Agi

Fondata nel 1950 da Giulio de Marzio e Walter Prosperetti, e controllata dall'ENI dal 1965, ha sede a Roma ed ha redazioni in 15 capoluoghi di provincia italiani ed una sede estera presso l'Unione europea a Bruxelles. Trasmette quotidianamente dei notiziari su cronaca, politica, economia, finanza, cultura, spettacolo, sport per i mezzi d'informazione e per le aziende.
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Via all'Assemblea generale dell'Onu virtuale, tris assi Trump-Putin-Xi
Estero
Oggi 19-09-20, 19:07

Via all'Assemblea generale dell'Onu virtuale, tris assi Trump-Putin-Xi

AGI - Donald Trump alla ricerca di un secondo mandato, i suoi omologhi cinese e russo, Xi Jinping e Vladimir Putin, che 'tornano' dopo diversi anni di assenza, e il presidente iraniano, Hassan Rohani, saranno i protagonisti della 75esima Assemblea generale delle Nazioni Unite. Ma i quattordici giorni di meeting saranno i primi della storia da remoto. Il vero protagonista sarà il collegamento Zoom. Gli oltre 160 Paesi membri si ritroveranno in modo virtuale, con summit online e interventi pre-registrati. Si perderà un po' il senso dell'appuntamento, come ha ammesso il segretario generale, Antonio Guterres, senza incontri bilaterali o colloqui informali tra ministri e ambasciatori lungo i corridoi del Palazzo di Vetro. L'anno scorso il presidente francese, Emmanuel Macron, inseguì inutilmente Trump e Rohani, alla ricerca di un'intesa sul nucleare. Non c'è rischio che stavolta accadano situazioni del genere. Guterres ha chiuso la sede che si affaccia sull'East River già da marzo, prima ancora che Broadway e New York spegnessero le luci a causa della pandemia da coronavirus. Chiunque arrivasse, sarebbe costretto a quattordici giorni di quarantena. Non ci sarà una vera interazione, così come la possibilità di pigiare il bottone audio per intervenire. I messaggi principali saranno monologhi pre-registrati per cui potrebbero accadere situazioni surreali in cui un capo di Stato invierà un messaggio già superato da dichiarazioni ufficiali di un altro. DONALD TRUMP  Neanche Trump parteciperà di persona, nonostante la vicinanza tra New York e Washington, ma è probabile che interverrà molto su Twitter. L'anno scorso il capo della Casa Bianca era inseguito dalle rivelazioni sul caso Ucraina, con le pressioni sul presidente Volodymyr Zelensky perché aprisse un'indagine su Joe Biden e il figlio Hunter. Adesso lo scenario è cambiato, non solo per la pandemia: il democratico è diventato il suo sfidante ufficiale, e tra meno di cinquanta giorni ci saranno le elezioni. Il presidente Usa arriva all'appuntamento in un momento particolarmente turbolento: un mese e mezzo prima delle elezioni, con una gestione molto criticata della pandemia, nel mezzo di un duro scontro con la Cina e in pieno assalto diplomatico all'Iran. Da quando è stato eletto, Trump è riuscito a rubare i riflettori alle Nazioni Unite ogni settembre con i suoi discorsi bellicosi e poco diplomatici e, in quella che potrebbe essere la sua ultima apparizione all'Onu, non dovrebbe smentirsi. Trump ha anche valutato di recarsi a New York ed essere l'unico leader ad intervenire di persona, ma alla fine ha deciso di non farlo e invierà il suo discorso in un video pre-registrato. Le sue dichiarazioni potrebbero mettere in ombra i molti temi sul tavolo, dai rapporti Europa-Cina alla Libia, dalla carestia che sta colpendo molte aree del pianeta all'agenda 2030 sulla lotta alla povertà in tutte le sue forme, lo sviluppo sostenibile e la difesa dell'ambiente, dal Libano, dove l'Italia è impegnata in prima linea con la missione Unifil, alla Siria. XI JINPING Dopo diversi anni di assenza, il presidente cinese aveva in programma di essere presente per celebrare il 75esimo anniversario delle Nazioni Unite, ma alla fine dovrà accontentarsi di intervenire in video. Lo farà nel bel mezzo della “guerra fredda” con gli Stati Uniti, uno scontro tra superpotenze che si è irrigidito durante la pandemia e che è una delle grandi preoccupazioni delle Nazioni Unite. Questo confronto ha raggiunto anche Palazzo di Vetro, dove, secondo fonti diplomatiche, la Cina sta guadagnando influenza con una forte campagna per sfruttare l'animosità dell'amministrazione statunitense di Donald Trump nei confronti delle organizzazioni internazionali. VLADIMIR PUTIN Il presidente russo, che negli ultimi anni aveva evitato l'Assemblea Generale, torna all'Onu come protagonista consolidato della scena geopolitica internazionale. Vittorioso nella sua scommessa sulla guerra siriana, coinvolto anche in Libia e con una significativa influenza in Africa, Putin ora gioca un ruolo fondamentale nella crisi in Bielorussia. Secondo fonti russe, però, il capo del Cremlino concentrerà il suo intervento principalmente sulla pandemia e sulle sue conseguenze. Ci sarà il consueto spazio sul tema dei diritti umani, con i lavori della Commissione sulle donne, a cui ha lavorato l'Italia attraverso l'ambasciatore Mariangela Zappia, e che il 24 settembre affronterà il tema urgente della pena di morte che colpisce, in particolare, le donne. Il dibattito generale dell'Assemblea si svolgerà da martedì, 22 settembre, a sabato 25, e riprenderà il 29. Martedì Guterres presenterà il rapporto sui lavori dell'organizzazione mondiale. Il 30 settembre è in programma il vertice sulla biodiversità, il l'1 ottobre la Conferenza sulle donne, il 2 la riunione plenaria per promuovere la Giornata internazionale per l'eliminazione totale delle armi nucleari. A livello più generale, la linea guida a cui hanno lavorato le diplomazie è il mantenimento del principio di “multilateralità”, ancora più importante in un momento in cui i leader mondiali non si incontrano, ma si parlano attraverso monitor. Nel Palazzo di Vetro deserto, privo dei diecimila invitati che, in tempi normali, avrebbero popolato le due settimane di incontri, siederanno solo il segretario generale e i pochi rappresentanti delle delegazioni che lavorano a New York. Gli altri, tutti in video. Per l'Italia, che vedrà, tra gli altri, la partecipazione del ministro degli Esteri Luigi Di Maio e delle vice ministre Marina Sereni e Emanuela Del Re, una assemblea generale dal vivo sarebbe stata l'occasione per affrontare il caso della morte del collaboratore dell'Onu, Mario Paciolla, 33 anni, di Napoli, trovato morto in circostanze misteriose in Colombia, il 15 luglio. Resta ancora da chiarire il ruolo delle stesse rappresentanze locali delle Nazioni Unite. Probabilmente non saranno queste due settimane di assemblea virtuale ad aiutare la ricerca della verità.
In Bielorussia centinaia di arresti nella protesta delle donne
Estero
Oggi 19-09-20, 19:04

In Bielorussia centinaia di arresti nella protesta delle donne

AGI - La polizia bielorussa ha effettuato centinaia di fermi a Minsk in una protesta delle donne che chiedono nel dimissioni del presidente Alexander Lukashenko. E' quanto ha potuto accertare un giornalista della France Press sul posto. Circa duemila donne hanno preso parte alla marcia e molte di esse sono state bloccate dalla polizia e portate con la forza nei furgoni.  Le donne sono state prelevate da agenti antisommossa in divisa nera e passamontagna, da altri individui in divisa non riconoscibile e da agenti in borghese che avevano il volto coperto da maschere, mentre erano con le mani unite. Molte sono state letteralmente sollevate da terra e trasportate di peso nei furgoni della polizia. Secondo l'Ong Vesna ha finora accertato l'arresto di più di 140 donne, tra cui l'attivista veterana Nina Baguinskaya, una delle figure iconiche delle proteste, secondo quanto mostra un video pubblicato da tut.by. Rilasciata poco dopo, l'attivista si è recata alla stazione di polizia per chiedere che le venisse restituita la sua bandiera bianca e rossa, diventata il simbolo delle proteste. "La nostra lotta ha il volto di una donna", "S.O.S", le scritte visibili su alcuni striscioni esposti dai manifestanti. 
Finisce ai quarti di finale l'avventura di Berrettini a Roma
Sport
Oggi 19-09-20, 18:13

Finisce ai quarti di finale l'avventura di Berrettini a Roma

AGI -  Matteo Berrettini non giocherà la semifinale degli Internazionali di Roma di tennis. L'azzurro è stato sconfitto ai quarti di finale, in tre set, da Casper Ruud con il punteggio di 4-6 6-3 7-6. Il tennista norvegese ora sfiderà Djokovic. "Non sono felice di quello che è successo oggi ma ho giocato tre partite buone. Mi sono adattato alla terra venendo dal cemento. Sto crescendo. Venire qui da top 10 e non con wild card è importante. Non do per scontato arrivare a fare i quarti qui anche se un po' di amarezza c'è". Così Matteo Berrettini in conferenza stampa dopo la partita persa con Casper Ruud (4-6 6-3 7-6) ai quarti di finale degli Internazionali di Roma. Il norvegese, numero 34 del mondo, è un giocatore che su questa superficie ha sempre creato diversi problemi al tennista italiano. E Berrettini ne riconosce il valore: "Mi sentivo diverso tra fine primo set e inizio terzo set. Lui è un giocatore che quando mette in piedi in campo fa male. è simile a me per qualche caratteristica anche se gioca con traiettorie più alte. Mi fa muovere e questo mi dà fastidio". Poi un piccolo rimpianto per non aver giocato sul campo centrale: "Ho sempre giocato lì, il Pietrangeli secondo me è in condizioni più brutte ma non voglio trovare alibi. è andata così. Se avessi tirato dentro il dritto sul 5-3 del tie-break staremmo parlando di altro. Però, questo sì, mi sarebbe piaciuto giocare sul centrale". E sulla condizione fisica, sempre un punto interrogativo, Berrettini rassicura: "Ad un certo punto mi sono sentito moscio, poco adrenalitico. Ma sono stato bravo a reagire e alla fine stavo bene in campo. L'unica cosa è che è andata male". In semifinale avrebbe avuto anche un po' di pubblico a sostenerlo: "Con il pubblico sarebbe stato diverso, non so dire se avrei vinto o perso. Ma ci sarebbe stata più energia". Ora il pensiero è già rivolto al Roland Garros: "Io credo di stare bene, di aver giocato tre buone partite. Oggi avrei potuto giocare altri due set per cui sono contento" soprattutto in vista di Parigi e del Roland Garros. Sperando che l'esito sia diverso rispetto da quello del 2019 quando fu proprio Ruud a estromettere l'azzurro, al secondo turno, in tre set. 
Palamara espulso dall' Anm. "Rispetto la decisione, ma non ho mai venduto la mia  funzione"
Cronaca
Oggi 19-09-20, 17:55

Palamara espulso dall' Anm. "Rispetto la decisione, ma non ho mai venduto la mia  funzione"

AGI - Il suo ricorso è stato vano, così come le parole di autodifesa che stamane ha rivolto all'assemblea: "Non ho mai venduto la mia funzione, sono stato travolto ma non mi sento moralmente indegno". Luca Palamara è definitivamente fuori dell'Anm, l'associazione che ha guidato dal 2008 al 2012: è la prima volta, nella storia del sindacato delle toghe, che un magistrato che ne è stato presidente viene espulso. L'assemblea dell'Anm convocata oggi - con, al primo punto proprio il ricorso del pm di Roma (sospeso da oltre un anno a seguito dell'inchiesta di Perugia che lo vede coinvolto per il reato di corruzione) contro la sua espulsione deliberata dal direttivo nello scorso giugno - ha preso una posizione netta, con la pressoché totalità dei voti (111 su 113, espressi con modalità segreta) a favore della massima sanzione per Palamara, il quale aveva anche sollecitato di rinviare il voto, in attesa che la disciplinare del Csm - davanti alla quale è sotto procedimento - sciolga la riserva sull'utilizzabilita' delle intercettazioni agli atti di Perugia. "Chiedo di essere giudicato serenamente e chiedo a tutti di leggere gli atti", ha detto all'assemblea, la quale, però, si è subito opposta a qualsiasi slittamento. Pochissimi si sono espressi per il differimento della decisione - tra questi il giudice di Ragusa Andrea Reale, il quale ha rilevato una "fortissima chiamata in correita'" nelle parole di Palamara - e dunque si è arrivati al voto, dopo un dibattito serrato e profondamente critico nei confronti delle condotte dell'ex presidente Anm. "Voglio un'Anm indipendente da Lotti e Ferri, quindi Palamara deve essere fuori dall'associazione", ha sottolineato con forza Marcello Basilico (Area), componente di Giunta. In particolare, dure critiche vengono espresse sulla frase di Palamara, che, raccontando la sua vita di magistrato, ha detto: "Ho fatto lo scribacchino di atti e poi una vita di rappresentanza". "Palamara non può stare nella mia stessa associazione - ha replicato Mario Palazzi, il pm di Roma titolare proprio dell'inchiesta Consip su Lotti e altri - non siamo scribacchini, lavoriamo con la schiena dritta e non bussiamo alla porta dei politici". "Chi era all'hotel Champagne non stava lavorando per la magistratura ma per interessi personali", ha detto poi Cristina Ornano, presidente di Area. "Chi ha ruoli dell'Anm continua a lavorare, fa il suo lavoro e poi si dedica all'impegno associativo", ha osservato il segretario del sindacato delle toghe Giuliano Caputo, il quale ha anche rilevato la "scarsa partecipazione all'assemblea, ma voglio pensare che se non ci fosse stata una situazione di pandemia questa aula sarebbe stata piena". Infine, l'affondo del presidente Anm Luca Poniz: "L'associazione a cui pensa Palamara non esiste più e di ciò sono contento, è un primo buon risultato. L'Anm di oggi non pensa alle carriere ma alla tutela dei colleghi". Alla fine, dunque, espulsione confermata: "Da magistrato e da cittadino che crede profondamente nel valore della giustizia equa ed imparziale ribadisco che le decisioni devono essere rispettate. Con altrettanta forza ribadisco di non aver mai barattato la mia funzione", commenta Palamara, augurando "buon lavoro all'Anm nell'auspicio che torni ad essere la casa di tutti i magistrati". 
Le nuove misure restrittive anti-Covid in giro per Europa e mondo
Estero
Oggi 19-09-20, 17:53

