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Gelo a sinistra: Schlein blocca la candidatura di Calabresi per Milano. Chi vuole come sindaco
Oggi 02-09-26, 12:33
Bastano poche ore perché l'entusiasmo attorno all'ultima ipotesi di casa dem si raffreddi da solo. L'uscita di Mario Calabresi da "Chora Media", letta da molti come il preludio a una discesa in campo per la poltrona di sindaco di Milano dopo l'era Sala, si è scontrata ieri sera con la doccia fredda di Elly Schlein. Dalla Festa dell'Unità di Genova, la segretaria del Pd ha spento sul nascere ogni accelerazione, ribadendo che il partito non ha alcuna fretta di blindare un nome prima ancora di aver messo a punto un programma condiviso. "Prima scriviamo il programma, poi troviamo i nomi", ha tagliato corto, quasi a voler ricordare a tutti chi detta i tempi in casa dem. Un copione che si ripete, verrebbe da dire, per un Pd che da tempo fatica a trovare una linea unica sulle partite più delicate, e che anche stavolta si presenta diviso tra sensibilità diverse. Da una parte c'è chi, come Carlo Calenda con Azione e Pina Picierno con Spazio Pubblico, spinge apertamente per bruciare le tappe e puntare subito sul giornalista, scavalcando le primarie e scommettendo su un profilo "civico" ritenuto capace di allargare il consenso oltre i confini tradizionali della sinistra. Dall'altra c'è l'ala del partito più vicina alla stessa Schlein, che invece continua a puntare sul percorso "dal basso" e su un candidato di area come Pierfrancesco Majorino, consigliere regionale ed ex eurodeputato, oggi anche nella segreteria nazionale dem con delega a casa e immigrazione: un nome che garantisce fedeltà alla linea della segretaria, ma che fatica a suscitare lo stesso entusiasmo fuori dal perimetro del partito. Nel mezzo, l'elenco dei possibili aspiranti candidati continua ad allungarsi, tra civici, ex assessori e figure di area riformista, in un totonomi che si trascina ormai da settimane senza che nessuno abbia ancora sciolto davvero il nodo. Il risultato è, ancora una volta, il caos, con un campo largo che assomiglia più a un cantiere in perenne ristrutturazione che a una coalizione pronta a governare la prossima Milano. Mentre il centrodestra prova a presentarsi compatto, a sinistra si continua a discutere di primarie sì o primarie no, di nomi calati dall'alto o scelti dai gazebo, in un confronto che rischia di consegnare ai milanesi l'immagine di un partito più concentrato sulle proprie dinamiche interne che sul futuro della città. Non sfugge, in questo senso, la reazione del centrodestra, pronto a far notare le difficoltà altrui. Interpellato sull'ipotesi Calabresi, il vicepremier e leader di Forza Italia Antonio Tajani non ha usato mezzi termini, chiudendo la porta con un secco: "Assolutamente no" e rivendicando la volontà della coalizione di presentare candidati propri, "civici e di Forza Italia", per contendere Milano con un progetto autonomo e riconoscibile. Tajani ha poi rivendicato per il proprio partito il ruolo di "centro" dell'intera coalizione di governo, capace di puntare alla vittoria "in tutte le città italiane" e, ha aggiunto, di rappresentare l'unica vera alternativa a un centrosinistra che, a suo giudizio, avrebbe ormai smarrito i propri connotati moderati per ridursi a una sinistra sempre più marginale. Un affondo che arriva proprio nel giorno in cui le divisioni interne al Pd milanese tornano alla ribalta. Perché se le primarie restano, sulla carta, lo strumento più "democratico" per scegliere un candidato, rimane anche il rischio concreto di arrivare alla resa dei conti con un partito ancora più diviso di quanto non lo sia oggi, con Majorino e l'eventuale Calabresi a contendersi non solo i voti ma l'identità stessa di una coalizione che fatica a darsi una linea chiara. Resta da capire se la frenata di Schlein basterà a raffreddare gli entusiasmi di chi vede in Calabresi il volto ideale per provare a riconquistare Palazzo Marino, o se invece il nodo si trascinerà ancora per settimane. Nel frattempo, mentre a Milano si continua a discutere di percorsi, tappe e programmi ancora tutti da scrivere, il centrodestra osserva, prende tempo e si prepara a giocare la propria partita con le carte, a differenza degli avversari, già in ordine.
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