Libero è un quotidiano italiano fondato nel 2000 da Vittorio Feltri, e da lui nuovamente diretto dal 18 maggio 2016. A giugno 2016 contava una tiratura di quasi 95.000 copie con una diffusione cartacea di circa 40.000.
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Ue: "Nuove sanzioni per Russia". Usa: altre armi a Ucraina
Oggi 29-09-22, 07:18

Ue: "Nuove sanzioni per Russia". Usa: altre armi a Ucraina

(Adnkronos) - L'Ue prepara nuove sanzioni contro la Russia dopo i referendum organizzati da Mosca nelle aree occupate in Ucraina. L'annessione dei territori, dopo le votazioni, verrà formalizzata a breve. La reazione di Bruxelles, dopo l'accelerazione di Vladimir Putin, non si è fatta attendere. L'ottavo pacchetto di sanzioni contro la Russia è stato presentato ai rappresentanti degli Stati membri presso l'Ue, nel Coreper. Accanto al consenso sulla necessità di dare un segnale di unità e di fermezza di fronte a Mosca, si apprende da fonti diplomatiche a Bruxelles, sono stati richiesti approfondimenti sulla questione del tetto al prezzo del petrolio russo destinato a Paesi terzi. L'esame verrà approfondito a livello tecnico, per passare poi al Coreper di venerdì 30 settembre, in un passaggio che non sarà decisivo. L'intenzione della presidenza ceca è di approvare il pacchetto nel Coreper di mercoledì prossimo, salvo intoppi. "Siamo determinati a far sì che il Cremlino paghi per questa escalation. Per questo vi proponiamo un nuovo forte pacchetto di sanzioni contro la Russia", ha detto la presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen, a Bruxelles, a fianco dell'Alto Rappresentante Josep Borrell. LE SANZIONI - I provvedimenti prevedono un allungamento della lista dei soggetti sanzionati, che comprenderà, come ha illustrato Borrell, "le autorità prorusse di Donetsk e Luhansk", nonché una serie di persone "che hanno facilitato l'organizzazione dei referendum nei quattro territori occupati dell'Ucraina"; ci saranno anche "alte personalità del ministero della Difesa russo" e coloro che "sostengono le forze armate russe", fornendo "equipaggiamento, armi e alloggio" ai 300mila riservisti in via di mobilitazione. Verranno colpiti anche altri individui impegnati in azioni di "disinformazione", nonché soggetti che "partecipano o favoriscono l'aggiramento delle sanzioni" contro la Russia, e non si tratta "necessariamente di russi". Verranno inoltre imposti "nuovi bandi alle importazioni di prodotti russi", che toglieranno a Mosca altri "7 mld di euro" di proventi; "proponiamo anche di estendere la lista dei prodotti che non possono più essere esportati in Russia", con l'obiettivo di "privare il complesso militare del Cremlino di tecnologie fondamentali", spiega la presidente. Questi nuovi divieti "indeboliranno ulteriormente la base economica della Russia e colpiranno la sua capacità" di organizzare lo sforzo bellico. CASA BIANCA - In un quadro reso ancor più teso dalla vicenda Nord Stream, gli Stati Uniti hanno ribadito che non riconosceranno "mai" le annessioni alla Russia delle regioni dell'Ucraina orientale, dopo referendum "illegali e illegittimi". La posizione dell'amministrazione Biden è stata espressa dalla portavoce della Casa Bianca, Karine Jean-Pierre, secondo cui, "sulla base delle nostre informazioni, ogni aspetto di questo processo referendario è stato prestabilito e orchestrato dal Cremlino". Washington si opporrà al riconoscimento dei territori annessi "anche all'Onu - ha detto ancora Jean-Pierre - A prescindere dalle rivendicazioni della Russia, questo rimane territorio ucraino". ZELENSKY - L'Ucraina si aspetta dal Regno Unito che dimostri la sua leadership anche davanti ai "referendum farsa", ha detto il presidente ucraino, Volodymyr Zelensky, che ha avuto un colloquio telefonico con la premier britannica, Liz Truss. In risposta ai referendum, ha chiarito Zelensky su Twitter, "devono essere rafforzati la difesa e gli aiuti finanziari all'Ucraina". Il messaggio è stato recepito dagli Usa, a giudicare dal nuovo pacchetto di aiuti militari: armi (Himars compresi), veicoli e equipaggiamenti per 1,1 miliardi di dollari. In totale, gli Stati Uniti finora hanno sostenuto Kiev con forniture per oltre 16 miliardi di dollari.
Vino rosso, le correlazioni con infarto e ictus: cosa svela la scienza sulle proprietà di un calice
Oggi 29-09-22, 07:00

Vino rosso, le correlazioni con infarto e ictus: cosa svela la scienza sulle proprietà di un calice

Sarà il profumo, il sapore, l’aroma, le sensazioni positive che riesce a suscitare, di certo c'è che il vino che viene usato...
Andrea Scanzi come Fassino: la profezia al contrario su Giorgia Meloni
Oggi 29-09-22, 06:30

