Agi

Fondata nel 1950 da Giulio de Marzio e Walter Prosperetti, e controllata dall'ENI dal 1965, ha sede a Roma ed ha redazioni in 15 capoluoghi di provincia italiani ed una sede estera presso l'Unione europea a Bruxelles. Trasmette quotidianamente dei notiziari su cronaca, politica, economia, finanza, cultura, spettacolo, sport per i mezzi d'informazione e per le aziende.
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Lo strano caso del 'like' di Radio 2 al tweet della Nappi su Salvini
Politica
Ieri 20-06-19, 23:51

Lo strano caso del 'like' di Radio 2 al tweet della Nappi su Salvini

Forse il politico italiano più bersagliatio sui social network, Matteo Salvini condivide spesso sui suoi profili gli strali che gli giungono dalla sua folta schiera di avversari online. Schiera che include parecchi personaggi famosi non legati alla politica, da Chef Rubio a Valentina Nappi. Questi attacchi hanno di solito l'effetto di aumentare ulteriormente i consensi già cospicui di cui gode il vicepremier che, proprio per questo, li pubblica spesso su Facebook a beneficio dei suoi seguaci, inviando il consueto bacione al detrattore di turno. Proprio l'attrice porno napoletana, che in passato, tra le altre cose, aveva dedicato al vicepremier una gang bang con attori di colore, oggi ha scritto su Twitter "Se Salvini è cristiano io sono vergine", inserendosi nell'inesausta polemica sull'utilizzo di simboli religiosi da parte del ministro. Lo staff di Salvini scopre che tra le centinaia di 'mi piace' ricevuti dal tweet ce n'è uno proveniente dall'account Twitter di Rai Radio 2. Cosa tanto più incongrua se si considera che, nel Manuale Cencelli aggiornato alla Terza Repubblica, la seconda rete è espressione del Carroccio.  Caspita, contro di me addirittura la contessa Valentina Nappi (celebre artista del porno) con il Like di Rai Radio 2, pagata da tutti gli Italiani. Avanti col sorriso, bacioni alla Vale e a Radio Rai pic.twitter.com/9CVA1hKQ8o — Matteo Salvini (@matteosalvinimi) 20 giugno 2019 "Caspita, contro di me addirittura la contessa Valentina Nappi", replica il profilo di Salvini, stigmatizzando il like di "Rai Radio 2, pagata da tutti gli italiani". Parecchie ore dopo, in tarda serata, arriva una nota dell'emittente, l quale spiega che il profilo "è stato utilizzato in modo fraudolento". "Stiamo effettuando tutte le segnalazioni del caso alle autorità competenti", aggiunge Rai Radio 2. Il nostro account Twitter è stato utilizzato in modo fraudolento. Stiamo effettuando tutte le segnalazioni del caso alle autorità competenti. — Rai Radio2 (@RaiRadio2) 20 giugno 2019 Furto d'identità? Hacker russi? La spiegazione più probabile è che un social media manager sbadato stesse navigando sul social con il profilo dell'emittente convinto di stare usando il suo account privato. Quando al lavoro ci si distrae e si salta da un profilo all'altro, non dovrebbe ma può capitare. 
Per l'Italia sarà molto difficile evitare la procedura di infrazione
Economia
Ieri 20-06-19, 22:10

Per l'Italia sarà molto difficile evitare la procedura di infrazione

Il presidente del Consiglio Giuseppe Conte è arrivato nel primo pomeriggio al Consiglio europeo con la convinzione che la partita sulla procedura di infrazione per disavanzo eccessivo nei confronti dell'Italia fosse più che mai aperta. Ma ora i segnali non sono affatto incoraggianti. Anzi a palazzo Chigi, secondo quanto si apprende, c'è un vero e proprio allarme. Del resto una fonte comunitaria non nasconde come in questo momento il nostro Paese sia in una condizione difficile. "Al momento viene considerata al pari della Gran Bretagna", azzardano le stesse fonti. la tela di Conte In realtà il premier sta tessendo la sua tela: a Malta ha incontrato il presidente francese Emmanuel Macron, oggi a Bruxelles ha avuto uno scambio di battute con i presidenti di Commissione e Consiglio Ue, Jean-Claude Juncker e Donald Tusk, ha visto i capi del governo di Grecia e Olanda, Alexis Tsipras e Mark Rutte. E soprattutto ha avuto un colloquio con la cancelliera tedesca Angela Merkel: si è parlato soprattutto di nomine Ue, della possibilità che Roma possa avere un commissario con il portafoglio economico. I tempi sono prematuri, ma la Cancelliera avrebbe fatto delle aperture all'interno di un discorso complessivo e in ogni caso condiviso il metodo dei negoziati: il capo dell'esecutivo, pur non facendo parte dei gruppi politici che partecipano alle trattative, verrà informato, l'Italia - anche in qualità di paese fondatore della Ue - non verrà messa nell'angolo. Ma sul tema della procedura di infrazione per disavanzo eccessivo l'ottimismo è stato cancellato in poco tempo, non sono stati pochi i Capi di Stato e di governo che hanno avvertito il premier sul rischio che corre il nostro Paese. E così il premier ha scosso la testa a chi gli ha chiesto se la Commissione Ue possa ammorbidire la sua posizione. Anzi il convincimento è che andrà avanti, che non si fermerà, che la Commissione uscente possa imporre all'Italia la linea del rigore. "Non hanno nulla da perdere, diverso se a trattare fossero i nuovi vertici Ue", il 'lietmotiv'. Il timore quindi è che l'iter della procedura non possa affatto fermarsi. Non basta quindi l'aggiornamento di bilancio che verrà completato con il Consiglio dei ministri di mercoledì. Non basta il 'tesoretto' dei cinque miliardi: due già congelati nella legge di bilancio, tre derivanti dai risparmi di reddito di cittadinanza e Quota cento. Dovranno essere il ministro Giovanni Tria e i tecnici del Mef a cercare una soluzione ma il problema - questo il ragionamento a palazzo Chigi - è che i margini politici non ci sono. Perché sia Matteo Salvini che Luigi Di Maio non intendono abbassare la guardia. Le misure bandiere non si toccano. Serve un "vero miracolo" Il messaggio di Conte è che non bisogna sottovalutare i rischi della procedura di infrazione, sarebbe un danno vero per l'Italia. Ma non è tanto un messaggio rivolto ai vicepremier. E' invece - viene fatto osservare - la reale fotografia di come la lettera inviata da Roma sia stata accolta con freddezza. Al momento non c'e' un 'piano B', l'ipotesi della manovra correttiva non viene presa in considerazione. Ma nella sede del governo c'è la consapevolezza che occorra "un vero e proprio miracolo". Che l'impresa sia molto più ardua, rispetto alla partita giocata con l'Europa sulla legge di bilancio. Il presidente del Consiglio farà leva sui rapporti con Macron e Merkel e degli altri partner europei, legherà il tema della procedura di infrazione alle nomine Ue. Con un faro sulla Bce, perché il nostro Paese - questo il ragionamento - non si può permettere che un 'rigorista' venga scelto per il dopo-Draghi. In ogni caso Conte ha ribadito che l'Italia intende rispettare le procedure e allo stesso tempo sottolineare che con la nuova legislatura bisogna impostare un dialogo per modificare le regole. Ma il commissario agli Affari Economici, Pierre Moscovici, e gli altri attori coinvolti nella mediazione con Roma sui conti pubblici per ora non ritengono che il governo sia riuscito a cambiare le carte in tavolo. 
Chiuso il concorso per i navigator. Ha partecipato un candidato su tre
Economia
Ieri 20-06-19, 21:41

Chiuso il concorso per i navigator. Ha partecipato un candidato su tre

Si è chiuso il concorso romano per la selezione dei circa 3.000 navigator per supportare i Centri per l'Impiego di tutta Italia nelle attività previste dal Reddito di Cittadinanza. Al concorso - comunica Anpal Servizi - si è presentato uno su tre candidati attesi per un totale di 19.587 partecipanti, pari al 36,33% dei 53907 candidati attesi. Oggi le ultime due prove in un clima positivo. I partecipanti - in maggioranza donne, trenta-quarantenni, laureati per lo più in materie umanistiche (giurisprudenza, psicologia) - hanno risposto a quesiti che andavano dalla conoscenza del Reddito di cittadinanza e delle materie riguardanti il mercato del lavoro, alla cultura generale, marketing, economia aziendale. Le prove - fa sapere Anpal Servizi - si sono svolte senza difficoltà e con grande fluidità nell'organizzazione, a testimonianza della grande motivazione con cui giovani e meno giovani hanno affrontato un passaggio importante e delicato di quella che si configura come una vera e propria rivoluzione nel mercato del lavoro e nella quale proprio i navigator saranno - con la loro professionalità - tra gli attori principali. "Prima ancora di conoscere i risultati dei vincitori nel dettaglio provinciale, che annunceremo la settimana prossima, lasciatemi esprimere la mia grande soddisfazione per come è andata la selezione in questi 3 giorni; è stata data una dimostrazione di professionalità ed efficienza ma soprattutto di grande umanità, con migliaia di persone che hanno partecipato senza che accadesse nulla, in un clima di grande serenità - ha detto Mimmo Parisi, presidente di Anpal e amministratore Unico di Anpal Servizi che contrattualizzerà i Navigator. "Roma - ha commentato Virginia Raggi - ha risposto con prontezza alle esigenze del grande concorso di selezione dei Navigator, un tassello importante per il completamento del Reddito di cittadinanza". 
Lo scioglimento dei ghiacciai dell'Himalaya come non si era mai visto
Estero
Ieri 20-06-19, 21:14

