvertito che l'Ue potrebbe "respingere" la richiesta di Londra o "non prendere rapidamente una decisione". Domani mattina gli ambasciatori dei 27 faranno il punto della situazione: la riunione era in calendario già da venerdì e serviva a lanciare le procedure scritte per la ratifica Ue dell'accordo. Ma dopo gli ultimi rocamboleschi sviluppi le circostanze sono cambiate. Cosa farà il Parlamento Ue Lunedì sarà il il gruppo direttivo sulla Brexit del Parlamento europeo ad analizzare il dossier: il voto di approvazione dell'accordo da parte dell'Eurocamera era fissato per giovedì prossimo a Strasburgo (dopo il 'via libera' di Westminster) ma l'esito della giornata alla Camera dei Comuni ha rovesciato il tavolo e scombinato i piani.  La diplomazia Ue non nasconde una certa stanchezza per il nuovo passo indietro, dopo il 'tour de force' negoziale che nell'ultima settimana aveva portato all'intesa. Il presidente del Consiglio Ue, Donald Tusk, ha detto che comincerà subito a consultare i leader Ue per stabilire come reagire. E oggi a Londra, fuori da Westminster un milione di persone - secondo gli organizzatori - ha accolto con applausi e urla di gioia la bocciatura di Johnson. Unanime la richiesta: avere l'ultima parola sulla Brexit con un nuovo referendum. 
Londra chiede il rinvio della Brexit fino al 31 gennaio 2020
Estero
Oggi 20-10-19, 16:13

Londra chiede il rinvio della Brexit fino al 31 gennaio 2020

È stata recapitata a Bruxelles la lettera del premier britannico Boris Johnson con la richiesta di rinvio della Brexit da parte del governo di Londra. La notizia è stata data su Twitter dal presidente del Consiglio europeo, Donald Tusk: "La richiesta di rinvio è appena arrivata. Ora inizierò a consultare i leader Ue per stabilire come reagire". La richiesta di rinvio è stata accompagnata da una seconda lettera, questa firmata dal premier, in cui egli scrive che ritiene il rinvio un errore.  Nella lettera all'Ue - non firmata - Johnson ha chiesto una proroga fino al 31 gennaio 2020, come previsto dal Benn Act approvato le scorse settimane da Westminster. Tuttavia il governo conservatore insiste sull'intenzione di voler ottenere l'approvazione dell'accordo entro fine mese e quindi uscire dall'Ue il 31 ottobre, rispettando la scadenza attuale. Il ministro britannico incaricati per i preparativi per la Brexit con no-deal, Michael Gove, ha dichiarato che "il governo ha i mezzi e le capacità per uscire dall'Ue il 31 ottobre". Intanto il premier Boris Johnson potrebbe tornare in Parlamento già domani per fare approvare il suo accordo, con le leggi attuative. Via libera formale dei governi Ue alle consultazioni che Tusk avrà con i leader dei 27 su Brexit. Lo ha deciso questa mattina il Coreper, l'organismo che riunisce gli ambasciatori degli Stati membri. Il segretario generale del Consiglio, Jeppe Tranholm-Mikkelsen, ha indicato che "sulla base della richiesta di estensione ricevuta ieri sera dal governo di Londra, il presidente del Consiglio europeo ha avviato le sue consultazioni con i capi di Stato e di governo". Fonti diplomatiche spiegano che "sulla base dell'evoluzione della situazione nel Regno Unito e al termine delle consultazioni del presidente Tusk, si potrà valutare verso la fine della settimana come eventualmente procedere". Nel frattempo gli ambasciatori hanno anche formalizzato il lancio della procedura scritta per la ratifica dell'accordo di recesso del Regno Unito dall'Unione europea. In linea con quanto indicato nelle conclusioni adottate dal Consiglio Europeo art. 50 di giovedì scorso, si apprende a Bruxelles, "le procedure interne UE di ratifica dell'accordo di recesso procederanno regolarmente".
Stato di emergenza in Cile. Tre morti a Santiago
Estero
Oggi 20-10-19, 16:10

Stato di emergenza in Cile. Tre morti a Santiago

Coprifuoco e carri armati in strada, per la prima volta dalla dittatura di Pinochet, non sono riusciti a placare la rabbia popolare dei cileni, innescata dall'aumento dei prezzi dei biglietti della metropolitana. Nella notte sono stati dati alle fiamme stazioni ed edifici. Durante il saccheggio di un supermercato, tre persone sono morte imprigionate dalle fiamme. Il presidente, Sebastian Pinera, ha annunciato la sospensione dell'aumento delle tariffe e ha promesso un tavolo di confronto sul malessere di un Paese che solo pochi giorni fa aveva definito "un'isola felice".  Nella capitale Santiago è stato imposto un coprifuoco dalle 3 (ora italiana) a mezzogiorno di domenica, in risposta agli "eccessi verificatisi", ha affermato il generale Javier Iturriaga. Lo stato di emergenza e il coprifuoco sono entrati in vigore nelle prime ore di domenica anche nella provincia di Concepcion - regione di Biobio - nel sud, e nella regione centrale di Valparaiso dove i manifestanti hanno dato fuoco all'edificio di El Mercurio, il giornale più antico del Cile. Davanti alla guerriglia nella capitale con i manifestanti che davano fuoco a ogni struttura, compresi gli autobus di linea, e saccheggiavano i negozi, Pinera ha deciso di fare il passo indietro e di sospendere l'aumento del prezzo del biglietto della metropolitana passato in breve tempo da 420 pesos (0,59 dollari) a 830 (1,17 dollari) con una serie di rincari. Decine di migliaia di passeggeri avevano iniziato a non pagare il servizio con un danno economico per il gestore stimato in 700 mila dollari. Pinera vuole il dialogo ma non ha interlocutori Il presidente ha promesso un tavolo di dialogo "ampio e trasversale" per affrontare la protesta, che al momento non ha leader identificabili o rivendicazioni precise. Pinera incontrerà i suoi ministri e altre autorità per discutere come affrontare una situazione. Anche la Camera dei deputati ha organizzato una sessione speciale questa domenica.  Nel quadro dello stato di emergenza che ha portato i militari in strada per la prima volta dal ritorno alla democrazia dalla fine della dittatura di Augusto Pinochet, nel 1990, carri armati e truppe pesantemente armate sono stati dispiegati nel pomeriggio nella centrale piazza Italia di Santiago. Lo schieramento di militari e 'carabineros' punta ad affrontare una rivolta nata dall'ultimo aumento ma che ha fatto eco alle richieste sociali, in un Paese con un'elevata disuguaglianza sociale. Anarchici, black-bloc e antagonisti hanno circondato i carri armati e alcuni di loro sono stati respinti con cariche dei militari. Oltre all'interruzione della metropolitana, fiore all'occhiello della capitale usato da 2,8 milioni utenti ogni giorno, il servizio di autobus è rimasto temporaneamente sospeso dopo che almeno cinque mezzi sono stati bruciati nel centro di Santiago, lasciando i sette milioni di abitanti della capitale praticamente senza mezzi pubblici. In due giorni di rivolte, sono state danneggiate 78 stazioni della metropolitana.  Il day after di Santiago Supermercati e centri commerciali di Santiago del Cile hanno annunciato che rimarranno chiusi questa domenica, per evitare saccheggi. Non c'è quasi nessun autobus in città e la metropolitana è ancora inutilizzata. Taxi e varie applicazioni mobili - le cui tariffe sono state altissime - sono stati praticamente l'unico modo per spostarsi in questa città di sette milioni di abitanti che ha subito due giorni di estrema violenza. Nel porto di Valparaiso, i vigili del fuoco continuarono a spegnere le fiamme dell'incendio che distrusse completamente un supermercato della città. Al mattino, il centro di Santiago mostra immagini dantesche di distruzione: semafori a terra, resti di autobus bruciati, negozi saccheggiati e migliaia di pietre e bastoni per le strade dopo una serie di proteste che sono iniziate il venerdì in risposta all'aumento delle tariffe della metropolitana ma che in seguito hanno fatto eco a molte altre richieste sociali
Di Maio e Renzi respingono il monito di Conte. Ancora tensione sulla manovra
Politica
Oggi 20-10-19, 16:01