Andrea Scanzi come Fassino: la profezia al contrario su Giorgia Meloni

Vogliamo chiudere questo spazio dedicandolo ad Andrea Scanzi, alias reincarnazione di Fassino, uno che nelle profezie, vedi ciò che disse a proposito del Covid, non ci azzecca mai. Nel settembre 2017, a Otto e mezzo, la sedicente rockstar del giornalismo sfotteva così la Meloni: «Senza Berlusconi non va da nessuna parte. Che fa senza Berlusconi? Prende il 5 per cento?». E ancora: «Che fa, prende il 30 per cento? Non faccia come Alfano che diceva "prendo il 10 per cento" e poi ha preso il 3 per cento». Inutile ricordare come è finita cinque anni dopo. Faccia un'altra profezia per il 2027, Scanzi.     Magari allora la Meloni prenderà il 50%. Le capacità profetiche del giornalista del Fatto sono pari alla sua scarsa memoria. Ieri Scanzi postava un commento su Facebook rivolgendosi agli antifascisti perdigiorno e invitandoli a non passare «il tempo unicamente a: frignare, fare sempre gli stessi meme sul fascismo, gridare "al lupo al lupo", eccetera. Che palle!». Già, che palle. Dimentica, Scanzi, che dieci mesi fa lui pubblicava un libro (brutto) chiamato Sfascistoni. Manuale di resistenza a tutte le destre. A gridare "al lupo al lupo", però, sono gli altri...     P.S. Avvertenza ai lettori. Oggi chiudo la mia rubrica e anche la mia esperienza a Libero per intraprendere un percorso professionale altrove. Sono stati 11 anni bellissimi, di cui non smetterò di essere grato ai direttori, ai colleghi e a voi lettori. Teniamoci in contatto. Io vi tengo nel mio cuore, voi tenetemi nella vostra mente.
Salvini e il faccia a faccia coi governatori: cosa è successo davvero
Oggi 29-09-22, 05:00

Salvini e il faccia a faccia coi governatori: cosa è successo davvero

La Lega riparte da Matteo Salvini, dai governatori e dall'autonomia. A deciderlo è stato il Consiglio federale che si è riunito ieri per quattro ore nel quartier generale di via Bellerio. Per la verità sulla leadership confermata a Salvini non c'erano molti dubbi. A leggere tra le righe della "rivolta" interna, infatti, in pochi hanno chiesto la testa del leader, bensì una maggior partecipazione della base nelle scelte del partito. Esigenza che si traduce con una semplice parola di nove lettere: congressi. La Lega è forse l'ultimo partito assieme al Pd ad avere la sua forza nell'impostazione territoriale fatta di sezioni, segreterie provinciali e regionali. Luoghi all'interno dei quali i militanti possono trovare ascolto e supporto. Il Covid e una innegabile "digitalizzazione" del Movimento hanno portato allo sfaldamento della rete territoriale, come si è visto drammaticamente domenica scorsa. Da qui la richiesta di far ripartire la macchina congressuale.       AL VIA I CONFRONTI Salvini al federale di ieri aveva due scelte: chiudersi nella sua ridotta belleriana con i fedelissimi, o aprirsi alle richieste dei governatori e della base, magari rischiando di dover fare i conti con qualche territorio pronto a votare per un candidato poco in linea con la segreteria. La risposta a questo dilemma pare essere la seconda. Il segretario si è presentato al federale ammettendo che «Io mi aspettavo di più. Ditemi cosa per voi non ha funzionato. Io mi assumo le mie responsabilità ma abbiamo pagato l'ingresso nel governo Draghi anche per aiutare le Regioni durante la pandemia». Da qui l'accelerazione della road map che porterà a celebrare tutti i congressi cittadini entro ottobre. Subito dopo verranno organizzati quelli provinciali e massimo a gennaio quelli regionali. Poi, probabilmente dopo il voto in Lazio e Lombardia, si inizierà a ragionare sul congresso federale per il rinnovo della segreteria, che al momento resta salda nelle mani di Salvini. A questo calendario fa eccezione la provincia di Bergamo. Qui, dove per la prima volta, il Carroccio non è riuscito ad eleggere nemmeno un parlamentare, i congressi cittadini sono già finiti e quindi il 20 novembre verrà celebrato quello provinciale. Un segnale incoraggiante, accolto positivamente dai membri del federale, ai quali Salvini ha chiesto «di calmare i mal di pancia interni», soprattutto in Veneto e Lombardia. «È andata benissimo» ha spiegato il governatore lombardo Attilio Fontana. «Salvini sì o no? Salvini sì» gli ha fatto eco il collega del Friuli Massimiliano Fedriga. Anche Giancarlo Giorgetti ha espresso solidarietà a Salvini. Tanto che alla fine della riunione, una nota del Carroccio spiega che «si potrà recuperare il consenso grazie ai risultati che la Lega otterrà nel governo di centrodestra, nel quale Salvini avrà un ruolo fondamentale». Quale? Riccardo Molinari non si sbilancia: «Decideremo con gli alleati, ma sarà di peso». A riprova della collegialità con la quale verrà decisala strategia politica, la prossima settimana il federale verrà riconvocato per discutere della partecipazione al governo. L'altro tema sul quale i governatori hanno puntato i piedi è quello dell'autonomia che «dovrà essere portata in discussione già nel corso del primo consiglio dei ministri».       I MAL DI PANCIA Il Consiglio federale è stato preceduto da un'altra giornata piuttosto agitata all'interno del Movimento. L'esclusione di Umberto Bossi dal Parlamento, ha infatti esacerbato gli animi degli esponenti storici. Il più duro è stato Roberto Maroni che ha chiesto un «cambio di segreteria», ma anche un altro big, Roberto Castelli, ha criticato l'attuale gestione. «Furioso» anche l'eurodeputato Angelo Ciocca che ha definito «inaccettabile e «vergognosa» la scelta che ha portato alla bocciatura del fondatore, a favore di qualche collegio al Sud. E si chiede: «Ma la battaglia contro il Barbarossa usurpatore, l'abbiamo combattuta a Legnano o a Cefalù'?». Intanto dalla Lombardia al Veneto, passando per Toscana, Emilia e Liguria, sono spuntati i moduli di raccolta firme per chiedere i congressi. In Lombardia è l'ex deputato Paolo Grimoldi a lanciare la sfida e a spiegare che «si dovrebbe smettere di chiedere ai militanti solo di fare gazebo». Nel pomeriggio a difesa di Salvini era intervenuto il capogruppo alla Camera Riccardo Molinari, ricordando che «quelli che ora criticano Salvini sono gli stessi che lo hanno spinto a fare il governo con Draghi...». Basterà tutto questo a placare la base in rivolta?       
"Ecco come mi sento": Meloni vince e Fornero piange, tutto da godere
Oggi 29-09-22, 04:57

