Agi

Fondata nel 1950 da Giulio de Marzio e Walter Prosperetti, e controllata dall'ENI dal 1965, ha sede a Roma ed ha redazioni in 15 capoluoghi di provincia italiani ed una sede estera presso l'Unione europea a Bruxelles. Trasmette quotidianamente dei notiziari su cronaca, politica, economia, finanza, cultura, spettacolo, sport per i mezzi d'informazione e per le aziende.
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Le Regioni non sanno che vaccino sarà scelto, rischio ritardi per lo stoccaggio
Cronaca
Oggi 28-11-20, 16:43

Le Regioni non sanno che vaccino sarà scelto, rischio ritardi per lo stoccaggio

AGI - Undici ospedali e quattro istituti di ricovero e cura lombardi sono pronti a stoccare il vaccino anti-Covid ma il rischio è che la ‘macchina' che dovrebbe gestire l'antidoto dall'inizio del prossimo anno potrebbe partire in ritardo. "Non sappiamo come stoccarlo" Contattata dall'AGI una delle Ats coinvolte, quella di Melegnano, fa sapere che “aspettiamo di capire che tipo di vaccino arriverà per capire come stoccarlo”. Situazione analoga a quella di tutte le Ats e le Asst, gli avamposti territoriali della sanità lombarda, che, di fatto, finché non verranno a conoscenza di questo dettaglio determinante dalla Regione che, a sua volta, lo deve sapere dal Governo, hanno le mani legate non sapendo, per esempio, che tipo di celle frigorifere debbano essere utilizzate.   Il carteggio ministero-Regione Nei giorni scorsi, il tgLa7 ha svelato l'esistenza di un carteggio tra Ministro della Salute e Palazzo Lombardia in cui il primo, il 12 novembre, chiedeva informazioni sullo stoccaggio e la conservazione del vaccino nel territorio più colpito dalla pandemia. La Regione, attraverso il direttore generale Marco Trivelli, ha  risposto il 19, in questo documento letto dall'AGI, che “sono state avviate valutazioni e richieste di disponibilità verso i vari enti sanitari pubblici e privati con l'individuazione delle strutture e le associazioni di categoria (Confindustria e attività della filiera dei trasporti e dello stoccaggio)”. E, in allegato alla risposta, ha inviato una scheda su un foglio excel contenente l'elenco degli enti preposti e le caratteristiche tecniche delle strutture messe a disposizione.  Al momento, questo viene confermato da fonti della Regione, non è dato sapere quale vaccino, tra quelli che a breve dovrebbero essere disponibili, dovrà essere stoccato. Impossibile quindi stabilire l'ingombro, le dimensioni e quanti vaccini dovrebbero contenere i frigoriferi, se ci fosse bisogno di conservarli a basse temperature, senza sapere se toccherà al vaccino prodotto da Pfizer, come probabile, o ad altri. 
Tre morti e due dispersi dopo un nubifragio a Bitti, nel Nuorese
Cronaca
Oggi 28-11-20, 15:45

Tre morti e due dispersi dopo un nubifragio a Bitti, nel Nuorese

AGI - È di tre morti e due dispersi il bilancio del nubifragio che si è abbattuto su Bitti, centro in Provincia dei Nuoro. Lo apprende l'AGI da fonti ufficiali. Le vittime sarebbero una coppia di anziani sorpresa dall'alluvione in paese e un allevatore che, alla guida di un pick up, è stato travolto da un'ondata di acqua e fango nelle campagne del paese. Altre due persone risultano ancora disperse e si teme che il bilancio delle vittime possa aumentare. L'appello del sindaco Ciccolini, "Restate a casa" Bitti, investita dalle violente piogge sin dalle prime ore del mattino, è isolata: manca l'energia elettrica e sono saltate le comunicazioni telefoniche. Il sindaco Giuseppe Ciccolini, che ha avuto le prime drammatiche informazioni di persona dai suoi concittadini, è in costante contatto con la protezione civile tramite una postazione radio allestita da un'associazione di volontariato. Il primo cittadino, che parla di evento quattro volte superiore di quello che colpì Bitti nel 2013 causando un morto, ha chiesto ai suoi compaesani di non abbandonare le case e men che mai di allontanarsi dal paese. Mobilitata la machine della protezione civile regionale Sul posto, dove si è concentrata la macchina della protezione civile, è stata inviata la colonna regionale dei vigili del fuoco, oltre a uomini del corpo forestale, dell'agenzia regionale Forestas e volontari. La situazione è delicata anche nei paesi della Bassa Baronia, da Galtellì a Orosei, sempre nel Nuorese. Nei due comuni i sindaci hanno deciso per l'evacuazione delle famiglie che abitano vicine al corso del Cedrino e di quelle che vivono in campagna. Su richiesta delle autorità di protezione civile si procede proprio in queste ore anche allo svuotamento di parte dell'acqua invasata nel bacino di 'Pedra ‘ Othoni', tra Galtellì e Dorgali, per evitare che tracimi e allaghi ulteriormente la pianura. Stamane, in provincia di Nuoro, inoltre, dalle prime ore del mattino, a causa dei temporali della notte, si sono registrati disagi per strade chiuse a causa di allagamenti e frane.  Solinas segue le operazioni di soccorso  Il Presidente della Regione Christian Solinas sta seguendo in costante collegamento con la protezione civile regionale le operazioni di soccorso. Il governatore sardo ha manifestato "la propria vicinanza alle comunità colpite e il più profondo cordoglio per le vittime", assicurando "il tempestivo intervento della Regione per il ristoro dei danni".  Bitti fu tra i centri più colpiti dal ciclone Cleopatra che nel 2013 devastò in particolare la Gallura, ma anche buona parte dell'Alto Nuorese. Era il 13 novembre,  poco più di sette anni fa, quando violenti temporali si abbatterono per sull'isola. Olbia fu l'epicentro. In Sardegna, ci furono 19 vittime. Tra loro, l'allevatore di Bitti Giovanni Farre, all'epoca 61enne, disperso nelle campagne tra il suo paese e Orani.
Covid e visoni, c'è del marcio in Danimarca
Estero
Oggi 28-11-20, 15:34

Covid e visoni, c'è del marcio in Danimarca

AGI -  Milioni di carcasse di visoni potenzialmente infetti con una perniciosa variante del Covid sono state sepolte nel primo pezzo di terra libera sbrigativamente individuato, senza curarsi che nelle vicinanze ci sono una fonte di acqua potabile e un lago balneare, e si rischia di ammorbare le forniture idriche degli abitanti e le nuotate estive. Sembra un orrore da ‘Terra dei fuochi', invece è l'incredibile pasticcio combinato in Danimarca, dove i giornali ci sono andati a nozze e da giorni martellano il governo con lo scandalo battezzato “minkgate” (mink sta per visone). La vicenda fin dall'inizio si è dipanata con cadenze d'improvvisazione assai poco luterana, in una sequenza di gaffe alle vongole, culminate due giorni fa nelle lacrime della premier socialdemocratica Mette Fredriksen, che si è messa a piangere mentre ammetteva gli errori a ripetizione. Tutto è cominciato qualche settimana fa, quando nei visoni che in Danimarca si allevano per trasformarli in lussuose pellicce, con un fatturato di 840 milioni di euro all'anno e un'industria con 6.000 addetti, è stata isolata una mutazione del Sars-Cov2. La signora Fredriksen, che presiede un governo di minoranza, ha adottato la linea dura per stroncare subito ogni possibilità di contagio: abbattimento di tutti i 17 milioni di visoni d'allevamento presenti nel Paese. Abbattimento illegale Eseguita la sentenza capitale collettiva, il governo si è accorto che la legge non la consentiva. Si sarebbero potuti uccidere solo i visoni contagiati, i loro compagni di allevamento e quelli custoditi nel raggio di 7,8 chilometri. Per metterci una pezza, si è pensato di far approvare alla svelta una leggina apposita e sanare l'illegalità stabilendo, ex post, il divieto di allevamento di visoni in Danimarca fino al 2022. Senonché, è saltato fuori che già da settembre il ministro dell'Agricoltura Mogens Jensen era informato dell'impossibilità giuridica di ordinare l'abbattimento dell'intera popolazione di visoni. Conseguenti dimissioni di Jensen, che però – si è saputo – aveva fatto presente il problema legale alla premier, la quale ciò nonostante aveva deciso di tirare dritto, con l'unica cautela di comunicarlo con una lettera al Parlamento. Agli allevatori, invece, Mette Fredriksen non ha scritto, ma ha mandato la polizia per intimare l'abbattimento totale dei visoni. La polizia sapeva che quell'ordine era illegale, ma ha fatto finta di niente. E anche il capo della polizia, Thorkild Fogde, ha dovuto scusarsi, benchè a differenza della premier non sia scoppiato in lacrime. I visoni-zombi Come che sia, c'erano da smaltire quei milioni di visoni morti. Le inumazioni sono cominciate, ma senza scavare troppo in profondità, sicché i mustelidi sono riaffiorati, come macabri zombi, spinti in superficie dai gas della decomposizione. I primi in un terreno attorno alla base militare di Holsterbo, poi anche altrove. Verrebbe da dire, c'è del marcio in Daminarca. Allora, per dare sepoltura più durevole ai milioni di mustelidi ancora da interrare, si è escogitata l'idea di una grande fossa comune nella Jutland. Salvo scoprire dopo che il sito era troppo vicino a un lago a una falda acquifera. L'opposizione in Parlamento ora chiede una commissione d'inchiesta, e anche questo ha un sapore nostrano, mentre il governo è impelagato in una trattativa con gli allevatori di visoni, che pretendono i debiti rimborsi: l'offerta di 380 milioni di euro non è parsa sufficiente, si continuerà a discutere. Qualche giorno fa, cortei di trattori - come di tanto in tanto si vedono nei centri delle nostre città quando gli agricoltori vogliono farsi sentire in tv - hanno sfilato a Copenhagen e Aarhus La "linea della palma" Viene in mente la linea della palma di Leonardo Sciascia, la metafora inventata dallo scrittore siciliano nel suo “Il giorno della civetta” per descrivere il lento ma inesorabile dilagare della mafia fuori dalla Sicilia ma che riguarda più estesamente l'inefficienza, la dolosa approssimazione, la sorda arroganza che così spesso sfregiano il volto delle istituzioni nel nostro Sud. Sciascia fa dire a un personaggio minore, il dottor Brescianelli, medico di Parma amico del protagonista, il capitano Bellodi: “Forse tutta l'Italia va diventando Sicilia... A me è venuta una fantasia, leggendo sui giornali gli scandali di quel governo regionale: gli scienziati dicono che la linea della palma, cioè il clima che è propizio alla vegetazione della palma, viene su, verso il nord, di cinquecento metri, mi pare, ogni anno... La linea della palma... Io invece dico: la linea del caffè ristretto, del caffè concentrato... E sale come l'ago di mercurio di un termometro, questa linea della palma, del caffè forte, degli scandali: su su per l'Italia, ed è già, oltre Roma...”. Ecco, forse quella linea è già oltre Copenhagen.
Un boscaiolo colpito e ucciso dall'albero appena abbattuto
Cronaca
Oggi 28-11-20, 14:42