Di Maio e Renzi respingono il monito di Conte. Ancora tensione sulla manovra

Lo schema sa di già visto: Giuseppe Conte stretto tra due ingombranti azionisti della maggioranza, Di Maio e Matteo (ieri Salvini, oggi Renzi). Di inedito c'è l'atteggiamento del presidente del Consiglio, che cerca di essere leader, non più solo mediatore, e non nasconde più quel lato aggressivo scoperto in occasione del redde rationem in Senato con il leader leghista. Le risposte dei leader di M5s e Italia Viva sono state però altrettanto risolute.  "Qui bisogna fare squadra. Chi non la pensa così è fuori" è il monito lanciato ieri dall'Eurochocolate di Perugia nel tentativo di sedare gli scontri nella maggioranza sulla manovra. Per quanto Palazzo Chigi avesse poi cercato di rubricare l'exploit come un discorso di carattere generale, i destinatari del messaggio sono chiari. Da una parte Luigi Di Maio, sempre più attento al "popolo delle partite Iva", che chiede di non toccare il regime forfettario, di essere meno rigidi su limiti al contante e pos e tiene duro sulla battaglia per il carcere ai grandi evasori. Dall'altra Matteo Renzi, che dal palco della Leopolda insiste sulla cancellazione di Quota 100 ("uno spot che costa 20 miliardi"), che per M5s non si tocca. Tutti temi che verranno affrontati nel vertice di maggioranza convocato domani prima di un Consiglio dei ministri che, sulla carta, dovrebbe occuparsi delle aree terremotate.  Di Maio: "Senza di noi il governo è impossibile" Di Maio, intervistato da Rainews a Matera, va subito al punto: "Se va casa il Movimento è chiaro che è difficile che possa esistere ancora una coalizione di governo, anzi, quasi impossibile, mi auguro che nei prossimi giorni queste dichiarazioni possano essere chiarite". "Sono soddisfatto che sia stato convocato il vertice di maggioranza domani e potremo discutere di questo ma devo dire anche che i toni di queste ore mi meravigliano, mi sorprendono e ci addolorano come Movimento 5 stelle, ma non è il tema del Movimento, toni del tipo 'O si fa così o si va a casa' fanno del male anche al Paese ed al governo perché in politica si ascolta e si prendono in considerazione le proposte della prima forza politica che regge questo governo che è il Movimento", ha aggiunto Di Maio. "Secondo me non c'e' nessun ultimatum, contro-ultimatum, credo soltanto che bisogna fare in modo che in questo governo ci sia meno nervosismo meno prese di posizione dure e mettere al centro le persone e non le proprie opinioni", ha detto ancora il ministro degli Esteri, "mi auguro che nei prossimi giorni queste questioni possano essere chiarite e queste dichiarazioni possano essere chiarite, lasciatemi dire che per noi adesso l'obiettivo è aiutare gli imprenditori, le partite Iva e i commercianti e fare una vera lotta agli evasori, piccoli e grandi, solo che in Italia per anni si sono utilizzati strumenti per perseguire i piccoli che non hanno raggiunto gli obiettivi e si sono totalmente ignorati gli strumenti per i grandi che sono ad esempio il carcere ai grandi evasori e la confisca". Renzi attacca la "politica dell'annuncio" Se Di Maio continua a usare toni moderati e a volersi mostrare interlocutore aperto (il "nervosismo" è degli altri), quello di Renzi dal palco della decima edizione della Leopolda, è invece un attacco ad alzo zero che inaugura l'ingresso di Italia Viva nell'arena politica come partito tout-court. Dopo le dure critiche a plastic tax (con le tecnologie giuste i rifiuti sono un'"opportunità") e sugar tax, in perfetta sintonia con quelle espresse in proposito da Confindustria, e l'attacco agli ex compagni di strada, bollati da Maria Elena Boschi come il "partito delle tasse", si torna a tuonare contro Quota 100. Nelle parole del leader di IV, "uno spot che costa 20 miliardi di euro in tre anni. È la politica dell'annuncio, è' la politica dello slogan". Renzi non solo incassa ma ribatte: "Caro presidente, se vuoi combattere l'evasione fiscale e chiedi alla forze politiche se sono d'accordo, ti faccio conoscere il luogo da cui sono nate le misure che hanno fatto recuperare 15 miliardi di evasione. Sono nate su questo palco e se hai cambiato idea rispetto allo scorso anno, siamo felici di lavorare con te". E respinge le accuse di voler rottamare "il treno della legislatura" che "arriva al 2023" e ha il compito di decidere il capo dello Stato: "Chi vuole scendere prima può farlo. Noi invece intendiamo garantire al Paese un'alternativa al bullismo istituzionale". Gualtieri apre a "piccole modifiche" Più defilato dallo scontro rimane per ora il Pd, finora l'elemento della maggioranza che crea meno problemi al premier. Ed è significativo quanto, nell'evocare le urne anticipate, Conte sembri riecheggiare a poche ore di distanza l'intervento, ancora più duro del vicesegretario dem, Andrea Orlando, a Sky Tg24, che aveva invitato chi non avesse più fiducia nel progetto giallorosso a dirlo apertamente. Il problema è che, se Conte cerca di chiudere la discussione affermando che la manovra è chiusa, in realtà non è affatto così. Dietro quel "salvo intese" con cui il testo è stato approvato c'è uno spazio di manovra ancora aperto per le rivendicazioni dei partiti, dalle deduzioni per la flat tax alle multe per chi non ha il pos. C'è quindi più realismo nell'apertura del ministro dell'Economia, Roberto Gualtieri, a "piccole modifiche". Di quanto piccole potranno essere se ne parlerà domani.
Renzi insiste su Quota 100: "Uno spot che costa 20 miliardi"
Politica
Oggi 20-10-19, 13:55

Renzi insiste su Quota 100: "Uno spot che costa 20 miliardi"

 "Quota 100 è uno spot che costa 20 miliardi di euro in tre anni. È la politica dell'annuncio, è' la politica dello slogan". Nel discorso che conclude la tre giorni fondativa di Italia Viva alla Leopolda, Matteo Renzi torna all'attacco il giorno dopo il monito del presidente del Consiglio Giuseppe Conte, che aveva invitato i partiti della maggioranza "a fare squadra", altrimenti si è "fuori". E il leader del nuovo partito si rivolge così al premier: "Caro presidente, se vuoi combattere l'evasione fiscale e chiedi alla forze politiche se sono d'accordo, ti faccio conoscere il luogo da cui sono nate le misure che hanno fatto recuperare 15 miliardi di evasione. Sono nate su questo palco e se hai cambiato idea rispetto allo scorso anno, siamo felici di lavorare con te".  "Il treno della legislatura arriva al 2023. Chi vuole scendere prima può farlo. Noi invece intendiamo garantire al Paese un'alternativa al bullismo istituzionale", ha proseguito, a chi vuole "alzare i muri, per vedere poi che sotto i muri ci finiscono i nostri beni, a partire dal parmigiano reggiano". "C'è il tema dell'aumento delle spese intermedie dello Stato che sono cresciute in questi anni. Le spese intermedie sono le spese che i ministeri fanno e che sono cresciute troppo", ha detto ancora l'ex premier, "quando le spese crescono troppo, aumentano le tasse e noi non potevamo chiamarci Italia Iva. Teniamo la pressione fiscale alla stessa percentuale dello scorso anno, questa e' la nostra proposta. Abbassiamo le spese e mettiamo cinque professionisti coinvolti da Italia Viva per lavorare alla revisione della spesa".
Soldato turco ucciso dai curdi, violata ancora la tregua in Siria
Estero
Oggi 20-10-19, 13:23

Soldato turco ucciso dai curdi, violata ancora la tregua in Siria

Un soldato turco è stato ucciso in un attacco dei curdi nel Nord-Est della Siria, nel terzo giorno della tregua di cinque giorni annunciata con la mediazione degli Stati Uniti. Lo riferisce il ministero della Difesa di Ankara. "Uno dei nostri eroici compagni è caduto martire e un altro è stato ferito dopo un attacco con proiettili anti-carro e di armi leggere da parte di terroristi mentre erano in missione di ricognizione e sorveglianza" nell'area di Tal Abyad, ha scritto il ministero. I soldati turchi "hanno risposto al fuoco per difesa", spiega Ankara. Nei giorni scorsi, i curdi avevano accusato l'esercito turco - e le milizie alleate - di non rispettare il cessate il fuoco.  La Turchia ha inoltre chiesto agli Stati Uniti di usare la sua "influenza" sulle forze curdo-siriane perché si ritirino "senza incidenti" dal nord-est della Siria, come previsto dall'accordo raggiunto con Washington che dovrebbe mettere fine all'offensiva di Ankara. "Siamo impegnati a questo accordo: entro 5 giorni se ne dovrebbero andare e abbiamo detto ai nostri colleghi americani di usare la loro influenza, le loro connessioni per assicurarsi che se ne vadano senza incidenti", ha detto il portavoce della presidenza, Ibrahim Kalin. Il migliaio di soldati americani che hanno ricevuto l'ordine di ritiro dalla Siria si sposteranno in Iraq da dove continueranno le operazioni contro il sedicente Stato islamico e difenderanno il Paese, ha intanto riferito il segretario americano alla Difesa, Mark Esper.  Venti i civili curdi uccisi dall'inizio del cessate il fuoco Sono venti i civili curdi uccisi dalle forze curde nel Nord-Est della Siria dall'inizio della tregua annunciata giovedì, riporta invece la Mezzaluna rossa curda secondo cui tre persone sono morte nell'ospedale nella città di confine siriana di Ras al Ayn. "Dall'accordo di cessate il fuoco tra le forze democratiche siriane (Fds) e il governo turco, le squadre della Mezzaluna rossa curda hanno registrato 20 civili uccisi e 20 feriti", ha riferito l'Ong nel suo bollettino quotidiano. Nella città di Ras al Ain, nel nord della Siria, si sono concentrati gli attacchi turchi e i ribelli siriani appoggiati da Ankara, che hanno praticamente assediato la popolazione. 
Renzi: "L'immigrazione è un problema, chi dice il contrario mente"
Politica
Oggi 20-10-19, 13:00

