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Le (presunte) allerte a Netanyahu e il peso sul voto in Israele
Oggi 07-10-26, 10:35
AGI - Tre anni dopo il devastante attacco di Hamas a Israele, la data del 7 ottobre resta una cappa che pesa sul Paese, avviato a esprimersi per la prima volta nelle urne da quando centinaia e centinaia di miliziani palestinesi delle forze Nukhba sciamarono all'alba oltre confine, saccheggiando, uccidendo oltre 1.200 persone e sequestrandone 251, portate a Gaza. L'inizio di un incubo collettivo che si è concluso solo un anno fa, con la liberazione degli ultimi 20 rapiti vivi. La questione è estremamente sensibile, intreccia il tema primario della sicurezza, quello del dolore, l'incredulità degli israeliani di essere stati presi di sorpresa, mette in dubbio il mito dell'invincibilità delle forze armate, cui si sommano le accuse di una parte della popolazione nei confronti dei vertici israeliani per aver abbandonato gli ostaggi nelle mani di Hamas a Gaza più a lungo di quanto si sarebbe potuto fare. Il 7 ottobre e le rivelazioni di Haartez All'inizio del mese scorso, mentre è in corso un'aspra campagna elettorale, due giornalisti di Haaretz, Shlomi Eldar e Ruth Yuval, rivelano che circa 10 giorni prima dell'attacco del 7 ottobre 2023, il premier Benjamin Netanyahu fu avvertito personalmente dal presidente emiratino Mohammed bin Zayed in una telefonata di 45 minuti che il leader di Hamas a Gaza, Yahya Sinwar, stava pianificando una grande offensiva contro lo Stato ebraico. Ma il leader di Tel Aviv non informò i vertici della sicurezza israeliana e non fece nulla con l'informazione. Anzi, nella conversazione, assicurò che il Paese era pronto a qualsiasi scenario, dicendosi convinto che un eventuale attacco sarebbe arrivato non dall'enclave palestinese ma piuttosto dalla Cisgiordania. "Netanyahu fu avvertito dell'attacco" Tempo pochi giorni, sempre lo scorso settembre, e la medesima tesi viene riproposta, citando altre fonti, dal New York Times mentre The Atlantic aggiunge che il capo dell'intelligence egiziana, Abbas Kamel, si era recato in Israele undici giorni prima del massacro per avvertire che "Gaza vi esploderà in faccia". Anche il Wall Street Journal denuncia che l'Egitto ha avvertito Israele almeno tre volte prima del 7 ottobre. La tesi dell'allerta non recepita Inoltre, a sostegno della tesi dell'allerta non recepita, si fa sentire anche l'ex ministro dell'Autorità nazionale palestinese Sufian Abu Zaida, esponente di Fatah vicino all'ex alto funzionario palestinese Mohammed Dahlan, che in un'intervista conferma di essere lui il mediatore che trasmise allo Shin Bet nel settembre 2023 l'avvertimento di Sinwar circa un "terremoto" che aveva pianificato contro Israele. Le polemiche pre-elettorali in Israele Affermazioni non del tutto nuove, un avvertimento da parte del Cairo era già circolato sui media tempo addietro, ma che, con l'avvicinarsi del terzo anniversario del massacro e le elezioni del 27 ottobre, acquistano una risonanza ben più dirompente. La netta smentita del premier israeliano Netta la smentita di Netanyahu e del suo partito Likud: "Con l'avvicinarsi delle elezioni, assistiamo a una valanga di notizie false diffuse da giornalisti di sinistra assoldati, allo scopo di far cadere la destra e insediare un governo di sinistra e dei Fratelli Musulmani pronto a cedere su tutti i fronti", si legge in una nota.Netanyahu nega anche di aver incontrato o parlato con Kamel nei mesi precedenti il 7 ottobre, e "nessun funzionario dell'intelligence israeliana ha trasmesso un simile avvertimento al primo ministro", commenta il suo ufficio, sostenendo che "le falsità ripetute non diventano verità, nemmeno se reiterate