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Giro di vite contro Askatasuna: 19 arresti per la guerriglia. Finalmente chi lincia un agente si becca il tentato omicidio
Oggi 10-10-26, 12:57
Torino non è più un porto franco per i professionisti della sovversione rossa. Il centro sociale Askatasuna, da trent’anni roccaforte dell’antagonismo violento e coccolato da certa sinistra parlamentare e sindacale, incassa una svolta giudiziaria senza precedenti. Per la prima volta la magistratura ha deciso di alzare la barra della contestazione giudiziaria al livello massimo, fino all’accusa di tentato omicidio. Il pubblico ministero Paolo Scafi l’ha messa sul piatto nell’ambito dell’indagine coordinata dalla Procura di Torino sugli scontri del 31 gennaio scorso, scatenati durante la manifestazione nazionale indetta per protestare contro lo sgombero dello stabile occupato al civico 47 di corso Regina Margherita. La Polizia di Stato di Torino, sostenuta dalle questure di Genova, Cagliari, Firenze, Imperia e Reggio Emilia, ha notificato i decreti di fissazione degli interrogatori preventivi disposti dal gip, ed eseguito ben 14 perquisizioni domiciliari. In totale sono 19 le misure cautelari avanzate dal pm a carico di diversi esponenti della frangia antagonista. Le accuse nel loro insieme sono da bollettino di guerra: si va dalla resistenza aggravata e lesioni a pubblico ufficiale al danneggiamento, fino al travisamento, al porto di oggetti atti all’offesa, alla rapina e, appunto, al tentato omicidio. Tra i nomi che figurano nell’elenco degli indagati spicca Stefano Millesimo, uno dei leader storici del collettivo torinese: l’udienza di convalida e le decisioni del giudice per le indagini preliminari sono attese per la fine di ottobre. TAFFERUGLI A far scattare il capo d’imputazione più grave è stata la brutalità dei tafferugli di corso Regina Margherita, quando un commando di oltre mille manifestanti vestiti di nero e a volto coperto aveva deviato dal percorso autorizzato per dare l’assalto alle forze dell’ordine poste a difesa dell’ex Askatasuna. Per oltre due ore Torino si è trasformata in un campo di battaglia. In quel caos, la furia degli antagonisti si è accanita in particolare contro una camionetta del Reparto Mobile. Al volante c’era un agente con 25 anni di servizio alle spalle, rimasto intrappolato dentro il mezzo, con gli assalitori che avevano incastrato una pesante pedana di legno nel parabrezza e gli avevano dato fuoco. Quando la portiera è stata circondata, dalla folla si è alzato il: «Tu da qui non esci». È stato salvato solo dall’intervento di due colleghi della Guardia di Finanza, scattati tra una pioggia di pietre per strapparlo al rogo. Il quadro, drammatico, si somma ad un bilancio stellare di violenze: 103 appartenenti alle forze dell’ordine feriti con prognosi fino a 100 giorni, vetrine devastate, arredi urbani distrutti e un secondo poliziotto accerchiato, spogliato del casco e brutalmente preso a martellate da un branco di incappucciati. LA NUOVA INDAGINE E quella dell’assalto alla camionetta del 31 gennaio potrebbe non rimanere un’eccezione. Il pm ha infatti sul tavolo un altro dossier bollente: i disordini scoppiati il 25 luglio durante l’assedio dei No Tav al cantiere di Chiomonte. In quell’occasione, contro una camionetta dei Carabinieri era stata lanciata una bomba Molotov. L’innesco aveva proiettato le fiamme sul mezzo militare mentre gli uomini dell’Arma si trovavano a un passo. Anche per quell’attentato, la Procura sta valutando di applicare un capo d’accusa analogo, tracciando così una continuità tra l’estremismo di Torino e la guerriglia della Val di Susa. Dinanzi al pugno duro della magistratura, il centro sociale risponde col solito retorico vittimismo. In un comunicato ufficiale, gli attivisti hanno bollato le richieste di custodia cautelare come «tentativo di punire alcuni per una giornata che rimane nella storia», definendo il corteo del 31 gennaio come una «manifestazione di rabbia popolare con 50mila persone» e accusando le forze dell’ordine per «l’uso massiccio di lacrimogeni sparati ad altezza uomo». Nessuna autocritica, anzi, un rilancio della mobilitazione in vista delle prossime adunate di piazza del 24 ottobre. Soddisfazione, invece, tra gli agenti. Luca Pantanella, Segretario Generale provinciale di Torino della Federazione Sindacale di Polizia (FSP), dice: «Dopo mesi di indagini sta finalmente emergendo ciò che denunciamo da tempo: l'esistenza di una vera e propria organizzazione criminale dotata di una regia che coordina, progetta e ordina assalti. Il 31 gennaio abbiamo assistito a un'aggressione frontale allo Stato, avvenuta peraltro con la copertura politica di esponenti della sinistra e dei sindacati che erano presenti al corteo per difendere un’occupazione abusiva durata trent’anni. Askatasuna rappresenta il male assoluto per Torino e un cancro per la Nazione. Confidiamo nella fermezza dei giudici contro questi nemici dello Stato che stanno spingendo lo scontro verso la soglia del conflitto armato». Ora la parola passa al gip, ma la svolta è tracciata: la stagione dell’impunità per chi sogna la rivoluzione violenta sembra davvero giunta al capolinea.
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