Renzi: "L'immigrazione è un problema, chi dice il contrario mente"

"L'immigrazione è un problema, chi dice il contrario mente. Il problema c'è e in prospettiva ci sarà sempre di più, Salvini non ha cambiato nulla se non l'umore degli italiani creando un clima di odio". Lo dice Matteo Renzi nel discorso che conclude la tre giorni fondativa di Italia Viva alla Leopolda. "Se vogliamo essere seri dobbiamo affrontare il problema", aggiunge.  "I progetti che hanno Snam, Eni ed Enel in Africa sono progetti che possono creare opportunità e fermare gli sbarchi. Questo, però, il populismo non lo dice perché il populismo dice 'se ci sono problemi, va bene'", ha proseguito Renzi. "Ho cambiato idea in nome dell'Italia" "Il disegno di Salvini aveva come obiettivo il Colle. Quello che chiamano imbroglio di palazzo per noi ha un nome: si chiama democrazia parlamentare", ha proseguito l'ex premier, "goditi il Paese, caro omonimo, che a governare il Paese ci pensiamo noi". "Di fronte al tentativo di Matteo Salvini col diktat del Papeete di andare a votare alle sue condizioni, per mettere le mani sulle nomine e sulla presidenza della Repubblica, assieme alla voglia di qualcun altro di spruzzare qualcosina di novità nelle liste elettorali, con il costume di Salvini che avrebbe costituito la pagina più positiva della campagna elettorale ... Di fronte a questo diktat l'alternativa era solo fare politica", ha detto ancora Renzi, "chi dice che bisognava andare a votare per coerenza, chiama coerenza quello che noi chiamiamo masochismo. Sì, ho cambiato idea e l'ho fatto in nome del'Italia". 
Ragazza muore in discoteca nel Fiorentino. Forse un'overdose
Cronaca
Oggi 20-10-19, 12:47

Ragazza muore in discoteca nel Fiorentino. Forse un'overdose

Una ragazza di 19 anni, residente a Livorno, è morta poche ora fa in una discoteca di Sovigliana (Firenze), nell'empolese. Il sostituto procuratore Fabio Di Vizio, giunto sul posto per un sopralluogo assieme ai carabinieri, ha disposto l'autopsia, che dovrà chiarire, assieme agli esami tossicologici, le cause del decesso. L'ipotesi più probabile è l'assunzione di stupefacenti e alcolici. La ragazza, Erika Lucchesi, ha accusato un malore intorno alle 4. Alle 4.13, secondo quanto riportano i siti di quotidiani locali, è partita una chiamata al 118. Ma i tentativi di rianimazione nella discoteca sono stati vani. Alla discoteca è arrivata anche la madre della giovane, che alla notizia ha accusato un malore.  La discoteca in cui è avvenuto il decesso della giovane è il 'Jaiss', ubicato nel comune di Vinci ma vicinissimo a Empoli, locale di musica 'techno', molto in voga negli anni '90, che proprio ieri sera aveva riaperto dopo un periodo di stop. La procura di Firenze ne ha disposto il sequestro probatorio. È in corso, da parte dei carabinieri e del reparto scientifico, una ricostruzione della serata della ragazza, anche attraverso le immagini delle telecamere del locale, e attraverso le testimonianze degli amici che hanno passato con lei la nottata nel locale.
Doppio trionfo per Marquez in Giappone
Sport
Oggi 20-10-19, 11:44

Doppio trionfo per Marquez in Giappone

Doppio trionfo per Marc Marquez e la Honda nel Gran Premio del Giappone: il campione del mondo spagnolo ha ottenuto il decimo trionfo stagionale, il 54mo in carriera (eguagliati Mick Doohan e Dani Pedrosa), e la casa nipponica ha festeggiato il titolo iridato costruttori. Sul circuito di Motegi, Marquez ha dominato dall'inizio alla fine chiudendo davanti al francese della Yamaha Petronas Fabio Quartararo e ad Andrea Dovizioso. Delusione per Valentino Rossi finito sulla ghiaia per una caduta a quattro giri dalla fine quando era undicesimo. Quinta posizione per Franco Morbidelli. "A due giri dalla fine si è acceso l'allarme benzina, ma ho fatto un giro pulito e sono riuscito a terminare senza problemi", ha raccontato Marquez, "se avessi forzato di più non sarei riuscito a finire la gara: è stata una bella vittoria, ma non è stato semplice. Mi sono sentito forte fin dal warm-up e le sensazioni sono state confermate in gara, ma ero al limite con il carburante e questo è uno dei circuiti peggiori. Ho guadagnato dei secondi importanti di margine durante la gara, ma non è stato semplice gestire il passo. Poi ho fatto contento il numero uno della Honda che mi aveva chiesto di vincere il Mondiale costruttori". Per Dovizioso il centesimo podio in carriera consolida il secondo posto in classifica generale: "Volevo arrivare secondo, ma non ci sono riuscito. Sono comunque contento perché abbiamo faticato nel weekend, ma in gara siamo riusciti a trovare il ritmo e a centrare la scelta giusta sulle gomme". Rossi amareggiato per la gara e la caduta: "Sono partito non benissimo, dietro la lotta è selvaggia ed eravamo nella giungla. Mi sono toccato con una Ktm e ho perso un po'. Ho lottato con Petrucci, poi alla fine alla curva 1 devo aver fatto un piccolo errore, ma a parte la caduta e' stata una gara molto difficile e il mio passo non era niente di che".
"Senza M5s non c'è il governo". Di Maio replica a Conte
Politica
Oggi 20-10-19, 11:09

"Senza M5s non c'è il governo". Di Maio replica a Conte

 "Se va casa il Movimento è chiaro che è difficile che possa esistere ancora una coalizione di governo, anzi, quasi impossibile, mi auguro che nei prossimi giorni queste dichiarazioni possano essere chiarite". Così Luigi Di Maio, intervistato da 'Rainews' a Matera, replica alle parole del presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, il quale ha avvertito che "bisogna fare squadra e chi non la pensa così è fuori dal governo". Un messaggio che ha due evidenti destinatari: il capo politico del MoVimento e Matteo Renzi, che dalla Leopolda ha attaccato un Pd definito "partito delle tasse" ed è tornato all'attacco su Quota 100 e sugar tax. "Sono soddisfatto che sia stato convocato il vertice di maggioranza domani e potremo discutere di questo ma devo dire anche che i toni di queste ore mi meravigliano, mi sorprendono e ci addolorano come Movimento 5 stelle, ma non è il tema del Movimento, toni del tipo 'O si fa così o si va a casa' fanno del male anche al Paese ed al governo perché in politica si ascolta e si prendono in considerazione le proposte della prima forza politica che regge questo governo che è il Movimento", ha aggiunto Di Maio. "Secondo me non c'e' nessun ultimatum, contro-ultimatum, credo soltanto che bisogna fare in modo che in questo governo ci sia meno nervosismo meno prese di posizione dure e mettere al centro le persone e non le proprie opinioni", ha detto ancora il ministro degli Esteri.  "Mi auguro che nei prossimi giorni queste questioni possano essere chiarite e queste dichiarazioni possano essere chiarite, lasciatemi dire che per noi adesso l'obiettivo è aiutare gli imprenditori, le partite Iva e i commercianti e fare una vera lotta agli evasori, piccoli e grandi, solo che in Italia per anni si sono utilizzati strumenti per perseguire i piccoli che non hanno raggiunto gli obiettivi e si sono totalmente ignorati gli strumenti per i grandi che sono ad esempio il carcere ai grandi evasori e la confisca", ha concluso Di Maio.
Tutte le volte in cui lo sport si è schierato politicamente
Estero
Oggi 20-10-19, 10:47