all'infinito". Puntando il dito contro "il quotidiano antisionista New York Times", il Likud cita presunte "smentite degli Emirati Arabi Uniti" e il fatto che l'ufficio di Netanyahu "abbia dimostrato che non c'è mai stata alcuna conversazione". Nonostante ciò, i media "continuano a diffondere la menzogna". La posizione degli Emirati Di fronte all'ondata di polemiche suscitate dalle rivelazioni di Haaretz in Israele, una fonte emiratina citata dal quotidiano locale The National non smentisce chiaramente che ci sia stata la telefonata tra MbZ e Netanyahu né definisce falsa la notizia, limitandosi a dire che "gli Emirati Arabi Uniti discutono di questioni di sicurezza con altri Paesi attraverso gli organi competenti e non trattano dettagli di questo tipo a livello di leader nazionali". La missione (segreta) ad Abu Dhabi Alla fine di settembre esce sulla stampa israeliana la notizia di una missione segreta di Netanyahu che, accompagnato dalla moglie Sara e dal capo del Mossad, vola ad Abu Dhabi per un colloquio con MbZ sulle "relazioni bilaterali e sui modi per rafforzarle e svilupparle". Nessun accenno al 7 ottobre e a presunti avvertimenti. I fondi dal Qatar Non è l'unico avvertimento venuto alla luce di recente: i giornalisti di Yedioth Ahronoth, Ronen Bergman e Yuval Rubovitz, sostengono che Netanyahu era stato ripetutamente avvertito, a partire dal 2019, che fondi provenienti dal Qatar affluivano verso le Brigate Ezzedin al-Qassam, l'ala militare di Hamas. Anche qui, la richiesta del "blocco sionista", che si oppone a quello della coalizione di maggioranza, è l'istituzione di una commissione d'inchiesta statale. Il nodo della commissione d'inchiesta Di fronte a uno dei cavalli di battaglia dei leader anti-Bibi, da Gadi Eisenkot ad Avigdor Liberman, da Naftali Bennet e Yair Lapid a Yair Golan, resta ferma la contrarietà di Netanyahu che si trincera da tre anni dietro la necessità di rinviare una simile valutazione a quando la guerra sarà finita, preferendo comunque un'inchiesta politica per evitare conclusioni a suo dire "predeterminate". Gaza e Hamas Una linea mai cambiata, nonostante gli appelli ad assumersi la sua parte di responsabilità insieme ai vertici della sicurezza. Di nuovo, lunedì 5 ottobre, alla cerimonia pubblica di commemorazione dei soldati caduti al cimitero sul Monte Herzl, il premier ha assicurato che "non ci sarà un governo di Hamas a Gaza", che "chiunque sia stato coinvolto nell'attacco contro di noi, chiunque abbia tenuto in ostaggio la nostra gente, ha i giorni contati". Quanto al Libano, l'Idf continuerà a colpire Hezbollah mentre nel contempo creerà "un'opportunità di pace con un Paese in cui la stragrande maggioranza della popolazione desidera la pace con noi", ha affermato Netanyahu, garantendo che "non permetterà all'Iran di minacciare l'esistenza" dello Stato ebraico. Le contestazioni pubbliche Alla seconda cerimonia per le vittime civili, tuttavia, un uomo si è alzato in piedi mentre il premier parlava e gli ha urlato: "Non hai protetto mio figlio il 7 ottobre. Non hai protetto le 1.200 persone assassinate in un solo giorno, il 7 ottobre. Vergogna!". L'impatto psicologico Secondo dati resi pubblici alla vigilia del terzo anniversario, quasi un milione di persone si è rivolto alla linea di assistenza psicologica Eran in cerca di aiuto dopo l'attacco del 7 ottobre 2023. Tra gli adolescenti e i giovani fino ai 24 anni, le richieste di aiuto legate a pensieri o intenzioni suicide sono aumentate vertiginosamente in tre anni. La stessa organizzazione no-profit ha riferito di 160.000 chiamate provenienti da soldati in servizio attivo e riservisti, il 60% dei quali uomini.
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