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Midterm, tutte le sconfitte più clamorose dei presidenti
Oggi 04-11-26, 16:34
AGI - Dal secondo dopoguerra tutti i presidenti degli Stati Uniti o quasi hanno visto il partito di opposizione prevalere alle elezioni di medio termine. Le uniche due eccezioni risalgono al 1998, quando i democratici di Bill Clinton, al secondo mandato, si imposero nonostante il caso Lewinsky, e al 2001, quando l'amministrazione di George W. Bush fu sostenuta dal forte afflato patriottico successivo agli attentati dell'11 settembre. In tutti gli altri casi ogni presidente ha ceduto al partito di opposizione una media di trenta seggi al Congresso. Le teorie che spiegano il voto di metà mandato Le ragioni di questa tendenza continuano a essere oggetto di dibattito tra i politologi. C'è chi ritiene che i candidati alla presidenza, al momento dell'elezione, raccolgano consensi che non riflettono necessariamente la vera forza dei loro partiti, che emergerebbe invece inequivocabile dai risultati delle Midterm. È la cosiddetta teoria del 'coattail effect' (effetto traino), diffusa almeno quanto quella della 'presidential penalty' (penalizzazione presidenziale), secondo la quale al voto di medio termine vengono sfogate la rabbia e la frustrazione popolari contro l'inquilino del momento della Casa Bianca, chiunque esso sia. È però evidente che ai tracolli, come quello incassato ieri da Donald Trump, contribuiscono fattori legati in modo più specifico al malcontento dei cittadini per l'operato dell'amministrazione. Ecco una lista delle sconfitte più pesanti incassate alle elezioni di medio termine da un presidente degli Stati Uniti, in più di un caso seguite da un'inattesa rielezione. Ulysses Grant e il crollo del 1874 ULYSSES GRANT, 1874 (REP) Il capo militare nordista che sconfisse i confederati di Lee si insediò alla Casa Bianca nel 1869, quattro anni dopo la fine della Guerra di Secessione. Gli enormi costi e i frequenti casi di corruzione che segnarono la ricostruzione del Sud si accompagnarono a una grave depressione economica e, alle midterm del 1874, i Repubblicani di Grant mantennero il controllo del Senato ma persero 96 seggi alla Camera. Lasciato l'incarico nel 1887, l'ex generale provò a correre senza successo per un terzo mandato nel 1880. Il record negativo di Grover Cleveland GROVER CLEVELAND, 1894 (DEM) Lo scivolone più pesante dal punto di vista numerico vide protagonista il democratico Grover Cleveland, che nel 1894 perse 166 seggi alla Camera e 4 al Senato, un record ancora imbattuto che oscurò i 91 scranni lasciati sul terreno dai Repubblicani nel 1890, durante l'amministrazione Harrison. La ragione della débâcle fu il cosiddetto "panico del 1893", ovvero la grave crisi economica che, dopo quasi due decenni di crescita ininterrotta, vide il tasso di disoccupazione salire al 25% in alcuni Stati. Harry Truman e il difficile dopoguerra HARRY TRUMAN, 1946 (DEM) Il 12 aprile 1945, a Seconda Guerra Mondiale non ancora conclusa, Franklin Delano Roosevelt morì e Truman, che era vicepresidente da appena tre mesi, si trovò ad affrontare sfide titaniche come le ultime fasi della guerra, la ricostruzione postbellica e il rapporto sempre più conflittuale con l'ormai ex alleato russo. L'inflazione alle stelle e le agitazioni dei lavoratori, a partire dallo sciopero nazionale dei ferrovieri, si sarebbero tradotte l'anno dopo nella perdita della maggioranza in entrambi i rami del Congresso, con 64 seggi in meno alla Camera e altri 10 persi al Senato. I Repubblicani chiesero a Truman di dimettersi. Il primo presidente del dopoguerra invece tenne duro e gli americani lo rielessero, premiando le sue ampie riforme sociali. Gerald Ford e l'ombra del Watergate GERALD FORD, 1974 (REP) Il presidente degli Stati Uniti che meno può essere ritenuto responsabile della performance negativa del suo partito alle midterm è probabilmente Gerald Ford, che aveva giurato appena tre mesi prima del voto, in seguito alle dimissioni di Richard Nixon. In quell'occasione gli americani sfogarono infatti alle urne tutta la loro rabbia per lo scandalo Watergate che aveva travolto il presidente precedente, di cui Ford era il vice. Pur cedendo ai dem 48 seggi alla Camera e cinque al Senato, Ford riuscì comunque a battere Ronald Reagan alle primarie repubblicane e perse di poco la successiva sfida con il democratico Jimmy Carter. Non lo aiutarono la congiuntura economica negativa e la controversa decisione di graziare Nixon, che mandò su tutte le furie parte dell'opinione pubblica. La disfatta democratica di Bill Clinton BILL CLINTON, 1994 (DEM) Le prime elezioni di medio termine affrontate da Bill Clinton furono una disfatta per i democratici, che persero 52 scranni alla Camera dei Rappresentanti e otto al Senato. Più che demerito dell'allora presidente fu merito dell'azzeccata campagna di comunicazione orchestrata dal partito dell'elefantino sotto la regia di Newt Gingrich. Il successo mediatico di formule come la "Rivoluzione repubblicana" o il "Contratto con gli americani" non impedì però a Clinton di essere confermato per un secondo mandato. Gli elettori finirono infatti per attribuire ai Repubblicani la responsabilità dello "shutdown" avvenuto nell'inverno tra il '95 e il '96. George W. Bush e il peso della guerra in Iraq GEORGE W. BUSH, 2006 (REP) Dopo gli attacchi alle Torri Gemelle il popolo americano si strinse intorno alla bandiera e, come ricordato, George W. Bush riuscì a conquistare una rara conferma alle elezioni di medio termine del 2001, che furono anticipate di un anno a causa dei numerosi seggi divenuti vacanti. Un lustro dopo la situazione era del tutto cambiata. La lunga guerra in Iraq aveva causato migliaia di morti tra i militari statunitensi e non aveva certo avuto l'effetto di portare più stabilità in Medio Oriente. L'impopolarità del conflitto si tradusse per i repubblicani nella perdita di 30 rappresentanti e sei senatori alle urne. Obama e la "batosta" del 2010 BARACK OBAMA, 2010 (DEM) Due anni dopo l'elezione del primo presidente afroamericano, i democratici persero 63 seggi alla Camera e sei al Senato. La sconfitta, che Barack Obama descrisse senza mezzi termini come una "batosta" (letteralmente: "shellacking"), fu dovuta all'estrema polarizzazione suscitata dalla controversa riforma della sanità pubblica, che incontrò la forte opposizione dell'ala repubblicana del Tea Party, allora in gran spolvero. Nondimeno, nel 2012 Obama riuscì a battere l'allora candidato del Gop, Mitt Romney.
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