Tutte le volte in cui lo sport si è schierato politicamente

Gli atleti, oggi come un tempo, sono più di semplici sportivi. E la politica, questo, lo sa bene. L'ultima conferma è arrivata pochi giorni fa, quando i giocatori della nazionale di calcio turca hanno fatto un saluto militare durante l'inno nazionale delle qualificazioni agli Europei contro l'Albania prima e la Germania poi. O ancora, la presa di posizione sui social a supporto dell'esercito turco, impegnato in Siria, da parte del centrocampista turco del St.Pauli Cenk Sahin. Una mossa, la sua, che ha destato l'indignazione del club tedesco, da sempre schierato contro ogni forma di violenza. Proprio per questo, la società ha reso noto di aver allontanato il calciatore. Il suo contratto rimane valido ma Sahin non giocherà più per il St. Pauli. "I principali motivi sono il ripetuto disprezzo dei valori del club e la necessità di proteggere il giocatore. Per quanto ci riguarda, non può essere in discussione il fatto di rifiutare ogni atto di guerra", si legge nella nota della società tedesca.  Fin dalle Olimpiadi in Grecia, politica e sport si sono sempre mosse a braccetto. Inscindibili nell'anelare la meta, il trofeo, il successo. Con il 776 a.C – anno della prima Olimpiade - la sfida agonistica ha iniziato a mescolarsi a quella politica, alla lotta per il prestigio e alla supremazia. Per un atleta vincere significava ottenere fama eterna. Ma anche accesso a ricchi benefici materiali: compensi cospicui e importanti cariche pubbliche. Le Olimpiadi moderne Con la fine dell'Ottocento, le Olimpiadi moderne hanno iniziato ad assumere (almeno di facciata) un profilo diverso. Il fine di queste manifestazioni sportive era quello di recuperare un senso di fratellanza e comunità internazionale, ma anche ricercare una sorta di riscatto umano. Proprio per questo motivo, le gare olimpiche dovevano essere libere da interessi politici. Tuttavia i governi, e soprattutto le dittature, hanno sempre visto nel campo agonistico un'interessante occasione per testare le proprie strategie, un luogo su cui proiettare le proprie ambizioni. Parallelamente, nel corso del tempo, sono state momento storico per manifestare messaggi e opinioni personali. Il caso delle Olimpiadi del 1936 In occasione delle Olimpiadi berlinesi del 1936, Hitler si impegnò a rendere, agli occhi del mondo, la Germania un paese pacifico, tollerante e, soprattutto, forte. Per lui si trattava di un'occasione per promuovere l'immagine del regime nazista, ma anche per dimostrare la teoria della superiorità della razza ariana. Tuttavia, a trionfare quell'anno non fu la bandiera tedesca bensì un atleta, di colore. Il 3 agosto del 1936 Jesse Owens vinse la medaglia d'oro nei 100 metri durante il secondo giorno delle Olimpiadi di Berlino. Il 23enne, figlio di un povero agricoltore nero del sud degli Stati Uniti vinse altre tre medaglie d'oro nel corso dei giochi, mettendo in imbarazzo i nazisti e le loro convinzioni. I Giochi Olimpici del 1968 Uno tra gli episodi più celebri nella storia dello sport e della politica avvenne all'Estadio Olimpico Universitario di Città del Messico, nel 1968. Alla premiazione della finale dei 200 metri piani c'erano due corridori erano statunitensi: Tommie Smith e John Carlos. Una volta ricevute le medaglie, i due ascoltarono l'inno nazionale sollevando un pugno chiuso ricoperto da un guanto: una manifestazione di solidarietà nei confronti delle Black Panthers, l'organizzazione che da qualche anno lottava per mettere fine alla discriminazione degli afroamericani. Smith e Carlos non trovarono solidarietà e appoggio. Anzi, furono costretti ad abbandonare il villaggio olimpico, mettendo così la parola fine alla loro carriera. Le Olimpiadi di Roma e di Rio de Janeiro Nel 1960 il maratoneta Abele Bikila percorse a Roma i leggendari 42 chilometri e 195 metri senza indossare le scarpe. Erano gli anni in cui il continente nero si liberava dalla colonizzazione europea, e qualcuno vide nel gesto di Abele Bikila un messaggio chiaro e preciso. Nel 2016, durante le Olimpiadi di Rio, la schermitrice italiana Elisa Di Francisca, fresca vincitrice della medaglia d'argento nel fioretto, festeggiò sul podio esponendo la bandiera europea (e non, come da protocollo, quella nazionale). “Con questa bandiera – spiegò l'atleta - voglio mandare il messaggio che l'Europa è unita e lotta contro il terrorismo”. Le ultime manifestazioni di dissenso politico Nelle ultime settimane si sta assistendo a molte manifestazioni di dissenso politico provenienti dal mondo dello sport. Basti pensare al gesto di un dirigente dell'Nba che, ai primi di ottobre, ha twittato il suo appoggio ai manifestanti di Hong Kong, paese in cui le proteste imperversano da più di 4 mesi. Si tratta di Daryl Morey che, GM degli Houston Rockets, si era dichiarato a favore dell'azione dei “ribelli”. Poi, ancora, la presa di posizione del Barcellona contro le sentenze del tribunale di Madrid: “La pena preventiva non ha aiutato a risolvere il conflitto, non lo farà la pena detentiva inflitta ora. La soluzione del conflitto in Catalogna deve arrivare esclusivamente dal dialogo politico”, ha commentato sui social il club di calcio. “La società esprime sostegno e solidarietà ai familiari delle persone private della loro libertà”. 
La Bolivia al voto. Morales evoca il golpe
Estero
Oggi 20-10-19, 10:36

La Bolivia al voto. Morales evoca il golpe

In un clima di crescente contestazione nei confronti del presidente Evo Morales, in lizza per il quarto mandato consecutivo, domenica i boliviani andranno alle urne per eleggere il presidente della Repubblica e il suo vice, 130 deputati e 36 senatori. Morales rimane molto popolare nelle aree rurali e tra i poveri. Ma il suo rivale ed ex presidente Carlos Mesa è il favorito dell'alta borghesia. I sondaggi lo danno vincitore, ma potrebbe essere necessario un secondo turno il 15 dicembre per decidere tra di loro. E Morales ha messo in guardia da un possibile colpo di stato - preparato, sostiene, dalla destra - nel caso in cui vinca le elezioni. Il voto di di domenica si preannuncia come il più difficile per il primo presidente indigeno del continente e il suo Movimiento Al Socialismo (MAS). La campagna elettorale è stata segnata da violenze a margine di comizi di Morales, alimentate da boliviani che contestano sempre di più il presidente in carica da 14 anni. Sulla carta è in netto vantaggio, accreditato del 40% delle intenzioni di voto, ma comunque in netto calo rispetto al consenso medio ottenuto finora, oltre il 60%. La crescente insofferenza nei suoi confronti potrebbe ripercuotersi sulle urne: per la prima volta Morales, 60 anni il 26 ottobre, rischia di andare al ballottaggio assieme al suo vice, Alvaro Garcia Linera. Non è chiaro se domenica riuscirà a raggiungere il 50 per cento più uno dei voti, o almeno il 40 per cento con un vantaggio di dieci punti sul secondo classificato, l'ex presidente Carlos Mesa (2003-2005), leader del fronte Comunidad Ciudadana (CC), tra il 22 e il 27% delle preferenze.  Un'opposizione divisa Le elezioni di domenica potrebbero quindi aprire la strada ad un testa a testa con il suo principale contendente, che definisce la candidatura di Morales incostituzionale e illegittima. L'opposizione della Comunidad Ciudadana, in lizza con due candidati, è divisa: una situazione che dovrebbe giovare al presidente uscente, intento a chiudere la partita al primo turno, facendo leva sul consenso di cui gode nelle aree rurali. Tra gli altri 7 candidati alle presidenziali quelli più in vista sono il senatore di destra Oscar Ortiz dell'Alleanza Bolivia Dice No (BDN), al 10% delle intenzioni di voto, e al quarto posto (al 6%) l'ultraconservatore Leopoldo Chi Hyun Chung, pastore evangelico di origine coreana naturalizzato boliviano, in lotta contro le minoranze sessuali. Gli altri cinque contendenti non superano il 3% dei consensi mentre gli elettori indecisi sono circa il 10%. La stessa incertezza vale anche per le legislative: non è chiaro se in caso di vittoria alla presidenza Morales riuscirà ad ottenere la maggioranza assoluta in Parlamento, che finora gli ha permesso di far approvare tutti i suoi provvedimenti. Come si è offuscata la stella di Evo Le tre vittorie consecutive di Morales alle presidenziali sono da ricollegare alle performance economiche conseguite: crescita del 4,6% tra il 2006 e il 2014, surplus fiscale, calo dell'inflazione, bilancia commerciale in attivo, aumento delle riserve internazionali. Sotto la sua presidenza lo Stato ha assunto un ruolo sempre più importante nell'economia, controllando risorse e profitti nel settore delle materie prime. L'industria degli idrocarburi è stata nazionalizzata e i profitti realizzati sono stati reinvestiti in politiche di redistribuzione della ricchezza, per l'istruzione e la sanità pubblica. In realtà è dal 2016 che i cittadini esprimono dissenso verso il capo dello Stato. Al referendum di 3 anni fa hanno detto "no" ad una sua quarta candidatura alle presidenziali, ma Morales, che non ha accettato l'esito del voto, ha poi ottenuto una decisione favorevole dal Tribunale supremo elettorale, che gli ha dato il 'via libera'. Oltre cento persone hanno avviato uno sciopero della fame contro la sentenza del tribunale che considerano illegittima. In un clima di crescente tensione socio-politica Morales  - da 17 anni assente al dibattito televisivo elettorale - ha affermato che gruppi di oppositori progettano un colpo di stato in caso di una sua vittoria, riferendosi alle assemblee civiche ('cabildos'). Riunite la settimana scorsa in diverse città del paese, queste assemblee hanno annunciato che "non voteranno candidati che non siano legittimati dalla Costituzione", considerando la candidatura di Morales come illegittima. Il capo dello Stato le ha definite "piccoli gruppi che cercano di impedire il processo di cambiamento", accusando il coinvolgimento delle forze di destra che "non vogliono l'industrializzazione". In un messaggio alla nazione, i vescovi della Bolivia hanno chiesto "elezioni limpide" e non manipolate, nell'ottica della costruzione di una "democrazia autentica". La Conferenza episcopale boliviana (Ceb) ha invitato ad "un voto consapevole" rispetto alle "necessità reali" del Paese, "dei suoi problemi, delle sue potenzialitaà. I vescovi hanno riferito di un "clima di sfiducia a causa del timore di una possibile manipolazione del voto", ribadendo la necessità di garantire ai cittadini la possibilità di "esercitare il proprio dovere e diritto, senza alcuna pressione politica, sociale o economica". Un eventuale ballottaggio è previsto per il 15 dicembre. 
La protesta dei catalani arriva anche a Madrid
Estero
Oggi 20-10-19, 10:32