"Ecco come mi sento": Meloni vince e Fornero piange, tutto da godere

Non ha difficoltà ad ammetterlo: domenica notte, quando la tendenza a favore del centrodestra era ormai delineata, ha avuto un momento di sconforto. Un sentimento, confessa Elsa Fornero dalle colonne della Stampa, quotidiano di cui è editorialista, naturalmente permane tuttora. Invece di gioire per l'affermazione di una donna, infatti, in lei da tre giorni «prevalgono lo sconforto e la rassegnazione». Lo stato di prostrazione è causato, scrive l'ex ministro del Lavoro del governo di Mario Monti - l'autore della contestata riforma delle pensioni -, dalla presenza della Fiamma nel simbolo di Fratelli d'Italia, partito che già nel nome mostra la sua impronta «maschilista».     Il punto è che la Fiamma «ci riporta direttamente a un periodo drammaticamente negativo perla storia italiana» (ma quale? Il Movimento sociale italiano è stato all'opposizione dalla sua fondazione allo scioglimento durante la repubblica. E non risulta che durante il fascismo fosse un simbolo del regime. Oltrettutto la Fiamma era nel simbolo di An, protagonista di molti governi della "seconda repubblica", ndr). Ma l'aspetto più surreale dell'articolo di Fornero è l'auspicio che sia il Quirinale a intervenire. «Toccherà al presidente Mattarella decidere quanto questo (il presunto armamentario ideologico della destra, ndr) sia compatibile con il giuramento della Costituzione». Vale la pena sottolineare che questo aspetto, dal 1946 in poi, non è mai stato sollevato da alcun precedessore di Mattarella sul Colle.  
Meloni fa paura? Soldi, il sondaggio che cancella la sinistra: ecco le cifre record
Oggi 29-09-22, 04:36

Meloni fa paura? Soldi, il sondaggio che cancella la sinistra: ecco le cifre record

L'economia è sicuramente un fattore molto importante per gli italiani, che si apprestano a vivere una stagione complicata, soprattutto dal punto di vista delle bollette. Al governo che nascerà sotto la guida di Giorgia Meloni spetterà l'arduo compito di far fronte alla crisi: stando ai sondaggi condotti da Nando Pagnoncelli - e mostrati a DiMartedì, la trasmissione di La7 condotta da Giovanni Floris - il 48% si dice tranquillo sul versante economico con la Meloni premier.     Il 35% mostra invece preoccupazione per i propri risparmi, ma la leader di Fdi andrà poi giudicata dalle azioni che sarà in grado di compiere una volta al governo. Pagnoncelli ci ha poi tenuto a sottolineare che i dati usciti dalle urne sono “molto alterati” dall'astensionismo: se nello specifico dell'economia un italiano su due ha fiducia nella Meloni, più in generale il 48% degli intervistati ritiene che non sia un bene che diventi presidente del Consiglio. A suo favore si è espresso invece il 39%, mentre il 13% non si è espresso.     Infine Pagnoncelli ha analizzato i flussi elettorali: dove ha preso i voti la Meloni? “Prevalentemente dalla Lega - ha spiegato il sondaggista - in parte da Forza Italia, ma questo significa che il perimetro del centrodestra rimane stabile. C'è però stato un flusso molto consistente di voti in uscita dalla Lega, che nel 2019 alle Europee aveva ottenuto il 39%”.
"Due vicepremier per la Meloni": indiscrezioni pesantissime, fuori i nomi
Oggi 29-09-22, 04:12

