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La sottovalutata magia dell'Autogrill e dei suoi panini
Oggi 18-09-26, 10:28
Della passione per i non-luoghi ne ho già scritto e l’Autogrill appartiene alla categoria. Una versione spuria, però, scevra di alcuni assolutismi. Esempi: l’Autogrill pullula di camionisti esausti, tir addobbati da calendari piccanti e insegne al neon; turisti esasperati in canotta e con auto stracolme; c’è chi vaga senza meta; ci sono balordi in agguato. C’è vita vera, quella esclusa dalle restrizioni di un aeroporto. Ma c’è di più: l’aeroporto sta là, meta precisa. L’Autogrill invece è una speranza, l’attesa di un segnale che ne indichi il chilometraggio mancante; poi conti i chilometri, segnale dopo segnale. L’Autogrill propone certezze: a chi deve pisciare ma fermare l’auto nella piazzuola lo terrorizza; a chi brama sigarette; a chi vuole fumare ma non può farlo nell’abitacolo; a chi ha fame; a chi vuole una birra; a chi spera in un Gratta e Vinci; a chi vuole spendere dissolutamente del denaro; a chi cerca affari da ritenersi conveniente. Offre certezze a Max Pezzali, cantore di un’estasi irrisa dagli ottusi. L’Autogrill nell’allestimento è geniale. In primis le necessità primordiali: cibo, sigarette, alcol. Il caffè è uno dei migliori in Italia: corposo, per nulla acido. Un tempo di notte lo regalavano e nessuno regala nulla. Poi il cibo: Camogli, Rustichella, Apollo e Bufalino sono panini di qualità, libidinosi, si mangiano con gaudio, non per riempire un buco. Ovvio, a patto che ci sia qualcuno di zelante dietro al bancone, uno che lasci i panini il tempo necessario nel piastrone fantascientifico: spesso c’è coda, fretta, ergo la piastrata mutilata genera risultati sotto gli standard. E non lamentatevi dei prezzi, certo elevati. Ma: primo, non avete alternative; secondo, quanto lo pagate un panino di tal risma nelle vostre venerate città? E non lamentatevi nemmeno del costo della birra: è un controsenso venderla a un potenziare guidatore, ma soprattutto i costi sono in linea con quelli di un bar (ricordate: siete su una striscia di cemento e non avete alternative). Eppoi c’è la Faxe, inspiegabile ribellione, un barilotto da un litro a prezzi bassi e neppure poi così imbevibile. Torniamo al geniale allestimento: dopo l’ingresso è tutto un costretto girovagare tra prodotti oversize: maxi-peluche, megastick di cicche, chupa-chupa come palloni, confezioni di Fonzies grandi come uno zaino. Il banco dei salumi, nelle regioni virtuose, offre prelibatezze a prezzi concorrenziali. Chi ha occhio può recuperare vini dignitosi a costi competitivi. C’è tutto: elettronica, vestiti, ammennicoli, giochi, libri. E soprattutto i giornali. O meglio, c’erano. Mi hanno spiegato che ne vendono così pochi da averli tagliati, non ovunque, ma quasi.
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