La protesta dei catalani arriva anche a Madrid

La protesta dei catalani per le condanne inflitte ai leader separatisti arriva anche a Madrid, dove dodici persone sono state arrestate la scorsa notte durante gli scontri avvenuti nel centro dopo che un centinaio di manifestanti a favore dei prigionieri politici catalani aveva tentato di bloccare la Gran Via, una delle principali arterie stradali della capitale. Sono invece 26 le persone ferite, tra loro dieci agenti di polizia. Scontri tra manifestanti e forze dell'ordine si sono verificati intorno alle 20.30 di sabato, alla fine di una marcia di 4 mila persone che chiedevano "l'amnistia per tutti i prigionieri politici". Secondo fonti della polizia, dieci dei fermati facevano parte della manifestazione a favore dei politici catalani, mentre due erano del corteo indetto dall'estrema destra sotto lo slogan "La Catalogna è Spagna".  Nella sesta giornata di protesta in Catalogna e a Barcellona si registra anche la formazione di una catena umana di volontari che si è schierata tra manifestanti e polizia. Una folla si è riunita dal pomeriggio, per ore fino a tarda sera, dinanzi alla sede del Tribunale superiore di giustizia, per denunciare la violenza della polizia e reclamare la libertà dei leader indipendentisti detenuti. Negli ultimi cinque giorni di violenze ci sono stati, in tutta la Catalogna, 83 persone arrestate e 182 feriti.  Il diario degli scontri Era già stato difficile il ritorno alla normalità per Barcellona dopo la notte di guerriglia, quella tra venerdì e sabato, tra separatisti e forze dell'ordine. Il bilancio aveva fatto registrare oltre 180 feriti in tutta la regione (di cui 152 a Barcellona) e 83 fermi della polizia. Le proteste indipendentiste sono scoppiate dopo le condanne inflitte ai leader secessionisti catalane, tra i quali il presidente di Esquerra Republicana de Catalunya, Oriol Junqueras, che dovrà scontare 13 anni.  Ma sono altri i numeri che raccontano la portata della protesta. Nel centro del capoluogo catalano si erano radunate 525 mila persone, partite in cinque lunghe marce da cinque città della regione. I dimostranti avevano camminato per giorni prima di arrivare nel cuore di Barcellona. Con la città completamente bloccata e la cancellazione di 57 voli. Non solo. La Sagrada Familia chiusa ai visitatori, l'Opera ha annullato la Turandot, la maggior parte dei negozianti ha preferito abbassare le serrande e il traffico sull'autostrada principale che collega la Spagna alla Francia interrotto dai dimostranti. Rilasciato il reporter di El Pais fermato Albert Garcia, il fotoreporter del quotidiano spagnolo El Pais, che era stato fermato dalla polizia  venerdì notte, mentre seguiva gli scontri a Barcellona, è stato poi rilasciato nella giornata di oggi. L'uomo, che aveva addosso segnali che lo identificavano come 'stampa', e' stato immobilizzato a terra da una mezzo dozzina di agenti mentre cercava di riprendere l'arresto di un giovane. Ammanettato, è stato caricato su un pulmino e portato via; nel frattempo gli agenti cercavano di impedivano ai colleghi del fotoreporter di riprendere quanto stava accadendo. Di fronte alle violenze, il governo spagnolo risponde con "l'applicazione proporzionata della legge e con fermezza democratica", ha affermato, in un'intervista a 'La Repubblica', Isabel Celaà, portavoce del governo socialista spagnolo di Pedro Sanchez. "Negli ultimi giorni abbiamo assistito a fatti molto spiacevoli, portati avanti da gruppi minoritari ma coordinati per agire in modo violento. Stiamo rispondendo come qualunque Stato democratico e di diritto, con le forze di polizia", ha sottolineato. "Ci aspettavamo una grande reazione emotiva in vista della sentenza. Ora, dopo le condanne, la dobbiamo gestire", ha aggiunto, rimarcando che "in questo momento siamo garanti della liberta' e della sicurezza di tutti i cittadini spagnoli". Guardando alle prossime elezioni, Celaà si è detta convinta che bisogna "fare di tutto perché il 10 novembre ci sia un governo forte, sostenibile, coerente, per guidare la Spagna nei prossimi 4 anni". L'estrema destra chiede l'arresto del governatore La formazione di estrema destra Vox ha denunciato, da parte sua, il presidente della Generalitat catalana Quim Torra e ne ha chiesto "l'arresto immediato". Il partito nazionalista guidato da Santiago Abascal accusa Torra di ribellione, disordini pubblici, manifestazione illecita e collaborazione con organizzazioni terroristiche. Vox chiede inoltre l'apertura di un'inchiesta che porti all'individuazione e successivamente all'arresto dei leader di "Tsunami democratico" accusata di essere un'organizzazione terroristica. "Tsunami Democratic" è una app che i manifestanti più facinorosi usano per darsi appuntamento e la polizia ha aperto un'indagine in merito. Torra ha comunque condannato "gli atti di vandalismo": "Non possiamo permettere che un gruppo di infiltrati danneggi l'immagine dell'indipendentismo", ha avvertito denunciando l'azione di gruppi estranei alla causa separatista. Poi ha rilanciato la sfida di un nuovo referendum entro due anni per l'indipendenza da Madrid. 
Ecco come sarebbe il Parlamento dopo il taglio degli eletti
Politica
Oggi 20-10-19, 10:26

Ecco come sarebbe il Parlamento dopo il taglio degli eletti

Dagli attuali 945 ai futuri 600 parlamentari. Una 'sforbiciata' degli eletti complessivi pari al 36,5%. È la diretta conseguenza dell'approvazione definitiva della riforma costituzionale targata M5s, e ora appoggiata anche da Pd, Leu e Italia viva (nonostante nelle tre precedenti votazioni abbiano votato contro), tutte forze che sostengono il governo Conte II. Ma quanto spazio si 'libererà' alla Camera e al Senato con 345 parlamentari in meno? Abbiamo provato a sottrarre il numero di seggi dagli attuali emicicli dei rami parlamentari. Sappiamo che non è così che si presenteranno Camera e Senato nella prossima legislatura. Ma per avere un impatto 'visivo' del taglio, questa simulazione può risultare utile.  Come potrebbe essere la Camera Oggi alla Camera i deputati sono 630. E l'emiciclo appare così.  La Camera oggi Dalla prossima legislatura saranno 400. Viene ridotto anche il numero degli eletti all'estero: si passa dagli attuali 12 a un massimo di 8. A seguito della modifica costituzionale cambia anche il numero medio di abitanti per ciascun parlamentare eletto. Per la Camera dei deputati tale rapporto aumenta da 96.006 a 151.210.  La Camera dopo il 'taglio' (fotosimulazione di Franco Cristino) Come potrebbe essere il Senato I senatori attualmente sono 315. E tanti sono i posti a Palazzo Madama. Il Senato oggi. Diminuiranno a 200. Viene modificato anche il numero degli eletti all'estero, che passano da 6 a 4. Il numero medio di abitanti per ciascun senatore cresce, a sua volta, da 188.424 a 302.420. Qui l'aumento degli spazi vuoti è molto più evidente. Il Senato dopo il 'taglio' (fotosimulazione di Franco Cristino) Il referendum radicale In attesa di conoscere l'idea architettonica - dopo quella politica - delle Camere più 'snelle', in settimana il partito Radicale ha depositato in Cassazione la richiesta di referendum confermativo sulla riduzione del numero dei Parlamentari. Ai Radicali restano 88 giorni per raccogliere 500.000 firme a meno che il referendum non lo richiedano un quinto dei membri di una delle due Camere oppure da cinque consigli regionali. 
La protesta arriva a Madrid. 12 arresti e 26 feriti
Estero
Oggi 20-10-19, 10:23