Le nuove misure restrittive anti-Covid in giro per Europa e mondo

AGI - Con oltre 30,5 milioni di contagi ufficiali e 952 mila decessi registrati nel mondo, il Covid-19 sta colpendo con la temuta “seconda ondata” anche diversi paesi in cui si pensava che il peggio fosse passato. Israele è per ora il solo paese al mondo ad aver deciso un secondo “lockdown” totale. Quasi ovunque si sta cercando in tutti i modi di evitarlo, trovando misure più parziali di chiusure a livello locale delle regioni in cui si verificano focolai. Nel Regno Unito, però, il governo non ha escluso di dover ricorrere nuovamente a una chiusura dell'intero paese se le misure "locali" si riveleranno insufficienti. Gli Stati Uniti restano il paese più colpito, con i loro 6,7 milioni di casi e 198 mila decessi, seguiti dall'India per numero di contagi (5,3) e dal Brasile per decessi (135 mila).   Europa Danimarca Le restrizioni finora riservate alla capitale Copenaghen sono state estese al resto del paese: i ristoranti e i bar dovranno chiudere alle 22, l'uso di mascherine sarà obbligatorio non solo per entrare nei locali, ma anche per sedersi. In linea di principio, le misure resteranno in vigore fino al 4 ottobre. Non si possono superare incontri con oltre 50 persone, ad eccezione di eventi organizzati in locali con capacita' molto ampie nei quali siano state adottate misure igieniche adeguate. Raccomandato il telelavoro e la riduzione dei contatti sociali. La Danimarca e' stata tra i primi Paesi del Nord Europa a introdurre restrizioni alla vita pubblica e a contenere il contagio in tempi relativamente brevi, ma nelle ultime settimane il Paese ha registrato un'impennata di nuove infezioni, soprattutto nella capitale.   Francia Nella regione di Parigi, dove aumentano i contagi, le autorità sanitarie hanno invitato a evitare riunioni di più di 10 persone. A Nizza dopo le 20 non ci saranno più aperitivi in spiaggia, e nei parchi non si potrà essere in più di dieci persone e anche a Lione e Marsiglia sono state decise analoghe restrizioni. Grecia Il governo greco ha rafforzato le misure soprattutto ad Atene, dove sono stati nuovamente chiusi i cinema e si è tornati all'utilizzo del telelavoro. Irlanda   Nuovo irrigidimento delle restrizioni per pub e ristorante a Dublino. E' la seconda volta in una settimana Islanda Bar e ristoranti di Reykjavik restano chiusi per quattro giorni Repubblica Ceca   Il Paese ha imposto l'uso di mascherine in classe per gli studenti e gli alunni dagli 11 anni in su. Si tratta dello Stato nel quale il numero delle nuove infezioni sta aumentando maggiormente, con un aumento del 65% al giorno (in media 1.300 nuovi casi) Regno Unito   Per far fronte alla seconda ondata, il governo continua a disporre restrizioni localizzate, e in particolare per 2 milioni di cittadini nel Nord Est sono vietati gli incontri fra persone di famiglie diverse, oltre a non potere frequentare, durante una sorta di coprifuoco fra le 22 e le 5 del mattino, il luoghi di svago. In tutto, secondo la Bbc, da martedì prossimo circa 15 milioni di britannici saranno coinvolte nei lockdown parziali locali. . Non solo: il governo britannico non esclude la possibilita' di un nuovo lockdown generale se le misure locali non si riveleranno sufficienti. I casi di contagio hanno superato i 3000 casi al giorno nel Regno Unito, il Paese piu' colpito d'Europa in quanto a decessi, quasi 41.700. Il sindaco di Londra Sadiq Khan ha gia' annunciato la cancellazione dei fuochi d'artificio di Capodanno nella capitale britannica.  Spagna Madrid è l'epicentro dell'epidemia, e per questa ragione una parte della città affronta una nuova chiusura: da lunedì, 858 mila abitanti dei quartieri a sud saranno in “lockdown”: è il 13% della popolazione della città. Sono previste eccezioni per la scuola e il lavoro, ma limitazioni nella mobilità e la frequentazione dei parchi. Nelle ultime settimane, l'area centrale della Spagna - che conta circa 6,6 milioni di abitanti - ha contato circa un terzo dei nuovi casi e dei nuovi decessi in Spagna.   Mondo  Argentina Il paese sudamericano ha prolungato le restrizioni fino all'11 ottobre, ma le misure sono meno rigide a Buenos Aires grazie alla stabilizzazione dei contagi; le frontiere esterne restano comunque chiuse. Canada   La provincia dell'Ontario ha adottato misure restrittive vietando i raduni con piu' di 10 persone al chiuso e piu' di 25  all'aperto:  sono ora punibili con una multa minima di 10 mila dollari canadesi (6.400 euro) e ogni partecipante è passibile di una multa di 750 dollari. Tre quarti della popolazione canadese è favorevole ad un eventuale ulteriore lockdown se il Paese venisse colpito da una seconda ondata di Covid-19, secondo un sondaggio Israele E' il solo paese del mondo ad aver deciso un secondo “lockdown” completo, che coincide con una serie di festività molto sentite nelle famiglie ebraiche. Si tratta del capodanno ebraico Rosh Hashana, della festa dello Yom Kippur (Giorno del Perdono) e di quella di Sukkot (Festival dei Tabernacoli). Dall'inizio del mese era stato deciso un confinamento parziale nelle zone del Paese con i tassi di contagio piu' alti. (AGI) 
Lo scontro sulla riapertura graduale degli stadi della Serie A
Sport
Oggi 19-09-20, 17:48

Lo scontro sulla riapertura graduale degli stadi della Serie A

AGI - Il ministro per gli Affari regionali, Francesco Boccia, ha convocato per questo pomeriggio alle 17.30 una riunione in videoconferenza sulla questione della riapertura degli stadi. Parteciperanno i ministri Vincenzo Spadafora e Roberto Speranza e il presidente della Conferenza delle Regioni, Stefano Bonaccini. Lo scopo è quello di fare chiarezza sulla questione dopo che Veneto ed Emilia Romagna hanno pubblicato un'ordinanza che consente l'accesso agli spalti a un massimo di 1000 persone. E dopo che il presidente della Lega di Serie A Paolo Dal Pino ha denunciato una mancata comunicazione con il ministero.  Il botta e risposta tra Del Pino e Spadafora "Come presidente posso dire che la Serie A sul tema della riforma dello sport non ha avuto alcun ruolo ne è stata sentita. Infatti abbiamo una serie di appunti che al momento giusto tireremo fuori. è spiacevole dirlo ma nessuno ci ha mai chiamato su questo tema", ha tuonato il presidente della Lega di Serie A Paolo Dal Pino, intervenuto questa mattina ai microfoni di Radio Deejay. "A luglio abbiamo fatto un documento con 300 pagine fatta con i migliori consulenti su come riaprire progressivamente gli stadi in totale sicurezza. Nessuno ci ha mai chiamato, nemmeno per affrontare questo discorso e per discutere di questo lavoro. Il Cts fa enormi sforzi perchè si deve occupare di tutto il Paese e siamo grati a loro per quello che stiamo facendo. Ma rispetto al nostro Ministero dello Sport evidentemente il dialogo non è quello che dovrebbe essere", aggiunge Dal Pino: "Diamo lavoro piu' o meno a 300 mila persone. Non mi piace dire 'meritiamo rispetto', ma lo devo dire purtroppo a a voce alta. Bisogna affrontare le cose pianificando e dialogando. E purtroppo credo che da parte nostra ci sia un movimento che ha poco ascolto".  "Ho letto con stupore le dichiarazioni di Dal Pino sulla mancanza di dialogo tra il Governo e il mondo del calcio". Qusta la replica del ministro dello Sport, Vincenzo Spadafora. "L'attenzione è stata costante, le soluzioni trovate per portare a termine lo scorso campionato e iniziare nei tempi quello che comincia oggi sono state condivise", aggiunge Spadafora. "Abbiamo assicurato una attività continua e giornaliera di supporto: solo per citare alcune delle cose, l'audizione di lunedì scorso al Comitato tecnico scientifico, richiesta da me a seguito della bocciatura del protocollo per la riapertura degli stadi, che non è affatto stato ignorato come sostiene Dal Pino, ha avuto come oggetto anche i protocolli per l'alleggerimento della frequenza dei tamponi, su cui ha discusso nuovamente il CTS ieri e su cui stiamo attendendo le decisioni". Il ministro ricorda poi "la norma per il corridoio per gli atleti stranieri che possono quindi derogare alla quarantena e senza la quale non sarebbero ripartiti i campionati, e le tante singole segnalazioni che abbiamo ricevuto da molti club e che abbiamo aiutato a risolvere, dalle partite fino ad arrivare ai protocolli per la riapertura di tutto il calcio dilettantistico nonché il grande risultato ottenuto dell'apertura del Cts in merito all'apertura degli stadi a partire da ottobre". E ancora: "Pochi giorni fa il presidente della Figc è stato ricevuto dal presidente del Consiglio, e a seguito dell'incontro a Palazzo Chigi si è confermata la volontà comune di riaprire gradualmente gli stadi a partire da ottobre, in attesa dell'analisi delle curve dopo la riapertura delle scuole. Il Dpcm in vigore dai primi di agosto e rinnovato a settembre consente dei margini di intervento ai presidenti delle Regioni, ed alcuni hanno deciso di aprire gli stadi nei loro territori, seguendo le norme previste". Poi l'invito e l'apertura a un nuovo dialogo: "Riceverò con piacere il presidente Dal Pino nei prossimi giorni: la ripresa del campionato è una buona notizia per tutti gli appassionati e gli sportivi, tra cui il sottoscritto. Spero in una stagione di sport entusiasmante e faccio il mio in bocca al lupo a tutte le squadre coinvolte", conclude il ministro. L'ordinanza del Veneto Oggi il governatore dell Veneto Luca Zaia ha firmato un'ordinanza per permettere lo svolgimento di eventi sportivi che non superino "il numero massimo di 1.000 spettatori negli impianti all'aperto e 700 in quelli al chiuso". Nell'ordinanza si legge inoltre che "fermo restando l'obbligo di distanziamento", "gli spettatori devono indossare la mascherine per tutta la durata dell'evento se al chiuso; all'aperto la mascherina va indossata all'ingresso fino al raggiungimento del posto e comunque ogni qualvolta ci si allontani dallo stesso". I posti devono essere "specificamente assegnati con divieto di collocazione in piedi o di spostamento di posto". L'ordinanza è valida da oggi fino al 3 ottobre prossimo. L'ordinanza infine sottolinea che negli eventi deve essere favorito "l'utilizzo di tecnologie digitali al fine di automatizzare l'organizzazione degli ingressi" ed evitare "prevedibili assembramenti".  L'ordinanza dell'Emilia Romagna Match in presenza anche in Emilia Romagna , dopo che il governatore Bonaccini ha firmato un'ordinanza per riaprire a 1000 persone. La partita Sassuolo-Cagliari di Serie A, i cui biglietti saranno distribuiti "su invito" e non saranno quindi messi in vendita. "Il Sassuolo Calcio interpreterà la partita di domani come una 'gara test' per valutare e verificare le modalità di applicazione previste nell'ordinanza (quella della regione Emilia Romagna che apre alla presenza di 1000 persone negli stadi, ndr) procedendo per gradi ai fini di una graduale riapertura al pubblico dell'impianto, nel rispetto della salute generale". L'apertura del Piemonte "Dopo le dichiarazioni del ministro Spadafora, ci siamo interfacciati con Roma. Il governo ha assicurato l'emanazione di un provvedimento nazionale nelle prossime ore", ha commentato oggi il presidente della Regione Piemonte Alberto Cirio. "Ci auguriamo che non sia l'ennesimo annuncio - prosegue Cirio - in tal caso risolveremo la cosa la prossima settimana a livello regionale". 
Covid, mai così tanti decessi in Italia dal 7 luglio
Cronaca
Oggi 19-09-20, 17:33