"Due vicepremier per la Meloni": indiscrezioni pesantissime, fuori i nomi

Nel caso qualcuno avesse voluto dimenticare l'emergenza numero uno, ci hanno pensato ieri i mercati a ricordargliela: è stata una brutta giornata per tutti i titoli di Stato dell'area euro, ma per quelli italiani più degli altri. Il differenziale tra i Btp e i Bund tedeschi è salito sopra i 250 punti, e il rendimento chiesto da chi ha comprato i bond italiani è arrivato al 4,51%, il massimo da nove anni. Siamo lontanissimi dai livelli dell'estate del 2011, quando la tempesta finanziaria spinse lo spread vicino ai 600 punti, ma per Giorgia Meloni, presidente del consiglio in pectore, è la conferma che gli occhi degli speculatori sono puntati su di lei e sull'Italia. E che serve un "custode" dei conti pubblici, un ministro dell'Economia, considerato affidabile anche all'estero.       L'INCOGNITA DEL TESORO Motivo per cui i nomi sondati sinora dalla presidente di Fdi sono di stretta osservanza draghiana. Fosse per la presidente di Fdi, l'incarico sarebbe affidato a Fabio Panetta, membro del board della Bce. Il quale, però, punta a restare lì dov' è per diventare tra un anno, alla scadenza del mandato di Ignazio Visco, governatore della Banca d'Italia. L'altro candidato forte, Daniele Franco, non è contiguo al centrodestra, ma essendo il ministro in carica darebbe la massima garanzia di continuità. Ieri, in un incontro riservato, ha illustrato al responsabile economico di Fdi Maurizio Leo, al sottosegretario leghista Federico Freni e al forzista Alessandro Cattaneo i contenuti della Nota di aggiornamento al Def che il consiglio dei ministri approverà giovedì e farà da "cornice" alla prossima legge di bilancio. Un gesto di cortesia e rispetto istituzionale: Franco, infatti, ha già fatto sapere di non avere intenzione di svolgere lo stesso incarico in un governo politico. Anche per questo, prende corpo la candidatura di Domenico Siniscalco, che fu ministro dell'Economia nei governi di Silvio Berlusconi dopo essere stato direttore generale del Tesoro: esperto, apprezzato all'estero e privo di pregiudizi politici. Oggi, però, Siniscalco ricopre il ruolo - importante e ben remunerato - di vicepresidente della banca d'affari privata americana Morgan Stanley: convincerlo a tornare in via Venti Settembre non sarebbe semplice. È comunque attorno ai nomi di Siniscalco, Franco e Panetta che si gioca la partita. L'alternativa, meno quotata, passa per la nomina a ministro dell'attuale direttore generale del Tesoro, Alessandro Rivera: altra scelta in continuità con gli assetti attuali. Da capire, poi, se Fdi vorrà ripristinare la divisione tra Tesoro e Finanze, affidando il secondo ministero a Leo, e se il successore di Franco accetterà questo "spacchettamento". Al confronto, le altre caselle cruciali del governo, quelle su cui Mattarella intende esercitare sino in fondo i poteri che la Costituzione gli assegna (è lui che «nomina» i ministri, «su proposta» del presidente del consiglio), preoccupano molto meno. Per la guida del ministro degli Esteri sono in corsa gli ambasciatori Giulio Terzi di Sant' Agata (eletto senatore di Fdi) e Stefano Pontecorvo, vicino allo stesso partito, oltre al numero 2 di Forza Italia, Antonio Tajani. Quest' ultimo ieri ha incontrato la Meloni, la quale ha avanzato la proposta di farsi affiancare da due vicepremier, che potrebbero essere lo stesso Tajani e Matteo Salvini, in modo da formare un terzetto di coordinamento politico del governo, utile alla futura premier anche per evitare "deragliamenti" da parte degli alleati. Ipotesi che, a quanto si è appreso, non escluderebbe l'assegnazione all'esponente forzista e a quello leghista di un dicastero importante. Dall'alto, Domenico Siniscalco (68 anni), economista e già ministro dell'Economia nel secondo e terzo governo Berlusconi; Daniele Franco (69 anni), banchiere e ministro dell'Economia nel governo Draghi; Fabio Panetta (63 anni), economista e membro del Comitato esecutivo della Bce. Sono tra i papabili nuovi ministri dell'Economia. Nello scontorno, il capo dello Stato Mattarella Per l'incarico di ministro dell'Interno, Salvini dovrà vedersela comunque con i prefetti Matteo Piantedosi, che fu il suo capo di gabinetto al Viminale, e Giuseppe Pecoraro, che sembrano avere più possibilità di lui. E per la Giustizia sono in ballottaggio il magistrato Carlo Nordio, appena diventato senatore di Fdi, e l'avvocato Giulia Bongiorno, rieletta nelle liste della Lega.       L'AGENDA DI MATTARELLA Sulla necessità di fare presto insiste Sergio Mattarella, che vuole vedere il nuovo governo insediato il prima possibile, in modo che possa scrivere la legge di bilancio e presentarla alle Camere in tempo per farla approvare entro la fine dell'anno. Ma per formare il governo servono le consultazioni, alle quali debbono partecipare i presidenti delle Camere, che non potranno essere eletti prima di giovedì 13 ottobre, giorno dell'apertura del parlamento. Per stringere i tempi occorrerà arrivare a quella data con un accordo di maggioranza già blindato. I nomi più accreditati per la presidenza del Senato sono quelli di Roberto Calderoli e Ignazio La Russa, mentre per la successione di Roberto Fico a Montecitorio si parla di Tajani, nel caso in cui non sia previsto per lui un incarico di governo, e di Giancarlo Giorgetti. Se queste cariche saranno elette nel giro di due giorni, Mattarella ha già fatto sapere che intende svolgere le consultazioni sabato 15 e domenica 16 ottobre, in modo che già a metà settimana il governo possa giurare, avere la fiducia delle Camere e iniziare a lavorare ai provvedimenti economici. Tre settimane da oggi sembrano tante, ma riuscire a fare tutto in così poco tempo sarebbe un mezzo miracolo.
Pd allo sbando, ora vuole cambiare nome: ecco come si chiamerà
Oggi 29-09-22, 03:02

