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La rivoluzione del cervello emotivo che cambia l'educazione
Oggi 15-10-26, 12:55
Un convegno necessario, oggi più che mai. Si parla di temi cruciali come educazione, emozioni, bambini. Si svolgerà a Napoli, nel complesso monumentale di San Lorenzo Maggiore il 30 ottobre prossimo ed è organizzato dal Centro OIDA che, in occasione del suo ventennale, inaugura una nuova fase della ricerca pedagogica italiana con questo evento scientifico di alto profilo dedicato alle neuroscienze educative applicate. Laura Mazzarelli, pedagogista specializzata in Neuropedagogia dei processi cognitivi, socia dell’Accademia di Neuropedagogia, insegnante e docente del Centro OIDA, spiega le ragioni per cui docenti, pedagogisti, educatori, genitori e tutti coloro che si occupano dei processi educativi dovrebbero partecipare. Perché un convegno dedicato alle emozioni? Perché credo che oggi, più che mai, le emozioni richiedano un'attenzione particolare e urgente da parte di chi si occupa di neuroscienze, educazione e sviluppo umano. Viviamo in un tempo caratterizzato da trasformazioni rapidissime, da una crescente complessità delle relazioni e da una continua sollecitazione emotiva, soprattutto nelle nuove generazioni. Le neuroscienze ci stanno aiutando a comprendere sempre meglio quanto le emozioni siano profondamente intrecciate ai processi cognitivi, alla memoria, all'attenzione e alla capacità di apprendere. Non possiamo più considerarle una dimensione secondaria o separata dalla conoscenza. Dedicare un convegno al cervello emotivo significa quindi affrontare una delle questioni più importanti del nostro tempo: comprendere come funzioniamo, come entriamo in relazione con gli altri e come possiamo costruire contesti educativi più consapevoli, capaci di accogliere non soltanto ciò che una persona sa, ma anche ciò che sente e ciò che vive. Che importanza hanno le emozioni nei processi educativi? Un'importanza fondamentale. Mi piace pensare che non esista apprendimento autentico che non coinvolga, in qualche modo, anche la dimensione emotiva. Le emozioni non accompagnano semplicemente l'apprendimento: contribuiscono a orientarlo, a renderlo significativo e a lasciare tracce profonde nella memoria. Impariamo attraverso le relazioni, attraverso il senso di fiducia, la curiosità, il desiderio di scoprire, ma anche attraverso le difficoltà e le sfide che incontriamo. Il cervello non apprende in isolamento: si sviluppa e si trasforma continuamente nell'interazione con l'ambiente e con gli altri. Per questo credo che educare significhi prima di tutto saper entrare in relazione. Un ambiente educativo emotivamente accogliente, in cui ciascuno possa sentirsi riconosciuto, ascoltato e valorizzato, crea le condizioni perché le potenzialità individuali possano esprimersi. Le emozioni non sono un ostacolo alla conoscenza, ma una delle sue porte d'accesso più importanti. E comprenderlo può cambiare profondamente il nostro modo di insegnare, apprendere e accompagnare la crescita delle persone. 4. Cosa si aspetti da questo evento che vede relatori impegnati nel mondo della pedagogia e della scienza? Mi aspetto una giornata estremamente ricca, non soltanto dal punto di vista scientifico e culturale, ma anche da quello umano. Credo che il valore più grande di eventi come questo sia proprio la possibilità di far dialogare saperi, esperienze e prospettive differenti, creando connessioni nuove tra il mondo della ricerca e quello della pratica educativa. La presenza di professionisti impegnati nella pedagogia e nelle neuroscienze rappresenta un'occasione preziosa per confrontarsi su temi che riguardano da vicino tutti noi, non soltanto come professionisti, ma anche come persone. Sono particolarmente felice all'idea di incontrare colleghi, studenti e tante persone con cui condivido interessi e passioni. In un'epoca in cui molte relazioni si sviluppano attraverso uno schermo, ritrovarsi di persona, scambiarsi idee, ascoltarsi e confrontarsi assume un significato ancora più speciale. Mi aspetto quindi una giornata di conoscenza, di entusiasmo e, soprattutto, di ispirazione reciproca. Perché spesso è proprio dall'incontro tra persone e idee che nascono le intuizioni più belle e i cambiamenti più importanti. Perché inviterebbe una persona a partecipare a questa giornata di formazione e confronto? Perché sono convinta che sarà una di quelle giornate che non si esauriscono nel momento in cui terminano, ma che continuano a vivere dentro di noi, nelle riflessioni che suscitano, nelle domande che aprono e nelle nuove prospettive che ci permettono di intravedere. Partecipare a un evento come “Il cervello emotivo” significa concedersi un tempo prezioso per fermarsi a riflettere, approfondire, confrontarsi e, perché no, rimettere in discussione alcune delle proprie convinzioni. Credo che la formazione più autentica non sia soltanto quella che aggiunge conoscenze, ma quella che riesce a trasformare il nostro sguardo, che ci rende più consapevoli e ci restituisce il desiderio di continuare a imparare. Inviterei a partecipare non soltanto chi lavora nel mondo dell'educazione, ma chiunque sia interessato a comprendere meglio se stesso e gli altri. Perché parlare di emozioni significa, in fondo, parlare di ciò che ci rende profondamente umani. E sono certa che questa sarà una di quelle esperienze capaci di lasciare un segno, nella crescita professionale ma soprattutto in quella personale. Qual è stato il suo incontro con il Centro OIDA? Il mio incontro con il Centro OIDA è nato attraverso un'esperienza di formazione particolarmente significativa nel mio percorso professionale e personale: il Master in Neuropedagogia. È stato un incontro non soltanto con nuove conoscenze, ma soprattutto con una sensibilità, una visione e dei valori che ho sentito fin da subito profondamente vicini al mio modo di intendere l'educazione. Questo percorso mi ha permesso di approfondire il dialogo tra neuroscienze e pedagogia, rafforzando una convinzione per me fondamentale: non possiamo comprendere davvero i processi di apprendimento senza considerare la persona nella sua interezza, riconoscendo la profonda connessione tra dimensione cognitiva, emotiva e relazionale. Credo che il valore più autentico della formazione non risieda soltanto nelle conoscenze che acquisiamo, ma anche nelle domande che ci pone, negli orizzonti che apre e nella capacità di trasformare il nostro sguardo. Ed è proprio questo ciò che porto con me dell'incontro con il Centro OIDA: il valore di una formazione che non si limita a trasmettere sapere, ma alimenta curiosità, consapevolezza e desiderio di continuare a crescere, come professionisti e soprattutto come persone.
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