Covid, mai così tanti decessi in Italia dal 7 luglio

AGI - Dopo l'impennata di ieri, con 1.907 contagi, tornano a calare i nuovi casi di Covid in Italia: oggi sono 1.638, per di più con 103.223 tamponi (ieri erano poco meno di 100mila). Aumentano invece, dopo giorni di stabilità a cavallo dei dieci, i decessi, che oggi sono 24 (ieri 10). È quanto emerge dal bollettino quotidiano del ministero della Salute. La regione con più casi è la Lombardia (243), seguita da Lazio (197), Veneto (186) e Campania (149). A zero casi la Valle d'Aosta, mentre segnala zero anche l'Abruzzo che però comunica che non sarà possibile elaborare i dati oggi e domani, quindi si avrà il cumulativo lunedì (ieri aveva registrato 54 contagi). Il totale dei casi dall'inizio dell'epidemia sale a 296.569, mentre con l'incremento odierno i decessi arrivano a 35.692. In crescita costante il numero dei guariti, 909 oggi (ieri 853) per un totale di 217.716. Anche per questo rallenta la crescita del numero degli attualmente positivi, oggi +704 contro i 1.044 di ieri, e sono 43.161 in tutto. Sul fronte ricoveri, dopo giorni si registra una diminuzione di quelli ordinari, 7 in meno, 2.380 in tutto, mentre le terapie intensive tornano a salire dopo il calo di ieri e sono 7 in pù,, 215 totali. Le persone in isolamento domiciliare sono 40.566, 704 più di ieri.   I 24 decessi registrati oggi dal bollettino quotidiano del ministero della Salute sono in netto aumento non solo rispetto ai giorni scorsi (ieri erano stati 10, l'altroieri 13), ma al trend dei mesi passati: era dal 7 luglio che non veniva segnalato un dato più alto (allora le vittime furono 30), poi un costante calo, fino ad arrivare al minimo assoluto di 1, il 29 agosto, appena venti giorni fa. Ma come è stato più volte sottolineato, la curva dei decessi segue quella dei nuovi casi con qualche settimana di ritardo, quindi il balzo di oggi potrebbe voler dire che stiamo pagando il forte aumento dei contagi proprio ad agosto, quando da 130-150 casi al giorno siamo schizzati a oltre mille nel giro di pochi giorni. Presto per dirlo comunque, come sempre conta il trend settimanale, e bisognera' attendere i dati dei prossimi giorni. In ogni caso oggi a far salire la media e' prevalentemente la Lombardia, che da sola segnala 9 decessi, seguita da Veneto (5), Emilia Romagna (2), Liguria (2), Piemonte (1), Lazio (1), Campania (1), Puglia (1), Friuli Venezia Giulia (1) e Umbria (1)
America2020: Ginsburg, l'uscita di scena che chiude un'era
Estero
Oggi 19-09-20, 16:45

America2020: Ginsburg, l'uscita di scena che chiude un'era

AGI - “Dio perché? Oh Ruth ci dispiace tantissimo che tu abbia dovuto lasciarci. Hai fatto il possibile per restare viva. Più coraggiosa di tutti. Mi limito a leggere le tue ultime parole: ‘Il mio più fervente desiderio è di non venire sostituita fino a quando non si sarà insediato il nuovo presidente'. Noi tutti dobbiamo assicurare che ciò accada”. Il regista e attivista Michael Moore, sintetizza in un tweet il vuoto lasciato dalla giudice della Corte Suprema americana Ruth Bader Ginsburg, morta all'età di 87 anni (a meno di due mesi dal voto) e come la sua scomparsa sia immediatamente diventata un elemento chiave della campagna presidenziale.  GOD WHY? OH RUTH, WE ARE SO SORRY YOU HAD TO LEAVE US. You did everything you could to stay alive. Braver than us all! I just read your final wishes: “My most fervent wish is that I will not be replaced until a new President is installed.” All of us MUST see THAT is what happens. — Michael Moore (@MMFlint) September 18, 2020 È una palla alzata per lo smash di Donald Trump sotto rete, i repubblicani sono pronti alla nomina, il capo dei senatori, Mitch McConnell, ha annunciato di esser pronto al voto sul nome che sarà scelto dal presidente. Le liste sono pronte, si attende la decisione. C'è una partita dentro la partita della Casa Bianca, è quella della Corte Suprema che si gioca sui tempi lunghi e fulminei del diritto, la trasformazione della società americana, il suo continuo download e aggiornamento, l'interpretazione della sua magnifica Costituzione, la sua flessibilità e rigidità.  Il testamento di Ginsburg Ginsburg era uno dei quattro giudici progressisti nel panel dei nove membri dell'alta Corte Usa che ora si avvia verso una schiacciante maggioranza conservatrice: 6 a 3. Non passa neanche un'ora dalla notizia della scomparsa dell'icona liberal, Mitch McConnell prepara il terreno, anticipa il suo verdetto politico (e cambia lestamente idea rispetto a quanto professava nel 2016: non si fanno nomine alla Corte Suprema in un anno elettorale), siamo dentro la battaglia per il consenso, si vota il 3 novembre, la Corte Suprema nell'immaginario è un baluardo e un esercito, difende la tradizione o la cambia per sempre. Ginsburg sapeva che sarebbe successo. Sperava di sopravvivere anche a questa elezione, ma quando ha capito che il tumore stava avendo la meglio ha dettato alla nipote Clara Spera il suo testamento politico.  Joe Biden ha chiesto (invano) che sia il prossimo presidente a scegliere il nuovo giudice della Corte Suprema. Chuck Schumer, leader di minoranza al Senato, ha subito fatto sue le parole della Ginsburg: "Gli americani dovrebbero dire la loro nella scelta del prossimo giudice della Corte Suprema". È intervenuto anche Barack Obama, esortando ad onorare l'eredità di Ginsburg seguendo le sue istruzioni. Trump negli ultimi due anni ha nominato due giudici della Corte Suprema, Neil Gorsuch e Brett Kavanaugh, record riuscito nel primo mandato solo a un altro repubblicano, Richard Nixon. Bocca cucita sulle prossime mosse, ma secondo indiscrezioni la nomina potrebbe essere una questione di giorni, come sollecitato dal senatore repubblicano del Texas Ted Cruz, incluso nell'ultima lista dei papabili divulgata dal tycoon lo scorso 9 settembre. Biden non ha mai presentato le sue opzioni, limitandosi a dire che avrebbe nominato una donna di colore. Le potenziali scelte per la Corte Suprema sono cruciali per gli elettori americani. Dal 2016, da quando è sceso in campo, Trump ha già reso pubblici quattro elenchi. Quattro anni fa, durante il terzo confronto in tv tra i candidati alla presidenza (seguito da 84 milioni di americani, dati Nielsen) la questione dei giudici della Corte Suprema tenne banco per 15 minuti e secondo alcuni osservatori fu il quarto d'ora più importante della corsa di ‘The Donald'. Tra i nomi proposti nel settembre del 2016, figurava anche quello di Gorsuch, poi nominato il 31 gennaio del 2017 al posto di una stella del diritto americano, Antonin Scalia, interprete "originalista" della Costituzione. Le parole di Trump Il presidente ha saputo della morte di Ginsburg durante il suo comizio in Minnesota. L'ha definita “un titano della Legge” e ha ordinato le bandiere a mezz'asta alla Casa Bianca. Tra i due non correva buon sangue. Lei lo aveva definito “un falso” e lui le aveva dato dell'idiota dicendole di dimettersi. Potevano solo dispiacersi e l'hanno fatto senza farne mistero.  Ginsburg era un talento del diritto applicato alla trasformazione sociale, studiò legge ad Harvard - unica donna in una classe di 500 uomini - e alla Columbia University. Fu una grandissima figura della stagione dei diritti delle donne negli anni Settanta, fu lei a usare per prima nelle cause dei tribunali la parola "genere" al posto di "sesso" e aprì le porte alle conquiste delle donne. Non si dimise quando i liberal chiedevano il ricambio dei giudici progressisti durante la presidenza di Barack Obama, sperava nell'arrivo di un altro presidente democratico, non aveva neanche lei, sempre acuta nelle analisi del contesto sociale e politico dell'America, calcolato l'arrivo di un imprevisto della Storia: Trump. Con la sua azione nei tribunali, le sue ‘dissent opinion' e le decisioni nella Corte Suprema, Ginsburg ha avuto un ruolo chiave nella trasformazione della società americana. Linda Greenhouse, decana dei corrispondenti del New York Times sulla Corte (dal 1978 al 2008, premio Pulitzer nel 1998) ha scritto che ha  "cambiato il ruolo della donna e dell'uomo" nella società americana. Ginsburg divenne non solo una bandiera del femminismo, ma del costume americano, il suo nome acquisì la dimensione di status dell'anima quando divenne un format dello spettacolo e la sua figura fu declinata in Notorious R.B.G.,  una biografia che riprendeva Notorious B.I.G., il nome di un rapper nato a Brooklyn. Lui cambiò la musica, lei cambiò la vita degli americani. Come titolò Time in una copertina a lei dedicata, fu una "changemaker". Trump ha la possibilità lasciare una profonda impronta sullo scenario del diritto. Lo ha già fatto con la nomina finora di 216 giudici federali (potrebbero arrivare a 230 alla fine del primo mandato) e si tratta di un record, solo Jimmy Carter fece meglio di Trump (con 262 giudici confermati), Barack Obama in due mandati ne confermò 334. Quelli di Trump sono numeri imponenti, ora ha l'occasione di trasformare la Corte Suprema in un bastione inespugnabile del conservatorismo. Se venisse rieletto potrebbe scegliere non solo il successore di Ginsburg ma anche del liberal Stephen Breyer (82 anni) ed eventualmente del conservatore Clarence Thomas (72 anni). Chi sceglierà per sostituire Ginsburg? Un'altra donna, tra i nomi circola quello di Amy Coney Barrett, giudice di Chicago, conservatrice, che era stata già presa in considerazione prima della scelta di Kavanaugh nel 2018.  Un'arma di eccezionale valore Gli eventi scandiscono i tempi della campagna, sono l'occasione per cavalcare le onde radio della propaganda e sintonizzarsi con i rispettivi elettorati, le paure e le speranze degli americani.  “Vinceremo il Minnesota e altri quattro anni alla Casa Bianca”, ha assicurato ieri il presidente volato nello Stato che è nel mirino di Trump. Comizio nel giorno in cui è iniziato il voto anticipato, preceduto di qualche ora da quello dello sfidante democratico. Nel 2016 Trump perse in Minnesota contro Hillary Clinton per 45 mila voti. L'esito finale dipenderà dalle scelte della Iron Range, la regione rurale ricca di miniere vicino al Lake Superior, un tempo roccaforte dei democratici, con un potente sindacato dei lavoratori che nel 2016 ha sostenuto Trump per le sue politiche sui dazi. The Donald spera di portarsi a casa i 10 grandi elettori, quelli che gli mancherebbero, ad esempio, se perdesse nel Wisconsin. È il sudoku elettorale del presidente, una cangurata continua a bordo dell'Air Force One da uno Stato in bilico all'altro.  Per Trump, a 46 giorni dal voto, la morte di Ginsburg è un'arma di eccezionale valore, un fatto che curva lo spazio della campagna presidenziale. Nessun presidente lascerebbe mai quel posto vacante mentre è in corsa per la Casa Bianca. Di sicuro proverà a rimpiazzarla, prima o dopo l'Election Day, anche se i repubblicani perdessero il controllo del Senato, facendo votare la nomina alla maggioranza in carica fino a gennaio. La nomina sarà poi approvata? È tutto da vedere, due senatrici del Grand Old Party, Susan Collins e Lisa Murkowski, vogliono che sia il prossimo presidente eletto a fare la nomina. Se la prospettiva di avere un altro giudice di destra favorisce Trump perché rinsalda il consenso dei conservatori, è anche possibile che la morte di R.B.G., tanto amata anche dai millennial, possa indurli a votare in massa per preservare la sua eredità.  Decidere à la Trump, d'impulso, con la notizia che ancora pulsa nei notiziari e emoziona almeno due generazioni di uomini e donne, anziani e giovanissimi, significa rischiare di agitare  le acque dell'opinione pubblica, mettere il cappello del MAGA sulla successione aa una figura che aveva il rispetto anche degli avversari dell'altro fronte culturale e politico è un azzardo anche per un giocatore di poker come Trump. Una scelta urgente, strategica Ma il contesto stavolta lo pone di fronte a una scelta urgente, strategica: breve per le implicazioni che ha sulla campagna presidenziale, lunga per l'impatto che la nomina di un giudice della Corte Suprema ha sull'intera società degli Stati Uniti. Passata la nuttata, Trump la mattina la mette giù nel solo modo possibile date le condizioni, il contesto storico e lo stato della campagna presidenziale: “Siamo stati messi in questa posizione di potere e importanza per prendere decisioni per le persone che ci hanno eletto con così tanto orgoglio, la più importante delle quali è da sempre considerata la selezione dei giudici della Corte Suprema degli Stati Uniti. Abbiamo questo obbligo, senza indugio!” Tutto chiaro. Alla fine, per un politico come Trump, è tutta una questione di tempistica, si ritrova nella condizione di poter scegliere e non poter dilatare all'infinito. .@GOP We were put in this position of power and importance to make decisions for the people who so proudly elected us, the most important of which has long been considered to be the selection of United States Supreme Court Justices. We have this obligation, without delay! — Donald J. Trump (@realDonaldTrump) September 19, 2020 Ciò che non può fare è quello che gli chiedono i democratici: non scegliere, lasciare che sia il prossimo presidente votato dagli americani a decidere la successione alla Ginsburg. Impossibile, Trump può prendere qualche giorno per riflettere (o semplicemente fare melina perché ha già un'idea ma la vuole far cadere con studiata lentezza), aspettare e poi sfoderare l'artiglio, meditare sornione e alludere con i giornalisti all'importanza del momento, far luccicare la scelta imminente nella solennità del pensare sulla responsabilità della nomina o lasciarla andare i buca con la spinta di un ferro sul campo da golf, in stile trumpiano, può far decantare i nomi e metterne in giro qualcuno che non torna, lanciare un ballon d'essai, consultarsi sulle liste senza crederci sul serio oppure in preda ai dubbi, sondare i senatori sul favore o meno per questo o quel nome, far decantare il messaggio da dare agli elettori. Concluso il giro di giostra, Trump pronuncerà il nome che segnerà il futuro della Corte Suprema, dandole l'impronta di una stagione diversa in cui tutto è cambiato perché con la morte di Ginsburg è finita ufficialmente un'era il cui apice fu la presidenza di Barack Obama. La campagna è all'ultima curva, poi ci sarà il rettilineo, la sceneggiatura è magistrale, la nomina alla Corte Suprema la intinge con l'inchiostro della suspence, dà il tocco dell'alto, della Costituzione, la solenne verità del suo incipit: "We the People of the United States...". Il 3 novembre quel popolo parlerà con il voto. È il verdetto che cambierà la storia.
Nadef primo banco di prova per la politica economica, verso revisione Pil a -9%
Economia e Finanza
Oggi 19-09-20, 16:34

