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L'intervista a Valditara: “Questa sinistra vuole il patriarcato e classi ghetto come nell'Alabama anni '50”
Oggi 22-09-26, 07:41
Giuseppe Valditara, Ministro dell'Istruzione e del Merito del governo Meloni, ha rilasciato un'intervista a Il Tempo. Queste le sue parole: Ministro Valditara, qual è la ragione per cui state per varare un provvedimento che mette un tetto agli studenti stranieri in classe? «Innanzitutto questa è una grande iniziativa di integrazione, perché noi vogliamo che l'italiano sia conosciuto bene da tutti i nostri giovani. I ragazzi stranieri di primo arrivo non conoscono la nostra lingua. Vi è una differenza drammatica nei rendimenti scolastici rispetto agli studenti italiani. I dati Invalsi preoccupano: se il punteggio medio di un italiano è pari a 200, quello di uno straniero di prima generazione è 170: un anno in meno di scuola. Bisogna ricordare che questo decreto si inserisce in una serie di provvedimenti già attuati. Ricordo che lo scorso anno abbiamo formato e assunto mille docenti di italiano specializzati nell'insegnamento della lingua ai ragazzi di primo arrivo». Come si articolerà questo provvedimento? Fisserete una soglia di stranieri per classe? «La maggior parte di queste realtà si concentra da Roma in su. Il "tetto" sarà del 30%, e riguarda quegli studenti stranieri che non conoscono adeguatamente la nostra lingua. Le ricerche internazionali sono chiare: più è alto il numero di studenti stranieri che non conoscono la lingua, più peggiora l'apprendimento complessivo della classe». Il 30% riguarderà tutti gli stranieri? «No. Consideriamo solo quegli studenti che non conoscono la lingua o la conoscono male. Il nostro obiettivo è quello di integrare, l'integrazione passa dalla conoscenza della lingua italiana. È una battaglia che abbiamo iniziato da tempo. Nei nuovi programmi scolastici, ad esempio, abbiamo inserito il potenziamento della grammatica e della sintassi. Se tu hai già fatto con successo un certo numero di anni alla scuola elementare è ovvio che diamo per scontato che tu l'italiano lo conosca». In un alcune zone delle nostre città ci sono quartieri con scuole dove gli studenti sono quasi tutti stranieri. Come farete in questi casi? «Sarà l'ufficio scolastico provinciale a coordinare i presidi. Dovrà favorire la distribuzione dei ragazzi sulla base dei criteri indicati». Ci sono davvero così tante ragazze che a scuola indossano il burqa o il niqab? «Soprattutto nel Nord-Est, dove ci molte studentesse che vanno a scuola in particolare con il niqab, il velo che copre comunque il volto lasciando scoperti solo gli occhi». Sono già arrivate molte critiche da sinistra, cosa risponde? «Io mi chiedo dove stanno le femministe di sinistra? Dove sta la lotta contro il patriarcato? Mi sembra di assistere alla rivalutazione del patriarcato. È una opposizione progressista a corrente alternata. Noi intendiamo garantire i diritti fondamentali delle donne. Per noi l'eguaglianza fra uomo e donna è un pilastro del vivere civile. Non è accettabile che ad alcune ragazze venga imposto il mascheramento del proprio volto. Altrimenti non ha senso parlare di parità. Dobbiamo combattere, contrastare queste forme di discriminazione vergognose». Perché avete deciso di imporre l'insegnamento dell'italiano anche ai genitori? «Le indagini internazionali dimostrano che è fondamentale che i genitori possano seguire i figli a scuola. L'abbiamo fatto anche con Agenda Sud e Agenda Nord. Abbiamo coinvolto i genitori fragili nel percorso scolastico dei figli. Adesso rendiamo obbligatorio che, laddove il ragazzo ha seri problemi con il percorso scolastico, i genitori imparino l'italiano». Avete già deciso quando portare questo decreto in Consiglio dei ministri? «Al prossimo Cdm». Lei inaugura l'anno scolastico ad Amatrice con il presidente della Repubblica. Quali sono le principali novità? «L'assicurazione sanitaria gratuita per 1.200.000 lavoratori della scuola. I nuovi programmi scolastici per elementari e medie». Cosa prevedono? «Molte innovazioni importanti. Per esempio, la centralità della storia occidentale, il potenziamento della grammatica, e della sintassi, il ritorno delle poesie a memoria e della calligrafia, e poi il corsivo, i riassunti, il latino alle medie, il potenziamento della geografia. In quest'ultimo caso penso alla geografia fisica, politica ed economica, non soltanto alla conoscenza dell'ambiente. Ma non finisce qui». Cos'altro? «C'è la rivoluzione della matematica, con lo sviluppo di un nuovo approccio che parte dall'osservazione della realtà per arrivare a capire la teoria, per appassionare anche chi non ha una particolare propensione verso le materie scientifiche». La sinistra vi ha molto contestato anche la nuova norma sul consenso informato... «È una novità molto importante, invece, perché prevediamo l'obbligo di educare al rispetto, alle relazioni corrette, all'empatia, al contrasto della violenza di genere. Con la legge diciamo no alle teorie gender per i più piccoli e per i più grandi prevediamo il coinvolgimento delle famiglie, che devono essere preventivamente informate e dare il loro consenso. Mi permetta di dire un'ultima cosa alla sinistra». Prego. «Sembra che questa sinistra, dicendo no al tetto per gli studenti stranieri per classe, voglia tornare all'Alabama degli anni '50, con le classi ghetto: da una parte i neri, dall'altra i bianchi. Noi invece siamo per l'integrazione. Vogliamo contrastare uno dei fenomeni più gravi che sta emergendo anche in Italia. Mi riferisco al cosiddetto "white flight", ovvero i genitori che spostano i figli da una scuola all'altra dove non ci sono studenti stranieri. Noi vogliamo invece una equilibrata distribuzione per favorire una vera integrazione».
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