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La musica ha un nuovo dress code. Intervista a Superpop
15-10-2026, 16:15
Nata nel 2021 tra Forlì e Bologna, Superpopè una band italiana di live entertainment che trasforma la musica in un’esperienza dal forte impatto visivo e dal Dnafashion. Sei musicisti, un’estetica ispirata al vintage e una rilettura contemporanea dei grandi classici italiani e internazionali degli anni ’60 e ’70 definiscono uno stile riconoscibile, dove sound, immagine e performance si fondono in uno show dinamico e coinvolgente. Il gruppoporta la propria energia sui palcoscenici di eventi esclusivi, tra moda, luxury e hospitality, collaborando con maison e brand del calibro di Dolce & Gabbana, Valentino, Gucci, Chopard, Missoni ed Etro. Una proposta che supera i confini del concerto tradizionale per diventare un’esperienza tailor-made, capace di interpretare l’identità di ogni evento con ritmo, personalità e glamour. Ecco alcune curioistà emerse da una chiacchierata con la band. Superpop nasce dalla passione per la grande musica degli anni ’60 e ’70, ma oggi quella scelta sembra essere diventata anche una precisa dichiarazione di stile. Perché avete scelto proprio quell’epoca e cosa vi affascina ancora di quegli anni? "È difficile spiegare scientificamente cosa possa spingere, in questa epoca, a sentirsi ancora “mossi” da questo genere di musica. Soprattutto capire in che modo nasca. Mi verrebbe da dire che per noi, o per la maggior parte di noi, è stata una cosa “naturale”. C’è sicuramente dietro un’appartenenza conscia a determinati valori professionali: come il suonare strumenti veri, suonare rigorosamente live e utilizzare determinate sonorità. Di conseguenza, è una sorta di dichiarazione di non appartenenza a molte tendenze contemporanee" Nei vostri live la musica non è l’unico elemento protagonista: strumenti vintage, abiti, look e presenza scenica contribuiscono a costruire un’identità precisa. Quanto è importante oggi, per una band, avere un vero e proprio linguaggio visivo? "Secondo noi è importantissimo. Salire sul palco è spettacolo e ogni spettacolo prevede che ci sia anche un coinvolgimento visivo. Siamo sinceri nei nostri “travestimenti”, perchè tutti i giorni siamo così. Nessuna finzione quindi, ma un modo di vivere. L’involucro esterno è anche contenuto". Gli anni ’60 e ’70 sono tornati ciclicamente nella moda, ma voi li portate sul palco senza trasformarli in una semplice operazione nostalgia. Come si può guardare al passato senza rimanerne prigionieri e riuscire invece a renderlo contemporaneo? "Ne condividiamo i valori fondanti, questo fa si che non venga frainteso il nostro messaggio". Il vostro guardaroba di scena è parte integrante dello spettacolo. Quanto scegliete gli abiti pensando alla musica che suonate e quanto, invece, è la moda a influenzare il vostro modo di stare sul palco? Quanto il look influisce sulla musica (o favorisce la musica)? "Come ho detto prima, è importante che l’abito sia coerente con quello che si fa. Non deve essere un obbligo, ma una naturale inclinazione. L’ Essere non è Apparire, ovviamente, ma Apparire nel modo giusto, aiuta anche a Essere ciò che si vuole essere. Per quanto riguarda la moda, negli anni recentemente passati, c’è stato un grande ritorno all’estetica vintage. Questo è servito a dare un’influenza odierna a questo stile. Per noi, reinterpretare i codici estetici di questo linguaggio, è un modo alternativo di essere contemporanei". [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:49376627]] Avete suonato per alcuni dei nomi più importanti della moda e del luxury, da Dolce & Gabbana a Valentino, Gucci, Chopard, Missoni ed Etro. Cosa succede quando una band entra nell’universo di un grande brand? E quanto cambia la vostra performance a seconda dell’identità della maison o dell’evento? "Avendo un’identità chiara, nel nostro caso, veniamo chiamati per il nostro stile e per la nostra capacità di divertire e coinvolgere il pubblico. Ci sono tantissime band che fanno il nostro lavoro, ma tra queste, noi abbiamo una profonda specificità di genere. Spesso il tema dell’evento o l’indirizzo del brand è consonante. A volte può capitare anche che cerchino un forte contrasto. Ad esempio ci è capitato di suonare ad una convention di Intelligenza Artificiale, con un robot danzante sul palco! In ogni caso ci viene sempre chiesto di essere noi stessi". Oggi una sfilata, un party o un evento di moda non sono più soltanto momenti da guardare: sono esperienze da vivere. Secondo voi, quale ruolo ha la musica nel trasformare un evento in qualcosa che il pubblico ricorda? "È fondamentale! Il cibo e il bere sono di certo i principi in questi eventi, ma subito dopo viene la musica! Oltre a questa battuta, una scelta musicale sbagliata può rovinare in maniera irreparabile un evento. La responsabilità è tanta". Viviamo in un'epoca in cui tutto passa attraverso immagini, video e social. Voi, invece, costruite gran parte della vostra identità attorno alla dimensione fisica del palco, agli strumenti veri e al rapporto diretto con il pubblico. È una scelta controcorrente? "Siamo persone di animo semplice, siamo così. Abbiamo il merito, ma soprattutto la fortuna, di aver costruito un’attività su quelle che sono le nostre esigenze e personalità. Come ho detto anche prima, è un modo alternativo di essere contemporanei". Il vostro pubblico è molto trasversale e comprende persone che hanno vissuto quegli anni e generazioni che invece li conoscono soltanto attraverso la cultura pop e la moda. Cosa succede quando una musica nata decenni fa riesce a far ballare insieme generazioni diverse? "Questo è un fenomeno interessante che andrà studiato tra qualche decennio. Al momento il '900 in molte cose, tra cui la musica, regna sovrano. Nuovi “Evergreen" faticano a trovare spazio. Alcuni si sentono, ma sono pochi. I giovani tutt’ora, a fianco alla trap e ad altra musica odierna, ascoltano, magari trascurnando mille informazioni, canzoni degli anni 60-70-80. Le fanno loro, associandole a momenti di grande pathos". Con oltre 100 concerti all’anno e una forte presenza internazionale, Superpop è diventato qualcosa di più di una semplice band: è un progetto di live entertainment. Secondo voi, come sta cambiando il modo di vivere la musica dal vivo e cosa cerca oggi il pubblico da una performance? "Purtroppo è cambiato tanto. La tendenza mainstream è quella di massimizzare sforzi e introiti in pochi concerti enormi. Quello che facciamo noi è abbastanza contrario: tanti concerti piccoli, ma ad alta soglia d’ingresso. È un modo di girare i pesi del music business. Da musicisti, è sicuramente più sostenibile, perché si lavora di più e con più frequenza. Per farlo come professione abbiamo bisogno di questo. Tanti luoghi comuni su quello che la gente vuole e sulla frequenza con cui lo vuole, sarebbero da sfatare". Se doveste definire lo “stile Superpop” attraverso tre parole, quali scegliereste? E che cosa vorreste che il pubblico portasse con sé dopo avervi visto su un palco? "Il nostro è uno show ballabile, musicalmente curato e divertente. Ci piacerebbe che la gente, dopo aver visto un nostro spettacolo, avesse la voglia di tornare a vederci una seconda volta!".
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