La protesta arriva a Madrid. 12 arresti e 26 feriti

Dodici persone sono state arrestate la scorsa notte durante gli scontri avvenuti nel centro di Madrid dopo che un centinaio di manifestanti a favore dei prigionieri politici catalani aveva tentato di bloccare la Gran Via, una delle principali arterie stradali della capitale. Sono invece 26 le persone ferite, tra loro dieci agenti di polizia. Scontri tra manifestanti e forze dell'ordine si sono verificati intorno alle 20.30 di sabato, alla fine di una marcia di 4 mila persone che chiedevano "l'amnistia per tutti i prigionieri politici". Secondo fonti della polizia, dieci dei fermati facevano parte della manifestazione a favore dei politici catalani, mentre due erano del corteo indetto dall'estrema destra sotto lo slogan "La Catalogna è Spagna". 
Dalle regionali al governo, la road map di Salvini
Politica
Oggi 20-10-19, 10:06

Dalle regionali al governo, la road map di Salvini

Le regionali da qui al 2020 come trampolino per tornare al governo nazionale. A fissare la 'road map' è Matteo Salvini che, ieri, in una piazza San Giovanni gremita a Roma, ha ricompattato il centrodestra. Il leader del Carroccio ha chiamato Giorgia Meloni e Silvio Berlusconi sul palco con lui a godersi "l'abbraccio" della piazza alla fine della manifestazione. "Mi piacerebbe, visto che vince sempre la squadra, che l'abbraccio di questa piazza fosse anche per Giorgia Meloni e Silvio Berlusconi, perchè insieme si vince", ha scandito il capo leghista, che, come padrone di casa, ha voluto lui stesso introdurre gli interventi degli altri due leader. Oltre 200 mila i partecipanti, secondo la Lega. "Questa piazza - ha chiarito Salvini nel presentare Berlusconi - è una cosa emozionante e ci impone di lavorare insieme". Introducendo la leader di Fratelli d'Italia - molto applaudita dalla piazza - Salvini ha fatto un accenno alle critiche sollevate ieri dalla presidente di FdI sulla presenza del contrassegno elettorale della Lega sul palco di San Giovanni, e archiviando la polemica su cui i "giornali hanno ricamato" e definendo Meloni una "combattente per la libertà". Il leitmotiv dei tre leader è stato lo stesso: mandare a casa un governo che non è espressione della volontà popolare, un esecutivo che pensa solo tassare gli italiani, tanto da indurre il Cavaliere a definirlo il "governo delle manette", perchè vuole il carcere per gli evasori, motivo che ha spinto il leader azzurro a tornare in piazza, seppur col rischio di fischi. Dal canto suo, Meloni si è rivolta direttamente ai due alleati per chiedere un patto ufficiale anti-inciucio. "La calma è la virtù dei forti, questi mesi ci servono per studiare", ha detto ancora Salvini. "Si vota in Umbria, in Calabria, in Emilia, in Toscana, in Veneto" da qui fino al 2020, "alziamo la testa: vinciamo in tutte e nove le Regioni e il governo va a casa".   Ma è soprattutto il richiamo all'unità ad aver scandito gli interventi dei tre leader. "Siamo qui in piazza insieme perché solo se siamo insieme tutti uniti potremo vincere", dice Berlusconi, che non risparmia una stilettata aagli altri leader:  "Per vincere siamo tutti indispensabili". Anche per Meloni la "battaglia" va combattuta "insieme oltre i confini dei singoli partiti, senza egoismi: così il nostro cammino sarà inarrestabile". Non è passato inosservato il passaggio in cui Salvini, nel presentare il Cavaliere, ha ricordato il suo ruolo di "fondatore" del centrodestra e le storiche battaglie vittoriose contro la sinistra. Altro tema che accomuna i tre capi politici è la sottolineatura del carattere pacifico e democratico della manifestazione. "Qui non ci sono gli estremisti", ha voluto rimarcare Salvini, "non è la piazza della rabbia e dell'odio". Certo è che il malcontento della folla verso il governo giallo rosso, e soprattutto i 5 stelle, si è fatto sentire in più occasioni con cori offensivi nei confronti di Giuseppe Conte, Luigi Di Maio, Matteo Renzi e "vaffa" all'indirizzo di Beppe Grillo. La presenza di Casapound Come annunciato, in piazza era presente anche Casapound, la cui partecipazione è stata ampiamente criticata nei giorni scorsi da alcuni esponenti di FI. Il gruppo di ultra destra è giunta in corteo dalla sede di via Napoleone III guidato dal leader Simone Di Stefano brandendo i tricolori, per poi posizionarsi proprio al centro. Applausi per gli interventi, nessun saluto romano nè tensioni. Secondo Di Stefano erano presenti 1.500 militanti.  Lo schema degli interventi I contenuti della manifestazione non sono stati diversi dai tradizionali raduni leghisti. Lo speaker era Alessandro Morelli e gli interventi politici dei leader sono stati preceduti dal coro del "buon governo" locale, per voce dei nove governatori del centrodestra, tutti presenti all'appello, tranne il presidente della Regione Basilicata, Vito Bardi. Prima di loro hanno parlato la giornalista 'sovranista Maria Giovanna Maglie, e rappresentanti dei sindacati di polizia penitenziaria. Il discorso di Salvini Copione classico anche per il discorso di Salvini, che non si è discostato granché dagli interventi fatti in passato, tranne che per il fatto che, per una volta, il segretario leghista non ha fatto ricorso a simboli religiosi, come crocifissi e rosario, limitandosi a chiedere che la politica resti fuori dalle chiese e dalle scuole e se "a Fioramonti il crocifisso in aula non va bene, se ne vada a casa". È stato invece molto duro nella critica alle politiche sull'immigrazione del governo: "Io credo che chi applica davvero gli insegnamenti del Vangelo sia colui che impedisce" che i migranti "si mettano in mano agli scafisti: al governo abbiamo gente con le mani sporchi di sangue". Il tema dei migranti è stato affrontato anche dalla leader di FdI che si è detta pronta a innalzare muri e interrompere Schengen, "se serve". Il 'pantheon' salviniano è il solito: da Oriana Fallaci e Voltaire, ma stavolta si arricchisce di Luigi Einaudi (usato per criticare Conte sul contrasto all'evasione) e don Gnocchi. Alla fine è stato ancora Salvini il vero protagonista di piazza San Giovanni, da cui va via dopo essersi concesso alla folla e ai selfie, stanco ma soddisfatto del risultato "oltre le aspettative, è stato pazzesco". per poi aggiungere: "Qui facciamo la storia".
Ora Italia Viva è un partito a tutti gli effetti
Politica
Oggi 20-10-19, 10:04

Ora Italia Viva è un partito a tutti gli effetti

Dopo il nome, c'è anche il simbolo e l'atto costitutivo. Italia Viva, dopo la formazione dei gruppi in Parlamento, è un partito a tutti gli effetti. Ha anche una sua carta dei valori, redatta dai parlamentari Gennaro Migliore e Lisa Noja. La seconda giornata della decima edizione della Leopolda, la prima dopo la scissione dal Partito democratico, si è chiusa ieri con uno show degno di un 'talent': Matteo Renzi che avanza sul palco circondato dallo stato maggiore del nuovo soggetto politico, la musica con toni epici e assordanti mentre dall'alto cala un pannello circolare con due ali fucsia che sfumano verso l'arancio e il rosso, a sormontare il nome 'Italia Viva' in cui predomina, invece, il colore blu elettrico. "Non so se questo partito ha un leader, di sicuro ha una squadra", ha detto Renzi trionfante. Il riferimento è alle parole che Ettore Rosato ha pronunciato poco prima e che avevano il sapore di un nuovo attacco al Partito democratico: "Ci attacca sul leader chi un leader non ce l'ha". L'ultima fiammata in una giornata in cui dalla Leopolda sono partiti molto colpi in direzione del Nazareno. Prima con lo stesso Renzi che ha parlato di "partito delle tessere e delle correnti", poi Maria Elena Boschi e lo stesso Rosato che hanno definito i dem come "il partito delle tasse". Esternazioni che hanno provocato nuove tensioni nel governo, al punto da far evocare ad Andrea Orlando e a Emanuele Fiano, senza mezzi termini, la fine anticipata dell'esecutivo e il voto. Alla base delle nuove tensioni c'è la manovra, con il doppio braccio di ferro tra Conte e Luigi Di Maio, sul guerra al contante, e fra Conte e Renzi, su Quota 100. Dal Movimento 5 Stelle sono arrivate rassicurazioni: la stima in Conte è immutata. I renziani hanno assicurato che il governo andrà avanti, ma intanto hanno attaccato Nicola Zingaretti e il Partito democratico. Il popolo della Leopolda, intanto, si gode la sua "casa". Così la chiama Renzi che la vede come "un luogo in cui rifugiarsi", un luogo a prova di ruspe. Il messaggio diretto alla piazza che, a 280 chilometri da Firenze, ha riunito le destre attorno a Matteo Salvini. Il leader del neo-partito, poi, ha firmato l'atto costitutivo assieme alla presidente, Teresa Bellanova, dalla quale ha ricevuto anche la prima tessera. Ed è sempre la ministra dell'Agricoltura ad aver piantato nel vicino parco delle Cascine, l'albero di Renzi: per ogni tessera emessa, infatti, Italia Viva pianterà un albero. Quello di Renzi, in particolare, è anche il protagonista di questa Leopolda oltre ad essere l'albero simbolo dell'Italia: il corbezzolo. Nella carta dei valori, che gli iscritti avranno un mese per emendare, è contenuto anche un abbozzo di programma: si va dalla completa parità di genere ai diritti umani, dalla centralità alle imprese per puntare su crescita e piena occupazione, ai giovani e alla cultura come valori fondamentali del Paese. Una carta dei valori che comincia con la parola 'donne' e finisce con la parola 'futuro'. Quello che, dopo il cannoneggiamento renziano, la maggioranza cerca di scorgere tra la polvere.
Alta tensione sulla manovra. Il monito di Conte
Politica
Oggi 20-10-19, 10:00

