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Kasabian, il nuovo album ‘Act III' è più Kasabian che mai
Oggi 01-09-26, 09:47
Milano, 1 set. (Adnkronos) - I Kasabian sono tornati a suonare come i Kasabian. È questa, più di qualsiasi altra cosa, la sensazione che lascia 'Act III', il nono album in studio della formazione di Leicester in uscita il 4 settembre prossimo. E non è un dettaglio di poco conto: dopo due dischi in cui la band sembrava ancora cercare la propria dimensione a seguito dell'uscita del cantante Tom Meighan, Serge Pizzorno, Chris Edwards, Ian Matthews e Tim Carter ritrovano qui quella miscela di ritmo, psichedelia, elettronica e quell'attitudine sfrontata e scanzonata che li ha resi una delle band britanniche più talentuose degli anni Duemila. Sei anni dopo quella separazione, Meighan non è più al centro della storia. Ad esserlo, finalmente, sono i Kasabian. Che fosse Pizzorno a prendere quel posto non era una scelta casuale. Lui e Meighan si conoscono dai tempi del liceo, molto prima del successo mondiale. Pizzorno era già il principale autore e la mente musicale del gruppo e se qualcuno poteva assumersi il compito di portare avanti la band dopo l'uscita del cantante, era probabilmente lui. Non era però un passaggio scontato. Nel 2020, dopo la condanna di Meighan per violenza domestica, Pizzorno si è ritrovato anche davanti al microfono. Da allora sono arrivati due album e un nuovo equilibrio all'interno della formazione britannica che però non hanno davvero lasciato il segno. Registrato al The Sergery e al Club Ralph e prodotto da Pizzorno insieme a Mark Ralph, ‘Act III' mette insieme dieci brani e tre interludi e recupera molti degli elementi che hanno definito il suono della band britannica: rock, elettronica, psichedelia, ritornelli pop, chitarre che spesso sembrano arrivare dal passato. La differenza sta nel modo in cui vengono utilizzati, con diversi richiami al catalogo difficili da non riconoscere. Pizzorno stesso ha raccontato l'album in termini cinematografici. È il terzo atto di una storia cominciata con il disco del 2004 e passata attraverso i primi Kasabian, 'Empire', 'West Ryder Pauper Lunatic Asylum' e '48:13'. “È puro Kasabian” ha spiegato Pizzorno, invitando i fan a cercare tra i brani gli ‘Easter egg' presenti. Per chi conosce la band, i riferimenti sono effettivamente disseminati lungo tutta la tracklist. Il risultato è un disco convincente, che ritrova quella miscela di sana arroganza, melodia e attitudine dance che appartiene ai Kasabian fin dagli inizi. ‘Soulmate', la traccia che apre il disco dopo il primo interludio, è uno dei pezzi più riusciti: un brano costruito intorno a un ritornello forte, con una produzione che lascia convivere componente elettronica e chitarre dark senza risultare sovraccarico. La stessa direzione era già emersa con ‘Hippie Sunshine' il primo brano pubblicato come anticipazione dell'album, e proseguita con ‘Great Pretender', scritto da Pizzorno e prodotto dallo stesso con Mark Ralph. Il pezzo è immediato e costruito attorno al tema della sindrome dell'impostore, che Pizzorno racconta in modo meno prevedibile di quanto suggerirebbe il termine, quella sensazione che arriva prima di un momento importante, quando si pensa di non essere all'altezza della situazione ma non resta che andare avanti. Il riferimento è anche a un episodio che gli è capitato davvero: la presentazione di una colonna sonora alla London Philharmonic Orchestra, esperienza affrontata pur non avendo una formazione teorica tradizionale. È un tema che sembra anche adatto alla storia recente dei Kasabian, dopo il licenziamento di Meighan. La voce di Pizzorno, poco levigata ma cucita a pennello per il suono della band, se poteva inizialmente dividere il pubblico, ne è ormai parte integrante. Musicalmente, 'Act III' alterna brani molto diretti a pezzi più eccentrici. ‘The Guru and the Crypto Time Machine' porta dentro il disco un altro dei temi ricorrenti di Pizzorno: il rapporto con i nuovi guru digitali, gli influencer e il mondo delle criptovalute. Il riferimento alla crypto compare anche in altri momenti dell'album, compreso ‘Hippie Sunshine', un dettaglio che lega il disco al presente pur non essendo un album dichiaratamente “sull'attualità”. Le chitarre psichedeliche entrano ed escono dalle strutture più pop, l'elettronica ricorda la componente dance dei Kasabian degli inizi e i ritornelli mantengono una dimensione che nel complesso funziona molto bene. Pizzorno, del resto, sembra avere le idee piuttosto chiare anche su cosa non vuole fare. Se è vero che oggi la musica viene spesso pensata in funzione di playlist e algoritmi lui mantiene un atteggiamento più semplice: se una canzone funziona in studio, se fa venire voglia a chi la sta registrando di muoversi, allora ha già superato il test più importante. Cercare di immaginare cosa vogliano gli altri, secondo Pizzorno, rischia di togliere spontaneità alla musica. Un atteggiamento che si sente molto bene nel disco. 'Act III' attinge alla storia della band come materiale da cui partire. 'Nothing Better Than This', 'Silver Apple Eyes', 'Glide' e 'Hyper/Rising' si sviluppano attorno alle coordinate di allora ma le spostano in una produzione più pulita e contemporanea, senza rinunciare alla combinazione ormai rodata di chitarre, elettronica e melodie immediate che resta il marchio di fabbrica del gruppo. Il disco si chiude con ‘Say You (Closer)', un brano personale che sposta il registro su un terreno più intimo. Nel complesso, ‘Act III' è un album dalle diverse sfaccettature, con una produzione curata e un'identità ben definita. Soprattutto, riporta al centro quella combinazione di rock ed elettronica che ha fatto dei Kasabian una delle band più importanti della seconda ondata dell'indie rock britannico. Sei anni dopo l'uscita di Meighan, Pizzorno non sembra più occupare un posto rimasto vuoto. Quel posto, ormai, è diventato il suo. (di Federica Mochi)
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