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Franceschini in campo per fare da paciere. Ma è gelo Schlein-Conte
Oggi 07-10-26, 00:52
È di nuovo lui, Dario Franceschini, l’ultimo riconosciuto regista del centrosinistra, cresciuto nella Prima Repubblica e protagonista nella Seconda, il più veloce a capire i movimenti in atto, il più abile nell’anticiparli (fu l’unico big del Pd a sostenere Elly Schlein alle primarie del Pd) a tentare di ricomporre la tela strappata del centrosinistra. A ricomporre i rapporti tra Elly Schlein e Giuseppe Conte, al momento decisamente freddi dopo le bordate degli ultimi giorni. Galeotto fu il nuovo libro dell’ex ministro: La Fiuma, edito da La Nave di Teseo. Storia di nuovo ambientata in riva al Po, nella sua Ferrara, prosecuzione del libro precedente, Acqua e tera, ambientato ancora a Ferrara, tra lotte contadine e occupazione fascista. È l’altra metà di Franceschini, quella dedicata alla scrittura, ma l’occasione, gioco forza, diventa anche politica. Del resto, il Teatro Sala Umberto, tra la Camera dei Deputati e il Nazareno, dove si svolge la presentazione, riunisce la creme del centrosinistra. In prima fila c’è Elly Schlein, tra Chiara Braga (capogruppo del Pd alla Camera) e Maria Elena Boschi (capogruppo di Italia Viva). [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:49293326]] Ma ci sono, sempre in fila, anche Paolo Gentiloni e Gianni Letta. In platea, ecco Roberto Speranza, Peppe Provenzano, Nico Stumpo, Anna Finocchiaro e naturalmente i fedelissimi di Franceschini, alcuni ancora in Parlamento, altri non più: Alberto Losacco, Antonello Giacomelli, Antonello Soro, Federica Mogherini, Marina Sereni, Luigi Zanda. Ma l’irruzione della politica arriva con l’ingresso di Giuseppe Conte. Invitato dall’autore, anche per lui è riservato un posto in prima fila, a due posti di distanza da Schlein. I due si scambiano un saluto velocissimo, di cortesia. Sono giorni complicati. Si vuole stare insieme, si deve, ma il clima è di reciproca diffidenza. Soprattutto al Nazareno, nell’inner-circle di Schlein la percezione è che in tanti stiano cercando di costringere la segretaria a fare un passo indietro. [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:49296024]] Ora persino Conte, con questa apertura a un “terzo” nome. C’è chi, nel Pd, davvero è preoccupato da quello che può accadere: il timore è che le primarie, anziché allargare la partecipazione e motivare il popolo del centrosinistra, finiscano per allargare il fossato e demotivare gli elettori. «Non è mai successo», ragionava, ieri, un dirigente dem, «che alle primarie di coalizione si confrontassero due segretari di partito entrambi forti e peraltro con elettorati non ancora amalgamati». Continuava il ragionamento: «Se Schlein vince, il rischio è che una parte del M5S non la voti, se perde, il Pd esplode. È una situazione lose-lose». Il problema è che, ormai, il treno è partito. Se in tanti pensano che si vada incontro a rischi altissimi e che le conseguenze non siano prevedibili, nessuno realisticamente vede come sia possibile cambiare direzione. [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:49297621]] C’è chi ragiona su piani B (l’ultimo è Roberto Gualtieri), ma tutti ammettono che, ormai, si è andati troppo avanti per fare un passo indietro. Qualunque cambio di gioco provocherebbe danni persino maggiori dei benefici che il cambio potrebbe portare. Tornando a Franceschini, è Serena Dandini, chiamata a presentare, con al fianco Viola Ardone e Paola Turci, a dire, con una battuta, quello che, in sala, tutti pensano. «Mi dicono che qui abbiamo riunito il campo largo... Dato che ci siamo, proporrei di trasformare questo momento in un agguato. Chiudiamo le porte e vi teniamo chiusi finché non avete scritto il programma!». Turci aggiunge: «Prendete carta e penna...». Conte e Schlein sorridono, un po’ imbarazzati. Interviene Franceschini, confermando il ruolo di pacificatore: «Questo è il momento delle idee, più tardi lo scriveremo...». Perché, in effetti, questo, ora, è il suo ruolo. [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:49296035]] Fu tra i primi a sostenere la necessità di un’alleanza strutturale con il M5S. Fu, insieme a Matteo Renzi, il costruttore del Conte 2. E ora sta cercando di fare quello che è più complicato: rimettere in carreggiata i due principali leader del centrosinistra, convincerli a competere alle primarie, anche duramente, ma senza annichilire il campo. Intanto ha rassicurato Schlein rispetto alle trame che si moltiplicano contro di lei, garantendole il suo sostegno. Poi si sente quasi ogni giorno con Matteo Renzi, provando a districare il gomitolo dei centristi. Il rapporto con Conte, poi, non si è mai interrotto, del resto è stato suo ministro. Ma il momento non è facile. «Se non staremo insieme questa volta», ha detto ieri Stefano Bonaccini, «giusto che gli elettori rincorrano chi diventerà colui che rompe l’alleanza per dargli una pedata nel sedere. Sarà una partita complicata per tutti. Ma serve unità e progetto politico».
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