Un boscaiolo colpito e ucciso dall'albero appena abbattuto

AGI - Un boscaiolo è morto questa mattina in Alto Adige dopo essere stato colpito da un tronco d'albero mentre stava effettuando lavori di abbattimento nella zona di Mantana, frazione di San Vigilio di Marebbe in Val Badia. L'incidente si è verificato poco dopo le 9,30 quando il boscaiolo è stato colpito dall'albero che lo ha ucciso sul colpo. Immediato l'allarme lanciato ai soccorritori che sono giunti sul posto con l'elisoccorso Pelikan 3 e i Vigili del Fuoco. I rilievi sono affidati ai carabinieri.
I numeri delle 4 Big Pharma anti-Covid che fanno volare le Borse
Economia e Finanza
Oggi 28-11-20, 14:22

I numeri delle 4 Big Pharma anti-Covid che fanno volare le Borse

AGI - A novembre le borse mondiali hanno registrato un rialzo mensile record del 13%, sulla scia delle scoperte sui vaccini e dell'ottimismo per le elezioni Usa. A smuovere i mercati sono stati gli acquisti di attività rischiose, incoraggiati dalle notizie ottimistiche sui vaccini dei gruppi farmaceutici Pfizer, Moderna e AstraZeneca. Vediamo dunque come è stato l'andamento in Borsa di queste 3 big-antiCovid, a cui aggiungiamo Regenoron, una società Usa che non fa vaccini ma produce il cocktail di anticorpi che è stato somministrato al presidente Donald Trump quando era negativo al coronavirus. Astrazeneca: titolo +11% a novembre, ma solo +3,6% in un anno A Londra il titolo di questo gruppo anglo-svedese da un anno a questa parte non è salito tantissimo, solo il 3,6%, da 7,5 a 7,7 sterline ad azione. Il motivo? L'azienda è solida e molto ben considerata dagli analisti, non una qualsiasi start up. Tuttavia circa un mese fa le azioni di Astrazeneca,  sono volate, guadagnando quasi l'11% a 8,3 sterline. Stavolta il motivo dipende dal fatto che AstraZeneca produce un vaccino molto innovativo che rappresenta uno dei primi esempi di vaccini a vettore virale non replicante. Ultimamente l'ascesa si è un po' frenata dopo che l'azienda, qualche giorno fa, ha annunciato che l'efficacia del suo vaccino è compresa fra il 62% e il 90%, AstraZeneca comunque ha già annunciato che si prepara a produrre fino a 3 miliardi di dosi nel 2021, una volta ottenute le autorizzazioni. Questo ha messo le ali al titolo, più dei bilanci, visto che gli utili del gruppo nel terzo trimestre sono calati del 32% a 516 milioni di sterline (686 milioni di dollari), a causa dei guadagni straordinari del 2019 legati a degli accordi fiscali in Gran Bretagna, Canada e Svezia.  Pfizer: +10% a novembre e solo +2% in un anno Anche il titolo del colosso Usa Pfizer, come quello di AstraZenaca, i guadagni più forti li ha fatti circa 15 giorni fa, quando è salito del 10,6%, mentre in anno è cresciuto soltanto del 2%. Lo sprint dell'azione coincide con l'annuncio che il vaccino messo a punto da Pfizer e dal suo partner tedesco Biontech ha mostrato un'efficacia del 95% nella fase tre e potrebbe ottenere il via libera dalla Fda Usa a metà dicembre e dalle autorità britanniche ancora prima. Per il resto Pfizer è un mastodonte che nel terzo trimestre ha registrato un calo del 71% degli utili a 2,2 miliardi di dollari, risentendo del pesante impatto avuto sulle sue attività, che ovviamente vanno ben al di là dei vaccini, dalla pandemia. Moderna, le azioni ora valgono 5 volte e mezzo un anno fa Moderna non ha niente a che vedere con AstraZeneca e Pfizer, è la Cenerentola del terzetto, una piccola biotech potenzialmente molto promettente. Il suo titolo, quotato al Nasdaq, è volato passando dai 19,23 dollari di un anno fa agli attuali 127 dollari circa. In pratica è cresciuto di 5 volte e mezzo. Nel terzo trimestre Moderna, che ha sede a Cambridge (Massachusetts), ha registrato un fatturato di 157,91 milioni di dollari, una cifra notevolmente superiore a quella di 17,05 milioni di dollari registrata un anno fa. I suoi ricavi infatti non provengono dalle vendite, attualmente praticamente inesistenti, ma comprendono 145 milioni di dollari di sovvenzioni e 12 milioni di collaborazioni. Moderna ha anche messo a segno un aumento su base annua del 188% delle spese di ricerca e sviluppo. Nessun profitto, almeno per ora, ma a una perdita di 0,59 dollari per azione, più ampia rispetto al rosso di 0,37 dollari per azione riportato nel terzo trimestre del 2019. Tuttavia Moderna può contare su un vaccino super, con un'efficacia del 95% nella fase finale di sperimentazione e la capacità di durare fino a 30 giorni nel frigo di casa e non a -80 gradi come per i prodotti delle altre case. Regeneron: titolo +40% in un anno, ma non fa vaccini Regeneron non produce vaccini. Uno dei suoi prodotti di punta è un cocktail di anticorpi che è stato somministrato al presidente Donald Trump quando è stato contagiato dal Covid. Si tratta di un prodotto a cui le autorità hanno dato in quell'occazione un via libera d'emergenza. Lo scorso 9 novembre la Fda ha autorizzato un farmaco simile della società Ely Lilly, poiché si è accertato che questa  combinazione di anticorpi prodotti in laboratorio, riduce i ricoveri ospedalieri legati al Covid-19. Questo cocktail è considerato efficace durante la fase iniziale dell'infezione, quando gli anticorpi hanno ancora la possibilità di controllare l'invasore, e non durante la seconda fase di Covid-19, quando il pericolo non è più il virus in sé, ma la reazione eccessiva del sistema immunitario che attacca i polmoni e altri organi. Comunque il titolo Regeneron le sue prestazioni migliori le ha mostrate circa un mese fa, all'epoca del ricovero di Trump, quando è salito al suo top di 567 dollari (oggi è a quota 514 dollari, in calo dell'8% dai massimi). In un anno le azioni Regenon sono comunque salite quasi del 40%. 
Rugby, l'omaggio degli All Blacks a Maradona
Sport
Oggi 28-11-20, 13:53

