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Lo sfogo di Pike, la donna sopravvissuta all'esecuzione: "Ogni parte di me soffre"
Oggi 30-10-26, 17:32
AGI - E' passato un mese da quando Christa Pike è sopravvissuta all'impossibile: una doppia iniezione letale nella camera delle esecuzioni di un penitenziario del Tennessee, dove aveva atteso per trent'anni di essere giustiziata per l'omicidio di una compagna di scuola. Ora Pike ha raccontato non solo l'esperienza di sopravvivere all'esecuzione, ma anche la convalescenza nell'infermeria del carcere e il dolore che continua a provare e che va ben oltre quello fisico. "Non c'è stato un solo momento, da quella notte, in cui non abbia sofferto", ha dichiarato Pike, 50 anni, nella sua prima dichiarazione pubblica, diffusa dagli avvocati e riportata da Cbs News, "Mi fa male il corpo. Mi fanno male le braccia. Mi fanno male le mani. Mi fa male la gola. Faccio ancora fatica a parlare. E il dolore non è soltanto fisico. C'è dolore nella mia mente e nella mia anima". Le sue braccia sono rimaste gonfie e coperte di lividi dopo che il personale incaricato dell'esecuzione aveva tentato di inserire gli accessi endovenosi per somministrarle due dosi di pentobarbital, il farmaco utilizzato per l'iniezione letale, hanno riferito i suoi avvocati. Cosa è accaduto Secondo alcuni esperti medici, le lesioni potrebbero essere state provocate da un inserimento errato degli aghi oppure dalla fuoriuscita della sostanza chimica nei tessuti. "Mi sto riprendendo e so che sto diventando più forte" ha dichiarato "Ma guarire non significa stare bene". Il giorno previsto per la sua esecuzione, ha raccontato Pike, era entrata nel penitenziario di massima sicurezza di Riverbend in pace con se stessa e pronta a morire, dopo aver trascorso gli ultimi giorni a salutare le persone care. "Non avevo preso in considerazione la possibilità di una vita oltre quella notte" ha aggiunto, "e sono profondamente ferita dall'incompetenza che ha messo cosi' tante persone in questa terribile situazione". Cosa accadrà a Pike Resta da capire se lo Stato tenterà nuovamente di giustiziare Pike, una possibilità che mette in evidenza uno dei paradossi etici della pena di morte: una persona deve essere considerata sufficientemente sana prima di poter essere messa a morte. Il governatore Lee non ha escluso la possibilità di un secondo tentativo di esecuzione. "Presumo che la sua condanna rimarrà la stessa di prima", ha detto ai giornalisti, "a meno che i tribunali non decidano diversamente". Lee, che lascerà l'incarico a gennaio, si è rifiutato di commutare la condanna a morte di Pike in ergastolo. La senatrice Marsha Blackburn, candidata repubblicana alla sua successione nelle elezioni del mese prossimo, ha dichiarato che, se eletta, riprenderà le esecuzioni e che è favorevole ad ampliare i metodi utilizzabili. La sua avversaria democratica, Jerri Green, ha affermato invece che impedirà qualsiasi esecuzione durante il suo mandato. Gli avvocati di Pike, da parte loro, hanno dichiarato di aspettarsi una "lunga battaglia legale" qualora il Tennessee decidesse di procedere con l'esecuzione. Un giudice ha accolto la richiesta della difesa sulla necessità di conservare tutte le prove relative al tentativo di esecuzione, comprese le siringhe, le linee endovenose, i farmaci e i registri del personale. La condanna La madre della vittima di Pike, May Martinez, ha affermato che il Tennessee deve "rimediare a quanto accaduto" e non togliere l'assassina della figlia dal braccio della morte. Nel 1995 Pike e altre due persone torturarono, ferirono ripetutamente con un'arma da taglio e uccisero a colpi di oggetti contundenti Slemmer, una compagna del programma di formazione professionale Job Corps a Knoxville. Secondo gli investigatori, Pike, che all'epoca aveva 18 anni, considerava Slemmer una rivale in amore. Pike non nega il proprio coinvolgimento nel brutale omicidio, ma i suoi avvocati sostengono che altri fattori, come la giovane età all'epoca dei fatti e un'infanzia segnata da anni di abusi sessuali, violenze fisiche e abbandono, non furono pienamente compresi nè adeguatamente illustrati alla giuria che la condanno' a morte. Nella sua dichiarazione, Pike ha detto di continuare a pensare alla famiglia della vittima e al terribile dolore e alla perdita che ha dovuto sopportare" e ha espresso gratitudine nei confronti dei soccorritori, dei medici e degli infermieri che l'hanno "trattata con compassione, dignità e rispetto". "Non so perchè sono sopravvissuta a quella notte" ha aggiunto, "Non so che cosa accadrà adesso. Alcuni giorni è più difficile di altri trovare la speranza. Per il momento sto cercando di guarire, un giorno alla volta. E mi aggrappo all'amore e alla gentilezza di tante persone che mi hanno ricordato che non sono sola".
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