Libero è un quotidiano italiano fondato nel 2000 da Vittorio Feltri, e da lui nuovamente diretto dal 18 maggio 2016. A giugno 2016 contava una tiratura di quasi 95.000 copie con una diffusione cartacea di circa 40.000.
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"Ridicolo, patetico, pena infinita": Scanzi ricopre di insulti Dino Giarrusso
Oggi 01-02-23, 07:14

"Ridicolo, patetico, pena infinita": Scanzi ricopre di insulti Dino Giarrusso

Andrea Scanzi ha sparato a zero su Dino Giarrusso, che ha annunciato l'ingresso nel Pd per sostenere attivamente Stefano Bonaccini. “È una delle cose più ridicole e patetiche nella storia recente della politica politicante italiana”, è il commento durissimo del giornalista del Fatto Quotidiano. “Con questa mossa goffa e interessata - ha aggiunto - Giarrusso tocca livelli casiniani e financo scilipotiani di voltagabbanismo”.     L'accusa principale di Scanzi è che Giarrusso, dopo aver detto di tutto contro il Pd, ha deciso di fare un clamoroso dietrofront, provando a “sbianchettare” il suo passato con due frasi: “Dice che prima dei 5 Stelle aveva sempre votato a sinistra e che il Pd di prima non gli piaceva perché non era vicino ai deboli (quello di adesso invece sì?)”. Secondo Scanzi il drastico cambiamento dell'ex grillino è da ricondurre al fatto che “non sa vivere senza le luci della ribalta, senza l'attenzione mediatica e (ma questo viene dopo) senza la poltrona”.     “Sale sul carro del vincitore - è l'analisi del giornalista del Fatto - laddove il vincitore non è il Pd ma Bonaccini (troppo poco redditizio stare con la Schlein, con cui avrebbe più cose in comune). Un anno fa diceva a Conte di avere reso il M5S una succursale del Pd: adesso passa direttamente al Pd. Una pena infinita, acuita dal suo questuare la stima dei Gori & Fassino. O addirittura dal suo ritenere possibile un'alleanza con Renzi e Calenda: come si cambia, per non evaporare dai talk show”.
"È la prima volta": i missili che possono ribaltare davvero la guerra, Russia in allerta
Oggi 01-02-23, 07:14

"È la prima volta": i missili che possono ribaltare davvero la guerra, Russia in allerta

Gli Stati Uniti stanno preparando un pacchetto di aiuti per più di due miliardi di dollari che dovrebbe includere per la prima volta razzi a lungo raggio così come altre munizioni e armi. Lo riferisce la Reuters, da fonti dell'amministrazione Usa. Gli aiuti in armi dovrebbero essere annunciati già questa settimana e dovrebbero includere anche attrezzature di supporto per i sistemi di difesa aerea Patriot, munizioni guidate di precisione e armi anticarro Javelin. Con questa mossa, dopo l'invio degli Abrams da parte di Washington e dei Leopard da parte della Germania, sul campo di battaglia potrebbe arrivare una vera e propria svolta. La Russia intanto prosegue nei preparativi per la possibile offensiva (pesantissima) del prossimo 24 febbraio, quando arriverà il primo anniversario di questa guerra sanguinosa. Mosca non ha gradito l'invio dei tank da parte dell'Occidente e adesso ai generali al fronte è arrivato l'ordine preciso di moltiplicare gli attacchi per dare un segnale forte: il Cremlino vuole fermare la controffensiva ucraina sul nascere. Ma nella partita della guerra va tenuto conto anche degli equilibri diplomatici e geo-politici che sono in atto. La Cina si sarebbe nuovamente avvicinata a Mosca mentre sul fronte Nato crescono le tensioni per il momentaneo stop da parte della Turchia alle trattative per l'ingresso di Svezia e Finlandia nella Nato. Un dettaglio non da poco che potrebbe avere serie ripercussioni sul Patto Atlantico. 
Clamoroso in Rai: chi chiama Milly Carlucci per il suo nuovo programma
Oggi 01-02-23, 07:10

Clamoroso in Rai: chi chiama Milly Carlucci per il suo nuovo programma

Giuria al completo al Cantante Mascherato, il programma condotto da Milly Carlucci su Rai 1. Rispetto allo scorso anno il parterre dei giudici sarà rinnovato al 50%. A restare saranno Flavio Insinna e Francesco Facchinetti, mentre non faranno più parte del cast Arisa, tornata ad Amici, e Caterina Balivo, impegnata su La7 al timone di Lingo – Parole in gioco. Chi arriverà al loro posto? DavideMaggio.it ha svelato in anteprima i sostituti.       Una delle new entry sarà Christian De Sica, secondo le anticipazioni. L'altra invece potrebbe essere la conduttrice e giornalista Serena Bortone, al timone di Oggi è un altro giorno su Rai 1. Si completerebbe così, quindi, il quadro della giuria. A tutti loro dovrebbe aggiungersi, poi, Iva Zanicchi. Anche se non si sa ancora che ruolo le verrà assegnato.       Nel frattempo, pare che i vertici Rai abbiano deciso di posizionare lo show al sabato sera, mentre su Canale 5 andrà in onda uno dei programmi più seguiti di Maria De Filippi, Amici. Questo porterà inevitabilmente a uno scontro sugli ascolti tv. Per le due conduttrici, comunque, non si tratterebbe della prima volta. Già nei mesi scorsi sono state protagoniste del duello del sabato sera con Ballando con le Stelle e Tu si que vales.       
"Dal tormento a disturbi seri": il dramma raccontato da Barbara Palombelli
Oggi 01-02-23, 07:08

"Dal tormento a disturbi seri": il dramma raccontato da Barbara Palombelli

Momento toccante a Forum, dove la storia di Andrea ha segnato la stessa Barbara Palombelli. A parlare nella puntata di martedì 31 gennaio su Rete 4 è un ragazzo che ha scoperto a 12 anni che il padre che l'ha cresciuto non è quello biologico. Uno choc per il giovane che ha iniziato a soffrire di obesità e di disturbi dell'alimentazione. Le notti, infatti, Andrea le passava ad abbuffarsi di cibo fino a essere operato.      "Il trauma di questo figlio lo ha portato a questo malessere - ha raccontato la conduttrice -. Mangiare la notte, di tutto, è pericolosissimo". Come ricordato dalla Palombelli, infatti, "il tormento può sfociare in disturbi seri". Alla base la scoperta di non essere figlio di quello che credeva il padre biologico.     Una situazione che accomuna tanti in Italia: "Le statistiche dicono che un bambino su dieci non è figlio del padre anagrafico. Quando si scopre la verità il tormento può sfociare in disturbi alimentari". Quest'ultimi, ha tuonato in conclusione, "sono la droga del terzo millennio e possono incidere sulla psiche delle persone" e sulla loro crescita. Il rischio è che scoperte così spiazzanti possano avere preoccupanti effetti anche sulle relazioni con le altre persone. 
TerraVerso, dal 2 febbraio il nuovo video-podcast di Libero
Oggi 01-02-23, 07:04

