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Dai greci alla Tour Eiffel: le grandi truffe della storia
Oggi 23-08-26, 10:51
La prima truffa documentata della storia risale al 300 a.C., la racconta il grande oratore Demostene e fu perpetrata in Grecia. Andò così: l’autore del raggiro, tal Hegestratos, dopo aver ottenuto un prestito marittimo su un carico di grano, affondò la nave con la quale avrebbe dovuto trasportare il frumento per intascare il valore dell'assicurazione. Le cose, tuttavia, non andarono secondo i suoi piani. Il raggiro fu scoperto dall’equipaggio, l’impostore tentò di darsela a gambe ma morì annegato. Da allora le truffe hanno cominciato a disseminare la storia dell’uomo in quantità industriali. Per una ragione diremmo semantica. L’inganno nasce con la parola. Appena l’essere umano ha imparato a raccontare, ha imparato anche a modificare la realtà per renderla più conveniente. Non solo. La truffa è un fatto sociale, oltreché penale. Funziona perché si fonda su una condizione necessaria: la fiducia. E dove c’è fiducia, c’è spazio per chi vuole approfittarsene. TUTTO VERO In questo gustoso saggio in cui si citano Le più grandi truffe della storia (Diarkos, 304 pagine, 18 euro) l’autore, Domenico Vecchioni, avverte il lettore che nel libro non vi è nulla di inventato, interpretato o modificato. La raccomandazione non è inutile siccome le trame descritte in queste pagine, potranno apparire talmente inverosimili da far ritenere che esse siano più il frutto della fantasia o della “realtà romanzata” che il riflesso di avvenimenti concreti. D’altro canto, parafrasando Oscar Wilde, accade che la vita imiti l’arte più di quanto l’arte imiti la vita. Una massima valida soprattutto nell’universo dell’inganno. Sicuramente una tra le storie più strabilianti raccontate da Vecchioni è quella dell’uomo che (realmente) vendette ad alcuni francesi la Tour Eiffel molto tempo prima che Totò (nella finzione) rifilasse la Fontana di Trevi a un merlo yankee. La vendita della dame de fer ha qualcosa di geniale siccome il suo ideatore, monsieur Victor Lustig, riuscì nell’intento di convincere la vittima del raggiro a chiedere di “entrare nell’affare”. Una volta scoperto l’inganno, il turlupinato mai avrebbe potuto denunciare il truffatore potendo, al più, prendersela con sé stesso. Le cose andarono così: agli inizi del ’900 girava voce che la città non avesse i fondi per la manutenzione del monumento, così, il diabolico Victor organizzò una sorta di gara d’appalto nella quale presero parte dei creduloni che pensavano di potersi accaparrare tutto quell’acciaio e fare soldi a palate; furono questi a fare le offerte all’imbroglione, non il contrario.Veniamo a Otto Witte, un esuberante uomo di circo e fine dicitore, vissuto a metà del secolo scorso, la cui virtù migliore era tuttavia quella del mitomania. IL RE D’ALBANIA Otto raccontava di essere stato, sia pure per pochi giorni, re d’Albania. Cosa in parte vera, Siamo nel 1912. L’Albania, da poco liberatasi dal giogo turco, si è proclamata indipendente senza tuttavia essere riuscita a darsi un legittimo sovrano. Il destino del paese delle Aquile si gioca a Londra. Otto anticipa ogni scelta delle diplomazie. Preceduto da un telegramma falso (lo ha spedito lui), in cui si annuncia l’imminente arrivo a Durazzo del principe Buhran Eddine, figlio di Habdul Hamid II («il principe è in arrivo in Albania e prenderà il comando delle truppe stazionate lì»), il nuovo “re d’Albania”, il 10 agosto sbarca a Durazzo tra una folla festante. Dalla passerella della nave Otto scende con aria marziale, con incedere degno ed elegante e con indosso una scintillante uniforme da generale. Riuscirà “a regnare” per ben cinque giorni prima di essere smascherato.E che dire di Clifford Irving, noto scrittore americano, che racconta, o per meglio dire confessa, la truffa letteraria da lui stesso concepita e realizzata: scrivere le false memorie di Howard Hughes, aviatore, regista e produttore cinematografico statunitense? Una truffa che lo porterà in carcere, ma allo stesso tempo gli assicurerà, paradossalmente, la notorietà. IL GENIALE FALSARIO E siamo a Han Van Meegeren, il più grande falsario di quadri di tutti i tempi. Nel 1937 il museo Boijmans van Beuningen di Rotterdam conosce un sorprendente boom di visitatori. Centinaia di persone fanno ogni giorno pazientemente la fila per poter ammirare l’ultimo acquisto della pinacoteca, uno stupendo Cristo a Emmaus dipinto da Jan Vermeer, il mitico autore della Ragazza con l’orecchino di perla. Peccato che quel quadro, che ingannò anche i critici d’arte più raffinati, fosse una colossale patacca. «Il geniale falsario è un singolare personaggio che ha studiato e vissuto proprio a Delft, la città natale di Vermeer e che ha la pretesa non di imitare il grande maestro, ma di dipingere come lui! Non copia, cioè, i quadri del suo modello di riferimento, ma usa i pennelli immaginando come lui avrebbe dipinto determinati soggetti», racconta Vecchioni. Il libro di regala molte altre chicche, tra cui quella relativa all’inciampo del matematico francese Michel Chasles (1793–1880) un vero gigante della geometria proiettiva, la cui fama scientifica fu però macchiata da una colossale ingenuità quando acquistò documenti in francese arcaico fasulli “scritti” da personaggi storici come Cleopatra e Maria Maddalena. Altre storie di imbrogli e di raggiri le lasciamo alla degustazione del lettore.
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