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Pd e M5S nella bufera. Altri due imprenditori: "Pagammo 125mila euro all'ex collega di Conte"
Oggi 08-09-26, 07:45
In commissione d'inchiesta parlamentare sul Covid si torna a parlare dell'avvocato Luca Di Donna, ex "collega" nello studio legale in cui lavorava Giuseppe Conte prima di diventare presidente del Consiglio. A citare il suo nome due imprenditori, Simone Prete e Pietro Peligra, della società Portobello Spa, durante la loro audizione andata in scena ieri a Palazzo San Macuto. Sollecitati dalle domande dei commissari di maggioranza, i due hanno ricordato quanto accaduto tra il 2020 e il 2021: all'epoca la Portobello, come molte altre aziende, era in crisi a causa della pandemia ed era in cerca di finanziamenti bancari per tenere in piedi la società. In quel frangente «un professionista di nostra conoscenza ci ha presentato il dottor Di Donna», per il quale, ricordiamo, la procura di Roma ha richiesto a febbraio 2025 l'archiviazione nell'ambito di un processo relativo all'acquisto di mascherine. Era il 2020, e la Portobello decide di affidarsi al legale, che gli sarebbe stato descritto come «collega di Giuseppe Conte» come già emerso durante le audizioni di altri imprenditori, con l'ex premier che ha più volte dichiarato di aver troncato tutti i rapporti col suo ex studio legale dopo l'elezione a Palazzo Chigi -, nonché come «operante in uno studio romano molto importante con rapporti istituzionali di alto livello, in grado di dialogare in maniera fattiva con i vertici di Cdp», allo scopo di poter presentare una richiesta di prestito. Tanto che, spiegano Prete e Peligra, confermando quanto già dichiarato durante l'audizione tenutasi in sede di attività delegata nello scorso luglio, il 30 giugno 2020 stipulano una regolare scrittura privata con Di Donna, con lo specifico incarico di seguire la pratica con Cdp. «Eravamo in piena pandemia», hanno ricostruito, «e avevamo bisogno di recuperare cassa. Una situazione critica in cui accelerare l'avvio di un'istruttoria è fondamentale». Cosa che Di Donna avrebbe poi in parte fatto: la Portobello entra in contatto con Cdp e inizia l'iter, che porterà all'erogazione di un prestito da 3,5 milioni di euro. Il contratto prevedeva «un compenso del 5% sul totale dell'importo erogato, da pagare solo in caso di successo dell'istruttoria». Prezzi epercentuali che secondo Peligra sarebbero «rientrati comunque negli standard di mercato di altri procacciatori di affari». Tra i compiti previsti dalla consulenza, oltre all'avvio delle interlocuzioni con soggetti terzi (in questo caso Cdp) ci sarebbe stata anche la valutazione del dossier per la richiesta di finanziamento e l'eventuale assistenza legale in caso di problemi seguenti. Ed è qui che secondo la ricostruzione di Peligra le cose sarebbero cambiate: «Nei fatti, oltre ad una prima analisi e all'avvio delle interlocuzioni, null'altro è stato fatto da Di Donna, per cui abbiamo deciso di contestare l'accordo iniziale, facendo scendere la percentuale al 3,5%». Una rimodulazione che avrebbe portato comunque ad un pagamento di 125mila euro per il legale per «la sola introduzione ai vertici di Cdp». «Perché abbiamo deciso comunque di pagare? Abbiamo optato per il male minore: una eventuale causa sarebbe stata più rischiosa ed onerosa», ha poi precisato Peligra. Dura la reazione dei commissari di FdI: « Continuano ad emergere dalla Commissione Covid informazioni e testimonianze sulle "consulenze" offerte dall'avvocato Luca Di Donna, ex collega dell'allora premier Giuseppe Conte», scrivono in una nota. «Il nuovo caso della società Portobello, non fa che confermare l'ipotesi dell'esistenza di un “sistema” durante l'emergenza pandemica. Di fronte a questa nuova e sconcertante testimonianza, Conte deve spiegare perché durante il suo governo un suo ex collega, spendendo il suo nome, svolgesse un ruolo di intermediazione con un'istituzione finanziaria controllata dallo Stato, come Cdp, ottenendo centinaia di migliaia di euro di compensi».
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