Pd allo sbando, ora vuole cambiare nome: ecco come si chiamerà

Rifondare, rigenerarsi, cambiare nome, fare una costituente, un nuovo Pd, un tagliando, andare oltre il Pd. Due giorni dopo l'addio di Enrico Letta, che porterà a un nuovo congresso del Pd, si scatena, tra idem, un primo abbozzo di dibattito. Caotico, ma con un denominatore comune: il Pd, così com'è non va. Non funziona più. Nella nella missione, nel gruppo dirigente, nel come si presenta e a chi. È una bad company. Va cambiato nella forma e nella sostanza. Va ripensata l'identità, perfino il nome. Poi, ovvio, ognuno ha le sue idee. C'è chi pensa debba guardare più a sinistra, più al M5S. E chi, invece, lo immagina più rivolto al centro, ai liberal, al Terzo Polo. Chi pensa debba essere il partito del lavoro, chi quello che si rivolge ai ceti produttivi. È l'eterna lotta tra riformisti e massimalisti, che poi è il conflitto irrisolto che da sempre segna il Pd e prima ancora la sinsitra italiana. Tanto che c'è anche chi ipotizza nuove uscite, magari verso una Cosa Rossa a cui potrebbe dare vita Giuseppe Conte. Ma sono suggestioni. Per ora la lotta è ancora dentro il Pd. Nel frattempo, cominciano a delinearsi le candidature per il congresso che si terrà probabilmente a gennaio. Se una è quasi scontata, Stefano Bonaccini, governatore dell'Emilia Romagna, nome di bandiera dei riformisti del Pd, altre cominciano a profilarsi. Una è rappresentata da Matteo Ricci, sindaco di Pesaro, che potrebbe riunire gli amministratori, i territori: «Sento la responsabilità, come tutti, di non potermi sottrarre», ha detto ieri. E poi una donna. Ma non Elly Schlein, a cui in tanti guardano (Letta compreso), amata da una parte importante della base dem. Chi, seriamente, sta valutando di cimentarsi è Paola De Micheli, ex ministro alle Infrastrutture e ai Trasporti nel Conte 2, e sottosegretario al ministero dell'Economia e delle Finanze nei governi Renzi e Gentiloni. Lettiana, bersaniana, piacentina, dirigente di azienda, prima di scendere in politica, sarebbe la terza emiliana in corsa (dopo Bonaccini e Elly Schlein). Curioso, ma anche il segno che l'Emilia Romagna è rimasta la terra in cui il Pd è ancora vivo.    Ma al di là dei nomi, il tema è l'esistenza stessa del Pd. Serve, ha detto Andrea Orlando, una «grande costituente» che coinvolga tutta la «sinistra diffusa che ha votato Cinquestelle o Calenda». E non esclude, alla fine, la nascita di «un nuovo soggetto». Stesso scenario che, con obiettivi diversi (non verso sinistra, ma verso il centro) suggerisce Roberto Morassut, quando parla di «una fase costituente» che porti a «un soggetto nuovo con dirigenti nuovi, un vero movimento politico e sociale: i Democratici». Anche il nome deve essere diverso. E di un soggetto nuovo, «più ampio», parla la sottosegretaria Maria Cecilia Guerra, eletta alla Camera con la lista Italia Democratica e Progressista. Un altro nome che potrebbe aspirare alla ladership del Pd è Dario Nardella, sindaco di Firenze. E anche da lui arriva la richiesta di rifondare (nome compreso) il Pd: «Abbiamo perso la nostra missione. Non abbiamo chiaro qual è il blocco sociale che vogliamo davvero rappresentare».       Dunque, non basta un congresso sui nomi. Va rifondato da zero. Brando Benifei, capo delegazione Pd al Parlamento europeo, accusa il «gattopardismo» che permea il Pd e i suoi gruppi dirigenti. Francesco Russo rimprovera al Pd la peggior sconfitta mai vista. E se per Walter Verini bisogna «smantellare le correnti», malattia eterna del Pd, per Goffredo Bettini occorre «fare un tagliando», ripensare, rifondare. Occorre ripensare da zero il Pd, non basta solo «cambiare qualcosina», occorre «proprio radicalmente rifare il Partito Democratico», concorda Pierfranceso Majorino. Serve una «rigenerazione» (Dario Parrini), un «congresso rifondativo»(Marco Sarracino), occorre «ridefinire senso e missione del Pd. E anche modalità di funzionamento» (Matteo Orfini). Il punto, in ogni caso, è che per tutti il Pd, ormai, non funziona più. Ma su come e per cambiare cosa, le idee sono diverse, opposte. E non è solo un problema di segretario. 
"Ursula ha ragione". L'ultima terribile minaccia al centrodestra
Oggi 29-09-22, 02:53

"Ursula ha ragione". L'ultima terribile minaccia al centrodestra

Li stavamo solo aspettando. E infatti sono arrivati, più puntuali di un orologio svizzero. I burocratici europei, all'indomani del voto che ha sancito il trionfo di Giorgia Meloni, non hanno aspettato un secondo di più prima di affilare le unghie e graffiare l'Italia. «Il prossimo governo italiano avrà molto più interesse a continuare a lavorare con l'Europa per finalizzare il grande accordo sulla migrazione che abbiamo sul tavolo, parte del quale è già stato concordato e non vedo ragione perla quale il governo italiano possa guadagnare a fare altrimenti perché l'accordo europeo offre garanzie di solidarietà e responsabilità», ha attaccato il greco Margaritis Schinas, vicepresidente della Commissione Europeo. Aggiungendo pure che quanto detto dalla Von der Leyen alla vigilia delle elezioni - «se le cose vanno male abbiamo gli strumenti per intervenire», aveva arringato Ursula - «sono cose ovvie, la presidente ha detto la verità». Guarda caso, nessun accenno ai ricollocamenti dei migranti per la loro redistribuzione tra tutti i paesi europei.     Mentre il tedesco Michael Gahler, coordinatore del Ppe nella commissione Affari esteri del Parlamento Europeo, ha chiamato in causa Forza Italia: «Spero sia in grado di garantire che il percorso europeo dell'Italia possa continuare. Sono dispiaciuto che due partiti di estrema destra siano diventati dominanti nella nuova coalizione. Fratelli d'Italia è troppo a destra, come ho sperimentato personalmente in questo Parlamento. Salvini è un normalissimo nazionalista antieuropeo e un amico di Putin. Questo non è accettabile ma Meloni ha mostrato solidarietà all'Ucraina e confido che continuerà a farlo». E poi, immancabile, il solito «vigileremo» in tema di politica economica. «Il timore è che, specie per quanto riguarda il debito pubblico, le destre non rispettino i criteri di Maastricht e che le riforme intraprese da Draghi possano essere abbandonate». Gli attacchi all'Italia, però, si sprecano a ogni latitudine. Dall'Olanda, il premier Mark Rutte, ha commentato così la vittoria di Fratelli d'Italia: «È motivo di preoccupazione. I partiti di questa coalizione hanno detto e fatto cose che dovrebbero renderci vigili. Non dovremmo essere ingenui, ma dobbiamo darle una possibilità. Cercherò di costruire un buon rapporto con lei», ha detto riferendosi alla Meloni.     In Spagna, Francia e Germania i partiti di governo e i quotidiani d'elite sono saltati sulla sedia dopo aver registrato il 44 per cento del centrodestra unito. Il ministro degli Esteri spagnolo, Jose Manuel Albares, ha dichiarato che il voto italiano è stato legittimo - ma davvero? - alludendo però al fatto che alcune forze politiche strizzino l'occhio al «modello di Putin che è autoritario e non crede nella pluralità o nella diversità». A spalleggiarlo l'editoriale de El Pais, dove si sprecano le accuse all «stella fascista» che guida la Meloni e la sua idea «poco femminista»- perché pro vita - sulle donne. SINISTRA GLOBALISTA Per non parlare del megafono della sinistra globalista, Politico, che si sta divertendo a paragonare gli anni della dittatura di Benito Mussolini al prossimo governo trainato da Fratelli d'Italia, mentre il The Guardian, dopo aver ospitato Roberto Saviano, ha lanciato l'allarme sulle inesistenti discriminazioni verso il mondo Lgbt e sui fantasiosi dubbi della permanenza dell'Italia nell'Ue. «Dobbiamo vedere se Giorgia Meloni farà ciò che ha detto davvero o no», ha detto. Quasi una sfida. Qualcuno gli dica che nel programma del centrodestra non c'è nulla di illegale.
"L'erede di Mussolini": la vergogna di Antonio Scurati contro Giorgia Meloni
Oggi 29-09-22, 02:14

