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"Si è avvicinato a Forza Italia". Clamoroso, l'ex piddino che guarda al partito di Tajani
Oggi 05-11-26, 10:50
Litigi, divisioni, scissioni non esistono solo nei grandi partiti. Anzi, a vedere le cronache più recenti, la dialettica è inversamente proporzionale alle dimensioni del partito. Ultima prova è la diatriba che è esplosa nel partito Liberaldemocratico, fondato da Luigi Marattin (ex Pd, ex Italia Viva). Martedì, durante la direzione, durata due ore, il partito si è spaccato in due. Su 50 componenti, 26 hanno votato la linea del segretario Marattin, 21 si sono espressi contro e 2 si sono astenuti. A dividerli sono state le scelte in vista delle elezioni politiche: Marattin si è avvicinato a Forza Italia e vorrebbe chiudere un accordo elettorale con il centrodestra, il presidente del partito, invece, l’ex dem Andrea Marcucci, è per mantenere una posizione alternativa a entrambi gli schieramenti, quindi è per trovare un’intesa con Carlo Calenda e Pina Picierno. Nessuno dei due, però, è disposto a cedere. Motivo per cui si aspetta la convocazione di un’assemblea nazionale che dovrebbe sancire la scissione. LE TRATTATIVE Marattin, ieri pomeriggio, ha risposto sui social con un lungo post in cui precisa che la sua relazione, approvata a 26 contro 21, «attesta la necessità di avviare interlocuzioni con tutte le forze politiche - non solo del centro - sulla base della tutela dell’autonomia del partito e di una chiara identità politico-culturale di stampo liberale, che si sostanzia nei 4 punti che abbiamo più volte spiegato e richiamato». Ossia «l’esigenza che lo Stato faccia meno e meglio», «politiche di liberalizzazione», «costruzione di centrali nucleari», «una riforma della scuola» basata sul merito. E ricorda che il tema è stato oggetto di una segreteria nazionale, allargata ai segretari regionali e provinciali, al termine della quale «tre quarti dei segretari regionali (14 su 18 esistenti) e due terzi dei segretari provinciali (48 su 75)» hanno aderito «alla linea della segreteria nazionale». In conclusione, la democrazia interna è salva e la maggioranza decide. [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:49355822]] Ma i travagli dei piccoli non si fermano ai Libdem. Continua una lotta intestina durissima, a suon di ricorsi al Tribunale, anche in +Europa, tra chi, come Riccardo Magi, non vuole confluire in Casa Riformista e al massimo guarda a Progetto Civico e chi, come Benedetto Della Vedova, pensa, invece, che le sigle di centro conterebbero di più unendo le forze di centro e facendolo con Casa Riformista di Matteo Renzi, il soggetto più strutturato. Al momento resta convocato un congresso che, però, Magi e i suoi considerano non legittimo, motivo per cui pende un ricorso per annullarlo. Ma la faida dentro +Europa ha contagiato anche i Radicali Italiani: Filippo Blengino, che è il segretario, ha annunciato alcuni giorni fa le sue dimissioni, puntando il dito contro il presidente del partito, Matteo Hallissey, che è anche presidente di +Europa: «È una scelta profondamente dolorosa», ha scritto Blengino, «maturata di fronte a una degenerazione politica e a gravi irregolarità che impediscono la tenuta di un congresso regolare». E ha accusato Hallissey di aver imposto «una concezione proprietaria del partito», dove «la fedeltà personale prevale sulle competenze e gli organi statutari sono ridotti a strumenti di ratifica di decisioni assunte altrove». Per essere ancora più chiari, secondo l’ex segretario dei Radicali Italiani, Hallissey vorrebbe «trasformare Radicali Italiani in uno strumento di guerra interna a +Europa, al servizio di ambizioni personali che nulla hanno a che vedere con le nostre battaglie». [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:49391983]] L’ultimo caso non è una lotta interna, ma promette altrettante tensioni: riguarda Alessandro Onorato, fondatore di Progetto Civico ed assessore ai Grandi Eventi della giunta capitolina. Il sindaco di Roma, Roberto Gualtieri sarebbe pronto a chiedergli le dimissioni da assessore, nel caso decidesse di correre alle primarie del centrosinistra. Il fatto è che Onorato, si è ormai capito, gioca in squadra con Conte. E il Nazareno ha chiesto a Gualtieri di tenerne conto. Onorato, ieri, ha smentito: «Non è vero, ho un rapporto straordinario con Gualtieri», «non mi risulta», «nessuno me lo ha mai chiesto». Per ora. Al Campidoglio, infatti, nessuno ha smentito.
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