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Fondazione Guido Berlucchi, la radioterapia del futuro arriva a Brescia: cure oncologiche sempre più personalizzate
19-10-2026, 12:26
Quando la ricerca incontra la filantropia, l’innovazione può tradursi in nuove possibilità di cura. È il percorso che, da oltre 25 anni, vede protagonista la Fondazione Guido Berlucchi nel sostegno alla ricerca oncologica e nello sviluppo di strumenti capaci di migliorare la qualità dell’assistenza. Un impegno che trova oggi una nuova espressione nel rinnovamento del Centro di Radioterapia e Radiochirurgia Guido Berlucchi di Fondazione Poliambulanza, a Brescia, dove è entrato in funzione un acceleratore di ultima generazione che consente di adattare il trattamento radioterapico alle condizioni anatomiche del paziente anche immediatamente prima della seduta. La struttura è la prima in Italia a mettere in funzione l’acceleratore Elekta Evo Adaptive, una tecnologia che permette di effettuare, nei casi clinicamente indicati, radioterapia adattiva online attraverso immagini tridimensionali. Un risultato che rappresenta un passo avanti per la medicina oncologica e testimonia il valore di una collaborazione nella quale il sostegno della Fondazione Guido Berlucchi ha accompagnato la crescita del Centro fin dalla sua nascita. L’eredità di Guido Berlucchi: sostenere la ricerca per migliorare le cure Il rinnovamento del Centro non è soltanto un investimento tecnologico, ma anche il segno concreto di una visione che continua nel tempo: fare della filantropia uno strumento capace di avvicinare il progresso scientifico ai bisogni delle persone. La Fondazione Guido Berlucchi, da oltre un quarto di secolo impegnata nella ricerca oncologica, ha contribuito alla nascita e allo sviluppo del Centro attraverso un rapporto consolidato con Fondazione Poliambulanza. Una collaborazione iniziata con l’acquisizione dei primi acceleratori lineari, proseguita nel 2022 con l’introduzione dei sistemi ottici di posizionamento e rafforzata oggi con il sostegno all’ammodernamento della struttura. Un percorso che racconta come la filantropia possa svolgere un ruolo determinante nella sanità: sostenere investimenti importanti, favorire l’introduzione di tecnologie avanzate e contribuire a rendere disponibili ai pazienti strumenti sempre più sofisticati. «L’innovazione nella lotta contro il cancro corre veloce, proprio per questo la vera sfida è fare in modo che i suoi progressi diventino opportunità concrete di cura per i pazienti», sottolinea Giambattista Bruni Conter, presidente della Fondazione Guido Berlucchi. «Portare a Brescia una delle prime tecnologie in Italia per la radioterapia adattiva supportata dall’intelligenza artificiale significa compiere un passo importante in questa direzione. È qui che la filantropia può fare la differenza: sostenere investimenti capaci di avvicinare le scoperte scientifiche alla pratica clinica e rendere disponibili strumenti sempre più avanzati. Questa è la visione che Guido Berlucchi ci ha lasciato e che continua a guidare le scelte della nostra Fondazione». Parole che sintetizzano il significato dell’impegno della Fondazione: custodire un’eredità non soltanto attraverso la memoria, ma soprattutto attraverso progetti che generano valore per la comunità e contribuiscono al progresso della medicina. Radioterapia adattiva, cure costruite sulle condizioni del paziente La nuova tecnologia introduce un approccio sempre più personalizzato alla radioterapia. Grazie alle immagini ottenute con la tomografia computerizzata a fascio conico, gli specialisti possono osservare l’anatomia del paziente poco prima dell’erogazione delle radiazioni e verificare se la posizione del tumore e degli organi circostanti sia cambiata rispetto al piano terapeutico iniziale. Quando necessario, il fisico medico ricalcola e verifica la distribuzione della dose insieme all’équipe, così da adeguare il trattamento alle condizioni anatomiche del giorno. L’obiettivo è colpire il bersaglio tumorale con maggiore precisione, riducendo per quanto possibile l’esposizione degli organi sani. In alcune fasi del percorso interviene anche l’intelligenza artificiale, che supporta l’identificazione preliminare degli organi e contribuisce a migliorare la qualità delle immagini utilizzate per i calcoli dosimetrici. Le decisioni cliniche e la validazione del piano terapeutico restano affidate ai professionisti sanitari. La tecnologia diventa così uno strumento a supporto delle competenze