"L'erede di Mussolini": la vergogna di Antonio Scurati contro Giorgia Meloni

Sputtanare l'Italia sui media francesi è uno degli sport preferiti degli intellò progressisti italiani, pseudo o aspiranti, esiliati a Parigi o habitués della capitale. La vittoria schiacciante di Giorgia Meloni, leader di Fratelli d'Italia, e della coalizione di centrodestra alle ultime elezioni politiche, li ha ringalluzziti: da Antonio Scurati, scrittore napoletano che piace da impazzire ai salotti della gauche, a Michela Marzano, "filosofa", ex deputata del Partito democratico e autrice di libri insignificanti. Il primo, che ha vissuto a Parigi nella sua gioventù, frequentando l'Écoles des Hautes Études en Sciences Sociales (Ehess), ha scatenato il suo odio contro Meloni in un'intervista al quotidiano Le Dauphiné Libéré, definendola «l'erede di Mussolini». «Ciò che sta accadendo oggi in Italia non è la ripetizione del passato. Ma la vittoria eclatante, in Italia, di un partito che ha le sue radici culturali e ideologiche nel fascismo è un fatto. Molte persone si dichiarano ancora neofasciste, e alcuni membri di Fratelli d'Italia sono molto vicine a loro, il che pone la questione morale della loro legittimità a governare il Paese», ha dichiarato al quotidiano francese Scurati, vincitore del premio Strega nel 2019 con "M. Il figlio del secolo", romanzo che narra l'ascesa al potere di Benito Mussolini (pieno zeppo di storture ed errori storici, peraltro, evidenziati da Galli della Loggia sul Corriere). «C'è anche una questione politica: Giorgia Meloni dice che il suo programma è conservatore. Secondo me, è chiaramente reazionario, non deriva dal con servatorismo liberale, ma dal neofascismo del dopoguerra, il che è molto diverso», ha aggiunto lo scrittore italiano.     Scurati, un mese fa, si era già fatto notare con un ignobile commento sulla commemorazione di Sergio Ramelli, studente milanese e militante del Fronte della gioventù, ucciso barbaramente negli anni di Piombo da estremisti di sinistra di Avanguardia operaia. Commemorazione a cui ha partecipato la Meloni. «Non c'è dubbio che questo appuntamento annuale sia un gesto identitario per l'estrema destra, una sorta di anti-25 aprile», disse Scurati in un'intervista a Repubblica, affermando che la leader di Fratelli d'Italia «è esattamente nel solco di Mussolini». Veniamo ora a Michela Marzano, una che ha detto di non aver voluto fare figli perché si vergognava del nonno fascista, per «paura di trasmettere qualcosa di sbagliato» (ha scritto un libro sul tema, "Stirpe e vergogna", spiegando che lei, a differenza dell'Italia e gli italiani, ha fatto i conti col fascismo; il libro è stato anche tradotto in francese "Mon nom est sans mémoire"). A France Inter, emittente radiofonica pubblica e covo del goscismo culturale parigino, ha risposto così a una domanda sulla vittoria di Meloni: «Sono distrutta. Ho paura. Per l'Italia, per l'Europa, per le donne, per gli stranieri, per gli omosessuali. Tutto ciò che Giorgia Meloni ha detto, lo farà. È una donna pericolosa». Poi in un'intervista sul Figaro, il giornale dove scrive il marito Jacques de Saint-Victor, ha rincarato la dose, spiegando ai francesi perché dovrebbero tutti considerare Giorgia Meloni come la Mussolini del Ventunesimo secolo. «Meloni, a differenza di Fini, che aveva fatto mea culpa sul fascismo, non ha mai preso le distanze da esso; lei stessa era nelle giovanili fasciste e un'ammiratrice di Mussolini. A mio parere, bisognerebbe utilizzare il termine neo-fascismo invece di post-fascismo», ha detto al Figaro la Marzano.     Ma in cosa consisterebbe il fascismo di Giorgia Meloni? In «un'omofobia, una xenofobia e un'islamofobia profonda e rivendicata. Cosa succederà alle coppie gay considerando che i fascisti daranno la caccia agli omosessuali? Meloni ha appoggiato una proposta di legge per criminalizzare l'utero in affitto e mettere in prigione le coppie che vi fanno ricorso. Il fascismo è questa idea di normatività legata non solo a ciò che si deve fare ma anche a ciò che si deve essere». Sono questi gli italiani che spiegano cosa succede in Italia ai francesi. Ecco perché poi in Francia continuano a non capire un fico secco della politica italiana, e più in generale del nostro Paese e della sua complessità. 
"Una scena davvero triste": Zazzaroni sbotta, scoppia il caso a Ballando
Oggi 29-09-22, 02:01

