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Le infezioni in sanità: mezzo milione di casi l’anno, al Ministero della Salute il confronto su prevenzione
30-10-2026, 15:21
Circa 500 mila infezioni correlate all’assistenza ogni anno, fino a 12 mila decessi e un costo per il Servizio sanitario nazionale stimato in 783 milioni di euro. Sono alcuni dei dati emersi dal convegno dedicato a prevenzione, terapia farmacologica e responsabilità, che ha riunito a Roma istituzioni, società scientifiche e professionisti sanitari. Si è concluso il 27 ottobre 2026, presso l’Auditorium “Biagio d’Alba” del Ministero della Salute a Roma, il convegno “Le Infezioni in Sanità: Prevenzione, terapia farmacologica e responsabilità”, dedicato a una delle criticità più rilevanti per il Servizio sanitario nazionale. L’incontro, coordinato scientificamente da Francesca De Plato, responsabile della Farmacia Ospedaliera dell’Ospedale “Santa Maria dello Splendore” di Giulianova (ASL Teramo), e Roberto Lombardi, già ISPESL e INAIL e docente presso il Dipartimento di Sanità Pubblica dell’Università Federico II di Napoli, ha riunito rappresentanti delle istituzioni, società scientifiche, professionisti sanitari ed esperti di igiene e sanità pubblica. I dati presentati nel corso dei lavori restituiscono la dimensione del fenomeno: in Italia si stimano circa 500 mila infezioni correlate all’assistenza ogni anno, un terzo delle quali sostenute da agenti biologici resistenti agli antibiotici. Il Paese registra inoltre la più alta incidenza e mortalità in Europa legata a microrganismi antibiotico-resistenti, con 11-12 mila decessi all’anno, pari a circa un terzo del totale europeo. La prevalenza delle infezioni è stimata tra il 6 e l’8 per cento nei reparti per acuti e può raggiungere il 20 per cento nelle terapie intensive. Rilevante anche l’impatto economico: il costo per il Servizio sanitario nazionale è quantificato in 783 milioni di euro l’anno. Un quadro che ha portato a definire le infezioni correlate all’assistenza una vera e propria “pandemia silente”, capace di prolungare i ricoveri, aumentare le complicanze e incidere sulla mortalità evitabile. Una quota significativa di queste infezioni, è stato sottolineato durante il convegno, può essere prevenuta attraverso l’applicazione rigorosa delle misure di prevenzione, il rafforzamento delle attività di sorveglianza e controllo e una gestione appropriata della terapia antibiotica. Al centro del confronto anche l’approccio One Health, che considera in maniera integrata salute umana, animale e ambientale, insieme alla necessità di rafforzare la cultura della prevenzione sia tra gli operatori sanitari sia tra i cittadini. Particolare attenzione è stata riservata all’antimicrobico-resistenza, indicata da De Plato e Lombardi come una delle principali criticità che il Servizio sanitario nazionale è chiamato ad affrontare. Secondo i coordinatori scientifici, le conseguenze possono essere dirette, con il peggioramento delle condizioni di salute dei pazienti, ma anche indirette, quando la presenza di un’infezione impedisce o ritarda interventi terapeutici necessari per altre patologie, modificando anche irreversibilmente l’esito delle cure e le prospettive di vita. Il programma scientifico si è articolato in tre sessioni. La prima ha affrontato la prevenzione e il controllo delle infezioni come obiettivo di sanità pubblica, la cross-resistenza tra disinfettanti e antibiotici e la gestione delle patologie infettive severe. La seconda sessione è stata dedicata alle innovazioni tecnologiche e organizzative per la riduzione del rischio infettivo. Tra le soluzioni esaminate, le divise riutilizzabili LCM con proprietà antibatteriche e antivirali, certificate come dispositivi di protezione individuale, sistemi di disinfezione mediante aerosolizzazione, anche con acido ipocloroso e utilizzabili in presenza di persone, acqua ozonizzata prodotta in situ per la deter-disinfezione delle superfici e dispositivi per accessi vascolari protetti, in linea con le raccomandazioni del gruppo GAVeCeLT. Spazio anche al monitoraggio avanzato degli impianti idrici e delle contaminazioni ambientali e alle procedure per il trasporto in biocontenimento, con il contributo dell’Aeronautica Militare e della Croce Rossa Italiana. Nella terza sessione è stata presentata l’opera “Le basi scientifiche della terapia antibiotica: compendio su principi e variabili che governano l’efficacia della terapia antibiotica”, curata da Francesca De Plato e Francesco Scaglione. Il confronto si è concentrato, in particolare, sulla personalizzazione della terapia antibiotica e sui fattori che ne condizionano l’efficacia. La parte conclusiva dei lavori è stata invece dedicata alle responsabilità del management sanitario e delle imprese appaltatrici dei servizi di pulizia e disinfezione, con il contributo della magistratura e l’analisi di orientamenti e pronunce della Corte di Cassazione. Un ulteriore tema emerso nel corso della giornata riguarda la necessità di integrare le innovazioni tecnologiche nei capitolati di gara per i servizi di pulizia e disinfezione, affinché centrali d’acquisto e strutture sanitarie possano adottare specifiche tecniche coerenti con le norme europee e con le evidenze disponibili in materia di tutela della salute. Le società scientifiche intervenute, tra cui SItI e SIMPIOS, hanno richiamato la necessità di un impegno coordinato tra istituzioni, professionisti e strutture sanitarie per invertire la tendenza attraverso programmi di prevenzione, formazione e monitoraggio. All’evento hanno preso parte anche rappresentanti istituzionali, tra cui il sottosegretario alla Salute Marcello Gemmato. Dal convegno è emerso infine un messaggio condiviso: trasformare le evidenze scientifiche e le soluzioni discusse in azioni concrete di governance, sorveglianza, prevenzione e uso appropriato degli antimicrobici, per ridurre l’impatto delle infezioni correlate all’assistenza e contrastare in modo più efficace l’antimicrobico-resistenza.
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