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L'intuizione di Gasparri che già nel 2023 in Vigilanza Rai parlò di "TeleLavitola"
Oggi 24-08-26, 08:00
Lavitola, il ristorante Cefalù e l'agenda dettata dal faccendiere non sono il tormentone di questa calda estate, bensì risalgono allo scorso triennio. Era il 21 maggio del 2023 quando il giornalista Aldo Torchiaro fotografò il conduttore nel noto locale di Monteverde, impegnato a consumare molluschi sgusciati insieme al fidato amico editore de «L'Avanti». Uno scatto che non passò inosservato all'allora capogruppo di Forza Italia al Senato, Maurizio Gasparri. Quest'ultimo non solo si conservò gelosamente quell'immagine, ma sei mesi dopo, il 7 novembre 2023, presentò, in Vigilanza Rai, un'interrogazione in cui, appunto, parlava di «Tele-Lavitola». Mentre la presidente della commissione, la grillina Barbara Floridia, interrogava il noto anchorman (insieme al responsabile dei programmi della tv di Stato, Paolo Corsini) per fare chiarezza su quanto accadesse nei palinsesti, l'esponente degli azzurri raccontava, appunto, di quel «posto importante con uomini e donne, bionde e bruni» in cui si sarebbe decisa, davanti a del buon pesce, l'agenda di Report. Fu proprio in quel frangente, dunque, che nacque l'accostamento retorico che, adesso, sta facendo tanto scalpore e collega l'apprezzato cronista a una sorta di “giornalismo a chiamata”, teso ad abbattere l'avversario ritenuto scomodo. «Ho coniato quest'espressione – spiega il parlamentare di Fi – affiancandola a “tele-Baiardo”, “tele-stragi”, “tele-menzogne”. Sulla vicenda evidentemente non furono fatti gli approfondimenti necessari e Lavitola è rimasto non solo commensale, perché potrebbe aver condiviso con Ranucci non soltanto vongole e calamari. Si tratta dell'audizione in cui contestai le menzogne su Berlusconi e tante altre dette in quelle settimane. Basta andare a rivedere gli atti e i resoconti». La volontà dell'onorevole azzurro, in quell'istante, infatti, era dimostrare come il partito di cui fa parte e altre forze “non gradite” fossero il bersaglio di un metodo studiato a tavolino, incentrato su “servizi ad arte”. Detto ciò, anche di fronte a questa rivelazione, Ranucci non ci sta e, attraverso Facebook, replica all'esponente di maggioranza. «Quanta spazzatura – scrive in un post – devono ancora raccogliere dai sacchi?». E si chiede, poi, come mai quella notizia, oggi ritornata d'attualità grazie al veterano onorevole berlusconiano, allora «non suscitò scalpore». Questo, però, è il classico autogol. La strana amicizia non solo ebbe “risalto”, tant'è che in quei giorni fu oggetto di acceso dibattito, ma fece parlare proprio grazie a un quesito posto da Gasparri, che si è interessato del caso molto prima che ci fosse l'attentato e che scoppiasse il presunto “accerchiamento” di cui Sigfrido dice di essere capro espiatorio. Tutti gli esperti di politica, e non solo, ricordano quella seduta di Vigilanza in cui il senatore romano mostra cognac e carota per dimostrare come, in tale sede, non venisse mangiato nessuno. Non è, d'altronde, la prima volta che Ranucci caschi sulla buccia di banana per la smania della risposta imminente. Basti pensare all'altro ieri, quando lo stesso giornalista, volendo ribattere ai nostri taccuini sul fratello che lavorava in Antimafia, non solo evidenziava l'esistenza della discussa parentela, ma certificava come fosse conosciuta e anche comunicata formalmente.
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