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Il colonnello Stirpe: "I comandanti Usa sono più fedeli alla Nato che alla Casa Bianca"
Oggi 18-10-26, 14:25
Quali potranno essere gli effetti delle ultime prese di posizione di Donald Trump sul conflitto in Ucraina? Ne parliamo con Orio Giorgio Stirpe: colonnello della riserva e analista militare indipendente dopo esserlo stato per 12 anni presso il Comando Nato di Solbiate Olona. È considerato uno dei più autorevoli studiosi del conflitto in Ucraina, si cui ha scritto per Mimesis Edizioni il libro “Gli errori di Putin Ucraina: una guerra a tutti i costi”. «La mia sensazione», esordisce, «è che con Trump ormai è inutile cercare di trovare una logica precisa. Ma dal punto di vista delle conseguenze militari non è detto che certe sue prese di posizione abbiano poi quegli esiti catastrofici che a tanti piace vedere». In che senso? «In realtà, il sostegno che gli Stati Uniti hanno dato finora all’Ucraina è al 90% una mera questione di intelligence satellitare. Ma la ricognizione strategica fatta dagli Usa ha un enorme vantaggio su quelle di tutte le altre nazioni per il numero di satelliti disponibili. È così vasto che dà la capacità di osservare 24 ore su 24 qualsiasi angolo del pianeta, e ciò serve quando c’è un conflitto estremamente dinamico. Ma con una guerra di attrito come quella in Ucraina il perdere di vista una brigata russa per 48 ore non è una tragedia, perché ormai si muove a piedi oppure con i quad e in 48 ore non si può spostare di tanto». Non c’è quindi un impatto decisivo degli Usa? «No. E c’è un altro aspetto che sfugge a tutti. Il sostegno americano non è diretto: l’America non dà all’Ucraina materiali, oppure informazioni, oppure dati satellitari. o qualsiasi altra cosa. L'America dà tutto alla Nato e dopo è la Nato a passarla all’Ucraina». E sembra che i comandanti Usa in ambito Nato tendano a non farsi influenzare troppo da quello che accade a Washington. «Sì. La cosa interessante è che la Nato e i suoi comandi militari sono effettivamente in larga parte controllati da americani ma questi comandanti americani in ambito Nato hanno una fedeltà a Trump limitata. Sono molto più fedeli al Consiglio Atlantico». Ma qual è la situazione sul campo? «C’è una confusione di base e la parola che confonde il pubblico è “attacco”, perché viene impiegata sia laddove ci sono operazioni terrestri dove c’è qualcuno che avanza e qualcun altro che si difende; sia per indicare i bombardamenti. Quindi noi abbiamo costantemente questi attacchi a Kiev con titoloni che focalizzano sulle vittime civili, e da cui sensazione che la capitale ucraina sia costantemente sotto attacco, mentre invece, appunto, si tratta solo di bombardamenti. Gli attacchi sul fronte in realtà sono molto limitati, ormai abbiamo i russi che praticamente premono in un punto solo, a Kostjantynivka, mentre gli ucraini stanno premendo in altri tre punti, a nord e a sud di Kostjantynivka. Le avanzate di entrambe le parti sono ridicole in confronto alle dimensioni del teatro operativo: il fronte è bloccato. Le difficoltà russe derivano dall’inferiorità tattica nell’impiego dei droni e anche nella scarsità dei rimpiazzi umani». E come se ne uscirà? «La cosa più interessante da seguire adesso è cosa farà Putin circa il problema della mobilitazione, perché non riesce a mettere insieme abbastanza volontari o mercenari dal terzo mondo per rimpiazzare le perdite che subisce. Insiste per avere comunque operazioni offensive che richiedono rincalzi, i rincalzi non ci sono, c'è bisogno di mobilitare del personale. La mobilitazione però è quasi inaccettabile dal punto di vista economico, perché non può sottrarre manodopera all’industria militare e non può neanche permettersi il costo politico di ordinare una mobilitazione. Quindi lui ha bisogno di ritrovare una via di mezzo, una qualche soluzione che gli consenta di mettere in uniforme un maggior numero di russi senza incorrere in grossi problemi né nella produzione industriale né nel sostegno politico. Nel contempo per mascherare questo problema e questi sviluppi politici interni che dovremo vedere prima o poi in Russia a brevissimo termine, continua con la campagna aerea di bombardamenti contro obiettivi civili in Ucraina». Cosa sta accadendo a Oleshky? «Il problema è che sostanzialmente è nella terra di nessuno. Gli ucraini mandano continuamente personale dall’altra parte a fare azioni, quindi è zona di combattimento più o meno controllata dai russi, ma non in modo stretto, e dove c’è ancora popolazione. Popolazione che non ha modo di attraversare i fiumi per rifugiare territori controllati dagli ucraini. La cosa ragionevole da fare sarebbe evacuare questa gente, Come ha suggerito il Papa: una breve tregua per consentire a questa gente di attraversare il fiume e raggiungere Kherson».
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