TerraVerso, dal 2 febbraio il nuovo video-podcast di Libero

Libero non si ferma più. Dopo i podcast e la sezione premium di Liberoquotidiano.it, arriva TerraVerso, "il video podcast con i piedi per terra" che andrà in onda su LiberoTv dal 2 febbraio. Ogni settimana un appuntamento con un ospite della politica, dello spettacolo e dello sport. Questo nuovo format, che guarda soprattutto ai giovani, sarà condotto da Pietro Senaldi, condirettore di Libero ed Emanuele Ranucci, giornalista e content creator. Ma cosa è Terraverso? È uno spazio in cui si torna per raccontare fatti, gioie, dolori e problemi che riguardano il nostro Paese. Spesso, travolti dal trambusto digitale, ci si affanna a inseguire le novità, cercando di restare al passo, di comprendere dinamiche che per alcune generazioni appaiono assurde. Poi però si torna alla vita di tutti i giorni fatta di bollette, tasse e purtroppo anche di guerre. Ecco, in TerraVerso si abbandona il Metaverso che va tanto di moda di questi tempi e si torna alla realtà per ascoltare le voci che ce la raccontano. E Libero, che da tempo si è tuffato nel mondo dei podcast con grande successo, ha deciso di osare ancora di più proponendo un video podcast settimanale. Una scenografia bizzarra e moderna sarà il tratto distintivo del format, dove sono rappresentati personaggi che richiamano a mondi tra i più distanti tra loro, da D'Annunzio a Steve Jobs passando per Maradona fino a Craxi. Gli ospiti saranno incalzati, inoltre, con domande e curiosità che arriveranno dalla community social di Libero seguita in tempo reale da Emanuele Ranucci. Seguiteci sul sito di Liberoquotidiano.it e sui nostri social.
Meloni a Stoccolma e Berlino, pressing su migranti e aiuti di Stato
Oggi 01-02-23, 07:02

Meloni a Stoccolma e Berlino, pressing su migranti e aiuti di Stato

Roma, 31 gen. (Adnkronos) - Due tappe in un solo giorno, in linea, probabilmente, con quanto dichiarato la settimana scorsa in una lunga intervista a 'Donna Moderna': "limitare al massimo le notti fuori casa, facendo di tutto per tornare" a casa anche quando è all'estero. Giorgia Meloni, prima donna e mamma alla guida di Palazzo Chigi, venerdì prossimo sarà in mattinata a Stoccolma e poi, nel pomeriggio, atterrerà a Berlino per incontrare il cancelliere tedesco Olaf Scholz. Due visite che arrivano a una manciata di giorni dal Consiglio straordinario europeo del 9 e 10 febbraio -summit che potrebbe essere preceduto anche da un blitz del presidente del Consiglio a Parigi- con due partite fondamentali per il governo: quella sui migranti e l'altra, centrale nel summit ormai alle porte, di un nuovo fondo Ue e dell'allentamento degli aiuti di Stato. Una partita a scacchi in cui ogni mossa va ragionata, studiata con attenzione: lo sa bene Meloni, che vola in Svezia -alla guida del semestre europeo- e in Germania per 'oliare' i rapporti in vista di un summit dal quale non vuole e non può uscire con l'immagine ammaccata. Sul dossier migranti la strada è in salita già nella prima tappa della sua missione. Perché, mentre Roma chiede con forza una soluzione europea in tempi stretti -occorre "avanzare con urgenza", ha detto ieri il premier subito dopo l'incontro con Charles Michel a Palazzo Chigi- la Svezia è da annoverare tra i paesi che non vogliono cambiare le norme attuali. Non solo. Nelle settimane scorse il rappresentante permanente di Stoccolma a Bruxelles, Lars Danielsson, in un'intervista al Financial Times ha detto apertamente che il nuovo patto migratorio non vedrà la luce durante la presidenza svedese: ci si arriverà "non prima della primavera del 2024", a suo giudizio. Ma un cambio di passo va impresso, per Meloni, sin da subito, partendo "della difesa dei confini esterni" e migliorando "l'azione in tema di rimpatri": e su questo è pronta a far valere le sue ragioni con il premier Ulf Kristersson. Con lui, naturalmente, Meloni affronterà anche il tema delle possibili modifiche alle norme sugli aiuti di Stato, alla luce dei potenziali effetti discriminatori verso le imprese europee provocati dai sussidi americani previsti dall'imponente Inflation Reduction Act varato dall'amministrazione Biden. Un tema sui cui Stoccolma, che in generale non vede di buon occhio strumenti comuni di debito, dovrà mediare, avendo la presidenza e dunque ritrovandosi nel ruolo di 'broker'. Modifiche alle norme per gli aiuti di Stato e migranti sulla rotta del Mediterraneo centrale saranno il piatto forte anche del bilaterale con Scholz, fissato alle 15 in Cancelleria. Già durante il suo viaggio ad Algeri, una decina di giorni fa, Meloni aveva rimarcato come il problema della scarsa competitività delle aziende europee non potesse essere risolto solo con un allentamento della normativa sugli aiuti di Stato, pena una distorsione del mercato interno. Ma qui le posizioni rispetto a Scholz appaiono distanti, o meglio distantissime. Ancora una volta, si replica il tradizionale schema Nord-Sud, falchi contro colombe. L'idea di emettere nuovo debito comune, caldeggiata da Roma, è infatti osteggiata dal cancelliere tedesco e dai Paesi cosiddetti 'frugali', dunque Repubblica Ceca, Danimarca, Finlandia, Austria, Irlanda, Estonia e Slovacchia. E pare non aver fatto breccia, stando alle indiscrezioni, nel piano che domani la presidente della Commissione europea Ursula Von der Leyen presenterà. Si tratta, in realtà, di comunicazioni di indirizzo prive di una vera e propria proposta legislativa, ma che serviranno da base per la discussione del summit del 9-10 febbraio. La partita, dunque, è aperta e tutta da giocare. Ma la strada è in salita. Con Berlino che ha tutto l'interesse per chiedere un allentamento delle norme sugli aiuti di Stato: la dice lunga il fatto che quasi la metà delle risorse erogate da Paesi membri della Ue per aiutare le proprie imprese e i propri cittadini per affrontare i contraccolpi della guerra in Ucraina siano stati erogati dalla Germania. Il rischio è di un'Europa a due velocità più di quanto non lo sia già ora, con i Paesi con i bilanci più forti che possono permettersi di sostenere le proprie economie in modo assai più efficace di quelle con i conti pubblici meno sani. E con una divaricazione ancor più profonda tra gli Stati più forti, che possono spendere miliardi di euro per sostenere le loro imprese, e quelli più deboli che hanno il cerino in mano del debito pubblico pronto ad esplodere. "Bisogna avere il coraggio di investire sul futuro senza lasciare nessuno indietro", ha rimarcato ieri Meloni sempre dopo l'incontro con il presidente del Consiglio europeo. Attendendo un Fondo sovrano europeo -sulla falsa riga del Next Generation Eu ma che ha bisogno di tempo per diventare realtà- la Commissione europea sembra puntare sul RePower Eu, che ha tuttavia una potenza di fuoco limitata. L'Italia, già con Mario Draghi, spinge per strumenti tipo Sure, che però non convincono Scholz e i cosiddetti frugali. Realisticamente l'Italia potrebbe ottenere una flessibilità maggiore sul Pnrr, sull'uso dei fondi Ue 2014-2020 e sui fondi di coesione Ue. A Stoccolma, come a Berlino, Meloni arriverà per 'oliare' i rapporti, in vista di un summit che si preannuncia complicatissimo e in cui non sono ammessi passi falsi.
Chi è Emanuele Ranucci, il conduttore di TerraVerso
Oggi 01-02-23, 06:00

Chi è Emanuele Ranucci, il conduttore di TerraVerso

Parte TerraVerso, il video podcast di Libero quotidiano. Uno dei conduttori, insieme ai direttori e vicedirettori di Libero, che si alterneranno, sarà Emanuele Ranucci. Classe '94, giornalista pubblicista, esperto di comunicazione e content creator, iscritto al dottorato di ricerca in Management For Digital Transformation: Business, Communication and Ethics, ha realizzato e pubblicato su quotidiani e sui suoi account contenuti esclusivi durante il ritiro delle truppe in Afghanistan, dai campi profughi della Siria e del Libano, nelle enclavi serbe in Kosovo e più di recente si è occupato di reportage durante la guerra in Ucraina direttamente dalle zone del fronte. Ha vissuto e lavorato a Bruxelles come responsabile della comunicazione social del Presidente del Parlamento europeo Antonio Tajani, oggi ministro degli Esteri. 
Messina Denaro, su La7 va in onda la rosicata giudiziaria di Scarpinato e Di Matteo
Oggi 01-02-23, 06:00