Lo scioglimento dei ghiacciai dell'Himalaya come non si era mai visto

Grazie a dei satelliti statunitensi lanciati durante la Guerra Fredda, un gruppo di scienziati della Columbia University ha determinato che lo scioglimento dei ghiacciai dell'Himalaya è raddoppiato rispetto al secolo scorso, comportando la perdita di almeno un quarto del ghiaccio nell'arco di quarant'anni. Lo studio, pubblicato nella rivista Science Advances, rivela uno scenario drammatico prima di tutto per le popolazioni coinvolte (tra cui Cina, Pakistan e India) e per l'intero ecosistema globale: “Sembra devastante e non c'è alcun dubbio nella mia mente, non un singolo granello di dubbio, che quello che stiamo vedendo sia l'impatto della crisi climatica”, ha commentato il professor Joerg Schaefer, membro del team che ha condotto la ricerca. Che dei satelliti spia lanciati tra i primi anni settanta e la metà degli anni ottanta sarebbero stati utilizzati per studiare il fenomeno del riscaldamento globale, nessuno poteva prevederlo. Ma proprio grazie alle foto scattate nell'ambito della missione Hexagon, il cui obiettivo era quello di spiare i sovietici, gli studiosi sono riusciti a ricostruire quarant'anni di storia di circa 650 ghiacciai sulla catena dell'Himalaya, per un'estensione di quasi duemila chilometri. Per raggiungere questo risultato, gli studiosi hanno dovuto creare un software che fosse in grado di analizzare e comparare le immagini raccolte dai vetusti satelliti - le quali sono state coperte da segreto di Stato fino a una decina di anni fa - con le informazioni molto più precise raccolte dai moderni sistemi. Singolarmente, i satelliti Kh-9 Hexagon erano attrezzati con circa 48 mila metri di pellicola: dotati di paracadute, i rullini venivano sganciata direttamente dal satellite e poi recuperati in volo nei cieli dell'Oceano Pacifico da aerei dell'aviazione statunitense. “Si tratta della più evidente prova raccolta finora di quanto velocemente i ghiacciai dell'Himalaya si stiano sciogliendo dal 1975 e perché”, ha commentato Joshua Maurer, dell'Osservatorio terrestre Lamont-Doherty della Columbia University, che ha guidato lo studio. Secondo quanto rileva la ricerca, ogni anno vengono perse 8 miliardi di tonnellate d'acqua (l'equivalente di 3,2 milioni di piscine olimpioniche), che non sono poi sostituite da neve nuova. In particolare, gli studiosi hanno scoperto che dal 1975 al 2000, i ghiacciai di tutta la regione hanno perso in media circa 0,25 metri di ghiaccio ogni anno, a fronte di un leggero riscaldamento delle temperature. Ma a causa di un più pronunciato aumento delle temperature a partire dagli anni novanta, dagli anni 2000 la diminuzione dell'altezza del ghiaccio è arrivata a circa mezzo metro l'anno. La maggior parte dei singoli ghiacciai, nota Mauer, non si consuma uniformemente su tutta la superficie. Il fenomeno sembra invece più intenso principalmente a bassa quota, dove alcune superfici di ghiaccio stanno perdendo fino a 5 metri all'anno. Come evidenziato nello studio, solo il riscaldamento globale dovuto all'attività umana può spiegare un simile scenario. “Anche i ghiacciai nelle montagne più alte del mondo stanno rispondendo all'aumento delle temperature medie globali, spinte dalla combustione di carburanti fossili”, ha commentato Joseph Shea, ricercatore della canadese University of Northern British Columbia, non coinvolto nello studio, citato da Eurekalert. Gli effetti sono sotto gli occhi di tutti. Negli scorsi giorni è diventato virale il video di un orso polare che, lasciato il suo habitat si trascinava nella città di Noril'sk, in Siberia. Come mostrato dalle immagini, l'animale è denutrito e rovista tra i rifiuti in cerca di cibo: ma come riportano fonti locali, un simile avvistamento non era mai avvenuto in almeno quarant'anni. “Per il benessere delle persone lì fuori, i risultati che abbiamo ottenuto sono i peggiori possibili - ha commentato Schaefer - ma le cose stanno così e noi dobbiamo prepararci a questo scenario. Per fermare l'innalzamento delle temperature, dobbiamo raffreddare il pianeta. Non dobbiamo solo rallentare le emissioni di gas serra, ma dobbiamo invertirle. Questa sarà la sfida dei prossimi vent'anni”. 
Quattro videogiochi su cinque tra quelli presentati all'E3 sono violenti
Economia
Ieri 20-06-19, 21:14

Quattro videogiochi su cinque tra quelli presentati all'E3 sono violenti

Quando si parla di videogiochi e si accenna al tema violenza, il rischio di cedere all'allarmismo è sempre piuttosto alto. Se la relazione tra giochi violenti e comportamenti dei più giovani è da anni molto dibattuta e mai del tutto chiarita neanche dalle ricerche scientifiche (salvo essere data per certa in maniera scorretta ogni volta che un caso di cronaca riaccende i riflettori sul tema), assai più certo è invece che l'industria videoludica ha una netta preferenza per le meccaniche violente all'interno dei giochi che produce. A dimostrarlo è una nuova ricerca del sito per addetti ai lavori GamesIndustry.biz che ha analizzato tutti i titoli presentati all'ultimo E3 di Los Angeles, la più importante fiera del settore, scoprendo che su 239 giochi in totale, appena 41 sono quelli “non violenti”. Di più: di questi 41 la maggior parte sono titoli di piccole case e sviluppatori indipendenti, mentre solo 17 arrivano dalle major del software e dai grandi produttori. Trasformando gli assoluti in percentuale, i conti sono piuttosto eloquenti: il 17 per cento appena dei videogiochi della prossima stagione si basano su meccaniche non violente. Una esigua minoranza. Ma cosa si intende per videogioco violento? L'obiettivo dello studio di GamesIndustry è quello di mappare i contenuti dei giochi prodotti, e non di fornire un giudizio etico. "È importante sottolineare qui che questo studio non è destinato a denigrare la violenza come meccanica dei videogame – spiega l'autore James Batchelor - Si tratta semplicemente di dare un'occhiata a quanta parte della produzione del settore si basa sulla vendita della stessa meccanica fondamentale: la capacità di combattere e uccidere". Per definire un gioco violento, Batchelor ha quindi stabilito sette punti, da cui emerge in maniera evidente come sia la meccanica che c'è dietro il gioco a interessare il ricercatore più del modo in cui la violenza è rappresentata. Tra i titoli violenti si inseriscono così anche giochi come Luigi's Mansion 3, in cui il fratello di Super Mario strapazza dei fantasmi, o gli omini di Lego Star Wars che picchiano con la spada laser gli avversari: parliamo di giochi adatti anche ai bambini (Luigi's Mansion è un Pegi 7, consigliato cioè a partire dai sette anni) in cui la violenza è mostrata in maniera assolutamente cartoonesca e innocente (niente sangue o armi realistiche), ma che comunque si reggono su una meccanica precisa: "la capacità di combattere e uccidere", spiega il ricercatore. Tra gli sviluppatori presenti all'E3, a presentare più titoli non-violenti (un terzo del totale) è stata Electronic Arts grazie agli sportivi Fifa 20, Madden NFL 20 e al simulativo The Sims 4. Le software house più “violente” sono state invece Square Enix con appena il 5 per cento dei titoli presentati liberi da meccaniche di attacco e danno e, un po' a sorpresa, Nintendo, che ha presentato come gioco non violento solo l'atteso Animal Crossing New Horizons, titolo simulativo a tema bucolico. "È una tendenza affascinante se si considera che il primo videogioco commerciale, Pong, non ha comportato alcuna violenza o combattimento in alcuna forma, semplicemente deviando una palla in una versione primitiva del tennis – chiosa il ricercatore - Eppure, non appena giochi del calibro di Space Invaders e Asteroids hanno mostrato la popolarità di sparare un set di pixel a un altro set di pixel per farlo sparire questa interazione è diventata quella su cui gli sviluppatori si sono concentrati maggiormente".
Che fine hanno fatto i gilet gialli?
Estero
Ieri 20-06-19, 20:38

Che fine hanno fatto i gilet gialli?

