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Conte e la trappola a Schlein: "Se vince, non aiuteremo l'Ucraina". Così detta la linea
Oggi 14-09-26, 16:55
Era l'8 settembre quando il leader del Movimento 5 Stelle, Giuseppe Conte, riferendosi alle primarie del Campo largo diceva: "Sono al servizio del progetto progressista, a prescindere da chi vincerà le primarie. Se sarà Schlein, la sosterremo. Non farlo sarebbe una vigliaccheria inconcepibile". Alcune frasi invecchiano male e anche piuttosto rapidamente, perché alla festa del Fatto Quotidiano, che si è tenuta ieri domenica 13 settembre Marina di Pietrasanta (Lucca), l'ex premier è tornato a scuotere l'ammucchiata di sinistra. E lo ha fatto ripartendo dal dossier Russia e Ucraina. Critiche all'Ue, poi alla presidente Giorgia Meloni e alla fine un avviso ai compagni che oramai di alleati hanno davvero poco. "È chiaro che dovremmo preventivamente precisare qualche punto fermo. Non può essere che se domani mattina vinca Schlein o addirittura un altro soggetto [...] si mandano a go-go armi in Ucraina per un'escalation militare che ci sta portando al terzo conflitto mondiale giorno dopo giorno, quindi questo lo chiariremo preventivamente". Un diktat, magari frutto della convinzione di vincere le primarie, che mira a imporre la propria linea anche in caso di sconfitta. Ma l'avvocato non era al servizio del programma progressista? "Non è possibile, lo dico molto chiaramente, che il Movimento Cinque Stelle sottoscriva un programma che continua in politica estera a fare quello che sta facendo Meloni" ha concluso Conte davanti a una coalizione oramai immobile rispetto alla suo protagonismo che impone la linea e davanti alle sue contraddizioni non viene nemmeno imbeccato.
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