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Previdenza complementare in Italia: crescono i numeri, ma serve maggiore educazione finanziaria per aumentare gli iscritti, soprattutto tra giovani e donne
Ieri 29-10-26, 19:45
Nei primi sei mesi del 2026 le risorse destinate alle prestazioni hanno raggiunto 273,2 miliardi di euro, in aumento del 4,3% rispetto alla fine del 2025, con quasi 11 milioni di iscritti. A questa espansione si accompagna però una partecipazione ancora disomogenea: a fine 2025 gli under 35 sono il 20,8% degli iscritti e le donne il 38,8%. Il rafforzamento e l’ampliamento della previdenza complementare per tutelare il reddito delle future generazioni sono stati al centro del convegno «La sfida demografica. Ripensare Welfare e pensioni sostenibili per le future generazioni», che si è svolto presso la Sala Zuccari del Senato della Repubblica. L’incontro ha riunito rappresentanti delle istituzioni, delle imprese, dell’accademia e del settore previdenziale per discutere le risposte all’invecchiamento della popolazione, alla denatalità e ai cambiamenti del lavoro. In apertura, la presentazione del rapporto «La previdenza complementare: lo scenario evolutivo in Italia e nel contesto europeo» , elaborato dal Gruppo Tecnico “Welfare del Futuro”, con il supporto di Deloitte e Mefop in qualità di advisor tecnici. Il punto di partenza dell’analisi è stato il legame tra demografia, lavoro e pensioni. La denatalità e l’allungamento della vita cambiano l’equilibrio tra lavoratori e pensionati, aumentando la pressione sul sistema pubblico. «La previdenza complementare ha un ruolo sempre più importante per la tenuta del welfare e la sicurezza economica delle nuove generazioni», commenta Silvana Perfetti, Presidente Deloitte Central Mediterranean. «Dobbiamo renderla accessibile a più persone, con un’attenzione particolare alle donne, che oggi rappresentano soltanto il 38,8% degli iscritti». Per ampliare la platea degli iscritti è emersa la necessità di una maggiore conoscenza delle opportunità disponibili. Comprendere come funziona un fondo pensione, quali benefici offre e perché sia importante iniziare a risparmiare per tempo aiuta a prendere decisioni consapevoli. L’educazione finanziaria e previdenziale assume così un ruolo concreto nella diffusione del secondo pilastro, a partire dalla scuola e dall’ingresso nel mondo del lavoro. Solo il 13,2% dei docenti che ha svolto educazione finanziaria nelle 33 ore di educazione civica ha trattato la previdenza, l’8,8% le assicurazioni e il 5,8% la digitalizzazione negli investimenti. Questa lacuna assume maggiore peso in un contesto in cui i giovani entrano sempre più spesso in contatto con contenuti finanziari non sempre verificati, attraverso social media, comunità online e influencer finanziari. Il 21% dei giovani indica i social media e gli amici come primo impulso al risparmio pensionistico. «Una previdenza compresa è una previdenza più forte», afferma Maria Ida Germontani, giurista d’impresa e già senatrice della Repubblica. «Per ampliare la partecipazione dobbiamo aiutare le persone a capire perché e come pianificare il proprio futuro. L’educazione finanziaria e previdenziale deve iniziare presto e accompagnare le diverse fasi della vita, con un’attenzione particolare ai giovani e alle donne. Conoscere gli strumenti disponibili permette di compiere scelte più informate e di costruire nel tempo una maggiore sicurezza economica». A collegare la prospettiva italiana a quella europea è anche il ruolo dei fondi pensione come investitori di lungo periodo, con particolare attenzione alla diversificazione dei portafogli e al rapporto tra rischio e rendimento. Gli investimenti nell’economia reale possono avvicinare il risparmio previdenziale alle esigenze di sviluppo del Paese, purché offrano condizioni coerenti con gli impegni dei fondi verso gli aderenti. La selezione degli investimenti e la loro gestione restano quindi decisive per conciliare questi obiettivi. «I fondi pensione hanno una responsabilità precisa: gestire il risparmio degli iscritti per costruire prestazioni future adeguate», sottolinea Giovanni Maggi, Presidente di Assofondipensione. «Il loro orizzonte di lungo periodo permette anche di sostenere imprese e di rafforzare gli investimenti in infrastrutture e progetti di sviluppo sul territorio nazionale. Ampliare la previdenza complementare significa rafforzare la protezione delle persone e accrescere le risorse che possono contribuire alla crescita del Paese, nel rispetto dei criteri di prudenza, diversificazione e tutela degli aderenti». Le esperienze internazionali illustrate nel rapporto hanno alimentato la riflessione sul rapporto tra politiche del lavoro e protezione pensionistica. L’obiettivo è consentire alle persone di costruire il proprio risparmio previdenziale anche quando cambiano impiego o attraversano fasi di maggiore incertezza. «Il confronto europeo ci aiuta a capire quali condizioni favoriscono una partecipazione più ampia e una maggiore sicurezza previdenziale», osserva Andrea Poggi, Head of Public Policy & Stakeholder Relations Centre, Deloitte Central Mediterranean. «Per tradurre queste esperienze in soluzioni utili all’Italia dobbiamo partire dal lavoro che cambia e dalle prospettive dei giovani. Servono strumenti accessibili e comprensibili, capaci di accompagnare percorsi professionali diversi e di favorire la continuità del risparmio lungo tutta la vita lavorativa».
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