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Cultura e Spettacolo
Viaggio sensuale nel mondo di Unica
Oggi 26-10-26, 11:16
Che la ricerca più raffinata e coraggiosa dell’editoria italiana venga tenuta stoicamente in vita da piccole e poco distribuite case editrici lo dimostra, ad esempio, il recente Nobel alla letteratura alla scrittrice Anne Carson, i cui titoli si possono leggere sparpagliati tra tipi come Tlon o Utopia (che di perle illumina il proprio catalogo al punto che c’era chi scommetteva anche sul nome della cinese Can Hue, altra autrice da loro rappresentata). Negli stessi giorni del massimo premio letterario all’autrice canadese, il mondo editoriale italiano ha battuto un secondo colpo, e che colpo. Scrittrice e artista tenuta tradizionalmente ai margini, di rado citata da testi specialistici, la berlinese, poi adottata da Parigi, Unica Zürn (1916-1970) arriva in libreria con l’enigmatico Primavera oscura, tradotto da M. Malerba per la casa editrice Scaldasole. Il lettore di Unica avrà ben più di una sorpresa: l’editore milanese ha disseminato l’elegante libro di cartoline con le riproduzioni a colori di alcuni disegni dell’autrice surrealista (ricordiamo che il libro esce nella collana Scrittura e immagine). Appassionata di anagrammi, l’artista partecipò attivamente al movimento surrealista, fu ammirata e corteggiata dai contemporanei, come André Breton, Henri Michaux e Max Ernst, che ne divennero amici e che collaborarono con l’artista berlinese, sentimentalmente legata a Hans Bellmer. Il fotografo Man Ray firmò un dei suoi ritratti più potenti, dove la frangia corvina ben pettinata sulla fronte e le mani arpionate al bracciolo della sedia che le danno l’aria di essere pronta alla fuga, dall’obiettivo, o dal mondo stesso: un uccellino in gabbia che intravede una via d’uscita. Bellmer la immortalò legata con spaghi e cinghie, deformandone il corpo in pose innaturali e trasformò Unica nella sua bambola più inquietante.Primavera oscura, un susseguirsi di pagine straripanti d’amore e di nostalgia, apre e chiude su corpi umani (il primo, quello amatissimo del padre - «il primo uomo che conosce» -, l’ultimo quello inerte, spalancato alla vita che se n’è andata, con un cane accucciato al suo fianco, dopo essersi lanciato da una finestra). Il libro è una lunga dichiarazione d’amore rivolta alla figura paterna, di cui conobbe per primo le mani e la voce virili, i giochi in culla, in seguito solo la feroce mancanza che ne avrebbe forgiato il desiderio, fino a farlo esplodere nella malattia che avrebbe divorato l’anima della scrittrice. Fin da piccolissima, Unica Zürn si rifugiò nell’immaginazione, dove la solitudine alimentò le fantasie più sfrenate. Dopo il fallimento del padre, dovette interrompere gli studi e, per mantenersi, lavorò dal 1932 all’UFA, la casa di produzione cinematografica e di propaganda nazista dove ben presto ricoprì il ruolo di sceneggiatrice e autrice di pubblicità. Iniziò a pubblicare articoli e racconti su riviste, con Hans Bellmer decise di trasferirsi a Parigi, senza conoscere una parola di francese che imparò poco e male. Vissero in condizioni di povertà e degrado. Un giorno restò folgorata da Henri Michaux, divenuto poi l’oscuro protagonista di L’uomo nel gelsomino. Nel libro avrebbe descritto le impressioni di una malata mentale durante i ricoveri ospedalieri negli anni Sessanta, in cliniche e ospedali dominati da crudeltà e inadeguatezza: le donne continuavano a essere curate male. Furono gli anni in cui Unica iniziò a peggiorare. Entrava e usciva, con degenze sempre più lunghe, alcune anche di due anni, da strutture psichiatriche, mentre non smise mai di scrivere né di disegnare animali in pose improbabili e sguardi umani, con gli anagrammi che germogliavano giorno e notte nella sua mente, come i fiori che osservava dalle finestre durante i colloqui con i medici che restavano affascinanti dallo sguardo nonostante tutto poetico sul mondo di quella donna così sola e triste. Con la propria arte, Unica Zürn inventò un’altra sé, che si fuse nel sogno di un’opera che cambiava e si muoveva, come i suoi disegni antropomorfici. Nel 1967 intraprese la scrittura di Primavera oscura, il cui titolo inizialmente era Primavera nera; il libro uscì in tedesco nel 1969 accompagnato da tre disegni di Bellmer. Nel frattempo Gallimard aveva acquistato i diritti di traduzione per L’uomo nel gelsomino, ma Unica era ormai lontana, sprofondata in violente e ripetute crisi di delirio. Dopo una lunga notte passata a parlare con Hans, Unica mise fine ai suoi giorni, lasciando dietro di sé un’opera ancora tutta da scoprire e che finalmente oggi il lettore italiano ha l’occasione di iniziare a conoscere.
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