Rugby, l'omaggio degli All Blacks a Maradona

AGI - Un omaggio dei fenomeni del rugby al fenomeno del calcio: gli All Blacks hanno ricordato Diego Armando Maradona prima della partita contro l'Argentina disputata a Newcastle, in Australia. Il capitano della nazionale neozelandese, Sam Cane, ha posato sul cerchio di centrocampo una maglia nera con il numero 10 e il nome di Diego Maradona, prima della tradizionale haka. Un gesto che ha commosso anche i Pumas. La partita valevole per la Championship (quest'anno in formato Tri-Nations con l'Australia), è stata poi vinta dagli All Blacks con un netto 38-0 che ha vendicato l'umiliante sconfitta del 14 novembre quando l'Argentina si era imposta 22-15 dopo 29 ko di fila contro i neozelandesi. "All Blacks": Perché prima di Argentina-Nuova Zelanda hanno eseguito la haka in omaggio a Diego Armando Maradona pic.twitter.com/r1hr1TMqB1 — Perché è in tendenza? (@perchetendenza) November 28, 2020
Quest'anno in arrivo tredicesime più 'leggere' di 3 miliardi
Economia e Finanza
Oggi 28-11-20, 13:36

Quest'anno in arrivo tredicesime più 'leggere' di 3 miliardi

AGI - Le tredicesime che nei prossimi giorni arriveranno nelle tasche di 16 milioni di pensionati e di 18 milioni di lavoratori dipendenti, saranno più leggere. A causa del Covid l'importo complessivo di queste 34 milioni di gratifiche natalizie ammonterà a 30 miliardi di euro, 3 miliardi in meno rispetto alla somma pagata l'anno scorso. A sostenerlo è l'Ufficio studi della Cgia.  Acquisti di Natale -15% "Il Covid, purtroppo, ha alleggerito le tredicesime di tanti dipendenti del settore privato- spiega il coordinatore dell'Ufficio studi Paolo Zabeo - Dall'inizio dell'emergenza, infatti, almeno 6,6 milioni di lavoratori sono finiti in cassa integrazione e molti di questi a zero ore. Questa situazione non ha consentito a tante persone di maturare il rateo mensile che definisce economicamente la gratifica, alleggerendone quindi l'importo finale di circa 100 euro per ogni mese di indennità ricevuta. Con meno soldi a disposizione e tanta sfiducia che assilla le famiglie italiane, gli acquisti di Natale rischiano di subire una contrazione fino al 15%. Se l'anno scorso la spesa complessiva ha sfiorato i 10 miliardi di euro, quest'anno potrebbe scendere a 8,5-9 miliardi, una riduzione che rischia di penalizzare soprattutto le botteghe artigiane e i negozi di vicinato che faticano a reggere la concorrenza sempre più spietata del commercio on line". Se saranno circa 30 i miliardi di euro che attraverso la tredicesima arriveranno quest'anno nelle tasche degli italiani, anche il fisco potrà "festeggiare", visto che da questi pagamenti incasserà ben 10,4 miliardi di euro di ritenute. Italia in deflazione "Ormai siamo in deflazione. Con l'aumento dei risparmi privati e la caduta verticale dei consumi delle famiglie - segnala il segretario della Cgia Renato Mason - il Paese sta scivolando pericolosamente verso la deflazione. Dallo scorso mese di maggio, infatti, l'indice dei prezzi al consumo è negativo. La deflazione, ricordiamo, si manifesta attraverso una progressiva contrazione dei prezzi dei beni e dei servizi. Apparentemente la cosa può sembrare positiva: se i prezzi scendono, i consumatori ci guadagnano. Nella realtà le cose assumono una dimensione completamente diversa: nonostante i prezzi siano in calo, le famiglie non acquistano, a causa delle minori disponibilità economiche e delle aspettative negative, quel poco che viene venduto comporta, per i negozianti, margini di guadagno sempre più contenuti. La merce invenduta innesca una situazione di difficoltà per i commercianti, ma anche per le imprese manifatturiere che, a fronte delle mancate vendite, sono costrette a ridurre la produzione e in prospettiva anche l'occupazione".  In Lombardia il maggior numero di tredicesime La regione che presenta il più alto numero di percettori della tredicesima mensilità è la Lombardia: le persone interessate sono quasi 6,2 milioni. Seguono i 3 milioni e 287 mila residenti nel Lazio, i 2 milioni 956 mila domiciliati nel Veneto e i 2 milioni 821 mila presenti in Emilia Romagna. Le realtà geografiche, dove, invece, il numero dei beneficiari della gratifica natalizia è più contenuto sono l'Umbria con 532 mila persone, la Basilicata con 290 mila, il Molise con 160 mila e la Valle d'Aosta con 77 mila. I pensionati, assieme al trattamento di dicembre, riceveranno la tredicesima martedì prossimo (1 dicembre). Da quest'anno, causa Covid, per alcuni soggetti la mensilità aggiuntiva viene pagata in anticipo. Ai pensionati che non ricevono l'accredito sul conto corrente, ad esempio, la gratifica natalizia è stata corrisposta a partire da mercoledì scorso (25 novembre). Questa modalità è stata decisa dall'Inps e da Poste Italiane allo scopo di consentire a tutti i titolari delle prestazioni di recarsi presso gli uffici postali in piena sicurezza, nel rispetto delle misure di contenimento della diffusione del Coronavirus. Ai lavoratori dipendenti del settore privato il pagamento della mensilità aggiuntiva è stabilito dal CCNL: tradizionalmente viene comunque erogata dal titolare dell'impresa entro Natale. Ai dipendenti pubblici, infine, la tredicesima viene elaborata con il cedolino paga dell'ultimo mese dell'anno; abitualmente entrambi i versamenti vengono corrisposti attorno al 20 di dicembre.
L'Iss avverte: la curva è in calo ma sarà un Natale 'Covid'. "Evitare spostamenti e aggregazioni"
Cronaca
Oggi 28-11-20, 12:59

L'Iss avverte: la curva è in calo ma sarà un Natale 'Covid'. "Evitare spostamenti e aggregazioni"

AGI - Il calo della curva epidemica ormai è conclamato, e anche gli ospedali iniziano a respirare, ma non è il momento di abbassare la guardia per non ripetere gli errori di agosto: "Dobbiamo dirlo con chiarezza, sarà un Natale diverso, un Natale Covid. Il primo e speriamo l'ultimo". Nel consueto punto stampa settimanale a commento dei dati della Cabina di Regia, all'indomani della decisione di abbassare il livello di allerta in diverse regioni tra cui Lombardia e Piemonte, il Presidente dell'Istituto Superiore di Sanità, Silvio Brusaferro, avverte: "I dati dell'epidemia migliorano, ma non dobbiamo assolutamente rallentare le misure e rilassarci. Il sovraccarico è ancora alto in moltissime regioni". Perché "la curva si appiattisce ma è ancora molto significativa, e se non decresce molto rapidamente diventa un fattore critico. Bisogna continuare a ridurre drasticamente le interazioni fisiche e le occasioni di aggregazione". Peraltro "la situazione è un po' a metà. Ci sono delle Regioni dove negli ultimi 15 giorni c'è una decrescita, e alcune che invece mostrano una crescita", e complessivamente "abbiamo ancora un'incidenza piuttosto elevata, 321 casi per 100mila nei 7 giorni". L'attenzione è soprattutto al Natale, ormai alle porte: il timore degli esperti è che possa diventare una sorta di nuovo Ferragosto, quando il 'liberi tutti' ha gettato le basi per l'impennata autunnale: "Io credo che dovremo immaginare un Natale che ha una sua unicità", ha scandito Brusaferro. "Dove gli affetti, le aggregazioni, la condivisione, dovremo viverle in una dimensione Covid. Ora è tempo di abbassare la curva, con questi numeri e' molto difficile immaginare qualsiasi tipo di spostamento di massa o forme di aggregazione o raduni". Il rischio è concreto e immediato: "L'errore peggiore che possiamo fare in questa fase e' quello di rilassarci. Se allentiamo l'attenzione in una o due settimane la curva riparte".  Stesso discorso per la fine dell'anno, come sottolineato dal Presidente del Consiglio Superiore di Sanità, Franco Locatelli: "È chiaro che per esempio quello che siamo abituati a vedere a Capodanno è assolutamente inimmaginabile e incompatibile con la situazione epidemica, mi riferisco agli assembramenti nelle piazze e nelle strade. Questo va detto con assoluta chiarezza". Porte chiuse anche alle settimane bianche:  "I numeri attuali dell'epidemia ancora non sono compatibili con l'apertura degli impianti sciistici. Su questo sono sicuro che un messaggio forte e univoco lo daranno anche gli altri paesi europei", ha detto Locatelli.      In generale, comunque, trapela la soddisfazione per una sfida ancora non vinta ma indirizzata sulla buona strada, ossia riuscire a controllare la curva senza il lockdown totale ma con il sistema dei 'colori': "Questo impianto che il nostro Paese sta adottando - ha sottolineato Brusaferro - con il contributo delle Regioni, dello Stato, di tutti gli organi che rappresentiamo, il commissario straordinario, il Cts, sta mostrando che è in grado di modellare la curva e rispondere con flessibilita' da parte del servizio sanitario nazionale, e questo e' figlio di un investimento, di una programmazione, di un impegno enorme". Che ha portato a un altro dato positivo: "La curva dei ricoveri comincia ad andare verso l'appiattimento. È un dato importante", ha rilevato il presidente dell'Iss. E si allontana anche lo spettro della saturazione delle terapie intensive. Insomma, i dati sono incoraggianti ma dietro l'angolo c'è il rischio della ripartenza della curva, come abbiamo già visto a nostre spese dopo l'estate:  "Vediamo in questa settimana una decelerazione più marcata dell'epidemia, e ci aspettiamo nei prossimi giorni una riduzione anche dei decessi", ha sintetizzato Locatelli. "È importante però che l'allentamento non venga visto come una rinunzia a tutte quelle strategie e comportamenti individuali responsabili che ci hanno consentito di ottenere questi risultati".
De Micheli: "Non ho mai detto che bisogna andare a scuola la domenica"
Cronaca
Oggi 28-11-20, 12:08