Che fine hanno fatto i Gilet Gialli? E dov'è finito il Movimento nato sette mesi fa, il 17 novembre dello scorso anno - che “odorava di diesel e jacquerie” e affascinava Luigi Di Maio - alla sua prima uscita aveva portato in piazza 280 mila persone, paralizzando Parigi e la Francia tra picchetti sulle rotaie dell'Esagono, strade e autostrade bloccate, fabbriche occupate e centri decisionali dell'élite attaccate? Se lo domanda oggi Il Foglio, nella sua edizione cartacea, in un servizio che occupa una pagina intera, sondando opinioni e opinionisti d'oltralpe. E la risposta essenziale è un po' in queste righe: “Dopo sette mesi, la mobilitazione si è già divisa per quaranta, i leader storici sono scesi tutti dal carro e il risultato catastrofico ottenuto dalle tre liste gialle alle elezioni europee 0,58 per cento in totale, ha scoraggiato anche gli ultimi resistenti che credevano di fare la révolution con i social network”. Tuttavia di gilet irriducibili ce ne sono ancora diversi in circolazione. E i numeri dicono che il movimento è molto più ampio di quei manifestanti che continuano ogni sabato, contro ogni intemperia, a sfilare nelle strade di Francia “per denunciare il presidente dei ricchi', il ‘fottuto banchiere' (copyright Mélenchon) di cui non c'è da fidarsi anche se ha scucito 10 miliardi di misure per rispondere alla rabbia della provincia”. E anche se poi, alla fin fine, ha organizzato una delle più grandi consultazioni democratiche della storia del Quinta Repubblica, il Grand débat national, “e sta facendo le riforme e risollevando l'economia dopo gli anni grigi dell'immobilismo hollandiano”. Una protesta "sovramediatizzata"? Il punto debole dei gilet è che la loro rabbia non è riuscita “tradursi in azione politica” e che forse non ci fosse stata una “sovramediatizzazione delle proteste” il Movimento non avrebbe avuto una così vasta cassa di risonanza e non sarebbe durato nemmeno così a lungo. E su questo punto sono in molti ad essere d'accordo. Persino Jean-François Barnaba, l'ex portabandiera della protesta gialla, che voleva presentarsi alle europee con la lista “Jaunes et citoyens”, ma che per mancanza di fondi ha bussato alla porta di Florian Philippot, l'ex braccio destro di Marine Le Pen, candidatosi senza successo a Bruxelles sotto l'etichetta “Ensem - bles patriotes”. Più stampa e tv che francesi realmente mobilitati, dunque. “Oggi sono diventati più timidi” ha scritto il settimanale Express. E le ragioni del loro raffreddamento vanno anche cercate in queste motivazioni: “Manifestiamo da sei mesi: come per i poliziotti, ciò comporta molti problemi familiari, tra divorzi e bambini che chiedono di vedere i loro genitori durante il weekend”, ha spiegato Jérôme Rodrigues, il “gilet con la benda” trasformato in un martire dal popolo giallo da quando è stato ferito all'occhio da una pallottola di gomma dei Crs, la polizia antisommossa francese. Disillusione e dissoluzione Per il Monde è invece arrivata “l'heure du découragement”, cioè il tempo della disillusione. E anche della rassegnazione. Dello sconforto per una mobilitazione che era iniziata “con vigore ma senza guerriglie urbane” e con denunce ritenute legittime all'eccessiva pressione fiscale francese, “finendo poi per diventare una protesta ottusa e senza obiettivi precisi contro Macron e tutto ciò che rappresenta”, si legge. Insomma, una protesta che alla fine è risultata “sequestrata da un manipolo di agitatori bercianti e capipopolo autoproclamati che hanno utilizzato il malêtre della Francia profonda per avere qualche giorno di gloria mediatica”. “Di ‘deriva totale' ha parlato anche il più radicale dei gilet gialli, Éric Drouet, dove per deriva, però, intende il pacifismo dei manifestanti scesi in strada durante gli ultimi sabati”. Lui, scrive il quotidiano diretto da Claudio Cerasa, “vorrebbe ancora gli scontri muscolari sugli Champs-Elysées, le raffinerie occupate, le operazioni escargot attorno a Parigi, i blocchi dei caselli autostradali, l'anarchia generalizzata, vorrebbe ancora ‘fare irruzione all'Eliseo', come ebbe a dire lo scorso dicembre, nel momento più critico e pericoloso della protesta”. Ma poi c'è il bagno di realtà e di realismo. Come quello sperimentato in prima persona da Christophe Chalençon, il fabbro originario del Vaucluse che ha incontrato il ministro dello Sviluppo economico italiano Luigi Di Maio e ha persino invocato un golpe militare al fine di rimuovere Macron. E che gli è accaduto? “Si è presentato alle elezioni europee con la lista Evolution citoyenne ottenendo un misero 0,01 per cento – le altre due liste gialle, l'Alliance citoyenne del cantante Francis Lalanne e il Mouvement pour l'initiative citoyenne che aveva come unico punto programmatico la generalizzazione del Ric, il referendum d'iniziativa civica, hanno raccolto rispettivamente lo 0,54 per cento e lo 0,03” fa i conti Il Foglio. E da questo punto di vista, quello puramente elettorale, “non si può che constatare la dissoluzione totale dei gilet gialli” dichiara al Foglio il giornalista del Figaro François-Xavier Bourmaud, Si sono infatti presentati addirittura con tre liste, “non con una, e hanno superato a malapena lo 0,50 per cento”. Un fenomeno ciclico? Per il politologo Jean-Yves Camus, direttore dell'Observatoire des radicalités politiques, “in termini di mobilitazione resta certamente poca roba dei gilet gialli, ma in termini politici e psicologici il discorso è diverso. Politicamente hanno spinto il governo a mettersi in discussione, ad accelerare il lancio del secondo atto del quinquennio”. E poi la reazione di Macron è stata quella di mettere mano a 10 miliardi di misure per venire incontro alla rabbia e il lancio Gran débat national, due aspetti che possono aver influito enormemente nell'indebolimento progressivo dei gilet gialli. Una crisi inedita, dunque, quella della più radicale protesta francese degli ultimi tempi, a partire dal '68, cinquantun anni fa. Già, il 1968… E ancora secondo François-Xavier Bourmaud, la crisi dei gilet gialli appartiene a quelle crisi sociali che per la Francia sono cicliche e si ripresentano, puntuali, “ogni trent'anni”. Ovvero? “C'è stato il 68', poi ci sono stati gli scioperi del 1995 (contro la riforma delle pensioni e della sicurezza sociale promossa dal primo ministro di allora, Alain Juppé, ndr), e oggi ci sono i gilet gialli” dice il giornalista. Un fenomeno ciclico.  Pur tuttavia, una cosa è certa: “Se Macron non ottiene dei risultati economici che provano la bontà delle sue misure, ci potrebbero essere delle conseguenze sull'esito elettorale delle presidenziali del 2022”. Ma per questo c'è ancora tempo. In fondo “tre anni sono tanti, ma senza traduzione concreta delle riforme che sta portando avanti nella vita quotidiana dei francesi, i gilet gialli potrebbero contestare Macron durante il voto”. Non è affatto escluso, che una parte dei gilet rinunci per sempre a recarsi alle urne per esprimersi. Ma “ciò che temo maggiormente, è il rancore e la frustrazione che potrebbero scatenarsi non solo verso l'esecutivo e il presidente della Repubblica, ma anche verso la democrazia rappresentativa in generale” chiosa Jean-Yves Camus, che aggiunge: “Gran parte dei gilet hanno l'impressione di essersi mobilitati per settimane senza essere ascoltati fino in fondo, senza ricevere risposte all'altezza delle loro rivendicazioni. C'è anche il sentimento che le manifestazioni siano state represse con troppa durezza dalla polizia. In alcuni casi, non c'era alternativa perché ci sono stati dei veri e propri disordini e scene di guerriglia urbana, ma altre volte ci sono stati degli eccessi che hanno causato dei feriti gravi. Per la coesione nazionale, di certo, non è una bella notizia”. La grande incognita è la “frustration”. Che non si sa dove possa condurre. Oggi e in futuro.
Iran: Trump, "abbattimento drone forse un errore, non voglio la guerra"
Estero
Ieri 20-06-19, 20:14

Iran: Trump, "abbattimento drone forse un errore, non voglio la guerra"

L'abbattimento del drone americana nel Golfo "potrebbe essere stato un errore umano". È l'ipotesi che ha tracciato il presidente Usa, Donald Trump, impegnato in queste ore nella valutazione di una risposta. "Ho la sensazione che sia stato un errore", ha affermato Trump. "Mi risulta difficile credere - ha aggiunto - che sia stato un atto intenzionale. Probabilmente l'Iran ha commesso un errore. Immagino che un generale o qualcuno abbia abbattuto il drone per errore, qualcuno che sia stato incapace o stupido". Per il presidente Usa è stata una "mossa stupida". La "grande, grande differenza", ha aggiunto, sta nel fatto che il drone, per definizione senza pilota, "non avesse nessuno" a bordo. "I miei consiglieri non mi stanno spingendo a entrare in guerra", ha aggiunto Trump, rispondendo alle domande dei giornalisti. Dopo aver definito l'abbattimento del drone da parte dell'Iran una provocazione, "e questo Paese non lo accetterà, questo posso dirvelo", quando gli e' stato chiesto se l'opzione del conflitto è piu' vicina, Trump ha risposto: "No, per niente. Per niente. In molti casi è l'opposto. Guardate, io ho detto che voglio uscire da queste guerre infinite, mi batto per questo. Voglio uscirne".  Il drone statunitense si trovava a 34 chilometri dalla costa dell'Iran quando è stato abbattuto dall'Iran, ha dichiarato il generale americano, Joseph Guastella, capo delle forze aeree del Comando centrale degli Stati Uniti. Il drone Global Hawk "non ha violato lo spazio aereo iraniano in nessun momento durante la sua missione", ha dichiarato il generale in una teleconferenza con la stampa dalla base aerea di Al-Udeid in Qatar.   Il Pentagono ha diffuso un breve video, in bianco e nero e con immagini di cattiva qualità, in cui si intravede il fumo uscire dalla coda del drone americano, l'Rq-4A Global Hawk, abbattuto dall'Iran. La Casa Bianca ha convocato i leader dei Repubblicani e dei Democratici al Congresso per fare il punto della situazione.
Gli italiani hanno fame di 5G (e sono disposti a pagarlo di più)
Estero
Ieri 20-06-19, 19:58

