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Salute
Frattura del femore, dall'intervento alla riabilitazione : gli errori da evitare per tornare a camminare in sicurezza
Oggi 14-09-26, 11:47
Una caduta accidentale in casa può essere sufficiente, soprattutto in età avanzata, per provocare una frattura del femore e trasformare improvvisamente la quotidianità di una persona, un trauma che nell'anziano è spesso legato alla fragilità ossea, mentre nel giovane adulto è generalmente conseguenza di eventi traumatici molto più violenti.A spiegare cosa accade dopo una frattura del femore e quale sia il ruolo della riabilitazione è il dottor Cristiano Fusi, medico fisiatra, specialista in Medicina Fisica e Riabilitativa e Medicina dello Sport. Da oltre vent'anni si occupa di riabilitazione, recupero funzionale e problematiche muscolo-scheletriche, inoltre è docente universitario e consulente tecnico in ambito medico-legale. «Le cause più frequenti di frattura del femore sono, nell'anziano, le cadute accidentali in casa, seguite da osteoporosi, tumori e diabete», spiega Fusi. «Nel giovane adulto, invece, la causa più frequente sono traumatismi violenti come incidenti stradali o cadute da un'altezza rilevante, seguiti da traumatismi sportivi ad alto grado di impatto».A cambiare, quindi, non è soltanto l'età del paziente, ma anche il meccanismo che determina la frattura. Nell'anziano, inoltre, la zona maggiormente interessata è il collo del femore, una regione particolarmente vulnerabile in presenza di fragilità ossea; qualunque sia l'origine del trauma, le conseguenze sulla funzionalità dell'arto sono importanti. «Sia nei soggetti anziani che negli adulti, la frattura di femore genera sempre dolore e impotenza funzionale», sottolinea il fisiatra, nei casi più gravi, soprattutto quando la frattura è scomposta, può verificarsi anche una significativa alterazione dell'assetto dell'arto: «Nelle fratture importanti e scomposte si può verificare non solo impossibilità al carico una volta ripresa la stazione eretta, ma addirittura una deviazione dell'asse della gamba, di solito in extra-rotazione».Dopo l'eventuale intervento chirurgico, inizia una fase altrettanto importante: quella della riabilitazione. L'obiettivo è recuperare progressivamente il movimento, la forza e la funzionalità dell'arto, contrastando anche gli effetti dell'immobilità. «La riabilitazione dopo una frattura e successiva riduzione e sintesi è sempre necessaria per un ripristino di funzionalità e articolarità», evidenzia Fusi. Il motivo è anche legato alle conseguenze che il trauma e l'intervento possono avere sull'organismo: «L'intervento chirurgico e il momentaneo allettamento debilitano l'organismo in ogni caso, anche a seconda dell'età». Per questo è importante non rimandare l'inizio del percorso riabilitativo «Appena possibile è indicato iniziare la fisioterapia con le indicazioni dettate dal chirurgo ortopedico che ha eseguito l'intervento chirurgico», spiega il medico. Uno degli aspetti che può rendere più complesso il recupero riguarda proprio la possibilità di caricare il peso sull'arto operato. «Le difficoltà più frequenti in riabilitazione post frattura di femore sono dettate dalla concessione del carico o meno sull'arto fratturato», osserva Fusi.Quando il carico è consentito, la possibilità di tornare progressivamente a stare in piedi e camminare rappresenta un elemento favorevole nel percorso di recupero. «Potersi mobilizzare, stare in stazione eretta e deambulare, se pur parzialmente, contribuiscono a recuperare con tempi minori».Quando, invece, il carico sull'arto non è ancora possibile, la riabilitazione deve necessariamente adattarsi alle condizioni del paziente e alle indicazioni chirurgiche. In questi casi, spiega il fisiatra, «si esegue una mobilizzazione attiva e passiva atta al mantenimento di un adeguato tono-trofismo muscolare e di una necessaria performante articolarità di anca e ginocchio, sia attivamente che passivamente». Il percorso viene costruito attraverso il lavoro coordinato delle diverse figure professionali. «Il fisiatra stila il progetto terapeutico e il fisioterapista esegue la riabilitazione del caso», chiarisce Fusi. Un lavoro che deve necessariamente tenere conto delle caratteristiche individuali del paziente e della sua situazione clinica.Non esiste infatti un tempo di recupero valido per tutti. «A seconda dell'età, dello stato psico-fisico precedente al trauma del paziente e dal tipo di mezzi di sintesi utilizzati per la riduzione della frattura, possiamo avere tempi di recupero differenti», sottolinea il medico. Anche la sede della frattura assume un ruolo importante, perché «influisce significativamente, dettando al chirurgo la scelta del tipo di intervento da effettuare».Se il recupero della mobilità rappresenta il primo obiettivo, altrettanto importante è evitare che, una volta tornati a casa, si verifichi una nuova caduta. Soprattutto nell'anziano, la prevenzione deve quindi diventare parte integrante del percorso riabilitativo. «Il fisiatra è sempre molto attento ai rischi e alle cause che possono provocare una caduta nei soggetti anziani», spiega Fusi eproprio l'ambiente domestico può rappresentare un primo elemento sul quale intervenire. «Le cose basilari al rientro in casa dopo il periodo riabilitativo di convalescenza sono eliminare tappeti e ostacoli che nella maggior parte dei casi sono presenti nelle nostre abitazioni, utilizzare calzature idonee e avvalersi di deambulatori per il domicilio atti a sostenersi nei trasferimenti in casa».La frattura del femore, dunque, non si esaurisce con l'intervento chirurgico. Il recupero è un percorso che coinvolge corpo, movimento e autonomia e che deve essere calibrato sulle condizioni del singolo paziente. Tornare a camminare significa infatti non soltanto recuperare la funzionalità dell'arto, ma anche ritrovare sicurezza nei movimenti e imparare a prevenire quei fattori che potrebbero essere all'origine di un nuovo trauma.
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