Messina Denaro, su La7 va in onda la rosicata giudiziaria di Scarpinato e Di Matteo

La7, emittente televisiva di proprietà di Urbano Cairo, mette in evidenza uno straordinario interesse per le vicende riguardanti i rapporti mafia-politica dando la parola solo ad alcuni dei protagonisti senza contraddittorio. Ora è evidente che gli ex pm Di Matteo e Scarpinato, quest'ultimo oggi senatore del Movimento 5 Stelle, non gradiscono il successo ottenuto dall'attuale procura di Palermo e dai Ros che sono riusciti dove loro hanno fallito. Allora nelle trasmissioni su La7, sfruttando anche il fatto di non avere contraddittorio, essi stanno facendo di tutto per ridimensionare quel risultato anche sostenendo ipotesi del tutto contrastanti, per di più basate solo su congetture e mai su fatti. Così nella trasmissione di domenica 29 gennaio, Di Matteo ha avanzato due ipotesi di segno opposto: secondo la prima Messina Denaro, oppresso dalla malattia, ha fatto di tutto per farsi arrestare; secondo l'altra ipotesi, invece, i capimafia lo hanno consegnato per fare un “regalino” al nuovo governo in modo da ottenere in cambio la riforma del 41 bis e l'eliminazione del carcere ostativo.       Di Matteo fa finta di ignorare che il problema del carcere ostativo, a parte le posizioni dei garantisti, è stato posto già da tempo dalla Corte Costituzionale, che non risulta a nessuno essere condizionata dalla mafia. Comunque tutte queste congetture, espresse in televisione con grande aggressività e senza la benché minima confutazione, servono, per evocare un'espressione spesso adottata in Sicilia su questa materia, a “mascariare” l'indagine. Non a caso, in occasione dell'inaugurazione dell'anno giudiziario, l'attuale procuratore generale di Palermo Maurizio De Lucia ha rivendicato in modo assai netto la regolarità delle indagini che hanno portato alla cattura del latitante. Il bello è che, invece, non solo La7 ma anche i grandi giornali non hanno preso in alcuna considerazione quello che in una serie di articoli de “Il Riformista” stanno sostenendo Piero Sansonetti e Aldo Torchiaro. Nei loro articoli, essi hanno sostenuto che anni fa il Sisde del generale Mori e di De Donno aveva un infiltrato di alto livello, il professor Vaccarino, il quale aveva stabilito un rapporto epistolare con Messina Denaro che debitamente coltivato poteva portare a conoscere dove egli si nascondesse ma che la procura di Palermo, allora guidata da Pignatone e Scarpinato, affossò tutto. Ora, noi non sosteniamo a priori che tutto ciò sia esatto, anche se suffragato dal racconto di un testimone e da carte giudiziarie esibite. Diciamo solo che in quello che ha scritto “Il Riformista” c'è materia meritevole di approfondimento, di discussione, al limite anche di contestazione. Invece silenzio assoluto, silenzio su La7, silenzio sui grandi giornali che, a proposito di Messina Denaro, hanno parlato di tutto, anche di una parrucca e di una scatola di Viagra trovati in un covo. In sostanza, caro direttore, ci sembra che tuttora siano dominanti sull'argomento l'unilateralità e la faziosità.       La cosa non sorprende se si pensa che viviamo in un Paese nel quale a suo tempo Craxi è stato distrutto sul tema del finanziamento irregolare ai partiti attraverso un'operazione politica, mediatica e giudiziaria nella quale il ruolo di protagonista non è stato svolto soltanto dal pool di Mani pulite di Milano e da alcuni giornali, ma anche dal gruppo dirigente del Pds (Occhetto, D'Alema, Veltroni), erede del Pci, il quale dal 1945 al 1980 aveva incassato enormi finanziamenti dal Kgb sovietico e che anche dopo, a lungo, era stato finanziato da società di import-export gestite da manager e funzionari di partito d'intesa con i loro omologhi in Urss e nei Paesi comunisti dell'Est europeo.       
Doppio cognome, flop clamoroso e problemi burocratici: 8 mesi dopo...
Oggi 01-02-23, 05:45

Doppio cognome, flop clamoroso e problemi burocratici: 8 mesi dopo...

Il doppio cognome, ma anche no. Lo sceglie solo una coppia su dieci. Nel senso che, agli italiani, non piace proprio: vuoi per tradizione; vuoi per comodità; vuoi perché alla fine, quella sentenza della Corte Costituzionale dell'aprile 2022, di problemi (pratici) ne ha creati più di quanti abbia provato a risolvere. Ché il principio, alla base, non è neppure sbagliato: entrambi i genitori (attenzione, non è una questione di genere) hanno pari diritti nelle scelte che riguardano i figli, a iniziare dal nome che vogliono dar loro. Giustissimo. Però metti che ci sia già un fratellino, nato qualche anno prima: che fai? Uno va all'asilo solo col cognome del babbo e l'altro se ne scrive due sullo zainetto? Oppure immagina che uno dei cognomi (o magari tutti e due) siano già composti: il pargolo di turno finisce con una firma quadrupla, manco c'è il posto, sulla carta d'identità, per apporla tutta. O ancora: e se si incappa in qualche ritardo nella stesura dell'atto di nascita perché non si riesce proprio a trovare un accordo? No, quelle son grane serie: sembrano sciocchezze, ma poi vai a spiegarglielo. All'Anagrafe o alla segreteria del nido che ti chiede i documenti per l'iscrizione o al pediatra che in qualche modo deve registrati nel database sul computer.       NUMERI INEQUIVOCABILI A quasi un anno dalla sentenza (e a otto mesi dalla sua pubblicazione sulla Gazzetta ufficiale) i numeri parlano chiaro: la stragrande maggioranza dei nuovi nati (cioè una media nazionale di circa il 90%) continua come s'è sempre fatto. A chiamarsi col cognome del papà. Sì, ci sono alcune differenze territoriali: a Milano la percentuale è dell'82%, a Varese dell'85, a Bologna e Lecco dell'88, a Torino, Como e Brescia del 90, a Modena, Genova, Pavia, Firenze, Bari e Bergamo persino un pochetto più alta (per inciso: nella città dei mille arriva addirittura al 95%). Però, siamo onesti, l'antifona è limpidissima. Se non è un flop, poco ci manca. E sgombriamo subito il campo: c'entra niente “il ritorno del patriarcato”, “la sudditanza della donna” e altre menate in salsa rosa. Femministe di casa nostra, fatevene una ragione. Qui il punto è che conviene fare alla vecchia maniera. È più semplice. Lo dicono i numeri, lo dice la statistica e lo dicono persino i notai. Che c'azzeccano i notai? Lo spiega bene il quotidiano Italia Oggi che riporta uno studio del Consiglio nazionale del notariato e guardala lì, la parola “rischi” vicina ai termini “identità” e “figli”. Mica stiamo parlando di sottigliezze. Tanto per cominciare (come abbiamo anticipato) c'è che se mamma e papà non si mettono d'accordo può nascere un contenzioso che può portare a un ritardo nella stesura dei documenti (come l'atto di nascita) che può portare a disservizi ben più gravi. Tra l'altro, stando alla decisione della Consulta, l'intesa non dev'essere solo su quale cognome dare (uno o entrambi), ma pure sull'ordine di assegnazione. Litigare è un attimo. Poi c'è lo spettro, continuano i notai, di ritrovarsi alle prese con un fattore moltiplicatore che forse adesso neanche ci fai caso, ma tra due o tre generazioni ti ritrovi con un appello talmente articolato che anche la funzione identitaria del cognome va a farsi benedire. E infine c'è la questione degli altri componenti della famiglia: fratelli e sorelle che si chiamano come fossero cugini. (Aperta parentesi: se ci addentriamo nei meandri dell'identità digitale, che di famiglie, prenomi e casati se ne frega, superandoli con semplici “credenziali”, seppure criptate o generate ad hoc o quel che è, campa cavallo: non se ne esce più. Chiusa parentesi). La Corte Costituzionale, che di certo non è composta da sprovveduti, qualche indicazione per aggirare gli ostacoli maggiori - l'imposizione a un genitore che già abbia un doppio cognome di sceglierne solo metà o il suggerimento di dare a tutti i fratelli lo stesso cognome del primogenito - le ha pure già rilasciate. Però un conto è il diritto e un altro è la realtà di tutti i giorni. E anche se il primo (il diritto) dovrebbe avere appunto la finalità di semplificare o rendere più sicura e più moderna la seconda (la realtà), ciò che importa sono le ricadute concrete.       RISCHIO CAOS E le ricadute concerete sono incertezze legislative, intoppi burocratici, ostacoli divario genere: non esattamente una strada spianata verso quella “rivoluzione paritaria” che ci veniva propinata solo l'anno scorso. Negli ultimi mesi il 99% delle neo-madri non si è opposto alla tradizione del cognome paterno: spesso, il motivo, è nella saggezza dei latini che l'avevano capito secoli fa e senza troppe disquizioni filosofiche: se mater sempre certa, per il pater così non è. Quindi il rapporto di filiazione, con un documento bollato e riconosciuto dallo Stato, attribuendo il cognome del babbo al bimbo appena nato, finisce per essere ufficializzato. Non è cosa da poco. D'altronde la Rete per le parità, un'associazione che promuove, lo dice il nome, la parità tra uomo e donna, l'aveva anticipato fin dall'inizio: «Spetta al legislatore dare corso, senza ulteriori ritardi, a quanto indicato» dalla Consulta. Altrimenti è il caos. Col il risultato che, fatta la sentenza, si rimane fermi al punto di partenza. Gattopardescamente, forse. Ma almeno così è più facile.       
"Il pensiero è lì": Di Maria, la frase tombale che preoccupa i tifosi
Oggi 01-02-23, 03:37