"Una scena davvero triste": Zazzaroni sbotta, scoppia il caso a Ballando

Nemmeno il tempo di iniziare e già montano le polemiche. Ballando con le stelle, edizione 2022, scalda i motori. Ma c'è una frase di Ivan Zazzaroni che lascia tutti senza parole. Il giornalista dice: “Sei cresciuta tantissimo davanti”, riferita come racconta Giuseppe Candela, alla collega Claudia Mercurio nel corso del programma “Il Bello del Calcio”. E Zazzaroni commenta: “Scena triste”.      Il tweet di Giuseppe Candela fa il giro della Rete. Ma ci sarebbero dei precedenti. In passato, la ballerina Anastasia Kuzmina aveva  rivelato un irrispettoso aneddoto che riguardava Zazzaroni, probabilmente una frase infelice. Adesso cosa accadrà? Sarà arrivata questa polemica alle orecchie di Milly Carlucci? Intanto, la giuria di Ballando è pronta. Il cast pure. Riconfermati Carolyn Smith e Guillermo Mariotto, ma anche Selvaggia Lucarelli, che si ritroverà il suo fidanzato Lorenzo Biagiarelli in pista. E poi Fabio Canino ed Ivan Zazzaroni. Vera novità di quest'anno: l'arrivo di Enrico Montesano tra i ballerini. L'attore romano, sempre molto apprezzato dal pubblico, mancava da molti anni dalla Rai.       A chiudere l'accordo con viale Mazzini è stato il suo agente Settimio Colangelo, giovane e brillante manager abruzzese, trapiantato nella Capitale da molti anni. Montesano, che aveva avuto posizioni critiche nei confronti dei vaccini, arriva in Rai portando un tocco di leggerezza. Tutti lo aspettiamo.   
Mattarella riceve Nobel Parisi e promotori appello sul clima
Ieri 28-09-22, 22:59

Mattarella riceve Nobel Parisi e promotori appello sul clima

(Agenzia Vista) Roma, 28 settembre 2022 Il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha ricevuto nel pomeriggio al Quirinale il Prof. Giorgio Pa...
M5S, Fico “Grillo è molto entusiasta di come stanno andando le cose”
Ieri 28-09-22, 22:51

M5S, Fico “Grillo è molto entusiasta di come stanno andando le cose”

ROMA (ITALPRESS) – “Beppe Grillo è stato sempre attivo anche in questi mesi, è molto entusiasta di come sta andando il Movimento. E insieme a Conte siamo molto uniti nella direzione che abbiamo intrapreso…”. Lo ha detto, ospite di “Controcorrente” su Rete4, il presidente della Camera Roberto Fico.(ITALPRESS). – foto Italpress –
Meghan "sociopatica narcisista": le aspirazioni choc... e spunta Beyoncé. Fiato sospeso per il libro bomba
Ieri 28-09-22, 22:05

Meghan "sociopatica narcisista": le aspirazioni choc... e spunta Beyoncé. Fiato sospeso per il libro bomba

Meghan “una sociopatica narcisista”, Harry “rozzo e sprezzante”: ecco come sono descritti i duchi Sussex nel libro bomba ...
**Elezioni: sliding doors in Parlamento, da Bossi che entra alla giovane dem Cerroni che salta**
Ieri 28-09-22, 21:29

**Elezioni: sliding doors in Parlamento, da Bossi che entra alla giovane dem Cerroni che salta**

Roma, 28 set. (Adnkronos) - Il caso più clamoroso è quello di Umberto Bossi: dato per fuori, oggi da riconteggi del Viminale risulta invece eletto. Ma sono tanti i casi di chi pensava di aver ottenuto il seggio e invece nelle ultime ore se lo ha visto sfilare in extremis. In Lombardia, oltre a Bossi, entra anche il tesoriere della Lega, Giulio Centemero. In Piemonte salta Paolo Romano di Verdi-Si e entra la suo posto il 5 Stelle Antonino Iaria. In Toscana deve rinunciare al seggio Lucia Annibali di Iv a favore di Marco Simiani del Pd. E anche nel Lazio per il Pd scatta un seggio in più e andrà al segretario dem di Roma, Andrea Casu. Cambiano le cose anche in Umbria: qui erano stati assegnati nel plurinominale 2 seggi a Pd e 2 a Fdi. Invece ne avranno 1 il Pd, 1 Fdi, 1 M5S e 1 Fi. Guadagna un eletto Iv a scapito del Pd in Abruzzo dove è scattato Giulio Sottanelli al posto di Stefania Di Padova. E non ce l'ha fatta anche la giovane candidata Pd, Caterina Cerroni, che lascia il seggio a Elisabetta Lancellotta di Fdi. In Campania 1 fuori Guido Milanese (FI) a favore Francesco Emilio Borrelli (Verdi-Si). Fuori anche Enza Bruno Bossio del Pd in Calabria ed entra Riccardo Tucci dei 5 Stelle.
"Chi è il suo santo protettore". Specchia impensabile sulla Meloni
Ieri 28-09-22, 21:23

"Chi è il suo santo protettore". Specchia impensabile sulla Meloni

Mario Draghi "il santo protettore di Giorgia Meloni". Lo afferma Francesco Specchia, ospite di Otto e Mezzo su La7. Inserendosi nel dibattito, la firma di Libero elenca le carte vincenti della leader di Fratelli d'Italia e tra queste, la prima, è proprio il rapporto con l'ex numero uno della Bce. Un dettaglio non da poco per Specchia, soprattutto in Europa.     "Nessuno sa come governerà, - spiega alle telecamere di Lilli Gruber nella puntata di mercoledì 28 settembre -, ma sicuramente ha scosso gli elettori: ha superato il sovranismo e scardinato il potere in Europa, Poi io queste difficoltà con Salvini non le vedo. La carta vincente è sicuramente il rapporto con Draghi, è lui il suo santo protettore".     Non la pensa alla stessa maniera Massimo Cacciari. Intervenuto prima di Specchia, il filosofo ha elogiato la leader di FdI, convinto comunque che per lei non mancheranno grane. Tra i problemi da affrontare quello di avere una coalizione debole: "Si poggia su due partiti, uno, la Lega che è in fermento. L'altro, Forza Italia, che gira tutto intorno a Silvio Berlusconi, il cui futuro non può essere così lungo". In ogni caso per tutti gli ospiti in studio una cosa è certa: la Meloni è stata abile nel guadagnare consensi. 
"La Meloni ha vinto grazie all'effetto 'Paq'": l'ultima sparata di Severgnini
Ieri 28-09-22, 21:18