Nadef primo banco di prova per la politica economica, verso revisione Pil a -9%

AGI - La Nadef, attesa entro fine mese, sarà il primo banco di prova per la politica economica dopo le urne e in vista dell'autunno. Il governo si appresta a rivedere le stime programmatiche alla luce dell'impatto generato dall'epidemia Covid e dovrebbe certificare una caduta del Pil intorno al 9% nel 2020, più pesante di quella prevista nel Def di aprile che indicava una contrazione dell'8%, ma non a doppia cifra come stimato da molti previsori. Nei giorni scorsi lo stesso ministro dell'Economia, Roberto Gualtieri, aveva preannunciato una revisione al ribasso limitata, con un calo a una cifra per l'anno. E anche per il governatore della Banca d'Italia, Ignazio Visco, la caduta del Pil dovrebbe essere di poco inferiore al 10 per cento, con una successiva, molto graduale, ripresa. L'esecutivo resta prudente sulle prospettive dell'economia ma fiducioso che l'andamento del Pil sia migliore del previsto. Pertanto la revisione al ribasso sarà più contenuta e non in linea con le più recenti previsioni delle grandi istituzioni internazionali. Nel suo outlook di settembre, Fitch ha abbassato le stime sul calo del Pil italiano per il 2020 a -10%, dal precedente -9,5% di giugno. L'agenzia di rating ha alzato però le previsioni per il 2021, portandole da +4,4% a +5,4%. Nell'aggiornamento dell'Economic outlook diffuso in settimana, l'Ocse ha rivisto a -10,5% la contrazione del Pil 2020 dell'Italia. Lo scorso giugno l'organizzazione di Parigi aveva stimato una contrazione dell'11,3% in assenza di una nuova ondata di Covid e del 14% con una seconda ondata. Nel 2021, secondo l'Ocse, il Pil italiano dovrebbe salire del 5,4%. A luglio la Commissione europea aveva stimato una flessione dell'11,2% per il 2020, mentre a giugno il Fmi aveva previsto una contrazione del 12,8%. Nella Nadef dovrebbe essere indicato un rimbalzo del Pil tra il 4 e il 6% nel 2021 (ad aprile la ripresa era stimata in un +4,7%) favorito dalla spinta che arriverà dalle risorse del Recovery fund, e il percorso di rientro del deficit per gli anni 2021-2023, così come una progressiva discesa del rapporto debito/Pil dal prossimo anno. Ci sono da riassorbire i 100 miliardi messi in campo con i decreti anti-Covid che sono stati varati da marzo e il debito rischia di schizzare oltre il 160%. Nel Def di aprile l'asticella dell'indebitamento netto era fissata al 10,4% per l'anno in corso per poi scendere al 5,7% nel 2021, mentre il debito pubblico era visto salire al livello record del 155,7% per poi calare al 152,7%. Il Recovery plan italiano non sarà agganciato all'aggiornamento dei quadro macroeconomico ma la Nadef e la programmazione di bilancio terranno conto delle risorse europee anche se queste non saranno ancora disponibili. Pertanto, sui 209 miliardi del Recovery fund la partita è aperta. Lo scenario programmatico che verrà delineato nel nuovo quadro dei conti, come ha spiegato Gualtieri, includerà la previsione di utilizzo dei prestiti previsti da Next Generation Eu, oltre che una valutazione e un'articolazione nel tempo dell'impatto dei sussidi sul Pil. ll governo intende utilizzare 81 miliardi di sussidi per aumentare gli investimenti e dare impulso alla crescita del Pil. Per quanto riguarda invece i prestiti per circa 127 miliardi, c'è la consapevolezza che, se non compensati da riduzione di altre spese, contribuiranno ad accrescere deficit e debito e sarà quindi necessario affiancare al Piano di ripresa nazionale una programmazione di bilancio volta a riequilibrare la finanza pubblica. E' dunque un percorso a tappe serrate quello che vedrà impegnato l'esecutivo da qui alla fine dell'anno: dopo l'aggiornamento dei conti si aprirà il cantiere manovra con l'invio alla Commissione europea, entro il 15 ottobre, del Documento programmatico di bilancio, che quest'anno sarà accompagnato dalle linee guida del Recovery plan italiano. E da metà ottobre si avvieranno le consultazioni informali con Bruxelles da cui il governo conta di ottenere un via libera in tempi rapidi per presentare il Piano di ripresa e resilienza dettagliato, con annesse schede progetto, in anticipo rispetto ai tempi dettati dall'Ue che vedono la scadenza fissata ad aprile 2021. Un quadro che sarà inevitabilmente influenzato dall'esito delle regionali del 20 e 21 settembre e del referendum confermativo sulla riduzione del numero di parlamentari: un'eventuale 'debacle' delle forze politiche di maggioranza potrebbe aprire la strada a un rimpasto o a una crisi di governo, anche se il premier Giuseppe Conte esclude ripercussioni dal risultato delle urne.
Papa Francesco: "Vaccino per tutti, bisogna uscire dalla logica del profitto"
Estero
Oggi 19-09-20, 16:12

Papa Francesco: "Vaccino per tutti, bisogna uscire dalla logica del profitto"

AGI - "Sarebbe triste se nel fornire il vaccino si desse la priorità ai più ricchi, o se questo vaccino diventasse proprietà di questa o quella Nazione, e non fosse per tutti". Con queste parole Papa Francesco è tornato stamane a chiedere che il vaccino contro il coronavirus sia distribuito a tutte le popolazioni, fuori della logica del mercato e del profitto. "A volte si corre il rischio di non potersi curare per mancanza di soldi, oppure perché alcune popolazioni del mondo non hanno accesso a certi farmaci", ha spiegato il Pontefice ricevendo in udienza  200 volontari e amici del Banco Farmaceutico, in occasione dei 20 anni dalla nascita di una realtà che dal Duemila organizza la Giornata di Raccolta del Farmaco per i più poveri.   Esiste il rischio, ha spiegato, che emerga una vera e propria “marginalità farmaceutica” accanto a quella economica e sociale. Questo, ha aggiunto Bergoglio, "crea un ulteriore divario tra le nazioni e tra i popoli. Sul piano etico, se c'è la possibilità di curare una malattia con un farmaco, questo dovrebbe essere disponibile per tutti, altrimenti si crea un'ingiustizia. Troppe persone, troppi bambini muoiono ancora nel mondo perché non possono avere quel farmaco che in altre regioni è disponibile". Globalizzare la cura e non l'indifferenza "Conosciamo il pericolo della globalizzazione dell'indifferenza; vi propongo invece di globalizzare la cura, cioè la possibilità di accesso a quei farmaci che potrebbero salvare tante vite per tutte le popolazioni. Per fare questo c'è bisogno di uno sforzo comune, di una convergenza che coinvolga tutti", ha osservato.  La riflessione del Papa è stata approfondita, variando sul tema della responsabilità etiche di chi è chiamato a studiare, produrre e distribuire il vaccino. Sul piano etico, se c'è la possibilità di curare una malattia con un farmaco, questo dovrebbe essere disponibile per tutti, altrimenti si crea un'ingiustizia", ha insistito, "Troppe persone, troppi bambini muoiono ancora nel mondo perché non possono avere quel farmaco che in altre regioni è disponibile, o quel vaccino". "Prezioso" il lavoro di tanti ricercatori  Insomma "c'è bisogno di uno sforzo comune, di una convergenza che coinvolga tutti. E voi siete l'esempio di questo sforzo comune. Auspico che la ricerca scientifica possa progredire per cercare sempre nuove soluzioni a problemi vecchi e nuovi. Il lavoro di tanti ricercatori è prezioso e rappresenta un magnifico esempio di come lo studio e l'intelligenza umani siano capaci di far crescere, per quanto possibile, nuovi percorsi di guarigione e di cura. Le aziende farmaceutiche, sostenendo la ricerca e orientando la produzione, generosamente possono concorrere ad una più equa distribuzione dei farmaci".
Nuovo colpo al clan Casamonica-Spada: 4 arresti a Roma
Cronaca
Oggi 19-09-20, 16:11

Nuovo colpo al clan Casamonica-Spada: 4 arresti a Roma

AGI - Nuovo duro colpo al clan Casamonica- Spada. Gli investigatori della Squadra mobile della questura e del commissariato Casilino Nuovo, impegnati in un blitz antidroga, hanno arrestato Ivana e Stella Casamonica, rispettivamente 69 e 40 anni, Entoni e Angelo Spada, 35 e 20 anni, e Reda Rejeb, 22 anni. Nella giornata di ieri è stato smantellato il punto di spaccio dislocato all'interno di un appartamento di Torre Angela - in cui risiedono alcuni membri delle due famiglie - che riforniva capillarmente l'intera zona, sia attraverso la vendita diretta che attraverso le consegne di un giovane pusher. Nel pomeriggio di ieri l'irruzione della polizia, riuscita a cogliere di sorpresa i presenti impedendo che potessero disfarsi della droga. Nell'abitazione i poliziotti hanno bloccato oltre al pusher le due Casamonica e i due Spada, intenti a confezionare dosi di marijuana e hashish. La perquisizione ha consentito di trovare un migliaio di dosi già pronte per essere vendute al dettaglio, vari panetti di hashish e 4 buste sottovuoto contenenti marijuana, per un peso complessivo di 4 kg di marijuana e 2,2 kg di hashish. Oltre alla sostanza stupefacente sono stati rinvenuti materiale da taglio e confezionamento e un libro mastro con la contabilità dell'attività illecita, più computer e telefoni cellulari usati per i contatti tra i spacciatori e tossicodipendenti.   
La battaglia dei transgender per competere nello sport
Estero
Oggi 19-09-20, 15:47