"Il pensiero è lì": Di Maria, la frase tombale che preoccupa i tifosi

Per la Juventus c'è una nuova grana all'orizzonte. E la grana è di quelle pesanti: Angel Di Maria molto probabilmente lascerà i bianconeri. Dopo la vittoria al Mondiale in Qartar e soprattutto il rientro in Italia conciso con la maxi-penalizzazione della Juve, il giocatore potrebbe annunciare un cambio di programma per il suo futuro. Il suo obiettivo è quello di tornare a giocare al Rosario Central e in un'intervista a Tycsports afferma: "Il desiderio è lì. Quel momento arriverà". Parole che di certo non fanno piacere ai tifosi bianconeri che ora devono fare i conti con una lotta serrata nelle parti basse della classifica e con uno sfaldamento della rosa. E di questa sfida Di Maria è consapevole: "Abbiamo la Coppa Italia e L'Europa League che sono i nostri obiettivi. L'unica cosa che voglio fare adesso è ribaltare questa situazione e conquistare più punti possibili". Infine una riflessione su una delle emozioni più forti della sua vita, la vittoria del Mondiale: "Cado quando guardo i festeggiamenti, quando vedo il gol di Montiel. In quelle cose me ne rendo conto, ma per il resto è difficile realizzare quello che abbiamo ottenuto .   Personalmente, dopo aver sofferto tanto, andando a sbattere contro il muro, ora che è stato raggiunto, è difficile credere che siamo campioni del mondo, cosa che pochissimi giocatori hanno raggiunto. La prossima Copa América, sia per me che per Leo e per chiunque, sarà un titolo desiderato che vorremo vincere. Quello che si sta vivendo con la Nazionale non si vedeva da anni . Noi amiamo portare gioia alle persone".
"Ha goduto troppo". Ecco chi è davvero Cospito: tutti gli orrori dell'anarchico
Oggi 01-02-23, 03:24

"Ha goduto troppo". Ecco chi è davvero Cospito: tutti gli orrori dell'anarchico

Pur essendo nativo di Pescara, Alfredo Cospito è diventato negli anni un riferimento nel mondo dell'insurrezionalismo partendo da Torino. Da metà anni '90, il quartiere San Salvario è stato il suo quartier generale. E, da lì, le idee sono diventate qualcosa di più di un gruppetto di esaltati che parlano di anarchismo e di Bakunin intorno ad una birra di bassa qualità. Difatti, proprio con un altro suo sodale torinese, Nicola Gai (tornato libero nel 2020 dopo uno sconto della pena in appello), Cospito il 7 maggio del 2013 ha scelto di gambizzare, nella città di Genova, Roberto Adinolfi, ad di Ansaldo Nucleare, reato per il quale è stato condannato con sentenza definitiva a 10 anni e 8 mesi di reclusione.       Le sue prodezze eversive e i continui proclami di rivolta però hanno portato ad un accumulo di reati che gli sono valsi una condanna a 20 anni per diversi attentati, fra cui quello del 2006 alla caserma dei Carabinieri di Fossano, nei pressi della solita Torino, in cui non ci fu nessun morto né ferito ma, almeno questa l'idea dei giudici, per puro caso. Da qui la condanna così alta. Successivamente la Cassazione decise di rinviare gli atti alla Corte d'assise d'appello di Torino per un ricalcolo in peggio della pena, accogliendo la richiesta della procura di riqualificare il reato in “strage politica”, con innalzamento della pena di Cospito da 20 anni di carcere all'ergastolo senza condizionale. All'anarchico, considerato a capo di un'organizzazione terroristica, è stato poi comminato il carcere duro, il 41 bis, quello normalmente riservato ai capimafia. La sua lunga carriera nell'eversione inizia già nel 1996. Redattore del foglio anarchico rivoluzionario Kn03 (la formula chimica del nitrato di potassio, uno degli elementi per creare un fumogeno) che non circola più dal 2008, con la compagna Anna Beniamino (detenuta a Rebibbia) ha creato un gruppo che proprio da quella pubblicazione prendeva il nome. Dagli investigatori è considerato uno dei leader della Fai, la Federazione anarchica informale, movimento composto da vari gruppi dediti all'intimidazione armata rivoluzionaria e ritenuto dagli inquirenti un associazione per delinquere con finalità di terrorismo. Cospito, insomma, sarebbe a capo di una vera e propria cellula. Il Nucleo “Olga” della Fai, al momento della rivendicazione dell'attentato ad Adinolfi, inviò una lettera. Ma lo stesso Cospito, in un documento che gira in Rete su alcuni blog legati all'area dell'anarco-insurrezionalismo, a proposito dell'attentato scriveva: «In una splendida mattina di maggio ho agito e in quelle poche ore ho goduto a pieno della vita. Per una volta mi sono lasciato alle spalle paura e autogiustificazioni e ho sfidato l'ignoto. In una Europa costellata di centrali nucleari, uno dei maggiori responsabili del disastro nucleare che verrà è caduto ai miei piedi».       Cospito ha sempre sostenuto di aver fatto di testa sua, sparando materialmente ad Adinolfi, ma gli inquirenti non smettono di sospettare la cellula “Olga” sia solo un tassello su uno scacchiere più vasto e ancora in grado di colpire. Cospito è il primo anarchico a finire al 41 bis. Da tre mesi è in sciopero della fame e le sue condizioni di salute continuano a peggiorare, anche se stando alle dichiarazioni rilasciate dal suo legale non ci sarebbe stato un aggravamento tale da motivare la decisione di trasferirlo a Milano - peraltro, lo stesso avvocato ha rimarcato che «Cospito non accetterà somministrazioni di cibo e continuerà sicuramente lo sciopero della fame». Lo scorso dicembre il Tribunale di sorveglianza ha respinto il reclamo avanzato dai suoi difensori contro il regime di carcere duro. Una decisione contro la quale i legali hanno fatto appello in Cassazione che inizialmente aveva fissato l'udienza ad aprile, poi anticipata al 7 marzo. Un'istanza in merito è stata presentata direttamente al ministro Nordio.     
Un nuovo esercito, scacco matto ai criminali: la mossa di Matteo Salvini
Oggi 01-02-23, 03:04