Alta tensione sulla manovra. Il monito di Conte

Il piano anti evasione non penalizza nessuno, ma non può essere smantellato. Un vertice di maggioranza sulla manovra? Ci sarà, probabilmente già lunedì, ma "è stata approvata da tutti i ministri e non deve essere riscritta", anche se possono esserci approfondimenti tecnici. Sui migranti non si scherza e le "speculazioni di basso profilo sono inaccettabili". Il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, non si è sottratto alle domande dei giornalisti, al termine della sua visita alla tradizionale festa del cioccolato che si svolge a Perugia, dove è stato avvolto dalla folla con richiesta di selfie, domande e strette di mano. "Qui bisogna fare squadra. Chi non la pensa così è fuori". Il premier prova invece a stringere i bulloni della maggioranza, si dice pronto a rifiniture tecniche della manovra, duramente attaccata da M5s e Italia Viva in questi giorni, ma tiene il punto sulle misure principali e ricorda che in Consiglio dei ministri c'erano i titolari dei dicasteri di tutte le forze che sostengono il governo. In serata, ospite in tv, ha poi commentato la piazza romana del centrodestra. "Non mi spaventa né mi preoccupa". A cui ha aggiunto, con una battuta: "Anche l'opposizione può dare un contributo, uno stimolo per fare meglio. Se hanno suggerimenti sull'anti-evasione ben volentieri, potremmo valutare positivamente, Salvini ha detto che l'esperto fiscale della Lega è Armando Siri..." Il futuro del Governo (non dipende dall'Umbria) Conte, dall'Umbria, regione prossima al voto, ha invitato alla coesione per lavorare e lavorare bene: "Qui bisogna fare squadra e chi non la pensa così è fuori dal Governo". E questo, spiegano fonti di Palazzo Chigi, senza alcun riferimento contingente a singoli ministri o a forze politiche. Il premier ha rimandato al mittente le accuse di chi sostiene che questo sia il governo che ha dato una stangata alle partite Iva, perché l'obiettivo è abbassare le tasse per tutti. Conte nel suo giro fra gli stand è stato raggiunto dal candidato alla presidenza dell'Umbria, Vincenzo Bianconi, scelto dal patto civico Pd- M5s. Poi spiega che il voto del 27 ottobre in Umbria non può essere un test per il Governo. "Mi raccomando quota 100" gli dice un signore e lui risponde "la manteniamo". "Non molli" lo apostrofa una signora e a chi gli dice: "complimenti" soprattutto perché avete mollato Salvini, risponde con una battuta: "ma ce l'avete tutti con Salvini?". Cioccolata e ministeri L'ideatore di Eurochocolate gli ha regalato tante tavolette di cioccolato quanti sono i suoi ministri e ciascuna porta il nome del titolare di un dicastero. "Le porterò in Consiglio dei Ministri". Al suo arrivo, interpellato dai cronisti, Conte ha ricordato che è lui il presidente del Consiglio che ha portato da 30 fino a 65mila l'aliquota al 15% per le partite Iva. Poi è tornato ancora sul vertice di maggioranza sulla legge di Bilancio, come ha chiesto il Movimento 5 Stelle: "Vorrei ricordare che la manovra è stata approvata salvo intese tecniche", dice e spiega; "nello stesso tempo è stata deliberata, valutata e approvata da tutti i ministri, anche M5S. Non c'è da approvare una manovra. Ci sono approfondimenti tecnici che si possono fare". La politica sull'immigrazione Il premier, che rende noto di avere inviato un messaggio a Salvini nei giorni scorsi, quando il segretario della Lega ha avuto un malore, sul tema dei migranti replica in modo secco: "Mani sporche di sangue? Io rispetto sempre gli avversari" tanto è che quando Salvini non è stato bene "gli ho mandato un messaggio dicendogli di recuperare subito". "Gà mi mancano i tuoi insulti" ha scherzato Conte ma sul tema dei migranti "non si dicano stupidaggini" è questione su cui non si scherza e "le speculazioni di basso profilo non sono accettabili. Chi si è occupato di difendere il buon nome dell'Italia ovunque sono andato, è stato il sottoscritto", ha sottolineato rivendicando una "politica rigorosa" ma anche "orientata alla tutela dei diritti anche dei migranti", benchè "Salvini da questo orecchio non ci sente", ha notato. L'evasione fiscale E ancora sulla lotta ai grandi evasori, il premier ha insistito: "Il piano anti evasione non può essere smantellato", serve a recuperare "100 miliardi di risorse, come dicono le statistiche più accreditate e per questo bisogna lavorare". Quindi ha ricordato: "Ho iniziato con un movimento che gridava onestà onestà e continuerà a farlo e tutte le forze politiche devono andare in questa direzione". E in serata ha insistito: "sul carcere ai grandi evasori non indietreggio".  
Ucciso ex agente penitenziario in Calabria
Cronaca
Oggi 20-10-19, 08:03

Ucciso ex agente penitenziario in Calabria

Un agente di polizia penitenziaria in congedo è stato ucciso a colpi di pistola mentre era alla guida della sua auto a Lamezia Terme, in Calabria. Il corpo è stato trovato dai carabinieri della Compagnia Sambiase. Si indaga sul movente dell'agguato che dalle prime indagini non sarebbe riconducibile alla criminalità organizzata.
"Brexit, arrivata la richiesta di rinvio". Tusk annuncia lettera di Johnson
Estero
Ieri 19-10-19, 23:22

"Brexit, arrivata la richiesta di rinvio". Tusk annuncia lettera di Johnson

A Bruxelles, è giunta la lettera del premier britannico Boris Johnson con la richiesta di rinvio della Brexit da parte del governo di Londra. La notizia è stata data su Twitter dal presidente del Consiglio europeo, Donald Tusk: "La richiesta di rinvio è appena arrivata. Ora inizierò a consultare i leader Ue per stabilire come reagire".   The extension request has just arrived. I will now start consulting EU leaders on how to react. #Brexit — Donald Tusk (@eucopresident) October 19, 2019
Nella maggioranza è scontro su contante, tasse e partite Iva
Economia
Ieri 19-10-19, 22:03