Gli italiani hanno fame di 5G (e sono disposti a pagarlo di più)

C'è una buona notizia per gli operatori: i clienti sono disposti a pagare di più per il 5G. C'è n'è anche una che dovrebbe allarmare chi arriverà in ritardo (o male): gli italiani si aspettano che le nuove reti abbiano un impatto entro il 2020 e sarebbero disposti a cambiare operatore pur di averle. Lo afferma il rapporto “5G Consumer Potential” pubblicato dall'Ericsson ConsumerLab. Gli italiani hanno fretta Il 45% degli italiani si aspetta che il 5G porterà vantaggi entro il prossimo anno. È un dato che sottolinea quanto l'attesa sia alta. Potremmo definire l'Italia il più esigente (o ottimista) tra i Paesi europei: nessun altro si aspetta un impatto così consistente, così in fretta. Per trovare così tanti clienti che ipotizzano un'adozione più precoce, bisogna andare in Cina, Sud Corea, Emirati Arabi, e Stati Uniti. Sono più cauti i britannici. E soprattutto i tedeschi e i francesi, che guardano a un'orizzonte di un paio d'anni. Il rapporto non spiega il perché delle risposte italiane. Potrebbe trattarsi di un hype: aspettative eccessive. Di una speranza: la banda larga attuale non è al passo dei vertici europei e mondiali. Oppure di consapevolezza: secondo la Ctia (l'associazione americana che rappresenta il settore delle comunicazioni wireless), nella corsa globale al 5G l'Italia è ben messa. È quinta a pari merito con la Gran Bretagna. E davanti ha solo Paesi che il rapporto Ericsson indica tra gli ottimisti: Stati Uniti, Cina, Corea del Sud (oltre al Giappone). Che si tratti di aspettative, speranza o consapevolezza, gli italiani non sembrano disposti ad aspettare troppo oltre. Se il proprio operatore non lancerà servizi 5G, il 40% degli intervistati attenderebbero al massimo sei mesi prima di cambiarlo. E uno su sette lo farebbe subito. Chi arriva prima, potrebbe conquistare un pezzetto di mercato. Anche perché quattro utenti italiani su dieci non sono soddisfatti del loro attuale fornitore di rete fissa. Chi è interessato a cambiare vede nel 5G l'occasione buona per farlo. Pagare di più per velocità e sicurezza Arrivare prima richiede investimenti notevoli. Rimanere fuori non è un'opzione, ma i costi per infrastrutture e frequenze potrebbero pesare per anni su un settore, quello delle tlc europee, nel quale la concorrenza ha assottigliato i margini. L'impatto positivo del 5G sul fatturato non sarà immediato, ma il problema potrebbe aggravarsi se gli utenti non dovessero mostrarsi propensi a pagare abbonamenti più costosi. Dal rapporto di Ericsson arriva però un segnale positivo: il 69% degli italiani sarebbe disposto a pagare un extra per servizi innovativi e maggiore velocità garantiti dalle reti di nuova generazione. E non poco: il 30% in più. Una percentuale che sale al 45% tra gli “early adopter” (cioè quegli utenti che per primi hanno usato tecnologie come smart speaker e visori per la realtà virtuale). Il valore non passa solo dalla capacità di caricare, vedere e scaricare velocemente: un italiano su tre è disposto a sborsare di più per la sicurezza della rete. Un dato che sembra confermare lo spunto del ceo di Ericsson Börje Ekholm. Durante la conferenza Viva Tech di Parigi, ha sottolineato che non c'è solo un tema di norme e bandi statali, vedi il caso Huawei, ma anche di “domanda di sicurezza”. Gli operatori potrebbero fissare vincoli più stringenti se richiesti dai clienti. In altre parole: la sicurezza (reale e percepita) è potrebbe essere un vantaggio competitivo. I servizi più attesi Non tutto subito. Gli italiani si attendono che la maggior parte dei servizi arrivi entro due-tre anni. Credono che i più immediati siano connessioni più veloci e streaming più efficace. Il 39% pensa che il 5G aiuterà a risolvere la congestione della rete urbana. Le nuove reti, infatti, permettono di agganciare una quantità di dispositivi molto superiore, evitando rallentamenti anche in zone ad alta densità. Gli utenti sperano quindi che il 5G migliori l'accesso a internet soprattutto nelle situazioni in cui le reti attuali – a volte – balbettano: su autobus, treni e automobili in movimento (40%), vie commerciali, stadi e stazioni. Ma anche al lavoro (in un caso su quattro) e nel proprio appartamento (in uno su cinque). Nelle case il 5G è particolarmente atteso. Gli italiani hanno in media sei oggetti connessi tra le mura domestiche. E il 30% ne ha almeno dieci. Piccole reti casalinghe che però posso attraversare “imbuti” di connettività. I consumatori si aspettano che il 5G non sia solo un acceleratore, ma che apra a nuovi servizi, dall'intrattenimento alla salute. e cambi il modo di utilizzare la tecnologia: saranno consumati più dati e aumenterà la fruizione di contenuti video (di circa 3 ore e mezza a settimana), soprattutto grazie al crescente utilizzo di dispositivi mobili e indossabili, come i visori per realtà aumentata o virtuale. Nuovi smartphone per nuove reti Nell'evoluzione tecnologica, l'efficacia delle reti ha orientato l'evoluzione dei dispositivi mobili. Il 3G ha dato slancio al passaggio dal telefonino allo smartphone. Il 4G ha spinto lo streaming, dato spazio ai contenuti visivi e allargato i display. Questo legame appare chiaro agli utenti italiani, che si aspettano che anche il 5G trasformi quello che hanno tra le mani. Il 43% degli intervistati dubita che design e funzionalità degli smartphone attuali siano adeguati a sfruttare appieno le nuove reti. Il 60% vorrebbe una maggiore durata della batteria e il 31% una maggiore disponibilità di memoria. Per tre utenti su dieci, gli smartphone 5G sono destinati ad avere schermi pieghevoli, adottare proiezioni olografiche e integrare fotocamere a 360 gradi. E non manca chi si spinge oltre: il 42% degli italiani pensa che gli smartphone saranno affiancati, entro cinque anni, da smart glass per la realtà aumentata. Se nuovi dispositivi emergeranno, altri potrebbero scomparire. Per due italiani su tre, le piattaforme per videogiochi in streaming manderanno in pensione le console.     
Recuperate le tre vittime del crollo della palazzina a Gorizia
Cronaca
Ieri 20-06-19, 19:43

Recuperate le tre vittime del crollo della palazzina a Gorizia

Tutte identificate le tre vittime dell'esplosione avvenuta all'alba di oggi in una palazzina del centro di Gorizia e le cui cause sono ancora da accertare. Sono: Sabina Trapani, 45 anni, originaria di Caorle Venezia, il suo compagno Miha Ursic, 47 anni, originario di Vrtojba, nella vicina Slovenia e Fabrizio Facchettin, 50 anni, l'ultimo ad essere estratto dalle macerie privo di vita. Facchettin, lievemente disabile, era originario di Trieste, aveva vissuto parte della sua vita a Farra d'Isonzo (Gorizia), assieme al padre, per poi trasferirsi, alla morte del congiunto, a Gorizia. "I vigili del fuoco stanno valutando l'ipotesi che a provocare l'esplosione di questa mattina, che ha causato tre vittime, siano state delle bombole di Gpl", ha detto il sindaco di Gorizia Rodolfo Ziberna aggiungendo che è stata confermata la piena tenuta dell'impianto di distribuzione del gas metano. È stato anche appurato che i lavori di ristrutturazione dell'immobile, eseguiti due anni fa, non hanno riguardato le condutture. Ziberna ha proclamato il lutto cittadino.  Il Comune ha messo a disposizione della Procura della Repubblica un deposito dove verranno portati oggetti che potrebbero risultare determinanti per l'inchiesta. Sul crollo della palazzina "viene aperto un fascicolo. Le ipotesi sono omicidio colposo plurimo e disastro colposo", ha detto ai giornalisti il procuratore Capo di Gorizia, Massimo Lia. 
La madre del bambino morto a Mirabilandia è indagata
Cronaca
Ieri 20-06-19, 19:24

