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Youssef Siher voleva il partito islamico per dare l'Italia ai maranza
Ieri 25-10-26, 12:58
Prima i saccheggi, le vetrine sfondate, gli scontri con la polizia a Milano il 17 e 18 ottobre. Poi i proclami rivoluzionari su Instagram e Telegram. Ma soprattutto un inquietante manifesto politico che anticipa le mosse con cui gli ideologi della seconda generazione di immigrati puntano a prendersi l’Italia. Adesso gli investigatori hanno un nome di un possibile cattivo maestro: Youssef Siher, 30 anni, giornalista freelance e studioso dell'Islam politico, ritenuto il presunto regista della macchina social del Movimento 17 ottobre. Ieri mattina, gli agenti lo hanno rintracciato a Milano e accompagnato negli uffici della Polposta per interrogarlo. L'ipotesi di reato è istigazione a delinquere aggravata dalla finalità di terrorismo e dall'utilizzo di strumenti informatici. I LUOGHI Tra Mazzano e Gavardo, nel Bresciano, la Digos ha perquisito le abitazioni dei familiari, sequestrando computer, dispositivi elettronici e documentazione. Siher vive con la moglie nella periferia del capoluogo lombardo, ma risiede formalmente in provincia di Brescia. Gli investigatori, su direttiva del pm, stanno trasmettendo alla Procura gli elementi acquisiti per valutare un eventuale fermo. Il punto di partenza dell'inchiesta, però, non è stato un luogo fisico, ma la ricostruzione delle attività online del trentenne. A individuarlo sarebbe stata l'Aisi, l'intelligence interna, attraverso il tracciamento dei profili social. Siher avrebbe utilizzato diversi account Instagram per diffondere contenuti e mantenere contatti politici. E seguendo quelle tracce digitali gli investigatori si sarebbero imbattuti in un nome già conosciuto dagli apparati di sicurezza. Già nel 2024, gli 007 avevano infatti segnalato la costituzione di Alba nascente, di cui l'uomo risulta presidente e rappresentante legale, per la diffusione nelle comunità musulmane europee di propaganda riferibile ad Hamas e al Fronte Popolare per la liberazione della Palestina oltre che alla Fratellanza musulmana. La segnalazione del 2024 apre così una seconda prospettiva, perché affianca all'attività sui social una storia di rapporti professionali, religiosi e politici. Dietro quei profili social c'è tuttavia un curriculum che racconta mondi diversi in contatto tra loro. Laurea all'Università Statale di Milano, un'esperienza all'Ispi, collaborazioni con il Fatto Quotidiano e con il canale satellitare arabo Al Mayadeen English. Il rapporto con il quotidiano italiano sarebbe terminato circa 18 mesi fa, ma il giornalismo è soltanto una parte della storia. Siher frequenta gli ambienti della mobilitazione pro-Palestina, dai Giovani Palestinesi d'Italia al movimento Bds. Varie fonti lo collocano inoltre in contatto con il Fronte della Gioventù Comunista e alcuni centri sociali del Nordest. Nel 2025 avrebbe partecipato pure a una protesta al Salone del Mobile di Milano. Accanto alle frequentazioni politiche e alle iniziative di piazza, nel percorso attribuito al giornalista compare anche l'interesse per la tradizione islamica e i suoi precedenti storici. Esplicitato, in particolare, attraverso Rihla, blog religioso sudafricano noto nell'ambiente per la pubblicazione di una biografia di 279 pagine dedicata a Mahmud Hasan Deobandi, protagonista del jihad anticoloniale. Dentro ci sono la fondazione, nel 1878, dell'organizzazione clandestina Samaratut Tarbiyah, i rapporti con combattenti afghani e la congiura delle lettere di seta, che prevedeva la costituzione di un esercito per la guerra santa contro il dominio britannico. I PRECEDENTI Ma se i precedenti storici aiutano a ricostruire un universo di riferimenti culturali e ideologici, sono soprattutto le piattaforme digitali a offrire elementi sull'organizzazione delle proteste italiane oggi. A dare la caccia agli amministratori delle chat antagoniste non sarebbero stati soltanto gli investigatori, secondo quanto risulta a “Libero”. Da giorni si starebbe muovendo anche Der Einzige, canale Telegram anticomunista che ha pubblicato elenchi di presunti gestori del Movimento 17 ottobre e di Italia in piazza. Il gruppo avrebbe utilizzato