La battaglia dei transgender per competere nello sport

AGI - "Gigante della giustizia, paladina dell'uguaglianza di genere e del progresso": la comunità LGBT piange così la morte della giudice e icona liberal Ruth Bader Ginsburg, che nella sua lunga carriera non ha mai esitato a schierarsi a favore dei diritti di Lesbiche, Gay, Bisessuali e Transgender. Sua la firma, tra le altre, in calce alla storica sentenza pronunciata nel giugno scorso dalla Corte Suprema che stabilisce che nessuno negli Stati Uniti può essere licenziato per essere gay o transgender. Nel Paese il tema dell'inclusione è più caldo che mai. Soprattutto per i transgender: tra le tante recinzioni che si ritrovano a dover scavalcare, ci sono anche quelle dei campi sportivi. Non è così per Esmee Silverman, 18enne del Massachussets che non sta nella pelle all'idea di allenarsi questo autunno con la squadra di tennis femminile della sua scuola. L'anno scorso giocava in quella maschile. Negli ultimi 10 mesi Esmee si è sottoposta a terapie ormonali a base di estrogeni e testosteroni per avviare la sua transizione e diventare una donna. La ragazza non ha dubbi: la gentilezza delle sue compagne di squadra la farà sentire subito a suo agio. Ma Esmee vive in Massachussets, dove gli studenti transgender possono praticare sport secondo il gender che più li identifica. Le regole, però, cambiano da stato in stato.  In Idaho, l'American Civili Liberties Union sta conducendo una battaglia contro la legge statale che proibisce le squadre composte da ragazze e transgender donne. Ma è in Connecticut che una protesta contro la presenza di transgender nei team femminili sta facendo più rumore. All'inizio dell'anno le famiglie di tre ragazze hanno presentato una causa federale per impedire alle atlete transgender di gareggiare nelle squadre femminili. Il motivo? Il passato 'mascolino' garantirebbe loro una superiorità fisica e un vantaggio che non darebbe più chance di vittoria alle altre ragazze. L'accusa impugna il "Titolo IX, una legge federale creata per garantire pari opportunità per le donne nell'istruzione e nell'atletica leggera". In pratica la nuova legge del Connecticut che apre le porte alle transgender nei team femminile contrasterebbe con il Titolo IX. Il Connecticut ha permesso agli atleti transgender delle scuole superiori di competere senza restrizioni dal 2019. Secondo quanto riporta il sito Transathlete.com, altri 16 Stati hanno regole simili. Mentre in otto è assai difficile - se non impossibile - per gli atleti trans gareggiare. Possono farlo solo nella categoria del genere riportato sui loro certificati di nascita, oppure viene concesso loro di partecipare solo dopo aver attraversato procedure di riassegnazione sessuale o terapie ormonali. Lo scorso weekend Valentina Petrillo si è accreditata come la prima atleta transgender italiana a partecipare a un campionato italiano gareggiando nella categoria del proprio genere percepito. Lo ha fatto ai campionati italiani paralimpici di atletica leggera di Jesolo (è ipovedente) portando a casa tre ori: nel 200 metri femminile (la sua disciplina preferita, nella quale ha totalizzato un tempo di 27.47), ma anche nelle lunghezze dei 100 e 400. "Ho le carte in regola per sognare in grande", ha commentato a Vanity Fair. In Italia non c'è una linea in merito, forse la questione non nemmeno emersa. "Ad oggi non si conoscono casi di transessuali e transgender impegnati nelle attività agonistiche, a nessun livello. E non sorprende, specie se si pensa al fatto che nello sport italiano - e nel calcio in particolare - leggere di coming out tra i calciatori professionisti è pressochè impossibile", riporta il sito Vice. Nel mondo, invece, lo sport procede in ordine sparso, con il rugby che sta valutando di impedire alle atlete trans di partecipare ai campionati femminili, e il ciclismo che ha invece gia assegnato il primo titolo iridato della storia all'atleta canadese Rachel McKinnon. Il Comitato Olimpico internazionale ha invertito la rotta nel 2016 aprendo ai transgender e permettendo loro di gareggiare liberamente nelle gare del genere a cui sentono di appartenere, rispettando solo delle più semplici condizioni di controllo dei livelli di testosterone. Il che vuol dire che per determinare il genere femminile, non può eccedere per un anno intero i 10 nanogrammi per litro, prima dell'evento sportivo al quale ci si iscrive. Nel 2003 il Cio stabilì che per essere eleggibili nelle competizioni del genere di arrivo i transgender dovevano essersi sottoposti ad intervento chirurgico e ad almeno due anni di terapia ormonale di conversione. Escludendo così tutti coloro che non erano disposti a sottoporsi a trattamenti così invasivi. Ma non tutti gli atleti sono d'accordo con il Cio. L'ultimo nome risonante a scagliarsi contro i transgender nello sport è quello di Martina Navratilova. Lo scorso anno l'ex tennista ha dichiarato: "è sicuramente ingiusto per le donne che devono competere contro persone che, biologicamente, sono ancora uomini. Non basta definirsi donna per competere con le donne. Devono esserci dei criteri, se hai un pene non puoi competere con le donne. La via scelta dalla maggior parte delle Federazioni sportive non risolve il problema. Così è una vera e propria truffa che ha consentito a centinaia di atleti che hanno cambiato genere, di vincere quello che non avrebbero mai potuto ottenere in campo maschile, specialmente negli sport in cui è richiesta potenza". 
Tutte le misure anti Covid per votare in sicurezza
Cronaca
Oggi 19-09-20, 14:53

Tutte le misure anti Covid per votare in sicurezza

AGI - Ridurre il più possibile i rischi di contagio e garantire la possibilità di votare anche agli elettori positivi ricoverati o in quarantena domiciliare. Questi gli input del rigoroso 'protocollo' che disciplinerà il primo election day dell'era Covid. In sintesi, le principali misure. Obbligo di mascherina Tutti gli elettori dovranno recarsi al voto muniti di mascherina e indossarla nel rispetto delle normative vigenti. Analogo obbligo vale per i presidenti e gli scrutatori di seggio che dovranno sostituire il dispositivo ogni 4-6 ore e tutte le volte che risulti inumidito, sporco o renda difficoltosa la respirazione. La scheda nell'urna Limitatamente a regionali, amministrative e referendum, l'elettore, dopo essersi recato in cabina e aver votato e ripiegato la scheda, provvede ad inserirla personalmente nell'urna. Diversa è la modalità prevista per le elezioni politiche suppletive che tiene conto delle caratteristiche antifrode delle schede di voto. Qui l'elettore dovrà consegnare direttamente la scheda al presidente di seggio o a uno scrutatore da lui delegato. Per tale operazione, è previsto l'uso dei guanti da parte del componente del seggio che inserisce la scheda nell'urna. Sezioni ospedaliere Presso tutte le strutture sanitarie che abbiano almeno 100 posti-letto e che ospitino reparti Covid-19, devono essere costituite sezioni elettorali con funzioni di raccolta del voto e di spoglio delle schede votate. Qualora venga accertata l'impossibilità di istituire una sezione elettorale ospedaliera e/o un seggio speciale, il sindaco può nominare, in qualità di componenti, personale delle Unità speciali di continuità assistenziale regionale (Uscar), designato dalla competente Asl o, in subordine, iscritti all'elenco dei volontari di protezione civile che siano elettori del comune. Per chi è in quarantena Gli elettori sottoposti a trattamento domiciliare e quelli che si trovino in condizioni di quarantena o di isolamento fiduciario per Covid-19 sono ammessi ad esprimere il voto presso il proprio domicilio nel comune di residenza. Per acquisire questo diritto, dovevano far pervenire al sindaco del comune nelle cui liste sono iscritti, tra il decimo e il quinto giorno antecedente quello della votazione, una dichiarazione attestante la volontà di esprimere il voto presso il proprio domicilio; un certificato, rilasciato dal funzionario medico designato dalla Asl, che attesti l'esistenza delle condizioni previste. La richiesta è stata presentata da 1.820 elettori. Il personale che compone il seggio speciale, incaricato della raccolta del voto domiciliare, dovrà indossare camice/grembiule monouso, guanti, visiera con mascherina chirurgica oppure dispositivi di protezione facciale di tipo FFP2 o FFP3. Saranno sufficienti guanti e mascherina chirurgica per la raccolta dei voti degli elettori in quarantena. Tutelare i più anziani In una circolare trasmessa nei giorni scorsi a tutti i prefetti, il Viminale ha raccomandato di "sensibilizzare i sindaci affinché prevedano misure per tutelare gli elettori anziani o più fragili in considerazione della attuale situazione epidemiologica e valutino anche eventuali misure che consentano l'accesso agevolato al seggio elettorale". Il Dipartimento della protezione civile ha assicurato la disponibilità del volontariato di protezione civile a svolgere attività di assistenza agli elettori. Il voto nelle Rsa La raccolta del voto presso le strutture sociosanitarie e socioassistenziali (Rsa) dovrà essere il più rapida possibile e svolgersi all'interno di locali dedicati, sufficientemente ampi per poter mantenere il distanziamento e dotati di adeguato ricambio d'aria. Anche in tale ottica sono state previste stringenti misure di sicurezza: dai dispositivi da utilizzare alle autocertificazioni sul proprio stato di salute per il personale del seggio, oltre agli obblighi comuni di igiene e distanziamento.
San Gennaro ha rifatto il miracolo
Cronaca
Oggi 19-09-20, 14:04

San Gennaro ha rifatto il miracolo

AGI - Il duomo di Napoli era semivuoto anche per effetto delle norme anti contagio, ma il miracolo di San Gennaro, quest'anno più atteso se è possibile dai Napoletani come beneaugurante per sconfiggere il Covid-19, si è verificato ancora una volta alle 10,02 l'annuncio con lo sventolio del fazzoletto bianco da parte della deputazione di San Gennaro: il sangue del santo nell'ampolla si è sciolto. Come da tradizione è partito l'applauso dei presenti. L'accesso alla cattedrale e anche al porticato antistante era contingentato e riservato soltanto alle persone accreditate. Una norma valida anche per le patute, le donne che da secoli accompagnano con preghiere e invocazioni l'attesa del miracolo.  "Vi annuncio con gioia che il sangue è completamente sciolto, segno dell'amore, della bontà, della misericordia di Dio e della vicinanza, dell'amicizia del nostro San Gennaro", dice dall'altare l'arcivescovo di Napoli, cardinale Crescenzio Sepe, mentre il presidente della deputazione, il duca don Riccardo Carafa d'Andria, sventola il fazzoletto bianco. Ma questo 19 settembre è singolare, non solo per la ridotta processione con la quale l'ampolla contenente il sangue del martire cristiano è stata portata dalla Cappella all'altare, con il cardinale e tutti i presenti che indossavano la mascherina, o per l'accesso in Cappella cosentito solo alle 'patute' o 'parenti' per le invocazioni di rito. Le misure anticontagio hanno consentito ad appena 200 persone di sedere negli scranni del duomo, ad altre 100 di essere nell'annessa basilica di Santa Restituta e a 300 di seguire la cerimonia dal sagrato in sedie ben distate. Vietato l'accesso nel tratto di strada a ridosso di piazza del Duomo, con forze dell'ordine e protezione civile a occuparsi del filtraggio degli accreditati muniti di biglietto di invito e misurazione della temperatura. "Questa ricorrenza l'abbiamo attesa più di altre volte - conferma il cardinale Sepe nell'omelia - ci siamo avvicinati a essa con un'emozione tutta particolare, che abbiamo visto crescere, giorno dopo giorno, perché, come sempre, San Gennaro è stato con noi e ci ha accompagnato in questo tempo che ha sconvolto il mondo perche' segnato dalla pericolosità di una terribile pandemia da coronavirus che, purtroppo, continua ad essere una minaccia e ci impone restrizioni e stili di vita, rigorosi e assolutamente necessari". Napoli e il mondo affrontano dunque "un tempo di prova e di sofferenze non riconducibile a nessun altro triste evento". "In questo quadro così preoccupante, possiamo dire che San Gennaro non è stato a guardare", aggiunge il presule. La pandemia però "apre per Napoli un capitolo tutto nuovo e di prospettiva; oggi tocca a noi trovare insieme la via per uscire da questa crisi più forti e a testa alta". Il lockdown "ha messo in ginocchio l'economia. Abbiamo visto crescere, in una realtà già critica, nuove fasce di povertà, mentre i poveri sono diventati più poveri". Anche su questo versante San Gennaro "non ha fatto mancare la sua protezione" e "ha mosso il cuore della solidarietà sia nel campo sanitario, sia in persone sensibili e generose che non hanno fatto mancare il loro concreto aiuto a tantissime famiglie indigenti". "Ci stiamo rendendo conto che davvero niente è più come prima - sottolinea il cardinale - ora cadono gli alibi, ma cresce la nostra responsabilità diretta che deve regolare il rapporto tra ognuno di noi e la comunità, tenendo conto che il Covid-19 è sempre in agguato e che altri virus infestano, non da oggi, la vita quotidiana di Napoli e del suo territorio". Il pensiero è alla violenza, "che continua a essere praticata con leggerezza e crudeltà", ma anche "al pericolo di ingerenza e inquinamento della malavita comune e organizzata, che tenta di accaparrarsi risorse destinate alla ripresa economica, di assoldare proseliti attraverso incarichi delinquenziali o prestito di danaro". Un "attaco" alla città "piu' vile che mai, perché anche in questo tempo di crisi, il suo obiettivo e' quello di trarre profitto", perseguito "da quanti continuano a rincorrere la ricchezza attraverso le illegalità, l'affarismo, la corruzione, le truffe, l'egoismo, la prevaricazione, le ingiustizie, la sete di dominio, il potere non come servizio, ma come arma contro il bene comune". La mancanza di lavoro crea poi "disperazione e affievolimento di valori", ed è acuita dal "dramma di quanti, abituati a vivere alla giornata, hanno visto venir meno anche questa precaria attività e il modesto reddito". Ma ci sono anche giovani, "portatori del vero contagio della speranza", ma che "finiscono nella delusione e nell'avvilimento perche' dal mondo degli adulti non riescono ad avere concrete risposte". C'è poi l'emarginazione sociale, "che mortifica la dignità dell'uomo e, talvolta, lo rende vulnerabile fino ad annientarlo". "Alla fine di questo tunnel senza luce, come somma dei mali, non c'è altro se non un divario tra uomo e uomo, ossia il vero e preoccupante distanziamento sociale che altera il senso di appartenenza alla stessa comunità, alla stessa famiglia umana, creando delusione, insoddisfazione, reazione e proteste". Contro questi pericoli, "i giovani sono chiamati ad essere il primo argine, come protagonisti del cambiamento. Tutti sappiamo bene che loro sono la vera, grande risorsa di Napoli e del Sud. Sono la speranza. Bisogna puntare su di essi per preparare, nel laboratorio della vita quotidiana, quel vaccino salvifico, capace di contrastare i mali, vecchi e nuovi, di costruire la società delle certezze e del bene comune". "Sentiamo più forte che mai la vicinanza del Patrono. Lui conosce i bisogni di Napoli e, più di tutti, conosce l'oggi della sua città. Vede le sue sofferenze, ma è sempre pronto ad alimentare le sue speranze. E a tendere la mano per aiutare a rialzarci, anche dopo questo nuovo tempo di prova. Ma noi dobbiamo dimostrare nei fatti di essere degni della sua protezione e della sua intercessione", conclude l'arcivescovo. 
Padre Maccalli sarebbe ancora vivo, la liberazione "questione di tempo"
Estero
Oggi 19-09-20, 13:49