La madre del bambino morto a Mirabilandia è indagata

È indagata per omicidio colposo in cooperazione la madre del bimbo di 4 anni di Castrocaro (Forlì-Cesena) morto presumibilmente annegato ieri pomeriggio in una delle piscine di 'Mirabeach' all'interno del parco dei divertimenti di Mirabilandia, nel Ravennate. La donna era stata convocata inizialmente come teste, ma l'audizione è stata interrotta e la madre del piccolo, difesa dell'avvocato Francesco Furnari, è stata iscritta nel registro degli indagati. In vista dell'autopsia potrebbero esserci nuovi indagati nelle prossime ore, un atto a garanzia delle persone coinvolte. L'incarico potrebbe essere conferito già domani. Gli accertamenti di investigatori ed inquirenti continuano serrati e a 360 gradi per ipotizzare eventuali responsabilità di chi doveva vigilare sul piccolo e sulla sicurezza della piscina. Un prezioso contributo all'accertamento dei fatti arriverà dai filmati delle telecamere di videosorveglianza interne al noto parco giochi. Da un primissimo e parziale esame emergerebbe come il bimbo, da solo in quel momento, si sia mano a mano 'inoltrato' verso la parte più profonda della piscina fino a raggiungere il metro e dieci di profondità. "Una tragedia nella tragedia" "Sulla dinamica dell'incidente stiamo facendo tutti i dovuti accertamenti, sarà di massima importanza il filmato che è stato realizzato dalla telecamera posta sulla piscina teatro dell'evento", dice Alessandro Mancini, procuratore di Ravenna, "il filmato è stato acquisito, ora dobbiamo esaminarlo". Il procuratore aveva anticipato che tra gli indagati avrebbe potuto figurare la donna: "Una tragedia nella tragedia purtroppo". Mancini poi analizza il possibile scenario di quanto accaduto: "quello che è sicuro è che il bimbo si è trovato da solo, come mai la madre si sia allontanata e perché è un accertamento che stiamo facendo. Tutto questo ha determinato l'accesso del piccolo a quella parte della piscina che ha una profondità di un metro e dieci, pressappoco equivalente all'altezza del bambino". Su chi abbia visto per primo il corpicino della vittima, Mancini spiega come pare che "alcuni bambini abbiano visto il corpo per primi e da qui ne sarebbe scaturito l'intervento del bagnino, ma stiamo accertando anche questo."  Tutto è accaduto tra le 15.30 e le 16 quando la mamma avrebbe accompagnato il figlioletto su uno scivolo dicendogli di attendere prima di scendere. Forse attirato da qualcosa, il piccolo sarebbe scivolato nella piscina e per alcuni minuti è stato perso di vista dalla madre. Secondo la direzione del parco divertimenti, il bagnino di salvataggio sarebbe intervenuto per primo notandolo a faccia in giù nell'acqua, mentre alcuni testimoni raccontano di aver loro avvisato lo staff. I genitori sono stati ascoltati. La piccola vittima è stata subito soccorsa dal medico del parco acquatico che gli ha praticato la rianimazione per essere poi trasportata in eliambulanza all'ospedale cittadino, morendo però durante il tragitto.
La partita su nomine e procedura di infrazione su cui Conte si gioca tutto
Politica
Ieri 20-06-19, 18:25

La partita su nomine e procedura di infrazione su cui Conte si gioca tutto

La partita sulle nomine Ue è lunga: difficile che si chiuda tra stasera e domani, e a Bruxelles potrebbe essere necessario un altro vertice straordinario. Ma la giornata di giovedì al Consiglio europeo è fondamentale per delineare chi guiderà le istituzioni. In ballo non c'è solo la scelta del presidente della Commissione e del presidente del Consiglio, sullo sfondo si discute pure del dopo Mario Draghi. Tra il vertice e le riunioni tra le famiglie europee di Verdi, Liberali, Ppe e Pse alle quali il premier Giuseppe Conte non partecipa essendo espressione di un governo giallo-verde, le cui forze sono maggioranza in Italia ma non in Europa. Anche per questo motivo la missione del capo dell'Esecutivo, si riflette a palazzo Chigi, non sarà certamente facile. Rispetto ai giorni scorsi si respira però un maggior ottimismo sulla procedura di infrazione per disavanzo eccessivo: "ce la faremo", affermano fiduciosi fonti di governo. Giuseppe Conte, si ammette, si gioca tutto. Vuole evitare in ogni modo che il Paese possa subire sanzioni, che possa finire nell'occhio del ciclone, al di là dell'andamento dello spread che comunque - si rimarca - è positivo. L'agenda del premier tra giugno e luglio è fittissima. A fine giugno sarà ad Osaka per il G20. Tanti i dossier sul tavolo, a partire da quello sul clima. Conte ha già in programma - secondo quanto si apprende - un bilaterale con il presidente americano Donald Trump, con il premier indiano Narendra Modi e con il presidente egiziano Abdel Fattah Al-Sisi. Ad inizio luglio poi, su invito del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, sarà in Italia il presidente russo Putin che dovrebbe incontrare anche il Papa Francesco e partecipare ad un forum, con le delegazioni russa e italiana, al quale saranno presenti entrambi i vicepremier, Matteo Salvini e Luigi Di Maio. Ecco, prima di concentrarsi sui rapporti con Usa e Russia, è necessario cercare di sminare il campo sui conti pubblici. Da qui la mediazione portata avanti con l'Europa, con l'operazione sull'assestamento al bilancio che verrà chiusa nel Cdm di mercoledì prossimo. Sul tavolo i due miliardi congelati nella legge di bilancio e tre derivanti dai risparmi su reddito di cittadinanza e quota cento. In tutto quindi - spiegano fonti governative - si tratta di un tesoretto di 5 miliardi. Un'arma utile per scongiurare la procedura. Al momento a palazzo Chigi l'attenzione è legata ai conti del 2019, poi dopo l'assestamento al bilancio, si stringerà sulla manovra d'autunno per il 2020. L'obiettivo è quello di accelerare l'interlocuzione con l'Europa sulla procedura di infrazione anche se la partita è strettamente legata alla partita delle nomine. Roma si rivolge ai prossimi vertici europei nel chiedere di ridiscutere le regole, punta a sostenere quel candidato che manifesterà l'intenzione di rivedere i parametri. Ma non è detto che l'operazione possa andare in porto e anche sul futuro della Bce - l'Italia non punta le sue fiches su un rigorista - difficilmente potrà avere ora delle rassicurazioni. "Il deficit è al 2,1%, non al 2,5%", ha detto Conte arrivando a Bruxelles dove ha avuto subito un colloquio con Angela Merkel. Colloquio che segue quello avuto con il presidente francese Emmanuel Macron a Malta dove il presidente del Consiglio ha chiesto ai paesi del Sud Europa di essere compatti nel difendere le proprie posizioni. In ogni caso l'obiettivo di Conte è quello di tessere una tela affinché l'Italia possa avere voce in capitolo. Nessun veto, ma "l'Italia appoggerà chi mira a ridiscutere le regole", il concetto che il premier ha portato a Bruxelles. Con l'appoggio - viene sottolineato - di M5s e Lega.
A che punto è la trattativa sulle nomine Ue
Estero
Ieri 20-06-19, 18:15

A che punto è la trattativa sulle nomine Ue

Un'intesa sui nomi ancora non c'è, ma l'obiettivo è arrivare a un accordo alla fine del vertice dei capi di Stato e di governo di giovedì e venerdì a Bruxelles. Alla vigilia del summit che potrebbe decidere i prossimi vertici delle istituzioni Ue, i leader si consultano in maniera frenetica per arrivare a un punto di compromesso. Una fonte Ue parla di "colloqui intensi il week end scorso che si sono intensificati ancora di più in queste ore e che continueranno oggi e domani". Il presidente del Consiglio Ue, Donald Tusk, avrà oggi un colloquio con tutti e 28 i leader, con l'obiettivo di arrivare a un consenso almeno sul nome del prossimo presidente della Commissione alla fine del round negoziale. L'Italia, su cui pesa la scure della possibile procedura sul debito, gioca per adesso un ruolo marginale nella partita. Del 'caso Italia' non si discuterà formalmente ma è certo che la questione sarà affrontata a margine ed è possibile che il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, abbia un colloquio con altri partner e con lo stesso Jean-Claude Juncker. E proprio l'indicazione del successore di Juncker è il vero nodo della trattativa da cui potrebbe a cascata comporsi il resto del mosaico. Il 2 luglio si riunisce il nuovo Parlamento, e i governi (che vogliono tenersi stretta la prerogativa di decidere il capo della Commissione) cercano di fare la prima mossa, proprio per evitare che il Parlamento riunito a Strasburgo elegga un presidente in 'autonomia' che però peserebbe poi nel gioco degli incastri. L'ipotesi di un'accelerazione fa tramontare, almeno per adesso, la possibilità che venga convocato un vertice straordinario il 30 giugno. "I leader sono tutti a Osaka fino alla sera prima - spiega un alto funzionario Ue - non ci sarebbero le condizioni logistiche per un vertice il 30. E comunque venerdì i capi di Stato saranno tutti in città", aggiunge lasciando intendere che la due giorni di summit potrebbe avere una coda. Quanto ai nomi, il gioco degli incastri e' complesso e i candidati restano quelli già trapelati nei giorni scorsi. Salgono di poco le quotazioni di Michel Barnier (se il Ppe conferma di volere a tutti i costi la presidenza della Commissione sarebbe il nome più accreditato), restano in calo quelle di Manfred Weber e di Frans Timmermans, in calo anche il borsino di Margrethe Vestager. E mentre le discussioni tra Popolari, socialisti, liberali e Verdi in Parlamento è in stallo, la presenza di quattro forze politiche di 'maggioranza' al tavolo del negoziato moltiplica gli incarichi: si parla per esempio di due vice-presidenze di Commissione 'pesanti' da mettere sul piatto e che potrebbero andare ai due 'Spitzen' di Ppe e socialisti, Weber e Timmermans, oppure a uno spagnolo. Fonti tedesche fanno sapere che c'è la volontà di Angela Merkel di prendere una decisione entro il 2 luglio e aggiungono che la cancelliera domani dovrebbe ribadire il suo sostegno al popolare tedesco Manfred Weber, ma non esclude la possibilità che lo Spitzenkandidat (capolista) di un altro partito possa essere scelto come presidente della Commissione. "Senza il Ppe è impossibile" una maggioranza all'Europarlamento, ha spiegato la fonte: "Gli altri gruppi devono pensare a come possano convincere il Ppe a cambiare posizione" sulle nomine. Merkel vedrà il presidente francese, Emmanuel Macron, prima dell'inizio del Vertice, anche perché una svolta potrebbe arrivare solo grazie a un accordo tra Francia e Germania. Macron conferma l'iperattivismo dello scorso vertice e arriverà a Bruxelles molto presto per iniziare i suoi colloqui con gli altri leader. Fonti dell'Eliseo hanno fatto trapelare che il presidente francese rimane contrario al meccanismo degli 'Spitzenkandidaten', ma non esclude che alla fine uno dei capilista dei partiti europei diventi presidente della Commissione. Per Macron, "servono le persone giuste ai posti giusti", ha spiegato la fonte e per la Commissione è necessario nominare qualcuno che "sappia fare il lavoro e abbia l'ambizione e le capacità politiche e personali". Un ruolo non secondario sarà giocato dal premier spagnolo Pedro Sanchez, che potrebbe far pesare la sua posizione a favore di un candidato in cambio di un vicepresidente di peso e un portafoglio economico importante nel prossimo esecutivo Ue.
L'orso polare denutrito che cammina per le strade di una città russa
Estero
Ieri 20-06-19, 17:58