Un nuovo esercito, scacco matto ai criminali: la mossa di Matteo Salvini

In tre mosse Matteo Salvini è pronto a dare scacco matto alla microcriminalità che popola le stazioni italiane e a rendere questi luoghi più sicuri ed accoglienti per i viaggiatori. Come? Con più barriere agli ingressi, un “esercito” di oltre mille vigilantes e la creazione di una società ad hoc, la Fs Security, che avrà il compito di garantire la sicurezza dei viaggiatori sui treni italiani. Il piano del ministro, frutto di un accordo siglato ieri con Ferrovie dello Stato - e preceduto da un incontro col ministro dell'Interno Matteo Piantedosi - è stato annunciato con un comunicato nel quale vengono dettagliati i particolari dell'operazione “Stazioni pulite”. I primi interventi verranno fatti a Milano, dove sarà ampliato il numero dei tornelli per limitare gli ingressi e dove verrà eretto l'edificio che ospiterà la Security Accademy, che avrà il compito di selezionare e formare gli oltre mille vigilantes che, nell'arco di tre anni, entreranno in servizio sui treni italiani. Iconico è anche il luogo scelto per la sede della nuova società: Rogoredo. E in particolare un'area di circa mille metri quadrati che verrà riqualificata e che i milanesi conoscono come “bosco della droga”.   A Roma Termini, invece, verrà ospitata la Control room nazionale per il monitoraggio, tramite gli esistenti impianti di video sorveglianza, delle stazioni sul territorio nazionale. E ci sarà pure una struttura che si occuperà in maniera specifica del contrasto alle frodi. La nota del ministero precisa poi che «i progetti di potenziamento dei gate saranno estesi alle grandi città tra cui Torino e Venezia e si sta pensando di dotare di ulteriori tornelli anche il Passante di Milano». Inoltre «in tutte le stazioni ad alto flusso, oltre Milano e Roma, sarà potenziato il personale operativo a partire dagli scali di Bologna, Venezia, Reggio Calabria e Palermo». Particolarmente interessato al progetto è il governatore Lombardo Attilio Fontana. «Credo non si debba più rinviare questa scelta fondamentale per i nostri cittadini e anche per la percezione di sicurezza che i nostri cittadini non hanno più. Noi siamo in contatto con il ministero per avere le autorizzazioni a eventualmente utilizzare sui treni regionali i vigilantes». Per la Lombardia questa potrebbe essere un passo avanti rispetto a una sperimentazione portata avanti subito dopo il Covid. Con un accordo quadro fatto con le polizie locali, infatti, il Pirellone aveva garantito dei servizi di vigilanza su alcune tratte. E i risultati avevano dato risultati positivi, con una riduzione significativa degli episodi di microcriminalità. Ora il piano nazionale varato da Salvini potrebbe potenziare ulteriormente questi risultati. Giudizi positivi sul piano-Salvini arrivano anche dai sindacati. Per la Uil Trasporti servirà «per un concreto contrasto alle aggressioni», ma con un'avvertenza: «Questo piano va reso capillare e non dovrà riguardare solo le grandi stazioni». D'accordo anche la Filt Cgil: «Maggiore tracciabilità dei passeggeri e più personale dedicato alla sicurezza sono tra le soluzioni proposte dal sindacato per arginare il fenomeno delle aggressioni al personale addetto alle stazioni e ai treni».
Meteo, mappa-choc di Giuliacci: "Italia sotto zero, ecco dove" | Guarda
Oggi 01-02-23, 02:07

Meteo, mappa-choc di Giuliacci: "Italia sotto zero, ecco dove" | Guarda

Mario Giuliacci non ha dubbi, dopo un periodo relativamente breve di alta pressione, sull'Italia si potrebbe scatenare una vera e propria "bordata gelida". Un abbassamento repentino delle temperature che potrebbe portare all'ingresso sul nostro paese di una fase invernale più dura e molto più pesante rispetto a queste ultime settimane. Giuliacci individua due date che potrebbero segnare il punto di svolta sul fronte meteo, quelle del 6 e del 7 febbraio: "Quando tornerà allora il vero inverno, quello fatto di gelo e neve? Ebbene, dopo aver tirato il fiato per qualche giorno, già la prossima settimana gelide correnti artiche potrebbero tornare a bussare alle porte dell'Italia. In base alle ultime proiezioni dei modelli prevsionali infatti  è probabile che tra lunedì 6 e martedì 7 febbraio un nucleo di aria gelida irrompa sull'Italia, facendo calare in modo brusco le temperature e avvolgendo l'Italia nella morsa del freddo intenso per tutto il resto della settimana: una situazione che, oltre al freddo, potrebbe riportare sull'Italia anche la neve fino a quote molto basse". E a testimoniare il ritorno di una fase gelida importante è anche un elenco che Giuliacci ha pubblicato sui social in cui emerge che su 115 località italiane, almeno 45 qualche giorno fa si sono svegliate con temperature sotto lo zero. Clicca qui per consultare la tabella.
Inter in semifinale, il gol di Darmian elimina l'Atalanta
Ieri 31-01-23, 23:01

Inter in semifinale, il gol di Darmian elimina l'Atalanta

MILANO (ITALPRESS) – L'Inter vola in semifinale grazie alla vittoria casalinga per 1-0 ai danni dell'Atalanta. A decidere la sfida è una rete di Darmian nella ripresa, con l'ex Milan che trova un gol da attaccante vero sfruttando al meglio un assist di Martinez. Prosegue, dunque, la corsa dei detentori del trofeo che si giocheranno l'accesso alla finale contro la vincente del quarto di finale tra Juventus e Lazio. La prima chance è per i padroni di casa. Al 21′, Scalvini allontana male e manda Barella al tiro ma Musso blocca. Al 29′ si accendono le proteste degli uomini di Inzaghi per un tocco di mano in area di Toloi su tiro di Martinez sul quale nè arbitro nè Var intervengono. Al 38′ Djimsiti evita guai ai suoi intervenendo di testa in anticipo su un bel cross dalla destra di Dumfries diretto sulla testa di un Lukaku ben posizionato. Al 41′ Calhanoglu si mette in proprio e va al tiro con il mancino dal limite dell'area, con la palla che centra il palo alla sinistra di Musso. Allo scadere della prima frazione, Zapata si divora il possibile vantaggio per la Dea quando manda alto di testa a pochi passi da Onana, vanificando una pennellata dalla sinistra di Maehle. Le due squadre vanno al riposo senza reti. La prima chance della ripresa è per gli ospiti e arriva al 9′. Onana smanaccia male un cross dalla destra lasciando la palla a Maehle che spara alto da ottima posizione. Un errore imperdonabile che viene punito al 12′. Darmian, travestito da attaccante, viene servito in area da Martinez, si porta la palla sul mancino e calcia con un preciso diagonale che infila Musso sul palo lontano per l'1-0. Al 19′ prova a rispondere Boga, che si prepara il sinistro dal limite e va alla conclusione ma la sfera esce di poco a lato. I cambi di Gasperini non incidono e i padroni di casa controllano il resto del match senza eccessivi grattacapi. Il risultato non cambierà più fino al fischio finale. In semifinale, i nerazzurri se la vedranno contro la vincente di Juventus-Lazio.– foto LivePhotoSport – (ITALPRESS)
Coppa Italia, Inter in semifinale: Atalanta ko 1-0 grazie a Darmian
Ieri 31-01-23, 23:01