Padre Maccalli sarebbe ancora vivo, la liberazione "questione di tempo"

AGI - Sarebbe ancora vivo, e la sua liberazione questione di tempo, Padre Luigi Maccalli, il missionario italiani rapito da un gruppo di estremisti islamici in Niger esattamente due anni fa. "A Bomoanga, nella comunità dove padre Maccalli ha operato fino al giorno stesso del suo rapimento, si dà per scontato che lui sia vivo. Le persone non hanno alcun dubbio: è solo questione di tempo, dicono, lui tornerà. C'è fiducia ma anche tanta paura", ha dichiarato al Sir padre Mauro Armanino, missionario dello Società delle missioni africane (Sma) a Niamey, capitale nigerina. Maccalli, sparito la sera del 17 settembre di due anni fa, è una delle molte vittime (sono centinaia i rapiti), dei gruppi armati di matrice jihadista che hanno ormai il controllo di una larga fetta del Paese dalle frontiere labili, spiega a Vatican News il suo superiore alla Società delle Missioni africane, padre Antonio Porcellato. "Le grosse sigle islamiste non hanno rivendicato il rapimento, ma noi sappiamo che questi piccoli gruppi armati radicali, che sono presenti qui in Niger da almeno dieci anni, hanno il controllo di tutta l'area più defilata e lontana dalla capitale", aggiunge il missionario. L'ultima segnalazione riguardante il religioso risale ad un video del marzo scorso, poi il silenzio."Dalla Farnesina ci dicono che questi rapimenti sono questioni lunghe e complesse" - sottolinea Armanino - "ma la comunità non ha mai smesso di pregare e sperare". Il sequestro avvenne una settimana dopo il rientro di Maccalli da un periodo di vacanze in Italia ed è proprio in Italia che, nella sua diocesi, ogni 17 del mese da due anni, una Messa, o come nel caso di questa sera, una Veglia rimette nel cuore di Dio la sorte del missionario e di quanti come lui sono stati rapiti o sono scomparsi. La realtà dell'area del Niger e dei paesi confinanti, come Mali e Burkina Faso, è drammatica: la guerriglia - spiega ancora Porcellato - arruola i giovani con promesse di futuro e guadagni e minaccia le comunità cristiane .Dunque per i sacerdoti e le religiose si parla tra difficoltà e sofferenze, di "resilienza".
Perché l'intesa tra Luxottica e Facebook è da tenere d'occhio
Economia e Finanza
Oggi 19-09-20, 13:48

Perché l'intesa tra Luxottica e Facebook è da tenere d'occhio

Facebook ed EssilorLuxottica produrrano smart glasses. Mark Zuckerberg non ha mai fatto mistero di voler ampliare la gamma di hardware; il gruppo che fa capo a Leonardo Del Vecchio non è al primo accordo con società tecnologiche (anche se, fino a ora, senza grande successo). L'intesa, quindi, arriva da lontano. E dopo aver fatto l'abitudine ai dispositivi indossabili (smartwatch in testa), il mercato potrebbe essere maturo anche per portare la tecnologia davanti agli occhi. Gli occhiali sostituiranno gli smartphone? Maggio 2019: Mark Zuckerberg fa spese a Milano. E visto che c'è prende un elicottero con Del Vecchio per atterrare ad Agordo (in provincia di Belluno), dove il gruppo è stato fondato e conserva gli stabilimenti produttivi italiani. Passano pochi mesi e, un anno esatto fa, Cnbc scrive che Facebook sarebbe al lavoro per costruire i suoi primi smart glasses. Nome in codice del progetto: Orion. Arrivo previsto sul mercato: 2023-2025. Partner: Ray-Ban (marchio di Luxottica). I protagonisti sono gli stessi, ma non è dato sapere se il futuro prodotto sia figlio di Orion o abbia seguito un altro percorso. Al di là di questo dettaglio, nell'articolo di Cnbc erano emersi alcuni particolari che, riletti oggi, potrebbe trasformarsi da indiscrezioni in indicazioni. La fonte della notizia (che, visto quanto rivelato in questi giorni, acquisisce ulteriore credibilità) aveva affermato che i nuovi occhiali fossero concepiti per “sostituire gli smartphone”. Sfida ambiziosa, che però Facebook potrebbe affrontare senza troppe remore. Per una semplice ragione: non produce smartphone. E non ha quindi il timore di erodere un proprio mercato. Apple (di cui si vocifera come prossimo produttore di smart glasses), ad esempio, non può certo dire con la stessa leggerezza di voler sostituire gli iPhone con un paio di occhiali. Facebook missione hardware Se la Mela deve misurare con maggior cura i propri passi, Facebook può muoversi nel mercato dell'hardware come un pachiderma. Ha poco da perdere, tanti soldi da spendere e un mercato da guadagnare. Oltre ai visori della controllata Oculus, al momento il gruppo ha un solo prodotto che esce dalla fabbrica con il proprio marchio: lo smart speaker Portal. Gli occhiali potrebbero essere il prossimo. Al momento gli hardware rappresentano una componente marginale del bilancio, quasi tutto pubblicitario: sono diluiti (assieme ad altre entrate come le commissioni sui servizi di pagamento) nella voce “altri ricavi”, che nei primi sei mesi del 2020 ha incassato l'1,8% del totale. Una quota che Facebook vuole ampliare, come dimostra una nota a margine dell'ultimo bilancio. Tra gennaio e giugno, gli investimenti in ricerca e sviluppo sono aumentati del 37% anno su anno. Soprattutto per un motivo: sono stati assunti ingegneri e tecnici, “in particolare per supportare lo sviluppo di prodotti hardware”. Come scritto nel documento inviato lo scorso luglio alla Sec, Facebook ammette di “non avere un'esperienza significativa” nel settore. E di non essere certo che gli investimenti si traducano in profitti. Ma vale la pena tentare, perché i dispositivi non sono solo dispositivi: sono porte d'ingresso ai servizi del gruppo, magari governati da un assistente digitale fatto in casa (altra voce che circola ormai da mesi). Portal si è, infatti, affidato ad Alexa (made in Amazon). Occhiali “davvero” alla moda Le indiscrezioni di un anno fa sulle funzioni sviluppate all'interno del progetto Orion (permettere agli utenti di fare chiamate, ottenere informazioni in un piccolo display sulla lente e trasmettere il proprio punto di vista ad amici e follower) sembrano in parte confermate dalle dichiarazioni ufficiali delle due compagnie, che però restano più vaghe: “Le app e le tecnologie di Facebook, i marchi e la leadership nell'eyewear di Luxottica e le tecnologie all'avanguardia delle lenti Essilor aiuteranno le persone a rimanere in contatto con amici e familiari”. Grazie a quelli che vengono definiti “i primi smart glasses davvero alla moda”. In quel “davvero” ci sono tutti gli esperimenti falliti del passato. Già, perché non è certo questo il primo tentativo di far convivere tecnologia e lenti. Mai però si è arrivati a un equilibrio appetibile. I precedenti poco felici Impossibile non citare i Google Glass, uno dei maggiori flop nella storia di Mountain View. Battezzati tra il 2013 e il 2014, non hanno mai avuto davvero mercato. Forse perché non brillavano in fatto di stile. Nessuno vuole un prodotto brutto, ancor meno se – anziché stare in tasca – lo porti in faccia. Dalle parti di Big G se ne erano probabilmente accorti, tanto da firmare una partnership proprio con Luxottica. Marzo 2014: le due società siglano “una collaborazione strategica di ampia portata per creare dispositivi indossabili innovativi e iconici”. “In particolare – si legge in un comunicato - le due aziende formeranno una squadra di esperti dedicati a design, sviluppo, strumentazione e ingegneria dei prodotti Glass che uniscono moda e lifestyle all'innovazione tecnologica”. Risultati, pochi. Più o meno nello stesso periodo, Luxottica ha lavorato con Intel per realizzare gli Oakley Radar Pace, un paio di occhiali connessi con auricolari per avere un allenatore a portata di orecchio. Un altro passo nella visione di Zuckerberg Insomma, che si osservi l'accordo dalla prospettiva di ExilorLuxottica o da quella di Facebook, non si tratta certo di una scelta improvvisata. Le sue radici sono solide. E le idee di Mark Zuckerberg chiare: la fonte di Cnbc aveva sottolineato che il progetto smart glasses suscitasse “forte interesse” nel ceo. E forse questo spiega il perché i tempi previsti da Orion si siano accorciati. Ma non solo. Quando Facebook si muove, è utile andare a rivedere la roadmap rivelata nel 2016 durante la conferenza degli sviluppatori. In un semplice schema, Zuckerberg indicava cosa sarebbe stato del gruppo nei successivi dieci anni. Entro i primi tre anni Facebook sarebbe diventato “un ecosistema”, all'interno del quale si sarebbero mossi WhatsApp, Instagram e Messenger. Entro un decennio (cioè entro il 2026), il gruppo avrebbe puntato su tre insiemi di tecnologie: connettività, intelligenza artificiale e realtà virtuale/aumentata. Cioè, prima di tutto, visori e altri dispositivi che permettano di indossare i servizi di Facebook. Davanti agli occhi.  
Come saremo protetti dal contagio quando andremo a votare?
Politica
Oggi 19-09-20, 13:03

Come saremo protetti dal contagio quando andremo a votare?

AGI - Decreti, circolari e protocolli: è ricca la messe di disposizioni tra le quali si dibattono presidenti e scrutatori in occasione dell'election day di domani e lunedì. Una produzione normativa resa necessaria da una epidemia di Covid-19 che, dopo la tregua estiva, sembra rialzare il capo. Ma non sono solo gli addetti ai seggi a doversi adeguare. Un ruolo fondamentale lo giocheranno gli elettori: il protocollo sanitario predisposto dal ministero dell'Interno e dal Ministero della salute il 7 agosto, indica all'elettore tutte e procedure da seguire prima, durante e dopo il voto. Misurare la temperatura a casa Prima di andare a votare, prima di tutto, si raccomanda di misurare la temperatura corporea e di rimanere a casa se si superano i 37,5 gradi. Stessa cosa se si ha tosse o mal di gola o se ci si rende conto di respirare con difficoltà: rimanere a casa. Si raccomanda, inoltre, di non andare a votare se si è stati in quarantena o in isolamento domiciliare negli ultimi 14 giorni o se si è entrati in contatto con persone risultate positive ai test anti Covid. "Per tali ragioni", si legge nel protocollo, "il Comitato tecnico Scientifico non ritiene necessaria la misurazione corporea durante l'accesso ai seggi". Necessaria è invece la mascherina, "da parte di tutti gli elettori e di ogni altro soggetto avente diritto all'accesso al seggio (es rappresentanti di lista)".  Igienizzarsi per tre volte Nei seggi che prevedono più sezioni elettorali, al fine di evitare la formazione di assembramenti, sono previste delle aree di attesa all'esterno. Al momento dell'accesso nel seggio, l'elettore dovrà procedere alla igienizzazione delle mani con gel idroalcolico messo a disposizione in prossimità della porta. Quindi l'elettore, dopo essersi avvicinato ai componenti del seggio per l'identificazione e prima di ricevere la scheda e la matita, provvederà ad igienizzarsi nuovamente le mani. Completate le operazioni di voto, è consigliata una ulteriore detersione delle mani prima di lasciare il seggio.  I guanti per le suppletive Quanto ai componenti dei seggi, essi devono indossare la mascherina chirurgica, mantenere sempre la distanza di almeno un metro dagli altri componenti e procedere ad una frequente e accurata igiene delle mani. L'uso dei guanti è consigliato solo per le operazioni di spoglio delle schede, mentre non appare necessario durante la gestione delle altre fasi del procedimento. Il Presidente del seggio deve, comunque, utilizzare i guanti al momento dell'inserimento della scheda elettorale nell'urna. Tuttavia, la circolare 39/2020 del Ministero dell'Interno, emanata il 14 agosto, prevede che "l'elettore, dopo essersi recato in cabina, aver votato e ripiegato la scheda o le schede, provvede a inserirle personalmente nella corrispondente urna". Fanno eccezione le operazioni per le elezioni suppletive del Senato della Sardegna e 9 del Veneto: "Rimane fermo l'obbligo dell'elettore di consegnare la scheda votata per tale consultazione, opportunamente piegata, al presidente di seggio (o chi ne fa le veci), il quale è tenuto a staccare il tagliando antifrode dalla scheda medesima e a collocarla, quindi, nell'urna". In quest'ultima circostanza il presidente, o chi per lui, indosserà i guanti per ricevere la scheda votata.     Negli ospedali Particolare attenzione è riservata alle sezioni ospedaliere. "Nel caso vi siano elettori ricoverati che non possano accedere alla cabina in relazione alle proprie condizioni di salute, a supporto delle sezioni ospedaliere opera anche il seggio speciale (composto da un presidente e due scrutatori) ai soli fini della raccolta del voto", si legge nella circolare che richiama il decreto Anti Covid, il quale stabilisce anche "in occasione delle elezioni dell'anno 2020, presso tutte le strutture sanitarie che abbiano almeno 100 posti-letto, ove sono ospitati i predetti reparti Covid-19, devono essere costituite sezioni ospedaliere composte nel rispetto della normativa prevista per le diverse consultazioni elettorali e referendarie, con funzioni di raccolta del voto e di spoglio delle schede votate". In quarantena Per i ricoverati presso reparti Covid-19 "si provvede alla raccolta del voto tramite i seggi speciali istituiti presso le strutture ospedaliere con almeno 100 posti-letto, che ospitano reparti Covid-19, più prossime territorialmente". Gli elettori sottoposti a trattamento domiciliare e quelli in quarantena o in isolamento per Covid-19 possono votare da casa se, nei giorni precedenti al voto, avranno inviato richiesta al comune di residenza tra il decimo e il quinto giorno precedente al voto.
Banksy ha perso la battaglia legale su una delle sue opere più famose
Cultura e Spettacolo
Oggi 19-09-20, 12:54