Nella maggioranza è scontro su contante, tasse e partite Iva

Si accende lo scontro nella maggioranza sulla manovra approvata "salvo intese" dal governo e ancora in via di definizione. La riunione del Consiglio dei ministri in programma lunedì per il varo del nuovo decreto terremoto potrebbe essere preceduta da un vertice di maggioranza e diventare l'occasione per una resa dei conti sui nodi aperti, come il tetto al contante, le multe sui pos, la stretta per le partite Iva, la sugar e la plastic tax e quota 100. Poi il confronto passerà in Parlamento dove il dibattito si preannuncia infuocato. Italia Viva non si arrende sull'abolizione di quota 100 e annuncia emendamenti in Parlamento, si oppone alla sugar tax, contesta l'aumento delle tasse sugli affitti sociali e ritiene inutile l'abbassamento del tetto del contante. "Qui bisogna fare squadra. Chi non la pensa così è fuori". Giuseppe Conte prova invece a stringere i bulloni della maggioranza, si dice pronto a rifiniture tecniche della manovra, duramente attaccata da M5s e Italia Viva in questi giorni, ma tiene il punto sulle misure principali e ricorda che in Consiglio dei ministri c'erano i titolari dei dicasteri di tutte le forze che sostengono il governo. Un richiamo a serrare le fila, il suo, che non è diretto a questo o quel ministro, spiegano da palazzo Chigi, ma in generale un appello a maggiore senso di responsabilità in uno dei passaggi cruciali per l'esecutivo e per il paese. "Dobbiamo stare sereni tutti, bisogna fare un lavoro di squadra per un obiettivo comune. Tutti concentrati e determinati, il Paese ci chiede di lavorare tutti insieme" dice in serata. Ma le fibrillazioni restano. Partite Iva e lotta all'evasione I 5 stelle dal canto loro rilanciano sulla necessità di colpire i grandi evasori, dicono no alla doppia sanzione sui pos per i commercianti e gli artigiani, così come alla stretta su flat tax e partite Iva, e difendono a spada tratta quota 100. "La manteniamo", ribadisce il premier Giuseppe Conte, che respinge anche l'accusa di una stangata sulle partite Iva. "Come si fa a dire che sono contro il popolo delle partite Iva. È una fesseria. Io sono il premier che ha portato da 30 fino a 65 mila euro l'aliquota al 15% per commercianti, professionisti, per tutti. L'anno scorso quando ho firmato il provvedimento, avevo anch'io la partita Iva e l'ho dovuta chiudere". Ma il Movimento 5 stelle rincara la dose: "Il regime forfettario non si tocca". Mentre il sottosegretario al Mef, Alessio Villarosa, ritiene "doveroso convocare un vertice di maggioranza" e sottolinea che i tecnici del ministero dell'Economia e della Ragioneria, "ovvero chi realmente lavora sul tema, stima un recupero da evasione pari a zero nel caso in cui il tetto al contante passasse da 3 mila euro a mille euro" invitando a iniziare dai grandi evasori. Tema su cui torna alla carica anche il capo politico M5s, Luigi Di Maio: "Il carcere ai grandi evasori: per noi questo è un punto fermo, irrinunciabile. La priorità, oggi, è dare un segnale diverso dal passato e colpire i pesci grossi, colpire chi ha messo il Paese in ginocchio". A spiegare la posizione di Italia Viva è il ministro delle Politiche agricole, Teresa Bellanova, capo delegazione nell'esecutivo. "Noi in quel Consiglio dei Ministri ci siamo stati, non eravamo eterodiretti e abbiamo portato la posizione di tutta Italia Viva che era: no aumento delle tasse e risorse per la famiglie. Se oggi qualcuno pensa di presentare idee diverse, noi lì in quel Cdm abbiamo avuto posizioni chiare. Se noi diciamo che siamo contro quota 100 perché è uno spreco di risorse, non credo sia una novità". Ma da Washington arriva l'altolà del ministro dell'Economia, Roberto Gualtieri, che ribadisce che l'impianto della legge di bilancio non si tocca: "Il perimetro rimane lo stesso, i fondamentali della manovra sono quelli". Il capitolo più spinoso resta il pacchetto delle misure anti-evasione, fortemente voluto dal premier. Nonostante le resistenze dei renziani, difficilmente si potrà individuare una soluzione alternativa alla graduale discesa del tetto del contante su cui già è stata raggiunta una mediazione con la soglia a 2 mila euro nei primi due anni e a mille euro dal terzo. Secondo quanto riferiscono fonti governative è escluso che possa essere introdotta una maggiore gradualità così come non è in discussione il traguardo finale del tetto a mille euro. Dovrebbe trovare spazio nel dl fiscale collegato alla manovra la norma per la riduzione al 90% degli acconti delle partite Iva che si pagano nel 2019. La misura, annunciata dal ministro Gualtieri, è "oggetto di riflessione", secondo quanto riferiscono fonti di governo. Sostanzialmente si tratta di una riduzione di 10 punti percentuali degli acconti in scadenza il 30 novembre, che saranno pagati quindi al 90%, e il contribuente potrà procedere poi al conguaglio direttamente nella dichiarazione dei redditi che presenterà nel 2020. L'intervento dovrebbe comunque garantire di conseguire l'extragettito di 3 miliardi annunciato dal ministero dell'Economia con un comunicato stampa e legato in un primo momento alla proroga delle scadenze dei versamenti delle imposte dovute da imprese e professionisti soggetti agli Indici di affidabilità fiscale o in regime forfettario del 18 novembre al 16 marzo 2020. Quanto alla proposta del premier di unificare le aliquote al 20% sotto i 28.000 euro, le stesse fonti governative spiegano che l'obiettivo è una riforma del sistema fiscale con una revisione delle aliquote ma il cantiere si aprirà dopo la manovra con l'avvio della riforma delle tax expenditure e possibili interventi di rimodulazione dell'Iva.  Multe per chi non ha il Pos Quanto alle multe ad artigiani e commercianti che non consentono i pagamenti con i bancomat, le stesse fonti spiegano che non è pensabile rendere obbligatorio l'uso dei Pos senza prevedere sanzioni e la penalizzazione del 4% del valore della transazione potrebbe quindi essere alleggerita ma non annullata. Piuttosto l'obiettivo è lavorare per una riduzione dei costi delle transazioni da concordare con l'Abi. Affitti sociali Altro tema di scontro l'aumento della cedolare secca sugli affitti sociali. Il governo ha previsto un aumento dell'aliquota dal 10 al 12,5% (senza intervento sarebbe passata al 15%) ma la misura è stata contestata da Italia viva. Uno stop all'aumento comporterebbe una perdita di gettito di circa 150 milioni l'anno che andrebbe compensata. Su quota 100, ovvero l'anticipo pensionistico con almeno 62 anni d'età e 38 di contributi, i renziani insistono per l'abolizione immediata e annuncia emendamenti in Parlamento ma il governo punta a una riforma complessiva del sistema previdenziale da concordare al tavolo con le parti sociali. Eventuali ritocchi, viene riferito, potrebbero essere introdotti in Parlamento con un allungamento delle finestre d'uscita ma esclusivamente sul 2021 senza toccare l'impianto nel 2020. Sugar Tax Appare ormai scontato l'introduzione della sugar tax in manovra. La tassa sarà applicata alle bevande zuccherate e vale circa 250 milioni l'anno. Così come non si prevede di mettere mano alla tassa sulla plastica che ha consentito di tamponare l'esclusione della tassa sulle sim, che era stata fortemente contestata dai 5 stelle.
Boris Johnson scrive ai deputati: "Il rinvio della Brexit non è una soluzione"
Estero
Ieri 19-10-19, 21:41

Boris Johnson scrive ai deputati: "Il rinvio della Brexit non è una soluzione"

Il primo ministro britannico, Boris Johnson, ha scritto una lettera ai deputati sostenendo che dirà all'Ue che "un ulteriore rinvio (della Brexit) non è una soluzione". Johnson, che ha scritto ai deputati dopo il voto, ha anticipato che "non negozierà un rinvio con l'Ue", ma dirà a Bruxelles che "ulteriori ritardi non sono una soluzione" e che continuerà a fare di tutto per arrivare alla Brexit il 31 ottobre, Il premier ha anche avvertito che l'Ue potrebbe "respingere" la richiesta di Londra di ulteriori rinvi o "non prendere rapidamente una decisione". E ha lasciato intendere che i parlamentari potrebbero ancora dover affrontare la scelta tra il suo accordo o una Brexit 'no deal'.  
È morto il bimbo di 3 anni travolto da un vaso nel Cuneese
Cronaca
Ieri 19-10-19, 20:27

È morto il bimbo di 3 anni travolto da un vaso nel Cuneese

È morto all'alba il bambino di tre anni di Caramagna Piemonte, nel Cuneese, colpito da un vaso mentre giocava nel cortile della sua abitazione. Le condizioni del piccolo, che ha subito danni al torace e all'addome, sono apparse subito gravi e a nulla è servito l'intervento d'urgenza a cui e' stato sottoposto ieri. Sull'episodio indagano i carabinieri, che stanno cercando di ricostruire l'accaduto e individuare eventuali responsabilità.
Niente saluti romani da CasaPound, che applaude Berlusconi più di Salvini
Politica
Ieri 19-10-19, 20:13

Niente saluti romani da CasaPound, che applaude Berlusconi più di Salvini

I militanti di CasaPound, guidati da Simone Di Stefano, hanno seguito tutta la manifestazione del centrodestra in piazza San Giovanni applaudendo i leader intervenuti sul palco (più Berlusconi che non Salvini) e astenendosi da qualsiasi saluto romano. Arrivati compatti dalla loro sede di via Napoleone III, si sono posizionati al centro della piazza. Di Stefano si è concesso a numerosi selfie chiesti dai manifestanti. Conversando con i cronisti al termine della manifestazione ha osservato: "CasaPound non si presenta alle elezioni, ma la compagine sovranista di questa piazza ha trovato la direzione giusta. Ho sentito una critica forte all'Ue, quindi credo che ci sia la possibilità di ragionare sul futuro governo della nostra nazione. Sicuramente - ha proseguito Di Stefano - la Meloni ha fatto un discorso più politico rispetto a Salvini, che ha toccato temi più alti. Comunque sia, molte cose che sono state dette sono importanti e sono state prese da discorsi che abbiamo fatto noi in precedenza". Di Stefano ha, infine, affermato che c'erano circa "mille e cinquecento" militanti di CasaPound, molti dei quali portavano un tricolore. Nessuna bandiera con la croce celtica o altri simboli.