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Cacciato il liberale Sforzini, giallo su Ruvolo: le purghe di Vannacci
Oggi 09-09-26, 13:47
Se non è un terremoto, poco ci manca. La giornata di ieri ha fatto registrare una serie di scosse di assestamento (vere e presunte) che lasceranno profondi strascichi. Politici e personali. Futuro Nazionale perde, in un colpo solo, due pezzi da novanta. E lo fa per una decisione unilaterale del partito guidato dal generale Roberto Vannacci. L'epurazione che fa certamente più discutere è quella di una delle anime più liberali del movimento che sta salendo, settimana dopo settimana, nei sondaggi. La direzione disciplinare di Fn «ha deliberato l'espulsione dell'iscritto Luca Sforzini, a seguito delle sue ripetute sortite sulla stampa e sui social network foriere di attacchi ad altri iscritti del partito e di descrizioni del movimento del tutto infondate». Alla decisione hanno preso parte il presidente, Roberto Vannacci, il coordinatore nazionale, Massimiliano Simoni, il responsabile organizzativo, Edoardo Ziello, e quello del tesseramento, Annamaria Frigo. Sforzini, oltre ad essere un imprenditore, è il direttore del Centro studi Rinascimento nazionale, per mesi considerato il think tank, la base operativa di ricerca e analisi che studia temi politici, economici, sociali, militari o internazionali e propone idee e soluzioni. Negli ultimi giorni Sforzini è stato molto netto nel manifestare «la sua contrarietà a quello che alcuni esponenti di Fn rischiano di fare», ovvero, come ha spiegato sempre in una recente intervista al quotidiano Il Foglio, «legittimare e sdoganare i peggiori mostri del Novecento. Se proprio dobbiamo guardare indietro, l'Italia ha riferimenti storici altissimi, come la Roma antica, Mazzini, Garibaldi e il Conte di Cavour, che uniscono anziché dividere». L'imprenditore aveva inoltre suggerito di «ricondurre certe spinte, anche estreme o di protesta, all'interno dell'ordine democratico». Nel pomeriggio di ieri Sforzini ha parlato. E non ha certo girato intorno al nocciolo della questione. «A Vannacci i grilli parlanti non piacciono e le cornacchie nere, che si sono ormai impossessate della gestione del partito, amano lanciarli contro il muro. Non sono disposto, per quieto vivere o per convenienza (essendo detentore della tessera numero 18 del partito), ad accettare disvalori propagandati come valori. Se chiedere una destra del XXI secolo, liberale, risorgimentale, occidentale e costituzionale; se denunciare nostalgie naziste, saluti romani e derive illiberali e oscurantiste; se evidenziare che passaggi etici, da confinare nella sfera della libera coscienza individuale, al punto da disegnare l'equivalente cristiano dell'integralismo islamico, significa essere considerati un corpo estraneo o un sabotatore, allora sono fiero di esser stato espulso dal partito». Nel pomeriggio siamo riusciti a contattare telefonicamente Sforzini. «Voglio smentire che la mia uscita da Fn sia causa di uno scontro con Roberto Jonghi Lavarini, che, all'interno del partito, non aveva nessun peso. I problemi, quelli veri, erano sulla seconda parte del programma, sul voler descrivere tutto l'Islam come un gruppo di adepti pronti a combattere per la Sharia e, al tempo stesso, voler strizzare l'occhio ai circoli di un cattolicesimo tanto estremista quanto, numericamente, irrilevante». Nel pomeriggio si era diffusa la voce di un secondo allontanamento, quello dell'imprenditore Stefano Ruvolo, fondatore di Patto per l'Italia. Una defenestrazione che avrebbe avuto un particolare rilievo, visto che la sede nazionale del partito, quella in via in Lucina 17, è stata prestata a Fn proprio da Ruvolo. «Non è stata assunta alcuna iniziativa in tal senso, né tantomeno una simile ipotesi è stata anche solo ventilata – ha detto Roberto Vannacci - Mi auguro, pertanto, che tali voci non siano il frutto di mere speculazioni giornalistiche o di iniziative riconducibili ad altri soggetti, nel goffo tentativo di mettere in discussione e disarticolare la solidità e la coesione del partito».
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