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Laika, l'orrore comunista: com'è morta davvero la cagnolina nello spazio, una vergogna senza fine
03-11-2026, 08:31
L'orrore del regime sovietico e la folle competizione con il nemico americano: ecco cosa ha ucciso veramente Laika, la cagnolina "cosmonauta" diventata il primo essere vivente a orbitare attorno alla Terra. Al di là della propaganda di Mosca, che raccontò quell'impresa all'alba della Guerra fredda per la conquista dello spazio come la conferma di una supremazia tecnologica sulla Nasa, le cose andarono in maniera molto diversa da come per decenni la raccontò l'Unione sovietica. Il 3 novembre 1957 è una data entrata nella storia grazie al lancio dello Sputnik 2. A bordo c'era solo quella cagnolina raccattata per le strade di Mosca. Non sapeva a cosa sarebbe andata incontro. Gli scienziati russi sì: morte certa. Quel che non sapevano nemmeno loro, però, era quanto brutale. La versione ufficiale racconta di una morte "calcolata" e programmata: pasti automatici somministrati fino all'ultimo, avvelenato, per far perire "dolcemente" la cagnetta prima del rientro sulla Terra. Un sacrificio che sarebbe servito per conoscere i misteri dello spazio profondo e far progredire l'umanità, si raccontava. Non andò così. A svelare l'atroce verità è stato lo scienziato Dmitrik Malashenkov, che aveva partecipato al programma. Nel 2002, durante il Congresso Spaziale Mondiale tenutosi a Houston, in Texas, a Guerra fredda già da tempo passata alla storia,raccontò nei dettagli la morte di Laika: la randagia visse non più di 6 ore dopo il decollo, letteralmente uccisa dal terrore e dagli stenti patiti in quella capsula d'acciaio diventata la sua bara. A causa di un guasto al sistema di termoregolazione e del distacco parziale dei pannelli isolanti, Laika si ritrovò in una vera e propria fornace. Malashenkov svelò che i sensori biometrici piazzati sul corpo della cagnetta registrarono un battito cardiaco quadruplicato al momento del lancio, tornato poi nella normain un tempo tre volte superiore alla media. Poi la temperatura raggiunse i 50 gradi e per Laika il viaggio nello spazio finì così, per caldo e disidratazione. I russi, per la fretta di fregare lo Zio Sam (su ordine del leader comunista Nikita Krusciov, non avevano calcolato tutte i possibili imprevistie mandarono al macello l'astronauta inconsapevole e improvvisata. Già nel 1998 Oleg Gazenko riconobbe quello sventurato errore: "Il lavoro con gli animali è una fonte di sofferenza per tutti noi. Li trattiamo come bambini che non possono parlare. Più tempo passa, più mi dispiace per quanto accaduto. Non avremmo dovuto farlo. Non abbiamo imparato abbastanza da questa missione da giustificare la morte della cagnolina". Eppure per decenni i comunisti sovietici e i loro sostenitori oltre-Cortina hanno continuato a celebrare "l'impresa", ignorando i più che leciti dubbi e sospetti.
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