"La Meloni ha vinto grazie all'effetto 'Paq'": l'ultima sparata di Severgnini

Si parla della vittoria di Giorgia Meloni e del centrodestra a Otto e Mezzo. Nella puntata di mercoledì 28 settembre su La7 ecco che c'è anche Beppe Severgnini. È lui che rivela a Lilli Gruber la carta vincente della leader di Fratelli d'Italia: "La carta a favore della Meloni? L'effetto 'Paq', ossia 'Proviamo anche questi'. Ma va bene, si chiama democrazia - premette per poi proseguire -. Mi limito a suggerirle che 6 su 7 elettori non l'hanno votata, quindi cautela, niente orbatane".         Poi la stoccata nella quale si inserisce anche la conduttrice: "Vedremo se è sincera, le amministrazioni locali non sono state proprio così". "Comunque - interviene la Gruber -, vorrei dire che non abbiamo mai avuto un governo così di destra, che io ricordi". In ogni caso a condividere in parte le parole della firma del Corriere della Sera, Massimo Cacciari.     L'ex sindaco di Venezia, dopo aver fatto i complimenti alla leader di FdI, spiega: "La carta a suo favore è che ha vinto le elezioni, e anche in maniera netta. Poi è una donna, una novità di rilievo. Insomma, prima di mandarla a casa ce ne vuole". Di diverso parere la firma di Libero, Francesco Specchia, convinto che dalla sua la Meloni abbia "il rapporto con Draghi, è lui il suo santo protettore".
Elezioni: salta Annibali di Iv, entra il dem Simiani
Ieri 28-09-22, 21:11

Elezioni: salta Annibali di Iv, entra il dem Simiani

Roma, 28 set. (Adnkronos) - Salta il seggio di Lucia Annibali di Iv. Dai conteggi del Viminale entra Marco Simiani del Pd, eletto nel plurinominale in Toscana.
Maltempo: Cdm, stato emergenza per Monteforte Irpino, 1 mln euro per misure urgenti
Ieri 28-09-22, 21:01

Maltempo: Cdm, stato emergenza per Monteforte Irpino, 1 mln euro per misure urgenti

Roma, 28 set. (Adnkronos) - Il Consiglio dei ministri, su proposta del Presidente Mario Draghi, ha deliberato la dichiarazione dello stato di emergenza, per 12 mesi, in conseguenza degli eccezionali eventi meteorologici che si sono verificati il giorno 9 agosto 2022 nel territorio del comune di Monteforte Irpino, in provincia di Avellino. Per l'attuazione delle prime misure urgenti sono stati stanziati 1.150.000 euro, a valere sul Fondo per le emergenze nazionali. Si legge nella nota del Cdm.
Governo: Cdm, 35 mln per assistenza profughi ucraini
Ieri 28-09-22, 21:00

Governo: Cdm, 35 mln per assistenza profughi ucraini

Roma, 28 set. (Adnkronos) - Il Consiglio dei ministri, su proposta del Presidente Mario Draghi, ha deliberato l'ulteriore stanziamento di 35 milioni di euro per la realizzazione degli interventi in relazione all'esigenza di assicurare soccorso e assistenza alla popolazione ucraina sul territorio nazionale in conseguenza della grave crisi internazionale in atto. Così la nota del Cdm.
"Prima di mandarla a casa ce ne vuole". Cacciari controcorrente: la verità sulla Meloni
Ieri 28-09-22, 21:00

"Prima di mandarla a casa ce ne vuole". Cacciari controcorrente: la verità sulla Meloni

"Giorgia Meloni continua a lavorare in silenzio alla squadra di governo. Lei ha detto che la Meloni ha delle carte quali sono e quali no?". La domanda di Lilli Gruber a Otto e Mezzo è rivolta a Massimo Cacciari. È lui a rispondere per primo nella puntata di mercoledì 28 settembre: "La carta a suo favore è che ha vinto le elezioni, e anche in maniera netta. Poi è una donna, una novità di rilievo. Insomma, prima di mandarla a casa ce ne vuole". Però per l'ex sindaco di Venezia sono maggiori le sue difficoltà: "Per esempio - elenca - a Salvini non può dare alcun posto di rilievo. Poi FdI all'interno del Parlamento è sotto rappresentato. Per lei ci sono enormi problemi, avrà tante difficoltà".     Non d'accordo, un altro ospite di La7, Francesco Specchia: "Nessuno sa come governerà, ma sicuramente ha scosso gli elettori: ha superato il sovranismo e scardinato il potere in Europa, Poi io queste difficoltà con Salvini non le vedo. La carta vincente è sicuramente il rapporto con Draghi, è lui il suo santo protettore".     Poi Cacciari riprende la parola, aggiungendo che Lega e Forza Italia rispetto alle elezioni del 2018 sono dimezzati in fatto di consensi. Poco comunque ha pesato sul voto. Il motivo? "Dall'altra parte non c'era alcuna coalizione, il Pd era solo. Quindi il centrodestra non ha stravinto". 
Caro energia, inflazione, materie prime introvabili: tempesta perfetta sulle imprese. L'allarme di Sessa e Irrera
Ieri 28-09-22, 21:00

Caro energia, inflazione, materie prime introvabili: tempesta perfetta sulle imprese. L'allarme di Sessa e Irrera

Paola Natali intervista per Libero Tv Pasquale Sessa , Vicepresidente di Giovani imprenditori di Confindustria , e l'avvocato Maurizio Irrer...