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Economia e Finanza
L'Italia è al secondo posto in Europa per lo sviluppo dell'economia circolare
Oggi 23-10-26, 02:27
AGI - L'Italia è al secondo posto in Europa per lo sviluppo dell'economia circolare, dietro ai Paesi Bassi e davanti a Germania, Francia e Spagna. Il Paese ricicla l'85,6% dei rifiuti gestiti, più del doppio della media europea del 41,2%, e guida le principali economie dell'Unione per efficienza nell'utilizzo delle risorse, generando 4,7 euro di Pil per ogni chilogrammo di materiali consumati. È quanto emerge dai dati presentati da UN Global Compact Network Italia (UNGCNI) in occasione dell'undicesima edizione dell'Italian Business & SDGs Annual Forum, ospitato a Bologna e realizzato con il supporto di Hera, Tper e Chiesi. L'appuntamento riunisce imprese, istituzioni, mondo accademico e società civile per discutere le sfide dello sviluppo sostenibile, con un'attenzione particolare all'economia circolare come motore di innovazione, efficienza e crescita per il sistema produttivo. Economia circolare, guidano i Paesi Bassi Secondo i dati diffusi durante il Forum, l'Italia registra un indice di circolarità pari a 65, alle spalle dei Paesi Bassi (69,3) e davanti a Germania (58,8), Francia (57,9) e Spagna (54). Su circa 160 milioni di tonnellate di rifiuti gestiti, il Paese ne ricicla 137 milioni. L'Italia si distingue inoltre per la quota di materiali recuperati e reimmessi nel sistema produttivo, pari al 21,6%. Un altro indicatore riguarda la produttività delle risorse: per ogni chilogrammo di materiali consumati, l'Italia genera 4,7 euro di Pil, contro una media europea di 3 euro. Un risultato che evidenzia l'efficienza del sistema produttivo nazionale nell'utilizzo delle materie prime. Imprese italiane, il riciclo dei rifiuti è la pratica più diffusa In occasione del Forum, UN Global Compact Network Italia ha anticipato anche i dati relativi all'economia circolare della Communication on Progress (CoP) 2026, il rapporto annuale che monitora i progressi delle aziende aderenti al Global Compact delle Nazioni Unite rispetto agli Obiettivi di sviluppo sostenibile (SDGs). I risultati si basano su un campione di 524 imprese aderenti al network e fotografano l'integrazione delle pratiche circolari nelle politiche aziendali, nei processi produttivi e nelle relazioni con i fornitori. La gestione dei rifiuti rappresenta l'ambito nel quale le aziende italiane dichiarano il maggiore impegno: ad adottare pratiche di economia circolare è l'85% delle grandi imprese e il 75% delle Pmi. Segue l'integrazione dei principi di circolarità nei processi operativi, indicata dal 73% delle grandi aziende e dal 67% delle piccole e medie imprese. Dalla progettazione dei prodotti alla collaborazione con i fornitori La diffusione dell'economia circolare riguarda anche le fasi di progettazione di prodotti e servizi. Il 65% delle grandi imprese dichiara di integrare considerazioni di circolarità in queste attività, contro il 55% delle Pmi. Sul piano degli impegni formali, il 64% delle piccole e medie imprese e il 62% delle grandi aziende dichiara di aver adottato una politica o un impegno specifico sugli obiettivi di economia circolare. Un ruolo crescente è svolto anche dal monitoraggio dei risultati: il 69% delle grandi aziende e il 55% delle Pmi prevede attività di tracciamento delle proprie performance di circolarità. Quanto alle relazioni lungo la catena del valore, la collaborazione con fornitori e partner coinvolge il 68% delle grandi imprese e il 58% delle Pmi. Circular Economy Act, la sfida europea delle materie prime riciclate "L'Italia ha consolidato il proprio ruolo di leader europeo nell'economia circolare, ma oggi la sfida è trasformare questo primato in un vantaggio competitivo concreto per il sistema produttivo", dichiara Filippo Bettini, presidente di UN Global Compact Network Italia. "L'ambizione dell'Unione Europea di raddoppiare il tasso di circolarità entro il 2030 richiede strumenti normativi e di mercato in grado di accelerare la transizione. In questa direzione si inserisce il futuro Circular Economy Act, che punta a favorire la creazione di un mercato unico delle materie prime seconde, promuovendo una maggiore disponibilità di materiali riciclati di qualità e il loro effettivo impiego nei processi produttivi". Per l'Italia, ancora fortemente dipendente dalle importazioni di materiali, il rafforzamento del mercato europeo delle materie prime seconde potrebbe rappresentare un'opportunità per valorizzare le competenze nazionali nel riciclo e migliorare la sicurezza degli approvvigionamenti. "Per l'Italia, ancora fortemente dipendente dalle importazioni di materiali, questa evoluzione rappresenta un'opportunità strategica per valorizzare le proprie competenze nel riciclo, rafforzare la sicurezza degli approvvigionamenti e accrescere la competitività delle imprese. La sfida è fare della circolarità non soltanto un obiettivo ambientale, ma una leva concreta di sviluppo industriale, resilienza e valore economico per il Paese", conclude Bettini. UN Global Compact Network Italia rappresenta sul territorio nazionale il Global Compact delle Nazioni Unite, iniziativa promossa per favorire la sostenibilità d'impresa a livello globale. Il network conta oltre 840 aziende aderenti. La rendicontazione annuale CoP 2026 si concluderà il 31 dicembre. ```
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