L'orso polare denutrito che cammina per le strade di una città russa

Una femmina di orso bianco è stata vista girovagare in cerca di cibo a Norilsk, nel nord della Siberia. L'animale, visibilmente debole e dall'aspetto malato, è rimasto sdraiato per ore, alzandosi di tanto in tanto e annusando in giro. Secondo gli ambientalisti, è il primo orso a raggiungere la città da oltre 40 anni. “Sta ancora vagando nei dintorni di una fabbrica, tenuta sott'occhio dalla polizia e dai servizi d'emergenza che assicurano la sua incolumità e quella degli abitanti”, ha spiegato all'agenzia France Presse Alexander Korobkin, funzionario dei servizi ambientali. Intanto, un team di esperti arriverà in giornata per decidere il destino dell'orsa. Oleg Krashevsky, studioso di animali selvatici, è riuscito a filmare l'orso molto da vicino. L'esperto crede che l'orsa si sia persa in cerca di cibo. Il riscaldamento climatico ha danneggiato gli habitat degli orsi polari e li ha costretti a cercare cibo per il proprio sostentamento più sulla terraferma che in acqua, esponendoli sempre di più al contatto con le persone. A inizio anno in una remota area abitata del nord della Russia è stato dichiarato lo stato di emergenza dopo che decine di orsi polari hanno cercato di entrare negli edifici pubblici e nelle case in cerca di qualcosa da mangiare. Due anni fa la foto di un orso polare estremamente denutrito aveva fatto il giro del mondo, riaccendendo i riflettori sui danni del riscaldamento globale. L'immagine era stata scattata dalla fotografa Kerstin Langenberger al largo del Mare di Barents, nell'arcipelago Norvegese delle Svalbard. La donna aveva spiegato che quella ritratta nello scatto era “una femmina, quasi uno scheletro, con una zampa anteriore ferita, intenta forse a cacciare un tricheco, mentre è bloccata a terra”. E non è un caso che si trattasse di una femmina: “Ho visto orsi in buona salute - aveva spiegato la donna - ma ne ho visti anche alcuni morti e affamati. Li ho visti camminare sulle spiagge in cerca di cibo, tentare di cacciare e mangiare renne, uova di uccelli, muschio, alghe. E ho realizzato che gli orsi grassi sono quasi esclusivamente maschi che trascorrono tutto l'anno sul pack ghiacciato. Le femmine, che raggiungono la terraferma per dar luce ai cuccioli, sono spesso magre. Con il ghiaccio in ritirata, rimangono bloccate a terra, dove non c'è cibo a sufficienza. I loro cuccioli muoiono. Raramente mi è capitato di vedere madri e cuccioli in buona forma”.  
Iran: Al Arabiya, risposta Usa in prossime ore; Pasdaran nel mirino
Estero
Ieri 20-06-19, 17:30

Iran: Al Arabiya, risposta Usa in prossime ore; Pasdaran nel mirino

La Casa Bianca prenderà "nelle prossime ore" una decisione sulla risposta all'Iran per l'abbattimento del drone statunitense. Lo scrive Al Arabiya, secondo cui tra le varie ipotesi sul tavolo ci sarebbero "un raid chirurgico contro i Guardiani della rivoluzione" (i Pasdaran) oppure "un attacco contro l'Iran con la collaborazione degli alleati nella regione e con la partecipazione della Gran Bretagna". 
Il giro d'affari della mozzarella di bufala in Italia supera il miliardo
Economia
Ieri 20-06-19, 17:12

Il giro d'affari della mozzarella di bufala in Italia supera il miliardo

La mozzarella di Bufala Campana Dop vale 577 milioni di ricavi, che salgono a oltre un miliardo se si guarda anche all'indotto. A fare il punto su un'eccellenza dell'agroalimentare 'Made in Italy' sono stati il Consorzio di tutela del prodotto e lo Svimez, che hanno scelto Borsa Italiana per presentare i numeri della filiera bufalina, che complessivamente dà lavoro a 11.200 mila persone, di cui oltre il 32% ha meno di 33 anni. Quello della mozzarella Dop è il primo distretto alimentare del Mezzogiorno per dimensione con una forte vocazione all'export, che pesa per il 32,75% delle vendite e che vede come principali mercati di sbocci Germania, Francia, Gran Bretagna, Stati Uniti, Spagna e Svizzera. Secondo una ricerca della direzione studi di Intesa Sanpaolo il valore delle esportazioni di mozzarella di Bufala campana nel 2017 è stato pari a 262 milioni, con un incremento del 9% sull'anno precedente. Negli ultimi 25 anni la produzione e' quasi quadruplicata, arrivando a circa 500 mila tonnellate, concentrata fra Caserta e Salerno, che pesano per il 92% del totale.
Migranti: Afd candida Salvini al premio Nobel per la pace
Politica
Ieri 20-06-19, 16:37

Migranti: Afd candida Salvini al premio Nobel per la pace

La vice capogruppo di Alternative fur Deutschland (Afd) al Bundestag, Beatrix von Storch, ha candidato Matteo Salvini al premio Nobel per la Pace. “Come ministro dell'Interno italiano ha dato un grande contributo alla sicurezza e alla stabilità dell'Europa”, sostiene la politica tedesca in una nota. “Con la chiusura delle frontiere italiane - aggiunge - ha fermato con successo l'immigrazione clandestina verso l'Europa e l'industria dei migranti, dimostrando quali politiche oneste e determinate si possono fare”.  Von Storch è convinta che “nessuno affoga nel Mediterraneo se si impedisce all'industria dei rifugiati e alle loro navi di continuare i loro affari dando la speranza di un approdo in Europa”. Per queste ragioni, spiega, “propongo Matteo Salvini per il premio Nobel per la pace per aver dato vita ad una politica di stabilità per l'Europa e per aver salvato migliaia di vite umane. Un esempio che anche altri dovrebbero seguire”, suggerisce l'esponente di Afd. 
La bufala sullo stipendio della portavoce della Sea Watch
Cronaca
Ieri 20-06-19, 16:00