mediche, all’interno di un percorso che mette al centro la sicurezza e le esigenze del paziente. La radioterapia adattiva si integra con altre tecniche avanzate già disponibili nel Centro, tra cui trattamenti che consentono, quando indicato, di concentrare dosi elevate di radiazioni in un numero limitato di sedute. Sistemi ottici dedicati monitorano inoltre la posizione e i movimenti del paziente durante la terapia, consentendo di interrompere l’erogazione in caso di spostamenti oltre i limiti previsti. Un progetto da 10,8 milioni di euro per il futuro della sanità bresciana Il rinnovamento del Centro di Radioterapia e Radiochirurgia Guido Berlucchi si inserisce in un progetto complessivo da 10,8 milioni di euro, che comprende due nuovi acceleratori lineari Elekta, la realizzazione di un nuovo bunker e la riqualificazione degli spazi destinati all’assistenza. Anche l’area dedicata alla radiochirurgia Gamma Knife è stata rinnovata, con un day hospital dedicato, personale infermieristico di riferimento e ambienti più confortevoli. Questa tecnologia consente di trattare specifiche lesioni intracraniche senza ricorrere alla chirurgia tradizionale. I numeri restituiscono la dimensione dell’attività svolta dalla struttura. Inaugurato nel 2010 e operativo dal 2011, il Centro ha effettuato fino a giugno 2026 un totale di 11.660 cicli di radioterapia. A questi si aggiungono 3.869 trattamenti Gamma Knife, introdotti nel 2017 e conteggiati fino alla stessa data. Dietro questi dati ci sono percorsi di cura, persone e famiglie che affrontano la malattia e professionisti impegnati quotidianamente nell’assistenza. È per loro che l’innovazione acquista significato e diventa parte di una strategia di cura più ampia. «Il rinnovamento del Centro unisce nuove apparecchiature, competenze professionali e una revisione dei percorsi. La tecnologia offre possibilità in più, ma il suo valore dipende dal modo in cui viene integrata nel lavoro dell’équipe e nella presa in carico della persona», dichiara Marcellino Valerio, direttore generale di Fondazione Poliambulanza. Una collaborazione che mette la persona al centro Il rapporto tra Fondazione Guido Berlucchi e Fondazione Poliambulanza rappresenta un esempio di collaborazione di lungo periodo tra filantropia e sanità. Un legame che ha accompagnato le diverse fasi di sviluppo del Centro, sostenendo l’introduzione di nuove apparecchiature e l’evoluzione dei percorsi assistenziali. «Il Centro porta il nome di Guido Berlucchi e la sua storia è legata alla Fondazione che ne custodisce la memoria. Il sostegno della Fondazione ne ha accompagnato la nascita e lo sviluppo, fino al rinnovamento di oggi, con ricadute concrete per i pazienti e per il territorio», afferma Mario Taccolini, presidente di Fondazione Poliambulanza, ringraziando la Fondazione Guido Berlucchi e i professionisti che, durante i lavori, hanno garantito la continuità dei trattamenti e dell’assistenza. Taccolini richiama anche il valore di un progresso tecnologico orientato alla persona, citando le parole di Papa Leone XIV nella Magnifica Humanitas: «La tecnica non va considerata, in se stessa, come forza antagonista rispetto alla persona». Un principio che si riflette nella stessa impostazione del progetto: la tecnologia è preziosa quando si integra con la competenza dei professionisti e contribuisce al benessere di chi affronta la malattia. La filantropia come investimento nel bene comune Il rinnovamento del Centro Guido Berlucchi dimostra come l’impegno filantropico possa contribuire a trasformare l’innovazione scientifica in opportunità concrete per i pazienti. La Fondazione Guido Berlucchi conferma così una presenza che va oltre il singolo investimento, accompagnando nel tempo lo sviluppo di una struttura di riferimento per la radioterapia e la radiochirurgia. È questa la continuità più significativa dell’eredità di Guido Berlucchi: una visione nella quale la ricerca, l’innovazione e la responsabilità verso la comunità concorrono a un obiettivo comune. Perché il progresso della medicina non si misura soltanto nella disponibilità di apparecchiature sempre più avanzate, ma nella capacità di trasformarle in cure appropriate, attente alla persona e accessibili attraverso strutture e professionisti qualificati. Ed è proprio in questo incontro tra tecnologia, competenza e solidarietà che la filantropia della Fondazione Guido Berlucchi trova oggi una delle sue espressioni più concrete.
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