Banksy ha perso la battaglia legale su una delle sue opere più famose

AGI - L'artista britannico Banksy ha perso il marchio di uno dei suoi graffiti più famosi, "The Flower Thrower", perché il fatto non abbia mai rivelato la sua identità significa che non può essere formalmente identificato come l'autore. Lo ha deciso una sentenza dell'Ufficio dell'Unione europea per la proprietà intellettuale (Euipo) e riguarda una delle opere più famose di Banksy, apparsa su un muro a Gerusalemme nel 2005. La battaglia andava avanti da due anni e lo ha visto contrapposto a un'azienda di biglietti di auguri. Il murales raffigura un manifestante palestinese con il volto coperto da una bandana nell'atto di lanciare un mazzo di fiori come se fosse una bomba molotov. Il misterioso 'street artist', le cui opere appaiono di tanto in tanto, dall'oggi al domani, sui muri degli edifici di tutto il mondo, aveva depositato il marchio per questa immagine presso l'Unione Europea nel 2014. Ma nel 2018, un produttore di biglietti di auguri, Full Color Black, che voleva utilizzare l'opera per i suoi prodotti, ha contestato la decisione, sostenendo che Banksy aveva depositato il marchio in "malafede", vale a dire senza l'intenzione di utilizzarlo per un prodotto o un servizio. E l'ufficio europeo competente per la proprietà intellettuale gli ha dato ragione. "È chiaro che quando (Banksy) ha depositato il marchio, non aveva intenzione di utilizzare l'opera per commercializzare beni o fornire servizi", ha affermato l'Euipo, aggiungendo che l'anonimato gli gioca contro. "Il problema posto dai diritti di Banksy sull'opera 'The Flower Thrower' è chiaro: proteggere il suo 'copyright', gli richiederebbe la perdita dell'anonimato, il che lo danneggerebbe". Ma questo anonimato fa in modo che "non possa essere identificato in modo inequivocabile come il proprietario di queste opere". L'Ueipo ha stabilito in definitiva che non e' valida la registrazione del marchio e ha condannato Banksy e il suo rappresentante legale a pagare le spese legali di Full Color Black. Se vuole, nei prossimi due mesi, Banksy potrà presentare ricorso. 
Le donne 'disinvolte' non hanno meno diritti delle altre. Lo dice un giudice
Cronaca
Oggi 19-09-20, 12:52

Le donne 'disinvolte' non hanno meno diritti delle altre. Lo dice un giudice

AGI  “Dai commenti alla sentenza emerge che  qualcuno ritiene che la vittima che abbia avuto una pluralità di rapporti sessuali possa essere trattata diversamente da una che ha una vita, tra virgolette, normale, ma questo non è vero nel nostro ordinamento”. Il giudice di Milano Fabio Roia, presidente del Tribunale misure di prevenzione e premiato con l'Ambrogino d'oro, la massima onorificenza assegnata dal Comune di Milano, per il suo impegno nelle aule e fuori a contrasto della violenza sulle donne, valuta le reazioni innescate dalla sentenza che ha ridotto la pena a un uomo colpevole di violenza sessuale  perché “esasperato dalla condotta troppo disinvolta" della vittima.    “Questa sentenza – spiega all'AGI il magistrato che è anche consulente della Commissione parlamentare d'inchiesta sul femminicidio – ‘lavora' sull'intensità del dolo. Il giudice  ha il dovere di pesare il grado di colpevolezza, uno dei parametri per irrogare le pene è la pesatura del dolo. Quello che qui si voleva dire è stato detto probabilmente in una maniera impropria, cioè che quel tipo di contesto, che però non deve avere connotazioni morali, di disvalore o di inferiorità della vittima, ha creato nell'aggressore un dolo che meritava una risposta sanzionatoria inferiore.  Non è che chi esercita la prostituzione per libera scelta abbia meno diritti di una donna che invece non la esercita e meno tutele. Non è e non potrebbe essere, sarebbe aberrante”. Roia ne fa un discorso generale sulla necessità di comunicare "in modo adeguato", da parte degli operatori del diritto ma anche dei media, temi sensibili come quello della violenza sulle donne.  "Bisogna che il giudice primo tra tutti, ma anche chi partecipa a processi per questo genere di reati, vinca stereotipi e pregiudizi che puoi anche inconsapevolmente avere e poi bisogna adottare una tecnica che affronti i temi in maniera molto asettica, quindi non scivolando in giudizi morali, come spesso avviene nei confronti della vittima. Questo vale anche per gli avvocati che a volte pongono domande sulla moralità della vittima. Bisogna avere la consapevolezza che le parole hanno un peso molto particolare in questo contesto. Quello che è apparso dalla sentenza è che poiché la vittima aveva determinate caratteristiche di libertà sessuale sia stata punita meno severamente, ma è una percezione sbagliata. Occorre che operatori e media si formino su questi temi, anche nelle scuole di magistratura".
Le differenze tra la prima e la seconda ondata del Covid
Cronaca
Oggi 19-09-20, 12:45

Le differenze tra la prima e la seconda ondata del Covid

AGI - L'epidemia rialza la testa, i contagi tornano a salire, così come i ricoveri, le terapie intensive, e molto lentamente anche i decessi. In Italia è cominciata la terza fase dell'epidemia: dopo la prima, quella più drammatica, con una crescita esponenziale e apparentemente incontrollabile tra febbraio e aprile che ha costretto al lockdown, è arrivata la ritirata, più lenta e oscillante, ma via via più marcata, che ha portato al crollo del numero dei nuovi casi e all'abbattimento pressoché totale di ricoveri e decessi. Da agosto è però iniziata la risalita, che sembra al momento assai diversa da quella vertiginosa della prima fase ma presenta numerose incognite, a partire dal fatto che siamo ancora in estate, e nessuno può prevedere cosa succederà in inverno, il secondo nell'era del coronavirus. Tre fasi: per questo nell'altalena dei dati è possibile fare un confronto fra tre giornate accomunate dal numero dei nuovi contagi, ma diversissime da tutti gli altri punti di vista, per tentare di capire cosa sta succedendo e cosa succederà. I dati dell'ultima settimana Ieri si sono registrati 1.907 nuovi casi, un balzo in avanti rispetto ai 1.585 del giorno prima. Tuttavia le percentuali tra asintomatici, casi lievi e casi gravi o gravissimi sono completamente cambiate. Secondo i dati Iss, aggiornati al 15 settembre, oggi tra tutti i malati ancora attivi (esclusi quindi i guariti e i deceduti) lo 0,49% è in terapia intensiva: il 27 aprile, intorno al picco della prima ondata (che vide proprio in quei giorni il massimo di posti letto occupati dai malati critici, oltre 4mila), era il 2%. E ancora: i ricoverati in regime ordinario sono oggi il 4,79% del totale, mentre ad aprile erano il 17,5%. I casi definiti “lievemente sintomatici” sono il 19,89%, mentre erano il 35,5%, e i pauci-sintomatici sono oggi il 14,15% contro il 16,3% di 5 mesi fa. A cambiare ancora più radicalmente è il dato sugli asintomatici: nel pieno della prima ondata erano appena il 13,3%, oggi sono il 60,77%. Al dato del 27 aprile si aggiunge poi un 13,3% con condizioni cliniche “non specificate”, lascito probabilmente della grande difficoltà di quelle settimane a raccogliere i dati dopo lo “tsunami” di marzo. Partendo dal presupposto che, malgrado le numerose ipotesi avanzate in questi mesi circa un virus “addolcito” rispetto alla strage dello scorso inverno, non ci sono ancora prove scientifiche convincenti, la ragione di queste differenze così evidenti va cercata altrove. La prima, come si è detto spesso, è la modifica radicale dei criteri diagnostici: all'inizio dell'epidemia, e ricordarlo oggi sembra sia già passata un'eternità, le raccomandazioni del ministero della Salute e del neonato Comitato tecnico-scientifico erano quelle di eseguire il tampone prevalentemente su soggetti sintomatici o con link accertati con casi positivi. Le differenze tra prima e seconda ondata Sulla scorta dei suggerimenti dell'Oms, tragicamente erronei visto che si basavano sulla convinzione che solo i sintomatici contagiassero e che comunque gli asintomatici fossero in percentuale molto pochi. Oggi sappiamo che è esattamente il contrario, per questo i test sono molto più a tappeto. Per giunta, nella prima ondata il sistema era palesemente non pronto (in Italia ma anche, come si è visto, nel resto del mondo), quindi la quota di malati non identificati da screening e tracciamenti è via via aumentata. In sostanza, è cambiato il denominatore, che ampliandosi e comprendendo schiere di positivi senza sintomi, specialmente i giovani che nella prima fase erano quasi del tutto sfuggiti ai radar, ha causato il calo matematico della quota di casi gravi o gravissimi. Inoltre sono migliorate le capacità diagnostiche dei medici, la risposta del sistema sanitario, la protezione verso le categorie più fragili (a partire dalle Rsa falcidiate dalla prima ondata), senza dimenticare l'elemento più importante, cioè le misure di protezione ormai adottate da mesi, cui si aggiunge la riduzione dell'età media, che dai 60 anni della prima fase è scesa sotto i 30 nel periodo di “bassa marea”, per tornare adesso a risalire e a superare i 40 anni. Ecco perché i 1.907 casi di ieri sono completamente diversi dai 1.900 casi che si registrarono, ad esempio, il 2 maggio: i tamponi erano 55mila quel giorno, mentre ieri sfioravano i 100 mila. Con una percentuale testati-tamponi del 6,08% (ossia ogni 100 persone testate 6 risultavano positive), mentre ieri era del 2,75%. Meno appropriato è il confronto numerico con l'occupazione delle terapie intensive e dei decessi, imparagonabili perché il 2 maggio avevamo ancora gli ospedali pieni dei malati della prima ondata: se oggi le terapie intensive occupate sono poco più di 200, il 2 maggio erano 1.539, con un trend però in netto calo, mentre i ricoverati erano 17.357 contro i 2.387 di oggi. Essendo di nuovo in una fase di crescita, è quindi più appropriato paragonare i dati di ieri con quelli dell'11 marzo, nel pieno della prima ondata: all'epoca i nuovi casi erano 1.797, quindi persino meno di quelli di ieri, ma i decessi furono 97 (ieri 10), avevamo già 5.838 ricoverati e addirittura 1.028 in terapia intensiva, in netta crescita. Gli anziani restano più a rischio Insomma, a detta degli esperti le differenze sono legate a più fattori: il criterio diagnostico diverso, le migliorate capacità del sistema nel suo complesso, il diverso identikit dei soggetti contagiati e l'uso delle precauzioni con cui tutti abbiamo imparato a convivere. Cui va aggiunto l'obbligo di sottoporre a tampone i pazienti in procinto di ricoverarsi per altri problemi, una sorta di ulteriore screening da cui sono emersi in questo mese migliaia di casi che poi, in automatico, vengono conteggiati tra i ricoveri pur essendo il paziente in ospedale magari per un ernia o per una frattura. Non per niente il virus, di suo, sembra essere sempre quello, con una netta predilezione per i più anziani: scorrendo gli ultimi dati Iss sui decessi, aggiornati al 7 settembre, è facile notare che il profilo delle vittime di questo mese non si discosta, se non appunto per il fattore numerico, da quello di marzo. L'età media è rimasta sempre sugli 80 anni, con un lieve calo nell'ultimo mese (ora è 78 anni) ma a conferma comunque che sono gli anziani i soggetti più a rischio. Tanto più se con diverse patologie pregresse: proprio come a marzo le vittime del Covid in Italia soffrivano in media di altre 3 patologie. Appena il 3,8% non ne aveva, il 13,6% ne aveva una, il 20,1% due e il 62,6% 3 o più patologie.  Febbre, dispnea e tosse rappresentavano e rappresentano tuttora i sintomi più comuni nei pazienti costretti al ricovero. Si potrebbe dire, in conclusione, che forse il virus non è cambiato, ma siamo sicuramente cambiati noi. Segno che nella infinita disputa tra scienziati “ottimisti” e “pessimisti” forse quello che servirebbe di più ora per evitare che la terza fase somigli pericolosamente alla prima è solo un po' di realismo.
I due farmaci potentissimi contro il tumore al colon-retto
Cronaca
Oggi 19-09-20, 12:19

