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Ieri gli applausi scroscianti, oggi il silenzio totale: le toghe scaricano Sigfrido
Oggi 02-09-26, 09:47
Prima gli applausi, poi le spiegazioni (imbarazzate), ed ora il silenzio di tomba. Nessuno, ovviamente, lo dirà mai, ma Sigfrido Ranucci, ormai ex conduttore di Report, è stato "scaricato" dall'Associazione nazionale magistrati, il sindacato unico delle toghe. Non c'è stata una sconfessione ufficiale, nessun comunicato per prendere le distanze dal giornalista che dieci mesi fa l'associazione aveva accolto nell'Aula magna della Cassazione con una standing ovation. Ma nei fatti il rapporto è finito. L'Anm aveva difeso nei mesi scorsi la scelta di averlo invitato all'assemblea del 25 ottobre 2025 sulla separazione delle carriere e sulla libertà di informazione, dove venne accolto come una star di Hollywood, ma non è adesso più intenzionata a utilizzare Ranucci come testimonial per eventuali iniziative contro provvedimenti non graditi, né a spendere per lui quel capitale politico e simbolico che aveva investito allora. La differenza si vede soprattutto in queste ultime settimane in cui attorno al giornalista si è aperta una fase completamente nuova. L'inchiesta sull'attentato alla sua abitazione ha preso velocità con l'arresto di Valter Lavitola, indicato dalla Procura come il mandante dell'operazione. Lavitola ha ammesso di avere organizzato l'azione, sostenendo di averlo fatto per proteggere Ranucci. La sua versione non coincide però con la ricostruzione contenuta nell'ordinanza cautelare, nella quale il gip ha indicato l'ipotesi che l'attentato potesse essere funzionale ad accrescere la notorietà del giornalista e a costruirne un possibile profilo politico, verosimilmente come leader del Campo largo. Ranucci non è indagato per l'attentato e non è emerso ad oggi che fosse a conoscenza del progetto. È stato ascoltato due volte come persona informata sui fatti e non ha mai fatto il nome di Lavitola. La posizione, allo stato, resta quella della vittima dell'azione intimidatoria. L'inchiesta, però, è destinata a riservare sorprese. I quattro esecutori dell'attentato, ad esempio, non sono stati creduti dai magistrati ed è stata rigettata la loro richiesta di scarcerazione. L'indagine, insomma, sta entrando in una fase nuova nella quale il rapporto tra Lavitola e Ranucci viene esaminato sotto una luce diversa rispetto ai mesi scorsi. È proprio in questo passaggio che si misura la presa di distanza dell'Anm che aveva tributato a Ranucci tutti gli onori, facendolo diventare uno dei volti più riconoscibili della mobilitazione dei Comitati del No contro la riforma della giustizia. La sua presenza in Cassazione davanti alle telecamere aveva un evidente valore simbolico: il giornalista d'inchiesta minacciato veniva portato davanti ai magistrati come una figura capace di rappresentare, sul terreno dell'informazione, la stessa battaglia che l'Anm conduceva sul terreno della giustizia. Un colpo mediatico di indiscutibile successo. La scelta aveva comunque provocato perplessità all'interno della magistratura. Alcuni magistrati avevano infatti contestato l'opportunità di trasformare un giornalista in un testimonial dell'associazione. Allora quelle obiezioni non avevano però modificato la linea dell'Anm. Oggi, invece, Ranucci difficilmente verrebbe considerato una risorsa comunicativa dell'associazione. Il mese scorso, quando la polemica sulla standing ovation era tornata a galla, il presidente dell'Anm Giuseppe Tango aveva difeso quella scelta, spiegando che l'applauso era stato un gesto di solidarietà nei confronti del giornalista dopo l'attentato e invitando a lasciare lavorare i magistrati sull'inchiesta. Anche Stefano Celli, ai vertici dell'Anm e che aveva contribuito a portare Ranucci all'assemblea, aveva escluso qualsiasi imbarazzo. Nel frattempo sono emerse, riportate dal Tempo, le vicende relative ai rapporti poco commendevoli di Ranucci con alcune colleghe. Elementi che hanno contribuito a rendere più controversa la figura pubblica del giornalista che l'Anm aveva scelto di portare sul proprio palco. La domanda che alcuni magistrati avevano posto già nell'ottobre dello scorso anno torna quindi attuale: era opportuno che l'Anm trasformasse Ranucci in un proprio testimonial? Oggi ce n'è una seconda, ancora più semplice: se l'associazione avesse saputo tutto ciò che sta emergendo adesso, ad iniziare dai rapporti con le colleghe, rifarebbe la stessa scelta? La risposta non è arrivata e sicuramente non arriverà. Il testimonial che serviva alla battaglia dell'Anm ora non serve più.
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