Coppa Italia, Inter in semifinale: Atalanta ko 1-0 grazie a Darmian

Milano, 31 gen. (Adnkronos) - L'Inter supera l'Atalanta 1-0 a San Siro nei quarti di finale di Coppa Italia e si qualifica per la semifinale dove affronterà la vincente tra Juventus e Lazio. A decidere la sfida la rete di Darmian. Per la sfida di San Siro Gasperini punta sull'esperienza di Zapata, al suo fianco piazza Pasalic e Boga, e manda in panchina le due sorprese di questo campionato, Lookman e Hojlund. Mentre per Inzaghi la grande novità é il ritorno di Lukaku da titolare in coppia con Lautaro; in difesa non convocato Skriniar, spazio a Darmian e Acerbi. L'Atalanta ci prova al 6' ma sul corner di Koopmeiners, il colpo di testa di Zapata termina a lato. L'Inter prende poi in mano il pallino del gioco. Al 21' Scalvini allontana male un cross di Acerbi e Barella conclude di potenza ma trova Musso pronto alla presa. I nerazzurri al 28' chiedono un calcio di rigore per un tocco di mano di Toloi sul tiro di Lautaro Martinez, ma Chiffi e il Var lascia giustamente continuare. Nel finale di primo tempo il protagonista è Calhanoglu che al 37' ci prova con un destro potente dalla distanza che termina di poco alta sopra la traversa, e al 40' il turco di prova ancora dalla distanza, di sinistro con il pallone che si stampa sul palo. Nel finale di tempo l'Atalanta risponde ancora con Zapata ma il colpo di testa del colombiano finisce ancora alto. Ad inizio ripresa è pericoloso Gosens con una conclusione che sfiora l'incrocio. Al 54' risponde la squadra di Gasperini con Maelhe: sul cross di Boga, Onana respinge male ma il danese calcia alto da ottima posizione. Passano tre minuti e al 57' l'Inter passa in vantaggio: Calhanoglu trova Lautaro Martinez al limite dell'area, tocco immediato per Darmian che controlla e di destro ad incrociare batte Musso per l'1-0. L'Atalanta accusa il colpo e al 61' rischia di subire ancora ma il tiro potente di Mkhitaryan dal limite termina di poco al lato. Gli ospiti provano a reagire al 65' con Boga al tiro potente ma che termina a lato. Gasperini inserisce Lookman e Hojlund per cercare il pari. Girandola di cambi anche per Inzaghi che alla fine chiude tutti i varchi e si porta a casa la semifinale per la quarta volta consecutiva.
L'Inter in semifinale, ma per Skriniar finisce malissimo: frase esplosiva | Guarda
Ieri 31-01-23, 22:48

L'Inter in semifinale, ma per Skriniar finisce malissimo: frase esplosiva | Guarda

L'Inter stacca il biglietto per la semifinale di Coppa Italia. I nerazzurri riescono a piegare l'Atalanta con un gol di Darmian nella ripresa. Dopo un primo tempo combattuto, ma avaro di grandissime occasioni, è nella ripresa che l'Inter sale in cattedra e trova il gol decisivo. Al 57' della ripresa, la rete di Matteo Darmian. Calhanoglu pesca Lautaro Martinez al limite dell'area, tocco immediato per il difensore che, da buona posizione, batte Musso sul palo lontano. Un gol che vale la qualificazione. Ma la serata nerazzurra è stata sporcata dalle polemiche per l'addio a fine stagione di Milan Skriniar. Il difensore di fatto dovrebbe approdare al Psg. I parigini hanno provato a strappare il giocatore all'Inter già da gennaio, ma i nerazzurri hanno resistito all'offerta. Il Psg aveva offerto 10 milioni, l'Inter ne ha chiesti almeno 20. Ma l'addio ormai è dietro l'angolo e i tifosi della curva hanno messo nel mirino il difensore nerazzurro criticando in modo aspro la sua scelta di voler lasciare la squadra che in questo momento è seconda in campionato, in semifinale di Coppa Italia e agli ottavi di Champions. La curva dell'Inter ha esposto un lungo striscione con una frase che ha tagliato come una lama la serata gelida di San Siro: "Skriniar, l'Inter si ama e si rispetta".    
Meloni: "In primi 100 giorni provvedimenti per Stato più equo e giusto" - Video
Ieri 31-01-23, 22:09

Meloni: "In primi 100 giorni provvedimenti per Stato più equo e giusto" - Video

Roma, 31 gen. (Adnkronos) - "Dai provvedimenti contro la mafia, come il mantenimento del carcere ostativo fino al contrasto all'illegalità fatto anche con controlli a tappeto nelle stazioni, e avviando le procedure per oltre 10mila assunzioni nelle forze dell'ordine, abbiano impresso un cambio di passo dello Stato nel contrasto all'illegalità". Così il premier Giorgia Meloni, tracciando un bilancio dei suoi primi 100 giorni al governo in un videomessaggio pubblicato sui social. "Dallo sblocco dell'accordo europeo sulla tassazione delle multinazionali, sul quale l'Italia ha avuto un ruolo fondamentale, alla norma per mettere un tetto allo stipendio dei manager delle banche salvate dallo Stato, fino alle modifiche al superbonus, perché si potesse impedirne gli abusi, abbiamo varato i primi provvedimenti per garantire uno Stato che sia più equo e giusto", ha proseguito Meloni . "Dalla proroga per le agevolazioni alle imprese del Sud alla valorizzazione delle produzioni di qualità, fino alla presentazione del progetto per trasformare gli uffici postali in sportelli unici della pubblica amministrazione, per garantire il diritto di tutti ad avere servizi facili e veloci, abbiamo voluto stabilire il principio che ogni cittadino, ogni Comune, ogni territorio deve avere la stessa attenzione", ha detto ancora. E ancora: "Dal sostegno all'Ucraina fino al piano Mattei per l'Africa, passando per oltre 60 contatti e incontri con i leader di altrettante nazioni abbiamo proiettato l'Italia come nazione di nuovo protagonista a livello internazionale". "Dall'investimento di 30 miliardi per abbassare il prezzo delle bollette per famiglie e imprese, all'aumento di produzione di energia rinnovabile, di estrazione di gas nei nostri mari, fino alla battaglia, vinta, per un tetto europeo al prezzo del gas, abbiamo contribuito a difendere la sicurezza energetica italiana", ha detto ancora. "Dalla lotta all'immigrazione illegale con il decreto sulle Ong e il riconoscimento da parte della Ue della necessità di affrontare il problema in modo strutturale, come chiesto dall'Italia, fino alla gestione dell'immigrazione legale, abbiamo cominciato a difendere i nostri confini dai trafficanti di esseri umani", ha sottolineato il premier. "Potevamo fare di più? Si può sempre fare di più, si deve sempre fare di più e meglio. Ma io sono soddisfatta del fatto che non sia passato neanche un giorno senza che abbiamo tentato di dare almeno una risposta, sempre dalla parte dell'Italia", ha concluso Meloni.
Usa: deputato repubblicano Santos si dimette 'temporaneamente' dai suoi incarichi
Ieri 31-01-23, 22:06

Usa: deputato repubblicano Santos si dimette 'temporaneamente' dai suoi incarichi

Washington, 31 gen. (Adnkronos) - Il deputato repubblicano George Santos si dimetterà dagli incarichi che aveva all'interno delle commissioni della Camera dei rappresentanti degli Stati Uniti. Il 34enne ha dovuto affrontare crescenti richieste di dimissioni dopo aver ammesso di aver scritto bugie nel suo curriculum. Santos, riferisce la Cbs, ha informato i colleghi della sua decisione in una riunione a porte chiuse. Secondo quanto riferito, il deputato ha detto che si farà fatto da parte temporaneamente, fino a quando il suo nome non fosse cancellato, e che si sarebbe scusato con i colleghi repubblicani.
Meloni “In 100 giorni di Governo misure per Stato più equo e giusto”
Ieri 31-01-23, 21:55

Meloni “In 100 giorni di Governo misure per Stato più equo e giusto”