La bufala sullo stipendio della portavoce della Sea Watch

Sì, anche chi lavora nelle Ong percepisce un compenso. Quanto? Non si conoscono le cifre esatte, ma una cosa è certa: siamo lontani da quelle che circolano sui social network da mesi, rilanciate pochi giorni fa da un quotidiano. Giorgia Linardi, portavoce di SeaWatch in Italia, percepirebbe 5.000 euro al mese. Una bufala. Per smentirla non c'è bisogno di inchieste e documenti segreti: basta leggere la rendicontazione della Ong tedesca, disponibile online, e fare di conto.  Come nasce la bufala Sarà che è il 20 giugno, giornata mondiale del rifugiato. Sarà che la nave SeaWatch 3 è al largo di Lampedusa da una settimana senza poter attraccare. Sta di fatto che i meme sul compenso di Giorgia Linardi - accompagnati da commenti offensivi, con i soliti cenni all'essere donna e ai cliché sugli uomini di colore - sono tornati a rimbalzare sui social. Da dove spuntano questi 5.000 euro? Il documento dice che SeaWatch ha raccolto poco meno di 1,8 milioni in donazioni tra gennaio e ottobre 2018. I contributi si sono impennati a partire da luglio, probabilmente per la visibilità avuta dalla Ong, che in tutto il 2017 di milioni ne aveva ricevuti 1,6. Nei primi dieci mesi dello scorso anno, le spese sono state di 1,4 milioni di euro: più della metà sono servite per mantenere in attività la SeaWatch 3. Ma c'è anche un 4,5% destinato al “team italiano”, che dovrebbe essere composto dalla sola portavoce: 62.815,17 euro. Se la cifra fosse divisa per 12 mensilità, significherebbe 5.234 euro ogni trenta giorni. E qui la bufala prende corpo. Peccato che sbagli sia il conto delle spese sia un paio di operazioni aritmetiche.   Le spese di SeaWatch in Italia Il rendiconto di SeaWatch in Italia va da gennaio a settembre 2018, nove mesi. Quindi la spesa mensile sarebbe di 6.979,46 euro. Allora Giorgia Linardi prende ancora di più di quel che si dice? No. I fondi destinati al team italiano non vanno tutti alla portavoce. Lo stesso articolo di Libero, pur facendo cenno nel titolo (tra virgolette) a una “paga stellare”, afferma che i 5.000 euro (che in realtà sono 6.979,46) sono “sicuramente un'esagerazione”, perché includono “spese per i viaggi, i telefoni e altro”. Non è un'ipotesi: anche questo è scritto nel documento di SeaWatch. La voce principale riguarda “il personale” che fornisce “servizi esterni”: 26.159 euro (cioè poco più di 2900 euro al mese). Poi ci sono i costi “operativi e tecnici”: quasi 24.400 euro. In nove mesi sono poi stati spesi 6.824 euro in voli aerei, 2.204 in telecomunicazioni, 1.509 in “altri costi di viaggio”, 746 euro per cibo e bevande, 892 euro per “ufficio e backoffice”, 90 euro in cancelleria. Quei 5.000 euro (che in realtà sono 6.979,46) sono quindi la cifra necessaria per mantenere l'attività di SeaWatch in Italia e non lo stipendio di Giorgia Linardi.  
Racheli (Saipem): in Kuwait progetto pilota digitalizzazione drilling
Economia
Ieri 20-06-19, 15:31

Racheli (Saipem): in Kuwait progetto pilota digitalizzazione drilling

“La digitalizzazione, insieme alla standardizzazione delle competenze del personale operativo e la cooperazione e gestione multi-equipaggio, è il futuro del drilling. Combinati tra loro questi elementi hanno un effetto più che positivo in un'ambiente rischioso e complesso come una piattaforma di perforazione apportando una riduzione del rischio". A dirlo è Francesco Racheli, coo della divisione Drilling onshore di Saipem, durante il suo intervento al World drilling conference & exhibition 2019 organizzato da Iadc (International association of drilling contractors) e tenutasi oggi a Milano. "Gli esempi che ci vengono dall'industria dell'aviazione, dove le cabine di comando sono ambienti altrettanto rischiosi e complessi", ha aggiunto il manager, "possono apportare grossi benefici in termini di sicurezza al settore del  drilling. Saipem ha, infatti, recentemente lanciato un progetto pilota in Kuwait per la digitalizzazione delle sue operazioni di perforazione. Il progetto implica benefici quali il miglioramento dei tempi morti invisibili, la sicurezza, la manutenzione preventiva e l'automazione. Tali benefici sono applicabili in futuro su tutta la flotta". Il drilling onshore, ha detto ancora Racheli, "è un'attività strategica per Saipem in un'ottica di innovazione e di diversificazione geografica e di business: l'obiettivo è sviluppare tutto il potenziale dei nostri sistemi di perforazione espandendoci in alcune attività adiacenti all'O&G, come quelle non convenzionali e geotermiche. Le acquisizioni più significative del primo trimestre del 2019, che dimostrano la dinamicità del settore", ha concluso, "sono relative a nuove commesse che verranno realizzate in Bolivia e in Arabia Saudita e a estensioni di lavori già in corso in Arabia Saudita, Perù, Marocco e Romania”.
Strage di Viareggio: confermate le condanne, 7 anni al ex ad di Fs Moretti
Cronaca
Ieri 20-06-19, 14:06

Strage di Viareggio: confermate le condanne, 7 anni al ex ad di Fs Moretti

La Corte di appello di Firenze ha condannato a 7 anni Mauro Moretti ex ad di Fs e di Rfi, imputato al processo per la strage di Viareggio del 29 giugno 2009, quando il treno merci Trecate-Gricignano costituito da 14 carri cisterna contenenti Gpl deragliò provocando 32 morti. Moretti è stato condannato non solo come ex amministratore deligato di Rfi, ma anche come ex ad di Fs. Condannati a 6 anni Michele Mario Elia (ex ad di Rfi) e Vincenzo Soprano (ex ad Trenitalia). La corte di appello ha  condannato a una pena più severa, 8 anni e 8 mesi, Rainer Kogelheid, manager della società che aveva affittato a Ferrovie dello Stato i carri cisterna.
Morì dopo aver rifiutato la chemioterapia. Genitori condannati a due anni
Cronaca
Ieri 20-06-19, 14:00

Morì dopo aver rifiutato la chemioterapia. Genitori condannati a due anni

I genitori di Eleonora Bottaro, una ragazza di Bagnoli (Padova) che tra il 2015 e il 2016 si ammalò di una grave forma di leucemia e morì dopo aver deciso di non curarsi, sono stati condannati dal tribunale di Padova a due anni di reclusione. Secondo la ricostruzione dei fatti Lino e Rita Bottaro avrebbero spinto la ragazza a seguire i metodi alternativi del sedicente dottor Hamer a base di vitamine e cortisone. Secondo la procuratrice aggiunta Valeria Sanzari, che indagò subito madre e padre per omicidio colposo, la ragazza sarebbe stata plagiata dai genitori e convinta a rifiutare le cure delle medicina ufficiale.
Rubare giocattoli a un bambino può non essere un reato
Cronaca
Ieri 20-06-19, 13:05

Rubare giocattoli a un bambino può non essere un reato

Rubare giocattoli a un bambino del valore di 250 euro non è un reato perché il fatto è da considerarsi di ‘particolare tenuità'.  Lo ha stabilito il gip di Lecco Andrea Figoni che ha archiviato il procedimento a carico di una donna che si era introdotta nell'abitazione in cui il bimbo (all'epoca aveva 4 anni) vive con la madre, in un piccolo centro della provincia lecchese, e gli aveva portato via un trattore a pedali e una bicicletta. Nella decisione che risale al 9 maggio scorso, il gip, stando a quanto apprende l'Agi, si richiama all'articolo 131 bis del codice penale che “mira a impedire la celebrazione di un processo inutile quando la notizia di reato, non destituita di fondamento, attenga però a un fatto di particolare tenuità”. In questo caso, argomenta il magistrato, “il valore di detti giocattoli non può che essere, anche in considerazione dell'uso, modesto”. Il giudice ha accolto le ragioni esposte nella richiesta di archiviazione dal pm Salvatore Catalano ed evidenziato pure che il bimbo "non risulta traumatizzato avendo poi invitato alla festa di compleanno il figlio" della donna imputata per furto.  Nell'opposizione all'archiviazione, la madre del bambino aveva fatto presente invece che “quegli oggetti erano molto cari” per il figlio “ed era sua abitudine usarli entrambi quasi ogni giorno, ogni qual volta il tempo lo permettesse”. “Vederseli sottrarre – ha aggiunto – ha provocato in lui un'immediata reazione di rabbia e tristezza e ancora oggi vive con sofferenza il ricorso del furto e la mancanza degli oggetti, soprattutto del trattore. Se il medesimo reato fosse stato commesso ai danni di un adulto attraverso il furto di uno smartphone del valore di 250 euro forse non si sarebbe ravvisata una particolare tenuità del fatto".
Nel mondo ci sono sempre più rifugiati in fuga da guerre e persecuzioni
Estero
Ieri 20-06-19, 11:37

Nel mondo ci sono sempre più rifugiati in fuga da guerre e persecuzioni

Nel 2018, il numero di persone in fuga da guerre, persecuzioni e conflitti ha superato i 70 milioni: è il livello più alto registrato in quasi 70 anni di attività dall'Unhcr, l'Agenzia delle Nazioni Unite che critica l'Italia per il decreto sicurezza del governo. Circa l'80% dei rifugiati vive in Paesi confinanti con i Paesi di origine e a farsi maggiore carico del fenomeno sono quelli più poveri, che ospitano un terzo di tutti i rifugiati su scala mondiale. Secondo i dati raccolti nel rapporto annuale pubblicato da Unhcr Global Trends, la cifra di 70 milioni di rifugiati corrisponde al doppio di quella di 20 anni fa, con 2,3 milioni di persone in più rispetto a un anno fa: una popolazione di dimensione compresa fra quelle di Thailandia e Turchia. "La cifra di 70,8 milioni - spiega Unhcr - è stimata per difetto considerato che la crisi in Venezuela in particolare è attualmente riflessa da questo dato solo parzialmente". In tutto, circa 4 milioni di venezuelani, secondo i dati dei paesi che li hanno accolti, hanno lasciato il Paese, rendendo la crisi in atto uno degli esodi forzati recenti di più vasta portata a livello mondiale. Sebbene la maggior parte delle persone in fuga necessiti di protezione internazionale, ad oggi solo circa mezzo milione di queste ha presentato formalmente domanda di asilo. L'Alto commissario per i rifugiati, Filippo Grandi, ha espresso la sua preoccupazione per il recente decreto sui rifugiati e gli immigrati in molte delle sue disposizioni e che stabilisce sanzioni contro le navi delle Ong impegnate a salvare vite umane in mare. "Il salvataggio marittimo - ammonisce l'agenzia dell'Onu - è un obbligo derivante dal diritto internazionale. Nessuna nave o capitano dovrebbe rischiare sanzioni per aver salvato vite in mare". I dati, secondo l'agenzia, sarebbero un'ulteriore conferma di come vi sia una tendenza nel lungo periodo all'aumento del numero di persone che fuggono in cerca di sicurezza da guerre, conflitti e persecuzioni. "Se da un lato il linguaggio utilizzato per parlare di rifugiati e migranti tende spesso a dividere - riporta ancora Grandi - dall'altro, allo stesso tempo, stiamo assistendo a manifestazioni di generosità e solidarietà specialmente da parte di quelle stesse comunità che accolgono un numero elevato di rifugiati". Unhcr ha poi teso una mano verso le associazioni umanitarie che operano nel Mediterraneo. Per Roland Schilling, rappresentante regionale ad interim per l'Europa meridionale "le navi delle Ong sono più cruciali che mai. Senza di loro, è inevitabile che più vite umane andranno perse".  
Il bambino è morto in piscina a Mirabeach probabilmente per un malore
Cronaca
Ieri 20-06-19, 11:33

