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Estero
Il racconto dei sopravvissuti: "Corpi sbalzati, arti mozzati e feriti seduti nei campi"
Oggi 28-10-26, 12:27
AGI - "Subito dopo l'incidente, prima dell'arrivo dei soccorritori, all'interno del treno si sentivano solo urla disperate". Comincia così la testimonianza diretta di Manuel Viejo, giornalista de El País che si trovava a bordo del treno ad alta velocità AVE 2080 quando questo si è schiantato contro il convoglio Iryo fermo sui binari a Los Yébenes (Toledo). Un drammatico racconto dall'interno che restituisce tutta la violenza dell'impatto, nel quale hanno perso la vita almeno 46 persone e altre 179 sono rimaste ferite. L'impatto nel vagone ristorante e il terrore nei campi Il resoconto del cronista descrive momenti di panico assoluto all'interno delle vetture scosse dal tamponamento a quasi trecento chilometri orari: "Nel vagone ristorante i passeggeri sono stati sbalzati violenti da una parte all'altra, riportando traumi cranici e fratture cadendo uno sull'altro. Una volta scesi dal treno, pochi minuti dopo l'impatto, i feriti si sono sparsi sedendosi in mezzo ai campi aperti per cercare di respirare." Viejo descrive i primi istanti gestiti dai passeggeri stessi: "La priorità assoluta è stata far uscire le persone, allontanarle dai rottami ed eliminare il rischio di incendi o nuovi crolli. Ognuno cercava di contattare i propri cari. Un uomo, completamente fradicio, si è seduto al sole sui campi per cercare di asciugarsi. Un altro ripeteva angosciato: 'Ho tre figli'. Intorno solo sirene in lontananza, il rumore dei passi sulla ghiaia lungo la scarpata e frammenti di conversazioni sconnesse." Tra i testimoni c'è anche Jesús Jerónimo, 54 anni, consulente medico che viaggiava nella seconda carrozza diretto a Siviglia: "Stavo lavorando al computer quando ho sentito una forte accelerazione e sono stato sbalzato contro il sedile di fronte. Abbiamo pensato a un deragliamento immediato. Quando siamo riusciti a uscire, abbiamo visto il nostro treno completamente inclinato. C'erano carte sparse sul pavimento e un bambino rimasto miracolosamente illeso. Ora stiamo aiutando i medici reggendo a mano le sacche per le flebo." I primi ad arrivare: "Abbiamo tagliato le recinzioni per estrarre la gente" Prima ancora dell'arrivo dei convogli di soccorso della Protezione Civile e dei Vigili del Fuoco, a prestare aiuto sono stati i lavoratori e gli contadini della zona. David Gómez, un operaio edile che stava lavorando in una proprietà vicina insieme al fratello e a un collega, ha raccontato con la voce ancora spezzata dal trauma quanto visto appena giunto ai binari: "Stavamo lavorando quando abbiamo sentito un boato assordante. Siamo corsi subito verso la scarpata. Per accedere alla zona dell'incidente abbiamo dovuto tagliare le recinzioni con gli attrezzi da lavoro che avevamo nel furgone. C'erano due vagoni completamente deragliati e la gente cercava disperatamente di uscire dai finestrini sfondati." Gómez e i suoi colleghi hanno iniziato a prestare le prime medicazioni improvvisate usando i kit di pronto soccorso del loro cantiere, trovandosi di fronte a scene d'orrore: "Quando ho cercato di estrarre una giovane donna incastrata, mi sono accorto che c'era un pezzo di gamba mozzato tra le lamiere... Lì abbiamo capito che la dimensione della tragedia era immensa." I testimoni confermano che entro un'ora dalla tragedia una maimane di mezzi d'emergenza, ambulanze ed elicotteri della Guardia Civil ha cinto d'assedio l'area, ma per lunghi minuti l'unica salvezza per i sopravvissuti è stata la solidarietà tra gli stessi passeggeri e le braccia degli operai accorsi dalle campagne.
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