De Micheli: "Non ho mai detto che bisogna andare a scuola la domenica"

AGI - Il ministro del Trasporti, Paola De Micheli, assicura di non aver mai detto che i ragazzi devono andare a scuola anche il sabato e la domenica. "Se leggete la mia intervista - dice la De Micheli a Radio Capital - io ho semplicemente detto che non ci devono essere tabù pur di garantire la sicurezza dell'organizzazione dell'apertura di tutte le attività. Ho detto semplicemente questo ma capisco che possa anche essere utile la polemica, purché si discuta seriamente di un piano di scaglionamento degli orari". "Non mi occupo di scuola, lo fa molto bene la ministra Azzolina", ha aggiunto il ministro, spiegando che "ho detto un'altra cosa e cioè che devono cadere i tabù degli orari e anche dei giorni eventualmente". "Non ho smentito il titolo dell'intervista fatta dal quotidiano - ha detto ancora il ministro - perché in fondo serve ad aprire una discussione vera sullo scaglionamento degli orari". "Se vogliamo mantenere il 50% di rendimento sui mezzi pubblici è necessario fare un serio scaglionamento degli orari per vedere l'organizzazione delle città. Ho parlato anche di attività produttive e non solo di scuola. Abbiamo fatto il calcolo dei flussi a maggio-giugno e sapevamo che con la riapertura di tutte le attività di settembre ci sarebbero stati tra i 22 e i 24 milioni di persone che avrebbero avuto la necessità di usare i mezzi pubblici". "Se vogliamo far sentire le persone tranquille - dice ancora De Micheli - è necessario scaglionare gli orari. Anche con 10.000 mezzi in più mezzi in più, che sono già stati prenotati, nelle grandi città, con la riapertura delle scuole, è impossibile gestire il sistema dei trasporti. Non si può infinitamente integrare il sistema dei trasporti". 
All'abbazia di Fossanova la preghiera si fa in diretta social
Cronaca
Oggi 28-11-20, 11:22

All'abbazia di Fossanova la preghiera si fa in diretta social

AGI - Dall'Abbazia di Fossanova preghiere online (a richiesta) per supportare i fedeli al tempo del Coronavirus. L'idea è del parroco Padre Pablo Scaloni che ha incaricato un confratello, Padre Andrea David, entrambi sacerdoti dell'Istituto del Verbo Incarnato, che dal settembre del 2017 gestiscono la bellissima abbazia del 1200 incastonata nel borgo storico a ridosso del comune di Priverno, giù tra la fine dei Monti Lepini e Terracina. Padre Andrea, romano di 53 anni, ha scoperto la sua vocazione all'età di 26 anni "prima - racconta - avevo lavorato con mio padre che era un artista e persino in un ristorante italiano a Disneyworld, in Florida". Dopo il noviziato, a Ponzano Romano, la partenza per un lungo percorso in Argentina, Bolivia, Cile, Paraguay, Peru, Brasile, e il ritorno in Italia per gli studi alla Pontificia Università Angelicum. "E la provvidenza mi ha mandato qui, a Fossanova", racconta Padre David che dal 9 marzo, all'inizio del lungo percorso del lockdown, ha deciso di continuare ad incontrare i fedeli e di farlo in un modo particolare, non tanto per la scelta di utilizzare la pagina Facebook intestata all'Abbazia di Fossanova ma perché Padre David, quasi come un annunciatore radiofonico, ha organizzato in diretta - ogni giorno alle 15, puntualissimo - una Coroncina della Misericordia. Si tratta di una forma di preghiera chiesta durante una apparizione di Gesù - cosi' racconta la storia - a suor Maria Faustina Kowalska, nata in Polonia il 25 agosto 1905 e canonizzata nel 2000 da Giovanni Paolo II. "Tutti i giorni, tranne il giovedì perché devo dedicarmi ai numerosi altri impegni dell'Abbazia - racconta padre Andrea - abbiamo moltissime persone che ci seguono. Preghiamo insieme in diretta, rispondo alle richieste di preghiera tramite i messaggi che arrivano sulla chat di Facebook e abbiamo persino organizzato una linea whatsapp dove tutto il giorno i fedeli possono inviare le loro richieste. Abbiamo molti seguaci, tantissimi anche fuori dalla Diocesi, da tutta Italia, a dire il vero anche da molte zone del mondo". "Questa iniziativa - racconta padre Andrea - è nata proprio per restare tutti vicini, in un modo alternativo, e per dire alle persone, soprattutto agli anziani che magari si fanno aiutare da qualche familiare per vederci e pregare con noi, che non sono soli. Sono stati mesi durissimi per tutti e a noi sacerdoti manca molto il contatto diretto, reale, con i nostri fedeli, facciamo il possibile per essere presenti sempre ma questo ci sembrava un ulteriore modo per far sentire la vicinanza del Signore e per coinvolgere la comunità nella preghiera". La scelta dell'orario della preghiera non è ovviamente casuale: alle ore 15, cosi' recita la storia di Santa Suor Faustina, è l'orario dedicato alla Coroncina che Gesù avrebbe indicato nel corso dell'apparizione proprio perché è lo stesso orario della sua morte sulla croce. Padre Andrea ha intenzione di portare avanti il progetto, insieme ai suoi confratelli del Verbo Incarnato, perché ormai è un appuntamento fisso ed irrinunciabile.  "C'è bisogno di pregare per tante persone che soffrono ed ogni mezzo è buono. Noi non perdiamo tempo, oggi ad esempio non ero a Fossanova ma mi trovavo a Roma per altri impegni - racconta padre Andrea - e ho organizzato la diretta da un negozio di articoli religiosi di proprietà di un amico, a Borgo Pio. Non potevo saltare l'appuntamento perché è un impegno importante che molte persone aspettano. Insomma, niente disservizi: la preghiera non conosce ostacoli". 
Rohani accusa Israele, "vuole il caos ma non cadremo in trappola"
Estero
Oggi 28-11-20, 10:23

Rohani accusa Israele, "vuole il caos ma non cadremo in trappola"

AGI - Il presidente iraniano, Hassan Rohani, ha accusato Israele dell'omicidio dello scienziato nucleare, Mohsen Fakhrizadeh, e ha assicurato che l'assassinio non fermerà i progressi nucleari di Teheran.  "Ancora una volta le mani malvagie dell'arroganza globale sono state macchiate con il sangue del regime sionista usurpatore mercenario (termine usato per indicare Israele, ndr)", ha dichiarato Rohani secondo la tv di Stato. "L'assassinio del martire Fakhrizadeh mostra la disperazione dei nostri nemici e la profondità del loro odio. Il suo martirio non rallenterà le nostre conquiste", ha aggiunto il capo di Stato iraniano secondo quanto riportano i media internazionali.  Rohani, ha accusato Israele di voler tentare di creare "il caos" con l'assassinio di uno dei suoi più eminenti scienziati nucleari. L'Iran - ha però aggiunto - non cadrà nella "trappola".      "La nazione iraniana è troppo intelligente per cadere nella trappola della cospirazione sionista. Vogliono creare il caos ma dovrebbero sapere che li abbiamo smascherati e che non ci riusciranno", ha detto il presidente in un intervento televisivo, dopo l'assassinio avvenuto nei pressi di Teheran. Sul caso è intervenuto anche Ali Khamenei, che chiede di "punire" i responsabili dell'uccisione di Fakhrizadeh. "Bisogna individuare tutti coloro che sono stati coinvolti nell'omicidio e devono essere puniti. E ciò è inevitabile", ha dichiarato la Guida suprema iraniana.
L'allarme della Coldiretti, "con i ristoranti chiusi a Natale perdite per 41 miliardi "
Economia e Finanza
Oggi 28-11-20, 10:21

L'allarme della Coldiretti, "con i ristoranti chiusi a Natale perdite per 41 miliardi "