ROMA (ITALPRESS) – “Potevamo fare di più? Si può sempre fare di più, si deve sempre fare di più e meglio, ma io sono soddisfatta del fatto che non sia passato neanche un giorno, sabato, domenica e feste comprese, senza avere tentato di dare almeno una risposta. Sempre dalla parte dell'Italia”. Lo ha detto Giorgia Meloni, presidente del Consiglio, in un video girato in occasione dei cento giorni del Governo e intitolato “100 azioni in 100 giorni”. “A 100 giorni dall'insediamento del nuovo governo – ha affermato – abbiamo deciso di fare il punto sul nostro lavoro. Ci siamo chiesti se avessimo fatto almeno una cosa utile ogni giorno. Le abbiamo raccolte tutte ed erano di più”. Meloni ha ricordato quelle che considera le principali “cento azioni”. “Abbiamo impresso un cambio di passo dello Stato nel contrasto all'illegalità”, ha detto, elencando i provvedimenti. “Abbiamo cominciato a difendere i nostri confini dai trafficanti di esseri umani” e “proiettato l'Italia come nazione di nuovo protagonista a livello internazionale”, ha evidenziato. Poi le altre azioni del governo, tra cui l'aver “contribuito a difendere la sicurezza energetica italiana”, l'aver “stabilito il principio che chi non può lavorare deve avere assistenza ma chi può lavorare deve avere lavoro”. “Abbiamo rafforzato la solidarietà verso i più fragili”, ha aggiunto Meloni, entrando ancora nel dettaglio dei provvedimenti. La premier ha anche rivendicato di aver “dato una mano a difendere il diritto alla casa”, di aver “cominciato a costruire uno Stato più amico di chi produce”, “cominciato a contrastare l'evasione fiscale dove si annida davvero” e “voluto rafforzare l'attenzione dello Stato verso i malati e il mondo della disabilità”. “Abbiamo voluto – ha poi aggiunto – stabilire il principio che ogni cittadino, territorio e comune deve avere la stessa attenzione” e “abbiamo ribadito che l'Italia intende difendere le sue infrastrutture, il suo marchio, le sue eccellenze”. Sui giovani, Meloni ha spiegato che il governo ha “iniziato un importante lavoro per rendere più moderni i luoghi che frequentano i nostri studenti” e “ribadito il principio che uguaglianza e merito sono uno il presupposto dell'altro”. “Abbiamo avviato – ha detto – una revisione profonda per rendere lo Stato più snello, comprensibile ed efficiente” e “immediatamente messo in campo risposte per le vittime di eventi come valanghe o terremoti”, ha sottolineato. “Abbiamo – ha aggiunto – dato vita a un importante piano di sostegno a chi mette al mondo figli”. – foto: agenziafotogramma.it (ITALPRESS).
La guerra mondiale è ufficialmente iniziata: ecco lo schema che lo rivela
Ieri 31-01-23, 21:51

La guerra mondiale è ufficialmente iniziata: ecco lo schema che lo rivela

Ormai, la guerra in Ucraina sta diventando una guerra mondiale, se non altro come schieramenti e rifornimenti. L'ultimo passo lo ha fatto ieri sera il presidente francese Emmanuel Macron il quale ha aperto alla possibilità di fornire a Kiev aerei da combattimento. «In linea di principio, nulla è vietato», ha dichiarato l'inquilino dell'Eliseo, aggiungendo però che la cosa non deve «indebolire l'esercito francese». Si muove anche l'Italia: «Il Parlamento ha votato qualche giorno fa la possibilità di inviare nuove armi all'Ucraina, prima di qualsiasi invio, ed è probabile che verranno inviati sistemi di difesa aerea, verrà informato il Parlamento dal ministro della Difesa Crosetto»; ha anticipato il ministro degli Esteri Antonio Tajani. Nel mentre la Nato decide di inviare carri armati in Ucraina, da una parte c'è un misterioso attacco con droni in Iran a una fabbrica di Isfahan che produceva munizioni destinate alla Russia che non è stato rivendicato da nessuno, ma che quasi tutti gli osservatori attribuiscono a Israele che fra l'altro colpisce quello che è il più efficiente alleato di Mosca in Ucraina. Dall'altra parte Stoltemberg, in visita in Corea del Sud, ha chiesto al governo di Seul di inviare all'Ucraina armi, oltre all'aiuto umanitario e agli armamenti non letali che già spedisce. Una risposta agli altri armamenti che invece la Corea del Nord sta mandando in Russia, accompagnata addirittura dall'offerta di soldati.     L'offerta dei carri riguarda 80 Leopard 2 dall'Unione europea, di cui 14 dalla Germania, e 31 Abrams M1 dagli Stati Uniti, che invieranno subito anche circa 500 mezzi blindati. Secondo Biden, stanno inoltre inviando aiuti militari all'Ucraina Regno Unito, Francia, Norvegia, Canada, Slovacchia, Danimarca, Polonia, Svezia (che non è ancora Paese Nato) e anche Italia, «che sta inviando artiglieria». Tra altri Paesi Nato che risultano aver mandato materiale militare all'Ucraina ci sono Albania, Belgio, Bulgaria, Canada, Croazia, Repubblica Ceca, Estonia, Grecia, Islanda, Lettonia, Lituania, Lussemburgo, Macedonia del Nord, Montenegro, Paesi Bassi, Portogallo, Romania, Slovenia, Spagna, e anche la Turchia. ERDOGAN Ankara, con le sue mediazioni, i suoi giochi di sponda e i suoi veti a Svezia e Finlandia nella Nato sembrerebbe spesso remare contro, ma poi alla fine con i suoi droni Baryaktar ha avuto da subito un ruolo fondamentale nella capacità di resistenza ucraina. Tra Paesi non Nato filo-Zelensky ci sono Australia, Azerbaigian, Cambogia, Colombia, Finlandia, Irlanda, Israele appunto, Giappone, Marocco, Nuova Zelanda, Pakistan, la già citata Corea del Sud, Sudan, Taiwan. Iran e Corea del Nord a parte, un importante alleato della Russia è la Bielorussia, anche se ancora non è entrata formalmente nel conflitto. La notizia che Lula ha ora respinto la proposta tedesca di inviare munizioni all'Ucraina e quella delle imminenti esercitazioni navali in Sudafrica tra Sudafrica, Russia e Cina ripropongono l'idea del Brics come sponda per la Russia, e in effetti Cina e India sono state sponde importante per sopperire ai danni provocati dalle sanzioni, ma alla fine hanno più che altro approfittato della difficoltà di Mosca per fare i propri affari, senza impegnarsi più di tanto. Sono state anzi attente a evitare di incorrere a propria volta nelle sanzioni occidentali col fornire a Putin cose “vietate”. Anzi, da Brasile, Cina e India è perfino arrivato all'Ucraina auto umanitario non militare. Però la Cina sta a sua volta montando la sua ostilità verso Taiwan e gli Usa, per cui Mike Minihan, capo dello US Air Mobility Command In un rapporto riservato ha addirittura paventato la possibilità di una guerra tra Usa e Cina per il 2025. Se per allora si combattesse ancora in Ucraina, le due guerre inevitabilmente si fonderebbero, allo stesso modo in cui nel 1941 la guerra giapponese in Cina si fuse con l'attacco a Usa, Regno Unito e Paesi Bassi, e l'attacco tedesco all'Urss costrinse Stalin a schierarsi con Churchill e poi anche con Roosevelt.     AIUTI UMANITARI Ma aiuti umanitari non militari sono arrivati all'Ucraina anche da Argentina, Bahrein, Bosnia-Erzegovina, Cile, Georgia, Ungheria (malgrado certi toni di Orbán), Kazakistan, Kosovo, Kuwait, Liechtenstein, Malta, Moldavia, Monaco, Mongolia, Qatar, San Marino, Arabia Saudita, Serbia, Singapore, Svizzera, Turkmenistan, Emirati Arabi Uniti, Uzbekistan, Vaticano e Vietnam. La Russia ha a sua volta una schiera di clienti, il cui appoggio si sente soprattutto nelle votazioni all'Onu. Quando non sono stati privati del diritto di voto per morosità, come il Venezuela di Maduro. Dalla Siria di Assad allo stesso Venezuela, Cuba, Nicaragua di Daniel Ortega, Bolivia, o Paesi africani come Eritrea, Burkina Faso, Mali, Niger, Ciad, e Mauritania. 
Meloni "Varati provvedimenti per uno Stato che sia più equo e giusto"
Ieri 31-01-23, 21:44

