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C'è il rischio di una nuova alluvione in Nepal
Oggi 27-08-26, 08:28
AG - I detriti trascinati dalla gigantesca alluvione che ha colpito la regione himalayana tra Nepal e Cina potrebbero avere formato dighe naturali e provocare una seconda ondata catastrofica in caso di cedimento. Lo ha avvertito l'International Centre for Integrated Mountain Development (Icimod). Scienziati e autorità stanno verificando se la massa di ghiaccio, rocce e fango abbia ostruito temporaneamente il fiume in un tratto particolarmente stretto. L'improvvisa liberazione dell'acqua accumulata potrebbe generare "un pericolo secondario" per le comunità situate più a valle. Le cause dell'alluvione sotto esame Sebbene i rilevamenti sismici abbiano registrato segnali anomali a pochi chilometri dal punto in cui si è verificata la valanga, secondo l'Icimod "non è stato finora stabilito alcun legame causale tra l'attivita' sismica e l'alluvione". Le prime valutazioni, basate su filmati e dati sismici, indicano che un enorme volume di ghiaccio e detriti rocciosi sarebbe precipitato nel Lhende Khola, affluente del Bhote Koshi. La colossale valanga avrebbe provocato la violenta piena che ha distrutto le stazioni di monitoraggio idrologico e minacciato numerosi impianti idroelettrici della regione. L'aumento record dei fiumi I livelli dei corsi d'acqua sono aumentati con eccezionale rapidità. A Galchchi, il fiume Trishuli si è innalzato di 9 metri in appena 30 minuti; a Malekhu l'aumento è stato di sette metri in un intervallo analogo. Gli esperti dell'Icimod continuano ad analizzare dati idrologici e sismici, immagini satellitari e rilevamenti sul terreno per individuare l'origine dell'evento e valutare i rischi ancora presenti a valle. Il cambiamento climatico sta modificando ghiacciai, neve, permafrost e versanti montuosi in tutta la regione dell'Hindu Kush-Himalaya, ma secondo gli scienziati è ancora prematuro stabilire quale ruolo abbia avuto in questa specifica catastrofe. La piena si è abbattuta sui villaggi del Nepal La piena si è abbattuta mercoledì mattina sui villaggi e sulle città situati lungo i fiumi Bhote Koshi e Trishuli. Un filmato ripreso dalle telecamere di sorveglianza sul lato cinese del confine mostra un'enorme parete di fango e detriti schiantarsi contro un edificio di diversi piani e sommergerlo, mentre decine di persone tentano di mettersi in salvo. La corrente ha trascinato autobus, camion e automobili. Nel distretto nepalese di Nuwakot, un insegnante ha raccontato di aver visto nove camion, con persone a bordo, spazzati via dall'acqua. Le operazioni di soccorso dopo l'alluvione I soccorritori avanzano nel fango alla ricerca di superstiti, mentre le acque hanno sepolto i piani inferiori di numerosi edifici. L'esercito nepalese sta effettuando voli nelle aree maggiormente isolate e ha già evacuato decine di persone. Agli abitanti delle zone considerate a rischio lungo i fiumi è stato ordinato di lasciare le proprie case. Rasuwa, nel nord del Nepal, è stato il primo distretto investito dalla piena, ma vittime sono state segnalate in sette distretti. L'ondata ha proseguito il suo percorso fino a Chitwan, nel sud del Paese, vicino al confine con l'India. Uno "tsunami interno" lungo 170 chilometri Secondo la storica dell'ambiente Ruth Gamble, dell'università australiana La Trobe, la massa di acqua e detriti si è comportata come uno "tsunami interno", percorrendo quasi 170 chilometri lungo la valle del Bhote Koshi fino al Nepal centrale. Tra le località colpite figura Syabrubesi, punto di accesso a frequentati percorsi di trekking e tappa per i pellegrini diretti verso il monte Kailash, luogo sacro per buddhisti e induisti. Sebbene durante la stagione dei monsoni molte compagnie sospendano le escursioni, nella regione si trovava ancora un numero significativo di viaggiatori e pellegrini. Nessun terremoto, conferma l'Usgs Lo United States Geological Survey ha chiarito che la catastrofe non è stata provocata da un terremoto, come si era ritenuto nelle prime ore. La scossa inizialmente classificata come un sisma di magnitudo 4,4 sarebbe stata prodotta dal collasso di un ghiacciaio e dalla successiva, gigantesca colata di detriti. L'analisi delle stazioni sismiche, delle onde a lungo periodo e delle immagini satellitari ha permesso di escludere che si sia verificato un terremoto. Il cambiamento climatico sta accelerando lo scioglimento dei ghiacciai in molte aree del pianeta, aumentando il rischio di collassi e improvvise esondazioni dei laghi glaciali. Qianggong Zhang, responsabile per i rischi climatici e ambientali presso l'Icimod di Kathmandu, ha inoltre avvertito della possibilità di una seconda piena, poiché un accumulo di materiali continua a ostruire il corso del fiume a monte, al confine tra Nepal e Cina. La mobilitazione sul versante cinese Sul versante tibetano, il presidente cinese Xi Jinping ha ordinato di compiere ogni sforzo possibile per cercare e soccorrere i dispersi. Le autorità hanno mobilitato quasi 800 operatori di emergenza, 150 veicoli, cani da ricerca e motoscafi. Tuttavia, fango e detriti bloccano le strade verso il porto di Gyirong, mentre l'area resta esposta a nuove frane e cedimenti. Le autorità stradali di Shigatse hanno avvertito che diversi collegamenti sono ancora pericolosi e impraticabili. La Federazione internazionale delle società di Croce Rossa e Mezzaluna Rossa sta inviando nelle zone colpite forniture di emergenza, tra cui coperte, kit di primo soccorso, barelle e sacchi per il recupero delle salme.
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