AGI - Il taglio delle spese di fine anno a tavola rischia di dare il colpo di grazia ai consumi alimentari degli italiani che nel 2020 scendono al minimo da almeno un decennio con un crack senza precedenti per la ristorazione che dimezza il fatturato (-48%) per una perdita complessiva di quasi 41 miliardi di euro nel 2020. E' quanto emerge da una analisi della Coldiretti su dati Ismea sull'impatto della nuova ordinanza del ministro della Salute Roberto Speranza che entra in vigore domenica 29 novembre ma a preoccupare è anche il nuovo dpcm per l'ipotesi di chiusura di tutti i bar e ristoranti alle 18 per Natale e Santo Stefano, che rappresentano tradizionalmente per molti italiani una occasione per mangiare fuori.   La crisi del settore Nonostante i cambi di colore in Italia – sottolinea la Coldiretti - restano chiusi 2 bar, ristoranti, pizzerie e agriturismi su 3 per un totale di oltre 215mila locali situati nelle regioni rosse e arancioni dove è proibita qualsiasi attività al tavolo, con un drammatico impatto su economia ed occupazione.  Le ultime riaperture per la ristorazione riguardano solamente le strutture presenti in Sicilia (oltre 23mila) e Liguria (quasi 13mila) che diventano zone gialle dove comunque le attività di ristorazione (bar, pub, ristoranti, gelaterie, pasticcerie) sono consentite solo dalle ore 5,00 alle 18,00 con la possibilità sempre della consegna a domicilio, nonché fino alle ore 22 della ristorazione con asporto.   Il danno alla filiera Nelle zone critiche (arancioni e rosse) è invece consentita la sola consegna a domicilio, nonché fino alle ore 22 la ristorazione con asporto, con divieto di consumazione sul posto o nelle vicinanze dei locali. Gli effetti della chiusura delle attività di ristorazione – continua la Coldiretti – si fanno sentire a cascata sull'intera filiera agroalimentare con disdette di ordini per le forniture di molti prodotti agroalimentari, dal vino all'olio, dalla carne al pesce, dalla frutta alla verdura ma anche su salumi e formaggi di alta qualità che trovano nel consumo fuori casa un importante mercato di sbocco. In alcuni settori come quello ittico e vitivinicolo la ristorazione rappresenta addirittura il principale canale di commercializzazione per fatturato. Le limitazioni alle attività di impresa  devono dunque prevedere un adeguato e immediato sostegno economico lungo tutta la filiera per salvare l'economia e l'occupazione.      Nelle regioni dove si registrano scenari di elevata o massima gravità – continua la Coldiretti – sono sospese tutte le attività di ristorazione e, quindi, anche la somministrazione di pasti e bevande da parte dei quasi 19mila agriturismi (quasi l'80% del totale) presenti in queste aree che spesso situati in zone isolate in strutture familiari con un numero contenuto di posti letto e a tavola e con ampi spazi all'aperto, che sono secondo www.campagnamica.it i luoghi più sicuri perché è più facile garantire il rispetto delle misure di sicurezza per difendersi dal contagio fuori dalle mura domestiche Non è un caso che appena lo 0,3% dei 66.781 casi di infortunio da Covid-19 registrate dall'Inail in Italia riguarda l'agricoltura dove peraltro i mesi estivi e autunnali sono i più attivi con la raccolta di frutta, ortaggi, olio e la vendemmia. 
Descalzi: "Eni in campo sul Recovery, gioco di squadra e regia forte"
Economia e Finanza
Oggi 28-11-20, 09:37

Descalzi: "Eni in campo sul Recovery, gioco di squadra e regia forte"

AGI - Eni è coinvolta nel Recovery Plan e ha indicato quattro aree di intervento con la possibilità di creare da 70 a 100 mila posti di lavoro all'anno: lo ha affermato l'amministratore delegato dell'Eni, Claudio  Descalzi, in un'intervista al Corriere della Sera.     "Ho indicato quattro aree", ha spiegato Descalzi, "c'è una parte che riguarda la cattura di CO2, per dare continuità alle infrastrutture e salvaguardare l'economia e l'occupazione in Italia. Tra queste ci sono il sequestro di CO2 in giacimenti esauriti, la sua mineralizzazione, la biofissazione dalle microalghe e altre tecnologie mature. Inoltre c'è un'area sulla mobilità: Hvo-biodiesel e bio jet, alimentazione elettrica, a idrogeno e sostituzione del gas con biogas".          "Investiremo 350 milioni di euro, potenzialmente anche dal Recovery fund, per rifare in questo senso le stazioni di servizio", ha aggiunto l'ad di Eni. "Infine ci sono la crescita delle rinnovabili su terreni nostri e di Cdp, una tecnologia sviluppata con il Politecnico di Torino per produrre energia dal moto ondoso e tutto il capitolo riguardante l'economia circolare".     La riduzione delle emissioni "Parliamo di investimenti di miliardi", ha sottolineato Descalzi, "l'obiettivo di queste quattro aree è ridurre le emissioni di 6,5 milioni di tonnellate l'anno. E nei sei anni di sviluppo dei progetti, solo nell'indotto e nell'impatto indiretto, creeremmo fra 70 mila e 100 mila nuovi posti di lavoro all'anno".      Sulla possibilità di impegnare con efficacia e in tempi stretti gli 80 miliardi dei fondi europei per l'Italia che vanno al Green New Deal, "la sfida è questa", ha detto l'ad di Eni. "La prima per la verità è ottenere i fondi, poi averli in tempi utili", ha precisato, "ma credo che l'Italia abbia un tempo sufficiente per organizzarsi e definire i processi che permetteranno di metterli a terra". "Da ciò che vedo parlando con tutte le componenti del governo, c'è la massima attenzione e focalizzazione. Tutto dipende dall'organizzazione. Credo che si vogliano evitare lungaggini burocratiche o procedure amministrative eccessive, lecite e comprensibili in una situazione ordinaria ma non in un momento critico come questo".  L'ipotesi di un commissario Sulla possibile nomina di un commissario, Descalzi ha osservato che "le persone sono importanti, se sono in gamba, ma ci vuole una forte organizzazione: persone con competenze diverse nei settori dove si investe, e un follow up continuo su progetti, tempi e costi. Molto potrebbe essere lasciato alle società che li sviluppano, abituate a confrontarsi con il mercato e con progetti complessi".     "Il Recovery plan è assimilabile a un piano strategico, e in pochi mesi abbiamo dovuto accelerare e allineare tanti progetti e tante tecnologie, selezionando soprattutto quelle mature, con un impatto reale sulla decarbonizzazione", ha spiegato l'ad, "gli investimenti fatti in nuove tecnologie negli ultimi anni e la nostra capacità di calcolo ci hanno aiutato nell'accelerare questi processi".        "Anche il Recovery plan a livello nazionale comporta un'accelerazione", ha aggiunto Descalzi, "una composizione e integrazione di diversi progetti fatti da differenti società, che vanno realizzate rapidamente. Teniamo conto che a un'azienda per realizzare un piano strategico, e il Recovery è un piano strategico nazionale, servono mesi. Se non anni".      Italia preparata Per l'ad di Eni l'Italia può arrivare preparata al Recovery fund: "Penso che le diverse componenti dell'industria italiana siano pronte, ma il tutto va aggregato in un piano nazionale, e per come sta lavorando il governo sono ottimista". "Per quanto ci riguarda, abbiamo lavorato sei anni per costruire tecnologie in grado di ridurre la componente di CO2 in tutte le nostre operazioni, per trasformare parte del nostro business, investendo oltre quattro miliardi di euro".  "Alcuni prodotti decarbonizzati non hanno ancora mercato", ha osservato Descalzi, "non hanno domanda. Il Recovery fund è una parte dell'equazione. Poi però bisogna capire di quali incentivi avranno bisogno i prodotti decarbonizzati che ne deriveranno".          "Abbiamo visto quanti incentivi sono stati giustamente dedicati alle rinnovabili, ma quale scarsa penetrazione hanno avuto in proporzione e come hanno impattato il mercato dell'energia", ha sottolineato l'ad di Eni. "Tutto ciò implica che nel coordinare i diversi progetti si debba avere un forte e competente centro di coordinamento, un'amministrazione efficace, le migliori teste che abbiano esperienza di mercato, di prodotti, di tecnologie e d'innovazione. Saranno loro a dire quali progetti dovranno entrare, con l'obiettivo di soddisfare non solo i criteri d'innovazione, ma anche di sostenibilità economica, sicurezza energetica e impatto ambientale. Si dovrà trovare un giusto equilibrio fra il sussidio che premia la penetrazione di nuovi prodotti rispettando il principio del mercato della domanda e dell'offerta".  Le presidenziali Usa Infine, un commento sul voto americano: "Guardo al mercato. L'esito delle elezioni ha dato un impulso positivo all'andamento del mercato perché è stato percepito come un fattore di stabilità". "In un mondo così volatile e complesso gli investitori hanno bisogno di orizzonti più prevedibili", ha osservato Descalzi, "pandemia a parte, hanno bisogno del minor numero possibile di conflitti, perché ognuno di essi mette a rischio degli investimenti. Ogni guerra dei dazi, ogni tweet, ogni parola sopra le righe fa traballare il mercato".      "In venti giorni il titolo Eni ha guadagnato il 43%, e sapete perché? Per i nostri risultati del trimestre, sì, e poi per i vaccini e per le elezioni negli Usa. Cioè per prospettive di maggiore stabilità", ha sottolineato l'ad.
Ranieri Guerra (Oms): il cantone di Ginevra è l'epicentro in Europa del virus
Cronaca
Oggi 28-11-20, 08:12

