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Eisenkot, ritratto del generale a capo del prossimo governo israeliano
Oggi 08-11-26, 05:39
AGI - Si dice che sia un uomo austero e privo di carisma, eppure è proprio questa sua serietà che ha condotto l'ex capo di Stato maggiore Gadi Eisenkot al potere e alla sua nomina a capo del prossimo governo di Israele. La missione, che il presidente Isaac Herzog gli affiderà ufficialmente domani, appare ardua: il generale in pensione, 66 anni, si trova ad affrontare il complesso compito di ottenere il sostegno di almeno 61 membri del Parlamento, in un panorama politico frammentato quanto il Paese stesso. "È giunto il momento di formare un governo di emergenza nazionale. Farò tutto il possibile per essere all'altezza della situazione", ha dichiarato Eisenkot sui social media sabato scorso. Quasi sempre vestito di nero e visibilmente a disagio quando parla inglese, a differenza dell'attuale primo ministro Benjamin Netanyahu, ospite frequente della televisione americana, questo alto ufficiale in pensione ha rifiutato interviste con la stampa internazionale. Quando parla con i media israeliani, preferisce risposte brevi, un'abitudine radicata nella cultura militare che ha plasmato tutta la sua carriera. L'impegno a ricucire le divisioni in Israele Eisenkot si è impegnato a unire gli israeliani dopo il mandato divisivo di Netanyahu, la cui leadership ha portato il Paese nettamente a destra. Ha anche promesso di ripristinare la reputazione internazionale di Israele, gravemente compromessa da tre anni di guerra a Gaza e dalle continue violenze nella Cisgiordania occupata. Ha promesso di agire con fermezza contro i coloni della Cisgiordania che hanno attaccato impunemente palestinesi e giornalisti. Definisce questi atti "terrorismo ebraico", presumibilmente istigato dal governo Netanyahu. La dottrina militare e la linea dura su Gaza Eppure, quest'uomo di carriera militare non è un pacifista. Ha persino cercato di posizionarsi più a destra di Netanyahu, dichiarando che non ci sarà alcuno Stato palestinese. Durante la guerra in Libano del 2006, al comando delle forze armate, Eisenkot ideò la cosiddetta "dottrina Dahiya", dal nome di un sobborgo di Beirut che fungeva da roccaforte per il movimento filo-iraniano Hezbollah. Questa strategia, applicata anche a Gaza, prevede bombardamenti su vasta scala di aree, comprese zone civili, in cui si nascondono i combattenti nemici. Fu anche l'ideatore della cosiddetta "campagna tra le guerre", che consiste in una serie di operazioni mirate volte a ritardare lo scoppio di un conflitto su vasta scala. La morte del figlio Gal e di due nipoti in combattimento a Gaza gli ha procurato ampio riconoscimento e rispetto in Israele. Le origini e il progetto politico Le sue origini operaie rappresentano un altro aspetto del suo fascino. Figlio di ebrei marocchini e cresciuto nella periferia geografica di Israele, Eisenkot sarebbe il primo capo di governo sefardita. La questione Gaza Per quanto riguarda Gaza, si è impegnato a porre fine al dominio di Hamas entro 18 mesi. Ha suggerito che ciò potrebbe essere raggiunto attraverso l'attuazione di un piano di cessate il fuoco, come quello proposto dal presidente statunitense Donald Trump, che prevede il graduale disarmo del gruppo islamista e un trasferimento di potere, oppure attraverso "operazioni creative" volte a distruggere l'ala militare del movimento. Tra le sue priorità c'è l'istituzione di una commissione d'inchiesta nazionale sulle falle della sicurezza che hanno permesso il sanguinoso attacco di Hamas del 7 ottobre 2023. Inoltre, ha dichiarato che limiterà le esenzioni dal servizio militare attualmente concesse agli studenti religiosi, una politica che ha alimentato il risentimento di molti israeliani, e ha promesso una "legge sul servizio nazionale universale" che obbligherebbe gli ebrei ultraortodossi e gli arabi israeliani a svolgere il servizio militare o civile. Più diritti alla comunità LGBTQ+ Più recentemente, ha affermato che rafforzerà i diritti della comunità LGBTQ+. E, di fronte ai rappresentanti del sionismo religioso, ha difeso la colonizzazione della Cisgiordania, a condizione che la legge israeliana fosse rispettata. Per conquistare il favore dei centristi e dei liberali, ha anche promesso di "proteggere l'indipendenza della magistratura, lo Stato di diritto, i diritti delle minoranze e la libertà di stampa".
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