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Il grande enigma di Grillo: allontana (ma non del tutto) un nuovo partito
22-09-2026, 09:00
Un testo, un discorso o, in questo caso, un podcast che nasconde un significato da scoprire. Il ritorno di Grillo può essere sintetizzato in un enigma. Se da un lato il comico genovese, negli studi di “Pulp Podcast”, chiude alla possibilità di un nuovo partito, dicendo «come non ha il potere di farlo, né le facoltà», dall'altra lascia intendere come la sua esperienza non sia del tutto terminata. «Sono stato polverizzato – evidenzia nel colloquio, durato circa ottanta minuti – ma nella polvere ci sono anche semi». A cosa fa riferimento? Al progetto, anticipato su queste colonne, basato sull'intelligenza artificiale e su modelli alternativi di welfare? Battisti avrebbe cantato: «Lo scopriremo solo vivendo». Una cosa è certa: tale “dubbio”, con l'avvicinarsi dell'inverno e, soprattutto, delle politiche, diventerà sempre più attuale. Qualora dovesse nascere una creatura più a sinistra dello stesso Movimento, infatti, potrebbe sorgere una sorta di effetto Vannacci al contrario e, dunque, quel blocco pentastellato, fino a ieri inscalfibile, potrebbe cedere o, peggio, sgretolarsi. Ecco perché, quando Grillo, la scorsa mattina, accenna a «cose compostabili» nella polvere del suo ex progetto, più di qualcuno si chiede a chi e a quale cantiere politico facesse riferimento. Un dubbio anche per i maggiori esperti di talk. Una cosa è certa: Beppe, una volta per tutte, stacca la spina con la sua creatura. «Ora il Movimento – chiarisce – è un'altra cosa perché è in mano al reverendo Jones (Giuseppe Conte, ndr), all'uomo che sussurrava ai cavilli. Ci sono queste persone che si agitano dentro un qualcosa che di progressista ha solo la paralisi della mente». Non ci sono, dunque, giri di parole. Anche se il comico, pur avendo confermato il “funerale” di quanto da lui voluto, dimostra di essere ancora legato al simbolo di cui, per anni, è stato volto. Riferendosi al progetto pensato dall'ex premier e attuale presidente dei pentastellati, sostiene che «dovrebbe avere il suo stemma» e non le cinque stelle, «avendo uno spirito completamente diverso». Una frase che lascia intendere come, nonostante i continui rinvii e delusioni, non ci sia ancora la volontà di mollare la battaglia per lo storico logo. I ben informati dicono che pure un'“inibizione”, ovvero il blocco dell'uso del simbolo per la prossima competizione, in terra ligure, potrebbe rivelarsi una vittoria. L'ex garante, d'altronde, non ha alcuna voglia di farla spuntare a una classe dirigente in cui non si è mai riconosciuto e che, a suo dire, non ha nulla a che vedere con quanto pensato insieme all'amico Casaleggio: «Il limite dei due mandati era la cosa che ci diversificava da tutti gli altri. Adesso siamo di fronte a un partito normale». Nel colloquio con Fedez e Davide Marra, pertanto, non manca di scagliare dardi verso quei soggetti che hanno trasformato qualcosa di innovativo nell'ennesimo carrozzone, così come nei confronti di quei giudici che hanno condannato in primo grado per stupro il figlio Ciro. «L'ho visto – dice – maturare così, con questa spada di Damocle che ha sulla testa. Si è laureato, cento dieci e lode. Studia per diventare avvocato penalista e gridare al mondo un po' la sua innocenza. Sta studiando e vuole difendersi, anche da solo». Un chiaro segnale di come, insieme ai suoi cari, voglia prendersi la rivincita verso un sistema giustizia che talvolta non funziona come dovrebbe. Ragione per la quale la voglia di fare qualcosa e d'“ispirare”, seppure accompagnata dal suo chiaro “No” a un nuovo M5S, lasciano aperto almeno uno spiraglio o, meglio, un dubbio: dall'altra parte dello schieramento, anche nel mare più calmo, può ancora innalzarsi quello tsunami del Vaffa che travolge tutto e che non ha nulla a che vedere con patrimoniali stile Urss o brutte copie del mai dimenticato Pci?
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