Ranieri Guerra (Oms): il cantone di Ginevra è l'epicentro in Europa del virus

AGI – “In questo momento il Cantone di Ginevra (che è uno dei cantoni francofoni) è di fatto l'epicentro europeo”. Lo ha detto Ranieri Guerra, direttore aggiunto dell'Oms e membro del Cts, intervenuto al Congresso straordinario digitale della Società italiana di Pediatria (Sip), dal titolo 'La Pediatria Italiana e la pandemia da SARS-CoV-2' e in programma fino a domani. Per Guerra, il cantone di Ginevra “ha circa 3 volte la casistica italiana in questo momento con una saturazione già raggiunta di tutte le terapie intensive della città e del cantone”. Siamo in presenza, ha continuato Guerra, “di una situazione abbastanza bizzarra in cui la Svizzera e tutto il Governo confederale non ha preso grandi decisioni di contenimento affidandosi ai singoli cantoni che stanno procedendo in maniera direi estremamente disomogenea segnalando, anche all'Italia, quanto potrebbe accadere se le Regioni non avessero una partecipazione diretta in cabina di regia, quindi - ha concluso - non fossero completamente inserite nel meccanismo decisionale che cerca di arrivare a quel minimo di coerenza e di coesione nazionale che è indispensabile in questo caso per fermare la salita della curva".   
Fakhrizadeh, chi era il "padre dell'atomica iraniana"
Estero
Oggi 28-11-20, 08:11

Fakhrizadeh, chi era il "padre dell'atomica iraniana"

AGI - "Il padre della bomba iraniana", "il "Qassem Soleimani del programma nucleare e missilistico" della Repubblica islamica. Sono alcune delle definizioni che accompagnano il nome di Mohsen Fakhrizadeh, lo scienziato ucciso ad Absard, a Est di Teheran, in un attentato terroristico. Il paragone col potente generale Soleimaini, capo delle forze Quds - le unità speciali delle Guardie della Rivoluzione - ucciso a Baghdad dagli americani nel gennaio scorso, non appare esagerato per gli osservatori: "La portata dell'assassinio di Fahrizadeh è enorme", ha scritto su Twitter Farnaz Fassihi, che si occupa di Iran per il Wall Street Journal. Fakhrizadeh era considerato il motore del programma militare iraniano: capo del piano Amad (Speranza) che per Teheran era di natura civile e pacifica, mentre per l'intelligence israeliana mirava a dotare di armi atomiche la Repubblica islamica. Amad è stato ufficialmente accantonato nel 2003 e Teheran ha negato la sua esistenza nel 2015, quando è stato firmato l'accordo sul nucleare iraniano. Israele, però, ha continuato a nutrire sospetti, convinto che il programma sia andato avanti sotto altre forme, come l'Spnd del del ministero della Difesa, guidato proprio da Fakhrizadeh. Ad accusare pubblicamente il fisico era stato il premier Benjamin Netanyahu in persona, che in una conferenza stampa nel 2018, dopo aver annunciato che i servizi segreti israeliani avevano trafugato da un sito iraniano 100 mila file da archivi segreti sul nucleare, aveva ammonito: "Ricordate questo nome, Fakhrizadeh". Secondo fonti israeliane, lo scienziato era nella lista degli obiettivi del Mossad, che aveva provato ad ucciderlo alcuni anni fa. Nel confermare quello che è stato definito il suo "martirio", il ministero della Difesa lo ha ricordato come il "capo dell'Organizzazione per la ricerca e l'innovazione difensiva", che ricade sotto il dicastero stesso. Secondo l'Agenzia internazionale per l'energia atomica (Aiea), dopo lo smantellamento di Amad era stato proprio Fakhrizadeh a fondare l'Organizzazione presso il sito Mojdeh, vicino all'Università Malek Ashtar di Teheran. Lo scienziato, alto ufficiale delle Irgc (il Corpo delle Guardie della Rivoluzione iraniana), era anche professore di fisica all'Università Imam Hossein di Teheran ed ex capo del centro di ricerca di fisica dell'Iran (Phrc). L'esperto di intelligence Ronen Bergmanm, nel 2019, aveva detto alla tv israeliana che dato che molti degli stretti collaboratori di Fakhrizadeh erano morti, negli anni, in omicidi riconducibili al Mossad, era "ragionevole presumere" che sarebbe stato tra le prossime "scelte". Israele non ha mai riconosciuto alcuna responsabilità negli assassinii di persone coinvolte nel programma nucleare iraniano. 
Aperta indagine sulla morte di Maradona
Sport
Oggi 28-11-20, 08:10

Aperta indagine sulla morte di Maradona

AGI - La giustizia argentina ha aperto un'indagine per determinare se ci sia stata negligenza nella morte di Diego Maradona, ovvero accertare se l'ex calciatore abbia ricevuto cure e soccorsi necessari. Per la famiglia "ci sono irregolarità" sulla morte di Maradona "Ci sono già irregolarità", ha detto all'AFP un membro della famiglia. A poche ore dalla sua morte, l'avvocato e amico di Maradona, Matias Morla, aveva denunciato il fatto "che l'ambulanza ha impiegato più di mezz'ora per arrivare alla casa" dove si trovava il paziente. Ha avvertito che sarebbe andato "fino alla fine". Ma né lui né alcun membro della sua famiglia ha ancora presentato una denuncia, ha detto una fonte giudiziaria all'AFP.     "L'indagine è stata aperta perché si tratta di una persona deceduta nella sua casa e nessuno ha firmato il suo certificato di morte. Ciò non significa che ci siano sospetti di irregolarità", ha detto la stessa fonte, richiedendo l'anonimato.  Perquisiti i tre dipendenti della ditta funebre che si sono fatti i selfie con la bara La Procura della Città di Buenos Aires insieme alla polizia della capitale hanno effettuato ieri tre perquisizioni simultanee contro le tre persone che si sono fatte il selfie posizionandosi accanto alla bara con il corpo di Diego Maradona ancora aperta. Lo hanno riferito fonti investigative. I tre, subito licenziati appena le foto sono circolate scatenando l'ira degli argentini, erano dipendenti della Funeral Home Sepelios Pinier e si erano presi cura del cadavere dell'ex calciatore. Saranno chiamati a testimoniare dalla Procura ma non sono stati arrestati perché quanto viene loro contestato non è un crimine che giustifica un provvedimento restrittivo. La Procura numero 25 di Buenos Aires per Criminal, Cattiva Condotta e Misdemeanor li citerà per presunta profanazione di un cadavere ed è possibile che vengano anche accusati di violazione di "diritti molto personali". Si sta indagando sulla pubblicazione delle fotografie dei dipendenti con il corpo di Maradona, alcune immagini che sono state scattate prima che la salma venisse velata e trasferita alla Casa Rosada, e hanno fatto il giro del mondo giovedì. Le fotografie originali mostrano il corpo senza vita di Maradona, che non è stato visto in altro modo da quando la bara è rimasta chiusa durante la veglia. Durante le perquisizioni personali la Polizia ha sequestrato tre telefoni cellulari, un laptop, una chiavetta usb e diverse magliette che corrispondevano agli abiti che indossavano gli indagati al momento dello scatto delle foto.
Alto Adige in 'fase 2' ma tiene chiuse piste da sci
Cronaca
Oggi 28-11-20, 08:08

Alto Adige in 'fase 2' ma tiene chiuse piste da sci

AGI - L'Alto Adige guarda avanti, stila un suo insolito ‘calendario d'Avvento' e conferma la chiusura degli impianti di risalita rinviando l'inizio della stagione invernale, forse, a dopo l'Epifania del 2021. Un brutto colpo per l'economia di una terra che vive di turismo, un bruttissimo colpo per migliaia di persone (e famiglie) legate alla montagna e alle attività che essa può offrire. A mettere la parola ‘fine' ai rimpalli sull'apertura o meno degli impianti di risalita è stato il governatore altoatesino Arno Kompatscher che in conferenza stampa ha detto: “nelle prossime settimane non ci sarà turismo invernale, la situazione epidemiologica non lo permette, non ci sono date per l'apertura”. Tra le vallate altoatesine dove la neve naturale non è ancora arrivata – le vette più alte sono spruzzate come ‘pandori' – c'è molta amarezza. Non aprir la stagione invernale ‘vor Weihnachten', ovvero ‘prima di Natale', significa perdere più di metà del fatturato, circa il 70%.      Kompatscher è stato chiaro, “se ci saranno ulteriori aperture dipenderà dai dati” e sul turismo ha precisato, “è necessario che a livello governativo vengano date delle prospettive e che si creino presupposti per avere una stagione invernale in tutta sicurezza”.  La nuova ordinanza contingibile e urgente, la numero 73 dall'inizio della pandemia, prevede che da lunedì 30 novembre riprendano le lezioni in presenza in tutte le classi della scuola media e nelle scuole di musica. Già riaperte scuole dell'infanzia e scuole elementari. Riapriranno anche i negozi, fino alle ore 18 (regola sarà una persona ogni dieci metri quadri). Riaprono anche parrucchieri ed estetisti. Potranno riaprire anche nei fine settimana i centri commerciali ma è necessario un attento monitoraggio dell'afflusso di persone.      Da venerdì 4 dicembre torneranno ad essere consentiti i movimenti tra Comuni diversi senza alcuna autocertificazione. Resterà in vigore il coprifuoco dalle ore 22 alle ore 5 (spostamenti solo se per motivi di lavoro, urgenti e di salute). I bar e i ristoranti potranno riaprire ma fino alle 18. Ai tavoli si potranno sedere al massimo quattro persone, tranne nel caso siano conviventi. Possibile il take-away fino alle 20 e la consegna a domicilio fino alle 22. Dal 4 dicembre saranno riaperti anche gli alberghi. Proseguirà molto probabilmente fino a gennaio la didattica a distanza per le scuole superiori. Restano vietati gli eventi culturali e musicali, resteranno chiuse le palestre così come le discoteche. Il presidente Kompatscher ha ricordato che “l'epidemia non è finita e la curva negli ultimi giorni è scesa molto lentamente”. 
Fakhrizadeh dopo Soleimani, l'Annus Horribilis dell'Iran
Estero
Oggi 28-11-20, 08:07