I due farmaci potentissimi contro il tumore al colon-retto

AGI - Due armi sono meglio di una, per combattere il tumore al colon-retto metastatico: l'associazione di due anticorpi monoclonali, un farmaco a bersaglio molecolare e un immunoterapico, può arrivare a raddoppiare la sopravvivenza nei malati che rispondono meglio alla cura. Lo dimostra lo studio CAVE mCRC, una sperimentazione clinica di fase II a singolo braccio di trattamento condotta in otto Centri di ricerca italiani e coordinata dall'Università della Campania Luigi Vanvitelli nell'ambito del progetto di ricerca I-Cure, interamente finanziato dalla Regione Campania per il triennio 2018-2020: cetuximab, anticorpo che blocca il recettore per il fattore di crescita epidermico (EGFR) presente sulle cellule neoplastiche, e avelumab, un immunoterapico anti-PD-L1 che modula la risposta immunitaria del paziente contro le cellule tumorali, agiscono infatti in sinergia e sono in grado di rallentare la progressione del tumore metastatico, candidandosi a diventare una strategia di terza linea per i pazienti in cui le altre opzioni terapeutiche abbiano fallito. Lo studio ha coinvolto 77 pazienti con tumore del colon-retto metastatico senza mutazioni dei geni della famiglia RAS, trattati da agosto 2018 a febbraio 2020, il 30% presso l'Università Vanvitelli, ed è stato presentato oggi al congresso virtuale della European Society for Medical Oncology (ESMO). "La terapia con cetuximab e avelumab viene effettuata in questi pazienti con una strategia definita di 'rechallenge' - spiega Fortunato Ciardiello, professore ordinario del Dipartimento di Medicina di Precisione dell'Università della Campania Luigi Vanvitelli, coordinatore dello studio e past-president ESMO -. Si tratta della ripresa del trattamento con farmaci anti-EGFR in terza linea di terapia, in pazienti che dopo un'iniziale risposta a tali farmaci hanno purtroppo avuto la progressione di malattia e hanno pertanto ricevuto un successivo, diverso trattamento. In questi pazienti la malattia metastatica riprende e diventa resistente alle terapie oncologiche: la prognosi è negativa e i trattamenti di terza linea attuali sono efficaci in una porzione relativamente piccola di pazienti, con una sopravvivenza in media di circa 8 mesi". La sopravvivenza media risale I ricercatori hanno perciò provato la combinazione di cetuximab e avelumab, già utilizzato nel carcinoma a cellule di Merkel (un tumore raro della pelle) ma non nel cancro del colon-retto, per verificare se possano funzionare in sinergia. E la prova ha funzionato, molto bene. I dati mostrano infatti che con la terapia combinata la sopravvivenza mediana sale a 13,1 mesi, con una sopravvivenza libera da progressione di 3.6 mesi e il controllo di malattia globale nel 65% dei pazienti, due su tre. In 56 pazienti è stata effettuata anche una biopsia liquida, per analizzare se nel corso della terapia si fossero manifestate mutazioni di KRAS, NRAS e BRAF che potrebbero averne influenzato l'efficacia: il test, facilmente ripetibile, fornisce una sorta di carta d'identità genetica del tumore e consiste nella raccolta del plasma del paziente con un semplice prelievo di sangue per evidenziare la presenza di mutazioni che caratterizzano la neoplasia nel DNA circolante, derivato dai siti tumorali del singolo paziente. "Le mutazioni, che rendono il tumore non responsivo a cetuximab, si sono verificate soltanto in 15 casi, gli altri sono rimasti RAS 'wild type', ovvero senza alcuna mutazione, durante tutto il trattamento - aggiunge Erika Martinelli, professore associato del Dipartimento di Medicina di Precisione dell'Università della Campania Luigi Vanvitelli. L'efficacia della cura è risultata ancora più significativa nei pazienti rimasti senza mutazioni: la sopravvivenza mediana è stata di 16.5 mesi, quella libera da progressione di 4.3 mesi e si è avuto il controllo globale di malattia nel 73% dei casi, tre su quattro. Il 39% dei pazienti con malattia RAS 'wild type' inoltre ha una sopravvivenza libera da progressione maggiore di 6 mesi. Tutto questo con un profilo di sicurezza assolutamente accettabile: soltanto una leggera tossicita' cutanea (nel 14% dei casi) e diarrea (nel 4%)". Risposta migliore alla cura L'associazione consente di applicare l'immunoterapia ai tumori al colon-retto, che in genere rispondono poco all'impiego dei farmaci che influenzano la risposta immunitaria nei confronti del tumore: "Solo circa il 5% dei tumori al colon-retto risponde all'immunoterapia, ma in questo studio l'impiego di un immunoterapico quale avelumab in terza linea su pazienti metastatici sembra in grado di potenziare la risposta a cetuximab - riprende Ciardiello -. Se confermati da studi randomizzati di fase III, questi risultati permetterebbero di aggiungere una nuova efficace linea di terapia nella strategia globale e sequenziale di trattamento per i pazienti con cancro del colon-retto metastatico. Nei pazienti senza mutazioni per i geni KRAS, NRAS e BRAF cetuximab e avelumab potrebbero costituire una nuova terza linea di terapia che, grazie all'associazione di due anticorpi monoclonali e in assenza di chemioterapia, comporta un significativo incremento dell'attesa di vita".
Nelle tensioni in aumento fra Cina e Taiwan, Washington non resta a guardare
Estero
Oggi 19-09-20, 12:18

Nelle tensioni in aumento fra Cina e Taiwan, Washington non resta a guardare

AGI - La tensione tra Cina e Taiwan torna a crescere e a mostrare i limiti della relazione tra i due lati dello Stretto, sotto gli occhi di Washington, che guarda con attenzione all'isola di 23 milioni di abitanti. Pechino rivendica Taiwan come parte del proprio territorio in base al principio dell'"unica Cina", che non è riconosciuto oggi da Taipei, e sulla cui interpretazione l'isola ha sempre sottolineato la divergenza con la Cina. Durante la visita di questi giorni del sottosegretario agli Affari economici del Dipartimento di Stato Usa Keith Krach, il ministero della Difesa di Taiwan ha confermato incursioni nel proprio spazio aereo di 18 aerei militari cinesi e ha alzato in risposta i propri caccia: “Spacconate militari” della Cina, le ha definite il capo della diplomazia Usa, Mike Pompeo, ma Pechino, irritata dalla visita di Krach, ha lanciato esercizi militari nelle acque dello Stretto. Oggi Krach ha partecipato a Taipei ai funerali dell'ex presidente di Taiwan Lee Teng-hui,  con l'attuale presidente Tsai Ing-wen.   Il confronto è fra autoritarismo e democrazia  Il confronto assume contorni sempre più ideologici: Taiwan si presenta come baluardo della democrazia, che resiste all'autoritarismo della Repubblica popolare cinese, e si appella alle democrazie mondiali. “Sicuramente la dicotomia autoritarismo-democrazia funziona benissimo, è poi è una realtà”, ha detto all'Agi Stefano Pelaggi, docente presso l'Università La Sapienza di Roma e research fellow presso il Taiwan Center for International Strategic Studies. Taiwan, prosegue, “è uno dei pochi casi in cui il sistema di rappresentanza è diventato parte dell'identità nazionale, cosa abbastanza inusuale”. Andando più a fondo, il rapporto tra Taipei e Pechino prevede, però, anche un'interdipendenza economica, con un milione mezzo di taiwanesi che vivono permanentemente in Cina, e diverse aziende. “Non hanno numeri alti, ma sono rilevanti, come Foxconn. Non è, quindi, una relazione tra Davide e Golia”, commenta l'accademico, ma piuttosto una situazione di stallo in cui “nessuna delle parti può fare un passo indietro, ma neppure un passo avanti". I rischi, prevede, “sarebbero enormi: Taiwan ha un esercito di tutto riguardo, che non può competere con l'Esercito di Liberazione Popolare cinese, ma è altamente competitivo”. L'isola, in caso di invasione cinese, dovrebbe essere conquistata “metro su metro”. Anche negli episodi di tensione più alta - come gli sconfinamenti degli spazi aerei da parte di caccia cinesi - appare esserci sempre “una sorta di misura, un'estrema attenzione a quello che succede, ma mai la volontà di cambiare lo status quo”. Il sostegno degli Usa non è mai stato tanto forte  L'ipotesi estrema del ricorso all'uso della forza, che trapela in articoli pubblicati dalla stampa più nazionalista di Pechino, troverebbe l'opposizione degli Stati Uniti. “Il sostegno a favore di Taiwan non è mai stato così forte come in questi anni a Washington”, afferma Pelaggi. “Bisogna tornare a prima degli anni Settanta per vedere un supporto così bipartisan, perché anche il Partito democratico non ha mai segnalato un'incrinatura in questi anni”. Senza contare che il processo di “taiwanizzazione” dell'isola è ormai in fase molto avanzata, e solo una piccola parte dei cittadini di Taiwan, “hard-liner” li definisce lo studioso della Sapienza, oggi si riconosce come cinese. “L'allontanamento da Pechino è ormai segnato”, conclude Pelaggi. “Questa dimensione ha creato condizioni che rendono praticamente impossibile il processo che Pechino pensava. Avrebbero dovuto farlo dieci anni fa, ma la Cina di dieci anni fa non poteva permettersi di farlo: è stato perso il treno, e anche a Pechino sanno che non c'è modo di portarlo indietro”.
È morto Diego Planeta, padre del rinascimento del vino siciliano
Economia e Finanza
Oggi 19-09-20, 12:12

È morto Diego Planeta, padre del rinascimento del vino siciliano

AGI - Poliedrico, cosmopolita, visionario nei suoi interessi e nelle sue passioni. È morto a 80 anni uno dei padri fondatori dell'eccellenza del vino siciliano, Diego Planeta, nato a Palermo nel 1940. Nel 2004 è stato nominato Cavaliere del Lavoro dal presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi.    Storico presidente della più grande cantina sociale siciliana, la Settesoli di Menfi, sulla costa sud occidentale, una comunità di duemila soci, ciascuno dei quali coltiva il proprio vigneto, formando un'estensione di seimila ettari di vigna, da presidente dell'Istituto regionale della vite e del vino, dal 1985 al 1992, ebbe l'intuizione di avvalersi della professionalità del re degli enologi, Giacomo Tachis. Insieme crearono le condizioni per rinnovare totalmente la viticoltura siciliana, dandogli un respiro internazionale. I vigneti e gli oliveti di  proprietà, che ha trasformato in modo sapiente, oggi occupano 120 dipendenti, fatturano 12 milioni di euro ogni anno e trovano apprezzamento in oltre trenta Paesi.    Soprattutto, ha trasformato la Sicilia produttrice di vini destinati a tagliare i quelli francesi o persino alla distillazione, a raffinata e ricchissima realtà enologica apprezzata oggi a livello internazionale. Uomo di cultura, Diego Planeta ha accresciuto enormemente la qualità del vino in Sicilia, cambiando il modo di vedere l'agricoltura e il vino. "Ci lascia l'uomo a cui il vino siciliano deve il suo rinascimento - commenta l'assessore regionale all'Agricoltura, Edy Bandiera - ha creato le condizioni perché le nuove generazioni tornassero all'agricoltura". "L'intera Sicilia - afferma Diego Maggio, presidente dei Paladini dei Vini di Sicilia - perde uno dei suoi paladini migliori. Rimane indelebile la sua impronta di artefice dei nuovi orizzonti qualitativi per l'isola vinicola più vocata del mondo". 
Perché fino a lunedì i politici non potranno parlare
Politica
Oggi 19-09-20, 11:52

Perché fino a lunedì i politici non potranno parlare

AGI - Microfoni spenti, oggi, per il silenzio elettorale che precede l'election day di domani e lunedì. O, almeno, questo prevede la legge. Non è raro, infatti, che un esponente politico o l'atro violi la norma, per distrazione o per sfruttare le ore immediatamente precedenti il voto, quelle in cui l'elettore dovrebbe maturare la sua decisione. La norma del 1951 La norma sul silenzio elettorale risale al 1951 e ha subito, nel corso degli anni, diverse rivisitazioni. La regola di fondo, tuttavia, rimane sempre la stessa ed è stabilita dall'articolo 9 della legge 202/1956: nel giorno precedente ed in quelli stabiliti per le elezioni sono vietati i comizi, le riunioni di propaganda elettorale diretta o indiretta, in luoghi pubblici o aperti al pubblico, la nuova affissione di stampati, giornali murali o altri e manifesti di propaganda. Inoltre nei giorni destinati alla votazione altresì è vietata ogni forma di propaganda elettorale entro il raggio di 200 metri dall'ingresso delle sezioni elettorali. Le emittenti televisive  A questa norma è seguita, nel 1975, la modifica all'articolo 9: nel giorno precedente e in quelli stabiliti per le elezioni è fatto divieto anche alle emittenti radiotelevisive private di diffondere propaganda elettorale. Insomma, fatto il pieno di informazioni e slogan degli esponenti politici, il legislatore sembra prevedere per l'elettore un momento di 'decantazione', per poter riflettere e maturare meglio la sua scelta. Sanzioni e fair play Ma cosa rischia chi viola il silenzio elettorale? "Chiunque contravviene alle norme di cui al presente articolo", recita la legge, "è punito con la sanzione amministrativa pecuniaria da euro 103 a euro 1032". Non molto, si direbbe, specie se confrontato alla mole di risorse che i partiti investono nelle campagne elettorali. A giocare un ruolo deterrente è, semmai, il fair play richiesto a candidati e comitati, e il rischio che violando la norma si possa pagare un prezzo in termini di consenso.