Il bambino è morto in piscina a Mirabeach probabilmente per un malore

Aggiornato alle ore 11,27 del 20 giugno 2019. Il pomeriggio tragico di Mirabeach. È stato subito ribattezzato così l'episodio che ha visto ieri un bambino di 4 anni, di Castrocaro, morire annegato in una piscina del parco acquatico di Mirabilandia. La tragedia è accaduta alle 15,30 ma se ne ha avuta notizia solo a sera. Il bambino è stato visto riverso nell'acqua ed è subito scattato l'allarme e sono subito stati portati i primi soccorsi come scrive l'edizione online del Resto del Carlino, edizione di Ravenna. Ma per il piccolo non c'è stato nulla da fare, perché è spirato durante il tragitto in autoambulanza. E ora sono in corso le indagini dei carabinieri per far luce sulle cause di quello che a prima vista si presenta come un incidente. O come conseguenza di un malore del bambino. I soccorsi sono scattati immediatamente e il primo soccorso è stato portato da un bagnino e subito dopo è arrivato il medico del presidio interno al parco acquatico, in servizio permanente durante l'orario di apertura delle piscine. E subito dopo è arrivato anche il 118. Edoardo Bassani, questo il nome del bambino, è rimasto vittima di un incidente di gioco durante il quale potrebbe aver avuto un malore. Tutto è accaduto tra le 15.30 e le 16 quando la mamma avrebbe accompagnato il figlioletto su uno scivolo dicendogli di attendere prima di scendere. Forse attirato da qualcosa, il piccolo sarebbe scivolato nella piscina e per alcuni minuti è stato perso di vista dalla madre. Questa la prima ricostruzione ipotizzata da chi indaga.  Secondo la direzione del parco divertimenti, il bagnino di salvataggio sarebbe intervenuto per primo notandolo a faccia in giù nell'acqua. Ma alcuni testimoni raccontano di aver loro avvisato lo staff. Gli inquirenti, guidati dal procuratore capo di Ravenna Alessandro Macini, stanno ora analizzando i filmati delle telecamere di videosorveglianza. I genitori sono stati ascoltati. La piccola vittima è stata subito soccorsa dal medico del parco acquatico che gli ha praticato la rianimazione per essere poi trasportata in eliambulanza all'ospedale cittadino, morendo però durante il tragitto. “La tragedia si è consumata di fronte a centinaia di turisti e famiglie che in questi giorni affollano già il parco acquatico”, sottolinea l'edizione online del Corriere della Sera. Un analogo episodio di annegamento sulla Riviera romagnola, ricorda il quotidiano locale, era accaduto nel 2008, quando una bambina di Parma di circa un anno e mezzo era stata trovata senza vita all'interno di una vasca per idromassaggio collocata all'esterno di un Hotel di Riccione. E anche in quell'occasione l'intervento dei sanitari si era rivelato inutile. "In merito al tragico evento accaduto ieri, tutti noi dipendenti, collaboratori e manager di Mirabilandia vogliamo esprimere il nostro profondo dolore e la nostra vicinanza ai genitori e ai parenti per questa gravissima perdita". Lo afferma in una nota Riccardo Marcante, direttore generale di Mirabilandia. "Siamo in stretto contatto con la famiglia che ha il nostro totale supporto - prosegue il comunicato - sono in corso alcuni accertamenti e non possiamo rilasciare dichiarazioni. Stiamo collaborando con gli inquirenti per contribuire al buon esito delle indagini".
L'Istat cerifica il declino demografico del Paese: pochi figli, tanti vecchi
Cronaca
Ieri 20-06-19, 11:06

L'Istat cerifica il declino demografico del Paese: pochi figli, tanti vecchi

Siamo sempre di meno e sempre più vecchi. Calano le nascite, anche perché, complice l'assenza di un lavoro stabile, sono pochi i giovani che lasciano la famiglia di origine e decidono di sposarsi facendo figli. Aumentano i decessi ma non il numero delle vedove, superato dalle anziane coniugate grazie all'aumento di sopravvivenza degli uomini. È il quadro che emerge dal rapporto 2019 dell'Istat. Dal 2015 - si legge - i residenti nel nostro Paese sono in diminuzione: 60,4 milioni al primo gennaio di quest'anno, oltre 400 mila in meno rispetto al primo gennaio di quattro anni fa. Un "declino demografico" che si spiega con una evidente riduzione delle nascite (439 mila bambini iscritti all'anagrafe lo scorso anno, ben 140 mila in meno rispetto al 2008) a fronte di un aumento dei decessi (633 mila nel 2018, circa 50 mila in più di 11 anni fa). Il 45% delle donne tra i 18 e 49 anni, il dato è del 2016, non ha ancora avuto figli anche se sono meno del 5% quelle che dichiarano che avere figli non rientra nel proprio progetto di vita. E meno male che, come effetto delle migrazioni, da noi vivono 5,2 milioni cittadini stranieri (anche loro destinati a invecchiare), circa l'8,7% della popolazione totale. I 'MAMMONI' Il rapporto 2019 ci dice che al primo gennaio 2018 i giovani residenti in Italia di età compresa tra i 20 e i 34 anni sono 9 milioni e 630 mila, pari al 16% del totale della popolazione (anche loro in diminuzione di oltre 1 milione e 230 mila unità rispetto al 2008). Ebbene, più della meta' (5,5 milioni), celibi e nubili, vive con almeno un genitore. Il fatto di non poter contare su un lavoro stabile non aiuta i ragazzi a dar corso ai loro progetti di vita. Nel secondo dopoguerra si lasciava la famiglia intorno ai 25 anni. Per la generazione degli anni Settanta il distacco avveniva verso i 28. LA SOPRAVVIVENZA Le donne continuano a vivere più degli uomini (85,2 anni in media rispetto agli 80,8) ma il divario si sta assottigliando nel tempo. Gli uomini, però, godono in media di buona salute per 59,7 anni, le donne per 57,8: benché più longeve, queste ultime vivono un maggior numero di anni in condizioni di salute via via più precarie. Sono maggiormente colpite da patologie croniche meno letali che insorgono più precocemente e diventano progressivamente invalidanti con l'avanzare dell'età. PAESE DI ULTRACENTENARI Sono quasi 15 mila quelli residenti in Italia che detiene il record europeo assieme alla Francia. Al primo gennaio 2015, i super longevi erano oltre 19 mila, massimo storico. CROLLO DELLE VEDOVE Non ci si sposa più, prosperano le libere unioni, crescono separazioni e divorzi. Lo stato civile della popolazione residente in Italia cambia negli anni grazie al forte calo della primo-nuzialità, all'aumento della longevità e alla crescita dell'instabilità coniugale. Ma la novità è che tra le donne anziane le coniugate superano le vedove. Se al censimento del 1991, nella classe di età riferita ai 65 anni e più era prevalente la quota di donne vedove rispetto alle coniugate (50,5% contro 37,4%), al primo gennaio 2018, le coniugate superano le vedove (47,7% contro 41,9%). E ciò grazie ai guadagni di sopravvivenza specialmente degli uomini che possono arrivare a età più elevate, facendo compagnie alle loro partner. A 45-54 anni un uomo su quattro non si è mai sposato mentre sono nubili quasi il 18% delle donne (più che raddoppiate rispetto al 1991). E poiché 7 figli su 10 nascono all'interno del matrimonio, la diminuzione dei coniugati si ripercuote sul crollo delle nascite. Le libere unioni sono più che quadruplicate negli ultimi 20 anni, passando da 291 mila del 1996-97 a circa un milione e 325 mila del 2016-17. Boom anche delle famiglie 'more uxorio', passate da 196 mila a circa 512 mila. E mentre le separazioni hanno un trend in crescita, lieve ma costante negli anni, il divorzio ha registrato un aumento consistente a partire dal 2015, con 82 mila casi, ben il 57,5% rispetto al 2014, toccando quota 99 mila nel 2016 e rallentando (92 mila) l'anno dopo. Gli esperti dell'Istat lo spiegano gli effetti di due importanti variazioni normative in materia di scioglimento delle unioni coniugali.