Fakhrizadeh dopo Soleimani, l'Annus Horribilis dell'Iran

AGI - L'assassinio, a nord di Teheran, dello scienziato Mohsen Fakhrizadeh - per mano del Mossad, a sentire il regime iraniano - chiude un anno, il 2020, iniziato per l'Iran con un'altra vittima illustre. Il 3 gennaio era stato ucciso a Baghdad dal missile di un drone Usa Qassem Suleimani, il potente comandante delle forze al-Quds, le unità speciali dei Guardiani della rivoluzione, una figura quasi leggendaria, al cuore di tutti i disegni geopolitici di Teheran in Medio Oriente. Adesso, per gli ayatollah, un'altra perdita di primissimo piano. Mentre gli ultimi colpi di coda dell'amministrazione Trump appaiono come il riflesso di quello che è stato uno dei ‘leitmotiv' della sua presidenza, la convinzione che l'Iran sia il male assoluto.  E quando manca neppure un mese dall'insediamento di Joe Biden, uno dei temi che più hanno caratterizzato i quattro anni dell'amministrazione Trump -lo scontro aperto con l'Iran- rischia di avvelenare l'ingresso del futuro presidente americano alla Casa Bianca.   Il presidente Donald Trump non ha commentato l'attacco odierno, ma ha ritwittato la notizia dal New York Times e rilanciato due tweet, in inglese ed ebraico, di un giornalista israeliano, Yossi Melman, secondo cui l'omicidio è stato un "pesante colpo psicologico e professionale per l'Iran". Neppure Israele ha parlato; ma l'omicidio di almeno quattro scienziati iraniani legati al programma nucleare tra il 2010 e il 2012, tutti molto vicini a Fakhrizadeh, era stato attribuito ai suoi tempi al Mossad, i servizi segreti israeliani all'estero, cosa che nessun portavoce ha mai ammesso ma neppure negato.  Oltre ad essere un alto ufficiale del corpo d'elite dei Guardiani della Rivoluzione, Fakhrizadeh era il più famoso scienziato nucleare iraniano: professore di fisica, secondo documenti ottenuti da Israele nel 2018, era stato alla guida del progetto Amad, il programma segreto  creato nel 1989 per le ricerche sul nucleare, chiuso poi nel 2003.  Nel 2015 il New York Times lo aveva paragonato a J. Robert Oppenheimer, il fisico che durante la Seconda Guerra  Mondiale, nell'ambito del Progetto Manhattan, produsse le prime bombe atomiche. Figura abituata a vivere nell'ombra, era da tempo in cima alla 'black list' del Mossad. L'assassinio arriva in un momento di crescenti tensioni tra Teheran e Washington: proprio il presidente uscente è stato dissuaso dal colpire l'Iran solo due settimane fa. Il 12 novembre Trump ha riunito i suoi più stretti collaboratori nello Studio Ovale perché meditava un'azione mirata contro il principale sito nucleare iraniano, quello di Natanz. Lo hanno dissuaso avvertendolo che uno scontro aperto avrebbe potuto degenerare in un conflitto più ampio e dalle conseguenze imprevedibili. Pochi giorni dopo, però, il segretario di Stato, Mike Pompeo, ex direttore della Cia, è volato in Israele. In questo scorcio finale di presidenza, licenziato il capo del Pentagono, Mark Esper, Trump deve aver pensato ad operazioni, palesi o segrete, contro l'Iran; oppure il suo fedele alleato in Medio Oriente, Benjamin Netanyahu, che in vari momenti è stato sul punto di attaccare gli impianti nucleari iraniani, potrebbe aver voluto agire mentre Trump è ancora alla Casa Bianca. Per Biden, sono tutte mosse che si tradurranno in un ostacolo in più sulla strada del tentativo di riportare gli Usa a quell'accordo sul nucleare iraniano siglato nel luglio 2015 e che è stato abbandonato dagli Usa. Per l'Iran invece un brutto colpo. Teheran minaccia vendetta, “una terribile vendetta”, ha avvertito il capo di Stato maggiore, generale Mohammad Bagheri. Ma per gli ayatollah, la morte di Fakhrizadeh, dopo quella di Soleimani, chiude un 'annus horribilis'. 
Meloni, governo fa ponti d'oro a Berlusconi ma lui non andrà mai a sinistra
Politica
Oggi 28-11-20, 08:07

Meloni, governo fa ponti d'oro a Berlusconi ma lui non andrà mai a sinistra

AGI - “Continuano a fare ponti d'oro a Berlusconi ma lui non andrà a sinistra”. È quanto afferma in un'intervista al Corriere della Sera la leader di Fratelli d'Italia Giorgia Meloni, che subito dopo aggiunge: “Se i media mainstream, il governo, il Pd ci tengono tanto a raccontare la storia di un Berlusconi vincente e di Salvini e Meloni all'angolo, facciano pure. Peccato che la realtà sia un'altra”.      Secondo Meloni, la versione corretta è che il centrodestra ha dapprima “votato insieme sì ai primi due scostamenti di Bilancio per 80 miliardi”, poi però, “avendo il governo dilapidato queste enormi risorse senza mai chiederci nulla e senza considerare affatto le nostre proposte, alla terza richiesta ci siamo astenuti”. Precisa Meloni: "Non ci siamo arresi e abbiamo continuato a dare il nostro contributo". "Ma al governo — per coprire una debolezza drammatica — serviva dividerci. Serviva, soprattutto al Pd, trattare solo con una parte del centrodestra, Forza Italia, anche per dare un avvertimento ai Cinque Stelle”. Meloni spiega anche che “alla fine noi tre leader abbiamo messo tutto per iscritto pretendendo risposte chiare” e quando sono arrivate, con il recepimento di una serie di richieste, tra le quali almeno due questioni che da tempo poneva FdI (i ristori dati non solo in base ai codici Ateco e gli interventi sui costi fissi delle aziende e non solo una tantum), “tutti insieme abbiamo votato sì”. “Volevano spaccarci, non ci sono riusciti. Questa è la verità”, è la tesi ribadita dalla leader FdI. Quanto ai deputati di Forza Italia, dice Meloni, “hanno fatto esattamente quello che abbiamo fatto noi di FdI: elaborato e presentato al governo proposte”, e Berlusconi “nella pratica non ha fatto nulla di diverso da noi. Tanto che abbiamo sempre votato insieme”, spiega Meloni, ribadendo la sua tesi: “Solo che la maggioranza l'ha trattato diversamente, sperando di accarezzare il suo ego. L'obiettivo è stato sempre e solo dividerci per indebolirci. Dal governo ci hanno provocato fino all'ultimo per far sì che non votassimo e lo facesse solo FI, sperando di poter cambiare lo scenario politico”. “Ma noi – puntualizza – siamo riusciti a tenere FI dalla nostra parte e a essere fermi sulla nostra richiesta: o accolgono le proposte che tutti facciamo e tutti votiamo sì, o non lo fanno e non voteremo. E questo è successo”, conclude Meloni, persuasa però che “la maggioranza fa ancora ponti d'oro a un pezzo di opposizione, ma i pifferai magici finora hanno fallito”. E chiosa: “Continuo a credere che se Berlusconi avesse voluto passare a sinistra lo avrebbe già fatto”.
Avviato il primo reattore nucleare "Made in China"
Estero
Oggi 28-11-20, 08:05

Avviato il primo reattore nucleare "Made in China"

