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"Report, non Ranucci". Botteri fa calare il gelo a In Onda dopo i teoremi di Saviano
Oggi 26-08-26, 09:19
Se il caso Ranucci avesse bisogno di un manuale di istruzioni per l'imbarazzo, la puntata di "In Onda" su La7 potrebbe tranquillamente fornirlo. Lo scrittore Roberto Saviano e la giornalista Giovanna Botteri si sono trovati a commentare le carte dell'inchiesta sull'attentato al conduttore di “Report”, e il risultato è stato un esercizio di equilibrismo degno di un circo mediatico più che di un talk show di approfondimento. Saviano, va detto, ha il merito di partire da un dato oggettivo e paradossale: quella che lui stesso definisce una storia in cui "nessuno è quello che sembra", con la camorra che "fa la spia al Pubblico Ministero", i presunti attentatori che "si proclamano vittime" e, soprattutto, un mandante che sarebbe "il migliore amico del bersaglio". Fin qui, la cronaca giudiziaria. Il problema arriva quando lo scrittore prova a costruirci sopra una teoria. È la formula, elegante quanto surreale, con cui Saviano ha provato a spiegare l'inspiegabile: come sia possibile che un giornalista scampato per vent'anni a "interrogazioni parlamentari, querele, tagli" sia stato infine raggiunto non dai nemici storici, ma – sostiene la ricostruzione – da chi "diceva di amarlo". Nelle sue parole, "è come se il potere non corrompesse più con le bustarelle, ma iniziasse a corrompere con l'affetto, ti adotta per fregarti". E ancora, riferendosi al presunto artefice dell'operazione: "Quello che non erano riusciti a fare con la delegittimazione si ottiene con un abbraccio, questo è quello che ha fatto Lavitola". Una lettura suggestiva, cinematografica, perfetta per un romanzo. Meno per un'inchiesta ancora in corso, in cui, lo ammette la stessa Botteri, mancano pezzi decisivi: "Mancano le voci degli esecutori materiali, che poi arriveranno a breve perché saranno sentiti nuovamente". Sentiti, cioè, dopo che in studio si è già scritta la sceneggiatura definitiva. Se Saviano si concede la suggestione letteraria, l'intervento di Giovanna Botteri finisce per spostare il bersaglio. Della vicenda personale di Ranucci, delle sue frequentazioni, delle domande scomode che la vicenda pone al giornalismo d'inchiesta, nell'intervento della giornalista non c'è traccia. "Io personalmente sono turbata dalla sconfitta che ha l'informazione libera rispetto alla politica", dice, spostando l'attenzione su un terreno più comodo, quello dello scontro tra destra e sinistra che, a suo dire, si sarebbe impossessato del caso. Ma è quando si arriva al nodo Report che l'arrampicata sugli specchi diventa evidente. Anziché affrontare nel merito le zone d'ombra emerse dalle carte, Botteri finisce per blindare la trasmissione spostando il discorso sulla squadra: "Rubo la posizione di Gabanelli, che dice che ‘Report' è fortissima perché c'è una redazione fortissima". Da qui la conclusione, pronunciata quasi come un editto: "Report non deve essere toccato". Un endorsement che, va notato, riguarda il programma e non le domande, tuttora aperte, sul suo conduttore. Il risultato complessivo della serata è una difesa d'ufficio condotta su due binari paralleli: da un lato la fantasia narrativa di Saviano, che trasforma un'inchiesta giudiziaria in una parabola sul potere che seduce con l'amore anziché con il denaro; dall'altro l'effetto diversivo dell'intervento di Botteri, che sposta il problema dalla persona all'istituzione, dal conduttore alla redazione, senza mai davvero entrare nel merito delle contraddizioni sollevate dagli atti. Resta un fatto, che né Saviano né Botteri hanno potuto ignorare: gli esecutori materiali non hanno ancora parlato. E finché non lo faranno, ogni teoria – romantica o politica che sia – rimane, appunto, solo una teoria. Il video da In Onda su La7
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