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Israele: oggi incarico a Eisenkot, ha 28 giorni per formare un nuovo governo
Oggi 08-11-26, 10:39
AGI - Si dice che sia un uomo austero e privo di carisma, eppure è proprio questa sua serietà che ha condotto l'ex capo di Stato maggiore Gadi Eisenkot al potere e alla sua nomina a capo del prossimo governo di Israele. La missione, che il presidente Isaac Herzog gli affiderà ufficialmente oggi, appare ardua: il generale in pensione, 66 anni, si trova ad affrontare il complesso compito di ottenere il sostegno di almeno 61 membri del Parlamento, in un panorama politico frammentato quanto il Paese stesso. "È giunto il momento di formare un governo di emergenza nazionale. Farò tutto il possibile per essere all'altezza della situazione", ha dichiarato Eisenkot sui social media sabato scorso. Quasi sempre vestito di nero e visibilmente a disagio quando parla inglese, a differenza dell'attuale primo ministro Benjamin Netanyahu, ospite frequente della televisione americana, questo alto ufficiale in pensione ha rifiutato interviste con la stampa internazionale. Quando parla con i media israeliani, preferisce risposte brevi, un'abitudine radicata nella cultura militare che ha plasmato tutta la sua carriera. Oggi l'incarico a Eisenkot Il presidente Isaac Herzog ha annunciato che oggi darà l'incarico a Eisenkot di formare un nuovo governo. L'intenzione dell'ex capo di Stato maggiore, ribadita nei giorni scorsi, è quella di costituire un esecutivo di minoranza con i quattro partiti del blocco, aperto a chiunque accetti i suoi quattro principi, tra dichiarazione di indipendenza, natura ebraica e democratica dello Stato d'Israele, condanna di Hamas come organizzazione terrorista e leva militare per tutti. Avigdor Liberman, leader del partito nazionalista di destra Ysrael Beitenu, nei giorni scorsi ha improvvisamente fatto dietrofront e ha aperto a un governo con gli ultraortodossi - anche a costo di dover fare "dolorosi compromessi" sulla coscrizione - ma ha respinto fermamente l'ipotesi di fare affidamento sul sostegno esterno degli arabi. Arabi-israeliani appoggeranno Eisenkot Il partito arabo-israeliano Ra'am sosterrà un governo guidato da Gadi Eisenkot, anche senza accordo di coalizione. Lo ha riferito il quotidiano Haaretz, citando un alto esponente della formazione araba che alle elezioni ha conquistato otto seggi alla Knesset. Ra'am vuole evitare che il blocco del cambiamento che fa capo a Eisenkot (48 seggi) debba dipendere dal sostegno del partito ultra-ortodosso ashkenazita United Torah Judaism e punta a far sì che si insedi prima possibile un nuovo esecutivo che sostituisca quello di Benjamin Netanyahu, anche in assenza di una maggioranza solida e garantita. La Lista Comune, l'altro partito arabo, non voterà a favore di un simile governo, ma non si adopererà nemmeno per farlo cadere. Entrambi i partiti intendono collaborare con il blocco di Eisenkot per sostituire quanto prima il presidente della Knesset, attualmente il deputato del Likud Amir Ohana, e per istituire una commissione statale d'inchiesta sul 7 ottobre. L'impegno a ricucire le divisioni in Israele Eisenkot si è impegnato a unire gli israeliani dopo il mandato divisivo di Netanyahu, la cui leadership ha portato il Paese nettamente a destra. Ha anche promesso di ripristinare la reputazione internazionale di Israele, gravemente compromessa da tre anni di guerra a Gaza e dalle continue violenze nella Cisgiordania occupata. Ha promesso di agire con fermezza contro i coloni della Cisgiordania che hanno attaccato impunemente palestinesi e giornalisti. Definisce questi atti "terrorismo ebraico", presumibilmente istigato dal governo Netanyahu. La dottrina militare e la linea dura su Gaza Eppure, quest'uomo di carriera militare non è un pacifista. Ha persino cercato di posizionarsi più a destra di Netanyahu, dichiarando che non ci sarà alcuno Stato palestinese. Durante la guerra in Libano del 2006, al comando delle forze armate, Eisenkot ideò la cosiddetta "dottrina Dahiya", dal nome di un sobborgo di Beirut che fungeva da roccaforte per il movimento filo-iraniano Hezbollah. Questa strategia, applicata anche a Gaza, prevede bombardamenti su vasta scala di aree, comprese zone civili, in cui si nascondono i combattenti nemici. Fu anche l'ideatore della cosiddetta "campagna tra le guerre", che consiste in una serie di operazioni mirate volte a ritardare lo scoppio di un conflitto su vasta scala. La morte del figlio Gal e di due nipoti in combattimento a Gaza gli ha procurato ampio riconoscimento e rispetto in Israele. Le origini e il progetto politico Le sue origini operaie rappresentano un altro aspetto del suo fascino. Figlio di ebrei marocchini e cresciuto nella periferia geografica di Israele, Eisenkot sarebbe il primo capo di governo sefardita. La questione Gaza Per quanto riguarda Gaza, si è impegnato a porre fine al dominio di Hamas entro 18 mesi. Ha suggerito che ciò potrebbe essere raggiunto attraverso l'attuazione di un piano di cessate il fuoco, come quello proposto dal presidente statunitense Donald Trump, che prevede il graduale disarmo del gruppo islamista e un trasferimento di potere, oppure attraverso "operazioni creative" volte a distruggere l'ala militare del movimento. Tra le sue priorità c'è l'istituzione di una commissione d'inchiesta nazionale sulle falle della sicurezza che hanno permesso il sanguinoso attacco di Hamas del 7 ottobre 2023. Inoltre, ha dichiarato che limiterà le esenzioni dal servizio militare attualmente concesse agli studenti religiosi, una politica che ha alimentato il risentimento di molti israeliani, e ha promesso una "legge sul servizio nazionale universale" che obbligherebbe gli ebrei ultraortodossi e gli arabi israeliani a svolgere il servizio militare o civile. Più diritti alla comunità LGBTQ+ Più recentemente, ha affermato che rafforzerà i diritti della comunità LGBTQ+. E, di fronte ai rappresentanti del sionismo religioso, ha difeso la colonizzazione della Cisgiordania, a condizione che la legge israeliana fosse rispettata. Per conquistare il favore dei centristi e dei liberali, ha anche promesso di "proteggere l'indipendenza della magistratura, lo Stato di diritto, i diritti delle minoranze e la libertà di stampa". I tempi per il nuovo governo Secondo la legge israeliana, il candidato incaricato di formare un governo ha a disposizione 28 giorni per costituire una coalizione e presentarla alla Knesset. Se necessario, il candidato può richiedere una proroga di due settimane. Qualora il candidato non vi riesca, il presidente può, dopo un ulteriore giro di consultazioni, conferire l'incarico a un secondo candidato, concedendogli 28 giorni per tentare di formare un governo. Se anche il secondo candidato non dovesse riuscirci, si apre un periodo di 21 giorni durante il quale qualsiasi membro della Knesset può chiedere al presidente di ricevere l'incarico, a condizione che la richiesta sia sostenuta da almeno 61 parlamentari. Tale candidato ha poi 14 giorni di tempo per formare un governo. Se, al termine di questo periodo, non sara' stato formato alcun governo, verranno indette nuove elezioni.
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