Meloni "Varati provvedimenti per uno Stato che sia più equo e giusto"

Meloni "Varati provvedimenti per uno Stato che sia più equo e giusto"
"Vieni e paga come tutti": lo chef stellato smaschera l'influencer scroccona
Ieri 31-01-23, 21:39

"Vieni e paga come tutti": lo chef stellato smaschera l'influencer scroccona

Dopo un pasto gustoso al ristorante c'è chi paga in contanti, chi con carta di credito e chi con un post sui social. O almeno ci prova. Ma quanti follower “costa” una cena nel ristorante dello chef stellato? Se lo sarà chiesto Paola, blogger professionista e - parole sue - fondatrice della “unica community al femminile in Italia per blogger di viaggio” che nei giorni scorsi ha contattato chef Daniele Usai, patron del ristoranti “Il Tino” (una stella Michelin) e del bistrot “Quarantunododici”, entrambi all'interno del complesso nautico Nautilus, a Fiumicino. Una mail con una proposta semplice: con un gruppo di 5-7 blogger saremo da quelle parti il 10 febbraio e «in cambio della vostra ospitalità offriamo promozione attraverso i profili social».       Da parte sua, lo chef ha risposto in modo educato ma pepato. «Se vorrete venire presso uno dei nostri ristoranti ne saremo lieti, ma sia chiaro, pagherete il conto come tutti i nostri ospiti. Questo vi consentirà anche di essere liberi quando racconterete sui vostri social l'esperienza fatta da noi. Si chiama onestà intellettuale senza conflitti di interessi». La ciliegina sulla torta arriva poi con il post scriptum finale: «Ho visto la vostra pagina instagram ed avete la metà dei follower che ho io sulla mia pagina privata». Una polemica non del tutto nuova e che ricorda da vicino quella in salsa messicana di qualche mese fa quando il famoso chef messicano Edgar Núñez I Magana si era rifiutato di farsi «pagare in visibilità» una influencer, definendola una «scroccona internazionale». Lei lo aveva contattato proponendo uno scambio Con un gruppo composta da 5-7 blogger (numero preciso da confermare) faremo una visita guidata al sito archeologico di Ostia Antica e al Museo delle Navi Romane di Fiumicino. Vi scrivo per proporvi una coilaborazione venerdì 10 febbraio visto che siete in zona. In cambio della vostra ospitalità offriamo promozione attraverso i profili social delle singole partecipanti e della community, oltre a citarvi tra le attività del tour sul magazine e sui nostri blog, da cui i prossimi turisti a Ostia prenderanno spunto per i loro itinerari. pubblicitario: una cena gratis insieme al suo fidanzato in cambio di un post instagram nel quale consigliava il locale.       Una vicenda che aveva mandato su tutte le furie il “capitano uncino”, Francesco Facchinetti che, sui social, non le aveva mandate a dire: fate il grano, fate i soldi, spendeteli. Siete delle bestie. Se guadagnate spendete, perché accumulare dei soldi, ve lo posso assicurare, porta anche male. Ma l'antesignano di questa “guerra” a fil di rete tra professionisti del mondo della ricettività è Paul Stenson, proprietario del lussuoso “Charleville Lodge Hotel” di Dublino che, nel 2018, aveva presentato un conto di 5.289.000 euro alla vlogger inglese Elle Darby per la “pubblicità” che la storia in questione aveva portato non tanto a lui ma alla influencer. Darby aveva infatti inviato una mail all'albergatore chiedendogli di ospitarla gratis insieme al suo ragazzo per un weekend in cambio di menzioni sui social network. Richiesta che Stenson aveva rifiutato con decisione, per poi pubblicare lo scambio di mail su internet, pur senza citare la ragazza in questione. Corsi e ricorsi storici a parte, la questione è tutt'altro che futile. Pare non si tratti di comportamenti isolati ma di un modo di agire, o meglio un malcostume, sempre più diffuso. Ma quanti sono gli albergatori o i ristoratori che accettano queste proposte? Offerte del tutto lecite, beninteso ma quanto opportune? Di certo, l'involontaria protagonista di questa storia non aveva scelto un ristorante qualsiasi ma aveva puntato in alto dal momento che Usai aveva già lavorato in diverse strutture stellate. Non è una novità che, per qualcuno, lavorare sul web è un ottimo affare. Si va da i nano influencer (quelli con una base di fan che oscilla tra i 5 mila e i 10 mila) i cui post vengono offerti a 250 euro e anche più fino ai mega influencer che possono chiedere anche anche 15 mila euro a post secondo i dati forniti da DeRev, azienda che si occupa di strategia e identità digitale. Influencer o scrocconi? Di certo stiamo assistendo alla rivincita dei ristoratori che, oltre a doversi occupare delle recensioni degli utenti sulle varie piattaforme online, ora devono guardarsi anche da youtuber, blogger, vlogger e nuovi professionisti del web che lavorano in un mondo virtuale ma che, come tutti noi, apprezzano il buon cibo, quello vero.       
"Cornuta, se lo vedo ammazzo tuo marito": minacce di morte a Berardi e moglie
Ieri 31-01-23, 21:39

"Cornuta, se lo vedo ammazzo tuo marito": minacce di morte a Berardi e moglie

Una semplice esultanza, per nulla offensiva, si è trasformata in un incubo per Domenico Berardi. Grande protagonista del 5-2 inflitto dal Sassuolo sul campo del Milan, il fantasista neroverde è stato omaggiato dalla moglie Francesca Fantuzzi con un post su Instagram innocente: si tratta infatti di una foto con il numero cinque, come i gol segnati dal Sassuolo, e l'immagine di un televisore sintonizzato sulla sfida di San Siro.      Incredibilmente alcuni “tifosi” se la sono presa per questo post, facendo piovere insulti, offese e addirittura minacce nei confronti del calciatore e di sua moglie. “Se vedo tuo marito lo uccido”, “cornuta”, sono solo alcuni dei messaggi terrificanti inviati alla Fantuzzi, che li ha resi pubblici minacciando provvedimenti legali. Tra l'altro durante l'incontro di San Siro c'era stato un momento di tensione proprio con Berardi protagonista: dopo un battibecco con Krunic, era stato preso per il collo, con il fantasista che è stato accusato di aver accentuato le conseguenze del contatto.      Dopo l'ondata d'odio che ha travolto i coniugi Berardi, il Sassuolo ha deciso di prendere posizione con un comunicato ufficiale. Il club neroverde si è infatti schierato al fianco del calciatore e di sua moglie Francesca: “A loro va la solidarietà piena e il supporto totale contro chi minaccia e offende tramite i social network. Stop alla violenza via social”. 
Ucraina: mine ucraine, Onu, 'dovrebbe essere indagato qualsiasi utilizzo'
Ieri 31-01-23, 21:38

Ucraina: mine ucraine, Onu, 'dovrebbe essere indagato qualsiasi utilizzo'

Washington, 31 gen. (Adnkronos) - Qualsiasi utilizzo di mine antiuomo che causi vittime tra i civili dovrebbe essere indagato. Lo ha detto Farhan Haq, vice portavoce del Segretario generale delle Nazioni Unite, riferendosi alla possibile indagine sulle vittime a seguito dell'uso di mine nel Donbass da parte delle truppe ucraine. "Quando c'è qualche possibilità che vengano utilizzati armamenti che causano tali vittime, questo deve essere indagato a fondo, e quindi incoraggiamo che ciò accada", ha aggiunto.