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Le promesse di Mélenchon: malattie auto-certificate, pasti a 1 euro e basta Nato
Oggi 08-11-26, 08:50
Jean-Luc Mélenchon ha un progetto per la Francia: riportarla indietro di mezzo secolo. Ieri al Bourget (Seine-Saint-Denis), per il comizio di lancio della campagna elettorale per le presidenziali del prossimo anno, il leader della France insoumise, il partito della sinistra radicale francese, ha delineato davanti a 17mila aficionados il suo progetto per il Paese in caso di ascesa all’Eliseo. Un progetto che prevede l’uscita progressiva della Francia dalla Nato, lo smantellamento del nucleare, più Stato, più tasse, un ritorno all’età pensionabile a 60 anni e l’introduzione della settimana lavorativa di 32 ore, insomma un inferno anti liberale e anti occidentale che ricorda i tempi dell’Unione sovietica. PRIMO COMIZIO «Ho solo una cosa ragionevole da proporvi: bisogna cambiare tutto», ha dichiarato Mélenchon davanti alla folla con i soliti toni tribunizi. «Non metterò acqua nel mio vino», ha aggiunto, promettendo di fare tabula rasa, di abbattere le vecchie strutture di potere con misure radicali. Il capitolo più inquietante, per le conseguenze che potrebbe avere sulla collocazione internazionale della Francia, riguarda la Nato. «Non abbiamo niente da fare nella Nato», ha affermato. La sua proposta è avviare un percorso di uscita dall’Alleanza atlantica, cominciando dal comando militare integrato, per costruire un fronte internazionale di Paesi non allineati. Già nel 2017, all’interno del suo programma per le presidenziali, Mélenchon voleva sganciare la Francia dalla Nato, per farla aderire all’Alleanza bolivariana di Chávez e Maduro. E ora, in un mondo attraversato da guerre, tensioni e nuove rivalità geopolitiche, con chi si dovrebbe schierare la Francia, e soprattutto quale sicurezza alternativa offrirebbe Mélenchon ai francesi? Sul lavoro, la prospettiva è quella di ridurre ulteriormente l’orario legale: 32 ore settimanali per i mestieri più faticosi e una sesta settimana di ferie. SOLDI A PIOGGIA Il programma della France insoumise promette inoltre un salario minimo netto di 1.700 euro, il ritorno alla pensione a 60 anni per chi ha maturato quarant’anni di contributi, pasti a 1 euro per tutti gli studenti, 3 giorni di assenza per malattia autodichiarata, senza consultare un medico, l’aumento del 10% degli Apl (gli aiuti per l’alloggio), ma anche l’istituzione di un servizio ecologico obbligatorio della durata di 9 mesi per i giovani di età inferiore ai 25 anni, retribuito con il salario minimo. Insomma: lavorare meno, aumentare salari e prestazioni sociali, affidando allo Stato un ruolo sempre più invasivo nell’organizzazione dell’economia. E chi pagherà il conto? Le classi medie e i più abbienti, ai quali Mélenchon promette una pioggia di tasse. Oltre alla reintroduzione della patrimoniale, il guru di Lfi, in caso di vittoria, applicherà la cosiddetta “tassa Zucman”, che prevede una maxi gabella del 2% sui patrimoni superiori ai 100 milioni di euro (il nome deriva dall’economista Gabriel Zucman, allievo di Thomas Piketty). «Se i miliardari se ne vanno, li andremo a cercare fino all’inferno, se necessario», ha avvertito ieri l’eurodeputata Lfi Manon Aubry, pasionaria di Mélenchon. GRETINO D’OLTRALPE Sul capitolo energetico, il progetto diventa una vera crociata contro il modello francese. Mélenchon vuole infatti smantellare progressivamente il nucleare, cancellare i nuovi reattori EPR2 e imporre il 100% di energie rinnovabili entro il 2060. Una scelta paradossale per un Paese che ha costruito proprio sull’atomo una parte fondamentale della propria autonomia energetica. Ma non è tutto: Mélenchon, in nome dell’ecologismo, vuole vietare anche i voli notturni negli aeroporti francesi, dalle 23 alle 6. I dettagli delle 1069 misure mélenchoniste sono contenuti nel programma “L’Avenir en commun”, presentato in anteprima venerdì e disponibile (a pagamento) in tutte le librerie.
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