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Estero
Guerra e nucleare: il piano a lungo termine degli Usa per l'Iran
Oggi 23-10-26, 09:04
AGI - Il confronto tra Stati Uniti e Iran sarà "prolungato" a meno che Washington e Teheran non trovino un accordo sulle scorte di uranio arricchito a disposizione del regime. Mike Waltz, ambasciatore statunitense all’Onu, ha ammesso in un'intervista con il Financial Times che, tra un anno, Washington potrebbe trovarsi ancora in una situazione di stallo con Teheran, senza la chiusura di un accordo sul programma nucleare e il ritorno alla libera navigazione nello Stretto di Hormuz. "Non voglio avanzare ipotesi. Si spera che, prima di allora, decidano di sedersi al tavolo dei negoziati in modo costruttivo", ha detto Waltz al quotidiano finanziario, tuttavia "il Presidente e la Marina statunitense sono in grado di mantenere il blocco dei porti iraniani per il prossimo futuro". La Casa Bianca, ha puntualizzato Waltz, sta "intensificando" la sua campagna di pressione economica per risolvere un conflitto, che secondo le previsioni iniziali di Trump sarebbe dovuto durare "dalle quattro alle cinque settimane" e che è ormai giunto al nono mese. US is prepared for long stand-off with Iran, says Trump envoy https://t.co/SCX87R5l0C — Financial Times (@FT) October 23, 2026 Il gradimento di Trump e il diesel russo In uno scenario in cui la guerra ha causato un'impennata dei prezzi del carburante e una carenza di fertilizzanti e materie prime, il tasso di gradimento di Trump è sceso al 31 per cento e i repubblicani rischiano di perdere il controllo del Congresso. Inoltre l'intesa raggiunta con Mosca per la fornitura di diesel russo ha innescato un'ondata di critiche nelle cancellerie alleate. Waltz, che nel 2024, in qualità di membro del Congresso, aveva sostenuto la necessità che gli Stati Uniti appoggiassero il governo ucraino, ha giustificato l'accordo tra Trump e Putin definendolo indispensabile per compensare la "carenza globale di prodotti raffinati" che quest'anno ha colpito settori che vanno "dall'aviazione all'agricoltura". Trump, ha detto, sta "bilanciando le esigenze del mondo in termini di energia, in questo caso di diesel" e ha suggerito che la questione economica possa fungere da "incentivo per i russi a sedersi al tavolo negoziale" e porre fine al conflitto. Nonostante le pressioni dei democratici e di alcuni esponenti repubblicani per una rapida conclusione del conflitto con l'Iran, Waltz è convinto che Trump non si fermerà finché gli Stati Uniti non avranno raggiunto gli obiettivi strategici che si sono prefissati e non avranno eliminato le scorte di uranio per uso militare a disposizione del regime e non avranno siglato con Teheran un "accordo significativo sul loro programma di arricchimento". L'uscita da Unifil e "la dieta" imposta all'Onu Waltz ha ricoperto per un breve periodo l'incarico di consigliere per la sicurezza nazionale di Trump, ma è stato sollevato dall'incarico l'anno scorso dopo aver utilizzato l'applicazione di messaggistica Signal per discutere di operazioni militari riservate all'interno di una chat in cui, inavvertitamente, era presente anche un giornalista. Come ambasciatore all'Onu, Trump gli ha dato il compito di "attuare delle riforme" e di "mettere l'organizzazione a dieta". Gli Stati Uniti hanno ridotto i finanziamenti alle agenzie delle Nazioni Unite nel tentativo di imporre riforme "necessarie", ha detto al Financial Times, tra cui tagli a missioni di peacekeeping di lunga data - alcune delle quali "proseguono da 30, 40, 50 anni" o "costano un miliardo di dollari l'anno" - e che, anziché risolvere i conflitti, finiscono per "congelarli". "Stiamo riformando il modo in cui vengono condotte queste operazioni", ha detto, aggiungendo che quelle cui Washington non vuole più partecipare sono quelle in Libano - dove l'Italia è particolarmente coinvolta - Somalia e Sahara Occidentale. "Riteniamo che sia giunto il momento di andare via", ha detto Waltz proprio a proposito di Unifil per la quale sono in corso "consultazioni attive" con Francia, Israele, Libano e altri Paesi per ipotizzare una diversa configurazione di una futura missione di pace.
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