programmi informatici per individuare chi aggiunge utenti, fissa comunicazioni e dispone di privilegi speciali nelle conversazioni. Ne sarebbero usciti profili, gruppi riservati e documenti in grado di raccontare lo scheletro e le dinamiche delle due sigle. Accomunate dalla finalità, ma differenti per impostazione. La prima rivendica infatti salari, casa, sanità e istruzione, e contesta la spesa militare. La seconda viene invece descritta come il punto di raccolta della componente più radicale. La distinzione tra le due entità porta direttamente alla questione politica: capire quali organizzazioni tentino di orientare il malcontento e trasformarlo in mobilitazione permanente. Ed è proprio seguendo questo intreccio di piste che spunterebbero anche i Carc, il partito dei Comitati di appoggio alla resistenza per il comunismo. La formazione è stata indicata da Der Einzige come uno dei riferimenti ideologici dell'antagonismo organizzato di queste settimane tanto che il 20 ottobre, dopo gli scontri milanesi, gli stessi Carc hanno pubblicato un comunicato per invitare a non temere la violenza. Il tentativo di dare una direzione politica alla protesta incontra però anche un altro tema, quello delle periferie e dei giovani di origine straniera che chiedono rappresentanza. Proprio l'obiettivo dichiarato di 2Generazione, nuova sigla dell'antagonismo che si rivolge ai giovani delle comunità immigrate con un manifesto social di 9 pagine. Per gli investigatori ci sarebbe questa struttura dietro gli scontri avvenuti negli ultimi giorni in Italia. Riprenderebbe per filo e per segno le tematiche di Alba nascente. La pubblicazione del manifesto coinciderebbe con la chiusura dell’account Instagram personale di Siher. Il manifesto di 2Generazione pare il copia e incolla del pensiero politico dell’indagato, soprattutto nella proposta di trasformare le comunità degli immigrati in un soggetto politico autonomo. Il passaggio «Non vogliamo essere semplicemente rappresentati. Vogliamo rappresentarci da soli» richiama da vicino l’impostazione del suo articolo sul caso Fakir. Comune anche la volontà di trasformare le comunità di immigrati in soggetti politici autonomi, capaci di rappresentarsi senza intermediari (vogliono fondare un partito?). Nel saggio del 26 gennaio 2026, il giornalista propone un percorso che parte dal disagio sociale, passa attraverso la formazione politica e arriva alla mobilitazione organizzata. LO SCHEMA Lo stesso schema proposto nel manifesto: trasformare la rabbia in consapevolezza e poi in lotta, costruendo strutture territoriali permanenti. In entrambi i testi, quindi, l’esperienza dell’esclusione costituisce un punto di partenza per ribaltare la situazione. Coincidono anche le rivendicazioni su casa, lavoro, istruzione, discriminazioni e periferie, con l'obiettivo di coinvolgere i giovani dei quartieri popolari e superare le contestazioni episodiche. La Palestina costituisce un ulteriore riferimento comune, anche sul piano grafico. Ma nei suoi testi Siher va oltre e inserisce questi elementi in una prospettiva esplicitamente rivoluzionaria contro l’ordine occidentale. Dalla somiglianza dei programmi politici si passa così a un altro terreno sul quale i movimenti cercano visibilità e consenso: la circolazione delle immagini delle proteste. Su TikTok vecchie mobilitazioni studentesche romane sono state riciclate come immagini di disordini in corso. Le code degli autotrasportatori sono state trasformate in un presunto blocco autostradale della polizia. E un video girato a Cosenza il 23 ottobre è stato rilanciato il giorno successivo come se mostrasse manifestazioni a Brescia. A diffonderlo sono stati nella fattispecie tre account che contano, complessivamente, centinaia di migliaia di follower. Uno dei quali già noto per simpatie russe e iraniane. La provenienza di questi filmati, la loro diffusione attraverso account molto seguiti e i riferimenti politici di alcuni profili aprono un interrogativo ulteriore sull'origine della campagna di disinformazione. Perché questa manipolazione? Sono forse i primi indizi della disinformazione di potenze straniere interessate a fomentare le rivolte in Italia?
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