AGI - La Cina ha acceso il suo primo reattore nucleare sviluppato a livello nazionale - l'Hualong One - in un passo significativo nei tentativi di Pechino di diventare meno dipendente dagli alleati occidentali per la sicurezza energetica e la tecnologia fondamentale.      Il reattore, che è stato collegato alla rete nazionale ieri, può generare 10 miliardi di chilowattora di elettricità ogni anno e ridurre le emissioni di carbonio di 8,16 milioni di tonnellate, secondo la China National Nuclear Corporation (Cnnc). "Con questo passo la Cina rompe il monopolio della tecnologia nucleare straniera ed entra ufficialmente nel primo lotto tecnologico di Paesi avanzati", ha dichiarato la Cnnc in una nota.      Secondo l'Amministrazione nazionale per l'energia, gli impianti nucleari hanno fornito meno del 5% del fabbisogno annuo di elettricità della Cina nel 2019, ma si prevede che la quota aumenterà man mano che Pechino tenterà di diventare a impatto zero entro il 2060. Ridurre la dipendenza dagli alleati occidentali nell'high-tech fondamentale come la produzione di energia è un obiettivo chiave nel piano "Made in China 2025" di Pechino. Miliardi di dollari in sussidi statali sono stati dati alle aziende cinesi per accelerare il processo, una mossa che ha fatto infuriare i partner commerciali del Paese e ha scatenato una lunga lite commerciale con Washington.      I lavori per il reattore Hualong One sono iniziati nel 2015 e attualmente ci sono altri sei reattori in costruzione in patria e all'estero. L'Hualong One, installato in uno stabilimento nella provincia del Fujian, nella Cina orientale, entrerà in funzione commerciale entro la fine dell'anno dopo essere stato sottoposto a test.      La Cina ha 47 centrali nucleari con una capacità di generazione totale di 48,75 milioni di kilowatt, la terza più alta al mondo dopo Stati Uniti e Francia. Pechino ha investito miliardi di dollari per sviluppare il suo settore dell'energia nucleare negli ultimi anni mentre lotta per uscire dalla sua economia dal carbone. Tredici centrali nucleari sono in costruzione, più che in qualsiasi altro Paese, nonostante le preoccupazioni ambientali e di sicurezza. Nell'agosto 2016, i funzionari sono stati costretti a sospendere i piani per un impianto di scorie nucleari a Lianyungang, una città nella provincia di Jiangsu orientale, dopo una rara protesta pubblica di migliaia di residenti. 
Macron "una vergogna" il pestaggio di un nero disarmato
Estero
Ieri 27-11-20, 23:48

Macron "una vergogna" il pestaggio di un nero disarmato

AGI - Sono stati arrestati a Parigi i quattro agenti coinvolti nella brutale aggressione di un uomo di colore disarmato; ma il caso ha "scioccato" il presidente Emmanuel Macron che non ha esitato a parlare di immagini "che fanno vergognare" e ha riacceso il dibattito in Francia sul razzismo e le violenze della polizia. Il presidente - che in mattinata aveva fatto filtrare dall'Eliseo di essere rimasto "sconvolto" dall'accaduto- in serata ha denunciato "l'inaccettabile aggressione" e ha parlato di "immagini che ci fanno vergognare", chiedendo al governo di "fare subito proposte" per "lottare più efficacemente contro ogni forma di discriminazione". Le immagini della violenza con cui i quattro agenti di polizia picchiano il produttore musicale, sulla porta del suo studio a Parigi, diffuse giovedì dal sito Loopsider e diventate virali sui social media, hanno suscitato un'ondata di indignazione in tutta la Francia. Nella scena, che dura diversi minuti ed è stata catturata dalle telecamere di sicurezza, si vedono gli agenti prendere a pugni, calci e colpire con un manganello Michel Zecler.  Gli agenti sono stati arrestati e saranno presto interrogati. Ma l'ondata di indignazione ha raggiunto i livelli più alti del governo e del mondo dello sport: sono scese in campo le stelle del calcio, Antoine Griezmann e Kylian Mbappé, e della musica, come Aya Nakamura o Benjamin Biolay. E Macron ha invitato il governo ad agire rapidamente per riaffermare "il legame di fiducia" tra forze dell'ordine e i cittadini. "La Francia non deve mai permettere all'odio o al razzismo di proliferare", ha detto il capo dello Stato nella nota; e ha chiesto "una forza di polizia esemplare con i francesi" ma anche "francesi esemplari con le forze dell'ordine".  Poi però il monito: "Quanti fanno rispettare la legge devono obbedire alla legge: non accetterò mai che la violenza gratuita di pochi contamini la professionalità delle donne e degli uomini che con coraggio assicurano quotidianamente la nostra protezione". 
Verso la chiusura dei ristoranti a Natale e Santo Stefano, negozi aperti fino alle 21
Politica
Ieri 27-11-20, 23:36

Verso la chiusura dei ristoranti a Natale e Santo Stefano, negozi aperti fino alle 21

AGI - Verso la chiusura dei ristoranti a Natale e Santo Stefano nelle zone rosse e arancioni, negozi aperti fino alle 21 per favorire lo shopping natalizio: è l'orientamento emerso nell'incontro-fiume di 12 ore tra Conte con i capidelegazione per il prossimo dpcm che entrerà in vigore il 3 dicembre. Conferma del coprifuoco dalle 22 alle 6 e ristoranti chiusi dalle 18 anche in zona gialla. Gli spostamenti tra regioni saranno consentiti solo per rientrare alla propria residenza. Alla riunione hanno preso parte il premier Giuseppe Conte e i capi delegazione di maggioranza Dario Franceschini, Roberto Speranza, Teresa Bellanova, Alfonso Bonafede, il ministro agli Affari Ue Francesco Boccia e il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Riccardo Fraccaro.
Attentato a Mogadiscio, kamikaze fa almeno 7 morti
Estero
Ieri 27-11-20, 23:19

Attentato a Mogadiscio, kamikaze fa almeno 7 morti

AGI - Almeno 7 persone sono morte per un attentato a Mogadiscio: un kamikaze si è fatto saltare in aria in una gelateria della capitale somala. Almeno sei i feriti. Nessuno ha rivendicato l'attentato, ma nel disastrato Paese del Corno d'Africa, il gruppo terrorista islamista Al Shabaab compie spesso incursioni nella capitale.
Black Friday o Cyber monday, Stati Uniti divisi tra marciapiede e rete
Estero
Ieri 27-11-20, 23:03

Black Friday o Cyber monday, Stati Uniti divisi tra marciapiede e rete

AGI - Black Friday o Cyber Monday? L'America è divisa non solo in politica ma anche nello shopping: tra il marciapiede e la rete. Alcune grandi catene commerciali come Walmart, Best Buy, Kohl's e Macy's oggi hanno aperto i battenti alle 5 mentre altre come Target o Game Stop alle 7. Ma con il coronavirus non si vedono le tradizionali code chilometriche davanti ai negozi o le corse pazze per assicurarsi l'affare dell'anno. Mascherine e controllo della temperatura sono obbligatori quasi ovunque. Da Best Buy, catena di elettronica, si puo' anche aspettare in auto mentre un addetto ti guida nelle ricerche digitali dei prodotti desiderati che puoi acquistare senza lasciare la vettura. Eppure chi si aspettava il deserto, con acquisti esclusivamente via internet, ha fatto male i conti. A Houston, in Texas, molti giovani hanno passato la notte accampati davanti a Game Stop per assicurarsi la nuova PlayStation 5 della Sony o l'Xbox Series X System perche' sul web sono andati esauriti da tempo. "E' dal 12 novembre, dal giorno del lancio della nuova console, che provo a comprarla on line, e' praticamente impossibile", spiega all'Agi Chris, 20 anni, cappellino da baseball e scarpe Ultra Boost griffate. <> Anche da Macy's, alla Galleria di Houston, c'e parecchia gente, ma quello che manca sono le speciali promozioni perche' i rivenditori hanno fatto scattare i saldi gia' dall'inizio del mese. La National Retail Federation (Nrf) prevede una crescita delle vendite natalizie compresa tra il 3,6% e il 5,2% quest'anno rispetto al 2019, pari ad un ammontare tra i 755,3 e 766,7 miliardi di dollari, a fronte di un incremento medio del 2,5% negli ultimi 5 anni. Piu' caute le proiezioni di Deloitte che anticipa un incremento delle vendite natalizie compreso tra l'1% e l'1,5% nel 2020, con un boom del giro d'affari on line atteso tra 182 e 196 miliardi di dollari. Un assaggio di questo trend si e' avuto gia' ieri, Giorno del Ringraziamento, con vendite via internet da record pari a 1,5 miliardi di dollari, ovvero +21,5% rispetto al 2019, secondo i calcoli di Adobe Analytics. Sempre stando ad Adobe, poco piu' del 50% degli americani fara' shopping on line oggi e il fatturato complessivo previsto, tra rete e marciapiede, superera' i 10 miliardi di dollari nel giorno del Black Friday, cioe' a dire il 39% in piu' rispetto allo scorso anno. Per l'International Council of Shopping Centers (Icsc), a guidare gli acquisti quest'anno nel weekend del Thanksgiving non sono i saldi ma le precauzioni assunte contro il Covid. L'Icsc prevede che il 72% degli americani fara' shopping nel giorno del Black Friday, piu' o meno la stessa percentuale dello scorso anno mentre il 73% fara' shopping il Cyber Monday, lunedi' 30 novembre. Per Deloitte, il 61% degli americani fara' acquisti sulla rete e il solo il 54% si avventurera' oggi nei negozi. La stessa societa' di ricerca scommette sul Cyber Monday come giorno dello shopping nazionale in America nel 2020 con un acquisti per 12,2 miliardi di dollari, cioe' a dire il 35% in piu' rispetto al 2019.