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Alexandra di Hannover, l'abito Givenchy di Grace Kelly che attraversa tre generazioni di Grimaldi
Oggi 22-09-26, 09:20
AGI - C'è un modo, per le principesse, di fare vintage che nessuna influencer potrà mai eguagliare: aprire l'armadio della nonna e trovarci dentro Givenchy. È quello che ha fatto Alexandra di Hannover, che nelle scorse ore ha condiviso sui social un'immagine destinata a far parlare gli appassionati di moda reale ben oltre il perimetro del gossip indossando l’abito dorato che Hubert de Givenchy disegnò personalmente per Grace Kelly nel 1962, tirato fuori dal guardaroba della nonna che non ha mai conosciuto. Il post arriva in un momento particolarmente felice per la ventunenne, da poco fidanzata ufficialmente con Ben Sylvester-Strautmann. Nella descrizione della foto, Alexandra ha liquidato l'operazione con la sobrietà di chi è cresciuta respirando couture. «Archival Givenchy», ha scritto, per poi confermare nelle storie l'origine del capo con una frase che ha subito acceso l'entusiasmo dei fan della famiglia Grimaldi: «Indosso il vestito di mia nonna degli anni Sessanta». Il patrimonio sartoriale dei Grimaldi Ma il suo non è un gesto isolato. Già nel 2024 Alexandra aveva attinto allo stesso patrimonio, riportando alla luce un tailleur color cioccolato fondente firmato Cristóbal Balenciaga, realizzato per Grace Kelly tra la fine degli anni Cinquanta e l'inizio dei Sessanta e poi indossato da Carolina di Monaco negli anni Novanta. Un doppio passaggio generazionale che racconta, meglio di qualsiasi dichiarazione ufficiale, il rapporto che le donne di casa Grimaldi hanno con la memoria sartoriale di famiglia: non cimeli da teca museale, ma abiti che tornano a vivere addosso a chi li eredita. L'abito iconico sfoggiato ad Atene nel 1962 Gli appassionati di storia reale non hanno impiegato molto a riconoscere l'abito nella foto di Alexandra. Si tratta di uno dei capi da gran soirée più iconici del guardaroba di Grace Kelly, sfoggiato nel maggio 1962 ad Atene, durante i tre giorni di festeggiamenti per le nozze tra Juan Carlos di Borbone e la principessa Sofia di Grecia. Un matrimonio che la storia ricorda anche per il suo contesto politico. L’erede al trono spagnolo viveva allora in esilio a causa della dittatura di Francisco Franco, e la scelta di celebrare le nozze in Grecia, con una cerimonia mista cattolica-ortodossa officiata in greco e spagnolo, riunì una delle ultime grandi convocazioni di teste coronate d'Europa prima che il continente cambiasse volto. Il legame tra Grace Kelly e Givenchy In quell'occasione, l'abito dorato firmato Givenchy fu il vero protagonista della serata di gala pre-nuziale. Tra la principessa di Monaco e lo stilista francese esisteva una sintonia che andava oltre il rapporto professionale, sfociata negli anni in una solida amicizia. Grace amava le creazioni di Hubert de Givenchy fin dai tempi del cinema e continuò a rivolgersi a lui una volta lasciata Hollywood per il trono monegasco, chiedendogli abiti capaci di coniugare le esigenze diplomatiche di una principessa regnante con un'eleganza personalissima. Il risultato, per Atene, fu un abito dall'ampia scollatura rotonda, interamente ricoperto di cristalli e applicazioni che ne esaltavano la luce senza mai scadere nell'eccesso, completato da un piccolo strascico che ne dichiarava la vocazione da grande gala. Grace lo indossò con una tiara tra i capelli, una collana di diamanti, guanti bianchi fino al gomito aperti strategicamente per lasciare intravedere il bracciale della parure, una minibag dal manico dorato a catena e la fascia dell'Ordine di Beneficenza greco, di cui era stata insignita proprio quel giorno. Il reworn contemporaneo di Alexandra Sessantaquattro anni dopo, lo styling scelto da Alexandra per il reworn racconta una sensibilità diversa, più vicina all'understatement contemporaneo che è diventato il tratto distintivo di sua madre Carolina di Monaco che allo sfarzo cerimoniale della nonna. L'unica concessione al protagonismo, in questo caso, è affidata al gioiello: l'anello di fidanzamento con diamante fancy yellow, scelto da Ben Sylvester-Strautmann, che dialoga con le tonalità dorate dell'abito in un accostamento che difficilmente è frutto del caso.
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