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Cronaca
Lavitola resta in carcere: i dubbi della Procura sulle chat cancellate
Oggi 10-09-26, 17:30
AGI - Valter Lavitola, l'ex editore de 'L'Avanti!' accusato dalla procura di Roma e reo confesso per l'attentato del 16 ottobre 2025 davanti all'abitazione di Sigfrido Ranucci, resta in carcere. Lo hanno deciso i giudici del Tribunale del Riesame di Roma, respingendo così l'istanza presentata dai legali del 60enne imprenditore campano, gli avvocati Arturo e Sergio Cola. L'indagine, quindi, per il momento resta incardinata a Roma perché, tra le richieste presentate al Riesame dai legali in una corposa memoria di 72 pagine vi era quello dello spostamento della competenza territoriale sulla bomba sotto casa dell'ex conduttore di Report dalla Capitale a Napoli e l'annullamento dell'ordinanza di custodia cautelare "con conseguente immediata immissione in libertà di Lavitola". Le richieste della difesa Gli avvocati hanno spinto soprattutto per la caduta dell'aggravante del metodo mafioso, sostenendo che Lavitola non avesse alcuna intenzione di evocare la forza intimidatrice di un'organizzazione di stampo mafioso. Di tutt'altro avviso il Riesame, che ha confermato la misura cautelare come già avvenuto per gli altri quattro accusati Pellegrino D'Avino, Antonio Passariello, Marika De Fililppis e Saverio Mutone, i quali "concorrevano con differenti modalità di contribuzione nella preparazione e nell'esecuzione dell'azione". "Rispettiamo la decisione del Tribunale del Riesame che ha confermato l'ordinanza cautelare e aspettiamo le motivazioni che saranno depositate entro 45 giorni, anche se chiaramente non ne condividiamo le conclusioni", ha affermato l'avvocato Sergio Cola, che con il figlio Arturo difende Lavitola. Il legale ha annunciato "ricorso in Cassazione, 'per saltum' (saltando l'appello, ndr), contro l'ordinanza del gip che ha rigettato la nostra richiesta sulla perdita di efficacia della custodia cautelare che riteniamo sia ampiamente fondata". Il prossimo colloquio con Ranucci Nel frattempo, al terzo piano del Palazzo di Giustizia di Roma, il lavoro del pubblico ministero titolare dell'inchiesta sull'attentato, Edoardo De Santis, prosegue incessante e dalla procura guidata da Francesco Lo Voi, nulla trapela più del dovuto. Quello che finora si è appreso è che entro la fine del mese sarà ascoltato per la terza volta in qualità di persona informata sui fatti l'ex conduttore di Report. Mentre, per il momento, è esclusa la convocazione di Natalia Potenza, l'ex compagna di Valter Lavitola che ha fatto trapelare attraverso il quotidiano Libero di voler parlare con i magistrati. Da chiarire, invece, e su questo sono in corso ulteriori accertamenti da parte dei magistrati, il buco temporale esistente nelle comunicazioni tra Valter Lavitola e Sigfrido Ranucci; infatti, quello che sta emergendo dall'analisi dei cellulari e dal pc sequestrato al faccendiere, accusato e che ha confessato di essere il mandante dell'attentato, sono i buchi nelle comunicazioni, le chat che sarebbero state cancellate, in sostanza, che, a quanto si apprende da fonti investigative, risalgono a fasi antecedenti ma anche posteriori all'attentato. L'unica certezza, in tutti i casi, a un mese esatto dall'arresto di Lavitola da parte del nucleo investigativo dei carabinieri diretto dal colonnello Dario Ferrara, è che "l'atto dinamitardo subito da Ranucci ha rappresentato per l'ambizioso progetto perseguito da Lavitola un dato estremamente positivo e favorevole, strumentale a garantirsi un posto di rilievo nel panorama politico italiano", come si legge nell'ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip Iole Moricca a carico dello stesso Lavitola e di Gomes Clesio Tavares, oggi confermata in tutte le sue parti dal Tribunale del Riesame.
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